20
giu 2018
AUTORE Mario Zwirner
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DI MAIO AL DIGIUNO ELETTORALE

Luigi Di Maio rischia l’impopolarità, il digiuno elettorale, perché? Per un semplice motivo: invece che guardare in casa d’altri – cosa più facile e comoda – propone di guardare in casa nostra, dove la prassi invece impone di diventare ciechi. Lo ha fatto proponendo, in alternativa al censimento sui Rom voluto da Salvini, il censimento dei raccomandati in Rai e nella pubblica amministrazione in genere.
Apriti cielo. Significativo che i media abbiano censurato (o quasi) la sua proposta alternativa.
Non si tratta certo di negare che esistano tanti problemi con i nomadi, dai furti all’istruzione al furto che praticano sui loro figli. Ma dovremmo chiamare furto anche il furto dello stipendio praticato da centinaia di migliaia di nostri cittadini stanziali e però assenteisti nel pubblico impiego (e anche nel settore privato). Chiaro però che se un politico li chiama col vero nome – ladri – da loro non becca più nemmeno un voto…
Quanto alla Rai potremmo dire che il censimento è superfluo; dato che vien da pensare che non ce ne sia uno entrato senza la raccomandazione di questo o quel partito. In realtà le eccezioni non mancano, ma la prassi rimane questa, finché la Rai resta la televisione pubblica controllata dai partiti che via, via vincono le elezioni. (Prossima infornata i raccomandati da Lega e 5 Stelle…)
Quanto al resto delle assunzioni chi osa scoperchiare il vaso di Pandora dei concorsi pubblici? Ogni volta che alzi un pelino del coperchio (vedi concorsi universitari), scopri che il taroccamento è la norma, che il merito è un intruso quanto mai sgradito…
E questa, a ben guardare, è l’origine di tanti altri mali. Perché se un Paese non selezione la sua pubblica amministrane, la sua classe dirigente, in base al merito, come conseguenza hai: una burocrazia lenta e autoreferenziale, un’istruzione in caduta libera, una giustizia che funziona come funzione, etc. etc.
L’inefficienza regna sovrana. E quindi non sai nemmeno da che parte cominciare ad affrontare lo stesso (grave) problema dei nomadi.
Ma anche solo ricordarlo come ha fatto Luigi Di Maio (forse a sua insaputa) rischia di condannarti al ferreo digiuno elettorale. Meglio, molto meglio puntare il dito solo su migranti e Rom come sta facendo Salvini che infatti è…all’abbuffata elettorale!

05
giu 2018
AUTORE Mario Zwirner
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2.027

C’E’ CHI STA PEGGIO DEI FATTORINI

Con questo inglese dilagante non capivo chi mai avesse incontrato Luigi Di Maio come sua prima iniziativa da ministro del Lavoro: i riders? Vado su Wikipedia e vedo che vuol dire piloti, non d’aviazione ma di bici e motorini. Insomma sono i fattorini che effettuano le consegne a domicilio, di cibo anzitutto.
Tipico esempio di categoria, precaria, sfruttata e sottopagata! Ha proclamato il neo ministro. Sempre su Wikipedia informano che in Italia questi fattorini sono pagati in media 9.6 euro lordi all’ora. Molto di più, tanto per dire, di quelli che lavorano per le coop di tutti i colori.
Precari? Speriamo di sì: la tristezza sarebbe che dovessero farlo per tutta la vita. Gran parte di questi fattorini sono infatti nostri ragazzi volonterosi (ci sono anche questi) decisi a guadagnarsi qualcosa invece che farsi mantenere dai genitori. In attesa di completare gli studi e trovare un lavoro vero.
C’è chi sta molto peggio dei riders, chi è sfruttato in maniera inaudita e vergognosa: sono gli africani e gli indiani che lavorano i campi a Latina, a Rosarno a Gioia Tauro.
Non è che Di Maio doveva cominciare ad incontrare loro, i veri nuovi schiavi? Sarebbe saltato il governo giallo-verde? Non credo. Anche la Lega, se è giustamente impegnata ad impedire che entrino i galeotti nel nostro Paese, ha tutto l’interesse a difendere gli stranieri che lavorano in condizioni illegali e intollerabili per un Paese civile, nel silenzio totale di Stato e istituzioni.
Vittorio Feltri scrive che il malese Sacko Soumalia non è stato ucciso né perché sindacalista né perché negro, ma solo perché sorpreso a rubare delle lamiere. Non so, può essere, in ogni caso è stato ammazzato a fucilate. Ma la tragica vicenda di Sacko è comunque collaterale. Lo scandalo inaudito e intollerabile sono gli stranieri ridotti in schiavitù dai proprietari terrieri italiani. (E non solo al Sud).
Queste attività agricole se per reggersi sul mercato – dei pomodori, delle conserve – hanno bisogno di pagare quelli che lavorano due euro l’ora (quando va bene). Queste attività agricole vanno proibite, tassativamente vietate in un Paese ad economia avanzata e civile quale dovrebbe essere il nostro.
E a questo dovrebbe provvedere anzitutto il neo ministro di Lavoro e Sviluppo Economico. Altro che baloccarsi a 5 stelle con i fattorini.

02
giu 2018
AUTORE Mario Zwirner
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LEGA NORD CON MINISTERO SUD

Fossi un militante della Lega Nord, uno che con convinzione la votata, che andava ogni anno a Pontida a sentire Umberto Bossi tuonare contro i terùn ( lui li chiamava così), contro quei meridionali che depredano il Nord con la Cassa del Mezzogiorno e le elargizioni di “Roma ladrona”, per cui bisogna assolutamente uscirne con l’indipendenza della Padania.
O fossi semplicemente uno della maggioranza dei veneti che l’Ottobre scorso votarono il referendum sull’autonomia per motivi analoghi, cioè per ottenere che i soldi restino nella mia virtuosa regione e non vadano a finire alle regioni meridionali irresponsabili e sprecone.
Fossi uno di questi, qualunque compromesso avrei potuto accettare da Matteo Salvini per varare il governo giallo-verde. Ma non che accettasse la nascita del Ministero per il Sud affidato alla grillina leccese Barbara Lezzi.
Nemesi perfetta. Il contrapasso più doloroso per la fu Lega Nord.
Minimo Salvini doveva pretendere in cambio il Ministero per il Nord. E poi quello per il Centro, senza dimenticare le Isole…
Che poi bastasse un ministero ad hoc per risolvere certi problemi assai complessi. Specie quando la matrice è anche culturale: o capisci che il lavoro nobilita l’uomo, mentre l’assistenzialismo lo degrada, o non c’è dicastero che possa convincerti
In Gran Bretagna Teresa May ha varato il ministero contro la solitudine. Vuoi vedere che improvvisamente gli anziani inglesi non sono più soli e abbandonati? Lo istituiamo che anche noi che così pure i nostri anziani non saranno più affidati alla badante o relegati in casa di riposo? I figli improvvisamente – grazie al dicastero – andranno a trovarli tutti i giorni e torneranno a farsene cura…
Il neo ministro della famiglia, Lorenzo Fontana, dice una cosa sacrosanta: “Senza nascite addio pil”. Certo solo i figli ti spingono a lavorare e produrre di più per garantire loro il futuro; senza figli ti limiti a garantire il tuo presente, a vivacchiare lavorando il meno possibile.
Ma anche qui la questione è culturale: o capisci che nulla quanto i figli riempie e da un significato alla tua vita, o non lo capisci. E certo non te lo fa comprendere un ministero ad hoc: come l’assistenzialismo ha fatto solo danni al Sud, così l’assistenzialismo famigliare non serve certo a rilanciare la natalità…
Ma intanto sentite condoglianze alla fu Lega Nord che ha accettato la nascita del Ministero per il Sud.

31
mag 2018
AUTORE Mario Zwirner
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O MI FORMO O MI FERMO

La sintesi perfetta della sfida che oggi ha davanti chiunque lavori – da imprenditore, in proprio o da dipendente – non ci arriva dal ministero dell’Economia, dalla Normale di Pisa (per dire il top delle nostre università) né dalle articolesse di illustri economisti. No. Ci arriva da Susi e Cinzia.
Susi e Cinzia sono due sorelle socie di un centro estetico che ha festeggiato i 25 anni di attività e, in quell’occasione, hanno ribadito anche ai microfoni di Telenuovo quale sia la loro parola d’ordine: “O mi formo o mi fermo”. Sintesi perfetta della nuova realtà dell’economia e del mercato del lavoro: o innovo i prodotti, i servizi, la mia formazione professionale o mi fermo. E sono perduto.
Lo hanno capito due sorelle estetiste. Si sono permessi di non capirlo (con l’avvallo del Consiglio di Stato) i docenti del politecnico di Milano, rifiutando di “formarsi” alla lingua inglese con la quale tenere le lezioni.
Che sia perché le due estetiste lavorano nel privato, quotidianamente a confronto con il mercato dei servizi alla persona, mentre gli illustri cattedratici fingono di lavorare nella pubblica istruzione?
Direi di sì se penso che qualche mese fa, quando sono andato nel mio comune a rinnovare la carta d’identità, me l’hanno data ancora cartacea perché, mi hanno spiegato, non erano “formati” a rilasciare quella elettronica. Ed è così nella larga maggioranza dei comuni. Mentre, non dico le banche, ma non c’è negozio che non dia a tutti i suoi clienti la carta fedeltà elettronica…
Il privato vive nella realtà e quindi, se vuole festeggiare i 25 anni di attività in proprio o di lavoro dipendente, sa che deve formarsi. Vale anche e perfino nel (privilegiato) mondo dell’informazione dove giornalisti televisivi e della carta stampata hanno dovuto “formarsi” all’uso dei computer, per montare i servizi o per impaginare gli articoli. Non posso verificarlo, ma sono pronto a scommettere che in Rai invece ci sono ancora i tecnici addetti al montaggio dei servizi…
Perchè il pubblico, contrariamente al privato, vive nell’empireo dell’assistenzialismo e del posto fisso garantito a prescindere, il conto coi conti non lo fa mai, e quindi può tranquillamente stare fermo.

28
mag 2018
AUTORE Mario Zwirner
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1.241

IL GRANDE BLUFF DI MATTEO SALVINI

Avete presente il commissario Montalbano che la sera “s’assitta” sulla verandina di casa sua a Vigata, mangia e beve whisky, ed è confuso; va a dormire, si sveglia, e trova il bandolo della matassa per le sue indagini…
Anch’io ieri sera ero confuso dopo la rinuncia di Conte, poi in piena notte mi son svegliato e credo (credo) di aver trovato il bandolo della matassa: quello di Matteo Salvini è stato un grande bluff, da autentico, collaudato giocatore al tavolo della politica; e i 5 Stelle ci son cascati come polli.
Nel senso che lui, Salvini, ha solo finto di voler fare il governo giallo-verde, sapendo che li avrebbe ulteriormente logorati, loro che già avevano trattato anche col diavolo (il Pd), per poi farli uscire con le ossa rotte e senza presidente del consiglio. Mentre lui, con la Lega, sempre più pimpanti…
Avesse voluto farlo sul serio il governo non doveva cambiare nulla del programma, poteva anche insistere sull’anti-euro, gli bastava mettere Giorgetti all’Economia al posto di Savona. Perché invece ha insistito su Savona? Perché aveva la certezza che Mattarella (non chiamiamolo il suo alleato, diciamo il suo strumento) Savona all’Economia non l’avrebbe mai nominato. E così saltava il banco. Proprio come voleva lui, Salvini.
Non a caso Di Maio, prima moderato e aperto al presidente della Repubblica (“i ministri spetta a lui nominarli”), improvvisamente chiede l’impeachment di Mattarella. Perché ha capito che ora rischia di saltare la sua leadership nei 5 Stelle. Mentre Salvini l’impeachment non si sogna di chiederlo contro il suo prezioso strumento…
La vera incompatibilità tra Lega e 5 Stelle non è solo tra Nord e Sud, ma anzitutto tra un partito con ventennale esperienza di governo (nazionale, in Lombardia, in Veneto, in città e province) che lo porta a sapere che, senza le risorse, non chiudi nemmeno le buche a Roma. Che le promesse roboanti puoi farle in campagna elettorale, ma poi ti calmi. Che non puoi ridurre le tasse e nel contempo far esplodere l’assistenzialismo con il reddito di cittadinanza…
Oggi Matteo Salvini può ambire a guidare lui un prossimo governo di centrodestra allargato, invece che fare, come avrebbe fatto, da ruota di scorta ad un governo 5 Stelle.
Perché non è vero che dal 4 marzo scorso nulla è cambiato, che è inutile tornare a votare ottenendo lo stesso risultato.
Questi 85 giorni hanno cambiato molte carte in tavola: Pd in pieno declino, 5 Stelle in crisi di consenso e credibilità, Lega in piena ulteriore ascesa. E’ dunque verosimile che quando si tornerà a votare – a Settembre, a Ottobre, vedremo – il risultato cambierà a tutto favore dell’autore del grande bluff al tavolo della politica italiana.

24
mag 2018
AUTORE Mario Zwirner
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1.083

CONTE, IL POPOLO E LE ELITE

“Sarò l’avvocato difensore del popolo italiano”, ha promesso Giuseppe Conte. Difensore del popolo! Come Mussolini? Come il Che (pare che il cuore di Conte batta a sinistra)? C’è chi ha pensato anche a Robespierre.
E poi di tutto il popolo? O solo del popolo che suda e lavora? O anche del popolo degli assenteisti, dei falsi invalidi, degli evasori fiscali (Conte difensore di se stesso?), dei bamboccioni che né studiano né cercano un lavoro? Queste categorie vanno difese o prese a frustate?
E poi difeso il popolo da chi? Dalle nostre elite con le quali Salvini ha prefigurato il nuovo scontro sociale? Ma le nostre elite sono paro paro al popolo. Nel senso che dal loro scadimento deriva quello del popolo. Se un presidente del consiglio incaricato crede al metodo stamina, se un programma di governo apre ai no-vax, ci meravigliamo che una buona parte del popolo li segua?
Le elite autentiche e serie ci sono in Francia, grazie all’Ena fondata da De Gaulle nel 1945. L’Ecole nationale d’administration che da allora – cito Wikipedia – ha il compito “di creare una classe amministrativa unitaria tramite concorso unico, affermando quindi il principio meritocratico contro quello clientelare e/o di cooptazione…Gli allievi della scuola sono selezionati attraverso un concorso particolarmente rigoroso: ogni anno su tremila candidati solamente ottanta sono ammessi”.
Selezione rigorosissima e merito unico criterio di valutazione. Vi pare che avvenga così – tanto per citare alcune nostre elite – con i concorsi in magistratura o all’università o ai vertici della burocrazia? O che da noi prevalgano le clientele e la cooptazione?…
Quando penso alle 120 ore l’anno di insegnamento che per contratto è tenuto a svolgere un docente universitario, penso al celebre vigile di San Remo che in mutande faceva finta di timbrare il cartellino, e mi domando dove stia la differenza…
Associazioni di categoria, da Confindustria in giù, la cui prima ragione sociale è l’assistenzialismo di Stato e il finanziamento pubblico. Sindacati coi distacchi e i caf foraggiati dal denaro pubblico. Non è che da sempre campano grazie ad una sorta di reddito di cittadinanza?
Queste le nostre elite, la nostra classe dirigente abile anzitutto a taroccare i titoli accademici. Dove sta la differenza o il contrasto con buona parte del popolo (non dico tutto, perché per fortuna c’è anche chi lavora)?
Il realtà da noi elite e popolo sono compagni di merende nell’Italia dei furbetti.

10
mag 2018
AUTORE Mario Zwirner
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2.719

SALVINI-DI MAIO, UNA SOLA CERTEZZA

Il governo Salvini-Di Maio che sta per nascere ha, al momento, una sola certezza: i due hanno dato il vaffa a Mattarella. Hanno fregato il presidente della Repubblica che voleva andare ad elezioni con un governo neutro, super partes, mentre le elezioni saranno loro due a gestirle. Questa è la certezza.
Gli sconfitti sono Mattarella e il Pd che era pronto ad appoggiare il governo del presidente. Il terzo vincitore è Silvio che, al di là della non fiducia o della “benevola astensione” ha avuto le sue garanzie: dal conflitto d’interesse (finito “in sonno”) al futuro di Mediaset…
Il resto è tutto da vedere. Quando si andrà al voto? Che farà il loro governo: rivolterà l’Italia come un calzino su immigrati, Fornero, tasse e reddito di cittadinanza o si limiterà ad una sorta di ordinaria amministrazione?
Posto che chiunque tenti di governare sul serio, cioè di attuare riforme radicali, deve fare i conti con il potere vero che è trasferito alle burocrazie e alle magistrature (compresa quella amministrativa, i tar), penso che Salvini e Di Maio prima di provarci abbiano interesse a rafforzarsi ulteriormente tornando cioè al voto.
Ma l’incognita vera è e resta l’Europa. Accetterà o no il governo dei cosiddetti populisti antisistema? Un Europa che, se lo decide, è il grado di aprire una crisi economica finanziaria devastante: con gli italiani ridotti a non poter nemmeno prelevare dai loro conti correnti come accadde ai greci.
Nel qual caso potrebbe perfino risorgere l’unico vero partito europeista italiano: il Pd.
Penso perciò che la prima mossa del governo Salvini-Di Maio sarà quella di cercare di rassicurare l’Unione europea…
Tutto comunque resta da vedere. Al momento la sola certezza è quella che dicevo: hanno fregato Mattarella e il Pd, le prossime elezioni, quando ci saranno, le gestirà il governo che sta per nascere.

08
mag 2018
AUTORE Mario Zwirner
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APPLAUSI A SERGIO MATTARELLA

Interrompendo il lungo silenzio Sergio Mattarella, al termine dell’ultimo giorno di consultazioni, ha fatto un discorso da applausi; per la chiarezza, la sintesi e la correttezza istituzionale.
Ha ricordato come fossero fallite tutte le trattative tra partiti per formare un governo – tra centrodestra e 5 stelle, tra 5 stelle e Pd, tra centrodestra e Pd – ha aggiunto che non si può tornare al voto col governo uscente Gentiloni, frutto di una maggioranza che non esiste più.
Quindi, ha spiegato, darò l’incarico per un governo super partes e di servizio. Dopo di che sarete voi, gli eletti dai cittadini, i parlamentari a decidere se farlo durare qualche mese per fare alcune cose o se tornare al voto al più presto. Punto.
Tra le urgenze, nei rapporti a scadenza con l’Unione europea, Mattarella prima ancora delle questioni economiche ha ricordato le nuove misure che l’Ue si appresta a varare sull’immigrazione.
Perché è inutile lamentarsi che l’Europa ci impone le sue scelte quando – mancati vincitori e perdenti del 4 Marzo – scelgono di non fare neppure un governo che quantomeno provi, non dico a battere i pugni, ma almeno a trattare con Bruxelles…
Dunque si tornerà alle urne – più probabile ad Ottobre che a Luglio – è sarà un autentico ballottaggio tra il centrodestra a guida Salvini e il Movimento 5 Stelle. Quello che la legge elettorale non prevede – doppio turno e ballottaggio – è arrivato nei fatti. A noi cittadini elettori la scelta: se dare la maggioranza a uno dei due poli e garantire la nascita di un governo, o se ribadire la paralisi del 4 Marzo.
Ma intanto mai abbiamo avuto prima un presidente della Repubblica che non abbia provato a tramaciare, che sia rimasto rigorosamente fedele al suo ruolo istituzionale e ai suoi poteri. Una vera sorpresa. Applausi a Sergio Mattarella.

02
mag 2018
AUTORE Mario Zwirner
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1.178

CADE IL FICO, MA NON I 5 STELLE

All’indomani delle regionali del Friuli molti hanno preconizzato il declino inarrestabile dei 5 Stelle. Pesa, è ovvio, il Di Maio dei due forni, pronto a trattare sia col diavolo che con l’acqua santa pur di fare il premier. Conta il Roberto Fico con l’auto blu e la colf in nero. Scelte e comportamenti non particolarmente graditi a chi li ha votati.
Ma le regionali non sono le politiche. E, soprattutto, i 5 Stelle possono contare – come ha scritto Angelo Panebianco – sugli unici veri “poteri forti” del nostro Paese. L’editorialista del Corriere li chiama “i vertici delle magistrature e la dirigenza amministrativa, le tecnostrutture statali”.
Lasciamo perdere i burocrati e parliamo dei magistrati. Chi meglio di loro ha spianato la strada al voto pentastellato, al vaffà, al mandiamoli tutti a casa questi ladroni corrotti e incapaci dei politici? Lo hanno fatto, da mani pulite in poi, con indagini a tappeto – alcune fondate, tante altre dimostratesi farlocche – con un intento preciso: screditare l’intera classe politica e sostituirsi ad essa come detentori del potere.
Nessun altro Paese democratico ha magistrati sindaci di grandi città (Napoli), presidente di regione (Puglia) aspitanti ministri, non a caso in un governo 5 Stelle (Di Matteo); fino a realizzare il sogno dello storico procuratore capo di Milano, Saverio Borelli, che – per puro spirito di servizio e volontà di ripulire il Paese – era pronto a sacrificarsi ed accettare dal presidente Scalfaro l’incarico di formre un governo di salute pubblica.
A ben guardare i 5 Stelle non sono il partito né di Grillo né di Casaleggio ma delle toghe, le cui inchieste sempre appoggiano con incondizionato fervore. (Ed è questa la prima differenza tra loro e tutti gli altri partiti)
Dovrebbe bastare il buon senso ai cittadini per capire che è comunque meglio affidare il potere a politici anche di qualità discutibili ma comunque scelti da loro; sia pure con limiti (niente preferenze) e leggi elettorali imperfette, piuttosto che affidarlo, il potere, ai vincitori di concorso pubblico che nessuno può ne’ eleggere ne’ mandare a casa.
Dovrebbe. Ma così non è. E quindi il declino del consenso ai 5 Stelle non è affatto scontato; resta tutto da verificare nei tempi e nelle dimensioni il futuro del movimento sponsorizzato dalle toghe.

20
apr 2018
AUTORE Mario Zwirner
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1.809

IL REDDITO DI CITTADINANZA C’E’ GIA’

I tanti che oggi si scandalizzano per il reddito di cittadinanza promesso e proposto dai 5 Stelle dovrebbero prendere atto che i grillini semplicemente si muovono sulla scia, in continuità con le misure di un welfare, certamente irresponsabile e deleterio per la crescita economica, ma che il nostro Paese sta adottando da almeno 50 anni
In occasione dell’incarico alla Casellati, che teoricamente poteva portare ad un presidente del consiglio veneto, siamo andati a vedere l’unico precedente: il vicentino Mariano Rumor per 5 volte premier dal 1968 al 1974. Passato alla storia, Rumor, per aver introdotto le baby pensioni. E cosa sono mai queste pensioni baby se non un reddito di cittadinanza ante litteram? Oggi sono ancora 500 mila coloro che percepiscono un assegno da prima del 1980. Costo: 9 miliardi di euro all’anno.
La cassa integrazione straordinaria in vigore per decenni cos’è stata e che effetti ha prodotto? Il rifiuto di tornare a lavorare e non usufruirne più era la norma. Secondo il Rapporto Eurispes 2016 l’83,3% dei cassintegrati integrava il reddito con lavoretti in nero: è o no anche questo un reddito di cittadinanza ante litteram?
Ultimo dei tanti esempi possibili (tralasciando i posti pubblici a vita senza alcun controllo né di presenza né di produttività) le pensioni di invalidità. Possibile che dal 2004 al 2016 il numero dei beneficiari sia passato da due a tre milioni? Con un costo lievitato da 8,5 a 15,4 miliardi di euro. Quanti sono i falsi invalidi che fruiscono del reddito di cittadinanza?
Vero ciò che tanto tempo fa diceva Leo Longanesi: “Una Repubblica fondata sul lavoro non sogna che il riposo”.
Ma vero anche che certi comportamenti dei cittadini derivano più spesso da perversi incentivi istituzionali – un welfare irresponsabile che affossa la cultura del lavoro – che da cattiveria o pigrizia.
D’altra parte parafrasando Milton Friedman: se pagate la gente per non lavorare e la tassate quando lavora, non stupitevi di creare disoccupazione.
Risultato finale: siamo il Paese Ocse con la crescita più bassa; tra il 1996 e il 2017 è stata solo del 6%. Perfino la Grecia tanto bistrattata ha fatto meglio col 16%.
(Ho citato ampi stralci dell’articolo di Carlo Stagnaro sul Foglio di giovedì 19 aprile)