OPINIONE: “DA STIVALE A PAESE IN CIABATTE”

La battuta dell’odiato e denunciato ministro israeliano Ben Gvir esige delle risposte: solo noi o l’intero Occidente in ciabatte a causa del dramma delle guerre? Che possiamo fare sul piano interno e internazionale? Colpa di Giorgia Meloni? Col campo largo al governo torneremmo ad essere uno stivale?

IL ministro dell’economia Giorgetti, politico molto serio, ha spiegato più volte che non possiamo che ciabattare: niente interventi da stivale.

Non direi che la colpa delle ciabatte è solo nostra ma di un contesto internazionale quantomeno complicato e senza precedenti.

Comunque sia l’odiato ministro israeliano con la sua battuta ha fornito un quadro purtroppo assai realistico.

Mia battuta finale: col caldo è usuale indossare le ciabatte.

I CONTESTATORI SI FANNO SPONSOR

Ultimi due esempi: a cosa è servito imbrattare la sede veronese del partito di Vannacci? A fare una grande pubblicità gratuita al generale. E le bottiglie incendiarie sotto casa del giornalista vicentino poco conosciuto? A farlo diventare grande protagonista difeso perfino dalla Meloni.

I contestatori, più che a raggiungere l’obbiettivo, non sanno resistere al desiderio di esibirsi.

Questo è il punto. Tante manifestazioni, più che a raggiungere obiettivi concreti, servono all’esibizione dei manifestanti.

Abbiamo più associazioni, anche farlocche, che cittadini. Servono anzitutto ai presidenti per esibirsi e sperare di venire intervistati.

Poi perché in tutti i talk show i conduttori straparlano? Per esibirsi anzitutto loro più ancora degli ospiti.

Esibizionismo malattia infantile dell’umanità. E non c’è alcun rimedio.

MELONI: “CROLLO RIMANDATO”

Diamo atto alla premier, con questa dichiarazione fatta, di essere spiritosa. Ma come mai a Venezia, città sempre sul filo, ha stravinto il centrodestra, come riconosciuto anche da tutti i giornali di sinistra? Perché l’errore colossale del Pd è stato arruolare elettori islamici, e i veneziani non sono così bauchi da votare Islam…

Dopo di che la vittoria alle amministrative conta poco niente rispetto alle politiche del prossimo anno.

E qui Giorgia Meloni ha un grosso problema: Vannacci. Con la discesa in campo del generale anche il centrodestra è diventato un campo largo. Diviso non unito, proprio come il centrosinistra.

Lo conferma la dichiarazione di Marina Berlusconi: Forza Italia farà parte della coalizione purchè non ci sia Vannacci.

Dichiarazione che mi pare autolesionista perché hai l’interesse a restare unito, se invece ti dividi favorisci i tuoi avversari.

In vista delle politiche questo mi pare il grosso problema che Meloni dovrà cercare di risolvere: tenere uniti del centrodestra sia Forza Italia che Vannacci.

Sfida non da poco che rende incerto l’esito delle elezioni del prossimo anno.

LA STABILITA’ E’ UN PILASTRO

Tra i tanti problemi del nostro Paese c’è sicuramente anche quello di governi che duravano qualche anno per non dire qualche mese. Tant’è che se ne contano decine dalla nascita della Repubblica. La stabilità, la durata, di un qualsiasi governo è fondamentale per cercare di fare qualche riforma che, purtroppo da noi, è impresa impossibile o quasi.

Riforme ostacolate da tanti fattori: opposizioni che pensano sempre ad opporsi e mai all’interesse comune del Paese. Corporazioni che pensano anzitutto a tutelare i propri interessi, a scapito dell’interesse generale. Sindacati spesso impegnati anzitutto a soddisfare i propri iscritti più che contribuire al futuro del Paese.

Chiaro che anche per affrontare problemi drammatici come gli attuali, le guerre e i conseguenti spaventosi contraccolpi economici, minimo è avere un governo stabile; altrimenti hai già calato le braghe in partenza.

Dopo si che, sia chiaro, che un governo stabile è solo il presupposto, non la soluzione. Ma deve essere altrettanto chiaro che, senza un governo stabile, manca perfino il presupposto, cioè la possibilità di tentare interventi concreti ed efficaci.

SE INFANGHI NON BASTA SCUSARSI

Ranucci su Nordio ne ha dette di tutti i colori, poi si è scusato. Direi che non bastano le scuse.

Il problema di fondo è che noi giornalisti siamo tutti, o quasi, schierati.

Schierarsi è il mestiere, il dovere, dei politici. Noi giornalisti dovremmo essere equidistanti, imparziali, impegnati a dare spazio a tutte le opinioni, partendo da quelle che più ci fanno orrore.

Ma trovarne uno di conduttore del talk che non sia schierato a destra o a sinistra è impossibile.

Basta guardare ogni giorno le testate che non si limitano a riferire l’intervento della premier, tutte schierate pro o contro Meloni.

Se vogliamo consolarci è così in ogni Paese: dall’America con Trump, alla Francia, la Spagna, la Germania, la Gran Bretagna.

C’è una soluzione? Non c’è.

Pensare che basti una scuola di giornalismo è come credere che bastino le scuole per indurre i ragazzi a non essere violenti.

EUROPA: IL PROBLEMA NON E’ ORBAN

Come è stato osservato i Paesi dell’Unione sono come condomini in dispute continue. Magyar, liberale di destra non certo di sinistra, potrà cambiare le cose in Ungheria. Ma l’Unione europea rimarrà nei fatti unione inesistente come prima.

L’equivoco della sinistra è ignorare la storia: l’Ungheria è stata sottomessa all’Unione sovietica ed è quindi diffuso il sentimento di condanna per l’alleanza e l’amicizia di Orbàn con il “comunista” Putin. Per questo ha vinto Magyar, non certo perché sia di sinistra.

Impossibile poi ignorare secoli di divisioni culturali, economiche e religiose, che rendono impossibile la nascita di una vera Unione europea.

Magyar potrà cambiare le cose in Ungheria. Ma in Europa resta tutto come prima più di prima. Inutile in fine pensare che ci sia una svolta a sinistra; se mai c’è un ulteriore premier di destra.

SORPRESA NELL’UOVO DI PASQUA

Vorremmo trovarci lo stop ai prezzi alle stelle e anche alle notizie quotidiane sugli adolescenti che commettono ogni genere di reati. Che il signore della Pasqua risvegliasse anche signori e signore cioè i genitori che trascurano questi ragazzini…

Genitori che non si accorgono nemmeno se il figlioletto ha bombe e esplosivi in casa.

Tredicenne che, invece di andare a scuola, tenta di rapinare un ufficio postale

Ai prezzi nessun governo può adottare misure decisive perché, appunto, dipendono da guerre destinate durare non si sa quanto. A meno di non credere alle dichiarazioni di Trump…

“I FIGLI SONO DI MAMME E PAPA’”

Sarei d’accordo con Giorgia Meloni se esistessero ancora i genitori di una volta, che amavano i figli, li seguivano e li educavano.

Mentre adesso, purtroppo, la maggior parte dei genitori pensano a farsi gli affari loro, trascurano i pochi figli rimasti e lasciano che, ad educarli, sia il computer e il telefonino.

Possiamo ignorare l’enorme responsabilità di quei genitori che hanno lasciato i figli minorenni liberi di andare a Crans Montana a finire feriti se non morti nella strage di Capodanno?

Sono genitori o delinquenti irresponsabili?

Poi, per carità, lo Stato con i suoi interventi ha tanti limiti. Ma almeno è un tentativo di supplire a genitori peggio che inesistenti: responsabili del macabro futuro dei propri figli.

CI SIAMO ACCORTI DEI RIDER

La solita inaccettabile lentezza della giustizia: da quanto tempo ci sono i ciclisti che portano la spesa a casa? Diciamo da trent’anni almeno. E ora finalmente ci siamo accorti che sono sottopagati, sfruttati in modo vergognoso. Loro che spesso sono migranti seri a caccia di un lavoro anche sottopagato per sopravvivere.

Purtroppo quello dei rider non è un caso isolato. Uno degli esempi, ovviamente negativi, di un’unità d’Italia  è il caporalato: diffuso non solo al Sud ma anche nel nostro Veneto, pensiamo a quanti sono i sottopagati in agricoltura. E anche qui in gran parte bravi migranti stranieri impegnati a sopravvivere.

Ci sarà mai una lotta decisa, nazionale e risolutiva contro in caporalato. Scherziamo: sarebbe un esempio positivi di un’unità d’Italia…

OLIMPIADI, GUARDARLE O ANCHE NO

Più belle sono sicuramente quelle estive, con la gara dei cento metri pilastro di tutte le competizioni. E poi questi atleti che blaterano di politica: contro gli agenti Ice e Trump, contro Meloni o contro Schlein. Pensassero a fare gli atleti che di comizi ce ne sono già a sufficienza.
Atleti spesso sconosciuti o quasi, non paragonabili ai calciatori che, per fortuna, di politica blaterano meno.
Poi orgogliosi di aver organizzato queste Olimpiadi. Molto meno di aver affrontato i problemi drammatici del nostro Paese: dalle spese, alla sicurezza, ai rapporti internazionali di un’Europa sempre più divisa e inutile.
Sarebbe assai bello poter assegnare la medaglia d’oro a politici e magistrati, prima ancora che agli atleti olimpici.