Non è la sconfitta in sé che fa preoccupare della trasferta a Novara dei biancoscudati. Il Padova aveva fin qui perso altre 3 partite ma in maniera completamente diversa e decisamente meno allarmante: al “Gavagnin Nocini” non meritando assolutamente la sconfitta, a Salò prendendo il gol partita dei Leoni del Garda al 96’, a Meda, contro il Renate, a causa di un blackout nel primo tempo che era stato “di gruppo” non dettato da questo o quel giocatore in giornata storta.
La bruttissima sensazione provata da chi era al “Piola” è quella dello stop per la prima volta innescato da un atto di egoismo, sentimento che a questa squadra non è mai appartenuto.
I rigori vanno ovviamente segnati. Nessuno ha la certezza che Bortolussi l’avrebbe realizzato quello del possibile 2-2, anche se, finora, non ne aveva sbagliato nemmeno uno, pure in partite in cui gli era capitato di presentarsi dagli undici metri in un momento delicato, di quelli che potenzialmente possono farti tremare le gambe se non sei uno di tempra forte. Senza la benché minima esitazione Mattia aveva sempre appoggiato il pallone sul dischetto e fatto gol, senza paura. Ieri non è andata così: la palla se l’è andata a prendere Liguori e il rigore lo ha battuto lui, sbagliandolo e spegnendo dunque la scintilla che poteva dare il la alla rimonta e al sorpasso, a quel punto davvero ancora possibili.
Il fatto che Liguori non sia riuscito a segnare, però, rappresenta la conseguenza negativa di un comportamento già in sé sbagliato. Una aggravante all’atteggiamento tenuto dal numero 21 del Padova che è stato “non corretto” alla radice, non rispettoso di gerarchie dettate dall’allenatore e che sarebbe stato giudicato tale anche se la palla fosse finita dentro e Minelli non avesse compiuto il miracolo che ha compiuto nella difficile deviazione in corner.
Questa squadra ha sempre fatto del gruppo, delle motivazioni, dell’unità d’intenti, dell’obiettivo da raggiungere tutti insieme il suo collante, il suo cemento. A Novara per la prima volta, su questa certezza fin qui incrollabile, è comparsa una crepa. Una ferita sanguinante che il Padova dovrà rimarginare, evitando che si allarghi, facendo così deflagrare tutto a così poche giornate dalla fine del campionato.
Detto questo, Liguori non deve diventare l’altare su cui sacrificare tutto o, peggio ancora, l’alibi perfetto. Ha sbagliato e pagherà le conseguenze della sua (scellerata) azione compiuta nel momento più delicato dell’intero campionato, ma è sotto gli occhi di tutti che il Padova, tutto il Padova, sta attraversando un momento di pesante flessione. Quella che per mesi è stata la miglior difesa d’Italia prende gol con troppa facilità e leggerezza, soprattutto in trasferta il rendimento è calato, sia all’Euganeo che fuori inoltre si regalano all’avversario i primi tempi con agghiacciante scioltezza.
E’ sempre stato il NOI il punto di partenza, il carburante di ogni partita. Quell’elemento che ha permesso a Kirwan e compagni di tenere sempre fortissima l’intensità in ogni prestazione, di tenere alti i giri del motore. Tutti hanno sempre fatto tutto per tutti gli altri. La corsa in più, la pacca sulla spalla in più, l’incoraggiamento in più, il tentativo in più, l’assist in più. Dal NOI si deve ripartire per raddrizzare la barca, per tornare la macchina schiacciasassi del girone d’andata, per tenersi stretto quel punto di distacco che permette al Padova di essere ancora arbitro e padrone del suo destino, per provare a vincerle tutte e rimanere nell’unico posto occupato dall’inizio del campionato ad oggi: in vetta, davanti a tutti.