06
ago 2019
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IL RE E’ NUDO

C’era una volta un imperatore che amava così tanto la moda da spendere tutto il suo denaro soltanto per vestirsi con eleganza. Non aveva nessuna cura per i suoi soldati, né per il teatro o le passeggiate nei boschi, a meno che non si trattasse di sfoggiare i suoi vestiti nuovi: possedeva un vestito per ogni ora del giorno, e mentre di solito di un re si dice: “E’ nella sala del Consiglio”, di lui si diceva soltanto: “E’ nel vestibolo”.

Nella grande città che era la capitale del suo regno, c’era sempre da divertirsi: ogni giorno arrivavano forestieri, e una volta vennero anche due truffatori: essi dicevano di essere due tessitori e di saper tessere la stoffa più incredibile mai vista. Non solo i disegni e i colori erano meravigliosi, ma gli abiti prodotti con quella stoffa avevano un curioso potere: essi diventavano invisibili agli occhi degli uomini che non erano all’altezza della loro carica, o che erano semplicemente molto stupidi.

“Quelli sì che sarebbero degli abiti meravigliosi!”, pensò l’imperatore: con quelli indosso, io potrei riconoscere gli incapaci che lavorano nel mio impero, e saprei distinguere gli stupidi dagli intelligenti! Devo avere subito quella stoffa!”.

E pagò i due truffatori, affinché essi si mettessero al lavoro.

Quei due montarono due telai, finsero di cominciare il loro lavoro, ma non avevano nessuna stoffa da tessere. Chiesero senza tanti complimenti la seta più bella e l’oro più brillante, se li misero in borsa, e continuarono a così, coi telai vuoti, fino a tarda notte.

“Mi piacerebbe sapere a che punto stanno con la stoffa!”, pensava intanto l’imperatore; ma a dire il vero si sentiva un po’ nervoso al pensiero che una persona stupida, o incompetente, non avrebbe potuto vedere l’abito. Non che lui temesse per sé, figurarsi: tuttavia volle prima mandare qualcun altro a vedere come procedevano i lavori.

Nel frattempo tutti gli abitanti della città avevano saputo delle incredibili virtù di quella stoffa, e non vedevano l’ora di vedere quanto stupido o incompetente fosse il proprio vicino.

“Manderò dai tessitori il mio vecchio e fidato ministro”, decise l’imperatore, “nessuno meglio di lui potrà vedere che aspetto ha quella stoffa, perché è intelligente e nessuno più di lui è all’altezza del proprio compito”.

Così quel vecchio e fidato ministro si recò nella stanza dove i due tessitori stavano tessendo sui telai vuoti. “Santo cielo!”, pensò, spalancando gli occhi, “Non vedo assolutamente niente!”

Ma non lo disse a voce alta.

I due tessitori gli chiesero di avvicinarsi, e gli domandarono se il disegno e i colori erano di suo gradimento, sempre indicando il telaio vuoto: il povero ministro continuava a fare tanto d’occhi, ma senza riuscire a vedere niente, anche perché non c’era proprio niente.

“Povero me”, pensava intanto, “ma allora sono uno stupido? Non l’avrei mai detto! Ma è meglio che nessun altro lo sappia! O magari non sono degno della mia carica di ministro? No, in tutti casi non posso far sapere che non riesco a vedere la stoffa!”

“E allora, cosa ne dice”, chiese uno dei tessitori.

“Belli, bellissimi!”, disse il vecchio ministro, guardando da dietro gli occhiali. “Che disegni! Che colori! Mi piacciono moltissimo, e lo dirò all’imperatore.”

“Ah, bene, ne siamo felici”, risposero quei due, e quindi si misero a discutere sulla quantità dei colori e a spiegare le particolarità del disegno. Il vecchio ministro ascoltò tutto molto attentamente, per poterlo ripetere fedelmente quando sarebbe tornato dall’imperatore; e così fece.

Allora i due truffatori chiesero ancora soldi, e seta, e oro, che gli sarebbe servito per la tessitura. Ma poi infilarono tutto nella loro borsa, e nel telaio non ci misero neanche un filo. Eppure continuavano a tessere sul telaio vuoto.

Dopo un po’ di tempo l’imperatore inviò un altro funzionario, assai valente, a vedere come procedevano i lavori. Ma anche a lui capitò lo stesso caso del vecchio ministro: si mise a guardare, a guardare, ma siccome oltre ai telai vuoti non c’era niente, non poteva vedere niente.

“Guardi la stoffa, non è magnifica?”, dicevano i due truffatori, e intanto gli spiegavano il meraviglioso disegno che non esisteva affatto.

“Io non sono uno stupido!”, pensava il valente funzionario. “Forse che non sono all’altezza della mia carica! Davvero strano! Meglio che nessuno se ne accorga!” E così iniziò anche lui a lodare il tessuto che non riusciva a vedere, e parlò di quanto gli piacessero quei colori, e quei disegni così graziosi. “Sì, è davvero la stoffa più bella del mondo”, disse poi all’imperatore.

Tutti i sudditi non facevano che discutere di quel magnifico tessuto. Infine anche l’imperatore volle andare a vederlo, mentre esso era ancora sul telaio. Si fece accompagnare dalla sua scorta d’onore, nella quale c’erano anche i due ministri che erano già venuti, e si recò dai due astuti imbroglioni, che continuavano a tessere e a tessere… un filo che non c’era.

“Non è forse ‘magnifique’?”, dicevano in coro i due funzionari; “Che disegni, Sua Maestà! Che colori!”, e intanto indicavano il telaio vuoto, perché erano sicuri che gli altri ci vedessero sopra la stoffa.

“Ma cosa sta succedendo?”, pensò l’imperatore, “non vedo proprio nulla! Terribile! Che io sia stupido? O magari non sono degno di fare l’imperatore? Questo è il peggio che mi potesse capitare!”

“Ma è bellissimo”, intanto diceva. “Avete tutta la mia ammirazione!”, e annuiva soddisfatto, mentre fissava il telaio vuoto: mica poteva dire che non vedeva niente! Tutti quelli che lo accompagnavano guardavano, guardavano, ma per quanto potessero guardare, la sostanza non cambiava: eppure anch’essi ripeterono le parole dell’imperatore: “Bellissimo!”, e gli suggerirono di farsi fare un abito nuovo con quella stoffa, per l’imminente parata di corte.

“‘Magnifique’!, ‘Excellent’!”, non facevano che ripetere, ed erano tutti molto felici di dire cose del genere.

L’imperatore consegnò ai due imbroglioni la Croce di Cavaliere da tenere appesa al petto, e li nominò Grandi Tessitori.

Per tutta la notte prima della parata di corte, quei due rimasero alzati con più di sedici candele accese, di modo che tutti potessero vedere quanto era difficile confezionare i nuovi abiti dell’imperatore. Quindi fecero finta di staccare la stoffa dal telaio, e poi con due forbicioni tagliarono l’aria, cucirono con un ago senza filo, e dissero, finalmente: “Ecco i vestiti, sono pronti!”

Venne allora l’imperatore in persona, coi suoi più illustri cavalieri, e i due truffatori, tenendo il braccio alzato come per reggere qualcosa, gli dissero: “Ecco qui i pantaloni, ecco la giacchetta, ecco la mantellina…” eccetera. “Che stoffa! E’ leggera come una tela di ragno! Sembra quasi di non avere indosso nulla, ma è questo appunto il suo pregio!”

“Già”, dissero tutti i cavalieri, anche se non vedevano niente, perché non c’era niente da vedere.

“E ora”, dissero i due imbroglioni, se Sua Maestà Imperiale vorrà degnarsi di spogliarsi, noi lo aiuteremo a indossare questi abiti nuovi proprio qui di fronte allo specchio!”

L’imperatore si spogliò, e i due truffatori fingevano di porgergli, uno per uno, tutti i vestiti che, a detta loro, dovevano essere completati: quindi lo presero per la vita e fecero finta di legargli qualcosa dietro: era lo strascico. Ora l’imperatore si girava e rigirava allo specchio.

“Come sta bene! Questi vestiti lo fanno sembrare più bello!”, tutti dicevano. “Che disegno! Che colori! Che vestito incredibile!”

“Stanno arrivando i portatori col baldacchino che starà sopra la testa del re durante il corteo!”, disse il Gran Maestro del Cerimoniale.

“Sono pronto”, disse l’imperatore. “Sto proprio bene, non è vero?” E ancora una volta si rigirò davanti allo specchio, facendo finta di osservare il suo vestito.

I ciambellani che erano incaricati di reggergli lo strascico finsero di raccoglierlo per terra, e poi si mossero tastando l’ariamica potevano far capire che non vedevano niente.

Così l’imperatore marciò alla testa del corteo, sotto il grande baldacchino, e la gente per la strada e alle finestre non faceva che dire: “Dio mio, quanto sono belli gli abiti nuovi dell’imperatore! Gli stanno proprio bene!”

Nessuno voleva confessare di non vedere niente, per paura di passare per uno stupido, o un incompetente. Tra i tanti abiti dell’imperatore, nessuno aveva riscosso tanto successo.

“Ma l’imperatore non ha nulla addosso!”, disse a un certo punto un bambino.

“Santo cielo”, disse il padre, “Questa è la voce dell’innocenza!”. Così tutti si misero a sussurrare quello che aveva detto il bambino.

“Non ha nulla indosso! C’è un bambino che dice che non ha nulla indosso!”

“Non ha proprio nulla indosso!”, si misero tutti a urlare alla fine. E l’imperatore rabbrividì, perché sapeva che avevano ragione; ma intanto pensava: “Ormai devo condurre questa parata fino alla fine!”, e così si drizzò ancora più fiero, mentre i ciambellani lo seguivano reggendo una coda che non c’era per niente.

 

PS: Ogni riferimento a fatti e persone è assolutamente voluto.

29
lug 2019
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QUANDO ANCHE CIANO DIVENTA IRRAGIUNGIBILE

Ciano è irragiungibile. Non stiamo parlando di Ribery, di Bale, di Lukaku, ma di Camillo Ciano. Un onesto e magari bravissimo pedatore che ha giocato una sola volta in serie A nella sua carriera. Per il Verona sono troppi due milioni di euro. Costavano troppo anche Mancuso (finito all’Empoli) e Cornelius (al Parma).

A volte, sempre più spesso per la verità, mi pare di vivere su Marte.

Sí, sí, ora lo so che scatenerò i soliti gendarmi del bilancio, i Monti del tifo, una sorta di Troika europea che ricorderà nell’ordine che: il Chievo ha rischiato di fallire. Che nel Veneto il Verona è l’unica squadra in A. Che è saltato anche il Palermo. E via discorrendo. Una volta i tifosi erano i primi a sognare. Adesso sembra che siamo diventati tutti dei Barresi col vestitino preso da Zara e la cravattina sottile che fa tanto dirigente.

Fino all’argomento principe: compralo ti el Verona… Che è come dire: mangiati questa minestrina dal gusto merda e per favore dimmi pure che è buonissima.

Il mercato lo giudicheremo alla fine, certamente.  Ma per essere chiari: se non si interverrà pesantemente da centrocampo in su e con validi giocatori, la serie B è sicura. E che non si spacci Ciano per un colpo, please. Arrivasse è il minimo che è lecito attendersi.

22
lug 2019
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FREGNACCE

C’è una cosa che non sopporto e non sopporterò mai. Quando mi raccontano fregnacce. La mia stima nei confronti di una persona è pari al livello di credibilità che questa si conquista. Non sopporto quando si raccontano balle e si pretende l’applauso. Faccio veloci esempi: due anni fa mi raccontarono che Bearzotti e Calvano rappresentavano il futuro del Verona. Erano loro la grande prospettiva di questa società.Vi ricordate? Setti si affannava a prendersi i meriti di aver scoperto Calvano, mentre i cantori di regime incensavano le doti di mago del presidente.  Oggi uno è ai margini della squadra, l’altro è stato ceduto in serie C con due righe di comunicato senza uno straccio di ringraziamento.

Ci raccontavano anche che gli staff di Pecchia e Grosso erano i migliori del mondo, guai a mettere in discussione la preparazione atletica. Se lo facevi manipoli di randellatori virtuali intervenivano per confutare la tesi. Oggi Ivan Juric ci dice con molta tranquillità che molti giocatori del passato non erano abituati a lavorare, sottointendendo “con un po’ di impegno”, le stesse parole che usò Ballardini quando arrivò al Genoa a gennaio uno sfiancato Bessa. Potrei continuare all’infinito, ma mi fermo per carità di patria. Aggiungo solo che c’è solo una cosa che è peggiore delle fregnacce che ci hanno raccontato. I megafoni che le hanno amplificate.

12
lug 2019
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7.539

DIVIDE ET IMPERA

Tutti contro tutti. I social hanno scatenato una guerra tra poveri, accuse, offese. Uno spettacolo degradante. Coperti nella maggior parte dei casi dall’anonimato, i tifosi del Verona si scagliano gli uni contro gli altri. Anche in questo sito, anche in questo blog. Nel frattempo il Verona opera un’azione verticale che trapassa le coscienze. Io so’ io, e voi non siete un cazzo, diceva il marchese del Grillo. L’apparente democrazia dei social in realtà ha creato l’humus perfetto per chi, come Setti impone la sua visione. Un pensiero unico e liquido che non riesce ad essere frammentato da nessun commento perché per ogni commento c’è il suo esatto contrario. Il fronte comune, che tante battaglie ha fatto vincere anche in passato (penso alla fusione con il Chievo) non esiste più.

Siamo alla teorizzazione massima del “divide et impera”, inventato dai latini. E così chi si abbona offende chi non si abbona, e viceversa. Senza rispetto. Chi deve lavorare e non va in trasferta viene giudicato non degno di parola. E via così. Fino al concetto massimo: chi critica Setti, attacca il Verona. La sovrapposizione perfetta tra dio e la realtà. Come se criticare Renzi o Salvini volesse dire criticare l’Italia. Attenzione all’ultimo passaggio perché credo che ci siamo vicini anche nel paese. Nel calcio, che resta un formidabile laboratorio sociale, ci siamo già da un pezzo. Il cervello del tifoso è costantemente lavato e stirato. Gli spazi per la critica e il dissenso sempre più ristretti. Nel calcio e a Verona è già realtà. Setti non va criticato perchè lui è l’Hellas Verona. L’evidenza dei fatti viene distorta con sapiente uso dei media compiacenti. Alla terza volta che dici in un’intervista che Grosso è stato importante per la conquista della serie A, c’è il serio rischio che in molti ci credano. E che tantissimi si dimentichino la merdina che è stata loro propinata per otto mesi. C’è perfino il rischio che Grosso venga considerato tra un po’ come un bravo allenatore. L’eroe Aglietti, nel frattempo, è stato in frettissima accantonato e quando lo nomini vedi il loro malcontento salire.

Chi lo fa viene isolato, emarginato, buttato fuori dalle conferenze stampa. Assistiamo a paradossi evidenti che diventano prassi giornaliera. Per fare pubblicità alle nuove magliette che Setti si rivende con un ricarico minimo del settanta, ottanta per cento, forse addirittura del cento per cento vista la qualità dei materiali usata, chiedono ai media di farsi l’accredito. Capite? Siamo al capolavoro. Non solo non pagano la pubblicità, ma decidono pure chi deve entrare per fargliela. Continuano a parlare di tifosi, ma in realtà ragionano con l’idea che siamo clienti. In effetti lo siamo diventati da un pezzo. Siamo somari a cui vendono qualsiasi cosa. Brocconi di proporzioni gigantesche vengono spacciati per fenomeni e la parola “colpo di mercato” è ormai una dolce bustina di eroina da iniettarsi ogni mattina per placare le nostre coscienze in astinenza da calciomercato. E così viene stimolato il nostro essere tifosi, solleticando il bambino che c’è in noi, usando le nostre fanciullesche passioni, in realtà mercificando la nostra passione. E mentre tutto questo succede noi continuiamo a litigare. Anonimi. Sul web.

10
lug 2019
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CALMA. MA NON TROPPA

Il Verona ha bisogno di rafforzarsi. Tanto e ovunque. Lo diciamo con sano senso del reale e visto cosa è successo nell’ultima vergognosa comparsata in serie A (noi non dimentichiamo).

Siamo d’accordo che il mercato non si fa adesso (completamente) ma una squadra che ha le idee chiare e non naviga a vista, il mercato in realtà lo fa adesso. Se non hai tanti soldi, vincono le idee e i rapporti. Un rapporto che, si spera, il Verona di Tony D’Amico coltiva è quello col ds Fusco. Il quale è alla Juventus e qualcosa di buono potrebbe girarlo. Mancuso poteva essere un’idea, brutto segnale che l’Empoli lo abbia soffiato, mettendoci soldi veri (cinque milioni mi sembrano comunque un’esagerazione, ma cavoli loro).

Su Bessa, Juric vorrebbe costruire qualcosa, ma anche qui, siamo sospesi. Arrivasse un’offerta… bye bye Bessa.

Si è lavorato in difesa. Due scommessone (Rrahmani e Gunter) e una certezza Bocchetti. Questo mi pare il primo vero nome da serie A.

Mi sfugge la super valutazione data al polacco Dawidowicz: spendere tre milioni e mezzo per il riscatto di questo giocatore mi pare una follia. Almeno per quello che s’è visto in serie B. Speriamo di essere smentiti in serie A.

Come scrivevamo il Verona ha posposto i pagamenti della scorsa stagione: sono stati spesi adesso 12,4 milioni di euro e tranne Rrahmani sono serviti a finanziare la squadra che stava clamorosamente fallendo la risalita in serie A (sempre sia benedetto Alfredo Aglietti e anche un po’ Iemmello che ha sbagliato quel gol clamoroso col Foggia).

Con sano realismo Setti (impegnato sempre più in prima persona nelle trattative) e D’Amico, si devono anche chiedere se Di Carmine e Pazzini possono garantire i gol necessari per stare in serie A. Lo devono dire loro, senza prendersi in giro e facendo una valutazione serena. Io ho dei dubbi. Un conto è la B, dove Pazzini è un lusso e Di Carmine un buon giocatore (che ha faticato oltremisura, ricordiamocelo), un conto è la serie A.

Ora come ora la campagna acquisti è ingiudicabile. Finisse adesso sarebbe ovviamente da grave insufficienza. Per fortuna c’è tempo. Quindi calma, ma non troppa…

03
lug 2019
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E’ FINITA L’ERA DELLA SUPERCAZZOLA E DELL’ALLENATORE DI PLASTICA

Inutile star qui adesso a dire se Juric è uno scarso, buon, o ottimo allenatore. Sono discorsi che lasciano il tempo che trovano. Si saprà dopo due tre mesi dall’inizio del campionato e soprattutto lo capiremo in base alla sua capacità di incidere sulle scelte societarie in fatto di mercato. Insomma se, al di là delle apparenze, sarà succube anche lui degli indirizzi di mercato della società volta a risparmiare e a fare plusvalenze non appena ce ne sarà l’occasione. Assomigliasse anche in questo a Gasperini, Setti avrebbe in casa, finalmente un osso duro con cui confrontarsi.

Quello che possiamo dire con certezza è che finalmente è finita l’epoca delle supercazzole. Non c’è stata domanda a cui Juric ieri non abbia risposto con chiarezza. Per qualcuno persino eccessiva. Ha spiegato di essere stato contattato dopo l’esonero di Grosso, confermando quindi l’idea che nessuno in società credeva ad Aglietti e al miracolo serie A, ha detto che Bessa è  ”Tra i pochi giocatori della rosa che ha dimostrato di poter giocare in serie A” e con lui Pazzini, ha detto di voler giocare con la difesa a tre, ha detto che dopo l’impresa ha temuto che Aglietti restasse alla guida della squadra.

Insomma, una buona boccata di aria fresca, senza voli pindarici e con tanta normalità. L’epoca della plastica pare essere sepolta. E’ già qualcosa.

 

28
giu 2019
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6.221

SE HAI POCHI SOLDI NON PUOI AVERE COLLABORATORI INCAPACI

Setti ribadisce un concetto: “A Verona mi imputano di voler tenere i conti in ordine, ma io vado avanti lo stesso”. Ecco, questo è un falso, per dirla alla Tony, una “fake news”. Nessuno a Verona ha mai pensato di chiedere a Setti di fare il passo più lungo della gamba, nè tantomeno di rovinarsi per il Verona.

Setti ha ceduto, sempre, tutti i giocatori appena hanno avuto un minimo di mercato. E non ho visto gente scendere in piazza per questo. Ricordo che ha venduto Jorginho a metà stagione al Napoli, uno scempio dal punto di vista sportivo, senza che nessuno battesse ciglio. Ha ceduto Donsah, Gollini, Sala, Ionita, Bessa, persino Zuculini. Nessuno ha mai parlato. Per molto meno, Italiano al Genoa, Pastorello fu “lapidato” sulla pubblica piazza.

Il problema sono dunque i risultati con i conti in ordine. Se non hai molti soldi a disposizione devi essere più bravo degli altri. Molto più bravo. Ecco, qui c’è qualcosa da eccepire. Perchè alle poche risorse messe a disposizione della squadra, il Verona ha peccato proprio da questo punto di vista. Ha speso malissimo i soldi garantiti dai diritti televisivi, che, va ricordato, nessun presidente della storia del Verona ha mai avuto in questa quantità. Eppure nonostante questi soldi, cinquanta milioni solo di paracadute incassati, le plusvalenze come dimostrato e i diritti incassati in A, il Verona ha messo in scena due penosissimi campionati nella serie maggiore, diciamo tra i peggiori di sempre, e due di B, in cui invece di stravincere come avrebbe dovuto, ha faticato oltremisura, quest’anno addirittura rischiando di non andare nemmeno ai play-off. Tutti noi abbiamo fatto un semplice sillogismo: ma se il nostro amatissimo presidente Martinelli avesse avuto tutti questi soldi avremmo visto campionati simili? Ma senza toccare le corde sentimentali, pensiamo a Pastorello: con i soldi che Setti ha ricevuto avrebbe fatto meglio o peggio?

Nessuno ce l’ha con Setti a priori. Ma le gente si arrabbia se ti contorni di collaboratori incapaci, di allenatori scarsi, di giocatori improbabili. E poi, invece di fare un bagno di umiltà, di dire semplicemente: “Scusate, ho sbagliato”, perché accidenti ci sta di sbagliare,  fai il presuntuoso e dici che Aglietti, a cui dovresti fare un monumento, ha lavorato sugli schemi (quali?) di Grosso, sminuendo il lavoro di un allenatore che semplicemente ha fatto cose normalissime. E dici che Grosso (come Pecchia) non ha reso per “problemi ambientali”. E’ lì che si crea, il vulnus, che la spaccatura diventa insanabile. Ed è lì che la banda degli incapaci continua a scavare.

14
giu 2019
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9.534

JURIC NON HA NESSUNA COLPA

I precedenti di Setti (Pecchia e Grosso) sicuramente non lo aiutano sull’ennesima forzatura fatta contro la piazza veronese. Il problema non è Juric. Il problema è che il presidente ancora una volta ha voluto interrompere quel piccolo vento di entusiasmo che si era rimesso a soffiare a favore del Verona per poter dimostrare di essere lui quello che, comunque, nel bene e nel male, prende le decisioni. Setti ha la necessità, fino a rendersi antipatico, di dimostrare la sua bravura calcistica. E’ incapace di ammettere gli errori e quando lo fa, lo fa in ritardissimo e magari con ridicolissime lettere che chiedono aiuto ai tifosi ormai spossati dai suoi atteggiamenti. Detto e ripetuto tutto questo, trovo veramente sbagliatissima l’ondata di sdegno social nei confronti di Juric.

Lui non ha nessuna colpa se Setti ha deciso di metterlo al posto di Aglietti e soprattutto va giudicato solo per quello che farà. Certo, si possono avere perplessità sul suo passato, così come potevamo averle in precedenza di Prandelli, Mandorlini, Pecchia, Grosso e Aglietti. Già, perché se andiamo a vedere il sondaggio che pubblicammo quando arrivò, Aglio non è che riscosse tantissimi favori. Anzi, se non sbaglio nella lista delle preferenze risultò ultimo. Quello che voglio dire è che è sbagliato giudicare prima di avere visto. Abbiamo report di svariata natura su Juric: c’è chi dice che sia un grandissimo allenatore e chi invece sostiene sia un tecnico modesto. Di certo possiamo dire che nel nostro immaginario si equivale con Aglietti e per questo non capiamo la scelta di Setti.

Ma la critica preventiva è ampiamente sbagliata. Come, lasciatemelo dire, sono indecenti e vergognose certe vignette che ho visto circolare e che vorrebbero fare dell’ironia su Juric. Aspettiamo semplicemente di vederlo al lavoro, di vedere come gioca il Verona e soprattutto aspettiamo di vedere che squadra gli costruirà Setti. Questo sì il vero banco di prova per la società. Per non fare sempre lo stesso errore. Guardare il dito che punta alla luna e non la luna.

12
giu 2019
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5.430

NON TENERE AGLIETTI E’ COME BUTTARE NEL CESSO UN SEI AL SUPERENALOTTO

Ormai manca solo l’ufficialità. La pausa di riflessione è finita e da quel che abbiamo capito la decisione è presa. Alfredo Aglietti non guiderà il Verona in serie A.

Così dopo Pecchia e Grosso, Setti decide di non seguire il cuore dei tifosi e di andare contro la piazza. Una decisione inspiegabile. Per come è andata la scorsa stagione, per come Aglietti ha rivitalizzato il Verona, per quello schifo che abbiamo visto con Grosso, per le speranze che erano azzerate e che Aglietti ha risollevato fino a compiere l’impresa, la conferma era il minimo che si potesse aspettare. Aglietti se l’era conquistata sul campo, giorno dopo giorno.

E’ l’uomo che ci ha fatto tornare l’amore per il Verona dopo mesi se non anni di disgusto, ma non solo. Aglietti ha dimostrato anche di essere un bravo allenatore. Sul campo dove ha ridato un senso a quella squadra squinternata (la fregnaccia che abbia lavorato sugli schemi di Grosso proprio non si può sentire) e basta rivedere i gol della finale per capire che il buon Aglio e i suoi collaboratori avevano iniziato a seminare benissimo a Peschiera e poi fuori, dove ha ridato stima e fiducia a gente come Di Carmine.

Setti avrebbe dovuto erigere una statua bronzea del buon Aglio e ogni mattina accendergli un cero davanti. Aglietti era riuscito a riannodare i fili con i tifosi e con l’ambiente. Non dandogli la possibilità di giocarsi quello che si era conquistato è come buttare nel cesso la schedina con il sei al superenalotto.

Tocca a Juric. Se il problema era l’esperienza non è che sia arrivato un  Trapattoni o un Reja. E’ arrivato un emergente che ha fatto in carriera una grande impresa a Crotone  e poi ha sempre mezzo fallito. Juric dovrà fare risultati, , tanti e immediati per vincere la naturale diffidenza che lo accompagnerà. E battere il fantasma vincente di Alfredo Aglietti che inevitabilmente aleggerà al Bentegodi per tanto tempo…

10
giu 2019
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LA BANDA DEL MAALOX

Setti è il Verona? Fino a quanto è sovrapponibile la figura del presidente a quella di una società? E più in generale: si può criticare l’operato di un presidente senza essere additati di essere “gufi” o di “remare contro”? Me lo sono chiesto in questi giorni dopo le diffamatorie e gravi insinuazioni del presidente del Verona Maurizio Setti durante un talk show televisivo e radiofonico che, facendo riferimento ad una ignobile vignetta fatta circolare ad arte sul web (indagherà la polizia postale per verificare chi l’abbia costruita e chi l’abbia fatta circolare), accusava alcuni ospiti di Telenuovo e il sottoscritto di aver preso dosi di Maalox per la promozione del Verona.

Ci sarebbero da fare mille considerazioni sulla bassezza di tali offese e probabilmente le faremo ma non in questa sede. Il primo concetto che vorrei esprimere è molto semplice: Setti e Barresi non hanno nemmeno lontanamente idea di quanta affezione per l’Hellas Verona, di quanto amore, di quanta sofferenza ci sia nel cuore di un tifoso dell’Hellas.

Parlo per me ma so di parlare a nome di tantissimi. Il Verona è veramente qualcosa che ti entra dentro, ti far star male e ti far star bene.

Io sono nato al vecchio Bentegodi, la mia cameretta aveva la finestra sul campo di gioco e dal mio terrazzino vedevo i giocatori del Verona passare sotto. Ho pianto per il Verona, lacrime che ho versato per pochssime cose che fanno parte della mia vita. Ho pianto a Reggio Calabria dopo il gol di Cossato, ho pianto a Piacenza dopo la retrocessione, ho pianto per un gol in rovesciata di Russo col Pescara, ho pianto dopo Salerno quando alle 4 di mattina è arrivato il pullman in Bra. Ho due tatuaggi sulla mia pelle: uno fatto dopo il derby vinto con il Chievo, l’altro fatto dopo la promozione in serie A. Che ne sa questa società dove non lavora nessun dirigente di questa città del nostro amore per il Verona? Come si permette questa gente di stabilire chi è tifoso e chi no? Setti credeva che il Verona fosse stato fondato dagli studenti greci, io ho fatto il Maffei, dove il Verona è stato fondato. Questa è la differenza.

E Barresi non s’illuda: la gente che ha affollato il Bentegodi contro il Cittadella non era lì per lui, nè per Setti, nè per mettere la firma su una stagione che era stata ignobile fino a poche partite precedenti. Era lì solo ed esclusivamente per i colori gialloblù, per la maglia e per la città.

Dire che io prendo il Maalox perchè il Verona è andato in serie A è come pensare che Setti sia una persona umile.

Il Maalox però l’ho preso veramente. L’ho preso dopo l’ignobile stagione scorsa, quando Setti ha difeso un allenatore ad oltranza contro tutti e dopo che invece di rafforzare la squadra a gennaio, ha incassato altre plusvalenze.

L’ho preso quando siamo andati in serie B con un mese d’anticipo.

Ho preso del Maalox anche il giorno in cui ho visto scappare il direttore sportivo della mia squadra, dopo che qualche anno prima era scappato, abbandonando la nave che affondava, anche il direttore generale.

L’ho preso quando Pazzini è stato mandato in esilio al Levante per far giocare un giocatore in prestito della Juventus, dove poi sarebbe andato a lavorare il ds di cui sopra.

Ho preso del Maalox il giorno in cui è stato ingaggiato un allenatore che aveva fallito l’anno prima in spregio a ogni richiesta della piazza.

Ho preso del Maalox ogni volta che vedevo partite ignobili e a fine gara sentivo che avevamo giocato come il Real Madrid.

Ho preso del Maalox quando ancora Pazzini è stato relegato per nove volte di fila in panchina. E l’ho preso perchè Grosso è stato difeso ad oltranza dal ds D’Amico e Setti ha aspettato sino alla penultima giornata per esonerarlo, quando tutto ormai sembrava finito. Ho preso del Maalox ogni volta che vedevo Marrone centrale in difesa, Dawidowicz a centrocampo e Lee schierato dal primo minuto. L’ho preso anche dopo aver ascoltato quasi due ore di trasmissione senza che il presidente abbia ammesso con umiltà di aver sbagliato con quell’allenatore e quei dirigenti.

Sicuramente non ne ho preso quando ho visto il buon senso di Aglietti, quando i terzini sono tornati terzini e quando l’ignobile tiqui taqua di Grosso ha finalmente lasciato il posto ad un gioco normale.

Il Verona in serie A, trascinato da quel dinoccoluto allenatore con panzetta incorporata e dalla favella facile, mi ha riempito di gioia il cuore. Abbiamo avuto anche culo, ma chissenefrega.

Nuovamente però sono tornato in farmacia quando ho sentito che per confermare Aglietti c’era bisogno di una riflessione. Una riflessione? Aglietti andava confermato senza se e senza ma un minuto dopo la fine della partita con il Cittadella. Per quanto mi riguarda, anche restasse Aglietti, siamo già in pesantissimo ritardo. Nel frattempo invece, tutti i responsabili del Maalox precedente, sono stati tutti lasciati al loro posto.

Vede, caro presidente Setti: lei non è il Verona. Il Verona per fortuna nostra è ben altra cosa e nonostante i suoi tentativi, noi continueremo a fare due cose. A tifare per la squadra che amiamo e a criticare le sue azioni e dei suoi collaboratori quando queste sono contro il buon senso e contro il bene dell’Hellas. E a fare chiarezza.