12
giu 2018
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LE PERPLESSITÀ’ SU GROSSO E D’AMICO

Non mi permetto di giudicare la capacità di Fabio Grosso. Pare sia un buon allenatore, ho visto giocare il suo Bari, non mi ha fatto impazzire. Caratterialmente lo dipingono come uno chiuso, riservato. Ma anche molto determinato e abile nell’imparare dai suoi errori. E’ lui l’uomo giusto per risollevare il Verona?

Ce lo chiediamo in molti e la perplessità è evidente. Setti ripropone con Grosso lo schema Pecchia. Un allenatore emergente e quindi aziendalista che non imponga la sua linea, a cui fare la squadra, possibilmente imbottita di scommesse e di giovani. E’ una strada lecita, ma in questo momento il Verona ha bisogno di altro. Di molto altro.

Il Verona dell’ultima stagione è stato disastroso e ha scavato un solco tra la città e i tifosi. In molti hanno già deciso di non fare l’abbonamento. La delusione e la rassegnazione ha persino superato la rabbia. C’è una distanza abissale tra questa società e la tifoseria. Mai sono stati raggiunti livelli così elevati di distacco e pensare che basteranno due vittorie per ricreare l’entusiasmo è l’ennesimo errore di valutazione fatto da questa dirigenza.

Il Verona è mio e decido io, dice Setti. Legittimo anche questo. Però noi abbiamo il diritto di giudicare il suo lavoro come presidente del Verona. Un lavoro che è stato pessimo negli ultimi due anni di serie A. Setti ha cercato giustificazioni di ogni tipo per spiegare questo fallimentare cammino sportivo.  Oltre a non avere mezzi finanziari, Setti è risultato scarso nella gestione.

Torniamo a Grosso. E’ una scommessa e se vogliamo un’altra “forzatura” nei confronti della piazza. Setti lo ha spiegato molto bene nella sua lettera alla Curva. Le scelte le faccio io. Invece di cercare di ricreare entusiasmo, si parte subito con una “sfida”. Con Grosso e ancora di più con Tony D’Amico, l’uomo che ha voluto Grosso a Verona e che sarà il ds. Ho l’impressione che la società non sappia proprio come far “digerire” il braccio destro di Fusco ai tifosi. E stia cercando di creare un diversivo, uno schermo. Non so chi, non so come. Di certo so che la stagione partirà in salita e che riconquistare la tifoseria stavolta sarà durissima. E se per caso la società decidesse di non presentare D’Amico per virare su qualcun altro sarebbe anche peggio. Perché Grosso sarà sempre una scelta di D’Amico e Fusco. Ve li immaginate Marchetti o Foschi accettare una cosa del genere?

01
giu 2018
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MALEDETTA PRIMAVERA

Maledetta Primavera… Setti come Loretta Goggi ha visto giovedì svanire anche l’ultimo appiglio a cui si era aggrappato in questa stagione. Quello del “roboante” progetto giovani. “Che fretta c’era…” e infatti con i giovani non bisogna avere nessuna fretta. Bisogna avere pazienza, costanza e dare tempo. La Primavera del Verona è naufragata a Udine dove ha perso ai play out ed è retrocessa rendendo la stagione una specie di Waterloo. Pecchia, i 25 punti, la serie B “conquistata” il 5 maggio (un mese fa), i tifosi imbestialiti. Però, diceva Setti, io credo nei giovani, nel nostro progetto modello Borussia Dortmund (cit. dall’ultima Lettera di Setti ai Tifosi), nella cantera. Infatti. Come volevasi dimostrare, il Verona è precipitato anche con i suoi ragazzini. “Retrocessione non meritata” ha detto Margiotta, il nuovo responsabile del settore giovanile senza peraltro spiegarci perché non sarebbe stata meritata. Ma ai misteri o alle mezze verità siamo abituati da tempo. Anche perché pure nella Primavera come in prima squadra non ci abbiamo capito nulla. Per esempio: perchè Tupta, il migliore talento di quella squadra, a gennaio era andato in Polonia (guarda qui) e sembrava in procinto di lasciare l’Italia e il Verona? E perchè è poi tornato? E perchè poi, nonostante la penuria di attaccanti (anzi il deserto) Pecchia non lo ha mai fatto giocare? E’ una coincidenza legata a quel trasferimento mancato? Stranezze… Ancora più strano che Setti (e Fusco) abbiano fatto piazza pulita della gestione precedente. Via Calvetti, via Pavanel, via Giancarlo Filippini. Cioè via la migliore gestione che da anni s’era vista a Verona nel settore giovanile. Inutile elencare tutte le vittorie e le conquiste di quel Verona che ha lanciato giovani a ripetizione portando fior di milioni nelle casse del Verona (bastano Gollini e Donsah?). Ora tenteranno di minimizzare la retrocessione. Ci diranno che è capitato anche ad altri, che il nostro girone era il più difficile. Sarà pur vero: io annoto che il Chievo, esempio a due passi, si è salvato tranquillamente e anzi ha sfiorato i play off. E Campedelli non ha mai parlato di modello Borussia Dortmund. Semmai sono altri che parlano di modello-Chievo.

“Se
per innamorarmi ancora
tornerai
maledetta primavera
che imbroglio se
per innamorarmi basta un’ora
che fretta c’era
maledetta primavera
che fretta c’era
se fa male solo a me”.

 

26
mag 2018
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LE CONTRADDIZIONI

Se dici che viene prima il bilancio e poi il risultato sportivo non puoi poi dire che a causa del risultato sportivo fallimentare ci hai perso dei soldi.

Certo, è evidente (e basta uno scarso imprenditore) per sapere che senza investire non puoi stare sul mercato.

Setti contrasta il pensiero di essere retrocesso per prendere il paracadute. Un pensiero che ci piacerebbe appoggiare con solidi argomenti, ma che nei fatti non ha, purtroppo, molto da controbattere. Perchè a spiegare tutto sono appunto i fatti.

Il Verona ha fatto 25 punti (uno per ogni milione di paracadute? E’ una battuta ridete lì in società che può farvi bene…), ha fatto un campionato disastroso, ma soprattutto Setti deve rispondere ad una sola domanda: cos’ha fatto per non retrocedere?

Ha forse investito a gennaio quando la salvezza era possibile? Ha esonerato il tecnico? O allegramente si è diretto verso la serie B, sapendo che, grazie a 25 milioni di euro i suoi conti erano comunque salvi?

PS: state sereni lì in via Belgio:  i tifosi sanno ragionare con la loro testa più di quanto pensate e non hanno bisogno di nessuno che li fomenti. Basta solo essere spettatori (ahinoi) di questo disastro per farsi un’idea di come viene gestito il Verona…

19
mag 2018
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DÉJÀ VU

E’ come vivere un insopportabile déjà vu. La mancanza di fiducia nei confronti della società, l’antipatia del presidente, la sensazione che non ci sia un domani, le prese in giro, gli artifizi retorici, i teatrini.

Siamo tornato indietro di 16 anni, esattamente ai tempi di Giambattista Pastorello, quando il Verona era precipitato in B e la squadra sembrava non potesse iscriversi. Era crollata la Parmalat, Tanzi era finito in carcere, la principale sponda di Pastorello era evaporata e il Verona era vittima di tutto ciò. Pastorello vattene, diceva allora la Curva Sud che ora si arrabbia con Pecchia. Il Verona allora faceva ancora incazzare. C’erano state storiche contestazioni. Dopo Avellino un’intera città si era riversata all’antistadio. Pastorello venne colpito da migliaia di uova acquistate nel vicino supermercato. C’era indignazione che comunque è un sentimento. Oggi c’è solo rassegnazione.

In realtà Setti, rispetto a Pastorello, ha un’aggravante. I soldi, tantissimi, che gli arrivano dai diritti televisivi, che l’ex presidente non ha mai avuto. Questo va riconosciuto a Pastorello. Lui i soldi li doveva trarre solo dalle plusvalenze, dalla cessioni dei migliori giocatori. Setti, oltre a cedere tutti i più forti che sono usciti  (tutti, fin dalla cessione di Jorginho a gennaio), ha persino potuto godere di due paracaduti per la retrocessione in serie B. Cinquanta milioni di euro, non bruscolini.

Lo spettacolo che ha offerto Setti e il suo Verona nelle ultime due serie A è stato sconcertante. Mai avevamo assistito a una tale resa e a una tale pochezza tecnica e tattica. La disaffezione della città e dei tifosi ha raggiunto livelli preoccupanti. E all’orizzonte non si intravvede un cambio di rotta che possa riavvicinare la gente. In molti meditano di non farsi l’abbonamento, è dura contrastare questa presa di posizione con argomenti credibili perchè Setti e il suo staff hanno disgregato l’ambiente dalle fondamenta.

E’ un déjá vu ma è anche qualcosa di nuovo, mai visto a Verona. Setti non è più in grado di guidare questa società, non senza investimenti che lui non può fare. Tenterà di risalire in serie A dall’alto di una strapotenza finanziaria che gli è data dal paracadute. Ma non sarà facile perché dovrà lottare contro le avversarie, la rabbia e la disaffezione della piazza e contro il suo nemico principale: l’incapacità gestionale. Ci proverà finché ci sarà un paracadute a salvarlo. E poi statene certi abbandonerà la nave.

17
mag 2018
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ALLENATORE SCOMMESSA? ALLORA PRENDETE PAVANEL

Cosa serve al Verona? Serve un allenatore che sappia allenare, ma anche che sappia essere in sintonia con la piazza, con i tifosi, con lo spirito dell’Hellas Verona. O che sia una garanzia, che abbia un solido curriculum. Se fosse uno con tutte e due queste caratteristiche sarebbe già un bel passo in avanti. Uno di questi potrebbe essere Beppe Iachini, il cagnaccio che stravede per il Verona, esperto in promozioni, tecnico “solido” e “navigato”. Non resterà a Sassuolo, Squinzi lo ha già annunciato, è sulla piazza, fossi in Setti lo prenderei subito.

Altri nomi di tecnici che possano guidare il Verona con sufficiente carisma: Maran (perchè no?), Malesani, Nicola.

I nomi usciti fino ad oggi sono altri. Scommesse come Fabio Grosso, operazioni che assomigliano molto a quella che ha portato Pecchia a Verona e che è fallita miseramente. Brocchi ha un passato a Verona, ma come allenatore è tutto da costruire.

Ed allora, perché non rivolgersi a Massimo Pavanel, l’ex allenatore della Primavera, che ad Arezzo è stato il protagonista di una grandissima impresa, raggiungendo la salvezza con quindici punti di penalizzazione, in mezzo ad un fallimento?

Ascoltatevi le parole di Pavanel al Gialloblù Live. Immediatamente sembra di essere colpiti da un’ aria di entusiasmo. Un allenatore che conosce Verona, che ha capito esattamente cos’è lo spirito Hellas, che sa entrare nel cuore dei giocatori, che magari non avrà molta esperienza, ma che sicuramente sarebbe uno di noi. Forse una scelta troppo semplice, troppo logica e troppo vicina al popolo del Verona per questa società.

13
mag 2018
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PIAZZA PULITA

Credo che siamo in una di quelle fasi storiche in cui bisogna metaforicamente aprire le finestre per fare entrare aria pulita.

Dopo una stagione del genere, dopo aver visto disastri in serie, dopo aver perso orgoglio e dignità, dopo aver assistito al mercato di gennaio, al mancato esonero di Pecchia, ripartire da qualcuno di questi giocatori o dirigenti sarebbe una pessima idea.

Non potendo cambiare il presidente, è necessario fare piazza pulita di tutti coloro che hanno contribuito a questo disastro. In ogni ambito e in ogni settore, non penso solo ai giocatori. Il Verona deve ritrovare un nuovo feeling con la città che nessuno di questi dirigenti ha dimostrato di avere.

Oltre all’evidente incapacità gestionale, il Verona è composto da persone presuntuose, incapaci di analizzare con un minimo di senso critico il loro percorso, spesso alla ricerca di alibi perenni, molto spesso, troppo, intrisi di un senso di rivalsa e di vendetta che permea le loro azioni di cattiveria fine a se stessa.

Campedelli dice che il pesce puzza sempre dalla testa. Quindi traslando la situazione al Verona è Setti il primo che dovrebbe cambiare. Finendola di cercare alibi (è sempre colpa di qualcun altro, mai sua), chiarendo se è in grado di tornare a investire, rispondendo a domande precise come quelle di Verona col Cuore con argomenti logici e pertinenti e non con nebulose elucubrazioni. Ce la farà?

05
mag 2018
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DALLA SCELTA DELL’ALLENATORE E DEL DS CAPIREMO TUTTO

Le chiacchiere stanno a zero. Cala il sipario sulla peggiore stagione di sempre in serie A. Prendiamo atto che Setti non ha un’euro da investire nel Verona e che la sua presunzione, unita alla sua incapacità gestionale gli impediscono di stare stabilmente in serie A, nonostante un sacco di soldi garantiti dalle televisioni e dai vari paracaduti.

La prossima stagione sarà la più difficile di tutte. Il morale della piazza è sotto i tacchi. C’è uno scollamento totale tra questa proprietà, la città i tifosi. Recuperare entusiasmo e ottimismo sarà difficilissimo.

Molto si capirà dalle prossime due scelte che Setti farà: ds e allenatore. Due figure che la logica vorrebbe di altissimo profilo e spessore, proprio per iniziare una nuova ricostruzione. Da questa scelta capiremo tutto. Se saranno le ennesime scommesse ci aspettano mesi terribili e difficilissimi.

29
apr 2018
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UNIVERSI PARALLELI

Ditemi che sto sognando. Qualcuno mi aiuti… Che razza di universo è questo? Abbiamo o no assistito al peggior campionato di sempre in serie A? Abbiamo assistito a gare che sono finite dopo 30 secondi? A goleade di proporzioni gigantesche? A umiliazioni a raffica? Abbiamo visto giocare nella squadra un gruppo di giocatori scarsi e senza cuore? Abbiamo ascoltato promesse mai mantenute (tipo: lotteremo sino all’ultima giornata)?

No ditemi che sto sognando perché ho appena finito di seguire le conferenze stampa di Setti e Pecchia e non capisco più nulla. Come se venisse dipinto un mondo che non è questo, un universo parallelo in cui il Verona non è finito in serie B, dove la società ha fatto di tutto per la salvezza, dove sono stati valorizzati giocatori e dove ci aspetta un futuro radioso invece che le macerie che vedo davanti a noi.

Può succedere, dice Setti banalizzando questa retrocessione, ricordandoci che il Verona ha fatto spesso l’altalena A e B, dimenticandosi però di dire che nessun presidente prima di lui ha mai goduto di quella quantità di denaro garantito, denaro che doveva servire, se non ad assicurarci la serie A a vita, quantomeno ad evitare figure indegne come le ultime due.

Setti non ha fatto nulla per salvare il Verona. Non ci ha neanche provato. La campagna di gennaio è stata una presa in giro e l’aver tenuto in piedi Pecchia, che non è responsabile ma complice, un imbroglio che non ci permette nemmeno di capire se con un altro tecnico magari si potesse tentare una salvezza che vista la qualità delle altre contendenti non metterei nemmeno nel campo delle imprese.

Invece di raccontare un mondo che non c’è bastava fare una cosa semplice: chiedere scusa.

 

24
apr 2018
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MACERIE

Questo campionato non lascerà i conti a posto. Lascerà macerie. Come un terremoto. Solo che i terremoti sono eventi imprevisti mentre la retrocessione che sarà è un evento ben programmato. Fin dal momento in cui Setti ha elaborato il suo teorema. Prima i bilanci, poi il risultato sportivo. In quell’esatto momento il Verona è finito.

L’aridità di quelle parole, l’incapacità di fare calcio, di investire, la cruda verità che è emersa dalle parole del presidente hanno spento la luce. E reso paradossalmente tutto chiaro. Con Setti non c’è possibile di investire, quindi il Verona sarà condannato sempre alla mediocrità. E’ evidente che il Verona dei primi tre anni era il frutto di altri investitori e altre disponibilità. Finito Volpi, finito il Verona, gridava un tifoso esacerbato a Setti. Nella sua estrema sintesi, la spiegazione di tutto ciò a cui abbiamo assistito.

Ora restano macerie. Sottoforma di delusione, di disaffezione, di stanchezza generale. Dopo la vergognosa retrocessione di due anni fa costellata di errori ed alibi, questa è ancora più grave. Allora almeno c’erano dei giocatori, qui c’è solo da fare tabula rasa. Andremo incontro a delusioni ancora più gravi se la società penserà di poter ricostruire su qualcuno di questi giocatori. Quello che c’è da fare è un piano serio di ricostruzione che parta da un direttore sportivo qualificato e onesto, un allenatore di spessore, e investimenti onerosi.

La squadra prima di tutto. Altroché. Il resto (nuovo stadio compreso, caro sindaco) sono solo cazzate.

 

19
apr 2018
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RICOSTRUIRE

Addio serie A. Solo la matematica tiene ancora aperte le speranze. Non il Verona di Setti. Perché questo è il Verona di Setti, prima che di Fusco e prima di Pecchia. Poi, certo, vengono loro due che hanno accettato e avallato ogni scellerata scelta dirigenziale. Ma questo è il Verona di Setti, non dimentichiamocelo. Uno dei più brutti Verona che abbiamo mai visto, un Verona che ci sta facendo disamorare (ma non succederà, statene certi, nonostante i vostri sforzi) e che non ha ancora toccato il fondo.

La sconfitta con il Sassuolo è un’altra pietra tombale su questo campionato. L’ennesima. Dopo Crotone, dopo Benevento, dopo Bologna. Si chiude una delle peggiori pagine della storia gialloblù. Una retrocessione figlia degli errori del passato e dell’inconsistenza economica del suo presidente.

Compito di un’azienda è produrre qualcosa. Chi fa i tortellini cerca di fare dei buoni tortellini. Chi fa i pandori deve cercare di fare buoni pandori. Chi fa calcio deve produrre risultato sportivo.

Certo, se sei la Juventus e hai un alto fatturato devi vincere lo scudetto. Se sei il Verona devi cercare di salvarti e devi farlo in maniera onorevole. Come fa l’Atalanta, ad esempio.

Setti da due anni (gli ultimi due di serie A) è stato altamente incapace di raggiungere questo risultato. Non è all’altezza di una piazza come la nostra. Sarebbe utile che ne prendesse coscienza e con un atto di onestà si facesse da parte.

Cosa vuol dire questo? Vuol dire per esempio dare una valutazione congrua al Verona. Sparare “70 milioni” significa dire che il Verona, Setti non lo venderà mai. Nessuna persona sana di mente, neanche l’imprenditore più innamorato dell’Hellas potrebbe mai iniziare una trattativa a queste cifre in una società con un patrimonio azzerato come questo Verona, senza un centro sportivo, senza nessun asset, se non il marchio che tra l’altro non appartiene più alla società ma è stato ceduto per far quadrare i conti ad un’altra società collegata.

L’aggravante di Setti è stata l’incapacità di gestire la più alta quota di denaro garantito che il sistema abbia mai dato ad un presidente del Verona. Una montagna di denaro che doveva essere sufficiente a garantire un futuro solido in serie A per tanti anni, come nessuno ha mai avuto. Nè il povero Giovanni Martinelli, nè prima Arvedi, nè tantomento Pastorello che quando andò in serie B non prese una lira.

Senza contare che Setti non ha mai (dico mai) “sacrificato” un giocatore per far godere la piazza. Ha sempre ceduto tutti quelli che avevano un minimo di mercato e fornivano una minima plusvalenza, da Jorginho, sacrificato addirittura a gennaio e venduto non al miglior offerente ma al Napoli che lo svalutò inizialmente, agli ultimi.

Ora non so se domani ci sarà qualcuno disposto a iniziare una trattativa per l’acquisto del Verona. E’ probabile che tutti si tengano alla larga, soprattutto in presenza delle sparate di cui sopra. E quindi toccherà a Setti iniziare la ricostruzione del Verona. Una ricostruzione seria, che preveda investimenti veri, che preveda un direttore sportivo all’altezza, che consegni a questa città un allenatore che sappia accendere l’entusiasmo e giocatori che ci facciano dimenticare lo schifo di questo mercoledì 18 aprile 2018. Non sono sicuro che accadrà.