SE IL VATICANO SCOMUNICA LA SICUREZZA

 

 

Il tentativo di dare più sicurezza al nostro Paese, in particolare contrastando l’immigrazione clandestina, evidenzia un caso lampante di schizofrenia tra i cittadini e il Palazzo. Intendendo con Palazzo gli opinionisti, i giuristi, l’intellighenzia in genere, i grandi quotidiani, oltre ai Palazzi Vaticani veri e propri.

Il decreto sicurezza, ed in particolare l’introduzione dei reato di clandestinità, è stato infatti apprezzato dalla larga maggioranza dei cittadini, il sondaggio di Sky Tg 24 ha registrato un 72% di favorevoli, mentre il Palazzo l’ha subito stroncato. Significativo che i tre principali quotidiani – Corriere, Stampa e Repubblica – oltre ad ospitare fondi tranchant abbiano dato ampio risalto alle critiche della Chiesa, arrivando addirittura a “promuovere” a portavoce dell’intero Vaticano quel mons. Agostino Marchetto che in realtà è solo il segretario del Pontificio consiglio dei migranti (come dire il ministro per l’immigrazione della Santa Sede). Tant’è che tutti i quotidiani hanno appunto scritto che secondo il Vaticano (non secondo mons. Marchetto) questo decreto sicurezza “provocherà tanto dolore”.

Ora che lo provochi, il dolore, ai migranti clandestini è possibile (a giudizio di alcuni addirittura auspicabile…); ma è strano che la Chiesa non si preoccupi anche dell’altro “dolore”: cioè di quello procurato a tanti credenti italiani dalla presenza eccessiva e continuativa di clandestini nel nostro territorio nazionale.

Una valutazione più equilibrata dovrebbe forse distinguere tra l’impatto del decreto sicurezza e i suoi risultati concreti. Sui risultati io per primo sono scettico, e non per colpa del decreto, ma perchè abbiamo uno Stato in disfacimento. Uno Stato che l’azione congiunta della Chiesa cattolica e della “chiesa” comunista, con la loro doppia morale, ha progressivamente spappolato; lasciando spazio, tra l’altro, ad un’azione sindacale tutta volta a privilegiare gli addetti ai servizi a discapito degli utenti dei servizi. Dubito molto che questo Stato in liquidazione sia in grado di garantire la sicurezza; così come è evidente che non garantisce più la giustizia, la pubblica istruzione e, nella maggior parte delle regioni italiane, nemmeno la sanità.

Per questo è tutto da verificare che l’introduzione del reato di clandestinità funzioni sul serio da deterrente contro nuovi ingressi illegali e che possa rendere operative quelle espulsioni degli irregolari che fin’ora sono rimaste pura teoria. Temo che l’inefficienza della nostra macchina statale vanificherà anche questo tentativo di invertire la tendenza. E che per ciò la sicurezza resti più annunciata che tradotta in pratica. Ma trovo del tutto naturale che i cittadini apprezzino anche il semplice annuncio. La sicurezza è infatti alla base del contratto sociale, è la prima cosa che i cittadini chiedono alla Stato.

Quindi un decreto che promette sicurezza non può che essere accolto da un pregiudizio positivo dei cittadini. Mentre solo un’intellighenzia (e una Chiesa)  schizofrenica rispetto alle persone normali può accoglierlo, come è accaduto, con un pregiudizio negativo.


SCODINZOLO A SILVIO “TORO SCATENATO”

 

 

Gli inglesi, come sappiamo, del gossip sono i maestri. E quindi se devono intervistare una escort (magari pagandola in sterline sonanti) non è che si soffermano sul contorno, sperando di trovare dettagli utili sul terreno scivoloso dell’attacco politico. Gli inglesi le domande le puntano dritte al cuore del gossip stesso, cioè sulla questione che più interessa i loro lettori. Così il Sunday Times non è stato lì a chiedere a Patrizia D’Addario come è arrivata a Palazzo Grazioli, se l’ha portata Tarantini o se l’ha chiamata il premier, se le hanno pagato mille o duemila euro. Il Sunday va dritto alla sostanza: cioè si fa raccontare com’è Berlusconi sotto le lenzuola, come scopa il Cavaliere. E Patrizia risponde: “Non ho mai dormito. Era un toro instancabile”

Capite, cari amici, 72 anni suonati ma a letto resta un toro scatenato…Le due frasette virgolettate sono le uniche dell’intervista al Sunday Times che riporta il quotidiano La Stampa. La Repubblica, sia pur celandolo tra le righe in un fondo pagina, ne fa un resoconto un tantino più completo. Apprendiamo così, oltre alla conferma, che “Non ho mai dormito – racconta la donna – era instancabile” anche altri sorprendenti particolari:”La D’Addario dice che Berlusconi fece mezza dozzina di docce ghiacciate durante la notte e lei lo raggiunse a sua richiesta sotto la doccia”. Ad un certo punto la escort credeva di aver terminato la sua già robusta prestazione, ma non era così. Racconta infatti: “D’improvviso smise di muoversi e pensai tra me, grazie a Dio si è addormentato. Ma non durò…”. Era cioè solo una breve pausa, dopo di che il Cavaliere riprese la sua cavalcata fino a sfiancare una professionista del sesso a pagamento come la D’Addario. E scusate se è poco. Il giorno dopo lui le telefonò mentre rientrava a Bari: ”Bambina mia disse e poi chiese perchè avesse la voce roca. E lei spiego: per via delle docce”. Capito questo Berlusca? Non solo sfinisce Patrizia ma la lascia anche senza voce…

Naturalmente questo racconto fatto al Sunday Times mi ha profondamente scandalizzato. E’ una vergogna! Lo grido a piena voce, che non ci siano equivoci: concordo con quanto diceva anche questa mattina a Prima Pagina il cattolico tradizionalista Maurizio Ruggiero: Berlusconi è assolutamente indifendibile!…Eppure, per quando gridi e mi scandalizzi, non riesco a nascondere una certa invidia: lui a 72 anni toro scatenato, quando io a 58 sono ridotto a vivere quasi solo di ricordi…

E’ un sentimento, o un risentimento, che cresce: Hanno un bel dire certi amici del blog che io scodinzolo davanti al Cavaliere. Scodinzolo e basta? Ma è poco: io mi prostro al suo cospetto, lo adoro, lo supplico di svelarmi il segreto: erano quelle docce fredde durante la notte? C’era del Viagra nel miscelatore? Cosa devo fare per diventare, non dico toro scatenato, ma almeno un coniglietto impenitente?… Il racconto di Patrizia ci fa comprendere tante cose; anche perché alcune first ladies europee minaccino di disertare il G8 all’Aquila: forse più che scandalizzate sono preoccupate. Preoccupate di non riuscire a contenerlo, di ritrovarsi con la voce roca…Dubito ad esempio che una schifiltosa come Carlà sia in grado di reggere mezza dozzina di docce gelate…Ci vorrebbero le amazzoni di Gheddafi, che infatti non disertano…

Vi assicuro, cari amici, che sono disgustato. E’ inaccettabile avere un premier che si comporta così. Eppure più leggo l’intervista della D’Addario al Sunday e più scodinzolo.

EVASORI FIGLI DEI CORRUTTORI

 

 

La Corte dei conti ha fornito la cifra globale: 160 miliardi di euro, spiegando che tanto ci costano corruzione ed evasione. Giusto mettere assieme i due fenomeni che sono le due facce della stessa disonestà. Aggiungendo però che la disonestà dello Stato, della pubblica amministrazione, è ancora più grave di quella dei cittadini perchè il pubblico dovrebbe dare l’esempio. Con che faccia uno Stato che dilapida 60 miliardi con la corruzione dei suoi funzionari e dei suoi uomini politici va a chiedere ai cittadini di essere ligi, di versare fino all’ultima lira, di non evadere 100 miliardi di euro. Bisogna forse versarli nelle casse pubbliche perchè i corrotti abbiano più risorse da dilapidare o mettersi in tasca? Qui non si tratta di giustificare gli evasori. Ma di capire che finché è pieno di ladri di Stato diventa arduo dire ai ladri privati di non rubare.

Fanno colpo i sei evasori totali pescati nel padovano che, oltre a non pagare una lira di tasse, viaggiano in Porsche e usufruiscono degli alloggi pubblici sottratti ai veri poveri. Non sono certo gli unici. Gli evasori totali e parziali sono centinaia di migliaia. Ma sono tutti “figli”, non dimentichiamolo, dei 3.224 pubblici ufficiali denunciati per corruzione solo nell’ultimo anno. Funzionari pubblici e finanzieri più integri ridurrebbero di molto il numero degli evasori. Esattamente come una magistratura e forze di polizia efficienti riducono di molto il numero dei delinquenti comuni.

Va poi aggiunto che, sempre all’interno della pubblica amministrazione, è ampiamente diffusa quella “evasione dal lavoro” che è in tutto e per tutto uguale all’evasione fiscale; sia sotto il profilo etico che delle risorse economiche sottratte alla collettività.

Tornando ai sei evasori totali del padovano, che sono diventati un caso nazionale, non c’è dubbio che l’abbinamento tra Porsche e alloggi popolari colpisca come un pugno allo stomaco. Tuttavia, una volta ripreso il fiato, non possiamo nemmeno dimenticare che un conto è avere singoli evasori totali, altro conto è ritrovarci con interi territori nazionali che per il fisco non esistono…Quindi mi sembrerebbe più proficuo partire pancia a terra con la lotta all’evasione a Napoli o a Palermo. Non per trascurare né Padova né il Veneto, ma per gettare la rete anche dove è certo che si riempirà fino all’orlo.

Tornando al fenomeno che reputo più grave perché origina o quantomeno facilita l’altro, cioè la corruzione della pubblica amministrazione, non credo che sia contenibile né con le prediche né con gli appelli all’etica. Ci vorrebbero leggi draconiane e punizioni esemplari. Ci sarebbe anche una via da percorrere che darebbe risultati certi, letteralmente matematici: più riduci il numero dei pubblici di pendenti, più riduci le risorse economiche affidate alla loro gestione, più calano di conseguenza le cifre della corruzione. Ma è una strada che nessuno – ne Lega né Pdl, ne Pd né Idv né sinistra radicale – ha intenzione di percorrere. L’unica cosa su cui concordano è l’esatto contrario: più aumenta la torta pubblica più ce n’è da mangiare per tutti.

PALETTA E SECCHIELLO PER DARIO

 

 

La battuta è di una lettera al Foglio che cito per intero “Dopo quest’ultimo trionfo elettorale, Franceschini si è meritato paletta, secchiello e cappellino con l’elica. Gli amici lo aspettano al Lido di Pomposa”. Eh sì, meglio mandarlo al mare a costruire castelli di sabbia questo segretario del Pd che si dichiara soddisfatto del risultato del suo partito e certo di avere innescato il “declino della destra”.

Un Pd, un Franceschini che non sa fare i conti come osserva su La Stampa Luca Ricolfi. Conti elementari: su 32 grandi amministrazioni locali (province e comuni capoluogo) che hanno cambiato colore, non ce n’è nemmeno una che sia passata da destra a sinistra perchè tutte sono passate da sinistra a destra. Ed è un risultato omogeneo nell’intero Paese, nel senso che il Pd ha perso anche nelle “regioni rosse” del Centro Italia. Ed è stato un turno di elezioni amministrative dove il centrodestra è tradizionalmente più debole che nelle elezioni politiche.

Ma ci si aspettava di più dal Pdl, ma si era convinti che Berlusconi sbaragliasse definitivamente il campo; e quindi Franceschini esulta perchè non è stato travolto. A questa impostazione ha risposto un nostro telespettatore con l’esempio calcistico: “Come dire che siccome il Brasile non ha più giocato nel secondo tempo, e si è fermato sul 3 a 0 invece che andare 6 a 0, come dire che per questo…ha vinto l’Italia”. Giusto: Lega e Berlusconi si sono fermati sul 32 a 0 – non hanno conquistato anche Bologna, Firenze e Padova – ma non per questo ha vinto il partito di Franceschini.

Sempre Luca Ricolfi rovescia anzi la valutazione, ricorda cioè che la tornata amministrativa si è svolta in un momento di difficoltà e debolezza del centrodestra, con Berlusconi alle prese col processo Mills, il caso Noemi e il caso Patrizia; con una “concorrenza” tra Lega e Pdl piuttosto scoperta; con un Paese investito dalla crisi economica. Ed è finita 32 a 0. Ed il Pd di Franceschini non ha saputo approfittare nemmeno di circostanze sulla carta a lui favorevoli. A dimostrazione che è ben lontano dall’aver individuato una linea politica e un quadro di alleanze in grado di farlo tornare competitivo nei confronti elettorali.

Ritanna Armeni sul Riformista scrive che “la tenuta del Pd in alcune roccaforti ha i caratteri di una residualità più che di una rimonta”. Giusta anche questa osservazione. Basta pensare a quanto accaduto a Padova, città che il centrosinistra ha tenuto non certo per la rimonta del Pd (crollato anzi di 8 punti) ma solo per la capacità politico e amministrativa di un sindaco come Zanonato, che potremmo proprio definire “residuale” di quella che era la grande scuola di amministratori locali del Pci.

Insomma ad un Dario Franceschini soddisfatto per il risultato elettorale del suo Pd bisogna proprio mettere in mano paletta e secchiello, e in testa il cappellino con l’elica.

ECCO PERCHE’ LA GELMINI E’ DI SINISTRA

 

 

Mariastella Gelmini è proprio di sinistra. Anzi è il ministro della pubblica istruzione più a sinistra nella storia della nostra repubblica. Lo è perchè impegnata a riqualificare la scuola pubblica che resta il primo strumento di promozione sociale anzitutto per quelle classe meno abbienti che la sinistra per prima dovrebbe tutelare. E la scuola pubblica la riqualifichi solo reintroducendo il merito: cioè la promozione per gli studenti che si impegnano e la bocciatura per i cialtroni che non lo fanno.

La Gelmini è di sinistra perchè applaude alla timida risalita della percentuale dei bocciati, ed assicura che continuerà a crescere nei prossimi anni fino ad attestarsi su percentuali Ocse. La scuola che promuove tutti non serve a nessuno. Non premia chi da di più, non stimola ad aumentare le proprie conoscenze e competenze, ossia tutto quello che poi nella vita fa la differenza. I figli dei benestanti possono andare a studiare all’estero; possono sperare che basti ereditare l’azienda o lo studio professionale dei loro genitori. Sono i figli delle persone comuni che non hanno alternative; che hanno bisogno di diplomi e lauree assolutamente qualificanti per ottenere una promozione sociale ed economica. Ed i titoli di studio sono qualificanti, ti aprono la porta a lavori gratificanti e ben remunerati, solo se arrivano dopo la più dura delle selezioni. Democrazia significa garantire a tutti di poter arrivare al titolo di studio. Non garantire a tutti di conseguirlo, perchè questo lo garantisci solo promuovendo anche gli asini – come ha fatto negli ultimi decenni la nostra scuola pubblica – cioè rendendo carta straccia lo stesso titolo di studio.

Ma la Gelmini è di sinistra anzitutto perchè vuole cancellare la più vergognosa ingiustizia patita dai nostri giovani. Ci sono, e li conosciamo tutti, tanti ragazzi seri che sanno dare il giusto valore allo studio: che vanno anche in discoteca, che praticano sport e hanno i loro interessi, che non vivono da seminaristi ma che ritengono l’impegno scolastico prioritario sul resto. Sono quei ragazzi che tutti noi vorremmo avere come figli, perchè ci sembrano i più seri e i più maturi. Sono quei ragazzi e quelle ragazze che la sinistra per prima giudica alternativi alle veline e alle Noemi: perché non pensano di farsi strada nella vita esibendo il book delle loro foto, ma a seguito dell’impegno quotidiano sui books cioè sui libri di testo. Vi sembra giusto umiliare queste ragazze e questi ragazzi mettendoli sulle stesso piano dei cialtroni e dei bulletti e della aspiranti veline? No di certo. Ma è proprio quello che ha fatto la scuola pubblica italiana promuovendo tutti, gli studiosi al pari degli asini, gli studenti educati come i bifolchi, i giovani seri e quelli debosciati.

Li hanno umiliati e messi sullo stesso piano insegnati e presidi che, per primi, hanno voluto sottrarsi a qualsiasi controllo; che promuovevano tutti per non essere giudicati e bocciati loro. Ma la responsabilità capitale è di una classe politica, di ministri della pubblica istruzione che vanno ascritti alla destra più demagogica, populista e becera. La destra che se ne frega del futuro dei figli della gente comune. Per fortuna adesso è arrivata la Gelmini. Finalmente un serio ministro di sinistra che boccia gli alunni somari e vuol pagare meglio solo gli insegnanti più preparati.


IL SOLO TORTO DI GHEDDAFI

 

Il torto del colonnello Gheddafi non è certo quello di essere stato pesantemente colluso col terrorismo; nemmeno di aver cacciato via tutti gli italiani dalla Libia senza indennizzo; meno che mai l’essere un dittatore che non rispetta libertà democratiche e diritti umani. Il suo torto, agli occhi dei nostri progressisti da salotto, è unico ed attuale: aver aiutato il governo Berlusconi a (tentar di) frenare i flussi migratori, cioè a fare quello che chiedono il 90% degli italiani che vivono nelle città e nei paesi, non nei salotti. Per questo solo motivo è stato contestato; per questo diventa scandaloso riceverlo in Parlamento, dove, come ricorda D’Alema, Arafat si presentò tranquillamente con la pistola alla cintola, dove ha trovato le porte aperte Beppe Grillo per spiegare ai senatori/senatrici che sono o mafiosi o criminali o zoccole.

Gheddafi ha il torto di aver detto che il re è nudo, cioè che l’asilo politico è una menzogna in un Africa oppressa certo dalla fame ma non dalla persecuzione politica. Importa poco che abbia aggiunto, con molto realismo, che è assai problematico riuscire a frenare i flussi perché è enorme la spinta migratoria verso l’Europa. Il solo fatto di aver aiutato il nostro governo a provarci è una colpa capitale agli occhi dei benpensanti delle porte aperte. (Quando invece provarci è comunque doveroso. Che altrimenti non solo arrivano tutti qui, ma soprattutto arriva qui tutta la feccia.)

Il resto dell’ambaradan attorno al colonnello sconfina col folclore. I quattro ignoranti inutilmente iscritti alla Sapienza che contestano un Gheddafi il quale accusa gli Usa di essere alla stregua di Bin Laden, cioè che la pensa proprio come loro! Ma vanno capiti: erano stati caricati per la contestazione e non si fatto in tempo a ricaricarli per gli applausi…E poi l’Italia antifascista che dovrebbe essere entusiasta di uno che si presenta con appuntata al petto la foto del “Leone del deserto”, dell’eroe libico della Resistenza al colonialismo fascista; dovrebbero dargli la tessera ad honorem dell’Anpi, invece lo trattano con sussiego se non con disprezzo; dimenticano perfino che è il “compagno” Gheddafi, quello che ha attuato la rivoluzione socialista in Libia…Sempre per via del torto respingimenti.

Va detto che è puro folclore anche l’arrivo del leader libico nella Capitale: la divisa con gli alamari, quella foto sul petto, quelle amazzoni di scorta da far livido d’invidia l’amico Silvio. Ma va aggiunto che Gheddafi è persona intelligente, si adatta alle diverse situazioni: poco tempo fa quando andò in visita a Parigi non si presentò con questa coreografia da operetta né disse ciò che detto qui; ma qui da noi lui sa di essere a casa sua, cioè in quella Roma levantina che prima di essere capitale d’Italia resta la capitale dell’Unione africana presieduta dal colonnello…Fosse sbarcato a Milano già lo stile e la coreografia sarebbero mutati.

 

PRIMO SINDACO NERO, DONNA E…DELLA LEGA!

 Scrive sul Corriere Gian Antonio Stella che “L’onda di piena del Carroccio va oltre la Padania. La Lega Nord supera i confini celtici”, cioè quelli del Po’ ottenendo consensi crescenti in Emilia, Umbria, Toscana e Marche. Dato ancor più significativo dei “confini celtici”, la Lega ha superato anche i confini del luogo comune che la definisce partito xenofobo e razzista. Lo ha fatto nominando il primo sindaco nero d’Italia che, per giunta, è anche un sindaco donna (come dire Obama e HiIary Clinton assieme): a Viggiù, comune della provincia di Varese, la Lega ha infatti messo sulla poltrona di Primo Cittadino l’afroamericana Sandy Cane, una donna di 48 anni nata a Springfield nel Massachusetts da padre militare americano e madre originaria del varesotto.

La notizia l’ho letta, per caso, in un trafiletto solo perché era nella stessa pagina del Corriere che ospitava l’articolone di Stella. Direi che meritava ben altro rilievo, proprio perchè spazza via il luogo comune che vuole la Lega pregiudizialmente ostile a qualunque straniero (specie a quelli che non hanno la pelle bianca). Ora d’accordo che Sandy Cane non è perfetta – nel senso che le manca di essere trans – ma se fosse stato il Pd o Rifondazione o lo stesso Pdl (corrente Fini) a far diventare sindaco per la prima volta nel nostro Paese una donna nera, credo che l’evento avrebbe ottenuto paginate nei quotidiani e servizi nel Tg nazionali…

Lungi dall’essere pregiudizialmente xenofoba, la Lega è pragmatica: se trova una donna in gamba come questa Sandy Cane (direttrice di un albergo in Val d’Aosta) la mette a fare il sindaco, a prescindere dal colore della pelle, convinta che possa amministrare bene e portare acqua al mulino del Carroccio. Ovvio che ci vuole anche un minimo di sintonia politica; ed infatti la prima sindaca nera sostiene che la Lega è molto americana per via della “richiesta di rispettare rigorosamente la legge con i clandestini”. Col che la Cane sgombra il campo anche dall’altro luogo comune che vorrebbe gli Usa molto “accoglienti” con i clandestini: a prescindere dal fatto che ne entrino tanti, non ostante il muro al confine con il Messico, tuttavia per la legge americana clandestini sono e clandestini restano, cioè fuorilegge e privi di diritti.

Tornando alla Lega va preso atto che ha fatto breccia anche nel veneziano, arrivando ad un pelo dal conquistare (con un altra donna Francesca Zaccariotto) la presidenza di questa provincia che è – cito dal Corriere – “con Mestre e Marghera  l’ultima zona operaia e fordista del Veneto”. Cosa dobbiamo concludere? Che sono gli operai che non capiscono più nulla e votano Lega? Oppure che è un luogo comune anche quello di etichettare come “di destra” un partito capace di raccogliere il voto dei ceti popolari?

Concludo con la moglie di un mio amico. Famiglia di solida tradizione Pci-Pds-Pd, la quale però spiegava al marito sconcertato: “Questa volta ho votato Lega perchè la vera opposizione a Berlusconi è Bossi, non certo Franceschini!…”. Superato lo sconcerto il marito non è riuscito a darle torto. E provate a pensarci anche voi, amici del blog, specie gli antiberlusconiani viscerali: chi è l’unico che tiene sul serio per le p… il Cavaliere? Vi pare che sia Di Pietro o Dario o i fantasmi di Ferrero e Diliberto, oppure quel vecchio pirata padano con la bocca storta ma il cervello che continua a funzionare fin troppo bene?…


 


AL CAVALIER CORNUTO MANCA D’ESSER GAY

 

 

Il titolo, la sintesi perfetta, l’ha fatta Italia Oggi che scrive in prima pagina: “Elezioni, ha vinto Noemi”. Ha vinto perchè, spiega sempre il quotidiano, “Nell’ultimo mese 2.236 dichiarazioni politiche solo sul suo caso”. Si può discutere di chi sia la colpa, se dei comportamenti di Berlusconi o delle scelte editoriali di Repubblica, ma il risultato è questo: il caso Noemi ha dominato la campagna elettorale, praticamente non si è parlato d’altro. Con che risultati? Chi ci ha guadagnato? Chiediamocelo adesso che il voto è alle porte.

Dopo l’intervista a Libero di Daniela Santanchè, ho pensato che a Silvio mancava solo la benedizione…delle corna. Formidabile il regalo che gli ha fatto la leader del Movimento per l’Italia certificando che “Veronica ha un compagno” e che, come logica conseguenza, lui il Cavaliere è un cornuto. Cornuto e vincente, mi vien da dire. Perchè i cornuti nel nostro Paese hanno sempre suscitato una grande simpatia, una grande compartecipazione…magari nell’illusione di non compartecipare del loro stato: siamo cioè molto solidali con i cornuti perchè siamo convinti di non essere come loro. E questo vale in particolare per un personaggio passibile di grande invidia come il Cavaliere: invidiato per le ville, per le televisioni, per il potere la ricchezza e le donne. Nessuno può competere con lui. Ma adesso possiamo consolarci pensando che lui è cornuto e noi no. E così l’invidia si trasforma in simpatia, in solidarietà maschile

Al Cavalier cornuto manca una sola cosa. E l’ha ben individuata Giuliano Ferrara: essere gay. “Se Berlusconi fosse gay – ha scritto sul Foglio – se le sue feste avessero lo charme discreto di casa Armani o il sapore un po’ trasgressivo di una serata firmata Dolce & Gabbana, non staremmo qui a domandarci se e come debba difendere il suo stile di vita da una serie di sospetti, di attacchi, di inquisizioni, di stupori planetari…”. Non c’è dubbio: chiunque volesse indagare o discutere scelte e abitudini sessuali di un gay non potrebbe farlo, verrebbe subito bollato come omofobo e retrogrado. La privacy del gay è sacra, nemmeno Repubblica o L’Espresso potrebbero violarla.

Ma, come ben sappiamo, nessuno è perfetto. E quindi il Cavaliere deve accontentarsi di essere solamente cornuto; che resta sufficiente a garantirgli tante simpatie maschili. Che si abbinano alle antipatie che Veronica invece riscuote in ambito femminile. Il comune sentire di tante donne venete, che hanno telefonato nelle ultime settimane a Telenuovo, non è per nulla solidale con lady Berlusconi: tendono a considerarla una privilegiata e un’ingrata, che ha tentato di “pugnalare” un marito tanto prodigo alla vigilia delle elezioni; e che, per giunta, ha pure l’amante. Un’aggiunta che magari sarebbe ben gradita anche a tante signore, le quali però rimuovono la tentazione rifugiandosi nel moralismo e inasprendo così’ la riprovazione contro la povera Veronica.

La quale certo non merita giudizi tanto severi. Anzi: vivesse in un Paese meno bigotto potrebbe esibirlo il suo amante e portarselo in giro per il mondo come faceva Cecilià Sarkozy; mentre lei è costretta a consumare al chiuso di villa Macherio, non con filosofi né con affascinanti professionisti ma…col body gard che passa il convento Italia.

Inutile però disquisire sul Paese che dovremmo essere e non siamo. Nell’Italia dove il caso Noemi ha dominato la campagna elettorale, il combinato disposto dell’amante e delle corna penso che finirà col riempire l’urna del cornuto. Giusto o sbagliato che sia.

 

LA LEZIONE DEL COMPAGNO BAGNASCO

 C’era una volta il “compagno” don Camillo. Tra virgolette perché, come sappiamo, si era solo travestito da “compagno” per accompagnare Peppone in visita in Unione sovietica. Oggi invece c’è il compagno Angelo Bagnasco. Senza virgolette perché la ricetta proposta dal presidente dei vescovi italiani per superare la crisi economica, è proprio una ricetta veterocomunista; degna di quelli che don Camillo chiamava i “trinaricciuti”. Nel suo intervento all’assemblea di Confcooperative il cardinal Bagnasco non si è infatti limitato a ripetere l’invito generico a tenere presente i più poveri, i cassintegrati, i licenziati, le vittime della crisi economica; ha voluto anche indicare una precisa via d’uscita invitando le imprese a “fare meno utili e più posti di lavoro”.

Non so se sia rimasto un Oliviero Diliberto a far finta di credere che i problemi dei disoccupati si risolvono così. Di certo tutti gli ex compagni hanno accettato il principio che prima bisogna produrre più ricchezza e solo dopo si può procedere a ridistribuirla. Se le imprese fanno meno utili, lungi da creare nuovi posti di lavoro, semplicemente chiudono cioè cancellano anche i posti di lavoro che hanno. Solo aumentando gli utili arrivano ad aumentare i posti di lavoro ( e non per bontà, ma come mezzo per ampliarsi e guadagnare ancora di più…). Per fare un esempio che il compagno Bagnasco dovrebbe comprendere al volo: solo aumentando il gettito dell’8 per mille possiamo puntare ad aumentare gli aiuti ai bambini del Terzo Mondo (e consolidare il radicamento della Chiesa in quei Paesi). O dobbiamo auspicare che la Chiesa faccia meno utili, che incassi meno 8 per mille, perché così si deciderà a dare più banchi di scuola ai bimbi africani?…

Non ho mai condiviso il grido di dolere di chi si sdegna e denuncia le “ingerenze” della Chiesa. Penso che abbia il pieno diritto di farlo; e non solo sui temi etici, anche in quelli sociali, economici e genericamente politici. Dovrebbe però stare attenta, nelle materie non di sua diretta competenza, a limitarsi agli auspici generici; evitando cioè di entrare nel dettaglio e nelle soluzioni per non dare l’impressioni, come fatto dal Bagnasco versione economista, di aver superato il limite massimo della propria incompetenza.

Provo a spiegarmi con un ultimo esempio. Già resteremmo stupefatti nel sentire la Marcegaglia, il ministro Tremonti o i sindacati, esprimere preoccupazione per i calo dei cattolici praticanti. Ma se avessero addirittura la pretesa di spiegarci come si fa a riportarli a messa la Domenica (diminuendo la durata delle prediche e aumentando i posti a sedere nelle chiese) avremmo la netta sensazione di aver compiuto più di qualche passo nel delirio. Lo stesso accade quando il compagno Bagnasco vuol far l’economista e viene a spiegarci che bisogna diminuire gli utili per aumentare i posti di lavoro.


 


CALCIO SPECCHIO DEL PAESE (E DI NOEMI)

 

 

Il calcio, si sa, è lo specchio del Paese. E che Paese di sepolcri imbiancati, falsi ed ipocriti, sia il nostro lo ha ben dimostrato quest’ultima (penultima) giornata di campionato: A Torino i giocatori granata a fine gara hanno aggredito e pestato quelli del Genoa, colpevoli di aver giocato sul serio la partita invece di accettare la combine del pareggio. Al Bentegodi quelli del Bologna erano incollati al cellulare; a giocare, a conquistarsi la salvezza sul campo, nemmeno ci pensavano: tutti ad ascoltare il risultato di Torino, a sperare che vincesse il Genoa al posto loro. Perfino il Chievo – e sto parlando di una delle pochissime società serie del nostro calcio – ha rinunciato al dovere di onorare lo spettacolo, cioè di giocarsi fino in fondo la partita, calcolando che gli bastava un punticino e quindi che era sufficiente contenere l’esangue Bologna…

Passi per il Chievo che, essendo un club serio, è stata massacrato dagli arbitri e che aveva il “diritto” di stare in guardia nella partita decisiva. Ma il comportamento del Bologna è stato vergognoso, quello del Torino scandaloso. Che sia Luciano Moggi il direttore sportivo della squadra di Cairo? Ci avevano spiegato che bastava far fuori lui per restituire piena moralità al mondo del calcio… E invece i pochi cretini che ancora vanno allo stadio, i tanti imbecilli come me che pagano l’abbonamento a Sky, assistono a spettacoli come quello dell’Olimpico di Torino; vedono calciatori che sembrano cascatori, arbitri incompetenti e in male fede che li assecondano, presunti protagonisti di uno spettacolo che avrebbero il dovere di onorare e che puntualmente tradiscono con combine, sceneggiate, falsità.

Cambia il Paese e cambia anche il calcio, o viceversa. In Inghilterra tutte le partite sono partite vere e, non a caso, tutti gli stadi sono stracolmi.

Sempre domenica a Birmingham il Newcastle aveva bisogna di un punto per salvarsi e giocava contro un Aston Villa già in vacanza, che non aveva cioè più nulla da chiedere al campionato; che però ha onorato lo spettacolo e battuto gli avversari condannandoli alla retrocessione: pianto dei tifosi sugli spalti, ma in campo solo abbracci e strette di mano tra giocatori. (Altro che l’indegna caccia all’uomo scatenata da quelli del Torino.) Un esempio di vera sportività, non l’eccezione ma la norma nel calcio inglese che è specchio di un Paese serio; un Paese in cui anche l’etica ha basi ampie e condivise, non ci si inventa il capro espiatorio, non si fa finta che tutto sia colpa del Moggi del calcio o della politica. In un Paese così è naturale che provochino uno scandalo anche dei semplici rimborsi spesa dei parlamentari.

Il nostro invece è il Paese dei sepolcri imbiancati. Sono passati quasi vent’anni da quando Craxi andò in Parlanento a dire quello che tutti sapevano: cioè che erano falsi i bilanci di tutti i partiti, perchè tutti ricevevano finanziamenti illeciti. Nessuno osò fiatare di fronte all’evidenza. Ma subito dopo l’ipocrisia riprese il sopravvento, fecemmo finta che ci fossero i buoni e i cattivi, il partito dei ladri e il partito degli onesti. Si cercò di far credere che fosse tutta colpa del Moggi di allora, cioè Craxi stesso. Così come adesso il focolaio dell’immoralità starebbe tutto nel presidente “papi”…Siamo il Paese dei sepolcri imbiancati, dei gesuiti. Di Emma Bonino che ieri candidava Cicciolina al parlamento, simbolo della porno liberazione sessuale, e oggi invoca una commissione d’inchiesta sulle frequentazioni del premier…

Nei Paesi seri si ha il coraggio di fare le domande. A Clinton si chiese, senza tanti giri di parole e di parentele, se aveva avuto rapporti sessuali

con la Lewinsky. Punto. Invece il “papa nero” del nostro giornalismo, quel gesuita di Giuseppe D’Avanzo, non ha coraggio di fare la stessa domanda chiara e diretta a Berlusconi; ci gira attorno, pone interrogativi sul padre, sulla madre, adesso intervista anche il fidanzato; insinua, morboseggia, da bravo italiano vuol sapere con quale aereo Noemi è andata a Villa Certosa per Capodanno.

D’altronde non c’era anche con “papi” Luciano il problema dell’aereo usato da Alessandro Moggi per portare a cena a Parigi Ilaria D’Amico? Il calcio è specchio del Paese…