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DALLA PARTE DI ANGELINO E ILARIA

Non ho particolare simpatia per il ministro Angelino Alfano e le sue politiche. Nemmeno per Ilaria Capua che conobbi mentre dirigeva l’Istituto zooprofilattico delle Venezie: trasudava un’autostima eccessiva, quando si candidò con Monti riteneva che diventare ministro della Salute per lei sarebbe stato il minimo…Ma non posso che stare pienamente dalla loro parte.
Ha ragione Alfano quando definisce una barbarie la diffusione delle intercettazioni di suo padre.
La Capua è stata massacrata da un’inchiesta della procura di Roma. L’Espresso le dedicò una copertina avvallando tutte le accuse: trafficante di virus, corruzione, associazione a delinquere, diffusione di epidemie. Reati da ergastolo.
Oggi – completamente prosciolta – la Capua ha giustamente sbattuto la porta a questo Paese di m. ed è andata a fare la ricercatrice negli Stati Uniti.
Sed repetita iuvant. I media, mentre nelle pagine interne si scusano con lei, sono gli stessi che in prima pagina tornano a comportarsi come fecero con Ilaria: rilanciano cioè le accuse contro Alfano, a suon di intercettazioni pubblicate, avvallando di fatto ogni addebito senza attendere, non dico il processo, nemmeno la chiusura delle indagini.
Tanto vale dare corso ad una riforma che velocizza la giustizia e abbatte i costi: chiudiamo i tribunali, pensioniamo i giudici, e passiamo direttamente dalle accuse dei pm alla lapidazione in piazza. E, se sono politici, gettiamoli subito giù dalla torre di Pisa (all’uso islamico riservato ai gay) che così chiudiamo anche le carceri e risparmiamo ulteriormente.
Quando esplose la tragedia di Yara Gambirasi e fu accusato Bossetti con foto, interviste alla moglie e ai colleghi di lavoro, talk show a raffica, il corrispondente di Italia Oggi da Berlino, Roberto Giardina, spiegò come si sarebbero comportati i media tedeschi in un caso analogo: racconto preciso dell’accaduto e solo le iniziali dell’accusato. Niente nome né foto, niente notizie private né interviste ai famigliari. Tutto questo sarebbe stato divulgato solo dopo un processo e una condanna.
Significa che in Germania la giustizia non funziona? Che i colpevoli non vengono puniti, che ai media mettono il bavaglio? Semplicemente là tutto avviene nel rispetto che la civiltà giuridica impone verso gli imputati. Mentre da noi vige la barbarie giuridica.
E i responsabili della barbarie non subiscono conseguenze: magistrati che divulgano atti e documenti che andrebbero notificati solo ai difensori, pm che allestiscono inchieste senza prove solide (da Enzo Tortora in avanti) proseguono senza intoppi la radiosa carriera fino alla pensione d’oro. Giornalisti che ignorano la presunzione di innocenza, sancita dalla Costituzione “più bella del mondo”, mai vengono nemmeno sanzionati.
Mentre il popolo bue applaude o si gira dall’altra parte. Qualcuno si sveglia solo, se e quando, ha la sciagura di finire nel tritacarne mediatico giudiziario.

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