IL PAGELLONE DI VERONA-PARMA

MONTIPO’ 6 Una parata, più che altro per i fotografi a bordo campo, a dieci minuti dalla fine su Ondrejka. Poi un bell’intervento di piede nella ressa finale. Per quasi tutta la partita viene protetto alla grande dalla difesa, che concede poco o nulla agli attaccanti emiliani. Qualche indecisione sulle uscite, ma sappiamo non essere il piatto della casa.

GHILARDI 7 Per lo più si deve preoccupare di Sohm e lo fa quasi senza sudare la maglia. La condizione fisica e mentale è invidiabile arrivati a questo punto della stagione e lui gioca con grande serenità, senza mai andare in affanno. Bene il tandem con Coppola, ma questa pare ormai una certezza. Deve sicuramente migliorare in fase di impostazione da dietro. Perché se prima, quando veniva impiegato come centro sinistro, qualche attenuante l’aveva, ora, che è a destra, dovrebbe fare qualcosa di meglio. Ma anche quello arriverà.

COPPOLA 7.5 Altra prestazione mostruosa per Coppolone che è in marcatura su Bonny. Impressionante la facilità con la quale sbroglia ogni situazione potenzialmente pericolosa per il Verona. Colpisce poi la pulizia delle giocate. Non hai mai bisogno della malizia per avere la meglio degli avversari, gli bastano decisione, tempismo e tecnica che sta migliorando di partita in partita. Super leader della difesa.

VALENTINI 6 Nelle prime partite con la maglia del Verona abbiamo visto un fuoco, un garra, che contro il Parma hanno lasciato spazio a un po’ di timidezza di troppo. Se ne sta rannicchiato nei sui due metri quadrati di difesa e da lì si schioda poco e malvolentieri. Dietro questo atteggiamento, sicuramente anche le indicazioni di Zanetti che fa ormai dell’equilibrio il suo credo intoccabile. Peccato, perché con un Bradaric così ispirato poteva venire fuori qualcosa di interessante.

TCHATCHOUA 5  Ha il suo bel da fare con Almqvist, che parte subito forte. Lo contiene non senza fatica, ma la delusione più grande, Jack, ce la dà in fase offensiva. Onestamente è da inizio anno che aspettiamo che migliori di qualità, ma il tempo mi pare scaduto, dai. Finisce sul fondo a ripetizione e ci fosse una volta che metta un cross decente. Che sia tutto solo, o contrastato, il risultato non cambia. Troppi, troppi errori, davvero. Sulla buona volontà non si discute mai, ma santo cielo, non ne azzecca una. E arrivati a questo punto di scuse non ce ne sono più.

DAWIDOWICZ 6.5 In molto si sono dimenticati che lui ha giocato gran parte della sua carriera giovanile a centrocampo. Non Zanetti, evidentemente, che costretto anche dalle assenze, lo piazza davanti alla difesa. Scelta giusta, perché capitan Pawel gioca bene, recupera tantissimi palloni e fa quel lavoro sporco che Duda, per caratteristiche, non è in grado di fare. Grande fisicità, super attaccamento alla maglia, ma è a capacità tattica a farlo splendere questa volta. Ammonito, esce tra gli applausi del Bentegodi.

SERDAR 6 (dal 24° s.t.) Un sei di incoraggiamento, valido soprattutto per averlo finalmente rivisto in campo.

DUDA 7 Il gol di Udine gli dà ulteriore fiducia e si vede nettamente. Gioca con grande padronanza dei suoi mezzi. Si permette anche il lusso di qualche numero da circo, qualche tocco di grande eleganza. Solita sapienza nel decidere il tempo e il ritmo della gara. La presenza di Dawidowicz lo libera da incombenze difensive e gli permette di pensare soprattutto a costruire. Rimane in partita fino alla fine, senza mai cedere alla stanchezza e a sciagurati cali di tensione.

BRADARIC 7 E’ tutto il contrario di Tchatchoua. Perché se è vero che ha meno vincoli difensivi, è anche vero che sul fondo di arriva spesso con qualità. E anche quando non gli riesce è sempre bravo a tentare di rimediare a un eventuale errore. Impressiona davvero la condizione fisica che dice, in realtà, quello che stiamo raccontando ormai da settimane, ossia che si sia finalmente, senza dubbio, preso di diritto questa maglia.

OYEGOKE s.v. (dal 37° s.t.)

BERNEDE 5 L’eroe della partita con la Fiorentina sembra essersi perso. Vero, non ha più trovato continuità, però quelle volte in cui ha avuto la possibilità di farsi vedere, ha deluso. E anche contro il Parma non ha smentito questo trend negativo. Mai in partita, non riesce a trovare una ragione in questo undici. Non crea, non dà spinta, non crea superiorità. A malapena ripiega quando serve. Difficilissimo sostituire Suslov, ma fare così male anche no, dai.

KASTANOS 5.5 (dal 13° s.t.) Non entra bene.

SARR 5 Quanto indolenza, ragazzi. Ha più qualità tecniche di Mosquera, ma se devo essere onesto questo divario non si vede affatto. Ciondola, più che correre e non aiuta mai il colombiano nel pressing. Mosquera, se non altro, un’occasione se la crea, lui zero. Tantissimi errori, alcuni dei quali davvero inspiegabili, che solo con la poca voglia di possono giustificare. Nemmeno il ritorno in campo di Tengstedt lo scuote, rimane nel suo torpore.

LIVRAMENTO s.v. (dal 37° s.t.)

MOSQUERA 5.5 Pronti e via e di testa prende la traversa a due passi da Suzuka. Prova a trovarsi un posto al sole, ma di ombre, in realtà ce ne sono tante. Indubbiamente qualcosa meglio rispetto a Sarr, sempre troppo passivo. Ce la mette, lotta su ogni pallone, ma la lucidità è un’altra roba. E anche l’intesa col compagno di reparto pare qualcosa di alieno.

TENGSTEDT 6 (dal 13° s.t.) Anche lui un sei di incoraggiamento. Mezzo voto in più, perché avrebbe anche una buona occasione di testa, ma non inquadra nemmeno la porta.

ALL. ZANETTI 6 Ennesima emergenza per il suo Verona che perde Suslov e deve fare i conti con Serdar e Tengstedt ancora non in grado di partire titolari. Piazza Dawidowicz a centrocampo e la scelta paga dividendi. La partita non ha slanci tecnici che resteranno nella storia, ma i suoi ragazzi hanno imparato a ragionare e ad accontentarsi di un pareggio che tornerà davvero utile a fine stagione. E’ un pareggio figlio anche della sua di metamorfosi, che ha capito che a volte essere realisti è una virtù e non un difetto. C’è da festeggiare anche perché per la prima volta il Verona non prende gol per due partite di fila.

IL PAGELLONE DI UDINESE-VERONA

MONTIPO’ 6 L’Udinese cerca soprattutto il tiro da fuori, e il grande merito di questo è di una difesa che gioca compatta e che lascia davvero pochi spazi agli attaccanti bianconeri. Lui sta per la maggior parte della partita a guarda e quando viene chiamato in causa si fa trovare presente. Calmo e lucido nei momenti finali, quando l’Udinese, seppur senza grande convinzione, tenta l’assalto per il pareggio.

DAWIDOWICZ 7 Eccolo il polacco originale, quello che non accetta imitazioni. Quello che riconosce i suoi limiti e sui quali decide di non scherzare col fuoco. Pochi fronzoli, tanta quantità e, inaspettatamente, barlumi di qualità. Ma a noi piace così, scomposto ma comunque efficace e meno falloso del solito.

COPPOLA 7 Il ragazzo è diventato un uomo, lo dice il suo campionato. Ha Lucca da marcare, che in quanto a forza fisica può far paura, anche se lui di centimetri non gliene concede. E l’attaccante dell’Udinese si prende quel poco che viene, che sono le classiche briciole che cadono dalla tavola. Semplicemente perfetto, sbaglia nulla, ha sempre il tempo giusto nell’anticipo. Leader maximo.

GHILARDI 7 E anche a sto giovanotto comincia a spuntare la barba. C’è Sanchez sulla sua strada, giocatore sicuramente non all’apice della carriera, ma di qualità sempre elevatissima. Per lui poco cambia, perché rimane attaccato e non gli dà possibilità di ragionare. Come Coppola, sbaglia praticamente nulla e finisce la partita quasi senza sudare la maglia, da quanto sembra in controllo.

TCHATCHOUA 6 La partita, soprattutto nel primo tempo, viaggia su ritmi altissimi e lui fatica un po’ a tenere il passo. Ciò nonostante, va tante volte sul fondo, talvolta con discreta libertà di crossare. Ma i risultati sono altalenanti, a volte per imprecisione sua, a volte per mancanza di tempismo degli attaccanti, impegnati a sacrificarsi tanto in fase difensiva. Nei momenti caldi, comunque, rimane attento e dentro il match.

DUDA 7.5 Non sempre preciso in fase di impostazione, compensa con una partita di grande attenzione difensiva. Tanti gli interventi ad aiutare la retroguardia, fatti di temperamento, giusta sofferenza e voglia di arrivare al traguardo, tutti insieme. Va vicino al gol nel secondo tempo con un tiro da fuori che non gira quanto basta. Ma fa girare il pallone giusto: mette sotto il sette una punizione spettacolare, una pennellata da campione. Per un gol che può valere mezza salvezza.

NIASSE 7 La sua miglior partita da quando veste la maglia del Verona. Recupera una marea di pallone e quelli che non recupera comunque li sporca, non rendendoli non giocabili per l’Udinese. Passano i minuti e cresce la condizione fisica e mentale. Lo dimostra il fatto che sia sempre nel vivo del gioco. E anche quando c’è da sporcarsi dietro lo fa con grande diligenza e senso della posizione. Merita un applauso per essersi calato in pochissimo tempo nei meccanismi del Verona.

BRADARIC 7 Anche per lui la miglior prestazione da quando è gialloblù. Pensa soprattutto a mantenere la posizione, quello vuole da lui Zanetti. Ma ha gamba per spingersi oltre e lo fa tante volte, di fronte a un avversario che fisicamente è molto strutturato. Bella l’intesa con Suslov, l’esterno sta crescendo di gambe e di testa.

SUSLOV 7.5 Conferma uno stato di grazia clamoroso. E a poco servono i tanti raddoppi che i padroni di casa gli riservano. In qualche modo trova sempre il modo per aggirarli. Fa diventare matto Kristensen che nel giro di poco si becca subito un giallo. E rischia poi il secondo cartellino sempre per l’incapacità di fermare lo slovacco. Ha strappi e fiammate che possono spaccare la partita, e anche nello stretto e nella pressione sugli avversari è perfetto.  

FARAONI s.v. (dall’88°)

SARR 6 Così come per Mosquera, partita di enorme sacrificio, con tanti ripiegamenti verso il basso che, inevitabilmente, gli tolgono tempismo in fase offensiva. Eppure parte bene, subito con grande corsa. Ma poi perde un po’ di convinzione, su alcuni palloni che poteva seguire con maggior forza e motivazione. Nella ripresa, molto stanco, fatica a essere reattivo e giustamente Zanetti lo richiama in panchina nei minuti cruciali.

LIVRAMENTO s.v. (dall’84°)

MOSQUERA 6.5 Contro una difesa di armadi, il lavoro del colombiano è tutt’altro che scontato. Si fa in quattro lottando su ogni pallone, andando a a fare sportellate senza alcuna paura. Bravo a difendere il pallone e ad aiutare i compagni a salire nei momenti di maggior possesso e pressione dell’Udinese. Chiaramente perde qualcosa sotto porta, ma il suo sacrificio, anche in fase difensiva, è fondamentale per l’equilibrio di tutto il Verona.

KASTANOS 6 (dal 69°) Finalmente entra bene, con convinzione, subito nell’atmosfera di una partita importantissima per il futuro del Verona.

ALL. ZANETTI 8 Mette in campo un Verona offensivo, che decide di giocarsela senza paura. Lascia il possesso palla all’Udinese e, a conti fatti, chi se ne frega. I gialloblù rispondono colpo su colpo, reggendo un’intensità di gara, soprattutto nel primo tempo, altissima. I suoi confermano definitivamente di essere tutt’altra squadra rispetto a un paio di mesi fa. Compatta, attenta, disposta a dare tutto  per la salvezza. La decide una magia di Duda. Una vittoria che vale triplo, direi, e che permette all’Hellas di essere padrone del suo futuro. Ma deve convincere i suoi a giocare sempre con l’acqua alla gola. Solo così il capolavoro sarà completo.

IL PAGELLONE DI VERONA-BOLOGNA

MONTIPO’ 4 Nonostante i lunghi tratti di pressione del Bologna, è chiamato a due sole vere parate, entrambe nella ripresa. Nella prima occasione, su Aebischer, non si fa sorprendere. Il dramma si compie sul tiro di Cambiaghi, più un passaggio a dire il vero. Si butta con la convinzione di averla già presa e invece la palla finisce goffamente in porta. Alla fine un errore che si rivela decisivo, al pari della sciagurata decisione di Rapuano di non dare un rigore netto al Verona.

DAWIDOWICZ 6 E’ il solito Dawidowicz, arruffone, maldestro, poco coordinato, ma con il cuore che non si intoppa mai. Solo che non sempre solo il cuore basta. E così cerca di portarla a casa, tra alti e bassi e qualche inevitabile scivolone un po’ più goffo del solito. Ma in una partita così, visto che era capitano, mi sarei aspettato più personalità nell’andare a parlare con l’arbitro, non proprio in giornata, diciamo così.

COPPOLA 6.5 Sfrutta la differenza fisica con Castro, che gli deve concedere parecchi centimetri. Ma anche quando la palla è a terra è sempre bravo a non farsi sorprendere e ad azzeccare il tempo giusto dell’anticipo. Un po’ più incerto nella costruzione da dietro, ma gioca sempre con grande tranquillità

VALENTINI 5 Dopo due prestazioni top, un tonfo che non ci si aspettava. Anche perché parte bene, difende con attenzione e ordine e non lascia spazi pericolosi al Bologna. Poi, complice anche il cartellino giallo, perde le sue sicurezze e inizia ad andare in affanno e a gestire con tensione anche le palle più semplici. Gli avversari gli vanno via spesso e in una di quelle occasioni si prende il secondo cartellino giallo che gli costa rosso e, ovviamente, squalifica per la trasferta di Udine.

TCHATCHOUA 5.5 Polveri bagnata per Jackson, che non riesce per lunghi tratti della partita a sprigionare i cavalli che ha nel motore. Quando è costretto a difendere si sa che va un po’ in crisi e la qualità del Bologna non lo aiuta. Ha qualche slancio in avanti, ma in generale fa davvero un po’ poco.

DUDA 5 + Oggi il perno del centrocampo gialloblù ha addosso un po’ di ruggine e, va da sé, il meccanismo si intoppa. Nella fase più critica resiste, ma poi è decisivo in occasione del vantaggio del Bologna. Si perde infatti Odgard che entra in area di rigore e batte facilmente Montipò. Sempre nervoso, ma non è una novità, questo giro non riesce a trasformare la rabbia in qualcosa di positivo.

NIASSE 5.5 Filtro in mezzo al campo quando il Bologna nella prima parte di gara spinge più che può per trovare il gol e spezzare il muro gialloblù. Pur con i suoi limiti dinamici sembra starci nella contesa, ma manca l’appuntamento con un paio di ripartenze che andavano gestite molto ma molto meglio. In generale l’affanno si vede e questo giro non lo aiuta nemmeno la giornata non esaltante di Duda.

LIVRAMENTO s.v. (dal 40° s.t.)

BRADARIC 5 Partita di grande difficoltà, molto scolastico, come sempre, anche se non rinuncia, in quelle poche occasioni che la partita gli concede, a spingersi in avanti. In una di quelle situazioni viene steso in area di rigore. Vede tutto lo stadio tranne arbitro e collaboratori vari ed eventuali. Al di là di questo, però, soffre gli attacchi del Bologna e anche con Valentini l’intesa non c’è proprio.

LAZOVIC 5 (dal 22° s.t.) Non sta bene e si vede. Entra male, gestisce freneticamente una buona occasione, ma in generale è tutta la prestazione a essere sottotono.

SUSLOV 6.5 Uno dei più vivi del Verona, che si mette l’elmetto dalla parte giusta e con la baionetta sotto al braccio passa sopra le trincee quando vede lo spiraglio per andare. Anche quando il Verona soffre la pressione degli ospiti lui, come una pallina impazzita, corre su ogni pallone e va a mordere le caviglie degli avversari. Nel momento in cui il Verona cresce c’è sempre lui nel vivo del gioco, difende bene la palla e la fa girare altrettanto bene. Ecco perché non prende bene la sostituzione.

KASTANOS 5 (dal 30° s.t.) Non dà nulla.

BERNEDE 5 Questa volta il supereroe degli ultimi minuti contro la Fiorentina non è riuscito a usare i suoi super poteri. Non riesce mai a ingranare e quei pochi palloni che tocca li tiene troppo spesso tra i piedi, finendo, inevitabilmente, per rallentare il gioco del Verona, proprio quando l’Hellas sta provando ad alzare il ritmo.

TENGSTEDT 7 (dal 1° s.t.) La vera buona notizia di questa giornata è il suo ritorno in campo. In un tempo segna un gol (annullato per fuorigioco millimetrico) e si crea un paio di occasioni potenzialmente decisive. Ah, dimenticavo, suo l’assist per il gol di Mosquera. Fondamentale per questa squadra.

SARR 5 Voto che va sicuramente condiviso con il resto della squadra che non lo mette certo nelle migliori condizioni per fare bene. Ma tanta responsabilità è sua perché è sempre in ritardo su spizzate, lanci in profondità. Non tiene palloni e quando è lui a gestirli sbaglia sempre la scelta e il tempismo della giocata. Qualcosina cambia quando entra Tengstedt, ma non abbastanza per girare la sua prestazione.

MOSQUERA 6.5 (dal 30° s.t.) Segna il gol della speranza. Goffo quanto volete, ma in area di rigore difficilmente sbaglia.

ALL. ZANETTI 6 Nella prima parte di gara il Verona gioca tutto rannicchiato nella propria metà campo, non lasciando spazio al Bologna. Una scelta che ci sta, ma che che non viene sfruttata con adeguate ripartenze. Il mancato rigore su Bradaric risveglia i gialloblù che cambiano la partita. Pur con tutti i limiti, i suoi ce la mettono, non tutti, per carità, ma rimangono in partita, fino alla papera di Montipò. Vero, un po’ rinunciatari, ma abbiamo visto quanto può cambiare la presenza di Tengstedt in campo. Dalla prossima non ci saranno più scusa, il Verona la salvezza deve andare a prendersela coi suoi attaccanti, visto che sulla difesa blindata non si può mai fare affidamento.

IL PAGELLONE DI JUVENTUS-VERONA

MONTIPO’ 8 Sei, sette parate di qualità pazzesca: su Weah, Locatelli, Yildiz, Kolo Muani.  Il numero più clamoroso, secondo me, sul colpo ravvicinato di McKennie che in un fazzoletto riesce a far partite una botta che il portiere gialloblù respinge d’istinto. In trance agonistica soccombe al gol di Thuram che era, francamente, fuori dalla sua portata. Da un suo errore, nasce il 2-0. Ma non macchia assolutamente una prestazione clamorosa.

DAWIDOWICZ 5.5 Un po’ spaesato sin dall’inizio. Che sia Cambiaso, che sia Yildiz pare spesso e volentieri in apnea e anche quando si ritrova agevolmente il pallone tra i piedi pare non sapere cosa fare. Questa volta determinazione e voglia di andare oltre rimangono negli spogliatoi. E  lui li raggiunge a fine primo tempo.

GHILARDI 6 (dal 46°) Entra bene in partita, attento, benché sia cosa mica semplice reggere la pressione della Juve. Ecco, forse è il caso di riproporlo dal primo minuto e non far l’errore.

COPPOLA 6 Il duello è con Kolo Muani, che da quando è a Torino sta facendo gol a ripetizione. Coppolone ci mette il fisico e quando lo scontro rimane su questo piano, direi che la bilancia pende un po’ dalla sua parte. Quando l’attaccante bianconero sfodera la qualità, un po’ di sofferenza c’è, ma direi accettabile, tra gli effetti collaterali.

VALENTINI 6.5 Questione di atteggiamento e di capacità di essere subito in partita. Non gli serve il riscaldamento, lui è già “on fire” con tante piccole accortezze, malizie. Da un punto squisitamente tecnico è bello da vedere, ma soprattutto efficace. tatticamente sempre al posto giusto nel momento giusto

FARAONI 5.5 Zantetti lo riconferma dopo la buonissima prestazione contro la Fiorentina, ma la fascia destra è quella che soffre maggiormente il gioco della Juventus. Non riesce mai a spingere e anche in fase di contenimento deve sudare non poco per non farsi saltare dall’avversario di turno. Un po’ statico nell’azione del gol del Verona, all’inizio della quale si fa pizzicare in fuorigioco, vanificando l’eurogol di Suslov

OYEGOKE 5 (dal 46°) Ancora lontano dalla migliore condizione, ancora non calato nei meccanismi della squadra. Si perde Cambiaso nel gol del vantaggio bianconero.

DUDA 6.5 Fa un primo tempo di un’intensità incredibile. Come sempre prende per mano la squadra, soprattutto quando la Juve spinge, e lo fa tanto. E infatti è difensivamente che gioca una delle sue migliori partite del campionato, con grande senso della posizione, diagonali e anticipi di gran classe. Nella ripresa il colpo che prende in testa lascia qualche scoria di troppo.

NIASSE 6 Buona presenza in mezzo al campo, il passo è quello che è, compassato. Cresce l’intesa con Duda e cerca di fare quello che può, rompere il gioco della Juve che, a tratti, è arrembante. Gli manca un po’ di gamba, ma forse quella cosa lì non la vedremo mai.

TCHATCHOUA 5.5 Non efficace. Corre tanto, per carità, ma di cose fatte bene gliene riescono poche. Dalla sua parte Yildiz è uno che fa paura e che ha tanta qualità e infatti spesso non ci capisce niente il nostro Jack. Qualche cross, ma mai comodi e giocabili per le punte.

SUSLOV 6.5 Sta bene e si vede. Ha talmente tanta voglia che prova a segnare anche di destro, notoriamente non il suo piede, ma gli va male. Solita grande corsa e soliti grandi strappi in avanti. Fanno fatica i bianconeri a contenerlo e lui con grande personalità continua a chiamare il pallone. Lo fa a una manciata di secondi dalla fine del primo tempo, quando fa partire un missile che lascia immobile Di Gregorio. Ma la gioia dura poco, il var annulla per fuorigioco di Faraoni. Nella ripresa tiene alta la qualità, ma piano piano cala, dopo aver speso davvero tantissimo.

KASTANOS 5 (dal 79°) Non incide.

LIVRAMENTO 5 Non prende esempio da Sarr, che tra tutte le difficoltà se non altro ci prova. Lui non sembra mai avere la giusta convinzione e anche quando sembra esserci margine di errore della difensa bianconera lui ciondola senza meta. Ha una grande occasione nella ripresa, con un contropiede che meritava decisamente miglior dignità. Dopo averlo sprecato malamente si accomoda in panchina.

BERNEDE 6 (56°) Buon impatto con la partita, migliore rispetto a quello di Livramento.

SARR 6 Ha una grandissima occasione pochi minuti dopo il via, ma non angola quanto deve il piattone destro. Solito spirito di sacrificio, schiacciato dalla difesa bianconera. La sua grande sfiga è non avere qualcuno che gli dia una mano, che cerchi di portargli via l’uomo. Livramento, infatti, lo abbandona. Ma lui non si spaventa e continua imperterrito a sgomitare, alla ricerca di un posto al sole.

LAMBOURDE s.v. (dall’86°)

ALL. ZANETTI 6 (in panchina Bertolini) Conferma la squadra vista contro la Fiorentina. I gialloblù partono alla grande, creando subito due occasioni che scaldano le mani a Di Gregorio. Poi la Juve cresce, perché ha tanta qualità e arginarla non è una cosa da tutti. Il Verona ci riesce per tutto il primo tempo, trovando anche il gol (annullato dal Var). Qualche cambio nella ripresa ma poi i padroni di casa passano, nonostante i continui miracoli di Montipò. Una sconfitta che ci sta, ma questa è una squadra vera ora, che si aiuta, che per un centimetro in più o in meno, lascia tutto sul campo. E giocando così, ha ragione il mister, ci si salva senza problemi.

IL PAGELLONE DI VERONA-FIORENTINA

MONTIPO’ 6 Subito bene su Kean che di testa prova a sorprenderlo ma lui risponde presente. Un altro paio di interventi di normale amministrazione, poi rimane a osservare lo sviluppo della partita, attento quando serve, anche nell’accorciare sugli attaccanti della Fiorentina che si vede arrivare incontro.

DAWIDOWICZ 7 E’ una di quelle partite in cui serve quello che ha dentro questo giocatore: l’ardore, non la bellezza. Vero, non sempre lo ha usato quest’anno, ma contro la Fiorentina torna il lottatore del quale ci siamo innamorati, al di là dei suoi limiti tecnici. Combatte, picchia, alza la voce, usa la malizia quando serve. E di testa è insuperabile. Pensate un po’, sfiora addirittura il gol con una zuccata, ma il pallone esce di poco.

COPPOLA 7 Il pericolo numero uno della Fiorentina è affar suo. Il duello con Kean è, inevitabilmente, molto fisico. Coppolone riesce nella cosa più difficile, far giocare l’attaccante viola solo ed esclusivamente spalle alla porta, senza mai fargli vedere Montipò. Gli sta appiccicato manco fosse Margot Robbie e questa cosa Kean la soffre tantissimo, lo fa innervosire e gli fa sprecare energie a protestare con Di Bello. Bravo, palla a terra e palla in aria.

VALENTINI 7.5 Che classe, che qualità. Bastano dieci secondi per capire di che pasta sia fatto l’argentino, che gioca con una personalità pazzesca, davanti alla “sua” Fiorentina. Passano da lui i palloni quando il Verona deve costruire da dietro e con quel sinistro dipinge calcio, così come Tintoretto disegnava con spaventosa dovizia di particolari. Ha senso della posizione e raramente Zaniolo riesce ad andargli via. Temperamento da leader, quello che manca a questa difesa. C’è un solo un difetto: è un prestito secco, ma godiamocelo fino all’ultimo secondo.

FARAONI 6.5 Sprazzi del vecchio capitano che tanto ci ha fatto divertire un paio d’anni fa. Nonostante l’emozione per una maglia da titolare che mancava da un’era geologica, entra subito nel match con grande attenzione e quel suo marchio di fabbrica che lo ha sempre portato a fare bene nella metà campo avversaria. Tanti bei cross. Ci arrivasse qualcuno che lì in mezzo dovrebbe esserci…

OYEGOKE 6 (dal 32° s.t.) Lotta coi compagni.

DUDA 7 E’ sempre così, quando non c’è senti terribilmente la sua mancanza. E quando è in campo magari non lo vedi tanto, ma poi ci pensi ed è sempre dentro alle cose più importanti che fa questa squadra. Perché c’è lui che azzecca il primo guizzo che porterà poi al gol. E’ il nostro vero leader, per presenza, ignoranza calcistica e capacità di stabilire la velocità della manovra. Gli perdoniamo anche l’ennesimo cartellino. Questo è dura, prendere o lasciare. E io prendo.

NIASSE 6.5 Il buongiorno non era stato dei migliori, ma già dalla partita col Milan aveva fatto vedere di poterci stare in questa squadra. E contro la Fiorentina ha confermato questa cosa. Il passo, ormai lo sappiamo, è quello, compassato, non certo da centometrista. Ma la presenza là in mezzo è quello che fa la differenza. Recupera tantissimi palloni e quando il Verona si rende conto di poter fare qualcosa di più, di poterla vincere, alza i giri, va a pressare alto e questo manda in confusione gli avversari. Fino al fischio finale rimane attaccato con le unghie al campo.

TCHATCHOUA 6.5 C’è Dodo dalla sua parte e il confronto non può non giocarsi tutto sulla velocità. Il nostro Jack la porta a casa. Paradossalmente è più Zaniolo, che ha grande qualità, a impensierirlo il giusto. Non difende e basta chiaramente, perché ha grande forza per attaccare. Tanti, tantissimi crossi. Ma un paio potenzialmente letali, sbagliati di pochi centimetri. Destra o sinistra, comunque, per lui poco cambia.

SUSLOV 7.5 Un primo tempo di grande corsa, manco fosse Forrest Gump, ma un po’ fine a se stessa. Si sbatte, ma incide poco, a volte un suo grande limite. Ma la ripresa è qualcosa di clamoroso. Diventa padrone del campo, un veleno gialloblù per il quale i viola non hanno alcun antidoto. E’ dappertutto e questa volta la corsa è utile, perché spezza il gioco e lo porta dalla parte del Verona. La cosa che sorprende è che invece di finire in calando, finisce in crescita. Mostruoso.

LIVRAMENTO 5 Una sola fiammata, a inizio ripresa, è un po’ troppo poco per l’attaccante gialloblù che non riesce mai a entrare in partita. Problematico il dialogo con Sarr che, dal canto suo, accentra quasi tutti i palloni che arrivano in attacco. Ha un bello spunto al decimo della ripresa, ma gli manca fortuna.

BERNEDE 8 (dal 25° s.t.) Ma cosa vogliamo dirgli? Segna il gol dei una vittoria importantissima, vitale. E non un gol banale, perché se lo va a prendere, con la grinta, per poi finalizzarlo con qualità. San Bernede, sempre sia lodato

SARR 6 Al netto di qualche finezza che si deve dimenticare, tacchi, finte e velleità inutili, lotta con piglio su ogni pallone. Si abbassa spesso per liberarsi dalla marcatura dei difensori viola. Manovra tanto, ha qualità per farlo. Il vero problema è la mancanza di una sponda (Tengstedt, ti prego, torna presto) che lo aiuti ad avvicinarsi alla porta. Un applauso in più anche per l’aiuto che dà alla squadra in fase di copertura

MOSQUERA 6 (dal 32° s.t.) Ci mette la solita grinta.

ALL. ZANETTI 8 Sceglie la vecchia guardia, Dawidowicz e Faraoni e gli dice non bene, benissimo. Il suo Verona parte con andamento lento, calcolato, direi. Il primo tempo è equilibrato. La ripresa non dico sia un monologo gialloblù, ma si capisce se c’è qualcuno che deve vincere, è il Verona. Azzecca i cambi, perché a deciderla è proprio Bernede, con grande freddezza. Ora sono 26 punti. Stando larghi, ne mancano 14 alla salvezza. Dove sono tutti quelli che continuano a dire di mandare via l’allenatore a calci nel culo? Ci andate allo stadio o guardato dal divano? Chiedo per un amico.

IL PAGELLONE DI MILAN-VERONA

MONTIPO’ 6 Nella prima parte di gara si rivedono le solite incertezze nelle uscite. Poi si riprende, alla distanza e trova anche la sicurezza giusta. Tra i pali è attento e, a onor del vero, non corre grandi rischi, visto che il Verona costringe il Milan a tirare quasi sempre solo da fuori. Ora i soliti diranno che il gol è colpa sua. Perché alla fine bisogna sempre e comunque trovare un colpevole e ci dimentichiamo che capita che gli avversari facciano la differenza, soprattutto tecnicamente.

DAWIDOWICZ 6 Sottil ha poco stasera per mettergli paura. Non deve fare chissà che per avere la meglio del giovane attaccante rossonero. Fa il suo, senza strafare. Quando entra Leao ci si aspetta un bagno di sangue, invece è bravo a tenere a bada il portoghese che tra indolenza e tuffi inutili, trova comunque l’assist gol, ma non certo per colpa del polacco. 

COPPOLA 6 Parte ad handicap facendosi subito ammonire da Forneau. Un giallo che potrebbe condizionarlo, ma ormai il grado di maturità è tale da evitare che accada. Il duello con Gimenez è bello, di sostanziale parità. Gioca spesso in anticipo e gli dice quasi sempre bene. L’attaccante del Milan alla fine segna, ma ripeto quanto detto per Montipò, non sempre è colpa dei nostri se prendiamo gol.

VALENTINI 7 Temperamento da vendere a pacchi. Lui l’effetto San Siro proprio non lo sente, d’altra parte è abituato all’argentina, dove le vibrazioni non mancano. Cresce esponenzialmente col passare dei minuti, mettendo grande attenzione nella fase difensiva, non disdegnando di prendersi la responsabilità di impostare da dietro. Bello ed efficace da vedere nei contrasti. La gamba  non la tira indietro manco morto. Peccato sia un prestito secco, ma intanto godiamocelo.

TCHATCHOUA 6.5 Sulla carta il duello con Theo Hernandez era scritto, tutto a favore del francese dai capelli rosa. E invece se non vince lui il duello, poco ci manca, perché va spesso fino in fondo, mettendo in grande difficoltà il francese che deve fare gli straordinari per non crollare. Come spesso succede, arriva bene al cross, ma poi la qualità del passaggio non è sempre all’altezza della giocata. Per esigenze finisce a sinistra, con la stessa voglia di trovare un pari che sarebbe stato il risultato più giusto.

DUDA 7 Passano dieci minuti e la prima cosa che mi viene in mente è: “quanto ci è mancato Duda nelle ultime tre partite”. E’ impossibile fare a meno di questo giocatore, con tutte le sue piccole imperfezioni, quella grinta che a volte è anche eccessiva. Ma la marcatura su Joao Felix è stupenda, e la fase difensiva perfetta. Ha anche una buonissima occasione per segnare, la mezza papera di Maignan ci fa sognare, invano. Nella ripresa quando il Milan preme, alla ricerca di gol, mantiene compatta la squadra. Poi, inevitabilmente, la stanchezza si fa sentire. Ma lunga vita a Duda.

NIASSE 6 – I primi trenta minuti del primo tempo sono da incubo. Lento, impacciato, fuori posizione, non marca stretto e si prende il terzo giallo in tre partite. Piano piano si scrolla di dosso la tensione, rompe il fiato e inizia a macinare chilometri. E’ bravo a rompere il gioco del Milan, ma non ha la stessa qualità nel costruire. Però dai, qualche piccolo segnale di miglioramento c’è. Deve lavorare su questi. E, soprattutto, deve smettere di prendere ammonizioni inutili.

BERNEDE s.v. (dall’85°)

BRADARIC 6 Ormai direi che è una certezza questo ragazzo, il cui impatto col campionato italiano era stato abbastanza tribolato. Non è sicuramente uno appariscente, dotato di colpi sopraffini, ma le cose le fa bene, senza fronzoli. Sempre più a suo agio in fase difensiva, quando deve attaccare si sente nella sua comfort zone.

OYEGOKE s.v. (dall’85°)

SUSLOV 6.5 Nel primo tempo, con Duda, è il migliore. Solito moto perpetuo, solita voglia di lottare su ogni pallone. Non dà punti di riferimento e il Milan fatica a limitarlo. Nonostante il suo compito sia creare pensieri davanti, è lucidissimo anche quando deve aiutare la squadra a difendere. Spende tantissimo e arriva ai minuti finale in evidente debito di ossigeno. 

CISSE s.v. (dall’85°)

KASTANOS 5 Dopo tanti spezzoni, riesce finalmente ad avere una maglia da titolare. Da lui ci si aspetta cose importanti, che cominci finalmente a fare la differenza. E invece, ancora una volta, rimane un vorrei ma non riesco. Fa numero a centrocampo, ma si limita alla presenza, senza mai incidere veramente. Dispiace perché la tecnica sarebbe dalla sua parte, ma la voglia di lasciare il segno è un’altra cosa.

LAZOVIC 5.5 (dal 62°) Ha un giustificazione: la pubalgia. Fatica, ma la condizione fisica non lo aiuta.

SARR 6 Una partita di lotta continua. Fa a sportellate tutto solo, contro la difesa del Milan. Si scaraventa con cuore e grinta su ogni pallone gli capiti a qualche metro di distanza. Fa tante cose buone, le più difficili, direi, e poi sbaglia le più semplici, passaggi elementari che potrebbero creare qualcosa di importante per il Verona. Ma lascia il campo dopo aver dato veramente tutto quello che aveva in corpo.

MOSQUERA 5.5 (dal 68°) Una fatica tremenda a tenere su palloni, nonostante la solita buona volontà.

ALL. ZANETTI 6 Decide di coprirsi un po’ di più rispetto alla partita contro l’Atalanta, buttando dentro dal primo minuto Kastanos, chiamato a fare numero in mezzo al campo. Il Verona è attento, difende bene e quando può riparte, mancando però spesso l’ultimo passaggio. Eppure le occasioni arrivano, ma non vengono finalizzate. Va sotto ingiustamente e mette dentro chi può per provare a riacciuffare il risultato. Nel Milan entrano Pulisic e Leao. Nell’Hellas Bernede, Cissè, Oyoegoke. Poi continuate a insultare l’allenatore. Perché la critica va bene, ma quando leggo gente santificare Baroni, dopo averne chiesto la testa per gran parte della scorsa stagione, mi sale il crimine.

IL PAGELLONE DI VERONA-ATALANTA

MONTIPO’ 4 Se ne torna a casa con cinque pappine sul groppone, uno paio sicuramente figli anche della sua scarsa reattività. Rimane imbambolato in almeno due gol e non è accettabile, al netto della strapotenza dell’Atalanta che in campo sembra averne 22. Non esce quando deve, e questa volta anche tra i pali si riduce a una presenza passiva.

DANILIUC 5Tutto sommato parte anche bene e concentrato. Ma basta uno strappo di De Ketelaere per far suonare il classico “tilt” dei flipper. Si fa saltare dal belga sul gol del vantaggio atalantino. Poi è una rumba senza fine, tant’è che Zanetti decide di invertirlo con Ghilardi e metterlo su Samardzic. Ma ormai i buoi sono abbondantemente scappati.

VALENTINI s.v. (dal 24° s.t.)

COPPOLA 4 Una timidezza che preoccupa, che non ti aspetti da un ragazzo che invece aveva fatto vedere di essersi perfettamente calato nei panni del leader della difesa. Al di là di qualche bell’anticipo di testa e qualche scivolata d’altri tempi, Retegue ne ha fatti quattro. Dire c Regala con Ghilardi il terzo gol Retegui

GHILARDI 4.5 Parte su Samardzic e il suo sembra anche farlo. Poi, per evidenti sofferenze di Daniliuc, va su De Ketelaere. Ma anche lui balla come Tony Manero, solo che la febbre è del pomeriggio, non del sabato sera. Mezzo voto in più rispetto al compagno di reparto, giusto un paio di uscite interessanti. Ma se la ricorderà a lungo questa Coppola.

TCHATCHOUA 5.5 Al fischio d’inizio è il migliore del Verona. Un paio di spunti sulla destra fanno pensare a un pomeriggio sempre di sofferenza, ma comunque gestibile. E invece, ancora una volta, la squadra ne prende quattro nel primo tempo. Non c’è partita e non è certo lui quello in grado di dare la scossa o di spezzare la superiorità schiacciante dell’Atalanta. Prova anche a fare il gol dell’orgoglio, ma il piede sinistro è quello che è. Due occasioni che poteva gestire meglio, ma almeno ce l’ha messa tutta.

NIASSE 4 Un manciata di minuti e si prende il secondo cartellino giallo in due partite (qualcuno gli spieghi che è il caso di darsi una calmata). Ma ammonizione a parte, non ci capisce una mazza, dal primo all’ultimo. Ederson lo mangia come si fa come una fetta di pizza bella croccante: si piega in due e via in un sol boccone. Sul gol del brasiliano fa quasi tenerezza. Per carità, ha fatto un pugno di allenamenti col Verona, le sue colpe sono inevitabili. Ma speriamo che questa lezione di calcio gli lasci qualcosa come esperienza professionale.

BERNEDE 5 Se Niasse affonda come il Titanic, con orchestrina annessa, lui va in acqua, ma si aggrappa a un salvagente. Inizia con buon piglio, ma quando le cose iniziano a marcare male, viene inghiottito dal grande nulla gialloblù. Sparisce dal campo, ma ogni tanto ha qualche sprazzo di vitalità che deve però scontrarsi con la dura realtà. Nessuna croce addosso, non sa nemmeno dove si trovi visto quanto è stato veloce e obbligato il suo debutto.

DAWIDOWICZ s.v. (dal 18° s.t.)

BRADARIC 5 Cuadrado non è più un ragazzino, ma la qualità non perde mai di brillantezza. Il colombiano spinge tanto e va spesso e volentieri sul fondo a crossare e il terzino gialloblù deve davvero faticare non poco per stargli dietro. Qua e là gli capiti di spingersi oltre la linea di metà campo, ma le decisioni finali sono spesso nove volte su dieci scellerate.

OYEGOKE s.v. (dal 18°s.t.)

SUSLOV 4 Il nostro unico fantasista oggi ha visto il mondo in bianco e nero, o in nerazzurro, se volete. I colori delle sue giocate si sono annacquati al primo gol dell’Atalanta, così come è successo a tutto il resto della truppa. Viene surclassato dagli avversari e questa volta non è riuscito nemmeno a metterci la grinta, che non gli è mai mancata. Vabbè, vogliamo pagina, perché ha tutto per poterlo fare.

LAMBOURDE s.v. (dal 34° s.t.)

SARR 4 Tante spizzate, tanti controlli non male. Ma poi un miliardo di passaggi sbagliati, a due metri dal compagno. Cioè, sono errori che non ci si può permettere, soprattutto davanti a uno schiacciasassi come l’Atalanta. Leggero, non di peso, ma come atteggiamento. Stai prendendo una passata clamorosa, cosa ti metti a fare i colpi di tacco??? Torniamo alla realtà, dai.

KASTANOS (dal 18° s.t.)

MOSQUERA 4 La buona volontà non gli manca mai. Anzi, potesse dispensarne un po’ a qualche compagno sarebbe una gran cosa. Però i limiti tecnici sono davvero sotto gli occhi di tutti. Un banale stop diventa un’impresa e anche quando non è marcato a venti centimetri dall’avversario di turno, va in confusione, manco dovesse scalare l’Everest. Ripeto, buona volontà 10. Ma lì ci fermiamo, almeno oggi.

ALL. ZANETTI s.v. Non mi sono mai sottratto alle critiche verso il mister che, secondo me, in alcuni momenti della stagione, è andato oltre emotivamente parlando. Rimane il fatto che ha portato il Verona a 23 punti e questo non dimentichiamolo mai. E’ la sconfitta nella quale ha meno responsabilità in assoluto. Perché se già stai tentando un’impresa e a boicottarti ci si mette la tua società, allora i discorsi cambiano. E bene ha fatto a mandare in campo Bernede e Niasse, senza cedere alla tentazione di mettere Dawidowicz o Kastanos. Perché così il re è nudo. E non è lui il re, ma una società che ha fatto nulla per dire “crediamo nell’impresa, ecco i giocatori che ti servono”. Non funziona così. Non è giusto che siano sempre gli allenatori a pagare. Ognuno si prenda la sua responsabilità e la lista sarebbe già bella lunga. Mister Zanetti, oggi, non merita alcun voto.

IL PAGELLONE DI MONZA-VERONA

MONTIPO’ 6 Partita con pochi pensieri. Il Monza ci prova più che altro da fuori, con tiri che quando prendono lo specchio della porta non possono impensierire il portiere gialloblù. Nei minuti finali, quando la sua area diventa una tonnara, mantiene la posizione, ma qualche uscita in più non avrebbe fatto schifo.

DANILIUC 6 Dopo la trasferta di Venezia si merita la conferma. E se la merita sul campo, ripagando alla grande la fiducia di Zanetti. Tatticamente è bravo perché spariglia le carte e quando può diventa quasi ala, creando problemi agli esterni monzesi. Poi è sempre pulito, ordinato e difficilmente dalla sua parte si riesce a passare.

COPPOLA 7.5 Il duello con Mota è tutt’altro che banale perché, a di là della stazza del nostro Coppolone, l’attaccante del Monza ha buona tecnica e rischia di metterlo in difficoltà. E invece il difensore gialloblù spicca per classe, eleganza e tempismo. Sono tutti suoi i palloni, e Mota deve davvero accontentarsi degli scarti. Meravigliosa l’intesa con Ghilardi.

GHILARDI 7.5 Vale sempre ricordare che questo ragazzo ha vent’anni e gioca con il temperamento e la personalità del senatore. Inoltre, la sua zona di competenza è sul centro sinistra e per uno che calcia prevalentemente di destro è una nota di merito in più. Attentissimo ha sempre la testa alta, pronto anche a far ripartire la squadra. Ovvio che lo vogliano in tante, speriamo che Sogliano resista all’assalto.

TCHATCHOUA 6.5 Parte col freno a mano tirato e pensa più che altro a contenere che a sprigionare i cavalli che ha nel motore. Il primo tempo non è che sia una sofferenza, ma nemmeno una gioia. Nella ripresa, con il Monza che deve per forza di cose lasciare campo, trova spazi per poter galoppare. Lo fa bene, ma gli manca un po’ l’ultimo passaggio. Comunque inesauribile.

BELAHYANE 7 Gioca con la testa libera dai pensieri e dalle tante voci di mercato. E considerando la sua età è davvero incredibile. Finché rimane in campo Serdar, se ne sta basso e fa girare la squadra. Quando entra Niasse, fa salire i giri e diventa tuttocampista. Quando ha il pallone tra i piedi è impresa titanica toglierglielo. E anche quando lo perde, corre dietro all’avversario finché non se lo riprende. Che forte Reda. Chissà che non sia stata la sua ultima in gialloblù.

SERDAR 7 Parte ispiratissimo e si procura subito una grande occasione per segnare, se non fosse per il riflesso di Turati. Ma poi c’è lui nel gol del vantaggio, protagonista di una sgroppata che manda in confusione tutta la difesa brianzola, Lekovic su tutti. E’ dappertutto e quindi è ancora più doloroso l’infortunio muscolare, proprio perché sembrava essere in condizioni scintillanti. Speriamo non sia una cosa troppo seria, ma le sensazioni non promettono bene.

NIASSE 6 (dal 46°) Sbaglia un gol grande come una casa, quasi un rigore in movimento. Sarà l’emozione, fate voi, ma ci avrebbe evitato inutili sofferenze. Al di là di questo, si fa sentire, con buon posizionamento e qualche intercetto prezioso.

BRADARIC 6.5 Sicuramente il modulo lo ha aiutato nelle ultime partite. Giocare come esterno di centrocampo lo porta a mettere in evidenza le sue qualità, che sono sicuramente più offensive. In realtà fa cose buone anche quando deve rinculare e chiudere i timidi accenni d’attacco del Monza. Tanti cross, ma come spesso succede sono gli altri a non arrivare al momento giusto.

LAZOVIC s.v. (82°)

SUSLOV 7 Nel primo tempo, devo essere onesto, non mi ha fatto impazzire. Ma Stefano Rasulo, che è fine osservatore, fa notare che ha aiutato tanto in fase difensiva, sporcando tanti palloni avversari. Nella ripresa cresce esponenzialmente e lotta come un indemoniato. Corre senza conoscere pause. Si crea due ottime occasioni per chiudere la partita, ma non le sfrutta al meglio. Altrimenti gli avrei dato 8, eh.

SARR 5.5 L’impatto con la partita è buono e sembra anche trovare buon feeling con Mosquera. Con il Verona che domina la prima parte di gara sembra andare a nozze. Poi, però, si incarta e con i padroni di casa che provano a creare qualcosa, sparisce dal match. Fatica a tenere palloni e a far salire la squadra. Si abbassa troppo e manca quindi in area di rigore. Qualcosina meglio nella ripresa, ma non abbastanza per evitargli la sostituzione.

LIVRAMENTO s.v. (dal 73°)

AJAYI s.v. (dall’89°)

MOSQUERA 6.5 Anche lui ottimo impatto sulla partita. E anche lui, come Sarr, sparisce un po’ troppo presto. Poi, però, si rimette lui e con pazienza rientra nel match, fa sportellate, prende falli, dialoga coi compagni. Un enorme sacrificio e tanta generosità, sporcata da un cartellino giallo che doveva risparmiarsi. Nonostante questo condizionamento, rimane prezioso e fino a quando rimane in campo non arretra di un centimetro.

DAWIDOWICZ s.v. (dall’82°)

ALL. ZANETTI 7 Le scelte sono chiare: Dawidowicz e Lazovic, in questo momento, sono due riserve. E le decisioni pagano eccome. Fin dai primi minuti i suoi danno l’impressione di poter controllare la partita. Il Monza prova a rientrare, ma senza grande convinzione. I gialloblù gestiscono bene, compatti, come una vera squadra. Bisogna soffrire perché oltre all’avversario contro il Verona ci si mette anche la sfiga: vedi gli infortuni di Serdar e Livramento, che si aggiungono a quello di Tengstedt. La classifica è buona. Evitiamo di guardarla.

IL PAGELLONE DI VENEZIA-VERONA

MONTIPO’ 6 + L’unica vera parata la deve fare su Busio a cinque minuti dalla fine, ed è determinante. Per il resto è di fatto spettatore non pagante perché il Venezia, se escludiamo il gol, non si rende praticamente mai pericoloso.

DANILIUC 6 Gioca di fisico e di posizione. Non è certo uno appariscente, che si lascia andare a stravaganze offensive. Mantiene le consegne di Zanetti e quelle cerca di portare alla fine senza creare problemi. Quando il Verona prova ad alzare i giri, anche lui si accoda e ci mette appunto l’irruenza fisica. Scolastico, ma efficace.

COPPOLA 7 E’ testimone di quella che probabilmente sarà l’ultima partita di Pohjanpalo con la maglia del Venezia. Ma non ha alcuna intenzione di lasciarli la passerella d’onore, anzi. Il nostro Coppolone lo domina senza grandi fatica. Se non fosse per la pioggia, probabilmente, non suderebbe nemmeno la maglia. Cerca fortuna anche nell’area avversaria ed è fondamentale nei minuti finali di gara, quando il Venezia, con la forza della disperazione, prova a vincere.

GHILARDI 7 Per lui vale lo stesso discorso fatto per Coppola, cambia solo l’avversario, ossia Oristanio. Gioca con attenzione e massima sicurezza. Prova a impostare da dietro e non sempre gli va bene, ma l’idea c’è. E’ bravissimo negli ultimi concitati istanti del match, non sbaglia un pallone che sia uno e salva di fatto sull’ultima azione del Venezia. Continua la crescita di questo giovanotto.

TCHATCHOUA 7 Ha martellato come un ossesso su quella fascia, ha fatto chilometri su chilometri, senza mai mostrare stanchezza. C’è Ellertsson dalla sua parte e gli fa passare una serata impegnativa. E’ vero che i cross non sono sempre il miglior piatto della casa, ma dai e dai e qualcosa sta cambiando. Mette la corona alla partita con un gol importantissimo e non banale.

BELAHYANE 6.5 Pronti e via e lui è già dentro la partita, prima dei compagni che, invece, ci impiegano qualche minuto in più. Bravo a non sprecare palloni, a gestirli sempre con la testa e non solo coi piedi. Un paio di spunti sono illuminanti e utili a liberare il compagno più vicino. Tanta corsa, come sempre. E la dimostrazione di avere ancora il Verona nei suoi pensieri, nonostante le tante voci di mercato. Questo è l’atteggiamento che deve sempre avere un professionista.

SERDAR 7 Inizio timido, ma è solo un’impressione. Perché ci impiega poco a prendere possesso del centrocampo, grazie anche al fedele scudiero Belahyane. Quantità e qualità e anche l’occasione per trovare il gol. Il secondo tempo la crescita non si ferma, col Verona costantemente nella metà campo dei padroni di casa. Si sacrifica come un ossesso anche in fase difensiva e sa come e quando rallentare o accelerare. Finisce stremato.

BRADARIC 6 Ha Zerbin dalla sua parte, non Garrincha, nonostante segni il gol del Venezia. E infatti ha forza e occasioni per spingere. Lo fa anche con buona qualità, alternando cross interessanti ad altri magari non precisissimi. Ma non si può dire che non ci metta tutto quello che ha, fino a quando Zanetti decide di lasciarlo in campo. 

MOSQUERA 6.5 (dal 62°) Importante nel gol del pareggio, ma è l’atteggiamento generale che merita di essere premiato. Concentrato e tignoso su ogni pallone, lotta con enorme determinazione.

SUSLOV 6.5 Moto perpetuo per Tommasino, che va come un matto. Va nonostante i veneziani non giochino proprio a carte pulite con lui. Visto che faticano a controllare il suo primo metro di scatto, cosa fanno, lo abbattono. Finisce tante volte per terra e nessuno si becca cartellini. Ma lui, noncurante, va avanti per la sua strada, svaria su tutto il fronte d’attacco e cerca sempre la soluzione migliore. Voglio più coraggio al tiro, perché ce l’ha.

LAZOVIC s.v. (dall’82°)

TENGSTEDT 5.5 Non sta bene fisicamente e si vede lontano anni luce. Si abbassa tanto a cercare la manovra, ma quando poi serve veramente in area di rigore, non c’è. Gli manca il guizzo e anche con Sarr fatica a trovarti. Già in condizioni problematiche, viene azzoppato in maniera vergognosa da Candé, che non si prende nemmeno il cartellino giallo. Costretto a uscire, accendiamo qualche moccolo perché non sia qualcosa di grave.

KASTANOS 6 (dal 39°) Entra al posto di Tengstedt costretto a uscire per infortunio, ma le caratteristiche sono diametralmente opposte. Ci impiega un pochino a trovare la posizione, finendo un po’ nel traffico della partita. Poi si mette in linea di galleggiamento, pur non brillando. Ha occasione per far male da fuori, ma perde l’attimo. Lotta comunque insieme alla squadra.

SARR 5.5 Un po’ più dentro la partita rispetto a Tengstedt. Ma la scusa del danese è una condizione fisica non eccellente. Lui ha avuto un po’ meno alibi. Tanto macchinoso, poco dentro l’area di rigore, dove servirebbe lui per i tanti cross che mettono dentro sia Bradarici, sia Tchatchoua. Fisicamente non brillante e mi auguro che non stia diventando una prassi. Vero che non giocava tante partite di fila da un’eternità, ma deve lavorare di più per essere determinante.

LIVRAMENTO s.v. (dall’82°)

ALL. ZANETTI 6 Costretto a rinunciare agli squalificati Dawidowicz e Duda, può comunque contare su sostituti più che validi, a cominciare da Belahyane che non è ovviamente un rincalzo. E’ il Verona a fare la partita, lasciando al Venezia solo qualche timida ripartenza. E su una di queste prendiamo gol. Peccato, ma bugiardo come risultato. Non mi convince Kastanos per Tengstedt, ma tant’è, è un’opinione umile e personale. Nella ripresa i gialloblù dominano, ma sono poco concreti sotto porta. Finisce comunque con un pari, che non bisogna buttare via. Anche se vista la classifica, una vittoria avrebbe davvero risolto tanto. Ma vabbè, vorrà dire che toccherà andare a vincere a Monza. E chi se ne frega della scaramanzia.

IL PAGELLONE DI VERONA-LAZIO

MONTIPO’ 4.5 Va bene che Coppola si dimentica di marcare completamente Gigot, libero di colpire di testa senza contrasti. Ma dovrebbe capire il nostro portiere che si può anche uscire dalla porta, soprattutto quando il pallone è nell’area piccola. Gli manca tremendamente questa cosa. Anche sul raddoppio della Lazio ci prova a pagare, goffamente, coi piedi, ma il risultato è pessimo. Sul terzo gol, obiettivamente, non può nulla.

DAWIDOWICZ 5 Deve marcare una vecchia conoscenza gialloblù, Mattia Zaccagni. Che ogni volta che ha il pallone tra i piedi lo punta senza pietà. E ha ragione a farlo. Fa una fatica tremenda a stare dietro al talento laziale e va sempre in apnea in tutte le situazioni di attacco degli ospiti. Si becca anche un giallo che gli farà saltare la difficilissima trasferta di Venezia.

LIVRAMENTO 5 (dal 1° s.t.) Non pervenuto, ma non è ancora dotato del dono dei miracoli.

COPPOLA 5 In serie A non ci si può permettere di distrarsi nemmeno mezzo secondo e quando la partita inizia, inizia. Sul calcio d’angolo che porta al gol della Lazio, si perde clamorosamente Gigot, che non deve fare altro che appoggiare di testa, dentro l’area di rigore. Poi non che conceda tantissimo a Castellanos, ma rimane davvero su quell’errore. Nervoso, si fa anche ammonire e questo condiziona ulteriormente una partita già compromessa.

GHILARDI 5 L’uomo di competenza è Isaksen, non proprio una passeggiata di salute. Quando può, l’esterno della Lazio lo punta e spesso gli va via. Il giovanotto gialloblù prova a metterci il fisico, ma poche volte gli va bene. Tutte le volte che la squadra di Baroni scende non è esente da attacchi di panico onestamente inspiegabili.

TCHATCHOUA 4 Tavares sembra Giggs al cospetto dell’esterno gialloblù che è totalmente in bambola. Non ha mezzi tecnici e fisici per contrastare l’esterno laziale che fa il bello e il cattivo tempo. Prende un po’ di coraggio quando la partita è di fatto finita. Qualche cross gli riesce, ma un po’ a caso. Quando il Verona aveva una seppur piccola speranza di rientrare in partita si è inventato un retropassaggio osceno per Montipò. Lo intercetta Dia che imbecca Zaccagni per lo 0-3. Disastroso.

FARAONI s.v. (dal 28° s.t.)

DUDA 5 Si fa travolgere senza pietà dal centrocampo della Lazio, che si trova delle vere e proprie praterie per arrivare dalle parti di Montipò. Viene costantemente saltato e quando si ritrova col pallone tra i piedi, complice anche l’immobilismo dei compagni, non sa cosa farsene. Non dirige, non contiene. Insomma, quello che fa lo fa male male. E si prende anche l’ennesimo cartellino rosso.

SERDAR 4.5 Vedi Duda. Con l’aggiunta che si mangia un gol clamoroso a mezzo metro dalla linea di porta di Provedel.

BRADARIC 5 Deve aiutare Ghilardi su Isaksen e vabbè. Poi, seppur timidamente prova anche a spingere. E tutto sommato va spesso sul fondo con la possibilità di crossare anche abbastanza liberamente. Quello che ne esce, però, non è che rimarrà nella storia del calcio, diciamocelo senza timore di smentita.

SUSLOV 5 Un primo tempo da incubo per il talentino gialloblù che paga una condizione fisica non eccellente, dopo l’influenza settimanale. Viene saltato sistematicamente, con una facilità clamorosa. Corre male e con poca lucidità, ma co passare dei minuti sembra trovare leggermente il ritmo. E’ comunque una semplice illusione. Nella ripresa qualche piccola fiammata, spenta con una semplice folata di vento.

KASTANOS s.v. (dal 20° s.t.)

TENGSTEDT 4 Non ne ha imbroccata una giusta. Per quanto sia dentro il gioco, sbaglia tutto quello che è possibile sbagliare e anche l’impossibile. Ha subito una grande occasione per pareggiare il gol della Lazio ma non controlla come saprebbe fare. Giova freneticamente, perché sa, probabilmente, di non essere in giornata. Anche il fraseggio con Sarr è disastroso. Giornata che più storta non si può.

LAZOVIC s.v. (dal 20° s.t.)

SARR 4 Se non altro Tengstedt ha le occasioni, lui nemmeno quello. Totalmente fuori dal gioco, non è mai in grado di impensierire la difesa della Lazio. La cosa migliore la fa con un recupero difensivo. E questo la dice lunga sulla sua partita.

BELAHYANE s.v. (dal 27° s.t.)

ALL. ZANETTI 5 Partita condizionata dai soliti errori individuali, con tre gol presi per sbagli clamorosi dei gialloblù. Però quello che colpisce è la mancanza di reazione o, quantomeno, troppo tardiva, quantomeno nel primo tempo. Perché sullo 0-2 il Verona meriterebbe di rientrare in partita. E invece si becca il terzo gol per una sciagurata cappella di Tchatchoua. Da lì in avanti il nulla più totale e anche i cambi dalla panchina non danno nulla. Ora in successione si andrà a Venezia e Monza. Le parole, ancora una volta, stanno a zero. E anche lui deve recuperare lucidità.