23
lug 2018
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Par tirar tardi

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PASSO… PASSO!

PASSO… è uno dei momenti più difficili nel gioco del Poker (cinque carte coperte) e nella gestione di un Blog..
PASSO! Chi non ha fatto il militare, a Cuneo come Totò o a Foligno come me, faticherà a capire l’importanza di quel punto esclamativo. Qualche sergente, per ridurre il tempo della parola e dare una cadenza unisona e marziale alla battuta del piede durante la marcia, arrivava a pronunciare il termine “ptzo!” (storicamente dimostrato).
RIPASSO, è tutta un’altra cosa.

P.S.
Traccheggio

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13 risposte a “PASSO… PASSO!”

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  1. El Giara scrive:

    E l’attenti era “At-ti!”. Almeno nei Fanti.

    1. bardamu scrive:

      E la cadenza dove la metemo? Sinist-sinist- sinist-dest-sinist!!!
      Al poker non sono nè sarò mai bravo. E’ un gioco in cui ci vuole un fondo di cattiveria, che io, purtroppo ( o per fortuna ) non ho.
      Sul ripasso la penso come il mio amico Allegrini: è una mezza truffa. Vinacce “scariche”, buone tutt’al più per far la graspa.
      Passo a prenderti dopodoman sera sulla mia torpedo blu ( popipopi! )

      1. paperinik scrive:

        ostttttttiaaaaaa quanti nostalgici. STECCCCCCCAAAAAA a nastro a todos ahhhhhhhhhhhhhhhhhhh.
        …i se rammenta quando erano venti chili in meno e la barbetta da implumi ancora da formarsi ahhhhhhsi

        … coltre di fumo e odor stantio di robaccia marocchina tagliata e di Moretti in camerata la mattina alle 6,30….UNICA LEGGE!!!!!

        ps: e A di rigore iniziale quasi mangiata per la mia ex banda…
        quindi aSSOOO…………

        1. federico scrive:

          Sinist dest sinist dest….passo!!!

          • gigio scrive:

            Variante: atttentiii, avaanti marsch! o march!, unoppi unoppi…
            La naja, detestata a suo tempo, troppo lunga, poco esercitativa in genere, ma con me fu utile, me ne sono accorto col passare del tempo.
            Unoppi… unoppi…

            Sul poker: è vero che il “passo” con buone carte è un momento importante, ma anche il “cip” non è semplice.
            Scrivo per quelli che sanno giocare veramente, in silenzio e che dopo qualche ora, due salatini e un whiskino vanno a berlo fuori dal tavolo, saltando una mano.

            • Niktv scrive:

              Non ho fatto la naja (non me ne vergogno e nemmeno me ne vanto), di conseguenza non posso esprimermi sul “passo” militare. Ho vissuto sui libri e quindi la parola “passo” mi è più familiare in questo ambito (un “passo” dei Promessi Sposi, solo per esempio e per restare sul classico). Il contrappasso di Dante e il sorpasso di Risi sono altri momenti che mi tornano in mente. Il passo geografico e il “passi” (pass) di autorizzazione a partecipare a qualche evento o per entrare in qualche luogo. “Passo” è sempre e comunque un’azione, sia esso sostantivo o verbo, la quale può essere positiva (ho valicato il “passo”) oppure negativa/precauzionale come il “passo” nel poker: negativa perché non ho “gioco” oppure precauzionale e quindi ho buone carte, ma mi sa che tu sei messo meglio… e quindi ringrazio “gigio” per avermi ricordato quale era la cosa che mi piaceva di più di questo gioco: il silenzio. Silenzio interrotto solo da poche parole codificate del gioco stesso. Fra queste le già citate “passo” e “chip”, ma anche “vedo”, “rilancio”, “leggo e rilancio” (perché il rilancio doveva essere immediato, ma non potevamo perderci l’emozione data dallo “spillare le carte”) e, soprattutto, “paròl”, termine magico che ti lasciava ancora un po’ nel limbo, ed era un altro modo per dire: “vai avanti tu e poi vediamo cosa posso fare”, ma anche un rischio (se avevi “gioco”) perché potevi sentire tutti dire rigorosamente “paròl” e dover rigettare nel mazzo la tua bella combinazione, ottenuta magari scartando tre carte dovendo ripartire da apertura K-A con puntata minima già piuttosto alta.
              Ora il poker ha preso un’altra strada e si chiama “Texas Hold’em”, oppure “5 card draw” o anche “Omaha” e, oltre alcune regole ovviamente diverse, si sono anche tradotti i termini in check, raise, fold (passo), ecc.
              Non esiste più il silenzio (sostituito spesso dal trash talking), non esiste più la regola del rilancio immediato, ma soprattutto non esiste più il “paròl”, segno dei tempi che cambiano dove nulla è più lasciato nel limbo, ma tutto deve essere concreto e misurabile.
              Non vedo comunque il perché io dovrei, anche di fronte a tutto questo, lasciare il tavolo dicendo “passo”.

          1. Maxx scrive:

            Siamo uomini o caporali?
            Io fui caporale (istruttore, come se non bastasse essere caporale), e ho visto cose…
            Di “Passo…” ce ne sono forse troppi.
            Di “Passo!” senz’altro troppo pochi.

            Ps. Era ” ‘ss… ssò” e non “ptzo!”. Almeno negli Alpini.

            • Cesare Settore Superiore scrive:

              Caro Maxx, come non darte reson?
              Te si riussido a risvegliarme antichi ricordi quasi dimenticarti.
              …sso, …sso, …sso!
              Anca mi era caporale istruttore, congedato sergente.
              Con 3 corsi vinti su 4 partecipazioni (vinti della mia squadra di 12 sorcetti) su un totale di oltre 24 squadre partecipanti, al CAR de Codroipo.
              Perchè anca allora come adesso, non serviva partecipare.
              Bisognava vincere, solo così se garantevino una settimana de permesso straordinario a casa dalla morosa.
              P.S. finiti i bei tempi da istruttore i ha pensado ben de spedirme a far el capo-pezzo in artiglieria da montagna, de stanza a Pontebba, famigerata caserma operativo-punitiva. Era il lontano 1982 e nel Verona ghera Odorizzi…

              • Maxx scrive:

                Ahahah!
                Vinti 5 su 6. Ma mai andà in licenza parché el capitano el me voléa ben (colpa mia, l’era un idiota e mi ghe l’ò dito quando ancora faséa l’AGI – Allievo Graduato Istruttore par ci no à fato la naja).
                Vinzar l’era facile. Al primo giorno, ale burbete, te ghe diséi: quelo che se g’à da imparar in 25 giorni se pòl farlo in 4/5 dì e dopo ve imbosché che non vojo più vedarve. Risultato sempre primi e – cosa riprovevolissima che detestavo e che ho loro insegnato a non fare – ogni volta che ti incrociavano per strada volevano offrirti da bere.

                L’unico benefit che mi ero preso deriva dal fatto che la naja l’ho fatta nel 84/85: in saletta graduati precedenza a tutto ciò che era Hellas (specialmente quelle volte che si riusciva a beccar Puliero).

                Ps. L’unico del corso congedà Caporal Maggiore invesse che Sergente son sta mi. Ma sa dovùo congedar anca l’idiota de Capitan de la Compagnia par no finir in rogne. No g’ò indole buonista.

            Rispondi a Maxx

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