31
ott 2014
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TACHTSIDIS E IL PUBBLICO PAGANTE

Il pubblico pagante va allo stadio come se andasse al cinema o a seguire un concerto in Arena. Il tifoso ci va a prescindere, solo perché gioca l’Hellas Verona.  Il pubblico pagante segue la propria squadra solo se vince, il tifoso la segue sempre. Il pubblico pagante poiché paga vuole avere ragione, il tifoso chiede solo l’impegno e quando lo vede, non gliene frega del risultato. Il pubblico pagante vuole vincere e va allo stadio solo in serie A, meglio se a giocare sono la Juve, l’Inter e il Milan. Il tifoso va allo stadio anche quando la propria squadra è in Lega Pro. Il pubblico pagante fischia Tachtsidis con una spalla fuori posto. Il tifoso non lo farebbe mai. C’è differenza tra un tifoso e il pubblico pagante. Questo non significa che Tachtsidis non sia criticabile. E’ presuntuoso, lento, perde palloni a ripetizione, il fatto che sia figlioccio di Mandorlini non lo sta aiutando, anzi rischia di penalizzarlo. Merita le critiche. E un avvertimento: si deve svegliare in fretta perché non si può portare pazienza in eterno.  Ma mai, mai mai e poi mai deve essere fischiato durante una partita. Le critiche (legittime) i tifosi le fanno a fine gara. Il pubblico pagante fischia durante. Questa è la differenza.

26
ott 2014
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KEEP CALM E PENSEMO A SALVARSE

Male, malissimo. Anche se ora non bisogna fare tregende e bisogna essere calmi e sereni nell’analisi. E’ stata una gara iniziata bene e finita in goleada. Il peccato del Verona è stato quello di non affondare il Napoli quando si erano create tutte le condizioni. Li abbiamo fatti giocare, prendere coraggio, invece di andare a colpirli.

Il finale è stato pessimo. Nel tentativo di rimontare, Mandorlini è passato dall’eccesso di prudenza all’eccesso di spregiudicatezza, con il risultato di consegnare la partita al Napoli che ha dilagato.

Il  gol di Nico Lopez ci ha detto che non si può prescindere da questo giocatore, mentre l’ingresso di Saviola in quel momento era inutile.

Ora il partito anti-Mandorlini avrà di che gioire. Ma il problema non è questo. Siamo tutti nella stessa barca, una barca che prima di ogni altra cosa deve essere condotta nel porto della salvezza. Oggi come oggi ogni altro discorso è superfluo.

Keep calm e pensemo a salvarse.

24
ott 2014
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POTREBBE ESSERE UN GIORNO DA RICORDARE

Venerdì 24 ottobre 2014: segnatevi questa data. Potrebbe diventare una delle più importanti della storia del Verona. Usiamo il condizionale, perchè la battaglia contro la falsità non è ancora vinta. Ma, in mezzo al letame di questi giorni, riusciamo a scorgere qualcosa di pulito. Per carità: si parla solo di una sospensione e di un supplemento d’indagine, ancora troppo poco per cantare vittoria. Ma, credetemi, già essere arrivati a tutto ciò e solo grazie alle “cerbottane” di Gardini è una vittoria. Francamente non avevo mezza speranza di portare a casa questo risultato. Il passato e ciò che abbiamo vissuto sulla nostra pelle non concedeva margini all’ottimismo. Per questo, già questa sospensiva è un grande risultato. Frutto di una società che, colta di sorpresa, ha saputo reagire con grande veemenza, schierandosi con i propri tifosi e contemporaneamente aprendo fronti lobbistici che finora le erano sconosciuti.

Certo, se questo paese fosse giusto, non dovevano esserci dubbi: i cori non sono stati fatti, e i tre della procura sono stati dei falsari, tanto da non aver nemmeno potuto seguire la normale procedura che si segue in questi casi. E’ ridicolo vedere come il palazzo riesca ad attorcigliare a proprio piacimento, adattandolo alla portata della reazione la stessa legge, che per sua natura dovrebbe essere oggettiva. E’ sempre stata la forza dei legulei. Trovare all’interno della norma l’escamotage giusto. Sono riusciti a farlo anche questa volta, nessuno è più bravo di loro. Ora le strade sono due: o dopo il supplemento d’indagine confermeranno la chiusura, oppure più italianamente, insabbieranno il tutto, magari dando una multa alla società, giusto per non smentirsi, cercando di salvare capra e cavoli. Vista come si era messa direi che questo 24 ottobre finiremo per ricordarlo a lungo.

22
ott 2014
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INVIATI DORMIENTI O PALLA GIGANTESCA

Fossi un caporedattore di un giornale nazionale che domenica aveva inviati alla partita Verona-Milan al Bentegodi oggi chiamerei quel giornalista e gli farei un bel cazziatone: “Brutto somaro che non sei altro, cosa sei andato a fare a Verona? Tremila persone (TREMILA!) hanno fatto uh uh uh ogniqualvolta Muntari toccava il pallone e tu non hai sentito niente? Già c’è la crisi, i giornali non vendono copie, un inviato costa migliaia di euro ad un giornale e tu ti permetti anche di prendere un buco del genere? Sei un inetto, un fancazzista, un buono a nulla… Sarai andato a Verona solo per mangiare un buon lesso con la pearà e hai dormicchiato durante la partita…”.

Ecco direi proprio così… A meno che… A meno che l’inviato mi rispondesse… “Ma capo…guarda… che non c’è stato nessun coro…”.

A quel punto direi: “E allora, imbecille che non sei altro… SCRIVILO!”.

21
ott 2014
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LA PORCATA

Pensavamo di averle viste tutte. In Lega Pro, negli stadi non a norma del Sud, con Macalli al timone, fino all’ultima di ieri sera, quando “per problemi strutturali” si è vietato la trasferta al San Paolo ai tifosi dell’Hellas. Ma purtroppo non è così. Questa ci mancava. Stavolta hanno davvero passato il limite. Non c’è commento che possa essere degno di quanto sono riusciti a combinare stavolta. La chiusura della Curva Sud per cori che nessuno ha sentito, che non ci sono nelle immagini televisive, che nessun inviato di giornale o televisione ha raccontato. Una decisione insensata, una specie di roulette russa in cui la pistola alla tempia viene messa un giorno qui e un giorno là, senza un criterio e ormai, senza nemmeno un supporto oggettivo.

Se tremila (sic) persone dentro uno stadio fanno buuh ad un giocatore credo che si sentano, forte e chiaro. Il Milan per due volte, ha sospeso la gara per molto meno. A Busto Arsizio contro la Pro Patria e poi a Cesena furono un centinaio di persone a ululare e le gare vennero fermate. Possibile che se questi cori ci fossero stati anche a Verona nessuno dei rossoneri l’avrebbe fatto?

Non è ammissibile essere trattati così. La procura federale, la stessa che ha archiviato in un secondo la frase di Tavecchio su opti pobà e i mangiabanane,  si è presa oggi una responsabilità enorme. Ha inoltre vanificato un lavoro lungo mesi se non anni. Una decisione al limite del criminale e scusate se uso parole grosse. Non so cosa si possa fare adesso. Questa è un’ingiustizia bella e buona. Verona, per una volta, deve fare quadrato e difendersi unita. Società, tifosi dell’Hellas, cittadini stanchi di essere infangati e infamati, stampa e televisioni, amministratori pubblici e politici. E dimostrare di essere migliore di loro. Non ci vuole molto, peraltro.

21
ott 2014
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IPOCRISIA AL POTERE OVVERO IL POTERE DELL’IPOCRISIA

E’ evidente che ci sono zone di questo paese in cui non si può nè mantenere la legalità nè, tantomeno l’ordine pubblico. Sono zone in cui lo stato si è arreso, ma non vuole ammetterlo. Infatti parla di criticità strutturali di uno stadio che ospita partite di Champions League. E’ il potere dell’ipocrisia o se volete l’ipocrisia del potere. Vietare la trasferta ai tifosi del Verona è l’ennesima presa di coscienza di ciò. Non è un fatto piccolo. Lo è solo per chi s’è tolto dagli impicci e ha trovato questa genialata dei problemi strutturali. E’ anche l’ammissione ormai palese di quanto la tessera del tifoso, o meglio “fidelity card” come quella che danno all’Esselunga, sia stata una “cagata pazzesca” (cit Fantozzi). Non serve a niente e ora è stato svelato. Ha solo allontanato la gente dagli stadi e lo ha fatto con costi elevatissimi per tutti. Funzionari della questura al lavoro per schedare padri, madri, figli invece di essere adibiti ad altri compiti e ad altri servizi magari più importanti per noi cittadini. Mentre i delinquenti si sparano fuori dagli stadi. Bah… E’ triste, ma è l’Italia di oggi.

19
ott 2014
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NESSUN DRAMMA, MA CHE PECCATO NON AVER VISTO IL MIGLIOR VERONA

Non vorrei smentirmi. Dicevo la scorsa settimana che non era scontato battere il Milan. Serviva un’impresa e la partita perfetta. Purtroppo il Verona non è stato perfetto e abbiamo perso. Quindi, non facciamo drammi. Dentro questa partita negativa, in cui s’è rivisto il museo degli orrori in difesa, ci sono state anche tante cose buone.

Peccato però che non abbiamo visto all’opera il miglior Verona. Condizione imperfetta, stanchezza mentale e fisica, insomma squadra rimandata all’esame di maturità delle grandi. Si sono rivisti errori del passato dietro (lasciamo stare la svirgolata di Marques…), qualcosa s’è inceppato davanti, dove Luca Toni ha perso l’aiuto della fortuna più che la lucidità.

Non c’è girata bene, eppure Abbiati è stato il migliore in campo.

Una annotazione: l’anno scorso alla giornata numero sette esplose Iturbe che allestì quel magnifico spettacolo pirotecnico di Bologna.

Alla giornata numero sette di quest’anno abbiamo scoperto Nico Lopez. Il quale ha dimostrato, in meno di venti minuti di partita tutto il suo repertorio, senz’altro migliorabile, ma da cui non si può prescindere. El conejo è uno che vede la porta, e che può dare quell’imprevedibilità che ancora manca a questa squadra.

Ci tocca anche parlare di Saviola, perchè è obbligatorio quando uno con il suo nome e con il suo curriculum sta in panchina nel Verona. E’ ovvio che il tifoso si chieda perchè. Mandorlini gli ha preferito, per questioni contingenti al match, Nenè. E Saviola, resta un incompreso. Non è una questione marginale e spero che il buon senso da parte di tutti abbia il sopravvento. Saviola non è un soprammobile e Mandorlini lo dimostrerà nelle prossime gare. Lui però dovrà farsi trovare pronto. E fare molto di più di quanto visto con il Genoa. Da uno con le sue doti è il minimo.

14
ott 2014
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8.016

VERONA E’ FATALE, MA NON E’ SCONTATO BATTERE IL MILAN

L’errore più grande che si possa commettere è di sottovalutare il Milan. Come se la gara di domenica avesse un finale già segnato e i rossoneri fossero già battuti. E’ un errore madornale che non bisogna correre. Quella di domenica è una gara durissima e solo un Verona perfetto che sappia approfittare delle debolezze altrui potrà vincere.

Guai, dunque a sottovalutare gli avversari, tantomeno pensare di avere già vinto solo perchè il Bentegodi è stato fatale in altre occasioni al Milan. Inzaghi sa benissimo che la partita è difficilissima e sta caricando i suoi. C’è il rischio di vedere ribaltati i ruoli. Cioè con il Milan che parte addirittura sfavorito e quindi carico a molla nel morale. Non è così. Non sarà il Grande Milan, ma è pur sempre una squadra che costa dieci volte l’Hellas, che ha campioni, giovani e meno giovani, alternative in panchina e che ha anche un entusiasmo ritrovato.

Per compiere l’impresa serve una prova leggendaria, come successe nel ’73, nel ’90 e anche nella scorsa stagione. E serve quel Bentegodi strapieno che sa condurre per mano i gialloblù quando le scalate sono impervie.

(Ps: con la speranza che vengano aperti i settori nuovi, per i quali la società sta attendendo le autorizzazioni… 3500 posti in più sarebbero oro colato. Novità, si spera positive, sono attese a breve).

08
ott 2014
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9.301

CHI SIAMO, DOVE ANDIAMO, CHI SAREMO

Chi siamo lo sappiamo benissimo. Una tifoseria appassionata, generalmente poco legata ai risultati della propria squadra, in perenne crisi di nervi. Abbiamo superato tempeste, tenuto duro quando tutto ci andava male, quando la porta sotto la Curva Sud sembrava stregata, quando un cardinale finto voleva acquistare la nostra squadra, quando volevano farci sparire.

Abbiamo parlato di radici profonde perché queste radici sono veramente profonde. Perché quella squadra, c’è poco da fare e da dire o da imitare, siamo noi veronesi, lesso e pearà e poi stadio e Hellas. Tifare Verona è uno stato mentale, è sentirsi veronesi, è essere sempre un po’ soli e un po’ contro tutti, a volte anche contro noi stessi.

Dove andiamo è facile intuirlo. Andiamo lontano perché è questo il nostro destino. Non importa in quale categoria, con che uomini, con quali giocatori. Ma andremo lontano perché il Verona vivrà a prescindere. Oggi lo fa grazie a un imprenditore di Carpi, che, diciamocelo senza timore per la verità, ha capito meglio di noi veronesi quanto il Verona sia importante.

Questo è un grande nodo che la città non ha affrontato.

L’imprenditoria locale ha latitato e continua in gran parte a latitare quando si tratta di condurre per mano la sua creatura più simbolica. Non solo: per anni ha creato una mistificazione: ha voluto scaricare sulle spalle dei suoi tifosi, o di una parte di essi, solitamente i più appassionati, la responsabilità per i mancati investimenti.

Sia chiaro: qui non si vuole difendere un manipolo di idioti che a volte piscia fuori dal vaso. Ma, non c’è dubbio, che molto spesso ci sono state situazioni strumentalizzate ed enfatizzate a vario scopo. Con il risultato di alterare la comprensione dei fatti, dilatando oltremisura la criminalizzazione di alcuni gruppi o persone. Chi sbaglia paga, e secondo me anche molto salato. Ma, come ho sempre detto, mi sono rotto di sentire che il Bentegodi è una giungla in cui non si può andare, ovvero off-limits per le famiglie. Non è la verità. Ho passato l’estate a Racines, in ritiro e ho visto migliaia di bambini, di mamme e papà, tutti fieramente dell’Hellas.

I miei figli vanno allo stadio, accompagnati da mia moglie e mai hanno avuto un problema. Mi sento veronese, odio gli idioti che a volte si ficcano in trappole mediatiche senza avere una visione con il solo scopo di essere goliardici o spiritosi, odio l’alterazione alcolica che rende offuscati e poco lucidi e quindi esposti a essere usati dai poteri forti, odio la gara parallela, quella di chi crede che oltre alla partita ci sia un’altra battaglia da giocarsi fuori dallo stadio. Ma non sopporto chi vuole farci la lezione, le altre città/tifoserie che si ergono a paladini della giustizia e della civiltà come se non ne avessero, tutti e a sufficienza, da guardare in casa propria.

A Setti e Gardini, che si sono spesi e si stanno spendendo per difendere i veronesi, più di quanto alcuni veronesi influenti abbiano mai fatto, chiedo di non considerare questi tifosi, queste radici, come e soltanto dei clienti. La generosità del tifoso che appunto perché tifoso evita di farsi troppe domande, soprattutto quando deve aprire un portafoglio, va ricompensata e anzi, coltivata. Il tifoso va agevolato, e in questi momenti, pur comprendendo la difficoltà di mantenere una squadra ad alto livello, anche aiutato a livello economico. L’unico errore, vero, fino ad oggi compiuto da questa società è stato l’aumento degli abbonamenti per alcuni settori. Un aumento francamente esagerato e sbagliato nei tempi e nei modi. Spiegato con l’esigenza di avere un incasso forte per poter migliorare la squadra, ma nella sostanza fuori luogo, visto che alla fine la differenza è stata di qualche centinaia di migliaia di euro e non milioni. Ma per il resto, dobbiamo dare a Cesare quel che è di Cesare, non c’è stata competizione. Questa società è la migliore che abbiamo mai avuto e per il semplice motivo che è qui solo per fare calcio e trovare nel calcio le risorse per migliorare. Mi pare di capire che Setti, ciò che guadagna lo vuole rimettere nel Verona, senza arricchimenti personali e senza perdite ingenti. Se ci pensate un attimo è quello che avevamo sempre sognato. Per di più lo ha fatto con un livello di competenza e professionalità che mai avevamo avuto né conosciuto.

E’ dimostrato dai fatti che quando il Verona ha viaggiato compatto per la sua strada, ha ottenuto risultati folli per una provinciale. Ecco: chi saremo è proprio in questa direzione. Stay foolish, diceva Steve Jobs. E nessuno più dei “veronesi tutti mati”, ha sposato questa teoria di vita…

04
ott 2014
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TAXI DRIVER

L’anello di congiunzione tra Mandorlini e Zeman si chiama Tachtsidis. Agli allenatori più diversi del calcio italiano piace lo stesso giocatore. Uno lo ha creato, lo ha piazzato davanti alla difesa e ora sta cercando di culminare l’opera rendendolo anche fine stoccatore. L’altro, che di ragazzi se ne intende assai, sull’altare (del) greco ha sacrificato persino la sua avventura romana, estromettendo il monumento De Rossi, pagando in contanti, sottoforma di esonero e bocciatura eterna (non la città) nel calcio che conta. Veramente meraviglioso quanto misterioso che a risolvere Verona-Cagliari sia stato proprio lui, il granatiere di Nauplia, l’anello di congiunzione. Ci teneva Mandorlini a vincere contro Zeman. Più di quanto avesse detto e fatto vedere. Gli rodeva e non poco quell’etichetta di catenacciaro che gli hanno voluto affibbiare, come se nell’equilibrio tattico, nella capacità studiata di non dare profondità agli avversari, non ci fosse lavoro e intelligenza, ma solo codardia e furbizia. Ora che diranno i giganti dell’opinione nostrana? Saranno capaci di rimangiarsi tutto in un sol boccone, visto che oggi qualcuno in sala stampa ha persino detto che Mandorlini è figlio di Zeman? Magari diranno che è solo fortuna. E dimenticheranno il gol regolare annullato, le due traverse, il secondo tempo, le mosse vincenti come l’ingresso di Hallfredsson e Jankovic (si il tanto vituperato Jankovic…) che hanno spezzato Zemanlandia. Ah proposito: il Verona ha undici punti. Come il Milan. Il prossimo avversario, sempre al Bentegodi…