LA MENTALITÀ DI BARONI, I “MESSAGGI” DI SOGLIANO E IL TORTO DEI PESSIMISTI

Marco Baroni è ossigeno morale: “Il tempo nel calcio non esiste, è un alibi, bisognerà essere subito pronti”, ha detto l’allenatore alla presentazione. Dopo due anni trascorsi a sentire scuse e frasi fatte, già queste parole sono aria buona. Il Verona deve voltare pagina, anche nella mentalità. Baroni, pur sfuggendo abilmente ai proclami, ha lasciato intendere che si lavora per tornare immediatamente in serie A. Il suo entusiasmo è sincero e appare chiaro che il tecnico fiorentino ha avuto garanzie. Credo possa essere un bel messaggio anche a quella fetta di tifosi che – comprensibilmente dopo l’infausta retrocessione, ma a torto se badiamo al presente – sui social continua a manifestare una sfiducia che sconfina nel disfattismo.

Molto netto anche il ds Sean Sogliano sulla cessione del giovanissimo Egharevba, che ha scatenato polemiche (postilla: solo qualche anno fa non ci sarebbe fregato nulla della cessione di un sedicenne, ma i social ci hanno reso tutti commercialisti e talent scout). Non ci si può perdere in moralismi, dice Sogliano. Ha ragione. Aggiungo: il calcio, non solo il Verona, vive di finanza, plusvalenze e transazioni di denaro. I progetti tecnici non esistono o comunque sono subalterni, ognuno vuole l’uovo oggi (leggi la plusvalenza sicura). E anche i giocatori, con procuratori e famiglie, mettono pressioni, a qualsiasi età. Meglio mettersela via, altrimenti si perde la prospettiva e ci si incazza per nulla. Poi, intendiamoci, l’obiettivo del Verona è primum vivere, ergo tornare subito in serie A (altrimenti, come ho già scritto qui, tra un anno Presidio Investors potrebbe trovarsi al bivio: ricapitalizzare o vendere). In questo contesto, davvero montiamo un caso su un sedicenne?

Tuttavia va trovato un equilibrio tra finanza e campo. Perché non ha torto Sogliano quando indirettamente ammonisce la proprietà sui rischi di rivoluzionare la rosa ogni anno: “Poi non sempre è facile trovare l’amalgama, vedi l’ultima stagione”.  Per quanto bistrattato e sputtanato, è pur sempre pallone e ha una regola non scritta: è sport di squadra giocato da uomini che hanno culture, emozioni, sensibilità diverse. Tradotto: se cedi X e compri Y, anche a parità di valore tecnico non è detto che la resa sia uguale, perché incidono variabili come ambientamento e carattere. In concreto, so bene che se il Verona dovesse cedere il Bowie di turno, avrebbe i soldi per sostituirlo adeguatamente, però Bowie è già integrato, un suo sostituto, per quanto valido, sarebbe un’incognita. Il messaggio di Sogliano a Puscasiu è chiaro: Bowie, Edmundsson, Suslov, Serdar e Bernede sono l’ossatura da cui ripartire.    

BARONI IMPECCABILE SUL CAMPO. SOFFRE LE PRESSIONI ESTERNE, MA VERONA AMBIENTE IDEALE

Il calciomercato del Verona entrerà nel vivo a cavallo di luglio e agosto.  Ora il club deve cedere i pezzi pregiati per creare plusvalenze e abbassare il monte ingaggi. A quel punto, Sogliano avrà a disposizione uno dei budget più importanti della serie B e con quello costruirà la squadra.

Ho fiducia, lui sui giocatori ha sempre avuto occhio, piuttosto lo aspettavo al varco sulla scelta dell’allenatore e devo dire che il ritorno di Baroni, con tanto di sostanzioso biennale, è la conferma (assieme alla permanenza dello stesso Sogliano, che ha rinunciato alla serie A) della volontà della società di risalire immediatamente. Baroni era obiettivamente la miglior scelta tra quelle possibili (Aquilani e Abate hanno firmato in serie A). Il suo limite  semmai è nella gestione delle pressioni esterne, ambientali, un difetto che lo ha limitato nell’esperienza alla Lazio e al Torino, e lo condizionò anche al Verona nei primi mesi quando la società di Setti viveva una situazione drammatica e caotica anche sul piano giudiziario. Oggi il club è solido e la tifoseria dell’Hellas è tradizionalmente calda, ma non invadente, Baroni insomma torna nelle condizioni ambientali ideali.

Che Verona sarà? Non sarà costruito per dominare il campionato, ma per lottare con altre 3-4 squadre per i primi due posti. La differenza la faranno i dettagli, quindi la qualità del lavoro tecnico, tattico e atletico. Le sedute di allenamento di Baroni sono ad alta intensità e il tecnico è uno che tiene sulla corda e allena 20 giocatori e non solo 14-15: sono precondizioni determinanti per non avere cali atletici e infortuni, e per vincere le partite nei secondi tempi con “cambi” preparati e motivati. Nell’ultima disgraziata stagione è successo esattamente il contrario…

E’ STATA FATTA CHIAREZZA: PRESIDIO E SOGLIANO UNITI PER LA SERIE A

Sogliano sì, Sogliano no, Sogliano forse, Sogliano boh. Sogliano, infine, sì. Tormentone estenuante, financo stucchevole, che ha esasperato ulteriormente la tifoseria, che già ha dovuto sorbirsi il peggior campionato della storia del Verona in serie A. Pure le fumate bianche dei Papi, per dire, oramai sono più veloci.

Tuttavia, per assurdo, questa telenovela (che comunque andrà spiegata dai protagonisti) ha aiutato a fare chiarezza. Il rifiuto di Sogliano all’allettante proposta del Lecce significa due cose: che il ds riparte dal Verona senza rimpianti e, anzi, motivatissimo, condividendo politica, programmi, budget di Presidio Investors; e che la proprietà americana fa sul serio e vuole risalire immediatamente in serie A.

Ora però bisogna marciare uniti, senza gelosie, rivalità interne, piccole vanità. Lo scriviamo senza girarci intorno: Simona Gioè, che sarà nuovo dg, nelle intenzioni rafforza la società, perché riempie un vuoto e paradossalmente permette a Sogliano di concentrarsi con piena autonomia in ciò che eccelle, l’aspetto sportivo e il campo. Bisogna però che tutti abbiano fisso in testa il quadro generale, cioè il bene del Verona, che è l’unica cosa che conta.

Voglio bene a Sogliano, uomo privo di qualsiasi ambiguità. Passionale, spigoloso, a tratti ruvido, con una dimensione romantica del suo ruolo. Uno spirito libero, indole che lo porta a volte a essere troppo accentratore. Italo Zanzi e Simona Gioè li conosco meno, ma sono manager che navigano nel calcio e nello sport da anni, ognuno con le proprie competenze. Puscasiu invece non lo conosco affatto. Ma sapete come la penso: fin dai tempi di Mandorlini, non mi è mai piaciuto identificare il Verona in tizio o caio, pur comprendendo che ci sono personalità che per carisma, storia, carattere e risultati diventano più iconici di altri. Per il sottoscritto, è il Verona che rimane e prescinde da tutto, da dirigenti, categorie, momenti. Mettere al centro il Verona non è retorica, è il principio cardine dell’identità, dell’attaccamento alle radici, che aiuta a essere solidi e a rifuggire a qualsiasi demagogia e innamoramento fugace. Senza questo spirito identitario il Verona rotolerebbe, diventerebbe come gli altri, quindi appassirebbe. L’Istituzione è più importante delle persone. Non dimentichiamolo mai.   

C’È L’HELLAS AL CENTRO DEL VILLAGGIO. SI RIPARTA SENZA PERSONALISMI

Ora in via Olanda aprano la finestra, facciano un bel respiro e azzerino tutto. Basta tensioni e giochi correntizi sotterranei nel Verona. Si vince e si perde insieme, si è tutti sulla stessa barca, senza distinguo. Qua c’è il Verona, non ameni narcisismi. Qua c’è l’Hellas, non colpevoli e vittime. La retrocessione ha lasciato macerie morali: e certo ora contano i soldi da investire, i giocatori, il nuovo allenatore, ma in primis c’è da recuperare l’anima. E ripartire, tutti, con meno personalismi e più umiltà.

Non si tratta di chiedere scusa, ma di piantarla con alibi e rimpianti, ché sovviene sempre quella frase di Velasco su chi, nel volley, incolpava l’architetto del palazzetto delle sconfitte casalinghe; oppure il John Belushi dei Blues Brothers che tirava in ballo le cavallette. 

Si è retrocessi per errori marchiani, non per sfortuna. Da un lato la proprietà, che non è mancata negli investimenti (sufficienti per lottare per la salvezza), ma si è disinteressata dell’operatività quotidiana, caricando tutto sulle spalle di Sogliano, che dal canto suo per la prima volta a Verona si è incartato nella visione d’insieme (scelta allenatori, costruzione della squadra, gestione). Fatalità, il primo anno senza Setti, che gli faceva da spalla e da “controcanto”. Il fatto è che Sogliano è un bravissimo direttore sportivo, un talent scout come pochi, ma è uomo di campo, non un direttore generale. Dg invece che è figura imprescindibile nel calcio dei fondi stranieri, in cui la filiera corta non può più esistere ed è utile invece una figura che stabilisca il quadro complessivo e faccia da raccordo tra la proprietà (e amministratore delegato) e l’area sportiva, ma con intelligenza, senza intaccare l’autonomia di Sogliano.

Il quale può essere che aspirasse a club più importanti. Sarebbe comprensibile, legittimo, persino giusto a 55 anni. Ma, conoscendolo, sono certo che sia rimasto con una voglia di riscatto fortissima. Che abbia aspettato un mese abbondante a sciogliere ogni riserva è paradossalmente un atto di onestà e serietà. E di chiarezza. Con il mercato dei ds che era in corso, che avrebbe dovuto fare, di grazia? Preferivate che Sogliano si pregiudicasse ogni opportunità, per poi rimanere, anche inconsciamente, con dei rimpianti? Guardate, l’uomo ha i suoi difetti (testone, un po’ permaloso, un ego importante), ma è uno con la schiena dritta. Dunque, al netto di tutto, la sua permanenza è una garanzia circa l’immediato futuro sportivo. L’Hellas lotterà per tornare in serie A.

A PRESIDIO SERVE LA SERIE A PER FAR FRUTTARE L’INVESTIMENTO (ALTRIMENTI TRA UN ANNO RICAPITALIZZA O CEDE, GUADAGNANDO MENO)

Presidio Investors è arrivata a Verona con un obiettivo preciso: risanare i debiti e creare plusvalore, per poi rivendere a un soggetto più forte e guadagnarci. E’ la specialità della casa del fondo texano: far crescere gli asset (finanziari, commerciali e infrastrutturali) e poi cederli, sfruttando i propri canali relazionali e la propria credibilità bancaria.

Quando accadrà? Non a breve, almeno nelle intenzioni. Presidio ha sempre operato sui 7-8 anni con le sue altre società del portfolio. Tuttavia sappiamo che il calcio ha delle variabili indipendenti. Per esempio, 12 mesi fa non era prevista la retrocessione, infatti il monte ingaggi era stato alzato e si era speso di più che negli ultimi tre anni. Ora si vuole risalire immediatamente: grazie al paracadute (25 milioni) e alle plusvalenze, il monte stipendi (pur ridotto) resterà comunque alto per la serie B.

Tornare subito in A, infatti, è l’unica via per Presidio per non essere costretta a rivedere i piani: si dovesse infatti restare in serie B, il fondo sarebbe davanti a un bivio: o ricapitalizza (per riprovare ancora a salire di categoria), o cede il club, però guadagnando meno di quello che potrebbe guadagnare tra 5-6 anni.

Il primo comandamento, tuttavia, è agire dentro dei paletti finanziari precisi. Un anno fa certamente conveniva restare in serie A, come adesso l’interesse è  tornarci immediatamente; ma questo non significa buttarsi nel fuoco e fare il passo più lungo della gamba. Ok arrivare al risultato, ma attraverso ciò che è possibile mettere sul piatto. Né più né meno. Perché questo è propedeutico a preparare il Verona a qualsiasi scenario: non solo a non farlo saltare in aria in caso di mancata promozione, ma anche a renderlo appetibile per nuovi investitori (ribadiamo, l’interesse del fondo è andare via guadagnandoci, che sia tra uno o 10 anni).  

A ottobre scrivevo che la nuova proprietà è solida. Lo ribadisco. Non va confuso il quadro generale con la contingenza (il risultato sportivo, ergo la retrocessione). Solidi chiaramente non significa avere gli Elon Musk o gli arabi, ma essere strutturati – per esempio nella credibilità con le banche e nelle relazioni finanziarie – per garantire un futuro al club.  Setti, che per anni ha (legittimamente) guadagnato con il Verona, non aveva più forza per andare avanti (altrimenti avrebbe continuato) e nemmeno il “potere contrattuale” di sedersi al tavolo per vendere a investitori plurimilionari. Così ha ceduto a un fondo di piccole-medie dimensioni, tuttavia serio, che ha migliorato la struttura della società e la vuole far crescere ancora. Non per carità cristiana, ma perché – ripetiamo – prima o poi dovrà far fruttare l’investimento.

Piuttosto, la retrocessione una cosa la deve insegnare agli americani. Per quanto il calcio sia sempre più finanza apolide, certe regole non scritte rimangono immutabili: una proprietà di un club non può limitarsi a far fruttare il capitale per creare plusvalore, delegando in bianco il resto, cioè la gestione quotidiana. Serve una figura di raccordo tra proprietà e l’amministratore delegato (Zanzi) da un parte, e l’area tecnica dall’altra. Un direttore generale.

SOGLIANO? PRIMA SCELTA, MA DEVE RITROVARE L’ENTUSIASMO E RIVEDERE ALCUNI ASPETTI

Più o meno sta succedendo questo: Presidio Investors ha offerto a Sogliano un contratto fino al 2029 (l’attuale scade nel 2027). Il direttore sportivo sta prendendo tempo. Legittimo, forse aspira a un salto di qualità. Il mercato dei ds, nella fascia medio-alta della serie A, comincia a muoversi solo ora ed è lì che Sogliano potrebbe puntare a posizionarsi. Lazio o Roma sono piste possibili, ma non è detto si concretizzino. Sogliano dunque potrebbe rimanere, ma a quel punto la domanda sorge spontanea: ha senso continuare un rapporto se c’è anche una sola minima titubanza?

Lo dico per il Verona, ma anche per Sean. La serie B è tosta di suo, il Verona certamente tra paracadute e le plusvalenze di Belghali e Bella Kotchap avrà delle disponibilità per affrontarla con un budget importante, ma è chiaro come il sole che non si può sbagliare nulla, né l’allenatore né i giocatori. Per chi scrive, Sean è indiscutibilmente la prima scelta, non per gratitudine, ma perché è bravo. Tuttavia, la conditio sine qua non, è che ritrovi quell’entusiasmo che nell’ultimo anno ha smarrito. Poi, certo, dovrà rivedere alcuni aspetti del suo metodo di lavoro, perché da capo dell’area tecnica molto di questa retrocessione è sua. Il budget lo aveva, ma ha sbagliato gli allenatori (Zanetti e Sammarco) e i giocatori chiave (su tutti Montipò, Al Musrati e Orban).

Last but not least, se Sogliano dovesse firmare il triennale fino al ’29 si chiuderebbe una volta per tutte l’equivoco: lui, Zanzi e Presidio hanno sì ruoli diversi, ma non sono entità separate. Il ds, rimanendo, confermerebbe di sposare pienamente la linea della proprietà, come del resto è stato un anno fa quando scelse di restare. Concetto che deve passare nella sua semplicità, senza dover per forza costruire su Sean architetture retoriche da vittima o da eroe, a seconda di come vanno le cose.    

NUOVO STADIO? IRREALIZZABILE SENZA UNA PROPRIETÀ DANAROSA. MEGLIO UNA RISTRUTTURAZIONE LIGHT

Di nuovo stadio a Verona ne sentiamo parlare da quasi mezzo secolo. Nell’ultimo anno, complice Euro 2032 (anche) in Italia, il sindaco Tommasi e la nuova proprietà americana del Verona hanno rilanciato il tema. Ma, a ben vedere, è tutta fuffa: non c’è un reale proponente, né un piano economico-finanziario, né una bozza di progetto, né una sede precisa (sorgerà nel sedime del Bentegodi o altrove?). Quindi nulla.

Del resto si gira a vuoto finché non si sa chi ci metterà i soldi (un nuovo impianto costa dai 200 ai 300 milioni di euro). Fermo restando che – da quanto si apprende – la proprietà rimarrebbe comunale, risulta abbastanza improbabile chiedere (peraltro a mezzo stampa come ha fatto il sindaco) un contributo al Ministero delle Infrastrutture o a quello dello Sport, oppure ai privati. A memoria, non ho ricordi di stadi finanziati direttamente dallo Stato. Quanto ai privati, l’unica strada è che il nuovo stadio sia strettamente collegato alla proprietà dell’Hellas Verona, anche rimanendo formalmente comunale (come a Udine, dove l’Udinese ha acquisito un diritto di superficie e gestione di 99 anni). Altre soluzioni francamente non ne vedo.

Ma il nodo vero è che a Verona non abbiamo mai avuto, e non abbiamo oggi, una proprietà dell’Hellas forte e capace di sostenere certi investimenti. Quindi di cosa parliamo, se manca il presupposto fondamentale? Di niente, appunto. Epperò discuterne distrae l’opinione pubblica, riempie i giornali e ci fa un po’ sognare in grande, mica male in questi tempi bui.  

Intanto qui vicino – Vicenza e Padova – procedono a piccole ma riuscite ristrutturazioni. Mi chiedo: è così difficile mettere in piedi un piano finanziario, più sostenibile, di semplice ristrutturazione dell’attuale Bentegodi? Il vecchio progetto (del 2012, non secoli fa) di abbassare le tribune e mantenere l’ovale e i pannelli fotovoltaici è carta straccia? La butto lì, costerebbe 40-50 milioni, il Comune e un pool di 3-4 industriali potrebbe accollarselo tranquillamente. Ma forse, come diceva Freak Antoni degli Skiantos, “non c’è gusto in Italia a essere intelligenti”.   

COME RISALIRE? AUMENTO DI CAPITALE, INVESTIMENTI E UN ALLENATORE VERO

Italo Zanzi, a inizio febbraio, ha detto che la società in caso di retrocessione è pronta a risalire immediatamente. Credo sia stata l’unica cosa davvero importante detta in quella (scialba) conferenza stampa. Ora però ci aspettiamo da Zanzi (che non è un “impiegato” come ho sentito, ma fintanto che è lì è il “verbo” della proprietà) un passaggio in più sul piano della comunicazione: nei prossimi mesi dovrà chiarire se Presidio Investors ha in programma un aumento di capitale.

Perché, intendiamoci, il paracadute aiuta e non poco, ma da solo non è sufficiente. Serve un budget proprio di investimenti per partire da un presupposto dirimente: essere ragionevolmente certi di costruire la squadra più competitiva della serie B. Perché ok che la palla è rotonda, ma fino a un certo punto: se si mettono soldi, si entra nella fascia di mercato più alta, cioè si ha la corsia preferenziale per ingaggiare i migliori calciatori della categoria.

Poi, altra questione centrale, non va sbagliato allenatore,  indipendentemente da chi sarà il direttore sportivo (il contratto di Sogliano scade nel 2027, ma si rincorrono i rumors di un suo addio). Se dovesse rimanere l’attuale diesse, lo abbiamo già scritto, dovrà mettere in soffitta il suo metodo “totalitario” di gestione,  metodo che ha sempre previsto allenatori troppo accomodanti. Qui serve un tecnico di grande personalità ed esperienza, ergo che abbia vissuto per più anni la serie A o che abbia già vinto la serie B. Dunque non Sammarco. Non un Donati (la voce è rimbalzata). Con tutto il rispetto, servono scelte di ben altro spessore. Altrimenti succede che ripartiamo dal via. Ma qui non è il Monopoli, qui i soldi, gli interessi e i rischi sono maledettamente veri.

CARO SEAN, L’UOMO SOLO AL COMANDO NON FUNZIONA PIÙ. PERCHÉ NON CHIAMI JURIC?

Sean Sogliano vuole davvero bene al Verona. E noi vogliamo bene a lui. In un mondo che dimentica in fretta e non sa cosa sia la gratitudine, chi scrive ricorda tutto il buono che il direttore sportivo ha realizzato per l’Hellas.  Ma questo non lo esenta dalle critiche. Ritengo Sogliano forse il principale responsabile del campionato del Verona. Sia chiaro, ha costruito una buona squadra sul piano tecnico e giustamente lo ha rimarcato lui stesso oggi in conferenza stampa. Tuttavia ha sbagliato molto nella gestione. Muovo dunque la stessa osservazione fatta da Vighini di recente, sebbene partendo da ragioni opposte.

Sogliano a mio avviso ha sbagliato la scelta dell’allenatore (Zanetti non andava confermato, non per demeriti o disvalore, ma per caratteristiche correlate al contesto), lo ha esonerato tardivamente e lo ha sostituito con un’opzione addirittura peggiore. Discutibile anche il ricorso ai ritiri anticipati e punitivi, che anziché unire il gruppo lo hanno innervosito. E in qualche modo hanno delegittimato e indebolito lo stesso Zanetti, che non condivideva quell’impostazione manichea nei rapporti con lo spogliatoio.

Ecco, credo che Sogliano dovrebbe evolversi e cambiare qualcosina nel suo metodo gestionale totalitario e un po’ naif. L’uomo solo al comando non può più funzionare in un calcio sempre più complesso e cosmopolita. Attenzione, Sean mica si deve snaturare, ma forse cominciare a delegare qualcosina sì. Innanzitutto andrebbe rivista la prospettiva nella scelta degli allenatori: al Verona servono uomini di personalità, autonomi, che con il ds certo si confrontano, ma che hanno totale indipendenza nelle scelte di campo. Altrimenti lo spogliatoio come fa a rispettare sul serio il tecnico di turno?  

La butto lì: perché non ricominciare da figure carismatiche alla Ivan Juric? In serie B non si può sbagliare nulla se si vuole risalire immediatamente. Direte, impossibile una convivenza tra due personalità forti e passionali come Sogliano e Juric. Accolgo l’obiezione, ma rilancio: perché no? Stiamo parlando di due uomini intelligenti, ok a tratti fumantini, ma anche profondi, complessi. Potrebbe convenire al Verona, ma forse anche a entrambi: Juric, nella “sua” piazza, avrebbe l’occasione di rilanciarsi dopo un paio di annate disastrose, e imparerebbe che è pur sempre “solo” un allenatore e non tutto ruota attorno a lui; Sogliano sperimenterebbe un diverso metodo di gestione, più “politico” e manageriale, ampliando la sua visuale e acquisendo qualche nuova skill. Insomma, sarebbe una crescita per entrambi. E l’Hellas ripartirebbe da due simboli.

LA MISSION DI PRESIDIO? RISANARE IL DEBITO. TRA QUALCHE MESE CAPIREMO

Temo che si stia sbagliando prospettiva dell’analisi. Ce la prendiamo con Presidio Investors, ma è come prendersela con il medico che ti cura e non con la malattia (e le sue cause). Perché, magari sbaglio, ma a me pare chiaro che il fondo abbia  rilevato la proprietà da Setti con una missione chiara: risanare una situazione debitoria del Verona che era, per usare un eufemismo, complessa.

Quando il presidente esecutivo Zanzi, che rappresenta gli americani, dichiara che “ogni euro incassato viene messo nel club”, credo voglia dire tra le righe proprio questo: i soldi vengono messi nel Verona, non solo o non tanto sul mercato o altri investimenti, ma per alleggerire i debiti. E quando devi ripianare non stai lì tanto a menarla, appena arriva la plusvalenza buona prendi e porti a casa.

Lo hanno sempre detto tutti: Presidio è un fondo di medie dimensioni specializzato nel valorizzare gli asset per poi rivenderli. Lo traduco a modo mio: “valorizzare” non vuol dire altro che “risanare” per rendere appetibile poi la società, operazione che è nell’interesse delle banche creditrici. E sarà nel prossimo bilancio che avremo davvero contezza di questo.

Chi scrive è decisamente avverso al calcio dei fondi, della finanza ecc., ma quel che conta in questi casi non è tanto come le pensa tizio o caio, ma tenere conto del principio di realtà (finanziaria): il Verona un anno fa non se la passava benissimo, da lì si deve partire. Poi capisco la rabbia dei tifosi, gli unici legittimati a esprimerla perché loro sono quelli che spendono tempo e soldi, e non sono deputati a sapere e a discernere di finanza (peraltro il volantino di Hellas Army è centratissimo), ma vivono di passione e risultati sul campo.

Detto questo, la (probabile) retrocessione non era preventivata e – Zanzi dixit – “sono stati messi 35 milioni per il mercato”. Una cifra più che adeguata per una squadra che si deve salvare. Tradotto: come scritto qua la settimana scorsa, non siamo ultimi per colpa di Presidio, gli errori semmai sono stati fatti nell’area tecnica. E ora non possiamo chiedere al povero Sammarco di chiudere la stalla ora che i buoi sono scappati.

Cosa accadrà in caso di serie B? Dal momento che sarebbe scorretto intellettualmente fare processi alle intenzioni, anche qua dobbiamo restare alle dichiarazioni di Zanzi, che non è vero che in 41 minuti di conferenza stampa non ha detto nulla: “Il nostro è un progetto a lungo termine e in caso di retrocessione saremo pronti”, la sua chiosa. Ergo, l’obiettivo sarà risalire, penso attraverso il paracadute e una ricapitalizzazione sostenibile. Mi pare una rassicurazione tonda. Ovviamente sono parole precise e che impegnano e su queste sarà giudicato (e giudicata la proprietà).