12
apr 2021
AUTORE Francesco Barana
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IL DOVERE DI SETTI? ESSERE FORTE ANCHE SENZA JURIC

Con Setti non saremo mai l’Atalanta. Mettiamocelo in testa. Mica è una polemica, attenzione, è una semplice constatazione dei fatti.  Setti non è Percassi nemmeno lontanamente e, spiace dirlo,  il tessuto economico-imprenditoriale-politico lombardo è storicamente più potente di quello veneto. L’Atalanta ha soldi (tanti), da anni un centro sportivo d’avanguardia e uno stadio di proprietà (senza messicani o bizzarrie varie).

Per ragionare sul futuro di Juric è importante partire (anche) da qui. Juric che a Verona sta bene (ampia libertà, società che si sta consolidando, ricco contratto), se ne andrà se in Italia avrà un’offerta reale (non le chiacchiere di un anno fa) dalle sette società che ci stanno davanti in classifica. In questo scenario non è pensabile che possa rimanere e non sarebbe nemmeno giusto per lui. Il Verona, con Setti, è oggi un club economicamente da 12-14° posto che negli ultimi due anni è andato sopra le sue possibilità grazie all’allenatore e alla scelta di alcuni giocatori.  Juric, se restasse, potrebbe al massimo ripetere questi due campionati (ma non è scontato), ma difficilmente potrebbe fare meglio.

Setti, insomma, non ha il dovere di trattenere Juric, perché non ne ha i mezzi. Se poi Juric – in mancanza di offerte reali – resterà, tanto di guadagnato, ma questa è una variabile che non dipende dal Verona. Dal Verona e da Setti invece dipende, eccome, la ricerca di un sostituto all’altezza. Chi scrive fu tra i pochissimi a non volere la conferma di Aglietti due anni fa, consapevole che Aglio in A non aveva mai allenato e che non ci si poteva appellare ai sentimenti o ai debiti di gratitudine. Juric fu il profilo giusto per quel Verona (che non è il Verona di oggi) che si affacciava alla serie A povero ma non più poverissimo (come ai tempi di Pecchia): un allenatore che aveva vinto in B e si era salvato in A l’unica volta che al Genoa gli avevano permesso di concludere il torneo (giusto per smentire il cliché che il croato al Genoa abbia fallito). Insomma lo Juric di allora era allenatore con potenziale, già esperto, emergente ma non ancora emerso.

Oggi il Verona, inteso come club, è ulteriormente cresciuto economicamente e quindi si può permettere un sostituto meno quotato dello Juric di oggi, ma più avanti, migliore dello Juric di allora. Questo è il dovere di Setti. Qui si misurerà la vera crescita della società: non tanto nel trattenere Juric, ma nel creare le premesse per continuare a fare bene anche senza e indipendentemente da Juric.

04
apr 2021
AUTORE Francesco Barana
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SETTI PRETORIANO DEL SISTEMA

Ancora una volta è stato Ivan Juric a metterci la faccia e a esigere rispetto per il Verona, che a leggere in giro sembra ridotto al rango di supermercato. Ridda di voci, retroscena, procuratori che parlano. Tutto, ovviamente, sempre e soltanto in un’unica direzione: quella delle cessioni o degli addii.

Per carità, ci siamo abituati, da provinciale sappiamo che i giocatori forti siamo destinati a perderli. Ma c’è un discorso di forma che poi si fa sostanza, che poi è anche il succo del ragionamento di Juric: non si può dare per scontato che il Verona vende questo o quell’altro, o sia a disposizione dei desiderata di altri club più ricchi. Cioè, si può anche vendere, ma non si deve darlo per scontato già adesso.

Juric ha pure chiesto espressamente che la società si faccia sentire al riguardo. Mi verrebbe da usare un’espressione tipicamente romana (“ciao core”) per dare l’idea di come le aspettative dell’allenatore naufragheranno. Setti da sempre ha scelto il basso profilo politico, decidendo di stare nel mazzo delle carte da gioco. Setti, al contrario di Juric, si adatta, vede un po’ dove tira il vento e si aggrega. Il presidente è un pretoriano del sistema, non un attore protagonista, intelligentemente consapevole dei suoi limiti, conscio che solo così può ricavarci business.

Il Verona con Setti sarà sempre a ruota dei club più potenti, sia nel palazzo quando si discutono i diritti tv, sia in sede di calciomercato. Sono le regole non scritte del sistema, che puoi modificare a tuo piacimento solamente se hai tanti capitali da poter avere peso e voce in capitolo. Altrimenti sempre pretoriano rimarrai.

Insomma, Juric ha ragione, ma rischia di abbaiare alla luna. E il paradosso è che è il primo a saperlo.

22
mar 2021
AUTORE Francesco Barana
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JURIC COME PRANDELLI. AGGRAPPATI ALLE SUE DECISIONI

Lo dico francamente: oramai penso poco al campionato e molto a quel signore che siede sulla nostra panchina. Siamo aggrappati alle sue decisioni, come nel 2000 – un secolo fa – fummo aggrappati a quelle di Cesare Prandelli. Situazioni e tempi diversi, due Verona e contesti differenti, ma c’è una similitudine: oggi come allora molto dipende dall’allenatore e poco può fare la società. Perché quando sei un club medio-piccolo come il Verona e hai un grande tecnico è evidente che i rapporti di forza li tiene quest’ultimo. Era così ieri, è così oggi e sarà così domani.

La differenza, non di poco conto, è che il Verona di Setti è più ricco di quello di Pastorello e Juric ha altri due anni di un contratto milionario. Insomma sarebbe blindato, ma il condizionale è d’obbligo, perché sappiamo che i contratti nel calcio valgono quel che valgono e soprattutto nessuno di noi può entrare nella testa del tecnico di Spalato. Che, corteggiato dal Napoli, è comprensibile possa nutrire ambizioni tecniche che a Verona difficilmente potrebbe coltivare. D’altro canto, come spesso ripete Gianluca Vighini, qui Juric ha tutto: può lavorare in pace, è amato, insomma può esprimere se stesso.

Può bastare? Forse sì, ma non è detto. Ogni allenatore ha dentro di sé una (sana) presunzione: di poter allenare ed esprimere il suo calcio dappertutto, in particolare dove sembra impossibile. Il tifoso pensa: ma Juric sa che a Napoli con De Laurentis sarebbe un casino, chi glielo fa fare? Va invertito il ragionamento: forse Juric lo saprà pure, ma la sua (sana) presunzione (di ogni allenatore e professionista di livello) è che sarà il De Laurentis di turno a non poter fare a meno di lui.

Nel 2000 ci fu molta tristezza nel veder partire Cesare Prandelli, per altro a Venezia, in B, dove due stagioni più in là sarebbe stato esonerato e il Venezia retrocesso. Si ebbe la sensazione di un coito interrotto, di un ciclo bruciato sul più bello. Oggi l’attesa del popolo gialloblu è simile: come allora si attendeva il rinnovo di Cesare, oggi si attende la conferma di Juric per poter proseguire un qualcosa che forse ancora non si è esaurito. La speranza è che oggi il finale sia diverso da ieri.

 

14
mar 2021
AUTORE Francesco Barana
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L’ANONIMATO SENZA NARRAZIONE

Fatico a concepire il calcio, e lo sport in generale, se è privo di un obiettivo. Apprezzo dunque che Setti ieri abbia apertamente parlato di rincorsa al settimo posto e abbia esortato la squadra a non “perdere l’agonismo”.

Questo è storicamente il pericolo delle medio-piccole dopo un eccellente girone d’andata.  Ed è un rischio che sta correndo anche il Verona, che vive un paradosso: i suoi indubbi meriti ora lo portano a essere “noioso”, cioè privo anzitempo di un obiettivo.  Da tempo siamo inchiodati lì nel limbo del nono-ottavo posto, sempre distantissimi dalla zona rossa (e questo è un merito assoluto), eppure non in grado di puntare all’Europa. E la sconfitta di Reggio con il Sassuolo rischia di rinforzare questo limbo. Gli emiliani ci hanno superato in ottava posizione e hanno una partita in meno, come la Lazio, settima, che ha già otto punti in più.

Noi mass media possiamo inventarci “la qualunque”, raccontarla bella, ma il momento attuale è privo di qualunque reale storytelling. In più gli spalti vuoti e i bar chiusi, ergo la parte popolare del calcio, quella che è anima e narrazione a prescindere dai risultati, ci mettono il loro devastante carico a questa anonima medietà.

Vorrei il classico colpo di coda della squadra, cioè un filotto di vittorie prodigioso per riavvicinarci a una meta. Setti lo ha chiesto, forse ora si annoia anche lui.  In ballo non c”è tanto l’Europa, ma arrivare a maggio con un significato. Altrimenti, per dirla con Gianni Brera, sarà solo un masturbatio grillorum.

28
feb 2021
AUTORE Francesco Barana
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IL SETTI INEDITO

Il Verona con Juric è una realtà del calcio italiano: pareggiare con disarmante autorevolezza contro una buona Juventus  – non più la trascendentale di Allegri, certo, ma pur sempre squadra da terzo o quarto posto – attesta il superbo lavoro in questo anno e mezzo del tecnico di Spalato.

L’ambizione di Setti tuttavia deve essere quella di restare così a prescindere da Juric – auspicando ovviamente che l’allenatore (che ha altri due anni di contratto a cifre a sei zeri) rimanga il più a lungo possibile. Setti ci pensa; Setti (probabilmente) ci ha preso gusto; Setti potrebbe aver capito come si fa e questo sarebbe il fatto più importante. Sabato a Dazn prima della partita ha accennato anche al futuro, con una dichiarazione importante e inedita: “Il ritorno alla normalità (post Covid, nda) potrebbe farci puntare a una dimensione diversa”.  Mai prima di oggi il presidente del Verona si era esposto così. E mai si era espresso sulla stagione successiva con tale anticipo.

Intendiamoci, non credo ci saranno mai grossi investimenti (Setti con il calcio fa business e per farlo deve mantenere una gestione lineare, piatta), ma potranno ripetersi operazioni intelligenti come quella di Lasagna. Setti ha auspicato anche al ritorno del pubblico e certamente piange il cuore sapere di avere una tifoseria calorosa e fortemente identitaria costretta a restare davanti alla tv (sebbene sappiamo che il Covid ha implicazioni più serie di questa).

Ecco, diventare ancora più forti sarebbe il più bel regalo ai tifosi per quando torneranno. La bellezza di oggi passa quasi in sordina con gli spalti vuoti, sembra quasi sprecata. “La felicità è reale solo quando è condivisa” diceva Tolstoj.  L’impegno morale del club sarà farsi trovare pronto quando il Bentegodi riaprirà i cancelli.

 

 

22
feb 2021
AUTORE Francesco Barana
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TROVARE UN SENSO ALLA STAGIONE (ECCO COME)

E ora? Che senso diamo al campionato?  Il Verona di Juric è andato oltre le aspettative, ma ora caro Houston abbiamo un problema… emozionale. Quale obiettivo ci diamo da qui a giugno?  La beffa di Marassi mi ha colto impreparato: vincere significava tenere in piedi un senso, leggi la qualificazione europea, realisticamente improbabile ma non è questo ciò che conta: importava avere qualcosa a cui appellarsi per crederci, o quantomeno fingere di crederci.

Il pari di Genova ci porta a sette punti dalla Lazio (mentre scrivo la Juve deve ancora giocare con il Crotone, ma presumo che scavalcherà i laziali consegnandoli al 6° posto, l’ultimo a disposizione per l’Europa League), francamente troppi anche per (appunto) fingere di crederci. Insomma il paradosso è presto spiegato: siamo troppo forti per la lotta salvezza (e questo va a merito della società e del tecnico) e troppo deboli per l’Europa – questo era ampiamente prevedibile, intendiamoci.  Nel limbo di una media classifica  che la serie A a 20 squadre ha consegnato da troppi anni all’irrilevanza agonistica (con le 18 squadre quantomeno fino ad aprile gli obiettivi restavano anche per le squadre mediane), noi dobbiamo finire il campionato.

Un obiettivo realizzabile potrebbe essere quello di concluderlo nella parte sinistra, come lo scorso anno. Ma mi piacerebbe provassimo a inseguire l’8° posto oggi del Sassuolo, sarebbe il miglior risultato della nostra storia, ciclo Bagnoli a parte. Resta però un calendario complicato e una squadra che sembra avere qualche certezza in meno del girone di andata (lo scrivo dopo 4 punti in due partite…). Juric è la garanzia che non si mollerà di un centimetro, la premialità economica alla società in base alla posizione finale di classifica è un altro buon motivo  per esserne certi. Tuttavia oggi l’impressione è che sia più facile essere risucchiati da due-tre squadre dietro che superare il Sassuolo, e dobbiamo lottare affinché non succeda. Anche questo può essere un significato.

Lo è anche la partita di sabato sera con  la Juventus. Giusto un anno fa lo sgambetto a quella di Sarri fu il canto del cigno di un Bentegodi per l’ultima volta pieno. Senza pubblico è diverso, ma l’attesa ha sempre un suo fascino. E battere la Signora è una goduria in ogni tempo e in ogni luogo.

07
feb 2021
AUTORE Francesco Barana
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COSTRUIRE IL FUTURO

C’è un’inversione di tendenza: mentre la società prova a crescere (vedi Lasagna), si inchioda la squadra, scarica contro Roma e Udinese.

In realtà, messa giù così, la dicotomia è eccessivamente cruda: la dirigenza è semmai solo all’inizio di un percorso più virtuoso (insomma, una rondine non fa primavera e aspettiamo con buone intenzioni l’estate per avere conferme…), mentre la squadra sta accusando un momento di comprensibile calo dopo un girone d’andata decisamente sovrastimato.  Juric ha fatto un mezzo miracolo  a conquistare 30 punti in metà torneo (i 26 dello scorso anno rispecchiavano maggiormente il valore della squadra) ed è fisiologico che in questa seconda metà potremmo anche farne una decina in meno, non sarebbe uno scandalo.  Lo dice la storia della squadre medio-piccole che si ritrovano grandi nel girone d’andata, lo suggerisce soprattutto qualche limite di organico che lo stesso allenatore non ha mai nascosto. Poco male, lunedì contro il modesto Parma c’è la possibilità di un immediato riscatto, poi il calendario si fa un po’ in salita. Ma la salvezza è a 5-6 punti e quindi non vedo particolari problemi.

Credo invece che questo girone di ritorno possa servire a gettare le basi per il 2021-22, con Juric evidentemente. Abbiamo giocatori sui cui costruire  il nucleo del prossimo futuro: oltre a Lasagna, direi Kalinic,  a cui va dato ancora credito e tempo perché difficilmente il Verona potrà ingaggiare uno più bravo di lui. Poi Barak, Faraoni, il redivivo Bessa (maltrattato dalla società e da qualche ex dirigente in un recente e infausto passato e dato ingiustamente in pasto ai tifosi), Di Marco, Lazovic, Lovato, Silvestri e Magnani. Aggiungete altri due colpi “alla Lasagna” (intendo per spessore e investimenti) e allora sì che ci sarà il famoso consolidamento tante volte annunciato.

25
gen 2021
AUTORE Francesco Barana
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JURIC E LA STRADA DEL FUTURO…

Juric sta superando se stesso. Il suo calcio, antico, che ripropone la tradizione dei duelli individuali e del gioco verticale, è in realtà la cosa più moderna che oggi esista in Italia. Re Mida trasforma in oro ciò che tocca, ergo rigenera giocatori (Barak) e ne lancia di nuovi (Zaccagni e ora Tamezé). Il Verona che schiaccia il Napoli è una macchina perfetta, gira a 30 punti (erano 26 lo scorso anno), a soli quattro dall’Europa. Può ambirci? Molto dipenderà dal mercato, e Lasagna in tal senso sarebbe un innesto importantissimo.

Un anno fa, sul più bello (vittoria casalinga con la Juventus), ci fu il Covid a rubare il ritmo all’Hellas, che alla ripresa post lockdown non fu più lo stesso . “Senza la pausa con questa squadra saremmo arrivati in Europa” disse a fine stagione Juric. Chissà, certamente quel nono posto è bugiardissimo. Questo campionato è diverso: c’è una spaccatura tra le prime nove e le altre, ciò significa che per conquistare il sesto posto potrebbero servire più punti dei 66 del Milan nel 2019-20.

Ora siamo in corsa e pare averlo capito anche la società, che se dovesse concludere l’operazione Lasagna a 9,5 milioni di riscatto lancerebbe un segnale preciso. Saremmo di fronte per la prima volta nell’era Setti a un investimento per un ottimo giocatore nel pieno della carriera. Certo, non fanno piacere (e Juric  lo ha rimarcato) le continue dichiarazioni dei procuratori che offrono i nostri migliori giocatori a destra e a manca. Non fa piacere sentire un noto agente che sostiene che il Verona non può tenere Zaccagni, così, a prescindere. Sembriamo la vittima sacrificale, segno di una società che -  a differenza della squadra – è ancora piccola e deve crescere se vuole farsi rispettare.

E’ questo il punto dirimente: capire se si può alzare il monte ingaggi in modo che i Zaccagni di turno si possano tenere e, casomai, dopo, rivendere a cifre nettamente più alte con più forza in sede di trattativa. Capire se i giocatori più bravi  si possono confermare, oppure se si dovrà ancora una volta ricominciare daccapo.  Capire se Juric  può essere “solo” il valore aggiunto di un ingranaggio che si sviluppa, oppure l’uomo a cui continueremo a votarci totalmente (ammesso che rimanga in quelle condizioni).

La seconda strada sarebbe comprensibile, ma sbagliata. E’ una scorciatoia, tra l’altro, demagogica, accontenterebbe i tifosi, ma ti lascerebbe al palo.  Juric certamente va accontentato, lo abbiamo scritto e lo ribadiamo, perché lui oggi è il dominus che va protetto e coccolato. Ma va fatto all’interno di una strategia più a lungo termine, che possa sopravvivere un giorno allo stesso Juric. Insomma il metallaro di Spalato deve essere un “cavallo di Troia”, non il Messia.

 

 

 

 

16
gen 2021
AUTORE Francesco Barana
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POCHI SOLDI E LA DIPENDENZA DA JURIC

Cercasi qualità. Ma quella costa e D’Amico ha già messo le mani avanti: “E’ un mercato difficile”. Traducete voi dal politichese…

Il Verona naviga tranquillo e potrebbe pure stare così con l’obiettivo salvezza ormai a una manciata di punti. La sconfitta di Bologna conferma alcuni limiti creativi nella  manovra, a cui si è supplito finora efficacemente con l’organizzazione tattica, la definitiva consacrazione di Zaccagni e l’esplosione di Dimarco. Niente di nuovo: delle difficoltà fisiche del vecchio Veloso si sapeva, dell’assenza di un vero trequartista anche (per intenderci non c’è un Pessina e nemmeno un Borini).

Non mi faccio grandi illusioni sul quel che sarà, da anni chiediamo invano a Setti la crescita. Ci troviamo in affanno con il nostro gioiello (Zac), che senza (improbabile) rinnovo dovremo svendere; Dimarco è in prestito e Lovato già in offerta. Il punto è un altro: se non si vogliono investire denari, si devono avere idee. Che è un concetto diverso da scommessa, da ciambella che esce con il buco di tanto in tanto, dal fare strike per puro culo. Juric ha portato a Verona un buon scouting e credo che mercati come quello franco-belga-olandese siano interessanti, mentre quello balcanico è un terno al lotto.  Non offre invece molto la serie B, anche se abbiamo i giocatori giusti da scambiare per arrivare a quel poco di buono che c’è. Ma dobbiamo intenderci se si vuole fare calcio vero, oppure operazioni stravaganti come quella che ha portato qui Cetin come parziale contropartita di Kumbulla. Un disastro se parliamo solo di pallone…

Le nostre fortuna sono legate a re Mida Juric, lo sappiamo. In prospettiva è un limite e non un bene, questo deve essere chiaro. Ma questo limite oggi è l’unica reale forza che abbiamo e perciò siamo obbligati a cullarlo e blandirlo. L’allenatore deve essere accontentato.

04
gen 2021
AUTORE Francesco Barana
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ZAC E IL TIFOSO CONTABILE

Non rubateci i sogni. Almeno per qualche giorno. Zaccagni ha segnato in rovesciata con il Verona, questo conta. E invece, già ieri, si disquisiva sull’impennata del valore del cartellino, sulla prossima plusvalenza della società eccetera.

Non siamo più tutti solo allenatori, in questo Paese anche di santi, navigatori e poeti. Siamo anche, o forse soprattutto, manager e contabili del calcio. Già, il tifoso generalmente è il primo ormai a essere assuefatto dalle logiche del calcio moderno. Non vive più l’esclusiva emozione in sé (per un gesto tecnico, una vittoria…), ma già ragiona contando i soldi (che incassano gli altri). Noto e leggo molti commenti che rimbalzano sui social: si parla sempre più spesso di soldi, “Tizio vale dieci”, perché “se Sempronio lo vendono a 15, per il nostro Caio allora devono chiedere il doppio”. E via discorrendo. E tutti a leggere e a citare, ca va sans dire, siti specializzati in calcio finanziario.

Quanto sono lontani i tempi (qualche anno fa, non secoli) in cui ancora si resisteva culturalmente a questa deriva economicistica e commerciale. Il tifoso neanche si azzardava a pensare – per citare un canzone cult di Rino Gaetano – “che Chinaglia può passare al Frosinone”. Invece noi oggi, qui a Verona, diamo per scontato che Zaccagni presto se ne andrà e spariamo il toto-cifre. Sul piano sentimentale (sfera del tifoso) è contro natura.

Ma non solo. Setti ci ha assuefatto al punto che accettiamo come normale, logico, giusto, che si venda presto e comunque (e magari al ribasso, come spesso è accaduto). Sul piano culturale (in senso lato) ha vinto lui ed è anche per questo che difficilmente faremo il salto di qualità come club. Si è rassegnato persino Juric, che ha compreso che parlava al vento, che le sue “ovvietà” sul mercato passavano per rivoluzionarie e quindi infastidivano,  facendolo addirittura passare per antipatico o rompicoglioni. Non un buon segnale, perché meglio la rabbia dell’indifferenza.

Per questo immortalo il fotogramma di ieri: la rovesciata di Zac in gialloblu, con il Verona. Mi tengo e godo i sogni, finché durano.