22
feb 2015
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CADUTA ARRESTATA, L’AEREO E’ DI NUOVO SULLA ROTTA GIUSTA. MA…

I piloti hanno superato brillantemente la tempesta. L’aereo è di nuovo stabile, sulla rotta giusta. La caduta è stata arrestata. Questa gara con la Roma è stata una specie di corroborante per il Verona. C’è persino il rammarico di non averla vinta.

Se Mandorlini cercava delle risposte le ha avute. Alla pari della società. La squadra risponde ancora alle sollecitazioni dell’allenatore e questa è la migliore notizia dopo le tre sconfortanti gare precedenti.

Questa gara dovrebbe sgombrare il campo da tanti dubbi e invece me li ha aumentati. Mi chiedo perchè allora il Verona non abbia sempre giocato così. Quale sia il valore di questa squadra. Mi chiedo anche se non sia l’ennesimo fuoco di paglia. Come la gara di Udine, quando pareva che tutto fosse stato risolto con quella rimonta.

Mi dispiace ma non ci credo. Non sono convinto che da adesso in poi tutto sia in discesa. Mi chiedo ora che Verona scenderà in campo col Cagliari: quello che barcollava con il Genoa? O quello del secondo tempo con la Roma? Quello che ha vinto con l’Atalanta dopo essere stato ripreso? O quello che è stato preso a pallonate dal Torino?

Nulla è stato ancora fatto e solo tornando da Cagliari con tre punti questo campionato può diventare meno misterioso e più normale. Già, normale come quelle porte aperte a Peschiera… Hai visto mai che per fare una gara decente bastava questa piccola ma significativa mossa? Magari adesso anche questa squadra ha capito per chi gioca e che valore ha la maglia gialloblù.

16
feb 2015
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ALLARME ROSSO

Le spie sono accese, le sirene suonano, gli allarmi sono scattati. Ora bisogna far scendere le maschere d’ossigeno e sperare che i piloti ci facciano atterrare senza troppi danni. L’involuzione del Verona è senza fine, e seriamente, stasera siamo una delle candidate alla retrocessione.

Il Chievo ha mentalità e ci ha raggiunto, l’Empoli pareggia col Milan, il Cesena addirittura con la Juventus che a noi ha rifilato dieci gol in due partite. Persino il Parma che pareggia con la Roma nostra prossima avversaria al Bentegodi, in questo momento pare averne più di questo Hellas.

Mandorlini non ne azzecca più una, passa dal 5-3-2 al 4-3-3 sbagliando uomini e non migliorando la fase difensiva che ormai è roba da circo Orfei. La società è ferma, immobile, come paralizzata, forse stupita da tanta involuzione.

Sogliano sta zitto, Gardini è sfuggente, il presidente sfoggia calma apparente che forse è solo terrore. La squadra, dal canto suo, Luca Toni e qualche eccezione a parte, parla solamente e non fa seguire i fatti alle parole. Non so come si possa fare a invertire questa pericolosissima tendenza. Ma qualcuno deve decidere o dire qualcosa. Prima che sia troppo tardi. Sperando che non sia troppo tardi. Meglio se lo fa Setti. E’ il suo momento più difficile da quando è qui. Vediamo come se la cava.

14
feb 2015
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LA LEZIONE DELLA PRIMAVERA

Mentalità. Si compra? No. Si acquisisce. Si ha. Con il lavoro, con la determinazione, con il carattere e l’autostima. La si coltiva ogni giorno. Il miracolo della Primavera del Verona è questo. Non c’entra niente cambiare, uno, dieci, diciassette o diciotto giocatori.

Per principio stesso del calcio giovanile, la Primavera cambia tutto ogni due anni. Assemblarla non è facile. Ma Pavanel, artigiano del pallone, nato a Portogruaro e ormai mezzo veronese, svolge questo lavoro con passione e dedizione. Vedere i suoi allenamenti è passare due ore dentro la felicità del pallone. Un divertimento e un arricchimento. La Primavera del Verona ha una mentalità. Il Verona, purtroppo no. Non ancora almeno. O meglio a sprazzi.

Dai ragazzi dell’Hellas arriva oggi una ventata di ossigeno e aria pura che fa bene ad ogni stanza del Verona e della società, anche là dove in questo momento c’è un po’ di aria stantia. La mia maestra diceva che bisogna aprire le finestre ogni tanto per respirare meglio e far funzionare il cervello. Apriamo le porte anche al Verona. Alla svelta. Prima che alcuni pesante miasmi ci tolgano il respiro. Complimenti a Calvetti e al suo staff. E ora giochiamocela contro una corazzata come l’Inter che spende cento volte più di noi. La dignità e la passione fanno miracoli a volte. E se non lo fanno, grazie ragazzi lo stesso. Siamo orgogliosi di voi.

08
feb 2015
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NON E’ IL TEMPO DI CERCARE I COLPEVOLI. E’ IL TEMPO DI FARE I PUNTI PRIMA CHE SIA TARDI

Abbiamo passato un girone a cercare il colpevole. Mandorlini, Setti, Sogliano, Gardini, el capitan Marquez, la difesa, le cessioni, gli acquisti. E chi più ne ha più ne metta. E mentre abbiamo fatto questo il Verona scivolava sempre più in basso, sempre più involuto.

La salvezza, però non è mai stata in discussione e certe volte, se non sempre, la nostra (discussione) ha virato su sterili polemiche. Il modulo, e ancora Mandorlini, Setti, Sogliano, Gardini eccetera eccetera.

Una sconfitta pesantissima come quella contro la Juventus, è stata confinata nella cartella “episodi”. Ed era invece sbagliato perchè quella gara, anzi, quelle due gare, erano il primo segnale che qualcosa non andava. E venne poi la gara con l’Atalanta e il mondo tornò a sorridere e l’orchestrina sulla nave tornò a suonare giuliva.

Ma poi arrivò Palermo e ora Torino e allora dobbiamo suonare un’altra musica. Perchè, amici miei, stavolta non si può fare come nel 2002 quando il Titanic navigava a tutta velocità contro l’iceberg senza che nessuno se ne accorgesse.

Stavolta è meglio suonare le sirene, e pensare seriamente, tutti, alla salvezza come principale bene da portare a casa in una stagione disgraziata. E’ bene che Setti cominci a pensarci su seriamente e con lui, anche Mandorlini e la sua squadra. Quell’allarme che Luca Toni e Moras suonarono per primi dopo il set di Napoli, fu, ahi noi profetico.

Mai come oggi, credo che sia il presidente Setti a dover prendere in mano il timone della nave. E’ importante, perchè in questo momento non può farlo una dirigenza con il contratto in scadenza. Setti ha voluto così, rimandando la decisione a dopo la salvezza. A maggior ragione, ora tocca a lui essere il punto di riferimento di questa società. Se non altro per difendere il suo investimento. Vada in sede, si faccia vedere al campo, segua gli allenamenti. Anche il Verona, come Manila Grace è una sua azienda. E non meno importante, visto il fatturato.

Ci sono dei momenti in cui un padrone si deve far vedere e sentire. Ora non è il momento delle deleghe. E’ il momento di prendere delle decisioni e di essere presente. Carpi è a mezz’ora d’auto da Verona, presidente. E una visita quotidiana in sede, al campo, in città farà bene al nostro Hellas e anche a lei che così comincerà a capire tante cose che ora delega.

Stasera sono preoccupato. Questo Verona non mi piace. Una squadra che concede sempre un tempo agli avversari, incapace di reagire, se non nel finale, in un copione che continua imperterrito a ripetersi di gara in gara. Così a Palermo come col Torino.

Ognuno avrà le proprie responsabilità, da chi ha costruito la squadra a chi non l’ha rafforzata a gennaio, a chi la mette in campo e a chi in campo ci va. Francamente a questo punto non conta più. Bisogna pensare a mettere in fila 16 punti, arraffandoli con le unghie e con i denti di qua e dì là, con umiltà e con cuore, in mezzo ai fischi o agli applausi (fosse lì il problema, quali cazzate mi tocca sentire…).

L’orchestrina suona, ma stavolta prima che il Titanic affondi, è meglio che qualcuno scuoti quest’ambiente cloroformizzato. Non siamo disperati, ma la tranquillità è un’altra cosa. Tirare fuori i cocones, please. In fretta.

03
feb 2015
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DISCOUNT HELLAS

La sensazione (solo di sensazione si tratta) è di essere passati in due anni da Harrods al più grigio dei discount di periferia. Il mercato del Verona mi dà questa idea e mi induce a una riflessione più profonda che va al di là di questo mercato di gennaio, che da sempre è utile come un sasso nella scarpa.

Riducendo a zero gli investimenti, Setti ci dice che lui più di così non può fare. E che probabilmente il suo Verona ha invertito la rotta. Chi pensava ad un’Hellas ambizioso e che magari possa un giorno andare in Europa, deve mettersela via. Il Verona cercherà di salvarsi e lo farà con mezzi limitati.

Non solo: il presidente ha anche voluto mandare un messaggio chiaro a Mandorlini. La squadra che abbiamo costruito quest’estate è valida, tocca a te farla funzionare al meglio. Cosa che non sempre è avvenuta, secondo il presidente, quest’anno.

Ora tocca Mandorlini dirci, chiaro e una volta per tutte se a lui questa squadra piace o no. Il nodo è tutto lì. Se a Mandorlini questa squadra piace, allora ci possiamo salvare in carrozza. Viceversa se i dubbi del mister, magari malcelati e fatti trapelare attraverso amici e i soliti “bene informati”, allora siamo nei guai. Io credo che al mister questa squadra piaccia. Non mi risulta abbia detto il contrario nè a Sogliano, nè al presidente. Anzi: a quanto so, quest’estate ne era entusiasta. Quindi sono molto ottimista.

A questo punto, se le cose stanno così (e cioè che la squadra piace al mister), è chiaro che il suo riferimento di un paio di domeniche fa alle cornacchie che volteggiano sul Verona non era indirizzato a chi ha criticato il suo lavoro ma a coloro che hanno da mesi sproloquiato sul valore della rosa, tacciando molti di questi giocatori come brocchi.

Torniamo al discount: se ci guardiamo attorno nessuno a livello del Verona (o magari più in basso) ha cambiato la rosa o fatto investimenti milionari. Da questo punto di vista c’è chi sta peggio, soprattutto in chi ha l’acqua alla gola e si deve salvare.

Però non c’è dubbio che due anni fa il Verona faceva tutt’altro mercato e dava l’idea di essere una società in “forte espansione”, mentre oggi è una società che sta ridimensionando il suo budget. Ma, proprio Setti, ci aveva insegnato con spregiudicate operazioni, che senza investimenti è impossibile fare plusvalenze. E le plusvalenze, al di là delle ironie, sono indispensabili al Verona per vivere e continuare a investire. Chi si ferma, in questo senso è perduto. Vivere solo con i diritti tv è insensato. Per il Verona è indispensabile investire sui giovani, valutarli, consolidarli e poi rivenderli. Oggi questo non sta avvenendo. E il rischio di un piccolo cabotaggio (nobile ma assolutamente non adeguato alla piazza veronese) è dietro l’angolo.

 

01
feb 2015
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STORIA DEL SARTO MANDORLINI CHE NON RIESCE A CUCIRE L’ABITO CHE LO CONVINCE

La Juve non è un test attendibile, ma il Palermo sì. E contro il Palermo, il Verona ha giocato la solita gara incomprensibile. Bene all’inizio, poi pauroso, poi impacciato, infine nuovamente in attacco. Incomprensibile appunto. La sfiga invece ci vede benissimo e ha colpito nuovamente Jacopo Sala, un ragazzo che per questo Verona è diventato pedina troppo importante.

Ma quella che dobbiamo analizzare è appunto la mentalità. Perchè il Verona una gara sì e una gara no ci costringe a parlare degli stessi argomenti? E’ sufficiente dire, come ha spiegato Mandorlini che si è cambiato tanto? Secondo me no, altrimenti avrebbe una valenza anche l’analisi di Iachini che ha detto, giustamente, che nel Verona ci sono sei giocatori che hanno giocato il mondiale. E poi per dirla tutta: come mai il Verona andava meglio all’inizio del torneo che non oggi?

Io credo, piuttosto che il Verona culli l’idea anche inconscia, di poter gestire la gara, di poterla portare a casa, di un punto che comunque fa classifica. Invece, questo campionato è strano e ti costringe sempre a giocartela. E questo fa incazzare. Perchè, la verità è che quando il Verona gioca a viso aperto, quando la gara è di quelle “da non sbagliare”, solitamente la vince.

Ed allora perchè non essere un po’ più spregiudicati, più liberi nella testa, più vogliosi di conquistare gli spazi e meno timidi, meno condizionati dai movimenti difensivi, dalle diagonali? Troppe volte ho visto gli avversari messi alle corde e rianimati dal nostro atteggiamento. Prima li facciamo palleggiare, concediamo il possesso palla, li facciamo giocare nella nostra metà campo, poi ce li tiriamo in area e lì, zac, uno dei nostri commette l’errore fatale.

Questo è quello che è sempre successo quest’anno, soprattutto tutte le volte che siamo andati in vantaggio per primi. Come se dopo il gol la squadra si spegnesse per riaccendersi quando ormai è tardi o, a volte per crollare come fu a Napoli. Trovo strano anche che Mandorlini continui a variare gli interpreti. Non capisco perché cambiare la squadra che aveva fatto bene, se non benissimo con l’Atalanta. Continuare a ritenere Saviola un peso e non una risorsa mi pare un errore.

L’argentino non è solo un bel suppellettile, ma è prezioso proprio a livello tattico, dando riferimenti al centrocampo, alle ali e soprattutto a Luca Toni con cui parla la stessa lingua tecnica. Mandorlini ha scucito e ricucito questo vestito tante volte, ma, quando finalmente ha trovato la quadratura, lo ha voluto un’altra volta ricucire, come se lui in cuor suo non fosse ancora convinto di come è venuto l’abito. E questo ci impedisce di vedere un Verona che affronti il campionato con un minimo di continuità e senza patemi d’animo.

25
gen 2015
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IL VERONA É VIVO

Contro una squadra tecnicamente inferiore il Verona ha archiviato alla voce “spiacevoli episodi” le due gare contro la Juventus. Oggi ne abbiamo la prova. Il molle Verona che a Torino ha infilato quella doppia figuraccia, non era quello vero. Il campionato, avevano giurato Toni e Mandorlini, inizierà con l’Atalanta. E così é stato. L’Hellas ha dato continuità alla prova fatta contro il Parma, dimostrando che la rosa é all’altezza e che il processo d’inserimento dei nuovi si é completato.
Da oggi in poi, potrà solo andare meglio. Ritrovare gente come Sala, un’altra fantastica idea di mercato di Sogliano, che potrà rendere un’altra importante plusvalenza tra qualche mese, é stato fondamentale. E vedere gente come Gonzalez, Longo e Donsah, “scarti” del Verona, cambiare faccia al Cagliari pericolante, la dice lunga sul lavoro fatto dal ds gialloblù.
Così come Saviola, finalmente in campo, come deve essere per un campione del suo calibro. Un campione dal sorriso sincero, che ha lavorato in silenzio senza mai fare una polemica e senza mai creare malumori. Pensare che é ancora al cinquanta, sessanta per cento della sua forma, rende ottimisti sul girone di ritorno del Verona.
La classifica dell’Hellas torna ad essere “in linea” con i programmi della società, ma ora non concediamoci voli pindarici. Ci sono quattro partite durissime che ci aspettano. E non sono la Juventus… Per fortuna.

19
gen 2015
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15.156

PENSIAMO AL VERONA (OVVERO MI SONO STUFATO DEI MANDORLINIANI E DEGLI ANTIMANDORLINIANI)

Certo, qui due famiglie lottarono per anni, finchè i loro figli, innamorati scelsero la morte. E nacque così la leggenda di Romeo e Giulietta. Questo per dire che le disfide casalinghe sono nel nostro Dna. Quindi da un certo punto di vista è comprensibile che in casa Hellas si litighi. Montecchi e Capuleti, cioè Mandorliniani contro Antimandorliniani come se l’Hellas non esistesse. Francamente non ne posso più. Il dibattito sta assumendo odore anuseabondo. C’è chi per dimostrare che il mister è il dio assoluto, padre padrone del Verona arriva a dire che la squadra è una schifezza. E dall’altra parte c’è chi sostiene che se piove in Australia è colpa di Mandorlini. Nessuno pensa all’Hellas. Io, che sono sempre stato un mandorliniano, mi sono rotto di partecipare a questo dibattito. Sorrido quando faccio mezza critica al mister e c’è gente che mi accusa di essere filo Setti. E mi viene da sbellicarmi quando non affondo la critica sul mister e qualcuno mi accusa di essere un paggio del mister.

Io credo, sempre, che dovremo guardare al Bene generale, cioè al bene del Verona. Ammettere liberamente che Mandorlini non le sta azzeccando tutte (penso a Tachtsidis e a Saviola…), ma dire anche che se siamo arrivati a questo punto non è solo colpa sua. Poi, per dirla tutta: a quale punto? Abbiamo fatto pena due gare, è vero. Abbiamo perso di brutto col Napoli e perso malamente col Chievo, complice, vorrei sempre ricordarlo un pessimo arbitro che ha regalato la vittoria alla squadra di Maran (e guardate dove sarebbe oggi il Chievo senza quella vittoria rubata…). Ma se diciamo (e lo dicono tutti, da Setti a Sogliano, da Gardini a Toni) che il Verona deve salvarsi, allora non c’è da far altro che appurare che oggi il Verona è salvo. E alla grande. Ammettiamo per un istante che la società voglia cacciare il mister oggi. Che messaggio daresti alla piazza? Che il Verona è da Uefa? Ebbene: e se poi il successore va avanti con la media di Mandorlini che senso avrebbe avuto?

Io credo che la società con coerenza vada avanti o cerchi di farlo con il mister fino a fine stagione. Poi ovviamente, le strade si divideranno. E’ una mia idea, peraltro non supportata da nessun riscontro. Intanto però bisogna lottare con i denti, tutti insieme ma veramente, così come da Lezione di Tifo di chi era allo Juventus Stadium (chapeau).

15
gen 2015
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CHE ALMENO QUESTA UMILIAZIONE SERVA DI LEZIONE…

Scrivo a “caldo” perchè non ho voglia di “riflettere” e perchè ho una rabbia in corpo che metà basta. Devo quindi fare appello alla mia parte razionale per non sbroccare di brutto. Dico solo che mi sento umiliato. Come tifoso.

Perchè ci sta perdere con la Juve, non ci sta a fare una partita del genere. Perchè in campo devi correre, perchè quella maglietta va “sporcata”. Perchè non s’è capito quello che mille butei volevano dire sugli spalti urlando come pazzi e tenendo alta, soli come sempre, quella bandiera.

Questa squadra, dispiace dirlo, non aveva nè capo nè coda. La difesa è imbarazzante, il centrocampo peggio, in attacco… lasciamo perdere. Spero solo che questa gara serva almeno a farne una completamente diversa domenica prossima. Dimenticavo: lunga vita a Luca Toni. Che Dio ce lo conservi in salute…

14
gen 2015
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6.310

ANDIAMO E GIOCHIAMOCELA

Credo che il Verona abbia un imperativo: di giocarsela fino in fondo. A viso aperto e senza paura. Non c’è un tifoso sano di mente che non chieda questo alla squadra e a Mandorlini alla vigilia di questo doppio confronto con la Juventus.

Partiamo battuti? Certo. Ma nel calcio è proprio ciò a creare fascino e attrazione. Diciamo che il Verona affronta questa partita con lo spirito di chi non ha nulla da perdere e quindi di chi, nella disperazione tira fuori il meglio. E’ ovvio che serva un’impresa.

Per vincere deve succedere che il Verona sia nella sua miglior serata possibile e che la Juventus sia nella peggiore. Neanche questo, forse basterà (semplicemente ricordando i nostri trascorsi su quel campo, remember Wurtz?) Però è bello che il Verona si sia regalato questa possibilità, visto che altri sono usciti molto prima.

Mandorlini ci tiene e ci tiene tantissimo anche Setti a cui, far bella figura in casa juventina proprio non dispiacerebbe. Inoltre Sogliano potrebbe trarre da queste partite altre indicazioni utili per il mercato di gennaio. Sapere se Brivio è uno che ha finito benzina e motivazioni, se Saviola è ancora un campione, se la difesa va rafforzata, se il restyling deve essere superficiale o più profondo.

E il mister ritrovare serenità, quella che ti fa ragionare in modo diverso meno d’impulso con più raziocinio. E anche perché la gara con il Parma non resti la classica rondine che non fa Primavera.