La ricerca del capro espiatorio appartiene ai popoli da sempre. É una naturale tendenza antropologica. Dopo la disfatta con il Parma anche noi cerchiamo il capro espiatorio. Vogliamo semplificare la realtà che invece é molto più complicata. Il bersaglio più facile è ovviamente Paolo Zanetti, il front man della società che é anche il capo della squadra. Zanetti non si sottrae alle responsabilità. “É tutta colpa mia” ha detto ieri mettendosi a petto in fuori con l’evidente obiettivo di proteggere un gruppo fragile e senza radici profonde. Zanetti pagherà per tutti, ma sicuramente i problemi resteranno. Baroni due anni fa, fiutata l’aria e incassata la miracolosa salvezza, alzó le mani e se ne andò, ipotizzando che il campionato a venire sarebbe stato anche peggio del precedente. Insomma allenare a Verona in questo momento é un esercizio romantico e anche un po’ sadico. Pure Sogliano, il ds messo in copertina da tre salvezze miracolose consecutive se ne poteva andare. Anche lui dotato di un perverso piacere per il dolore e la sofferenza, unito ad un sincero attaccamento a Verona e all’Hellas ha deciso di rimanere. Cercherà come sempre di rianimare un gruppo che é apparso a fine corsa, senza leader, senza qualità. Sarà il suo miracolo più grande. Chi oggi mette in discussione uno come Sean merita purtroppo di avere dirigenti come quelli che abbiamo abbondantemente visto nel nostro passato di tifosi. I nomi fateli voi, io li ho tutti ben presenti e non li dimentico. Certamente anche Sogliano non è infallibile e qualche topica la prende. Lavorando con budget risicatissimi, la forbice dell’errore, lo può capire anche un bambino, é molto più elevata rispetto a chi va a prendere campioni con stipendi altissimi e dai costi proibitivi. Sogliano rischia sempre al limite, per garantire al Verona la miglior qualità possibile al minor prezzo. Per questo motivo razzola giocatori da ogni dove. Non é un metodo di lavoro é un’esigenza economica. Che in questi anni ha prodotto plusvalenze a nastro. Ngonge, Noslin, Belahyane sono tre giocatori che hanno salvato il Verona dalla sparizione oltre che averlo salvato sportivamente. In mezzo ci sta qualche ciofeca.
La situazione del Verona di oggi é figlia di Maurizio Setti e della sua debolezza finanziaria. Setti ha salvato capra e cavoli, si è sistemato per la vita, a suo modo e per i mezzi che aveva, ha fatto un capolavoro. Ma il Verona che ha lasciato era una società stremata dal punto di vista economico, senza patrimonio giocatori, bisognosa di forti investimenti.
E qui arriviamo all’ultimo tassello. Agli eredi di Setti. La Presidio Investors. La quale invece di aver previsto di immettere capitali per ricostruire la rosa, si è illusa di poter procedere con il metodo usato dal predecessore. Un’illusione che la gara con il Parma ci ha restituito sotto forma di pesanti schiaffoni. Il tifoso del Verona è oggi un soggetto disilluso come tutti coloro che in queste ore stanno disertando le urne. Un tifoso con una pazienza infinita, a cui in cambio di un attaccamento commovente viene restituita un’umiliazione sportiva senza precedenti. Come far innamorare un bambino del Verona resta oggi un mistero profondo.
Capire i reali motivi di questa situazione ci aiuta a risolvere i problemi e a non buttare il bambino con l’acqua sporca. Nonostante questa gara indegna il Verona può ancora salvarsi. Non siamo morti e prima di esserlo ce la giocheremo. Fino in fondo, in qualsiasi maniera. Statene certi.

