14
gen 2018
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Par tirar tardi

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2.520

… Segue…

Questo che segue è l’elenco di coloro che se ne sono andati nel secondo quadrimestre 2017.
Li elenco tutti, ma verranno onorati un po’ alla volta, hai visto mai che qualcuno di voi voglia scriverne anticipandoci (ne dubito e non so perchè):

- Carlo ZARDO
- Chris CORNELL
- Irio DE PAULA
- Gregg ALLMAN
- Jeffrey TATE
- Philip GOSSETT
- Geri ALLEN
- Paolo LIMITI
- Rudy ROTTA
- Chuck LOEB
- Bruno CANFORA
- John ABERCROMBIE
- Enzo DARA
- Nanni SVAMPA

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42 risposte a “… Segue…”

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  1. Dandy scrive:

    Swalled=Swallowed maledetto correttore!

    1. Dandy scrive:

      Anzi, per rendertela ancora più rapida ascolta in sequenza: Glicerine, Machinehead e Swalled così in 10 minuti i compiti sono fatti ;-)
      A presto!

      1. Dandy scrive:

        @Gazza: se ti avanzano 10 minuti invece degli ultimi due album butta un orecchio a sixsteen stone e (soprattutto) Razoblade Suitcase…
        Magari silente, ma sto con voi…

        1. Dandy scrive:

          Mi pare che al bravissimo dominus (anzi, hai bravissimo, ciao Mister Chivers!), possa giovare la segnalazione di un'esponente della musica Grunge meno mainstream dei vari Soundgarden, Pearl Jam ( Eddie solo), Nirvana, AiC (di cui sinceramente apprezzo solo Unplugged).
          E' arcinota la mia idiosincrasia per quel genere, ma l'unico gruppo che trovo davvero interessante per musicalità tagliente, voce intrigante e insomma, nel complesso, buon sound, sono stati i Bush.
          Per cui così, mi andava di segnalarli.
          Ossequi ai dominus ;-)

          • Gazza scrive:

            Caro Dandy, tu non la racconti bene…
            Fai due segnalazioni (Robert Miles prima) e Bush adesso che la dicono lunga sulla tua preparazione musicale e sulla mia, ormai, ineffabile eclisse musicale.
            Ho ascoltato integralmente gli ultimi due album dei Bush su youtube, notevoli!
            La mia memoria, ormai “condizionata” da troppi suoni, vi ha trovato qualche eco dei Temple of the Dog, pur se la gradevolissima voce di Rossdale non può (…) fortunatamente (!) essere quella di Cornell.
            Stai con noi!

            • Gazza scrive:

              Concordo anche sugli AiC solo Unplugged (tranne l’EP Jar of Flies), per la verità (e paradosso!), molti gruppi grunge li preferisco Unplugged…
              E spero che Eddie Vedder, dopo la “simpatica” Ukulele Songs, prosegua nell’attività solista.

          1. Maxx scrive:

            Non so, mi vergogno…
            Ho letto in un post del Gazza un passaggio che mi vede come esperto (addirittura enciclopedico…) della musica brasiliana. Io non sono così. Io ho tempo, a volte. Ascolto musica, a volte. Alcune musiche mi piacciono, altre no. Non sono un esperto, sono un “fruitore”. Se qualcosa non mi va più di tanto, sono portato a pensare che sono io che non capisco e non che ne siano gli autori gli incapaci.
            Alcune musiche le apprezzo ma non riesco ad ascoltarle per più di 5 minuti; altre non le riesco a smettere di ascoltare. E magari sono musiche più-che-light… Un pezzo, con gran poca melodia ma un testo intrigante (casualmente brasiliana e di Chico Buarque [di sinistra!!! :( ]- no, Gazza, non è quella che ti ho tradotto anche se dello stesso autore, ma “Costrução”), mi ha accompagnato ininterrottamente per un viaggio in macchina di 4 ore. La musica non è quello che è ma quello che ti dà. E chi “riceve” ha la PROPRIA sensibilità.

            Ovvio che lo sterco rimane sterco, ma la natura è varia ed ha creato il Geotrupes stercorarius, il Circellium bacchus, lo Scarabaeus sacer e lo Scarabaeus semipunctatus. Tutte queste specie di insetti vengono definiti (grazie Wikipedia…), stercorari.
            E non si sputa sui gusti.

            Ps.
            C’è stato un periodo in cui l’Italia è stata Utopia della Musica.
            C’è stato un periodo in cui l’America è stata Utopia della Musica.
            C’è stato un periodo in cui l’Inghilterra è stata Utopia della Musica.
            E c’è stato un periodo in cui il Brasile, per quelli come me, è stato Utopia della Musica.
            Io a Utopia non ci sono mai stato e mi accontento di ascoltarne le musiche.
            Invidio chi gode “più di me” nell’ascoltare un qualsiasi pezzo; non invidio chi conosce a memoria un miliardo e mezzo di titoli senza provare alcun orgasmo nell’ascoltarli. Invidio l’amico Chivers a prescindere… :)

            Pps. Sì, mi avete sgamato: Capitan Ovvio sono io…

            • Cesare Settore Superiore scrive:

              Grazie Maxx per avermi tolto di impiccio. Hai scritto un concetto semplice ed elementare che sentivo come mio ma che per vergogna (?) non mi sono mai sentito pronto per puntualizzarlo su un blog. Ho trovato un paio di affinità del mio modo di intender e di consumar musica in questo tuo post.
              Molte volte leggo questo blog e francamente invidio i grandi conoscitori quali Chivers e Nino.
              Li invidio per le loro conoscenze in materia di musica in genere, conoscenze che spaziano tra le centinaia di generi musicali e tra le migliaia di autori ed esecutori.
              Io da questo punto di vista scrivo poco o niente. Vuoi perchè non sono un grande intenditore, vuoi magari perchè non sono un estimatore e di conseguenza buon ascoltatore. Per i generi musicali che ascolto volentieri le dita di una mano bastano ed avanzano. Ma per vedermi rapito ore ed ore ne serve uno solo.
              Hai ragione Maxx. Lo sterco rimane sempre sterco ma i gusti non si discutono. A volte posso anche provare a saziarmi con altri alimenti che in molti potrebbero definire delizie. Ma ahimè la musica non è quello che è ma quello che ti dà, sono assolutamente d’accordo.
              Lo ritengo solo tempo sprecato quello trascorso nel vano tentativo di ascoltare ciò che non ti emoziona, inutile tentare di convincermi che il sushi è fantastico o che a Verona ci sono ben 2 squadre di calcio ed entrambe sono importanti. Io devo provare emozione per potermi sentire appagato. Il buon cibo in genere ci riesce quasi sempre (sushi escluso). Le mie credenziali calcistiche vanno in un sola direzione, ma non è questo il blog giusto in cui discuterne. La musica che invece sento mia è solo quella che alla fine del pezzo ti lascia esterefatto per la sua semplicità o per il suo modo spicciolo di emozionarti, di farti venire il magone e di inumidirti gli occhi.
              Mi perdonino quindi gli esperti e i grandi consumatori di generi svariati. Io come l’edera resto sempre attaccato alla pianta madre. Con il mio malinconico blues, vecchio, ripetitivo ed annoiante per tanti. Ma a me emoziona e questo fa si che non lo abbandoni mai.
              Proprio come la pastissada e il Verona.
              Per lavoro frequento l’America Latina da anni e conosco il Portoghese quanto basta per cavarmela. Dato che Maxx aveva stuzzicato la mia curiosità con la faccenda delle 3 strofe ripetitive, le ho ascoltate attentamente e poi ho le anche lette dalle lyrics della canzone che si trovano in internet, anche solo per controllare quanto magari avessi frainteso. Le parole e la loro voluta miscelazione sono molto toccanti, benchè la musica di questa ballata sia piuttosto ripetitiva. Eppure anche in questo ho trovato una intrigante affinità, con questo autore (Charlie Musselwhite) cui sono particolarmente legato, e sopratutto a questa canzone:

              https://www.youtube.com/watch?v=g9KfEDOfmqQ

            • Maxx scrive:

              Mmmmmhhh!
              Dimentico sempre che è d’uopo il link esplicativo:

              https://www.youtube.com/watch?v=CUcK9zXrMeo

              oppure (meglio…)

              https://www.youtube.com/watch?v=jzWI_JjFBr0
              Per chi non conosce il portoghese, questa canzone ha tre strofe: la prima molto socialmente-dark, la seconda più tranquilla e la terza quasi a livello di Svampa, Magni, Patruno e Brivio.
              Usando le stesse parole disposte in modo diverso.

              • Gazza scrive:

                Ci litigo spesso col MaXXX, ma ghe voi ben anche quando eccede in modestia.
                Io sono un grande appassionato FRUITORE della musica brasileira, di conseguenza titoli ed esecutori li conosco poco o niente.
                Durante qualche chiaccherata il MaXXX è capace di correggermi anche 50 volte.
                Una di queste fu per precisare che quella canzone che mi piace, l’ha scritta il cugino della portinaia di una che conosceva la portinaia di Vinicius de Moraes quand’era in vita e che quella biricchina invece di darla a Vinicius la fece recapitare ad Antonio Carlos Jobim perchè uno dei suoi 25 nipoti era innamorato di Astrud Gilberto e aveva pregato Jobim di dire ad Astrud che l’aveva scritta per lei…

            1. Dandy scrive:

              Hai bravissimo=ai bravissimi. Maledetto correttore!

              1. do minus gazza scrive:

                - NANNI SVAMPA
                Credo che nessun under ’60 sappia chi sia stato, a meno che non sia di area lombarda.
                Svampa è stato il fondatore dei “GUFI”, storicamente il secondo gruppo di Cabaret italiano.
                Dire del dopoguerra non avrebbe senso perchè prima, a differenza di paesi come la Francia (tradizione ultra secolare) e la Germania (secolare), in Italia non esisteva.
                I Gufi nel loro quinquennio di vita erano ospiti quasi fissi nei rari spettacoli generalisti della Rai.
                Anche loro bravi e molto eclettici, alla Rai si producevano in scenette comiche parlate-cantate in italiano, in Lombardia, dove i loro spettacoli erano sempre un “tutto esaurito”, si esibivano prevalentemente in dialetto meneghino.
                >>> https://www.youtube.com/watch?v=SG2ot-uJ9l0
                >>> https://www.youtube.com/watch?v=l0_EktOEb4I
                >>> https://www.youtube.com/watch?v=BzCzC-RSAoQ
                Per chi ha avuto la pazienza di guardare i filmati, non saranno certo sfuggiti coloro che i seguito “imiteranno” le loro movenze e un po’ i testi (Cochi e Renato si differenzieranno in seguito con un Cabaret parlato-cantato pieno di non-sense).
                Non mi ricordo più dove ho letto che l’antesignano del Cabaret potrebbe essere stato Ettore Petrolini (geniale) con le sue performances nell’avanspettacolo (che però non è il Cabaret).
                Credo che anche un giovane, chiunque, curioso e intelligente debba sapere chi era Petrolini
                >>> https://www.youtube.com/watch?v=kzcK5v7C38Q
                >>> https://www.youtube.com/watch?v=iMcAIMVxa9s (siamo al surreale!)

                • Meneghino scrive:

                  Mio figlio che segue questa rubrica, mi ha segnalato che era stato commemorato il grande Nanni, non volevo credere che ancora oggi a qualcuno venisse la voglia di ricordare il fondatore del gruppo de I GUFI che mi strappò grandi risate, e molte riflessioni, quand’ero giovane.
                  La sintesi che ne è stata fatta, capisco l’esigenza, è sostanzialmente corretta, anche se nei loro cinque anni di vita come gruppo produssero con buongusto e vera ironia un sacco di cose che poi, con meno buongusto, sono state imitate da parecchi aspiranti comici “da cabaret”, che di cabarettistico avevano poco o niente.
                  Ringrazio l’autore o gli autori.

                1. Chivers scrive:

                  Nel breve volgere di 3 mesi, dal 23 maggio al 22 agosto dello scorso anno sono stati ben 4 i chitarristi che hanno smesso di accordare e pizzicare le 6 corde: Irio De Paula, Greg Allman, Chuck Loeb e John Abercrombie.
                  Avevano pochissimo in comune, i quattro, però tutti sono stati musicisti di spicco nei loro generi.

                  Irio De Paula da decenni era ormai residente in Italia e tutti lo avremo sentito decine di volte, senza sapere che quella cadenza chitarristica nel tal brano apparteneva a lui, visto che ha si suonato Jazz con tanti (gli “storici” Gato Barbieri, Chet Baker, Gianni Basso, Franco D’Andrea, Romano Mussolini, Renato Sellani, Enrico Rava) ma anche moltissima musica leggera e latinoamericana, con gli artisti a cavallo degli anni 70-80-90, e poi colonne sonore, anche di Ennio Morricone.

                  Gregg Allman – di cui Gazza ha già scritto qualche giorno fa, riguardo Allman Brothers Band – inserirlo come chitarrista è un po’ una forzatura, era la cosiddetta “chitarra ritmica”, componeva e nei dischi lo si sente perlopiù all’organo e alla voce. A quanto gi detto su di lui si potrebbe aggiungere che tra un chirurgo plastico e l’altro, di lei, è stato anche marito di Cher per una manciata d’anni; e stop col gossip.
                  Melissa, tipica ballad incisa su “Eat a Peach”, il doppio LP successivo al “Live at Fillmore” anche con materiale non utilizzato dal precedente, è un delicato omaggio al fratello Duane, scomparso in moto tra la realizzazione dei due dischi.
                  https://www.youtube.com/watch?v=WFJ20eNspzo

                  Che dire di Chuck Loeb? Beh, soprattutto che ai più è sconosciuto, in effetti ha svolto la parte più rilevante della carriera negli Stati Uniti, molti anni con Stan Getz e poi con gli Steps Ahead di Michael Brecker; amava il suono pulito e suadente tipico della chitarra di Jim Hall, col quale aveva studiato da ragazzo, suono con il quale era diventato esponente di rilievo di quello “smooth Jazz” che tanto amano oltreoceano.
                  https://www.youtube.com/watch?v=ZNM-LN91rOc

                  John Abercrombie, da decenni sempre nelle primissime 4-5 posizioni tra i chitarristi Jazz delle varie riviste specializzate, è tra gli artisti capostipiti dell’etichetta ECM. È stato un grande innovatore della chitarra Jazza, Partendo dallo studio dai mostri sacri Wes Montgomery e Barney Kessel, arrivò a realizzare uno suono personalissimo, che bene si adattava al Jazz più puro e alla nuova corrente “fusion” che dagli Anni 70 ha preso piede coinvolgendo soprattutto le nuove generazioni di artisti. Tuttavia Abercrombie non amava i marchingegni elettronici, sintetizzatori, campionamenti e via dicendo, che peraltro aveva provato, preferiva i timbri classici della chitarra Jazz, solo qualche semplice effetto a pedale.
                  Personalmente l’ho sentito quattro volte, due anche a Verona al Filarmonico; in una di queste occasione era affiancato da Larry Coryell, di cui ho scritto qualche giorno fa; simile destino per due che hanno suonato molto assieme gironzolando per il mondo.
                  Nel suo penultimo lavoro, “39 Steps” del 2013, sono contenuti quattro brani-omaggio a quattro film del grande Alfred Hitchcock, di cui Abercrombie era fervido ammiratore: Vertigo (La donna che visse due volte), Spellbound (Io ti salverò), Shadows of a dubt (L’ombra del dubbio), 39 Steps (Il club dei 39)
                  Qui in un pezzo piuttosto datato (e all’inizio che buffa chitarrina a quattro corde…), registrato ad un Festival Jazz che amo particolarmente.
                  https://www.youtube.com/watch?v=v2zVZDS8Sgw

                  1. Dandy scrive:

                    Posso sommessamente aggiungere un artista che non faceva musica "colta" ma che di fatto ha fatto svoltare un genere lasciando un impronta per gli anni a venire?
                    Robert Miles

                    1. do minus gazza scrive:

                      - PAOLO LIMITI
                      Comincio subito con lo scusarmi per non sapere quasi nulla di Paolo Limiti, un personaggio sicuramente e straordinariamente eclettico vista l’enorme e diversificata sua attività professionale, e gli apprezzamenti universali che ricevette.
                      Il fatto è che Limiti lavorava alla RAI, una tv che non guardo da anni se non per le partite della Nazionale Italiana e per il canale specializzato Rai Storia.
                      Di lui conoscevo la sua prima attività di notevole paroliere di canzoni e brillanti traduzioni di Cover famose.
                      Se mi si concede una digressione personale, proprio una canzone da lui tradotta, di un celebre brano di Carole King, fu, diciamo, l’incipit per il mio primo matrimonio.
                      Posso in assoluta coscienza dire che Papy P., che divenne mia moglie, era una donna straordinaria, di cui ero sicuramente indegno.
                      Estremamente colta, bella, coraggiosa e priva di stupido “femminino” orgoglio.
                      Infatti mi regalò un disco “per comunicare”, non una lettera, ma un disco per vedere se avrei capito e come avrei reagito.
                      Cantava Mina con le parole tradotte di Paolo Limiti
                      >>> https://www.youtube.com/watch?v=x7TyUga2RZU
                      E io capii.
                      Prima di tutto d’essere un cretino che “girava” sulla quantità e non sulla qualità.
                      O forse non mi sentivo “paritario”.
                      Ci separammo dopo dieci anni, e lei se n’è andata da questo mondo alcuni anni fa.
                      Cosa cavolo avesse trovato in uno come me non l’ho saputo fino all’arrivo di una lettera che aveva consegnata ad un’amica col compito di spedirmela dopo la sua morte.
                      Paolo Limiti >> http://static01.positanonews.it/positanonews/uploads/2017/06/Paolo-Limiti.jpg , scusami e grazie per avermi regalato qualche anno strepitoso.

                      • old follower scrive:

                        Paolo Limiti non era un semplice “presentatore”.
                        Aveva una affabilità, uno stile e una cultura vaste, sarà difficile per la Rai trovarne uno con quelle caratteristiche.
                        Ma non è di quello che voglio parlare ma del dott.Gazzini.
                        Se si escludono certe affermazioni un po’ “fanfa” (provocatorie?) di qualche topic passato, non ho mai visto un uomo pubblico parlare del proprio “privato” con tale disinvoltura ed onestà.
                        Credo che lei, caro Gazzini, abbia avuto una vita molto piena di avvenimenti e soddisfazioni e l’età che sta avanzando a grandi passi l’abbia messa nelle condizioni di lasciare qualche traccia di sè e del suo passato.
                        Lei sa benissimo che verranno presto cancellate dal mezzo informatico, ma non nella memoria di chi le avrà apprezzate.
                        Lei ha spesso difeso con forza la sua “privacy” tranne quella che solo LEI decide di rendere pubblica.
                        Giustissimo.
                        Ma quello che ha scritto all’interno del “pretesto” di Paolo Limiti mi ha impressionato.
                        Con vera stima la saluto cordialmente.

                        • Gazza scrive:

                          Caro Old, va bene diamoci del lei.
                          La verità: non avevo NULLA su Limiti tranne quella piccola “chicca”.
                          Nulla di più.
                          Cordialità anche da parte mia.

                      1. do minus gazza scrive:

                        - Maestro BRUNO CANFORA
                        Altro nome che dirà poco o nulla ai quarantenni e cinquantenni (forse).
                        Le note biografiche che lo riguardano non sono condensabili, ma io che ho qualche pretesa conoscitiva di quelle cose vi dico che è stato un Gigante dello spettacolo Rai.
                        Senza di lui nè Canzonissima, nè Studio Uno, e molto molto altro, sarebbero stai possibili.
                        Tutti grandi tormentoni dell’epoca: Da Da Um Pa, Pollo e Champagne, Zum Zum Zum sono suoi
                        Però anche Autore della musica di innumerevoli successi nazionali ed internazionali.
                        Non ho trovato un filmato che lo ritraesse mentre dirigeva http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/foto/2017/08/06/1502015206-brunocanfora.jpg
                        Ho personalmente scelto due canzoni da lui musicate per Mina che sono agli antipodi, ma per me lo rappresentano adeguatamente
                        >>> https://www.youtube.com/watch?v=kZSRdtGvAvg
                        >>> https://www.youtube.com/watch?v=EDN-RWdR-vk

                        • Gazza scrive:

                          Nota per Chivers.
                          Ascolta Due Note e poi dimmi se non c’è un piccolo modestissimo plagio della musica di suspence di quando Calaf deve rispondere agli indovinelli (mortali) di Turandot… :)

                        1. Paperinik scrive:

                          Devo fare un plauso al Chivers per la presa di posizione sui Deep Purple.Io la farei anche sugli Stones di oggi e altri mostri sacri.In una band quando il tempo è finito è finito.Vai o prova ad andare su altro.Quattrini e fama in genere ci sono già.Da queste parti sono venuti i Kraftwerk il mese scorso.Gran band elettro e tutto, ma solita reunion e devi avere 50 sacchi da spendere per sentire e vedere uno show fotocopiato.

                          1. Gazza scrive:

                            Stasera, spero, scrivero di due italiani, di uno di loro ho scoperto che era un “gigante!”

                            1. Gianni Domanda scrive:

                              Una domanda serena e senza seconde finalità a Nino Gazzini, che ho ritrovato ad una bellissima cena di rimpatriata una dozzina d’anni fa e a Chivers che ho letto qui e su altri blog per la comune passione per i Gialloblu.
                              Ma davvero voi ascoltate la musica che avete proposto per commemorare cantanti grunge e hard rock, con le canzoni che avete proposto qui, un atto comunque col suo giusto decoro.
                              Vorrei capire meglio, data la mia età, se mi sono perso qualcosa di importante.

                              • Gazza scrive:

                                Caro Gianni, ricordo una cena ma non con le caratteristiche di rimpatriata, il “come eravamo” non è più nelle mie corde da tempo, ben più di una dozzina d’anni, a meno che non ci sia un’alta dose di ironia e auto-ironia, affilate come rasoi, e ci g’à paura el staga a casa.
                                Ma vengo alla tua domanda con la “D” maiuscola (?).
                                Pur avendo lavorato sul Blog per la prima volta in coppia, e non poteva essere che con Chivers, rispondo per me com’è ovvio.
                                Prima di tutto ascolto molta meno musica di un tempo in cui mi interessavano tutte le novità che avessero un seguito di pubblico, o di converso non ne avessero per niente e cercar di capire il perchè.
                                Poi, parecchie, lasciarle a se stesse.
                                Se pensi che al mattino, prima della immancabile abbondante colazione (è il mio pranzo-n.d.g.) io attacchi la giornata col Grunge, il Rap duro o il Metal, la risposta finirebbe qui.
                                Però ci sono dei grandi gruppi (Soundgarden, Pearl Jam, Alice in Chains, Metallica) di cui al pomeriggio prendo una piccola dose e passo ad altro.
                                Se leggo o scrivo posso ascoltare solo il Jazz (grazie a Chivers che è un fenomeno sul genere) Classica Barocca, Sacra e Lirica.
                                Prima di cena qualche grande:Bowie, Pink, CSN&Y, Young da solo, Paul Simon, Soutern Rock e New Country, qualche rivisitazione degli anni ’60 e ’70, Beach Boys o Beatles o Who, il tutto diluito in un paio d’ore.
                                Una volta alla settimana Musica Sud Africana (Soweto Gospel Choir, Lady Mambazo o Miriam Makeba, che è una gigantessa).
                                Quando sono di cattivo umore (la qual cosa capita sempre più spesso): Musica Brasiliana “a maneta” che conosco poco ma mi piace un sacco e, quando voglio un approfondimento ci pensa l’amico MaXXX, un enciclopedico sulla Musica Brasiliana.
                                Naturalmente ho parecchia musica nel cellulare e quando faccio i miei giri ascolto, ma non mi isolo, guardo le persone, i loro gesti, le vetrine, gli educati, i maleducati che non raccolgono le cacche del loro amato “bambino” a quattro zampe…
                                Ciao Gianni

                                • Chivers scrive:

                                  Beh, devo dire che mi sorprende non poco la risposta a Gianni (ciao!) del Gazza; mai avrei immaginato che avesse questa sorta di decalogo giornaliero, per l’ascolto dei vari generi musicali, una suddivisione così precisa.
                                  Mi piace rispondere, anche perché non è che c’abbia mai pensato prima.
                                  Avendo ora più tempo a disposizione di mesi fa, distribuisco gli ascolti anche à la vateciava, nel senso che mi piace ascoltare anche la radio (Radio Capital, Radio3, radio su internet), specialmente se sto facendo dell’altro, e alla radio esce di tutto (poi parlerò di 2 programmi preferiti), anche cose del momento, e così valuto che non mi piacciono, ma intanto memorizzo e metto via.
                                  Il Jazz è la mia musica ormai da almeno 3 decenni abbondanti (Anche da prima, ma con meno esclusività), ma non ho mai abbandonato il rock e il progressive, che dalla fine degli anni ’60 mi hanno traghettato fin qui.
                                  Classica e lirica sono stati e sono tuttora molto presenti nei miei ascolti, e direi che è l’unico schema che rispetto, ed è la domenica mattina a cui decico maggiormente spazio alla musica “seria” (il virgolettato è d’obbligo); anche con il sole e il caldo dell’estate che entra dalle finestre, sentire la potenza struggente di Mahler, o le lacrime di Brahms, o gli spigoli di Shostakovic, o un Rigoletto con Leo Nucci, è quanto di più appagante possa esserci nel silenzio della domenica mattina, musiche anche caricate sull’ipod per fare un’oretta in bici.
                                  Avendo più tempo a disposizione, ora col Jazz faccio molte ricerce del “nuovo”, ovviamente affidandomi a siti e riviste specializzate che forniscono segnalazioni; il jazz attraversa la mia giornata dall’inizio alla fine, qualche volta mi viene la voglia e il bisogno di sentire qualcosa che veramente mi soddisfi, lasciando stare la novità e la ricerca, e allora ci sono John Coltrane, Miles Davis, Charles Mingus, Thelonious Monk, Bill Evans, Charlie Parker, Max Roach, Dexter Gordon e alcuni contemporanei che adoro come Pat Metheny, Chris Potter, Joe Lovano, Dave Douglas, Dave Holland, Jan Garbarek; italiani? certo!!! Paolo Fresu in primis e che seguo assiduamente, persona fantastica, e poi Rava, Bollani, Danilo Rea, Rita Marcotulli. Non c’è orario e mi piace far girare il portadischi per pescare “a caso” un cd da mettere, e l’ascolto di quel cd mi porta a fare collegamenti col successivo che andrò a scegliere… a volte capitano anche 4-5 cd consecutivi, 4/5 ore continue che devono essere un grande godimento per i vicini di casa!!!
                                  Il rock, beh, capita anche quello, magari stimolato più dalla radio (alcune stazioni via internet che spolverano gli scaffali e propongono gli anni 60-70-.80 che in fondo sono quelli che prediligo) ed allora mi viene voglia di ascoltare qualche vecchio vinile… e solo sentire il gracchiare della puntina mi fa venire i brividi e di certi dischi ricordo ancora perfettamente in che punto si sentiva quel “tic” che ormai fa parte dell’incisione!! Un po’ come per i film in bianco e nero… rimangono indimenticabili!!!
                                  Parlavo della radio, beh, ci sono due programmi di Radio3 che mi piacciono particolarmente: alle 18.30 c’è SEI GRADI, un percorso di 7 brani dai generi diversi collegati tra di loro in modo anche fantasioso, prendendo spunto dalla teoria dei “sei graadi di separazione” che ci sarebbero tra due persone agli antipodi delle terra ma che con 6 semplici passaggi vengono uniti da una linea. L’altra è a mezzanotte, BATTITI, 1h e mezza di musiche ricercatissime, talvolta anche estremamente difficili e complesse, e così si vengono a conoscere realtà e personaggi che altrimenti rimarrebbero sconosciuti. Ci sono i podcast scaricabili sui siti della RAI, se qualcuno avesse un po’ di buontempo e voglia suggerirei di provarci, al massimo dopo 5 minuti si butta via il file.
                                  Da ultimo rimene la musica dal vivo, in definitiva, facendo quattro conti, sono suppergiù una trentina i concerti che ogni anno vado ad ascoltare, e lì ovviamente scelgo ciò che mi attira di più, anche se non amo più le resse e le lunghissime attese, fuori o dentro, quindi scappo un po’ dai grandi eventi anche se a volte mi piacerebbe andare a sentirli.
                                  E per chiudere, ecco che il collegamento a questo ultimo pensiero arriva dall’attualità, è di oggi infatti la notizia che a fine aprile Bob Dylan tornerà a Verona, in Arena, per la quarta volta; io lo sentìì una volta sola, ma mi piacque molto di più, quella sera, Tom Petty (di cui si parlerà in un imminente futuro); e poi queste operazioni nostaglia no mi sono mai piaciute, ad esempio anche i Deep Purple verranno in Arena… ma chi sono questi Deep Purple (a parte che a me non sono neanche mai piaciuto tanto)… un paio di reduci e 4-5 turnisti bravissimi che si sono imparati riff e assoli alla perfezione per riprodurre i brani come negli album… e capelli grigi o pelate che con improbabili magliette con scritte del tipo “SMOKE ON THE WATER” che arrivano in Bra quasi fosse una ennesima Woodstock….. No, grazie, preferisco sentire il gracchiare della puntina sul disco del mio vecchio “IN ROCK” che parte con Speed King
                                  https://www.youtube.com/watch?v=9sGy_-p_sVE

                                  • Gianni Domanda scrive:

                                    Dal mio grigio e decadente punto di vista posso dire solo due cose:
                                    mi sembrate dei sani “matti” e dei fenomeni.
                                    Ciao a entrambi e grazie della inaspettata attenzione.
                                    Nino spero ci sarà l’ocasione di incontrarti presto, nel frattempo ti porto i saluti di mia sorella, sposata con due figli, ma aveva uno strano sorriso quando me lo ha chiesto…..

                              1. do minus gazza scrive:

                                - CHRIS CORNELL
                                Nino perchè non scrivi?
                                Ho la febbre (neanche tanta poi, a portata di Tachipirina comunque)…
                                Ma perchè non scrivi?
                                Mi è venuto di pensare che, a molti di quelli che leggono, della Musica non freghi…
                                Balle!
                                Giusto…
                                E’ capitato a tutti, quelli come noi che non avevamo gli studi classici, che in una delle prime lezioni universitarie su Freud, arrivati alla possibile spiegazione del “LAPSUS” (di vario tipo), ci si sentisse in qualche modo confortati dal senso di colpa per alcuni “blocchi inerziali”, sì dai insomma, dalla pigrizia del pensare e del fare.
                                Credo che con la morte di Cornell, vista l’ora in cui mi son deciso a scriverne, sia accaduto proprio questo.
                                Non VOLEVO scrivere.
                                Il suo suicidio non mi era sembrato “in linea” con quello di altre Rock-Stars (forse loro malgrado).
                                Cornell non aveva mai avuto l’aria del “maledetto dal fato” o del “maledetto stra-fatto”, insomma non mi sembrava un “maledetto del/dal Grunge”.
                                Infanzia difficile, come quella di molti figli di famiglie separate e litigiose, una probabile inquietudine creativa che lo vedeva tuttavia mettere in piedi sempre dei buoni/ottimi progetti, dai Soungarden, ai Temple of The Dog e dell’omonimo (unico) album che sfiora il capolavoro di un genere non facilmente definibile, che divenne di “culto” quasi subito, 25 anni fa, con la sua voce potente, impostata, estesa quasi senza sforzo apparente.
                                E poi gli Audioslave con tre Albums, molto buoni il primo ed il secondo, più che discreto il terzo.
                                Poi improvvisamente Cornell se ne va.
                                Aveva già fatto un buon album da solo “Euphoria Morning”, e altri quattro, che chiunque li avesse fatti, si sarebbe gridato: “E’ arrivato quello Giusto…”.
                                Ma lui era Cornell per il pubblico, quel pubblico orfano del “fenomeno” Soundgarden.
                                Poi la “reunion” dei Soundgarden per una serie di concerti ed al termine di uno di questi, Cornell torna in albergo dove al mattino viene trovato morto per “cause non ancora del tutto accertate:” ma che tendono al “suicidio per depressione”, a 53 anni.
                                Posterò un suo pezzo, mio assoluto tormentone, dove una strana strofa recita:
                                “… E la mia giovinezza prego di mantenere, il Paradiso spazza via l’Inferno, nessuno canta più come te…”, poi una sorta di nenia ripetitiva “a rosario”.
                                Da qualche parte ho quasi tutto quello che ha prodotto, forse lo trovero o forse no, ma so di aver colto il suo lungo “attimo fuggente”.
                                >>> https://www.youtube.com/watch?v=efc7njKAfgo

                                • Heavy scrive:

                                  Caro Gazza, devo tornare a complimentarmi per il tuo “coccodrillo” su Cornell, assieme a Eddie Vedder dei Pearl Jam, una delle mie “voci” preferite.
                                  Condensare Chris Cornell in trenta righe di post e far emergere il suo essere speciale non era facile.
                                  Tu ci sei riuscito.

                                  • Jo-Jo scrive:

                                    Condivido quanto scritto da Heavy e quindi non ripeto, però cerco di seguire il “metodo Gazza”..
                                    Io non ho mai creduto a tutte quelle leggende che circolano sulla “maledizione del Rock” e in particolare di alcuni generi come il Grunge.
                                    Motivo per cui anche il suicidio di Chester Bennington dei Linkin Park, per me trova ragioni “non maledette”, seguendo la traccia del Gazza, su un atto estremo come il suicidio.
                                    Della vita che svolgono certi artisti del rock spinto al di fuori degli spettacoli si sa poco, e chi ne scrive spesso enfatizza i fatti.
                                    Bennington aveva avuto un’infanzia davvero triste e pesante.
                                    Giovanissimo, subì per anni “attenzioni” pedofile di un ragazzo più anziano di lui oltre a numerosi atti di bullismo.
                                    Trovò, forse, nella musica un modo per esprimersi e, sempre forse, per tentare di uscire da dove è molto difficile.
                                    Strinse un’amicizia vera e rara nell’ambiente, proprio con Cornell.
                                    Non è fantasioso pensare che la morte-suicidio dell’amico abbia influito pesantemente sulla sua decisione
                                    https://www.youtube.com/watch?v=yoCD5wZEgo4
                                    Pur essendo il loro primo album, nel testo di Bennington c’è una visione della vita piuttosto disperata…..

                                    • Gazza scrive:

                                      Ottimo Jo-Jo, non solo mi hai evitato un’ulteriore fatica, ma hai scritto alla “Jo-Jo”, sintetico, commentato, completo!
                                      Bravo davvero.

                                1. Paperinik scrive:

                                  Cornell l’ho visto nel 90 con la sua prima band di successo:i Soundgarden.Seattle prima maniera con un taglio Led Zeppelin e vicinanze. Era gente che lavorava anche su tempi dispari.Uno di quelli che ha rilanciato la moda degli anfibi con bermuda al ginocchio.Voce potente e approccio aggressivo.Poi negli anni si è ammorbidito. Un tipo alla moda, ma non scontato.

                                  • Gazza scrive:

                                    Tastiera con temperatura alta la mia, al momento.

                                    Comunque il commento del Paper è corretto, anche se non sta scritto da nessuna parte che il “geNre” di un cantante debba essere solo spaccare le corde.
                                    Vocali.

                                    • Paperinik scrive:

                                      Sono d’accordo Gazza.Il gruppo era volutamente duro, ma aveva delle doti non da poco alla voce.A me anche dopo non dispiaceva affatto e sicuramente si è evoluto con altre esecuzioni.

                                  1. Chivers scrive:

                                    Ti sia lieve la terra, Dolores!!

                                    https://www.youtube.com/watch?v=8MuhFxaT7zo

                                    1. Chivers scrive:

                                      Sono due i bravissimi bassi italiani che ci hanno lasciato nel secondo quadrimestre del 2017, quasi coetanei, il vicentino Carlo Zardo e il mantovano Enzo Dara.
                                      Il primo è un basso a cui vanno a pennello i ruoli drammatici; per questo repertorio in Arena è stato diverse volte interpretando Ramfis (Aida), il Padre Guardiano (La Forza del destino), Mefistofele, Timur (Turandot), Frate Lorenzo (Roméo et Juliette), mentre il secondo è un cosiddetto “buffo”, un basso che si trova a suo agio nei ruoli brillanti delle opere di Rossini, Donizetti e Mozart; in Arena una sola volta (Don Bartolo nel “Barbiere”, uno dei ruoli prediletti) perché è un repertorio che poco si adatta alle grandi dimensioni dell’anfiteatro, ma è stato spesso al Filarmonico, ancora come Don Bartolo, ma anche Don Pasquale, Dulcamara (L’Elisir d’amore), Dandini (Cenerentola). Entrambi hanno lasciato ottimi ricordi e grandi amici a Verona.
                                      Di Zardo non si trova granché, come filmati, quindi un Enzo Dara che dimostra la sua bravura e vis comica con il “Don Pasquale” di Donizetti
                                      https://www.youtube.com/watch?v=oZx2RGVwdgU

                                      1. do minus gazza scrive:

                                        - RUDY ROTTA
                                        mi risulta difficile scriverne perchè lo conoscevo da anni, mai amici veri come molti musicisti veronesi, ma sempre pronti a qualche breve conversazione.
                                        Veronese d’adozione, ma ARTISTA VERONESE che la sua città non ha adeguatamente valutato e valorizzato.
                                        Forse perchè era BRAVO davvero, avrebbe potuto fare di tutto con la sua chitarra elettrica, ma scelse di onorare un genere che in Italia non ha mai avuto, chissà perchè, molto seguito: il BLUES in tutte le sue varianti.
                                        Con gli sconosciuti era di poche parole, mi dice un amico comune, mai ruffiano, sempre diretto senza un velo d’ipocrisia.
                                        Ricordo un episodio di alcuni ani fa dove avevo presentato uno spettacolo musicale dove lui era la “Guest Star” (ospite d’onore).
                                        Stava prendendo un po’d'aria e io mi avvicinai a lui con un “ciao,ciao… E’ un po’ che non ci vediamo… Sì, risposi, da quella sera a casa di E.O. dove per quaranta minuti esponesti tutta una serie di progetti e con una chitarra elettrica non amplificata producesti una serie di nuovi “riff” sui quali volevi costruire una serie di canzoni… ah si adesso mi ricordo… Senti Rudy io avrei una di quelle domande stupide che potrebbero annoiare uno come te… No dai dimmi, dimmi (la gentilezza!), ed io… Nel tuo mondo avrai conosciuto un centinaio di chitarristi, potrei sapere chi viene considerato il “Top”…
                                        Lui stette in silenzio un po’ e poi mi disse esattamente così: “… Stavo pranzando con Joe Satriani (un mostro) e ci mettemmo a parlare di questo e quel chitarrista, poi la stessa domanda gliela feci io e lui mi rispose… Per me, Joe Satriani, posso dire di non aver ascoltato nessuno come JEFF BECK…”.
                                        Non gli dissi mai che era il “mio” chitarrista elettrico favorito.
                                        Rotta ha suonato con molti grandi del Blues, al Festival di Montreaux il Grandissimo B.B. King, lo volle sul palco per una “session”.
                                        Due anni fa durante un concerto di Rotta, Jan Paice gli chiese di suonare con lui.
                                        Paice è il mitico batterista dei Deep Purple, tra i “primi venti” (…) della Storia del Rock, un batterista di cui la critica specializzata ha scritto: “…senza la presenza fissa di Paice nei Deep Purple, non avremmo il percussionismo Heavy-Metal…”.
                                        Rotta era famosissimo in Germania, Austria e Svizzera, i suoi concerti là erano tutti “sold out”.
                                        L’ultima idea-progetto che aveva era quella di fare una versione Blues di “Caffè Amaro” (dei veronesi Kings) con un coro Gospel.
                                        Questa la dice lunga sulla sua fucina cerebrale sempre in movimento a cercare cose nuove, senza mai abbandonare l’amatissimo Blues.
                                        >> https://www.youtube.com/watch?v=t5WB1QDxnTc
                                        Questa dovrebbe essere la sua ultima canzone
                                        >> https://www.youtube.com/watch?v=YJFRKv8D9AM
                                        con B.B.King (minuto 1 e 50″)
                                        >> https://www.youtube.com/watch?v=JZvndRLHFeE
                                        gli ospiti li potete vedere sulla copertina…

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