26
gen 2020
AUTORE giovanni.vitacchio
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Sport

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IL PAGELLONE DI VERONA-LECCE

SILVESTRI 6 Sarebbe da “s.v.” perché non viene mai chiamato ad un parata, niente di niente. Però nelle piccole cose è presente. In una partita nella quale perdere la concentrazione è un attimo. Invece, lui, specialmente nelle uscite alte, è impeccabile.

RRAHMANI 7 Ci impiega dieci minuti, non di più, a far capire agli attaccanti del Lecce che non è giornata. Tre chiusure chirurgiche sulle prime velleità dei pugliesi bastano e avanzano per alzare una diga insormontabile. Sempre concentrato, dimostra di essere un professionista impeccabile, nonostante il mercato a fine stagione lo porterà a vestire un’altra maglia. Avanti così.

KUMBULLA 7 Uscito a Bologna per una fastidiosa emicrania, l’italo-albanese torna a troneggiare al centro della difesa. Non ha bisogno di fare la voce alta per spaventare Lapadula e Babacar. Con eleganza e sicurezza olimpiche sbriga la pratica in scioltezza. Va anche vicino al gol. Se lo sarebbe meritato.

DAWIDOWICZ 7 Tutti si aspettavano Gunter. Invece, complice un acciacco del tedesco, il titolare è lui, e per fortuna, visto l’eurogol col quale sblocca la partita. E’ un gol che gli da sicurezza e fiducia e lui solo sa quanto siano fondamentali per farlo rendere al massimo. Dalle sue parti non si passa. Ma il discorso vale per tutta la difesa gialloblù.

FARAONI 6.5 Nel primo tempo, quando la squadra dipinge calcio, lui se ne resta un po’ sulle sue. Nel secondo tempo, quando i compagni gestiscono il risultato, lui cresce e riesce a trovare quella spinta che gli era mancata nei primi 45 minuti. Preziosissimo per le idee di Juric, anche oggi non ha riposato nemmeno un secondo. Vero stakanovista di questo Verona.

AMRABAT 7 Giocare di fianco a questo Veloso è gran facile, e anche gran bello. Lui si cala perfettamente nel ruolo di chi deve fare la legna. Ma questo non gli basta, perché gli piace provare ad impostare quando non riesce a farlo il compagno di reparto. E’ evidente a tutti, quando troverà l’istinto di calciare verso la porta avversaria (piuttosto si taglierebbe un piede) diventerà un top player. La sensazione è che manchi davvero poco.

BADU (dal 43′ s.t.) s.v.

VELOSO 7.5 A quel sinistro manca solo la parola. Ha tirato il fiato per un paio di partite, specialmente a Bologna, ma oggi è tornato a dare lezioni di calcio, anzi di bel calcio. Da fermo è devastante (vero Dawidowicz?) e dai suoi piedi, pardon, dal suo piede (sinistro) passa tutto il gioco del Verona. Una meraviglia vederlo giocare, ma anche sacrificarsi in copertura. E’ in scadenza di contratto. Presidente Setti, che non sia il caso di rinnovare immediatamente?

LAZOVIC 7 Un primo tempo devastante, da sogno per il Verona, da incubo tipo “Freddy Kruger” per il Lecce. Ogni attacco del Verona parte dai suoi piedi. Punta l’avversario, rientra sul destro, ma il risultato non cambia: non lo fermano manco col bazooka. Un campionato da fenomeno, cresciuto col passare delle partite. E pensare che la scorsa estate era a spasso…

PESSINA 7 Non so se l’ho già detto, ma vale la pena ripetersi: ah come gioca Pessina… A parte che il Lecce su di lui ha lo stesso effetto del rosso per il Toro, ha una sapienza calcistica da giocatore navigato. Fa sempre la cosa giusta al momento giusto e, tendenzialmente mai banale. Infiocchetta la sua prestazione con un gran bel gol, il terzo stagionale. Ecco, penso che il Verona dovrebbe sedersi al tavolo con l’Atalanta per provare a prenderlo. Sarebbe un giusto investimento per il futuro.

VERRE 6 Prende un colpo a inizio partita e questo, evidentemente, lo condiziona, o comunque non gli permette di rendere al meglio. Fatica a trovare la posizione, anche quando Juric lo affianca a Di Carmine, nel ruolo di seconda punta. Dopo tre minuti del secondo tempo, il mister lo chiama in panchina.

BORINI (dal 3′ s.t.) 6 Corsa e tanta voglia, appena entra in campo cerca subito la conclusione, come già aveva fatto a Bologna. Avrà la possibilità e le capacità per mettersi in mostra e mettersi in gioco, come detto anche da lui. Si sta prefigurando lo scenario migliore perché anche Fabio possa togliersi qualche soddisfazione.

DI CARMINE 6 E’ il solito lottatore, fatto di tanta corsa e tanta grinta. Confezione una bellissima giocata, con Borini e Pessina che quest’ultimo, per poca precisione, non trasforma in gol. Gioca di sponda e aiuta i compagni ad avvolgere il Lecce. Non ha il guizzo giusto sotto porta, ma di palloni veramente pericolosi gliene arrivano pochini.

PAZZINI (dal 27′ s.t.) 7 Segna il rigore della sicurezza, più che altro numerica, viste le difficoltà del Lecce nel rendersi pericoloso. Torna ad essere una sentenza dal dischetto e nei venti minuti in cui è in campo aiuta la squadra a portare a casa una vittoria che permette davvero di intravvedere il traguardo finale.

JURIC 8 In settimana Zeman ha detto che il suo Verona gioca un calcio fisico ma non di qualità. Viene da domandarsi se abbia mai guardato una partita dell’Hellas. Le migliori risposte arrivano sempre dal campo e in questo Juric riesce a zittire anche il tecnico boemo. Da inizio stagione la sua squadra non smette di crescere e il merito è tutto suo. Sul 2-0 continua a urlare contro i suoi perché non ammette alcun calo di tensione. Lo ripeterò fino alla nausea: è prioritario costruire su questo allenatore il futuro del Verona.

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2 risposte a “IL PAGELLONE DI VERONA-LECCE”

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  1. Maxhellas scrive:

    Setti, a forza di cercare l’allenatore che costa meno, è capitato su un gran bel personaggio come Juric. Ora, è evidente a tutti che varrebbe la pena cercare di trattenerlo qui ad ogni costo. Spero sia così evidente anche a Setti, se non altro perché uno così fa rendere i calciatori il 120% del loro potenziale e potrebbe quindi facilmente ripagare un ingaggio più elevato con le plusvalenze che porterebbe negli anni, valorizzando i giovani e rimotivando i meno giovani finiti nel dimenticatoio. Insomma, credo che il primo a guadagnarci da un triennale a Juric sarebbe proprio Setti. Speriamo lo capisca.

    1. Riccardo scrive:

      siamo
      in crescita….
      ah ah ah
      sembra passato un secolo. eh Giovà?

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