12
feb 2016
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IN CAMPO CI VANNO I GIOCATORI…

No, ragazzi, scusate ma così non va. Forse non ve ne siete resi conto, ma qui si fa una fatica boia a tenere in vita questa stagione, stiamo procedendo come facevano i medici di Er, a colpi di defibrillatore e iniezioni di adrenalina. Una vittoria alla giornata numero 23 e una vittoria buttata via con l’Inter dopo una buona partita non sono sufficienti a salvarsi l’anima dall’inferno.

Per questo non capisco la gara con la Lazio. Fossimo in una situazione normale, fossimo a 25 punti, già non avrebbe avuto senso. Ma se questa partita era un’occasione, l’ennesima, che doveva servire a raddrizzare questa stagione, allora davvero la delusione e lo scoramento rischiano di prendere il sopravvento. Delneri spiegava alla vigilia che le energie mentali erano state pienamente recuperate e che la gara con l’Inter aveva avuto l’effetto benefico di aver cancellato la fatica e fortificato l’autostima. Con la Lazio non ho visto niente di tutto questo. Ho visto un Verona stanco, molle, in balia dell’avversario, incapace di reagire.

Non credo che dare la colpa all’arbitro (pessimo) abbia senso. Per onestà dobbiamo dire che non si è perso per l’arbitro, ma perchè intensità, grinta, attenzione, difesa alta e quanto di buono si diceva sino alle 20.45 di giovedì è svanito sotto il palleggio della Lazio. Ci può stare di perdere all’Olimpico, ma purtroppo non doveva succedere a questo Verona che si porta sulle spalle la prima disastrosa parte di campionato.

Una riflessione finale: gran parte del dibattito fino ad oggi, anche in questo blog,  si è consumato sulle capacità di Mandorlini e poi sul cambio con Del Neri. S’è parlato anche delle responsabilità della società, delle mosse sbagliate del ds, del preparatore, del vice allenatore. Qualcuno ha anche chiesto a Setti se gli stipendi fossero pagati regolarmente.

I giocatori, che sono i principali attori, hanno invece sempre vissuto sotto una campana di vetro, quasi protetti. Beh, direi che dopo la cinquina dell’Olimpico anche loro devono iniziare a prendersi qualche responsabilità. Gli ombrelli protettivi ormai si sono chiusi quasi tutti.

07
feb 2016
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LA RABBIA E L’ORGOGLIO

La rabbia per una stagione che rischia di tramutarsi in una lunga serie di se. Se si fosse cambiato prima… Se la società non avesse messo la testa sotto la sabbia… Se gli allenamenti fossero sempre stati intensi… Se avessero sempre corso così… Se non si fosse pensato solo a difendere… Se il recupero dei giocatori avesse avuto un senso e non una lunga serie di “tentativi” a vuoto… Se la sfortuna non fosse sempre stata un alibi…

Una lunga serie di occasioni sprecate e di errori che ha causato il disastro di classifica quasi impossibile da colmare e che si tramuterá quasi certamente a fine stagione in un rammarico gigantesco.

Eppure stasera alla domanda di un telespettatore che mi chiedeva “ma voi ci credete ancora?” ho risposto d’istinto di sì. Contro ogni logica sia chiaro. Credo sia il mio cuore a dettarlo, ma anche le immagini chiare che ho visto oggi al Bentegodi. L’orgoglio che Delneri ha infuso dentro al Verona mi fa credere in un possibile miracolo. Ciò che abbiamo visto contro l’Inter è stato un capolavoro. Un Verona operaio ma che attraverso il lavoro ha ora un senso, un gioco, un carattere, una personalità.

Improvvisamente tutto quello che per mesi s’era detto (la coesistenza di Toni e Pazzini, l’assenza di ritmo, gli allenamenti a porte chiuse) è stato suffragato da Delneri e dal suo lavoro. E dunque, alla fine, non erano i blogger che minavano l’ambiente, nè i giornalisti.

Era il Verona che si era sabotato da solo, attraverso scelte sbagliate se non scellerate. Non fosse così, Delneri sarebbe il capo dei blogger e dei giornalisti non allineati, visto che dice e ripete ad ogni conferenza stampa gran parte degli argomenti che erano tacciati di “cornacchismo”. Qualcuno che ha fretta di accantonare il passato per evitare che i suoi errori vengano messi in luce, sostiene che l’acqua passata non macina più.

Vero, come è vero che la storia racconta responsabilità e svela i colpevoli. Affinchè gli errori del passato non si ripercuotano sul presente e sul futuro.

Ora però si tratta di parlare della salvezza, gravemente compromessa dai fatti precedenti. Ma, incredibilmente, il Verona ci crede ancora e questo va ascritto ai meriti di Delneri, arrivato a Verona per dimostrare di avere ancora qualcosa da dire dopo il Chievo dei miracoli e la Sampdoria delle meraviglie.

Anziano di anagrafe ma giovanissimo per intraprendenza, spirito e voglia di impegnarsi, Delneri ha rivoltato il Verona come un calzino, attuando una “rivoluzione” morbida che ha in pratica contraddetto tutto ciò che era stato fatto in precedenza.

Il 3-3 con l’Inter è stato un compendio del suo calcio offensivo. Unitamente ad un Bentegodi che sa esaltarsi con questo tipo di squadre fino a trascinarle, il Verona ora se la può giocare alla pari con tutti. Con rabbia, ma soprattutto con orgoglio può tenere viva la fiammella della speranza e comunque preparare il domani. Magari con meno presunzione e un pizzico in più di umiltà che nel calcio non guasta mai.

04
feb 2016
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NON C’E’ LOGICA ED E’ QUESTA LA GRANDE BELLEZZA

Ogni tanto mi succede. Succede che dopo una vittoria del Verona ho il bisogno di camminare da solo per le vie di Verona. Solitamente sono momenti importanti: una salvezza, un derby, una promozione. Quasi che la vittoria della mia squadra del cuore avesse bisogno della sua città per essere capita pienamente.

Verona di sera è bellissima. Forse non ne comprendiamo in pieno la sua romantica bellezza. Le luci che percorrono le architetture romane, le ombre sui palazzi medievali, l’Adige… I colori, i suoni, Romeo e Giulietta e noi veronesi che a volte non ci meritiamo tanta bellezza, solo per il fatto di vederla ogni giorno senza star lì ad ammirarne ogni mattone, ogni angolo, ogni cantone.

Poi penso a quel gene che dobbiamo per forza avere dentro. Veronesi tuti mati… E matti lo siamo davvero se stasera siamo felici come bambini al luna park perchè l’Hellas ha vinto una partita, la prima del suo campionato. Non c’è logica in tutto questo, eppure lì sta l’essenza di tutto. Di Verona e della sua bellezza. Del fatto di essere veronesi. Diversi, quindi matti. Quindi incompresi. Non si può capire perchè a noi la sofferenza esalta, perchè riusciamo ad applaudire anche una squadra che sprofonda in serie C, perchè nonostante tutto siamo ancora qui. E mi viene un groppo al pensiero che ora ci esaltiamo per tale Wszolek, un meraviglioso corridore polacco dai piedi di ghisa ma dal cuore grande. Non serve vincere sempre per essere felici. La felicità è tifare per questa squadra, che vince ogni tanto ma che ogni volta che lo fa non è mai banale ed è sempre speciale. E’ bella Verona di notte, è bello essere veronesi. E’ bello, soprattutto, tifare per l’Hellas. E gli altri non sanno cosa si perdono. Perchè vincono sempre.

02
feb 2016
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FARE CASSA

Ci sta tutto. Ci può stare tutto. La cessione di Sala, la cessione di Hallfredsson, l’addio di Rafa Marquez, l’arrivederci di Rafael, la cessione di Ionita che se ne andrà a giugno. Certo, è come aver sancito il fallimento di questa stagione. Scusate, abbiamo sbagliato tutto. In cambio sono arrivati un manipolo di giovanotti di belle speranze su cui però non s’è investito. E questo fa la differenza. Ecco perchè il giudizio su questo mercato non può essere completo senza considerare la seconda questione: perché è stato fatto? Per l’intento mero di fare cassa e salvare il bilancio o per costruire una grande squadra il prossimo anno in serie B?

La questione sta tutta qua. Il fatto di non aver messo un euro sui giovanotti di belle speranze arrivati non induce all’ottimismo. Di certo la società ha preso atto, assieme a Delneri che la stagione ormai è compromessa e che il “io ci credo ancora” è stata solo una vuota promessa. S’è detto: meglio guardare avanti. Ma s’è scelta la strada del “navigo a vista”. Non vedo francamente la volontà di costruire qualcosa in questo momento. Per ora Setti ha fatto cassa per far vivere il Verona e per assorbire le ingenti perdite causate da questo sciagurato e fallimentare campionato.

01
feb 2016
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EH GIA’… IO SONO ANCORA QUA

Cari amici, benritrovati. Torno a riallacciare un dialogo con voi, dopo un periodo in cui sono stato costretto ad un forzato riposo. Un’assenza che ha innescato una ridda di voci per il fatto che il blog è stato tolto dall’home page di tggialloblu.

In mezzo ai più disparati commenti, ho ravvisato una incredibile attenzione che credo sia il frutto dell’onesto e appassionante rapporto che mi lega a voi. Voglio ringraziare tutti, anche coloro che hanno esultato per la scomparsa del blog (che in realtà era stato solo “congelato”, come mi ha puntualmente riferito l’editore). Io credo che il rapporto sia stato e sia così intenso perchè ognuno di voi ha ravvisato e ravvisa nei miei pensieri e nelle mie parole un senso di libertà che io ritengo imprescindibile per continuare a fare il lavoro di giornalista. Ovvio: ci sta nel non essere d’accordo, ci sta essere su posizioni diverse, ci sta il dialogo. Credo di essere stato il primo giornalista a Verona a usare questa forma di comunicazione che implica un enorme sforzo sia in termini di professionalità, sia dal punto di vista temporale. Molto più semplice scrivere un fondo su un giornale dove il tuo pensiero “scende” dall’alto senza che nessuno ne possa discutere.

Un blog invece implica un’azione diversa: c’è un “tema” e c’è chi lo commenta. Molto spesso il commento prende addirittura forme proprie e avulse dal contesto. Il bello è proprio qui. Il brutto è che mentre io metto la mia firma e la mia faccia, non so chi ci sia dall’altra parte. E quando si mette in dubbio la professionalità o addirittura l’onestà, ammetto che non è facile sopportare. Ho letto, sorridendo, che qualche amico mi ha rimproverato di essere cambiato… Posso assicurare: mi piacerebbe moltissimo. Ma se ho un difetto è proprio quello di non cambiare. Resto sempre un inguaribile romantico, innamorato del Verona, che ritengo una creatura così bella che mi imbestialisco a morte quando vedo qualcuno che la tratta male. Vi avevo promesso, qualche tempo fa, quando qualcuno metteva in dubbio la mia integrità professionale nel momento in cui il mio gruppo editoriale diventa mediapartner della società, che per me non sarebbe cambiato nulla. Che avrei continuato a vigilare. E che avrei puntualmente denunciato. Cosa che ho puntualmente fatto, credo con grande onestà.

Setti ha cambiato il Verona in questi anni e questo cambiamento non ha prodotto risultati, ma il disastro che è sotto gli occhi di tutti. Questo è chiaro. Come è chiaro che Setti aveva dato al Verona una grande struttura societaria che aveva funzionato alla perfezione tanto da produrre i due anni migliori del Verona dagli anni ’80. Io osservo, valuto, giudico. E’ il mio ruolo. Sono un giornalista, non faccio il politico nè il presidente, nè il direttore sportivo.

Non cerco consenso, nè voti, ma notizie. Unisco i puntini, cerco di darvi uno scenario. Dicono che ai tifosi vadano venduti sogni che in altre parole sono frottole. Non le troverete qui, nè prima, nè ora, nè mai.

Voglio essere anche scomodo. Non sopporto chi manca di chiarezza. Non voglio essere preso in giro da nessuno. Non sopporto chi lavora nell’ombra, chi sta nel suo “grigiore” a tessere trame, tirando il sasso, nascondendo la mano. Per quanto posso, quella gente la denuncio alla pubblica opinione, spesso scrivendo delle loro malefatte. Presento il conto. Se il presidente mi dice che “lui crede ancora nella salvezza”, mi aspetto dal mercato mosse che possano testimoniarlo. Se il direttore sportivo dice che la squadra è da “clamorosa salvezza” mi aspetto che quella squadra non venga smantellata a gennaio nei suoi pezzi migliori.

Perchè delle due l’una: o si è sbagliato “clamorosamente” prima, o si sta sbagliando “clamorosamente” adesso. (Probabilmente si è sbagliato prima, più di adesso…). Ho sentito Pastorello dire “solo un folle smembrerebbe questa squadra” e due giorni dopo cedere Italiano, e Cannella dire che il suo “Verona era la Juventus della Lega Pro” (poi si rischiò la C2). Denunciai allora nello stesso modo di oggi, prendendomi valanghe di critiche, ma poi anche valanghe di “hai avuto ragione”. E solo Dio sa quanto avrei voluto sbagliarmi…

Torno oggi a guidare la formidabile macchina del Tggialloblu con gli spazi di libertà che il mio editore mi ha sempre garantito e che mi garantirà. Più della mia salute, ultimamente.

18
gen 2016
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UNIVERSO PARALLELO

Continuano in città i festeggiamenti per la fantastica cavalcata verso la serie B. Dopo la convincente conferenza stampa del presidente Setti (ex pilota di Manila, soprannome affibiatogli quando la squadra viaggiava mestamente verso l’Europa), un corteo di auto è partito da via Belgio con direzione Piazza Bra per colorare di giallofluo l’Arena. Nel frattempo la squadra ha continuato la trionfale marcia verso la cadetteria.

Dopo aver infranto tutti i record, la truppa giallofluo ha rovinato però la media impattando in modo vergognoso contro la Roma, frenando così l’esaltante striscia negativa, un record destinato a finire direttamente nel libri di storia. Unica nota stonata: il gol della Roma è arrivato probabilmente per colpa di qualche blogger non allineato alla linea presidenziale. Blogger e pochi giornalisti che non riescono a capire l’importanza del momento e che non si sono allineati alle celebrazioni. Uno scandalo. Reietti che non riescono a vedere oltre il loro naso. Gente che semina zizzania sebbene questa società abbia il più grande scouting del mondo e abbia battuto tutti i record come questa stagione sta dimostrando.

Gente che non riesce proprio a capire che il Verona è un affare privato e non un bene della città. Purtroppo questi imbelli, aiutati dai social e da alcuni irriducibili tifosi (non tutti per fortuna…), avevano già ostacolato un altro grande presidente in passato, quel Giambattista Pastorello che senza quei negativi bastoni tra le ruote avrebbe perseguito quello che è l’obiettivo finale: la sparizione del Verona.

Purtroppo l’acredine di questa gente è infinita. E non si capisce il motivo. In meno di cinque mesi questa società è passata dall’indegna salvezza in serie A , dopo aver sfiorato la possibilità di andare in Europa, ad una spedita quanto straodinaria retromarcia verso la serie B. Per fortuna che la gente ha capito, dopo le parole di Setti. Tanto che un gruppo di tifosi pare acquisterà una pagina pubblicitaria sulla Gazzetta per omaggiare la società. Siete unici, grazie.

13
gen 2016
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12.133

LA SINDROME DI FONZIE

C’era solo una parola che Setti doveva pronunciare oggi: scusatemi. Poi ci sta tutto. L’annata storta, gli errori sul mercato, la buona fede. Il presidente ha fatto capire invece che avrebbe rifatto tutto. Riconducendo le colpe di questa stagione agli infortuni. Setti però non è riuscito, come Fonzie, a dire quella parolina. Ha giustificato gli errori suoi e del suo staff. Ha dato la colpa alla sfortuna. Ha solo detto, che forse, doveva esonerare prima Mandorlini. Ci ha ripetuto che abbiamo lo scouting più importante d’Italia. Tranne poi dire che non si sa chi prendere a gennaio.

Le scuse erano dovute. Come atto di umiltà e anche di umanità. Perché avrebbero ammesso che il Verona è ultimo in classifica per una serie di errori e non per il fato avverso. Se si continua su questo tasto, lo dico oggi che siamo a gennaio, giustificando tutto quello che è successo con l’argomentazione del destino cinico e baro, andremo incontro a molte amarezze in futuro.

Il Verona non è passato dall’essere una delle rivelazioni del campionato ad una squadra con il peggior record negativo della storia solo per colpa del diavoletto che ci ha messo la coda. Ci è arrivato perché in primis Setti ha toccato violentemente gli equilibri della società, sbagliando poi le scelte successive. E’ mancata un figura forte nello spogliatoio e uno che lo facesse ragionare sul mercato. Sono mancate le idee vincenti delle stagioni scorse, quell’attenzione a tanti piccoli particolari che fanno la differenza.

Mi dispiace: questo Verona non è migliorato in nulla: ha fatto le più brutte maglie della storia, non ha attenzione ai propri tifosi, nemmeno quando sono fatti denudare, è ultimo in classifica, ha gestito gli infortuni con dilettantesco agire (che fine ha fatto per esempio la convenzione con l’Uls di Treviso? Perchè rivolgersi ai medici di quella città?). Non aiuta di certo aver saputo che quello che era il colpo di mercato (Pazzini) era destinato alla panchina (sic), mentre su Viviani, l’altro oneroso acquisto è meglio soprassedere tanto oscura e misteriosa è la vicenda, quanto chiare sono le poi le dichiarazioni: semplicemente da luglio Viviani aveva la pubalgia e aver puntato (solo) su di lui in questo stato e a quel prezzo è stata una follia. La chiave è tutta qui e voler ancora una volta negare tutto ciò, è un brutto segnale. Il rischio di commettere gli stessi errori è dietro l’angolo.

Prendiamo di buono l’impegno di Setti: “Faremo una squadra competitiva anche in serie B” e “Non faremo la fine del Parma”. Non è molto, ma ci contiamo.

10
gen 2016
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FALLIMENTO

I miracoli non sempre succedono. Delneri ci ha provato, ma il Verona che gli era stato lasciato in eredità sembrava uno paziente di ER. L’encefalogramma non è piatto, ancora. C’è anche un filo di battito cardiaco. La speranza si sa è l’ultima a morire. Delneri ha dato al Verona coraggio, gioco, intensità. Ma il Verona non segna e un errore dietro lo fa sempre. Non meritava di perdere nè con l’Empoli nè oggi con il Palermo. Ma ha perso e ora la situazione è disperata. Questo è il peggiore Verona di sempre in serie A e cercare di dare la colpa solo alla sfortuna è cercare di sfuggire alle proprie responsabilità.

Setti e Gardini ne hanno di enormi. Hanno purtroppo toccato equilibri sottilissimi, hanno giocato al piccolo chimico, l’intruglio che hanno creato è diventato una bomba che ora gli è esplosa in faccia. Ne hanno fatto le spese prima Sogliano, poi Mandorlini, adesso Bigon. Non si scherza con queste cose e le valutazioni errate coperte da pretesti a raffica, ancora prima delle sparate (“E’ la miglior stagione di sempre”) si pagano caro.

Setti ha peccato di presunzione. E’ nel suo carattere ma non sarebbe male si cospargesse il capo di cenere. Lui non ha inventato il calcio, aveva solamente creato un’ottima organizzazione societaria (non mi smentisco certamente) che poi ha contribuito a distruggere. Ognuno era complementare all’altro e il Verona aveva ottenuto grandi risultati.

Poi qualcuno (Gardini) non è più rimasto al suo posto, il presidente ha cambiato valutazioni, la società è diventata una polveriera. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Ripeto: questo è il peggiore Verona di sempre in serie A, Mandorlini è stato silurato dopo avergli costruito la “squadra più mandorliniana di sempre” (meno male allora che prima non era stato così…), Bigon fa persino tenerezza. Così si è mandato allo sbaraglio anche un bravo allenatore come Gigi Delneri, forse la miglior scelta di questa dirigenza (ma ricordo che la prima scelta di Gardini era stato Corini, fermata a furor di popolo), sebbene a tempo scaduto e quando i buoi erano ormai scappati dalla stalla. E’ evidente che dopo l’inevitabile esonero di Mandorlini, la società non si è compattata attorno al nuovo tecnico.

L’ultima settimana, quella più importante del campionato, non ha visto uno straccio di dichiarazione della società a sostegno di Delneri e del suo lavoro; ma non solo: a parte Emanuelson arrivato dopo l’addio di Rafa Marquez,  non ha agito sul mercato ed ha iniziato a parlare con lo Spezia di una possibile cessione di Moras, creando un clima destabilizzante all’interno dello spogliatoio.

Ora si tratta solo di salvare la dignità. Poi toccherà a Setti.

06
gen 2016
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ULTIMA SPIAGGIA (E SPERIAMO CHE LA SABBIA NON SIA FINITA)

Tante cose non mi sono piaciute in Juve-Verona. Non m’è piaciuto il secondo tempo. Troppo blando con il solito problema della tenuta fisica. Non m’è piaciuto Siligardi che non riesce a essere un valore aggiunto nonostante Delneri gli stia dando fiducia e continuità. Naturalmente bisogna parlare anche di Calvarese che s’è inventato una punizione assurda quando la gara era ancora viva. Il gol del 2-0 è sua responsabilità, ma anche i nostri difensori ci hanno messo del loro.

M’è piaciuto invece Pazzini. Solo un super Buffon gli ha tolto la possibilità di esultare, ma al di là della pregevole giocata, il Pazzo è stato dentro la partita fino all’ultimo. Wszolek, pur con tutti i suoi limiti, è uno che si sbatte, Ionita rischia di diventare l’unica vera plusvalenza di questa squadra. Bene anche Gollini. Il ragazzo sta crescendo in mezzo ad un mare di difficoltà.

Arriva il Palermo che solo le sciocchezze di Zamparini hanno posto in zona salvezza. Ora il presidente rosanero ha richiamato Iachini, ma nel frattempo ha venduto Luca Rigoni che era il fidatissimo di Iachini.

E’ l’ennesima ultima spiaggia. L’incredibile sequenza di errori della società ha prodotto il peggior Verona di sempre in serie A. Non era mai successo che a questa giornata il Verona non avesse mai vinto. Si rischia la serie B, ma anche l’onta di un record negativo che non ha paragoni. Aver giocato con la squadra e gli assetti societari come Topolino nell’apprendista Stregone ha ridotto il Verona in questo stato. Dare la colpa alla sfortuna e agli infortuni è un alibi che non si può sentire. Le responsabilità di chi ha diretto la baracca è enorme. Voler girare la testa da un’altra parte sarebbe l’ennesimo fatale errore. I responsabili ci sono. Spero pagheranno per questo scempio.

29
dic 2015
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ADDIO 2015

Si chiude il 2015: a trent’anni dallo scudetto di Bagnoli (voto 10 per sempre), il Verona ha cambiato i colori sociali. Dal gialloblù (voto 10 e lode) si è passati al nero-fluo (voto 0) o per dirla alla Roberto Puliero (voto 10 alla carriera di radiocronista, 8 per quella di attore che qualche volta si è “sprecato”) al nero-verdevomito fluo (sempre voto 0). La dirigenza (voto 7 per i primi tre anni di gestione, 0 per questo) ha banalizzato la questione che era già affiorata negli anni precedenti. Quest’anno però ha passato il limite sbagliando anche la prima maglia (con le righe della Juve Stabia). Tra l’altro maglie che portano sfiga, visto come vanno le cose dal punto di vista sportivo.

Neanche Luca Toni (voto 9) sembra più in grado di fare miracoli, mentre Mandorlini (voto 4) è stato esonerato dopo aver avvallato tutte le scelte: dal sì a Pazzini (voto 4) alla sopravvalutazione della vecchia guardia. Ricordare ogni tre giorni in un’intervista che lui ha un contratto ancora di un anno e mezzo e che la sua testa è ancora al Verona, non aiuta Delneri (voto 8 per come ha cambiato mentalità alla squadra) né il Verona nella corsa verso la salvezza. Poichè è ancora un tesserato, pare strano che possa parlare così a ruota libera senza che la società (Gardini dove sei?), dica nulla.

Bigon (voto 3) ha pesanti responsabilità  ma ha comunque un merito: ci ha sempre messo la faccia, anche nei momenti più duri (voto 8). Il cerino che Gardini (voto 2) gli ha messo in mano rischia di bruciarlo. Il mercato di gennaio potrebbe essere il suo personale riscatto. Ma le colpe, è bene dirlo, non sono tutte sue.

Setti (voto 3) invece ci rimetterà un sacco di soldi. Gli errori si pagano, se poi sono seriali (perserverare diabolucum est…) rischi di fare un capitombolo da cui non ti rialzi più. Si rassegni: non è il miglior anno della sua gestione. Speriamo ritorni presto il Setti visionario di qualche anno fa (voto 8). Altrimenti sono guai seri.

E’ stato l’anno dell’addio a Sogliano (voto 8 per quanto fatto a Verona, ingiudicabile a Carpi, incomprensibile per la scelta di Genova) e quello del turista Marquez (voto 10 alla carriera, 3 per l’esperienza veronese). L’uscita di scena del messicano  è stata pessima, l’ultimo atto di un’avventura che non lo ha mai visto coinvolto fino in fondo. Un peccato. Addio anche a Saviola (voto 10 per la professionalità) eccezionale esempio di campione che ha accettato la panchina e che ha risposto sul campo quando lo facevano giocare.

Una sola immagine per chiudere: il gol di Toni contro il Sassuolo nello scorso campionato (voto 10 e lode). Portiamocela nel cuore e speriamo che il 2016 (anno bisesto…) sia un po’ migliore. Buon anno a tutti.