11
nov 2020
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Par tirar tardi

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CHILLS MUSIC

Il significato letterale dovrebbe essere “Musica (da) Brividi”.

Si tratta di un fenomeno di cui si stanno occupando, con serietà, alcuni ricercatori specializzati in Neuroscienza, come ho letto oggi in un interessante articolo.

Sì, è vero-verissimo, c’è il Covid-19 e una situazione politica globale pesante legata alle elezioni negli Stati Uniti (per chi considera quest’ultima una “baggianata” che riguarda SOLO gli U.S.A. o la strumentalizza, ci può essere solo un “brivido” di avvilimento).

Chills Music dicevamo, si tratta di “manifestazioni in cui la sensazione di piacere, di benessere legata a un brano, o anche solo a un pezzo del brano, si uniscono a sensazioni fisiche, come i brividi appunto. Qualcosa che si vede nel cervello”.

“Già, perché ci si chiede che senso abbia, EVOLUTIVAMENTE parlando, il piacere provato ascoltando della musica. Perché deve averlo, connesso con una possibile FUNZIONE ANCESTRALE (cioè pertinente al mondo degli antenati lontanissimi – nota dal dizionario) DELLA MUSICA, attraverso il rilascio della dopamina – un neurotrasmettitore noto, semplificando, anche come l’ormone del piacere – e l’attivazione del sistema di ricompensa fisica associato alle melodie più amate”.

A questo punto qualcuno potrebbe dire: “quante pippe… è solo musica” oppure che ci sono “ricercatori o scienziati (perchè di questi si tratta) che hanno tempo da perdere”.

Io non la penso così.

Da chi si occupa della organizzazione sociale delle formiche o delle api, a chi sta cercando un vaccino funzionante per il Covid-19, tutti concorrono a dare risposte al “perchè e come siamo quello che siamo, oppure a consentirci di continuare a vivere e cercare, ancora, risposte alle molteplici domande sul senso della nostra esistenza e ai diversi modi con cui la gestiamo”.

La Musica (da) Brividi appartiene a tutte le sue diverse articolazioni: Classica, Lirica, Jazz, Rock e connessi, e credo che ognuno di noi ne abbia almeno UNA che gli/le produce tale effetto.

Volete cimentarvi “confessando” (!!) la vostra.

Avanti.

P.s.

Ci potrebbe essere qualche lettore che non ha ancora pratica sul postare un “link” della sua “Chills Music”.

NESSUN PROBLEMA, basta che citi il titolo del pezzo interessato e poi provvediamo “noi”.

Pechè ho scritto “noi”? Perchè tirerò con umile gentilezza la giacca all’impagabile Mastro Chivers per risolvere le cose più complicate

 

 

 

 

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45 risposte a “CHILLS MUSIC”

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  1. noire scrive:

    Volevo intervenire sinteticamente sulla questione relativa al “brivido musicale” associato inevitabilmente a delle immagini o eventi impressi nella memoria, cosciente o subconscia.
    Nell’ascoltare Bach, Mozart o Beethoven, non credo esista un brivido associato a un evento vissuto, è la pura magia armonica a stimolare i nostri neuroni.
    Talora mi è capitato anche con delle canzoni e cito le prime che mi vengono in mente: Yesterday, I Will, dei Beatles, Brothers in Arms dei Dire Straits, Walk on the Wild Side di Lou Reed e altre ancora.
    Però potrebbe avere ragione Bennato e la sua provocazione “Sono solo Canzonette”, anche se le mie emozioni me le tengo strette.

    • Classica scrive:

      Noire, concordo con te, la musica classica e quella sinfonica possono dare “brividi” per le loro sequenze armoniche e le uniche “associazioni” possibili possono legarsi alla stupefacente grandezza degli autori e al contesto storico delle loro composizioni.
      Nel contempo ho rilevanti difficoltà a creare in me i “piaceri dell’ascolto” con la musica contemporanea.
      Poi è doveroso ammettere che molte delle proposte musicali che hanno offerto altri lettori del blog, e che non conoscevo, sono di grande ed emozionante qualità.
      Anche se si è sicuramente capito, preciso che sono un semplice dilettante della musica.

    1. zz scrive:

      Di questo intrigantissimo argomento ci sarebbe da discutere (e scoprire) per ore ed ore. Il cervello umano ed il suo funzionamento più profondo resta ancor oggi uno dei misteri più insondabili alla scienza. Sicuramente ci dev’essere un legame ancestrale coi nostri ultra-antenati, come riporta il Dominus, ma aggiungere un qualcosa di più mi risulta ostico. Andrò quindi prima a leggermi l’articolo segnalato.
      Mi limito per intanto a dare il mio contributo:

      1) riallacciandomi ai vari commenti emersi sul personaggio Peter Gabriel, non posso non iniziare da lui e dal constatare che il piacere può derivare anche da qualche semplice e rarefatta nota di piano elettrico, accompagnata solamente da voce già roca (2003) ma pregnantissima, se a sostenere il tutto c’è un CARISMA mica da scherzo:
      https://www.youtube.com/watch?v=Ww9JS8dJ9fY, chills from 00:30 on
      notare il pubblico, decine di migliaia ad un concerto rock, che nei frequenti momenti di silenzio durante il brano, più che in religioso silenzioso sembra smettere del tutto di RESPIRARE.

      2) quando una canzonetta dalla struttura armonica così elementare che potrebbe essere proposta allo Zecchino d’Oro (senza ironia), resa e suonata come solo i Dire Straits sapevano fare (1991), diventa un piccolo gioiello
      https://www.youtube.com/watch?v=RKYSHOstkKk, shivers from 02:03 on
      ovvero da quando una scala ascendente di 7 note introduce l’assolo finale di chitarre, 16 battute per l’acustica e poi 16 per l’elettrica, tracciando nella semplicità un piccolo Bignami per chiunque volesse cimentarsi in questo splendido strumento

      3) un altro campione di voce e chitarra, un Eric Clapton in stato di grazia, nel celeberrimo concerto Unplugged del 1990. In questo caso però l’emozione forte mi arriva dall’assolo di piano di Chuck Leavell, strabordante di tecnica e pathos
      https://www.youtube.com/watch?v=vSHPkq6aYSs, hot flashes from 05:17 to 06:29
      da notare l’occhiata di stupore che si scambiano i chitarristi sul palco a 06:20, con Clapton che poi si volta verso Chuck come a dire “‘sticazzi!”

      4) un brano minore (?) dal -a mio avviso- immenso Imaginary Day del Pat Metheny Group (1997), con il quale mi piace ricordare anche il grande pianista Lyle Mays, fido tessitore di armonie raffinatissime, purtroppo recentemente scomparso
      https://www.youtube.com/watch?v=xwWmSeNyCc8, goosebumps at 01:54, 02:44, 03:43
      piano e chitarra come un unico strumento

      5) profonda, fiera e verdissima melanconia celtica, offerta a piene mani dai Kompenduim (2012). Il brano si chiama Lilly (e non se ne abbia a male il buon Antonello -che pure qualcosa di buono ha fatto in carriera- se gli preferisco questa)
      https://www.youtube.com/watch?v=8trx9UZjzQE, sgrisoloni per tutto il brano, che diventano quieta esaltazione da 02:44, con l’ingresso di piano, chitarra elettrica e percussioni
      in questo caso segnalo la compostissima esibizione dei Suonatori, volta ad esaltar la Musica.

      Ed ora basta, altrimenti non smetto più.

      1. Begbie scrive:

        https://youtu.be/Ty2V7yRPbCc

        Io ho questa. Due voci incredibili, un video che dovrebbe essere usato dall’Irish Tourism Authority e molti ricordi che spaziano per gli anni della mia gioventù, punteggiando le storie più importanti della mia vita. Brividi per il pezzo e per i ricordi che fa riaffiorare. Last but not least, l’amore che ho per quella verde isola ai margini dell’Europa.

        • Gazza scrive:

          Caro BegAle, come sempre gusti molto raffinati.
          Due loro vinili venduti con altri mille per uno stato d’emergenza economica.
          Acqua passata.
          C’è un estratto di una loro canzone che mi da i brividi ogni volta… che rivedo il film (per pudore non dirò quante volte).
          E qui sì, qui sì mi è impossibile scindere suono e voce dal contesto emotivo della scena e della pellicola, talora melodrammatica ma con squarci memorabili e un D.Day-Lewis in stato di grazia (difficile dire quando non lo sia stato)
          >>> https://www.youtube.com/watch?v=Tv4A4jsiWrc
          >> https://www.youtube.com/watch?v=G0np-5xbkus
          Ciao Beg.

          • Begbie scrive:

            Eh già, uno dei tanti pezzi memorabili e toccanti dei Clannad. E Daniel Day Lewis, non mi viene in mente un altro attore in grado di fare il capo dei Mohicani, il calzolaio, il pugile, il terrorista irlandese, il capogang newyorkese, il presidente degli USA, tutti a livelli altissimi e con fasi di preparazione impressionanti come quando lavorò per mesi in un laboratorio artigianale toscano per imparare a fare il calzolaio.

        1. Antonio scrive:

          Caro Chivers,
          non riesco tramite App a rispondere in coda al tuo commento, probabilmente è un mio limite… Mi stai facendo fare un bel salto all'indietro nel tempo, del concerto di Gabriel in Arena ho anche un doppio bootleg LP registrato in modo tradizionalmente osceno… Fai bene a sottolineare che fu un concerto all'avanguardia anche dal punto di vista scenografico per l'epoca, a parte i Pink Floyd che vidi nell'89 sempre in Arena… Ma a colpirmi fu il suo enorme carisma, all'epoca era un frontman unico al mondo per conto mio, in quegli anni in assoluto stato di grazia, che non ho più rivisto nemmeno in lui stesso negli anni a seguire, e l'ho visto dal vivo una decina di volte.
          PS: sappi che se tu sei stato presente ad uno dei due concerti dei Genesis al lem (spettacolo pomeridiano o serale? ;-) nel 72, questa sera la mia invidia sarà assetata di sangue.

          • chivers scrive:

            si, ero al concerto serale, con Perani sullo stomaco

          • Gazza scrive:

            Antonio, ho controllato dove solo io posso farlo, ma non ho visto nessun tuo tentativo di risposta a Mastro Chivers.
            Se vuoi davvero postare sul suo post CLICCA su RISPONDI, solita schermata e vai…
            Poi se scrivi e il sistema ti blocca (può capitare) sblocco io il tuo post.
            Hasta e corajo!

          1. Antonio scrive:

            Caro Gazza la leggo sempre e scrivo per la prima volta in questo post particolarmente stimolante.
            Restando in collegamento con Verona,cito questo pezzo di Peter Gabriel che fu il primo che vidi eseguito da lui dal vivo in Arena nel settembre del 1987, allora ero appena tredicenne e grazie a lui nacque la mia immensa passione per la musica. Oltretutto la location qui registrata è sempre un anfiteatro, ma ad Atene.
            https://m.youtube.com/watch?v=uRBw-Y-lj0M

            Il pezzo in questione (San Jacinto) mi mette ogni volta che lo ascolto un'enorme commozione addosso anche per la sua storia. Copio e incollo da Wikipedia:
             San Jacinto parla di un ragazzo pellerossa che Peter Gabriel ha conosciuto durante un suo tour, il quale all'età di 14 anni era stato sottoposto a un rito di iniziazione apache: egli si era recato sulla cima di una montagna e colui che lo accompagnava aveva liberato da una sacca un serpente che subito aveva morso il povero ragazzo. Il rito prevedeva che il ragazzo sarebbe dovuto ritornare a casa, nonostante le allucinazioni dovute al morso del rettile: questo avrebbe dimostrato il suo coraggio e la sua resistenza al dolore.

            • Gazza scrive:

              Caro Antonio benvenuto.
              Per fortuna il primo post su un blog non equivale alla prova di iniziazione descritta in San Jacinto (prova a leggere anche la traduzione del poetico testo, facilmente reperibile su Internet).
              A quel concerto areniano, che la critica considera uno dei 2/3 più belli, c’era anche un “ragazzo” di 40 anni, io.
              Ho tre ricordi particolari:
              - Gabriel che si rivolge al pubblico in lingua italiana per una sua consuetudine rispettosa;
              - Come introdusse Youssou N’Dour, una super-star che presenta un quasi sconosciuto cantante africano con la modestia di un serissimo “presentatore”;
              - il suo “tuffo” a braccia aperte tra la folla, un gesto “folle” che non faceva più da tempo, come mi raccontò uno spettatore che sapeva tutto su Gabriel.
              Poi il Concerto e l’atmosfera magica che si creò quella sera parlano da soli a chi ebbe la fortuna di esserci.
              Ciao Antonio.

              • chivers scrive:

                In questa occasione “mi sento” tirato per la giacca, anche se indirettamente.
                Ovviamente, a quel concerto, c’ero anch’io. MI corre l’obbligo civico di fare qualche chiosa a quanto detto prima da Gazza, ma anche, come Antonio, ricordare qualcosa del concerto:
                l’impianto luci è sbalorditivo con 4 riflettori estensibili/pieghevoli tipo transformer a piano palco, macchine che letteralmente pareggiano il conto con l’importanza della musica, solo il carisma di Peter Gabriel è sopra tutto, e in “Red Rain” si arrovellava su di una di queste macchine della luce facendo evoluzioni; il “tuffo” a braccia aperte, a dire la verità non fu un tuffo di tipo classico, in avanti voglio dire, ma si lasciò cadere all’indietro, alla cieca e nel vuoto colmato dalle braccia di chi era sotto il palco, al termine di “Lay Your Hands on Me” (sapevo che era un gesto che usava fare, che non lo facesse da tenpo non lo sapevo e mi fa piacare l’abbia fatto in Arena, olè! mentre tutti si cantava ritmicamente e ripetutamente “Lay Your Hands on Me” questo si lascia andare all’indietro scatenando veramente l’inferno per alcuni secondi), tra gli ultimi pezzi del concerto; il 1° bis fu una versione di quasi un quarto d’ora di “In your eyes” (col vociòn de Tony Levine), presenta Youssou N’Dour e la sua band – che avevano suonato in apertura di serata – ; ma per me, e se il mio ricordo è ancora buono, fu il pezzo successivo, l’ultimo, a regalare le emozioni più forti e indelebili; usava chiudere i suoi concerti eseguendo “Biko”; disse «questa canzone è dedicata a un uomo che ha avuto molto coraggio; è stato ucciso in Sud Africa, Steven Biko» e via con le percussioni e tutto il resto. Siamo usciti dall’Arena, tutti o quasi, credo, cantando “oh-oh-oh—–oh” e probabilmente, per qualche manciata di minuti, pensando che il mondo da quel concerto in poi sarebbe stato migliore, tanta era la carica accumulata in quelle ore.
                https://www.youtube.com/watch?v=hIyuzXn1Jkw

                PS: Peter Gabriel al LEM coi Genesis nel 1972 è un’altra storia, non confondiamo….

                • Begbie scrive:

                  Ero presente anch’io in Arena. Il pezzo che mi è rimasto impresso in quel concerto è Games Without Frontiers, non so dire il motivo, anche perché riconosco che a livello emozionale Biko, Lay Your Hands On Me e Red Rain avrebbero qualcosa in più. Forse è la gioia che emana quella canzone. Per il resto, hai detto tutto tu, Chivers, c’è poco da aggiungere su uno dei 2-3 migliori concerti della mia vita.
                  Per quanto riguarda il tuffo, Peter Gabriel interruppe la tradizione dopo che in un concerto (non saprei dire dove) ci fu uno spettatore che tentò di accoltellarlo.

            1. Abelard scrive:

              Caro Gazza e caro Mastro Chivers, con il quale ho avuto il piacere di condividere trasferte del Verona, per brividi, da giovincello "Bella" di Battisti che ha accompagnato il mio primo amore trentanni fa, poi maturando "Tibby Dumbar" versione dei Dubliners, ora che mi avvicino ai 50, "Baba O'Riley" dei The Who.
              Saluti e grazie per la pazienza. non sono capace di inserire I link.

              1. Gatón scrive:

                Se n’è andato un pezzo della musica beat veronese.
                Sit tibi terra levis.

                1. Cesare Settore Superiore scrive:

                  Condivido in pieno quanto scritto “dall’impagabile Mastro Chivers” (come viene definito dal grande capo).
                  Non solo la musica o alcuni brani musicali provocano brividi.
                  Così come non solo per lo scudetto del mio Hellas Verona, io sento i brividi ogni volta che rivedo il gol di Zejtulayev, oppure la corsa di Geppi Pugliese sotto la Sud, l’autografo che mi fece Negrisolo oltre 43 anni fà, le immagini dl povero Martinelli che veniva a festeggiare con tutti noi a fine gara all’Arechi, oppure quando ripenso alla maglia lanciataci da Galderisi e caduta nel fossato divisorio di Belgrado. E perchè no, anche quando su un volo aereo che tornava da Buenos Aires a Francoforte mi ritrovai a chiacchierare amichevolmente per un paio d’ore con Mascherano e Coloccini (che avevano appena perso 5-1 a La Paz, e nessuno tra i passeggeri Argentini presenti li cagava minimamente, la sconfitta contro la Bolivia era considerata peggio di un lutto nazionale). Dissi loro che ero Veronese, Coloccini mi chiese di quale sponda, gli risposi tu che ne dici? Sorrise senza rispondere, ma Mascherano mi disse tu sei di quella giusta, di quella che stravedeva per Caniggia.
                  Sono tante le situazioni che mi fanno rabbrividire di piacere o di emozione.
                  Ma il grande capo – e naturalmente Mastro Chivers che come me ha le vene in cui scorre liquido gialloblu – vuole che gli utenti si confessino indicando un pezzo musicale capace di farci venire le farfalle nello stomaco.
                  Ed allora eccolo qua, il mio:
                  https://youtu.be/g9KfEDOfmqQ
                  Pensa caro Nino, nel mio piccolo foglietto segreto che considero come il mio testamento, ho indicato tra le mie ultime volontà anche quella che quando saranno pronti per cremarmi, venga fatto ascoltare questo pezzo di Charlie Musselwhite tra i presenti.
                  un pezzo che andrebbe ascoltato in cuffia e se possibile, leggendo il testo tradotto in Italiano.
                  Brividi? No,di più! Almeno per me.

                  • Gazza scrive:

                    Caro Cesarone, che dire del tuo post?
                    Nulla di più di ciò che hai scritto.
                    Questo lo può dire solo chi ti ha conosciuto nella tua infaticabile fantasia creativa-lavorativa e nel curioso contrasto che può esistere tra una fisicità “evidente” ma piena di corde sensibili.
                    Non dimenticando le migliaia di kilometri da te percorsi ad occhi aperti e mente recettiva.
                    Sono cose che ho potuto cogliere fuori da uno stadio, laddove la passione profonda, talora, trasfigura la realtà intima.
                    Ciao Cesare.

                  1. brivido blu scrive:

                    Come ha già accennato Chivers nel suo ottimo post, credo non sia molto semplice condividere le proprie emozioni personali (brividi).
                    Comunque vada al Dominus Gazza il mio ringraziamento per i suoi topic mai banali anche quando sono “cazzeggianti”.
                    Un bel modo, semplice ma non semplicistico, per mantenere una distanza fisica ma non sociale.

                    • do minus gazza scrive:

                      Caro Brivido Blu benvenuto.
                      Chivers è un Amico di spessore, spesso abbiamo dei battibecchi da popolani, quali siamo per nascita e dello stesso quartiere moolto popolare (io solo più anziano).
                      Talora siamo in disaccordo.
                      Come in questo caso.
                      Perchè si possono “confessare” brividi ed emozioni per lo Scudetto del Verona Hellas (Chivers è un grande e serio tifoso) e non quelli per qualcosa di musicale?
                      Il mio amichevole rimbrotto all’Amico è anche motivato dal fatto, che forse io qui solo conosco, che è un “mostro sofisticato” sulla Lirica, Jazz, Rock e derivati, e buon conoscitore della Classica.
                      Tutto qui.
                      Ma protetti dall’anonimato TOTALE faccio fatica a capire la difficoltà (comunque legittima).
                      Infine ti ringrazio per il tuo apprezzamento (forse un tantino generoso).
                      Cordialmente ciao.

                      • chivers scrive:

                        Dissento recisamente dal rimbrotto di Do Minus Gazza e rivendico a gran voce la possibilità di condividere o meno qualsiasi aspetto emozionale strettamente personale; a parte che per il Verona Hellas io non ho avuto brividi ed emozioni solo per lo scudetto, ma anche a San Siro come al Benelli, al Marakana come al Druso, all’Olimpico e al Fortunati, giusto per dirne alcuni che mi vengono in mente, in su e in giù. Però qui si parla di uno stadio, di una passione che viene sempre (oddìo… ultimamente…. no) vissuta non da soli, ma con amici e via dicendo; la musica invece no, o quanto meno non sempre: ai concerti non ci vado da solo, mi godo la compagnia e la condivisione immediate delle sensazioni, ma la musica la si ascolta a casa (ok, anche in macchina, e facendo footing…), talvolta anche ricercando la migliore condizione di ascolto per cogliere dai dischi certe sfumature che non si coglierebbero con delle condizioni più superficiali; si vuole prendere l’emozione della musica dal midollo, ed io, questa, è cosa che faccio da solo; cioè… quella moto che all’inizio (dopo un paio di minuti e per pochi secondi) di Atom Heart Mother si sente scorazzare tra i due canali stereo la voglio sentire per bene e non solo immaginarmela, sapendo che c’è da 50 anni e di sicuro si accende a parte ancora! Atom Heart Mother non mi dà brividi emozioni inconfessabili… altra musica si, e credo proprio di essere gelosissimo di questo!!!
                        E un saluto anche a Brivido Blu (ma lo sai che esiste questa canzone?? https://www.youtube.com/watch?v=mVK_YvtQjR4
                        (perché oltre Lirica, Jazz, Rock e derivati, Classica c’è di più!!! – ah… chissà perché “mostro sofisticato” per alcune e solo “buon conoscitore” della Classica… e dire che sono proprio lì che stanno alcune delle mie emozioni da brivido più profonde!!! – mah…. qualche giorno fa ho messo un importante pezzo di John Cage su altro topic, stavolta voglio proprio divertirmi!!!
                        https://www.youtube.com/watch?v=qRG6h6H0_ho

                    1. Franz scrive:

                      Ciao e complimenti per il blog che leggo spesso!
                      Per me “highway star” dei Deep parole, Jungleland (rigorosamente solo versione live) del Boss e una canzone quasi a caso dei Led Zeppelin che anche se sciolti ben prima che nascessi sono in cima alla mia classifica personale in quanto a chills music.

                      In realtà Plant lo vidi dal vivo alcuni anni fa al Pistoia Blues Festival, brividi solo a vederlo dal vivo, ma musica distante da quel che erano abituate le mie orecchie

                      • do minus gazza scrive:

                        Caro Franz benvenuto.
                        Se mi avessi scritto di “Smoke in the Water” dei Deep Purple probabilmente avrei glissato avendola sempre considerata una canzone “ruffiana” ed elemetare.
                        “Highway Star” no, pur non essendo un fan dei Purple devo ammettere che è un bel pezzo, non a caso è uno dei loro brani d’apertura o “primo bis” (Wikipedia write).
                        Su “Jungleland” NON si discute è un gran brano, annoto solo che la prima strofa musicale mi pare uguale all’inizio di un pezzo dei dei Dire Straits (loro omaggio al “Boss” o involontario plagio?).
                        Robert Plant è sempre stato un cantante eclettico, ascoltarlo qui
                        >> https://www.youtube.com/watch?v=Fr4v-bq87Yo
                        e prova per un attimo ad accantonare la “rivoluzione” zeppeliniana, è un pezzo new-country di ottima fattura.
                        Ciao
                        .

                      1. Esule Valtellina scrive:

                        Musica è…

                        indubbiamente un elemento che non si accontenta di fare da sfondo, viene percepita e appercepita ( come scriveva Leibniz però ne scriveva di… monadi). Secondo me è determinante l'associazione tra emozioni o emozione vissute in un determinato attimo presente e colonna sonora parallela: così, per esempio, se il primo bacio l'ho vissuto mentre ascoltavo Jovanotti per me diventa elettrizzante anche un suo brano.
                        Non sono sicuro, invece, che il brano da solo, senza emozioni, possa darmi quella scossa la prima volta che l'ascolto.

                        Un saluto a Gazza e un grazie per l'interessante argomento.

                        • do minus gazza scrive:

                          Caro Esule, mi cominci il post con “Musica è…”, non so se il tuo riferimento sia alla canzone di Ramazzotti, fatto sta che il pensiero è corso a Nancy Wayua, moglie lontana, che canticchia almeno una cinquantina di sue canzoni tra le quali “Musica è”.
                          Comunque, dopo Agente K anche tu parli di “associazione contesto-musica-brivido”.
                          So di sapere e quindi so pensare e ri-pensare.
                          Quindi il mio originale convincimento vaccilla?
                          Può essere.
                          C’è tuttavia una motivazione ulteriore sul pezzo che ho indicato: da tempo amo la forma “ballad” dei grandi artisti.
                          Aborrite invece quelle che fanno da “intermezzo soft” dei gruppi Hard Rock.
                          E’ un po’ come la differenza tra il Cool Jazz e lo smouth jazz.
                          Ciao Esule e a rileggerti presto.

                          1. agente K scrive:

                            Seguo il blog solo da un anno e con stupore inevitabile leggo che Philadephia di Neil Young è la tua canzone da brividi.
                            Cosa posso aggiungere se non che è anche una delle mie, che non sono molte.
                            L’unica differenza rispetto a quello che hai scritto è che io sono ancora nella “fase associativa”, nel senso che la amo ancora inserita nel contesto del finale straordinario del film omonimo.
                            Sempre a proposito del film c’è una “scena da brividi” con l’accompagnamento musicale di un’opera lirica di cui non ricordo il nome essendo totalmente incompetente in materia, ma quella musica mi sembrò inscindibile dalla scena stessa.
                            Quindi il piacere musicale da brivido può arrivare anche da ciò che non conosci, voci e note accostate da autori non comuni.
                            Questa è forse la “magia” della musica di cui la scienza sta aiutandoci a capirne il meccanismo senza toglierne il brivido e il piacere.

                            1. chivers scrive:

                              Credo di aver letto l’articolo citato dal Dominus Gazza, che peraltro non mi ha ancora tirato per la giacca, ma faccio lo stesso qualche pensiero.
                              Innanzitutto citerò un altro articolo, letto recentemente anche se pubblicato qualche anno fa (Focus, Elisabetta Intini, giugno 2016 – https://www.focus.it/comportamento/psicologia/perche-alcune-canzoni-danno-i-brividi) che in una certa misura tratta l’argomento, riportando un interessante esperimento di “imaging cerebrale”.

                              Possiedo un libro (anche se non tutte le cose che vi sono scritte le condivido, ma si sa che funziona così) “Perché ci piace la musica” di Silvia Bencivelli, 2007 – Ed. Sironi; trascrivo solamente il breve testo in 4° di copertina: «Ninnenanne, melodie per rilassare, musica che crea un’atmosfera di paura o allegria, ma anche canzoni per far passare la tristezza e distrarsi in un momento di tensione: ciascuno di noi conosce questi meccanismi, anche se non ci ha mai pensato. Quindi, nell’attesa che la scienza sveli il mistero del piacere che proviamo per la musica, noi, musicisti e semplici ascoltatori, possiamo continuare a goderne quando ne abbiamo voglia, a usarla per mettere a letto un bambino, farci un bagno serale o goderci un film. Lo diceva anche Elvis Presley: “Io non so niente di musica. Nel mio campo puoi anche farne a meno”.

                              E poi c’entra molto anche la matematica con la musica… ma la musica è anche meglio, perché se la matematica non può essere interpretata, ecco la grande differenza con la musica, che DEVE essere interpretata, da qualcuno che magari la registra e/o la incide, ma anche da qualcun altro che magari la fischietta solamente andando in bici (o canticchia sotto la doccia, stereotipo superclassico), o in qualsiasi altra occasione… io “emetto suoni” spesso scendendo le scale di casa, anche se per una manciata di secondi, mi capita quasi sempre di uscire di casa con un motivo in testa.
                              Allargo il concetto di musica da brividi, perché se a me fa venire la pelle d’oca il tal pezzo (mmm….. non so quanto avrò voglia di condividere realmente ciò che mi emoziona profondamente, di musica bella da proporre ne conosco comunque tanta altra) penso alla sensazione che mi può venire sentendo un suono o una serie di suoni, anche se non sono una precisa e leggiadra sequenza di note; penso a quando si sta nei pressi di un ruscello o di una cascatella e si sente il gorgogliare dell’acqua (interessante l’uso delle parole onomatopeiche, che in qualche modo vanno a riprodurre il suono a cui sono riferite), oppure quando al mattino, in estate, si sentono le rondini garrire giocosamente dalle finestre aperte, o per strada sentire il ruvido sfregamento della catena di una bici o il cigolio dei freni, ma perché no… anche le marmitte fastidiose dei motorini: indubbiamente “musica da brividi” del terzo tipo, cioè un vero e proprio incontro ravvicinato con la musica da brividi!
                              E il rasoio elettrico? Se tu lo accendi e lo tieni acceso 2 minuti senza muoverlo emette un suono indefinito, sempre uguale dall’accensione allo spegnimento; ma se lo appoggi al viso e ti fai la barba il suono cambia, cambia con gli angoli del viso, con la pressione diversa rispetto al punto su cui passi, e nonostante il brrrrrrrrrr si riesce perfino a cogliere quel sottilissimo rumore del taglio. E se poi pensi che ti puoi fare la barba con schiuma e lametta… lo stesso risultato finale ma che cambiamento di suoni, e di sensazioni finali!!! Saranno brividi?????

                              1. musica scrive:

                                Sig. Gazzini sono interessato alla parte scientifica della sua introduzione da cui ritengo abbia estrapolato le parti virgolettate.
                                Potrebbe cortesemente fornirmi qualche ulteriore indicazione.
                                La ringrazio anticipatamente

                                • Gazza scrive:

                                  Caro Musica, può cercare su internet digitando “Musical Chills” di Anna Lisa Bonfranceschi, un articolo pubblicato su la Repubblica on line.
                                  Nel Topic del Blog ci sono alcune variazioni e “virgolettati” miei che non modificano la sostanza dell’articolo.
                                  Prego.

                                1. do minus gazza scrive:

                                  Nell’articolo che ho letto non viene fatta menzione sulla possibilità che certa “Chills Music” sia legata “anche” a particolari eventi o ad immagini impresse nella memoria.
                                  Nel mio caso questo elemento può essere esistito per un breve periodo, poi la canzone e il suo testo hanno vissuto emotivamente in modo autonomo e con una profondità emotiva MAI provata prima a cui NON ho mai voluto dare una “logica motivazionale”.
                                  Credo che da una ventina d’anni non sia passato più di un mese che non l’abbia ascoltata.
                                  Vai Musica e svolgi il tuo libero effetto!

                                  >> https://www.youtube.com/watch?v=av7KJkiLYLI

                                  Philadelphia

                                  Qualche volta penso di sapere
                                  In cosa consiste l’amore
                                  E quando vedo la luce
                                  So che starò bene.

                                  Ho i miei amici nel mondo,
                                  Ho avuto i miei amici
                                  Quando eravamo ragazzi e ragazze
                                  E i segreti vennero svelati
                                  Città dell’amore fraterno

                                  Un posto che chiamo casa
                                  Non girarmi la tua schiena
                                  Non voglio essere solo
                                  L’amore dura per sempre.

                                  Qualcuno mi sta parlando,
                                  Sta chiamando il mio nome
                                  Mi sta dicendo che non sono da biasimare
                                  Non mi vergognerò dell’amore.

                                  Philadelphia,
                                  Città dell’amore fraterno.
                                  Amore fraterno.

                                  Qualche volta penso di sapere
                                  In cosa consiste l’amore
                                  E quando vedo la luce
                                  So che starò bene.

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