04
mar 2019
AUTORE giovanni.vitacchio
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IL PAGELLONE DI VERONA-VENEZIA

SILVESTRI 6.5 Nella domenica in cui gli attaccanti del Venezia giocano a “ciapa no”, lui si fa trovare pronto nell’unica vera occasione da gol degli ospiti. Al 38° del primo tempo vola sulla bella conclusione di Lombardi ed evita che una pratica facile-facile si trasformi in una brutta serata. Sicurezza.

FARAONI 6+ Dalle sue parti non è che si dannino l’anima per impensierirlo e così si concede una serata di ordinaria amministrazione, quasi senza sudare la maglietta. Ma si conferma acquisto importante per questa squadra, perché ha qualità e quantità. Dopo Silvestri, sicurezza-bis.

BIANCHETTI 7 Cresce, cresce eccome il vice capitano, che ha una voglia matta di far capire, una volta per tutte, che il peggio è alle spalle. Non sbaglia praticamente nulla e dimostra una gran bella intesa con il compagno di reparto Empereur. Cerca anche più di una volta il gol di capoccia, sui tanti calci d’angolo del Verona, ma non gli va bene. Bravo Matteo, bentornato!

EMPEREUR 6.5 Il Venezia finisce una marea di volte in fuorigioco, merito suo e di Bianchetti che si muovono come se fossero una cosa sola. Anche lui concede davvero nulla ai lagunari. Fisico e piedi in una serata non difficile, ma che si sarebbe potuta complicare abbassando la guardia anche solo per mezzo secondo.

BALKOVEC 6 Viene buttato in campo all’ultimo secondo a causa del risentimento muscolare di Vitale, titolare della fascia sinistra. Senza infamia e senza lode, fa il suo dovere senza problemi e regala anche qualche bel cross che però i suoi compagni non riescono a sfruttare.

LARIBI 6 Primo tempo così così, secondo tempo meglio. Il che vuol dire che la condizione fisica sta crescendo. Però gli manca ancora il lampo di genio che da uno con la sua qualità sarebbe legittimo aspettarsi. Provaci ancora, Karim.

GUSTAFSON 6.5 Nessun effetto speciale, nessun fuoco d’artificio, però Samuel tocca una caterva di palloni e di questi ne sbaglia davvero pochissimi. Grande senso della posizione e facilità di giocare con entrambi i piedi. Ha saldamente in mano il centrocampo gialloblù e la sensazione è che possa ancora crescere tanto.

HENDERSON 7 “Chi l’aveva visto?”… Per quasi due mesi finito nei file segreti della Cia alla voce “Ufo”, lo scozzese torna in campo e, guarda un po’, si aggiudica il titolo di mvp. “Ha avuto un periodo di appannamento” ha detto Grosso in conferenza stampa. Sembra ora solo un lontano ricordo perché ha personalità, voglia, qualità e lucidità da vendere. Adesso non mollare, Braveheart.

LEE 6 Meriterebbe 8 se al 29°, invece di beccare la traversa, segnasse, se al 38° non perdesse un pallone sanguinoso che regala al Venezia l’unica vera palla gol con Lombardi, se al 4° del secondo tempo non sparasse in curva un tiro di sinistro da ottima posizione, se a cinque minuti dalla fine non confezionasse una conclusione sbilenca che meritava ben altra sorte. Se, se, se, se…

PAZZINI 5.5 Quando non segna, viste le sue qualità da cecchino, in una serie B di livello bassissimo, è già una notizia. Quando sbaglia un calcio di rigore, evento rarissimo lungo tutta la sua carriera, vuol dire che non è la sua serata. Capita anche ai campioni. E lui lo è. Il Bentegodi lo perdona senza pensarci due volte.

DI GAUDIO 6.5 Meglio rispetto alle ultime uscite. Il gol gli dà chiaramente fiducia e così prova con più convinzione quelle giocate che danno velocità al Verona. Va a fiammate, ma sono fiammate che fanno male e che, in più di un’occasione, mandano in difficoltà un Venezia già suonato come un pugile che aspetta solo il gong per andare all’angolo.

COLOMBATTO 6 Entra bene in campo, aiuta i compagni quando le energie cominciano a vacillare e quando il rischio del “braccino” era appena dietro l’angolo.

TUPTA 5 Non capisco, entra in campo, questa volta nel suo ruolo, attaccante centrale, e dopo una manciata di secondi si becca il cartellino giallo. Non mi pare il modo migliore per aiutare la squadra e per mettere in mostra le sue qualità. Ok, è giovane, però…

TRAORE’ 6. Velocità e forza fisica. Teniamo d’occhio questo ragazzino.

GROSSO 6.5 Dopo un periodo nerissimo, porta a casa nove punti su dodici a disposizione nelle ultime quattro partite. E’ in emergenza (dodici giocatori fuori) e comunque manda in campo una formazione logica e centrata. La squadra ha creato tanto e ha dato dimostrazione di essere gruppo compatto. E’ stato onesto, in conferenza stampa, dicendo come la mancanza di continuità sia un evidente limite del Verona. Però, a conti fatti, è a tre punti dalla promozione diretta. Ora la continuità è fondamentale e Perugia è una tappa da non ciccare assolutamente.

ARBITRO PISCOPO 6.5 Partita semplice da arbitrare, non sbaglia la decisione più importante, ossia quelle che porta al rigore poi sbagliato da Pazzini. Recrimina il Venezia per un episodio dubbio in area gialloblù, ma lo stesso Zenga sembra crederci poco.

27
feb 2019
AUTORE giovanni.vitacchio
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IL PAGELLONE DI LECCE-VERONA

SILVESTRI 6 Il suo lo fa, come sempre. Non si fa sorprendere da La Mantia al 2o°, ma è costretto a capitolare di li a poco, al 33° quando il solito La Mantia mangia gli gnocchi in testa a Vitale e segna l’1-0. Impotente anche sul 2-0 di Lucioni, evita un passivo ben più pesante.

ALMICI 4.5 Il Lecce sulle fasce è devastante e Almici, che torna in campo dopo una vita, deve sottomettersi a questa legge. Calderoni e Falco fanno il bello e il cattivo tempo, nel primo tempo entrano a piacimento e scodellano cross a ripetizione. Quello del vantaggio leccese arriva proprio da li e Almici nulla può. Certo, è dura rientrare dopo tutto questo tempo, in un contesto, tra l’altro, non esaltante.

BIANCHETTI 5.5 Che lui sia generoso, nessuno può negarlo. Anche perché nel finale, quando il Verona prova un timido assalto, fa il centravanti aggiunto. Però La Mantia ha imperversato in area di rigore e il buon Matteo, che pur qualche buona chiusura l’ha fatta, è affondato insieme ai compagni.

DAWIDOWICZ 5 Più incerto di Bianchetti e insolitamente nervoso. Sbraita, forse giustamente, contro l’arbitro Sacchi che gli avrebbe negato un calcio di rigore nel primo tempo. Macchinoso, e questa non è una novità, sbaglia anche cose semplici, passaggi a due metri. Non bene.

VITALE 4.5 Male dietro, male davanti. Il gol di La Mantia è tutto sulla sua coscienza. Cerca di riorganizzare le idee ma quando prova ad attaccare non riesce a farlo con efficacia. Però qui bisogna cercare di chiarire l’equivoco, perché Vitale non pare essere un esterno basso di difesa, ma un buon esterno in un centrocampo a cinque, o in una difesa a cinque, se preferite. Così, i suoi limiti, soprattutto in difesa, vengono spiattellati brutalmente.

FARAONI 5.5 Non arriva al 6 perché sul 2-0 del Lecce è lui a tenere in gioco Lucioni, che ringrazia. Un errore imperdonabile. Però si destreggia bene come interno di centrocampo (anche se non si capisce perché debba giocare lì) e nel suo ruolo naturale di esterno basso di destra, dove torna nel secondo tempo. Sfiora anche il colpo grosso in avanti quando non riesce ad agganciare un assist al bacio che lo avrebbe messo solo davanti a Vigorito.

GUSTAFSON 5 Se dopo lo Spezia, contro la Salernitana, aveva fatto mezzo passo indietro, oggi ne ha fatti due a mo’ di gambero. Non gli riescono le giocate illuminanti delle ultime due gare e anche fisicamente soffre il centrocampo leccese che lo va a cercare alto, al limite dell’area gialloblù.

LARIBI 5+ il “più” è esclusivamente frutto del gol che rende la sconfitta meno pesante, da un punto di vista numerico. Per il resto vaga per il campo con poca convinzione e con le marce che non vanno mai oltre la seconda. Per me, continua a giocare fuori ruolo. Ma forse sono io che non ci capisco una mazza.

LEE 4.5 La Gazzetta dello Sport lo ha addirittura definito “genietto” e “nuovo re”. Capisco che in tempi di vacche magre basti poco per esaltarsi, però, ragazzi, non scherziamo. Io ho sempre detto che se non altro è un tipo che corre. Oggi non fa nemmeno quello. L’unica cosa veramente bella è il dribbling secco al limite dell’area del Lecce, che però spreca sbagliando il passaggio facile facile per Di Gaudio, che si sarebbe trovato solo soletto davanti a Vigorito.

PAZZINI 5.5 Questa volta il Pazzo non toglie le castagne dal fuoco e quindi i problemi del Verona tornano nuovamente sotto gli occhi di tutti. Bella la girata di testa sul cross di Laribi, fa parte del repertorio. Ma la giornata è storta. Protesta per un presunto rigore non dato.

DI GAUDIO 5 Mai visto. Non trova il cambio di passo, non da velocità, non crea superiorità numerica. Insomma, non fa ciò che dovrebbe fare.

TUPTA 5 A due passi da Vigorito, sbaglia un’occasione colossale che avrebbe dato coraggio al Verona nell’assalto finale. E’ vero, forse si aspettava che la prendesse Pazzini, ma in area di rigore devi essere pronto a tutto, non puoi dormire.

HENDERSON s.v.

TRAORE’ s.v.

GROSSO 5 Perché Faraoni a centrocampo, con un paio di giocatori di ruolo in panchina? Perché Almici dal primo minuto dopo tutto questo tempo? E perché mettere dentro così tardi Henderson, per rimettere Faraoni nel suo ruolo naturale? Il mister continua con scelte che sembrano poco logiche e i risultati sono sconcertanti. Dopo aver illuso con le ultime due vittorie, il Verona ha ripreso a giochicchiare a due all’ora. Vero, ha pesato tanto l’assenza di Zaccagni, ma non può bastare come scusa, visto che Grosso considera tutti i giocatori allo stesso modo. L’amarezza è ancora più logorante guardando i risultati di Palermo e Brescia.

ARBITRO SACCHI 5. Rimangono forti dubbi su due presunti rigori non concessi, nel primo tempo su Dawidowicz e nella seconda frazione, nei minuti finali, su Pazzini. Quest’ultimo sembrava starci. E invece…

23
feb 2019
AUTORE giovanni.vitacchio
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IL PAGELLONE DI VERONA-SALERNITANA

SILVESTRI 6 Una serata praticamente da sbadigli per il numero uno gialloblù, che non viene mai impensierito dagli attaccanti della Salernitana. Qualche piccola incomprensione, qua e là, con i compagni di difesa, ma nulla di irreparabile.

FARAONI 6.5 Un primo tempo in gran spolvero fatto di tanta corsa, buone ripartenze e cross degni di questo nome. Interessante, finalmente, l’intesa con Lee. Nei secondi quarantacinque minuti tira un po’ il fiato, ma porta a casa la pagnotta senza sudare la maglia. Bravo.

BIANCHETTI 6.5 Allora, diciamo che il primo tempo qualche piccola sbavatura c’è stata, qualche imperfezione e soprattutto quella sensazione che il pallone somigliasse di più ad una bomba a miccia corta. Paura, di fatto, ingiustificata, vista la confusione della Salernitana. Spreca anche una golosissima occasione di testa. Ma nel secondo tempo sale in cattedra e gli avanti campani non vedono più un pallone. E Silvestri ringrazia.

DAWIDOWICZ 6.5 Per lui vale lo stesso discorso fatto per Bianchetti. Primo tempo in chiaroscuro, e un mezzo pasticcio in area di rigore che rischia di mandare nel panico il Verona. Seconda frazione molta più disinvolta. Basta spostarlo però. Deve fare il centrale e basta.

VITALE 5.5 Così così. Sarà stata l’emozione di giocare contro i suoi ex compagni, sarà stato chissà cosa, fatto sta che non è mai riuscito a lasciare il segno. Si è creato una gran bella occasione per trovare addirittura il gol in cooperazione con Pazzini, ma l’ha sprecata malamente sul più bello.

GUSTAFSON 6.5 Mezzo passo indietro rispetto alla prova sontuosa di La Spezia. Però, è suo il primo vero tiro in porta del Verona, al 39° del primo tempo e in generale dà finalmente l’impressione di essere dentro gli schemi e le idee di gioco di Grosso. Propone e non si limita a giochicchiare. Brucia, però, il gol facile facile, divorato all’inizio della ripresa.

COLOMBATTO 5.5 Ripeto quanto detto nelle ultime partite. Lontano da ciò che aveva fatto intravvedere a inizio stagione. Non si capisce se sia una questione fisica  o se sia solo un discorso di poca autostima. Peccato perché il piede sinistro è capace di cose interessanti.

ZACCAGNI 6.5 E’ in grandissima fiducia e gli va tutto bene. Trova anche un tunnel ai danni di un avversario che magari altre volte non avrebbe nemmeno pensato. E’ imprescindibile per questo Verona che ha ripreso a lottare, ma che ha ancora bisogno di tanta qualità. Compagni di squadra, imitatelo.

LEE 6+ “In Spagna si pensa ad attaccare, qui in Italia c’è tanta tattica”. Così parlò Lee, in un italiano sorprendente. Che abbia finalmente capito che ha poco senso correre tanto e senza una meta precisa? A guardarlo contro la Salernitana la risposta sarebbe sì. Ma per accenderla, come ci consiglierebbe Gerry Scotti, ci prendiamo ancora un po’ di tempo. Intanto, bravo Lee.

PAZZINI 7.5 Cosa dire del Capitano, di questo “giovanotto” di 34 anni? Quando c’è segna praticamente sembra e quindi non ci si spiega come mai non sia sempre in campo. Segna di carambola, ma segna perché c’è, è lì, al posto giusto nel momento giusto. Nove gol e ancora tanti altri da fare. L’unico per cui i tifosi del Verona, ogni volta, si spellano le mani. Ci sarà un motivo…

LARIBI 5+ Eh, mica è facile tornare in campo con la naftalina ancora negli scarpini. Fatica a trovare il passo in un ruolo che sembra non amare tanto, l’esterno d’attacco. Qualcosa meglio la fa vedere come interno destro di centrocampo, ma non basta per tornare in linea di galleggiamento. Merita però un’altra occasione. Rimetterlo dietro la lavagna sarebbe una mazzata dura da digerire.

DI GAUDIO 6 Entra bene in partita, dopo una settimana passata in parte in infermeria. Tenta qualche guizzo e tutto sommato non gli va male.

TUPTA s.v.

EMPEREUR 4 Si becca il rosso alla velocità della luce, pochi minuti dopo il suo ingresso in campo. Rischia di complicare le cose ai suoi compagni, ma fortunatamente la partita finisce da lì a poco.

GROSSO 6.5 Dopo lo Spezia, che significava “vivere o morire”, rinsalda una volta in più la sua panchina, a dir poco traballante fino a meno di una settimana fa. Le scelte sono finalmente logiche e la squadra finisce in crescendo, dopo aver creato tante occasioni da gol, con tanti giocatori. Questo, però, visto solo l’1-0, significa anche che bisogna concretizzare di più per chiudere partite che possono inopinatamente essere riaperte.

ARBITRO SERRA 5 Nove giocatori tra ammoniti ed espulsi e nonostante questo la sensazione è che qualcosa gli sfugga di mano.

18
feb 2019
AUTORE giovanni.vitacchio
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IL PAGELLONE DI SPEZIA-VERONA

SILVESTRI 5.5 La sua partita non inizia affatto bene e quell’uscita al quarto minuto fa più danni che altro. Perché se pensava di aver liberato bene, probabilmente non si aspettava la giocata da funambolo di Mora che la mette dentro. Infatti i tempi di reazione prima di tornare tra i pali sono infiniti. Si riscatta con qualche bella parata, tra cui quella al 95esimo, per carità non difficilissima, su Galabinov.

BIANCHETTI 6 Dopo aver giocato centrale contro il Crotone, se ne torna bellamente a fare l’esterno basso di destra che, lo abbiamo detto a ripetizione, non è il suo ruolo. Lui ci mette lo stesso impegno di sempre e in alcuni frangenti riesce anche a farsi vedere in fase offensiva. Quando il Verona sta vincendo, però, perde inopinatamente di vista Galabinov, che per miracolo decide di sbagliare il gol più facile della storia. E Bianchetti ringrazia.

DAWIDOWICZ 6.5 E’ vero, quando le squadre avversarie aggrediscono il Verona, la difesa soffre, in particolare, vista la sua struttura fisica, la velocità degli avversari. Ma lui oggi è abbastanza quadrato e se sa che non può metterla sullo sprint, la mette sulla prestanza fisica e sull’anticipo. Una buona prova dopo tanti punti interrogativi.

MARRONE 6- La sintonia con il compagno di reparto sembra crescere, seppur con la velocità di un bradipo. I piedi sono buoni e a lui non mancano i tempi per dettare il gioco da dietro, ma rimane troppo lento e dà spesso la sensazione di non riuscire a stare dietro agli attaccanti avversari. Impressione che diventa realtà in più di una giocata di Galabinov.

VITALE 6.5 Più bravo ad attaccare che a difendere, si dice di lui. E forse è anche vero, dimostra di essere più predisposto ad offendere che a contenere. Però oggi le cose migliori le fa proprio dietro: al 91esimo con una diagonale da manuale che gli permette di spazzare l’area di rigore ed evitare grossi guai per Silvestri e qualche secondo dopo quando, con intelligenza, trasforma una piccola spinta di Galabinov in area in un fallo a proprio favore. Bravo.

FARAONI 6+ Premessa: gioca fuori ruolo, è l’esperimento di giornata di Grosso. Beh, non se la cava affatto male, nonostante i primi minuti horror che gli costano un cartellino giallo che potrebbe condizionare il resto della sua partita. Non succede e macina chilometri mettendoci anche qualità. Esce dal campo smoccolando contro il mister, perché evidentemente sentiva di averne ancora.

GUSTAFSON 7 Ma siamo sicuri che sia lo stesso Gustafson visto contro il Crotone? No perché non sembrerebbero nemmeno lontani parenti. In partita fin dai primi secondi, tocca una marea di palloni e non è mai banale. Non si limita a dispensare gioco in orizzontale, cerca anche l’imbeccata in verticale, e lo fa bene. Il sigillo di garanzia arriva grazie al gol che regala i tre punti al Verona. Dottor Jekyll è decisamente meglio di Mister Hyde.

ZACCAGNI 7 Qualità, tanta. Quantità, tanta. Talento, tanto. E’ il vero leader del Verona, ruolo che in pochi avrebbero pensato potesse appartenergli ma che lui interpreta con una grandissima naturalezza. Oltre al gol che riporta l’Hellas in linea di galleggiamento, regala giocate pregevoli e anche sacrificio al servizio della squadra. Un gioiellino dal quale Setti, ahimè, potrà ricavare bei soldini.

LEE 5 Semplicemente non pervenuto. Perché se è vero che corre, è altrettanto vero, e lo abbiamo detto in tutte le lingue, che lo fa spesso a vuoto. Non crea nulla di pericoloso e della sua presunta qualità nemmeno una piccola traccia. In una partita in cui il Verona sembra leggermente ritrovarsi, lui rimane un corpo estraneo.

DI CARMINE 5+ Per impegno e corsa meriterebbe sicuramente di più, ma ad un attaccante si chiede ovviamente di segnare e di cercare la zampata giusta al momento giusto. Lui non ci riesce mai e quando ha l’occasione buona, all’81esimo, sciabatta maldestramente. Non sembra giocare sereno, leggero. Lui stesso ha detto di soffrire il fiato sul collo di Pazzini. Che però continua a sbadigliare in panchina.

DI GAUDIO 5.5 Al momento non è molto di più della solita finta “ti punto e rientro sul destro”. Ci prova tante volte, ci riesce quasi mai. E quella volta che libera il tiro, un bel tiro, è Lamanna a negargli la gioia del gol. Esce per fare spazio a Tupta.

TUPTA 5 Entra e dopo trenta secondi si becca un cartellino giallo. La sua partita verrà ricordata solo per questo. Per il resto non riesce a creare nulla in avanti e non riesce ad alleggerire la pressione dello Spezia nel disperato forcing (?) finale.

COLOMBATTO, LARIBI S.V.

GROSSO 6+ “Non siamo obbligati a vincere” diceva alla vigilia della partita. Fatto sta che la vince e salva la panchina, tutti gli altri discorsi sono aria fritta. Azzecca la mossa di Faraoni, per il resto è il solito Verona, che fa possesso palla innocuo e addormenta giustamente la partita quando lo Spezia prova a uscire dal letargo. Ma sia chiaro, di strada da fare ce n’è ancora tanta. Anche perché la vittoria mancava dal 27 dicembre. Ma l’importante, una settimana fa, era dire che nelle ultime dieci l’Hellas aveva perso solo una volta.

ARBITRO PEZZUTO 6.5 Decide di usare il pugno duro e nel giro di pochi minuti tira fuori tre cartellini gialli. A conti fatti, una scelta giusta, visto che la partita rimane corretta. Aiutato anche dai ritmi non certo elevati delle due squadre.

11
feb 2019
AUTORE giovanni.vitacchio
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IL PAGELLONE DI VERONA-CROTONE

SILVESTRI 6. Non è che quelli del Crotone lo bombardino a destra e sinistra. Nel primo tempo si fa trovare pronto sull’unico tiro degno di nota dei calabresi e regala una bella parata, spettacolare, di quelle che fanno felici i fotografi appollaiati dietro la porta. Sul gol non può nulla e deve semplicemente constatare l’ennesima dormita della sua difesa.

FARAONI 5,5. In qualche occasione è bravo a chiudere gli avversari e a ripartire. Ha gamba, e questo pare evidente. Quello che ancora gli manca è la lucidità proprio nella ripartenza, quando può distendersi. Certo, i compagni non lo aiutano, soprattutto Matos col quale, pare anche normale, l’intesa è ancora da trovare.

BIANCHETTI 5. Torna al suo ruolo naturale, al centro della difesa, in una coppia comunque inedita con Marrone. Sbaglia sul gol di Pettinari, così come sbaglia il suo compagno di reparto. In generale non appare mai sicuro. Da un capitano ci si aspetta molto di più. Soprattutto se gioca dove vorrebbe e non relegato a fare il terzino destro.

MARRONE 4.5. Per lui “idem con patate” sul gol. Con Bianchetti si perde misteriosamente Pettinari. Il mezzo voto in meno se lo “guadagna” perché va sempre in affanno nell’uno contro uno, rincorre invece di anticipare e questa è una costante dall’inizio del campionato. Inoltre, di testa, si divora un gol già fatto, quando salta solo soletto in mezzo all’area del Crotone per colpire un angolo al bacio di Vitale.

VITALE 5. Per non far soffrire di solitudine i compagni nell’errore sul gol, ci si mette anche lui a non migliorare le cose, perdendo la marcatura. Un passo indietro rispetto a qualche spunto interessante visto a Carpi. Manca totalmente la sincronia di movimenti col il compagno che forma la catena di sinistra, Di Gaudio. La nota positiva, credo, sia la qualità dei cross. Però deve trovare molto altro, quello non basta.

GUSTAFSON 4,5. C’è poco da dire, non si rende mai utile, non entra in partita, non brilla per corsa e agonismo. Ma fin qui, ci può anche stare una partita storta. Non ci sta che da trenta centimetri da Cordaz non metta dentro il gol del 2-1. Proprio uno di quei casi in cui era più difficile sbagliarlo che segnarlo. Mah.

MUNARI s.v. Grosso lo getta nella mischia dal primo minuto e gli affida le chiavi del centrocampo. E’ sfortunato perché dopo una manciata si fa male al ginocchio.

COLOMBATTO 5. Per cortesia, restituiteci il talentino che nella prima parte del campionato ci aveva fatto sperare in qualcosa di più. Mai dentro il gioco, non riesce a dettare i tempi, non riesce ad innescare chi gli sta lontano un paio di metri, figuriamoci gli attaccanti. Involuzione preoccupante. Non a caso era partito dalla panca.

ZACCAGNI 6. Per distacco è il migliore dei suoi, per qualità delle giocate, perché si butta sempre dentro, perché prova a creare qualcosa nel piattume più totale. Però quella capocciata scellerata, a Cordaz battuto, quando la lancetta dell’orologio è partita da pochi secondi, è imperdonabile. Lui non si è fatto condizionare dall’errore. Ma la partita lo è stata, eccome.

MATOS 5. Si, qualche sgroppata sulla destra, si qualche effetto speciale, ma tutto sommato poca roba. Non riesce a dialogare con Faraoni ed è costretto ad uscire prima del dovuto, per un malanno, anche lui al ginocchio come Munari.

DI CARMINE 6. Per lunghi tratti sembra quasi che giochi a nascondino, ma non per paura. Più che altro per la difficoltà ad azzeccare i movimenti giusti, in armonia con gli schemi offensivi. Cambia tutto, ma guarda un po’, quando in campo entra Pazzini. Forse la pressione della quale aveva parlato in settimana un po’ si allenta e sull’unico vero movimento da bomber, imbeccato perfettamente da Faraoni, segna e illude il Verona. Ma perché non può giocare dal primo minuto con Pazzini?

DI GAUDIO 5. Anche lui fa un passo indietro rispetto a Carpi. Entra meno nel gioco e le sue tipiche azioni “ti punto e poi rientro sul destro” si inceppano subito. Come per la fascia destra, anche in questo caso il feeling con Vitale è al momento non pervenuto.

TUPTA 5,5. Se uno come lui gioca da esterno è anche normale che non incida. La buona volontà non basta per rivitalizzare l’attacco gialloblù.

PAZZINI 6. Il “sei” è frutto di quello che fa vedere come leader, come vero capitano che incita i compagni, uno ad uno, provando a scuoterli. La sua presenza in campo aiuta anche Di Carmine, lo fa giocare più spensierato, lo deresponsabilizza. Vi pare poco?

GROSSO 4,5. Talmente trasformista nelle scelte iniziali, da far sembrare il bravissimo Arturo Brachetti un novellino. Continua a cambiare le formazioni, impedendo così ai suoi ragazzi di trovare la continuità necessaria, i meccanismi. Il problema è che non siamo alla terza giornata di campionato, abbiamo abbondantemente superato il giro di boa. Cosa stia cercando ancora, non si sa. Di sicuro, visti i risultati (quattro punti nelle ultime cinque partite, di cui quattro con le squadre più in difficoltà della cadetteria e nove gol subiti) non l’ha ancora trovato.

D’AMICO 2 (di incoraggiamento). Il direttore sportivo, finora rimasto nell’ombra, viene in sala stampa caldo come una stufa, determinato a far sapere a Verona e provincia che lui è un duro, uno che non le manda a dire. Grosso è afono e quindi ci pensa lui a farla “grossa”, la voce. Tre, due, uno, comincia ad attaccare e insultare me (sottolineo che con questa persona non avevo mai scambiato mezza parola, al punto che, prima del mio tentativo di fare una domanda, mi sono educatamente presentato), il mio responsabile Gianluca Vighini (sì direttore, si chiama così, VI-GHI-NI, e non “come cazzo si chiama”), Telenuovo (no direttore, non è Tele Vicenza). Mi sono bastati 30 secondi per restituire il microfono e rinunciare al “piacere” di partecipare allo spettacolo. Mi piace il confronto con gli altri, la dialettica, sono il sale della vita. Mi piacciono un po’ meno le persone che sbraitano, che provano a sovrastare gli altri, alzando la voce. Direttore, cito Vighini, che a sua volta ha citato Renzi (lo so, lo perdoni per la fonte di ispirazione): stia sereno. E ricordi che Telenuovo è al suo posto da quasi 40 anni, con la schiena dritta. Lei, domani, sarà solo uno dei tanti del quale magari non sentiremo nemmeno la mancanza. Coraggio.

ARBITRO PICCININI 6. I calabresi vorrebbero l’espulsione di Di Carmine per l’entrata “scomposta” su Vaisanen, che viene sostituito con la testa ricoperta di sangue, ma sarebbe stata una punizione decisamente esagerata. Per il resto fa il suo.

 

08
feb 2019
AUTORE giovanni.vitacchio
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IL PAGELLONE DI CARPI-VERONA

SILVESTRI 7,5. E’ in assoluto l’unica nota positiva di questo Verona senza capo né coda. Prima di subire il gol del vantaggio, compie tre miracoli che illudono i gialloblù di poter uscire dal Cabassi con le ossa integre. Non può nulla sulla dormita colossale della difesa che lascia un’autostrada a Di Noia per un fin troppo facile 1-0. Nel secondo tempo ad aiutarlo ci pensa la traversa che respinge una palombella al bacio di Concas.

BIANCHETTI 6-. Come contro il Cosenza, inizia come terzino destro, che non è certo il suo ruolo, sebbene abbia spiegato di divertirsi in quella posizione. Ma di divertente c’è poco perché è vero che il capitano prova a spingere con generosità, ma è altrettanto vero che i piedi non siano certo quelli di un crossatore raffinato. I palloni messi in mezzo, quindi non sono mai prelibati per gli attaccanti. Nel secondo tempo, con Dawidowicz costretto al cambio, torna nel suo ruolo prediletto, il centrale di difesa, e li fa vedere qualcosa di meglio. Sicuramente il suo rientro può aiutare il Verona. Ma giochi dove deve giocare.

DAWIDOWICZ 5. In una partita dove servono certezze, gioca per la prima volta con Empereur al fianco, nella coppia di centrali. E si vede, perché i meccanismi, questi sconosciuti, mancano e la velocità d’esecuzione non è il suo forte. In occasione del gol del Carpi, in prima battuta, si fa uccellare da Arrighini che costringe Silvestri alla ribattuta, che finisce poi sui piedi di Di Noia, letale sotto porta. E’ costretto ad uscire a fine del primo tempo per un pallonata sull’occhio destro.

EMPEREUR 5,5. Meglio rispetto al compagno di reparto, più reattivo, più pronto e più propositivo nell’impostare il gioco da dietro. Chiude bene qualche spazio nel primo tempo e nel secondo azzecca il lancio da sessanta metri che imbecca Matos, bravo a metterla dentro di testa. Se non altro non gli tocca giocare come esterno di sinistra, decisamente non il suo ruolo.

VITALE 6. Di incoraggiamento, più che altro, questa sufficienza. L’impressione è che il suo ruolo ideale non sia nei quattro di difesa, ma piuttosto nei cinque di centrocampo in un 3-5-2. E’ infatti bravo ad attaccare, e il suo piede sinistro è educato e prodigo di cross, meno a difendere. Chiaro, era la sua prima partita col Verona, in un momento tutt’altro che felice per la squadra, quindi si merita 6. Ma ci aspettiamo che la sufficienza stiracchiata prenda il volo.

DANZI 5,5. Per qualche partita ci siamo lustrati gli occhi con le sue giocate e la sua sapienza tattica. Poi è un po’ sparito dai radar e non è mai facile, soprattutto se hai 19 anni, ritrovare il ritmo gara e la confidenza per fare giocate interessanti e utili per la squadra. Corre tanto, ma un po’ a vuoto, su un campo che di certo non agevola il suo fisico mingherlino. Provaci ancora “Danz”.

COLOMBATTO 5. Personalmente credo che Colombatto abbia qualità tecniche interessanti (e qui mi aspetto di prendere qualche insulto dal Vigo). Al momento, e si spera solo al momento, gli manca la visione di gioco oltre i cinque metri. Distribuisce una marea di palloni ai compagni, ma tutti a raggio ridotto. Raramente cerca la giocata in profondità e quando ci prova è spesso fuori misura o comunque mai efficace. Un difetto non da poco per chi ha le chiavi del centrocampo, chiamato ad inventare gioco. Forse un po’ di riposo non gli farebbe male. In panchina scalpitano per scrollarsi di dosso la naftalina.

ZACCAGNI 6. Si, alla fine credo che si sia meritato la sufficienza. Perché questa sua partita non resterà di certo negli annali, ma nel grigiore del cielo e dei compagni, ha lottato e ha provato a creare un po’ di casino nella difesa del Carpi. Zaccagni è tra quelli che dovrebbe ormai avere la personalità per prendere per mano i compagni nei momenti difficili. Ce l’ha, a sprazzi. Non basta, ma è una speranza per il cammino di questo Verona che non riesce più a ritrovarsi.

LEE 5,5. Qualcuno spieghi a Lee che non tutte le cose devono essere fatte alla velocità della luce. Non si capisce questa frenesia che sprigiona in ogni azione. O meglio, sarà sicuramente la smania di voler spaccare il mondo, ma questo atteggiamento rischia di essere controproducente per la mente e per il corpo. Perché rischi di sbagliare nove giocate su dieci, per mancanza di lucidità, e arrivi alla fine spompato. La prova è stato quel tiro strozzato, al 93°, che poteva essere sfruttato meglio. Sta calmo, che le qualità le hai. Sta calmo.

DI GAUDIO 6+. Il Verona è bello, carino dai, solo nelle sue giocate. Ci tiene a fare bene nello stadio che lo ha lanciato e quindi ci mette qualcosa in più. In diverse occasioni riesce a sfuggire agli avversari e anche a servire i compagni, che però sprecano. E’ sicuramente quello capace di creare la superiorità numerica, ma non si capisce come mai nel primo tempo il fulcro del gioco del Verona sia lui, mentre nel secondo non venga mai coinvolto. Forse si raffredda ed è lì che i muscoli cedono, costringendolo a chiedere il cambio.

DI CARMINE 5. Comincia bene la partita, ha l’intelligenza di venire incontro ai compagni per cercare il pallone. E uno lo serve delizioso a Di Gaudio che nei primi minuti sciupa un’opportunità succulenta per battere Colombi. Ad un attaccante, però, si chiede soprattutto di segnare e lui si trova sui piedi, nel primo e nel secondo tempo, due occasionissime che ancora gridano vendetta. A due passi dalla porta non puoi sbagliare. O meglio, puoi. Ma poi ti becchi per forza un 5, perché quanto di buono fatto per aiutare la squadra diventa inutile.

FARAONI 6. Entra bene in partita. Prova a fraseggiare con Matos, e in più di un’occasione ci riesce. Come per Vitale, vale anche per lui l’incoraggiamento, essendo arrivato da pochissimi giorni.

MATOS 6+. Verificheremo, ma probabilmente il gol più veloce della storia per un giocatore appena entrato in campo. Passano non più di dieci secondi e mette il testone tra il pallone e il pugno di Colombi. La palla, piano piano, va in rete, lui stramazza a terra per il cartone preso in faccia e il portiere del Carpi chiede il cambio per la mano dolorante, speriamo non rotta. Oltre al gol cerca di svegliare la squadra con qualche dribbling e qualche discesa sulla destra. E’ stato un po’ di tempo fa imprescindibile per questo Verona. Speriamo che torni ad esserlo.

TUPTA S.V.

GROSSO 4. Hai voglia a provare a metterla sulla dialettica e dire (dopo il Cosenza) che il Verona aveva perso solo una delle ultime otto gare. Un po’ come quando affermò che la sua squadra era la migliore delle retrocesse!!! Nelle ultime tre gare l’Hellas ha perso contro l’ultima in classifica e pareggiato malamente contro sestultima e quartultima, per la miseria di due punti su nove e sei gol sul groppone. Altro che inglese, il Verona ha una media gallese. Le chiacchiere stanno a zero, il tempo passa e nulla cambia. I suoi ragazzi avranno pure qualità, come dice lui. Quindi perché questi risultati inquietanti? Chi ci risponde? E perché Pazzini in panca per tutta la partita? Mistero.