08
feb 2020
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Par tirar tardi

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ONESTA MENTE

Diario di quello che doveva essere un semplice viaggio .

Esclusi i paesi oltre oceano, i rimanenti li ho visitati con estrema curiosità quasi tutti, esclusi la Polonia, l’Ungheria, i paesi che si affacciano sul Mar Baltico, la Bulgaria e la Russia.

Ho sempre preparato con cura le valige, specie da quando sono un “single”.

In quet’ultimo viaggio qualcosa non è andata per il verso giusto.

Di norma preparo tutto con un senso “logico”, a partire dall’abbigliamento di viaggio in camera da letto, alle scarpe sula porta da scegliere all’ultimo istante,

Partire in pieno inverno per andare in un paese caldo non è così semplice, tenuto conto della limitazione del peso dei bagagli dove UNO è destinato solo al cibo.

Per la prima vota è accaduta una grave dimenticanza: da due anni sono obbligato ad avere al seguito i QUATTRO farmaci “salva vita”… più uno fondamentale perchè mi recavo dove esisteva una situazione “epidemica” di malaria, inusuale per la stagione in corso: il costoso MALARONE, unico scudo assoluto di protezione per i vari tipi di Plasmodium (sono 4 ed uno solo “mortale” se non curato con tempestività, il Falciparum, che in realtà non uccide ma rende il cervello praticamente distrutto).

L’avevo acquistato il giorno prima, ed invece di porlo in una delle tasche dei miei due giubbini (totale 20 tasche) l’ho messo nel piumino che avrebbe dovuto proteggermi dal freddo pungente durante il trasporto a Venezia e per il ritorno.

Durante il trasporto faccio ripetutamente la conta delle cose che ho al seguito, come si faceva con le figurine: ghe l’ò, ghe l’ò, manca ma per scelta, ghe l’ò, MANCA! ed è il Malarone.

Sono su un pulmino con altri viaggiatori, all’altezza di Mestre, impossibile chiedere di ritornare a casa, non c’è tempo.

Un eterno minuto di panico e la quasi certezza che senza il Malarone mi sarei cuccato la malaria perchè mia moglie l’aveva appena passata, ma il Plasmodium resta nel sangue per 2/3 mesi, quindi se un’Anophele punge lei e dopo punge me, la cucco.

Idea della disperazione: a Mestre ci saranno farmacie di turno!

Con lo smart phone le cerco, sono due.

La prima mi risponde infastidita, il secondo mi fa sapere gentilmente che è un prodotto mai da loro detenuto, ma mi da un’idea, mi informa che allo scalo di Roma ci sono due farmacie: al terminal 1 e al 3 (molto lontano da dove devo fare il check in.

Individuo i numeri ma non risponde nessuno sebbene siano di turno: mi costa dirlo ma E’ ROMA…

Arrivati all’aereoposto di Venezia, ricevo gli educati auguri dei compagni di viaggio, ma io sono nel caccao.

Manca poco all “on boarding” ma mi viene un idea disperata: vado dalla Polizia, racconto tutto, e dopo 15 minuti di verifiche su di me, compreso il mio Blog su Telenuovo!!, dpo altri “eterni” dieci minuti, un cortesissimo giovane poliziotto mi dice: alla farmacia del Terminal 1 di Roma ci sono due scatole di Malarone vendibili solo a lei…

Tutto a posto?

No, quasi mai negli aereoporti italiani!

Corro a controllare il Gate per il mio “on boarding” con la Kenyan Airways e… il volo è CANCELLED! senza altre indicazioni.

Lì sono andato letteralmente fuori di cabeza come non mai in vita mia, urlando improperi ai quattro punti cardinali, più un quinto, verso l’alto, di cui mi vergogno.

Finchè non si avvicina un cortesissimo impiegato di Alitalia che mi chiede: “come posso aiutarla”.

E lì, dopo ricerche sul computer mi dice che il mio volo è stato ceduto alla Qatar Airlines e che a venezia avrebbero dovuto informarmi, visto anche che le mie due valige sono già a bordo del vettore della Qatar, invitandomi a fare in fretta ad andare dalla compagnia qatariota perchè sono come gli “svizzeri”: cominciato l’on boarding chiudono il “check in” (un’ora prima!).

Io noto che sono già in ritardo ma corro là lo stesso.

Arrivato vedo solo una desolata e lunga fila di postazioni chiuse e un impiegato che sta mettendo a posto delle carte e… FORTUNATAMENTE, ormai esausto, cado nelle sue vicinanze.

Mi si avvicina per aiutarmi e io, dopo ringraziamenti di prammatica, con un filo di voce, gli dico che deve farmi il “check in”, ma la sua risposta è “IMPOSSIBLE”…

A quel punto il mio cervello è implementato oltre il normale e gli rispondo, in Inglese, esatta mente così: “… Sir, impossible un cazzo, all my luggages are inside the airplane and I am sick (ammalato) and this is my medical  certificate… e come sovrappiù gli faccio vedere la mia mitica gamba destra nera per tutte le “vene” colassate (sempre a rischio embolico).

Bon, questi non solo blocca l’on boarding ma chiama immediatamente l’auto elettrica per il mio trasporto all’aereomobile.

Salgo a bordo e vengo circondato da 5hostess5 che mi trattano come fossi stato Brad Pitt (e per la cronaca non credo di esserlo).

Mi hanno preso il bagaglio a mano, pesantino, ed hanno voluto sistemarlo loro.

Non ho neanche fatto in tempo a prendere posto che vengo invitato ad un tavolo (l’arredamento interno del Boeing è riprogettato su loro indicazione) dove mi chiedono cosa e come voglio fare colazione o un brunch.

“Ho fiducia in voi è stata la mia stupida risposta da rilassamento”.

Ben mi sta, così per educazione ho mangiato anche cose che non mi piacevano.

Tuttavia, con il mio discutibilissimo modo di fare, comincio a solidarizzare con le hostess, in particolare con la responsabile che si dimostra molto disponibile alla conversazione che avviene nell’area, incredibilmente spaziosa, a loro dedicata.

Comincio con una domanda (ah la discutibile Fisiognomica!): le faccio osservare che nessuna di loro mi sembra avere i tratti del viso “arabeggianti” e lei mi risponde che nessuna di loro è araba, le donne arabe sono utilizzate nel lavoro impiegatizio a terra, ma nessuna può essere impiegata in volo “perchè credo che un viaggiatore come lei immagino capisca…”.

Francamente intuisco, ma non capisco, ed azzardo un “…per questioni legate alla religione mussulmana e il mondo femminile…” (tralasciando fortunatamente il “Fear to Flying” di Erica Jong, romanzo psico-erotico che fece scalpore negli anni ’70).

Ricevuto un timido cenno d’assenso, chiudo l’argomento.

Lei è rumena, poi ci sono brasiliane, finlandesi, spagnole, ghanesi…

Parliamo un po’ di tutto ed a un certo punto lei mi chiede se avessi gradito un caffè.

Con un sorriso le rispondo che chiamare “caffè” la cosa che viene servita occorre un’immaginazione che non ho, al che lei mi sussurra “… e se fosse un “lavaRRa?”.

Rifletto stupito qualche secondo e le dico “Lavazza!?!”.

Sì era un Lavazza liofilizzato ma squisito, di norma riservato ai paseggeri di Business Class, vedendo le occhiate “sghembe” delle altre hostess, le zittisce con un’espressione che non ho capito.

Arrivati a Doha, c’è ovviamente la sedia a rotelle per il trasporto al mio nuovo Gate che lei ha prontamente indicato che era riservata a me informandomi che il Gate di transito era abbastanza lontano.

Al che le ho risposto con una “Gazzata” – che talora mi riesce anche bene (se non esagero) – “…dopo un viaggio ottimo come questo e la graditissima conversazione avuta con lei, posso anche andare a piedi e la sedia era disponibile per chi, tra i viaggiatori, l’avesse gradita.

Doha, una “folle” città vista dall’alto: un lenzuolo di terra con decine di incredibili grattaceli, con alle spalle un deserto di sabbia a perdita d’occhio.

 

Gazza, scusa, e il rientro?

Prossimo Topic, perchè lì entra prepotentemente “in gioco” il THE CROWN VIRUS…!

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27 risposte a “ONESTA MENTE”

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  1. Gazza scrive:

    E’ vero, avevo anticipato che il prossimo Topic avrebbe riguardato le osservazioni e le note scritte che avevo fatto nel mio viaggio di ritorno da Nairobi.
    Avevo ricevuto regolarmente da mio fratello articoli di giornale che riguardassero la situazione politica, eventuali novità sul corona virus (non era ancora stato ribatezzato covid-19), e ovviamente l’Hellas.
    Mi sono tormentato per giorni sul viaggiare con mascherina o senza, non riflettendo che la farmacia (…) del paese sottostante il luogo dove abitavo, una sorta di Eden curato e coltivato dagli uomini mettendo da decenni ordine ad una foresta tra le più belle che io abbia mai visto, non sapessero nemmeno che esistessero tali strumenti di profilassi.
    Infatti solo la tenacia e l’acume di mia moglie poteva farle ricordare di essere passata, un anno prima, davanti ad una clinica privata ad una decina di kilometri dal paese.
    Detto fatto mi sono trovato con sei mascherine “protettive” (le virgolette sono d’obbligo perchè ero già sicuro che non fossero quelle adatte, ma tant’è).
    Sapevo anche che all’aereoporto di Nairobi e sul volo non avrei avuto molti contatti, ma era lo scalo di Schipol (Amsterdam) a preoccuparmi perchè ad una dozzina d’anni dal mio ultimo serenissimo scalo di cinque ore, era diventato un “gigante” del traffico internazionale di scambio e diretto.

    (segue… : Sabato o Domenica)

    1. Gazza scrive:

      Con calma obbligata sto cercando

      1. giò B.T. scrive:

        Gazza, ho l’impressione di averti visto camminare in via IV Novembre!
        Camminare si fa per dire vista la postura “pietosa” nella quale si muoveva quella persona, dimmi che non eri tu perchè sarebbe una follia.
        Parola di ex costola fratturato.
        Ero in automobile e quindi potrei sbagliarmi.

        • Gazza scrive:

          Non ti banno perchè non è abitudine di QUESTO Blog.
          Mi domando solo: come ti permetti di scrivere un post come quello?
          Abbiamo spezzato il pane assieme?
          Abbiamo bevuto mai un goto de vin insieme?
          Rileggiti, pensa e vergognati.

        1. gazza scrive:

          Viene spesso detto che una cosciente esperienza negativa vale oro nella formazione del carattere e della conoscenza.
          Credo tuttavia che oggi preferirei essere un po’ meno esperto e formato, ammesso che non si tratti di un dato autoreferenziale.
          Due costole (e mezza) rotte, nella gestione solitaria dell’evento, fanno vedere e toccare livelli di abbruttente conoscenza della fragilità umana.
          Achille non esiste, non è mai esistito e potrei azzardare che mai esisterà.
          Cordialità “forzata” a tutti.

          • gazza scrive:

            Per dare un senso a quanto ho sopra scritto, vorrei che si prendesse cortesemente atto che sono a conoscenza diretta e, in taluni casi partecipata, di storie di sofferenze di gravità soggettive e globalmente famigliari di portata tragica.
            Quindi non si tratta di fare comparazioni assurde.
            Quel mio post è mirato e credo anche sufficientemente chiaro.

          1. Gazza scrive:

            Cari Lettori, dopo aver un po’ cazzeggiato sul mio viaggio d’andata, omettendo per educazione più di qualche particolare, vi comunico che mi sono rotto, nel senso letterale del termine.
            Incidenti che non sono diventati mortali per puro caso ne ho avuti 4/5, ma quella di rischiare per qualche centimetro la “menega” in una casa che posso girare ad occhi chiusi, questo non lo avevo mai preventivato.
            Menega salva, gabbia toracica destra praticamente “fracassata”.
            No, non sono andato al Pronto Soccorso per una stupidissima fisima: se non faccio prima una doccia non entro in ospedale se non sono obbligato dalle circostanze, e per cause varie che mi trascino dal Kenya e dai voli cancellati non faccio una doccia seria da una settimana… mi sembra di puzzare, e non ci sono storie.
            Con molta fatica per ora me la cavo.
            A presto.

            p.s.
            ma nessuno di voi fa viaggi su rotte internazionali?
            in caso di risposta affermativa, o viaggiate in Business o avete un culo così…

            • paperinik scrive:

              Gazza, un po’ ti invidio.Da quando si e’ infilata la nuovo damigella infante non riesco piu’ a muovermi.Cmq in Europa via aerea, te la cavi con poco sbattimento anche in classe economica in genere.A pensarci bene non mi sposterei piu’ in treno se non per tragitti entro i 500 km…Certo I tuoi viaggi sono gia’ piu’ problematici, ma pensa alle hostess pimparite pronte a soffiarti l’alito caldo, profumato e vellutato nelle orecchie ahhhhhhh.

              • Gazza scrive:

                PaperMoon, guarda che certi viaggi internazionali sono sempre cassssi, anche se ora mi esprimo decentemente in Inglese, mantenendo l’ ovvia difficoltà quando devi capire l’Inglese “pura madrelingua”.
                Guarda che le hostessse NON si avvicinano più come una volta quando parli a loro, o ti esprimi decentemente (sia benedetto il nostro LINGUAGGIO DELLE MANI!) o ti dicono ” I’ll comeback”, e così ti prepari al meglio.

                p.s.
                mi incuriosisce la tua quaestio della “damigella infante”, anche perchè lì ho una “laurea honoris causa”, anche se devo in particolare alle MILF quasi tutta la mia “scienza”.
                In Verità in verità ti dico pure che qualche raro amico è al corrente del mio “serio pentimento” da eccessivo consumo.
                Tu pensi di aver distribuito gioia e piacere, dimentico delle sofferenze che hai sicuramente creato.
                “… ed altro più non dirò”.

                • paperinik scrive:

                  Gazza, l’infante e’ proprio infante.E’ mia figlia di 2 anni e mezzo (circa) .Per il momento e’ a dir poco incontenibile.Anche per un viaggio di solo 2 ore in macchina si divincola e salta fora dal seggiolino come un canguro.La madre ha tentato un viaggio aereo in meridione e in poco piu’ di un’oretta ha creato il panico alla madre stessa, oltre che al personale di bordo.Altro che hostess ahhhhhh.Cmq dai..pensiamo al fatto che fino a 20-25 anni fa il viaggio in aereo era un “lusso” abbastanza costoso e non sempre per tutti. Oggi ti infili da molte parti senza svenarti, se programmi con un po’ di anticipo.

              • Begbie scrive:

                Ho viaggiato per lavoro circa 11 anni, e quasi sempre intercontinentale. Per 7 di questi 11 anni ho avuto la fortuna di viaggiare in business, perché l’azienda pagava. Devo dire che fa tutta la differenza, si arriva a destinazione freschi e pronti per incontri di lavoro (fuso orario permettendo). Inoltre, con le varie tessere tipo Miles & More della Lufthansa, ci vuol poco a raggiungere quel livello che permette di entrare nelle Business Lounge. Aspettare 3 ore a Frankfurt in uno di quei luoghi è molto meglio che farlo in giro per l’aeroporto o seduti su una normale sedia.
                Adesso viaggio quasi solo per turismo e volo in economy. Ammetto che dopo voli sopra le 10 ore son “da tirar su col cuciarin”, complice il mio metro e 91.

            1. Gazza scrive:

              SCUSE RITARDATE

              Tempo fa, con una valutazione “a pelle”, quasi mai centrata, parlai male di un film: “Mad Max: Fury Road”.
              L’ho rivisto durante la deviazione del mio volo, da Nairobi a Doha.
              Film bello non solo per una buona sceneggiatura e regia, sempre complessa in quel genere, ma è “l’empowering” femminile attraverso la caratterizzazione di “Furiosa”, la splendida Charlize Theron rapata a zero e senza un braccio, imperdibile.

              Vorrei ricordare che, a mio esclusivo parere, il “punto zero” dal quale è praticamente impossibile regredire da una caratterizzazione di genere femminile in film ad accentuata “action”, super eroici (??) o altro, è la SIgourney Weaver ( “Ripley”) di “Aliens – Scontro finale” dove, indossando l’attrezzatura meccanica per la movimentazione dei carichi sull’astronave, urla a “Mother” (la fattrice degli Aliens): “Fatti avanti maledetta!”

              Pertanto il lettore che scrisse di aver “speso bene i soldi del biglietto” aveva ragione.
              Ed io torto.

              • Giannina scrive:

                Sono da sempre interessata alle nuove femminili del cinema.
                La ringrazio per il suo post da professionista che mi ha aperto qualche orizzonte che mi era oscuro, quando non negativo.

                • do minus gazza scrive:

                  Cara Giannina, benvenuta.
                  Nel tuo post c’è un “… da professionista…” di troppo.
                  Mi appare oscura quella tua affermazione sulla “negatività” di certe nuove figure femminili cinematografiche (troppo marcate e “maschili”)?
                  Negli anni del #Metoo?!

                  Colgo l’occasione per dire ai lettori che è un anno che giro intorno ad un Topc dal titolo #METOO… MA VA? DAVVERO…?
                  L’ho scritto dieci volte, poi l’ho sempre cancellato.
                  Mi ha fregato un eccesso di autocensura per dire tutto ciò che penzo di quella “fenomenologia” poco, pochissimo Husserliana.

                  • do minus gazza scrive:

                    Oops!
                    Mi e entrato un (nico) … penzo… freudiano (?)
                    L’ho chiamato ieri, come siamo soliti fare una volta al mese da quando non mi massacra più (a tennis) a causa della mia bandiera bianca sventolata per onestà, e non mi ha risposto.
                    Mah…

              1. Sergio D. scrive:

                Se non fossi un assiduo lettore da qualche anno del tuo blog apprezzando la tua serietà, e se non avessi notizie di persone che ti conoscono , magari superficialmente, ma non troppo, direi che forse hai esagerato.
                Con TRE costole rotte non è possibile gestirsi da solo, o sei una persona dalla volontà di ferro che comunque in certi frangenti è costretto ad arrendersi.
                Io parlo per esperienza, ma avevo una moglie ed un figlio che mi assistevano meglio di un ospedale.
                Con tre costole rotte non puoi fare quasi nulla se vuoi guarire, letto e divano e stop.
                Tocco un paio di argomenti “scabrosi”, ma utili a capire per chi non sa di cosa si tratta.
                Come fai a lavarti, a meno che tu non abbia una doccia?
                Come fai a fare la classica funzione “sulla tazza” del bagno dove al primo sforzo lo stimolo se ne va dal dolore soverchiante?
                Puoi usare solo la mano opposta a dove hai le fratture, altrimenti anche a sollevare ad una certa altezza un litro (un kilo) di qualunque cosa, entrano lame nel costato e allontani i tempi di guarigione.
                Ripeto, io ero stra assistito in casa.
                Prendi antidolorifici?
                Ecco, se non fai le cose che ho descritto vivendo da solo sei un fenomeno folle.
                Scusa la franchezza che accompagna tutta la mia vera solidarietà.

                • Gazza scrive:

                  Caro Sergio, benvenuto.
                  La franchezza espressa nel modo che hai usato tu dovrebbe essere la regola nei rapporti interpersonali, anche con coloro con i quali si ha una semplice corrispondenza elettronica, quindi le scuse sono superflue.
                  Diciamo che se avessi la doccia sarebbe già un’epifania.
                  Per il resto, eccezion fatta per il “dramma della tazza”, cerco di cavarmela in qualche modo.
                  Grazie per la tua attenzione.
                  Ciao.

                  p.s.
                  nella mia vita ho avuto altre fratture e magagne serie, ma nessuna mi ha mai creato un disagio gestionale quotidiano quanto questa.

                1. Cesare Settore Superiore scrive:

                  Excuse me Mr. Gazza, ma eto provado questo?
                  Sembra che funzioni…

                  https://youtu.be/P2r9U4wkjcc

                  1. Gazza scrive:

                    DOMANDA UN PO’ STUPIDA
                    Ma mi sarebbe di, seppur modesto, conforto.
                    C’è qualcuno tra i lettori che si sia incrinato seriamente alcune costole, vivendo da solo?
                    Come ha vissuto la cosa?
                    Perchè anche le cose più banali di vita casalinga diventano “imprese”, esempi: ti cade il cucchiaio? o lo lasci per terra (ne ho già due) o devi essere pronto ad una lancia nel costato; e così per tutte le altre cose di cui tu non abbia duplicati, farmaci compresi.
                    Non mi hanno vinto un incidente automobilistico “mortale”, uno motociclistico idem, una “squartatura di 50 centimetri perchè rischiavo una setticemia (mortale), la traversata di un golfo per salvare due giovani incoscienti (mio figlio e un suo amichetto) dove, lo giuro, mi ripetevo “…adesso muoio e anche loro…”, e tre costoline mi stanno (quasi) prostrando?!?
                    Ditemi sinceramente: solo io così?

                    1. Gazza scrive:

                      Non sono stoico, tre costole incrinate fanno male, e molto.
                      Avanti!

                      1. Cesare Settore Superiore scrive:

                        Caro Nino, come tu sai mi trovo costretto per ragioni di lavoro ad affrontare allmeno un paio di viaggi intercontinentali all’anno oltre a svariati trasferimenti intraeuropei. La storia va avanti da oltre 28 anni e non sono poche le esperienze sgradite alle quali mi sono dovuto adeguare. Dato che viaggio sempre in economy (la business e’ fuori portata, la prima una chimera) pian pianino ho adottato una serie di accorgimenti che consiglio a chi ogni tanto deve viaggiare in aereo.
                        Innanzitutto il programma di viaggio, sia monoscalo o sia intercontinentale me lo faccio da solo e con vari mesi di anticipo, senza aiuto di esperti e di agenzie specializzate. Cosi’ decido in totale autonomia i costi, i tempi morti e di attesa, il numero degli scali, il tour e l’ordine di visita dei vari paesi, le compagnie aeree. Non mi fido delle impiegate delle agenzie, perche’ nei casini ci va sempre e comunque il viaggiatore, non chi gli organizza le cose davanti a un monitor.
                        Poi alcune regolette ferree che consiglio vivamente a tutti coloro che devono spostarsi in aereo per lavoro ma anche per chi viaggia per diletto o per altre necessita’. Preparare sempre 3 bagagli: una valigia in stiva, una trolley da cabina e 1 marsupio o borsello. I documenti, i soldi in contanti, le carte di credito (almeno 2 + 1 prepagata), i medicinali principali e le t-shirt dell’ Hellas Verona vanno sempre ripartiti equamente nei 3 bagagli. Un piccolo beauty case con sapone, kit dentale e deodorante non deve mancare nella trolley.
                        Occhiali da vista e lenti a contatto ugualmente suddivisi, almeno un paio di cambi completi presenti nella trolley da cabina, fotocopia del passaporto sempre in tasca e copia dei principali documenti salvata sia nella memoria del cellulare e sia sul server (il drive di google). Inoltre una regoletta assai difficile da assorbire ma molto efficace.
                        Chiunque viaggi per lavoro, specie con i multiscalo, sa che e’ quasi impossibile non avere contrattempi.
                        Aerei in ritardo, connessioni perse, voli cancellati, aeroporti chiusi per nebbia, scioperi, guasti tecnici, bagaglio che non arriva, ecc. sono sempre in agguato.
                        Da anni ormai ho imparato a mettere i casini in preventivo, e parto gia’ preparato e consapevole dell’inconveniente che di sicuro mi capitera’.
                        Cosi’ quando succede (spesso) mi incazzo solo per 20 secondi e poi pazienza, tanto me lo aspettavo. Mentre se tutto fila liscio, la soddisfazione e’ doppia.
                        Ultimo consiglio, amaro da digerire ma utilissimo.
                        Chi fa fatica ad adattarsi, chi ha difficolta’ ad adeguarsi alle diverse culture e situazioni, chi non riesce a mangiare cose “strane” o vuole dormire solo negli hotel a 3 o a 4 stelle, beh non dovrebbe mai avere a che fare coi viaggi aerei intercontinentali.
                        Altrimenti gli strascichi dei casini post viaggio si faranno sentire piuttosto a lungo.
                        A proposito, bentornato Nino!

                        1. Malik scrive:

                          Caro Gazzini, non so quando leggerai questo post, ma avevi previsto la vittoria agli Oscar per “Parassite” quando sui giornali nazionali quotavano altri titoli.
                          Complimenti e auguri.

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