C’era il mitologico cul de Sac, inteso Arrigo Sacchi, non il francesismo. Il fato (chiamiamolo così) a volte guarda in giù. E così Baroni, sotto di un gol con il Vicenza complice il solito copione (sterile dominio ed esiziale leggerezza difensiva), ha pescato dal mazzo Daniel Mosquera, uno che non si cagava nessuno (a torto) e che solo poche settimane fa era quasi un ex.
Bontà sua, El Bufalo – ricordandoci a noi ingrati smemorati che lui qualche gol lo ha segnato pure in serie A – ha siglato la doppietta e ora (forse) possiamo pure dire di aver (ri)trovato il centravanti che ci mancava. Perché il Verona ha tecnica, duecento trequartisti e cento mezz’ali, ma poi gira che ti rigira spesso si è ritrovato senza lo stoccatore, quello che ti segna pure se mettono un tram davanti alla porta. Non lo è Mulattieri, non lo è Sarr, giocatori bravi, dal piede educato, manovrieri, ma non veri numeri 9. Per forza di cose poi si palesava in tutta la sua beffarda morale la canzone degli 883: “Fai un grande gioco però gli altri segnano” (Benevento docet).
Ora, non so se Mosquera può svoltarci la stagione, probabilmente la suggestione è troppo pretenziosa, ma quantomeno abbiamo messo cilindri nel motore. Il ritorno del Bufalo potrebbe suggerire a Baroni anche un gioco meno di tocco e più verticale, profondo e concreto. Magari con due attaccanti (Sarr e Mulattieri sono seconde punte pure) e un giocatore di sostanza come il funzionale Lella accanto ai due fuori categoria Le Borgne e Iannone. Perché di trequartisti ne abbiamo tanti, ma poi gli unici due che possono fare la differenza sono Suslov (che va recuperato psicologicamente e atleticamente) e Cerbone. La sosta servirà anche all’allenatore per chiarirsi le idee.


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