20
nov 2019
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Par tirar tardi

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VERONA MENO RICCA “NO GH’E’ VERSO”…

Di tutto un po’ e di qualcosa molto.

Con la morte di Roberto Puliero Verona sarà davvero più povera.

Di ironia caustica, fino al “lieve” (…) sarcasmo, che pare un ossimoro ma non lo è.

Di satira vernacolare, anche***.

Non dimenticando il “suo” Teatro.

Ci conoscemmo alla metà degli anni ’70 quando chiesi al regista della Barcaccia, Giorgio Totola, di venire per una recita nella fabbrica ABITAL, occupata da un mese per la difesa del posto di lavoro.

Allora Puliero era “Attor Primo” della Barcaccia.

Una sua scelta di vita professionale nei primi anni ’70 ebbe anche una non marginale, ma felice, conseguenza sulla mia vita.

Quando glielo dissi, accolse la cosa con alcune gradite frasi, mai di circostanza, perchè Puliero era anche così.

 

Un mesto addio ad un gran personaggio della Verona Culturale e Sportiva.

 

*** Non ho citato Beppe “El Bifido”, pur sapendo che è un ottimo “vernacoliere”, perchè non so se sia ancora in attività.

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7 risposte a “VERONA MENO RICCA “NO GH’E’ VERSO”…”

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  1. Cesare Settore Superiore scrive:

    C’erano tantissimi necrologi e ringraziamenti e partecipazioni commosse sul giornale cittadino.
    C’era persino quello di Campedelli e dei tristi, che ho apprezzato comunque.
    Pero’ non ne ho visto nessuno della societa’ anche se non ho guardato l’Arena di ieri. Mi e’ bastato vedere la totale mancanza di qualsiasi loro partecipazione alla pagina dei necrologi di mercoledi.
    E’ bastato questo fatto per farmi venir voglia di scapparmene via dalla rabbia, di urlare, di inveire contro chi ha ancora una volta snobbato e sminuito un grande Uomo. Neanche la notizia della scomparsa di un grande Veronese e’ bastata a smuovere le coscienze di chi non riesce a star male nemmeno di fronte a una tale perdita.
    Non vi meritate nemmeno la mia indifferenza, piccoli esseri spregevoli!
    Qualcuno ben più importante di me vi giudicherà, prima o dopo.

    1. Lorenzo quel blu cavaliere senza macchia scrive:

      ciao Roberto, con te se ne va un altro pezzo della mia gioventù
      Per sempre voleremo in alto, sempre in alto fin lassù, lassù nel ciel insieme a voi /=\

      1. Gatón scrive:

        …ciao Roberto…

        1. chivers scrive:

          Soto n’acqueta novembrina,
          me par sentir Castel San Piero
          col Ponte Piera, stamatina,
          che i se lo conta de Puliero.

          «Mi m’el ricordo», dise el Ponte,
          «a cantar l’Adese imamà».
          El ghe risponde, sora al monte:
          «Tute le storie l’à cantà:

          del re Alboino e Teodorico,
          de la Rosmunda e de San Zen,
          co’ la so ràuca e un fare antico
          el le contava proprio ben».

          «Ma qua l’ò visto massa poco»,
          el fa el Teatro dei Romani,
          «i ciama tuti, ma da un toco
          i se desméntega i paesani.

          Sapiente e brao da far Goldoni
          ghe n’era pochi come lu,
          ma ’l premio intitolà a Simoni
          ciapà i l’à quei col naso su.

          Parché l’establissment teatrale
          e quei che scrive sul giornal
          i ghe disea “l’è amatoriale”
          come se fusse dirghe mal».

          «No’ sta pensar», ghe dise el Domo,
          «che adesso i salta fora tuti
          a dir che l’era sto grand’omo,
          ma prima invesse i stava muti.

          Che in sta cità de basabanchi,
          de portamòcoli e ombrelari
          el ghe l’à dite a tuti quanti,
          e l’à descuerto tanti altari.

          El se godéa a macar la soca
          sui benpensanti e i sapientoni,
          a quei che quando i verze boca
          ciapa “Ràvani par naoni”.

          L’à tolto in giro i conta bale
          ma sensa mai rivar a ofese,
          “In italiano i scrive male
          ma i ciama tuto co’ l’inglese.”

          Parfin al stadio l’è sta bon,
          co’ le so cronache, a insegnar
          che quan’ se tira col balon
          no’ se va in guera, ma a zugar».

          «E adesso mi, c’è che me canta?»
          la fa la piassa del marcà.
          «A tuti quanti za ’l ghe manca
          ma la so voce l’è restà.»

          E Piassa Dante, nel bordel,
          nel ciasso insulso dei bancheti,
          la pensa a quando sto butel
          contava storie de poareti,

          de na Verona manco siora,
          manco sbrofona e scalcagnà,
          che la ne par quela che alora
          un cantastorie el n’à contà.

          El Rengo bate dala Tore,
          e ghe fa eco i campanili.
          I bate a festa, no’ le ore,
          come le sere nei cortili.

          Verona la bate le mane,
          dale cese a Castel San Piero
          le dise «Grassie!» le campane
          a quel paiasso de Puliero.

          di Alessandro Anderloni, per Roberto Puliero
          Verona, 19 novembre 2019

          1. Subcomandante scrive:

            Ciao Gazza, come vero, oggi siamo tutti più poveri. Qualcuno ha scritto “è come se fosse morto uno di famiglia”. Già perchè la vita a volte ti coglie di sorpresa, ti frega. Ti abitui alla presenza di qualcuno e cominci a darla per scontata. Poi, un giorno all’improvviso (o anche no..), ti accorgi che quella persona non c’è più, che non potrai più godere della sua amicizia, delle sue parole, anche solo della sua presenza. Me ne sono davvero reso conto negli ultimi anni. Mia moglie ha un fratello, che anch’io sento tale per affinità, che vive in Australia da ormai nove anni. Quando viene a trovarci si ferma solitamente una due o tre settimane. All’inizio è una festa, è bellissimo ritrovarsi. Dopo qualche giorno è come se fosse tornato definitivamente o come se non fosse mai partito. Poi, all’improvviso, ti ritrovi a salutarlo con gli amici più cari alla vigilia della sua partenza. Qualche giorno dopo penserai che già ti manca e che non hai sfruttato bene i giorni a disposizione. Ma la vita è così, ci abitua alla presenza come all’assenza. Ci abituiamo anche ai lutti più dolorosi, perchè è vero, il tempo se non guarisce le ferite, per lo meno è un buon anestetico e ci stordisce, ci fa andare avanti. Puliero ha acceso la fantasia ti tante generazioni e in questo mi sento un privilegiato perchè sono del 72 e la mia adolescenza è stata scandita dalle sue telecronache. Verona è una città che non ha mai avuto personaggi particolarmente importanti in ambito culturale. Puliero era un emarginato anche di colleghi, dai giornalisti ai teatranti perchè troppo famoso o troppo popolare. Accusato di essere una macchietta e di non poter staccarsi dal suo personaggio. In realtà la sua era una scelta, era proprio quello che voleva. L’eredità di Puliero è quello di una persona colta, vigorosa, sensibile e straordinariamente istrionica. Ora che non c’è più sarebbe bello che tutti, tifoseria dell’Hellas in primis, si cercasse di meditare sulla possibilità di riscattare la propria veronesità, riabbracciando una sana e dissacrante ironia.

            1. paperinik scrive:

              …sono scosso come tutti, penso.Per me sono piu’ ricordi di gioventu’ quando venivo a Verona piu’ spesso, con e senza I miei. Probabilmente ogni citta’ o comunita’ che si rispetti ha i suoi miti e i suoi punti di riferimento epocali.Senza i quali la stessa citta’ e comunita’ avrebbe una perdita d’immedesimazione e di risposte a se stessa. Un grande e ultimo saluto Roberto.

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