16
set 2019
AUTORE giovanni.vitacchio
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IL PAGELLONE DI VERONA-MILAN

SILVESTRI 6.5 L’unica piccola sbavatura, peraltro recuperata, quando si fa sfuggire il tiro di Calhanoglu. Si rituffa immediatamente sul pallone e subisce la carica di Piatek che segna lo 0-2 poi annullato da Manganiello, dopo aver consulato il Var. Non che il Milan lo chiami a fare gli straordinari, ma in ogni caso lui si fa sempre trovare presente all’appello.

RRAHMANI 6.5 Concede poco o nulla agli attaccanti del Milan, mantiene bene la posizione, in grande sintonia con i compagni di reparto. Consolida quanto di buono sta facendo vedere ormai da diverse settimane. Portargli via il posto sarà impresa ardua per chi ora siede in panca.

TUTINO (dal 34′ s.t.) 6 Entra bene e prova disperatamente a rompere le scatole ai difensori del Milan. Si butta con generosità su ogni pallone. Chissà che a Torino, contro la Juve, non tocchi ancora a lui giocarsi il ruolo di “falso nueve”.

KUMBULLA 6.5 Mezzo voto in meno perché in occasione del fallo di mano di Gunter, che porta al calcio di rigore del Milan, esce troppo frettolosamente dall’area per cercare l’anticipo e lascia sguarnita una zona cruciale del campo. Ma questo ragazzo è davvero forte. Elegante, non dà mai l’impressione di andare in difficoltà. Gioca con una naturalezza impensabile per la sua età. E con quella malizia da furbastro. Piatek trova il gol solo dal dischetto, perché Marash ci ha messo del suo per eclissarlo.

GUNTER 6 Qualcuno diceva che “se la fortuna è cieca, la sfiga ci vede benissimo”. La palla gli arriva sul braccio e il calcio di rigore è inevitabile. Peccato perché anche lui, come Rrahmani e Kumbulla, sbaglia poco o niente. Quel poco, però, è decisivo. Mannaggia.

FARAONI 6.5 Che bello vederlo finalmente vangare quella fascia destra come solo lui sa fare. Dopo aver vagabondato per il campo, vittima dei deliri tattici di Grosso, Faraoni ha trovato la sua strada. Che porta a tanta corsa, ma anche a buona qualità e cross succulenti per gli “avanti” gialloblù. Sta crescendo di partita in partita. Bene così.

AMRABAT 7 E’ già idolo della Curva Sud che, alla lettura iniziale delle formazioni, lo accoglie con giubilo. E ci sarà un motivo se è già nel cuore del popolo gialloblù. Ci mette l’anima fino all’ultimo secondo. Corre come un matto. Lo vedi a difendere e trenta secondi dopo sta andando a cercare gloria dalle parti di Donnarumma. Fondamentale per l’idea di calcio di Juric.

VELOSO 6 Questa volta il regista dal sinistro d’oro non brilla come al suo solito. Meno geniale nelle giocate, si limita al compitino e quello lo fa in abito da sera. Sicuramente essere rimasti in dieci non gli ha dato una mano nei rifornimenti verso chi era già andato sotto la doccia.

LAZOVIC 6 Parte benissimo facendo vedere i sorci verdi a Calabria che fatica a stargli dietro. Un paio di spunti bellissimi che, purtroppo, non si concretizzano a dovere. Come Veloso, paga l’espulsione di Stepinski e da quel punto in poi gli tocca fare il difensore e badare a Suso. Finisce addirittura esterno basso. Cosa gli si può chiedere di più?

VERRE 7 “Rischia” di fare un gol da cineteca: stop acrobatico su un lancio da trenta metri e tiro al volo che finisce alto non di molto. Che meraviglia. Ma la sua partita è molto di più rispetto a questa giocata. Tanta, tantissima qualità. Praticamente da solo tiene a galla l’attacco del Verona dopo il rosso al polacco. Costretto a lasciare il campo con i crampi. Ma che bello aver trovato un talento così.

PESSINA (dal 20′ s.t.) S.V.

ZACCAGNI 6.5 Un altro che non smette di stupire. Sapete perché? Perché oltre all’aspetto tecnico-tattico, in campo mette anche le palle. Non abbassa mai la testa, non tira mai indietro la gamba. E se c’è da andare a muso duro con Calhanoglu, lui ci va. Personalità da vendere. Fondamentale nel sostenere Verre in avanti.

DI CARMINE (dal 34′ s.t.) S.V.

STEPINSKI 5 A parti invertite avrei invocato il calcio di rigore? Sì, sono sincero. Ma solo dopo averlo visto alla moviola. Perché a velocità normale, in diretta, sembrava sì un brutto fallo, ma non così violento. Se vai a vedere il Var, però, fai fatica a non cacciarlo. Forse un po’ zelante Manganiello (comunque mediocre) ma non la trovo una decisione scandalosa. Del resto lui mi è parso un po’ impacciato, magari emozionato per il debutto. Con quella smania addosso di voler fare grandi cose, che poi, però, lo ha fregato.

JURIC 7 L’errore più grande che si possa commettere nel commentare il suo Verona è dire che giochi solo con cuore, grinta e determinazione. E’ una mezza verità. Perché il suo Verona gioca un gran bel calcio. Veloce, compatto, con i giocatori che sanno esattamente cosa fare e quando farlo. E’ riuscito in un paio di mesi a dare un’identità precisa ai suoi e soprattutto a creare un gruppo solidissimo. Da anni non si vedeva il Verona uscire dal campo tra gli applausi nonostante un ko. Bravo mister, avanti tutta, senza paura. Anche a Torino, contro la Juventus dei fantastiliardi.

02
set 2019
AUTORE giovanni.vitacchio
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IL PAGELLONE DI LECCE-VERONA

SILVESTRI 7 In pratica è chiamato in causa “seriamente” solo in un’occasione, sul tiro di Mancosu che lui, con le unghie, riesce a deviare in angolo, anche dopo una deviazione della difesa. E’ la parata che salva il risultato e arriva al momento giusto. Per il resto, la solita garanzia. Ancora mi domando come sia possibile che abbia fatto il secondo a Nicolas per un’intera stagione. Mah…

RRAHMANI 7 Siamo alla seconda, piano con i trionfalismi. Ma questa roccia “rischia” seriamente di finire tra le sorprese più piacevoli del nuovo Verona. Dalle sue parti non si passa, gestisce tutto con grande eleganza, quasi senza sudare. Ha sul capoccione la palla dello 0-1, ma Gabriel gli nega la gioia del gol. Aspettiamolo contro difensori di altro livello. Per ora, promosso a pieni voti.

KUMBULLA 6.5 Esce dal campo probabilmente per un fastidio muscolare, ma fino alla mezz’ora del secondo tempo conferma quanto di buono fatto vedere fino ad ora. Si prende un giallo nei primi minuti di gara. Un eccesso di zelo del signor Sacchi che avrebbe potuto condizionarlo. E invece no, tiè. Come già detto domenica scorsa: avanti tutta, Marash.

BOCCHETTI (dal 33′ s.t.) 6 Entra quando la partita si fa calda e il Verona deve respingere i seppur non troppo convinti attacchi del Lecce. Lui non si fa prendere dal panico e in un paio di occasione spazza l’area senza troppi complimenti.

GUNTER 6.5 Fisicamente sta bene, e questa è una notizia eccellente. Bravo a fraseggiare con i compagni, è sempre attento in fase di chiusura. Visto che i piedi non sono così male, si prende anche la briga, ogni tanto, di impostare l’azione da dietro.

FARAONI 7 Finalmente un modulo che ne esalti al 100% le qualità, siano esse difensive oppure offensive. Quella fascia destra è casa sua e lui la fa avanti e indietro senza andare mai in affanno. Bellissime le sovrapposizioni con i compagni, bella anche la sua botta al volo di destro, che non va verso la porta solo per colpa di una schiena di un avversario che la mette in angolo.

AMRABAT 7.5 Mamma mia!!! Ma chi è questo? Una furia? Impressionante. All’infortunio di Badu chi non si è disperato, alzi la mano. E invece arriva lui a riconciliarti col calcio. E’ ovunque, con giocate di qualità e quantità. I giocatori del Lecce se lo sogneranno chissà per quante notte a venire. Giocatore di livello assoluto, una gran bella scoperta. Contro il Bologna, l’antipasto. Oggi un primo piatto succulento. Non vedo l’ora di arrivare al dolce.

HENDERSON 6.5 “Lo vedi Tachtsidis? Ecco, devi seguirlo anche al cesso”. Probabilmente sono state queste le parole di Ivan Juric allo scozzese. Che lo ha preso in parola, toilette a parte. Marca a uomo il greco, spegnendo così la fonte di gioco del Lecce. Una gara d’altri tempi per uno che si esalta nella lotta, da vero Braveheart. Esce stremato.

PESSINA (dal 28′ s.t.) 7 Un quarto d’ora di gloria per la giocata che regala la prima preziosissima vittoria in campionato del Verona. Eccezionale l’azione che porta al gol, bellissimo il suo inserimento. Bravo. Unico appunto, se posso permettermi, la mancata esultanza. Perché? Per rispetto ai tifosi del Lecce dove ha giocato una stagione? Ma se non esulti manchi di rispetto ai tuoi nuovi tifosi, eh. In questo faceva scuola Pippo Inzaghi, che a qualsiasi gol, anche contro le ex, sbraitava manco avesse appena vinto da solo la Coppa del Mondo.

VELOSO 7 Magia calcistica per Miguel che quatto quatto, lento lento, dispensa perle di gioco. Mai banale, sempre millimetrico nei passaggi, a due metri o a venti. Il regista del quale il Verona aveva disperato bisogno da anni. Il dio del calcio lo protegga, per favore.

LAZOVIC 6+ Quella fascia sinistra continua a rimanergli un po’ sullo stomaco, nonostante la settimana scorsa si sia affannato a dire il contrario. Ovvio che la confidenza manchi un po’. Eppure si sta sciogliendo e il feeling coi compagni (soprattutto Zaccagni) aumenta. Saprà rendersi protagonista al più presto, magari tornando alla tanto lontana, per ora, fascia destra.

ZACCAGNI 7.5 Ahhh, come gioca Zaccagni. E’ in stato di grazia e si riprende con gli interessi quello che non ha potuto far vedere contro il Bologna (venne sacrificato dopo l’espulsione sciagurata di Dawidowicz). Manda in visibilio i tifosi del Verona e noi umili cronisti di provincia che ci esaltiamo a vedere questo ragazzo che dalla Primavera, sotto l’ala protettrice di Pavanel, è arrivato al calcio che conta. Con la speranza che in gialloblù rimanga a lungo e non diventi il nuovo Jorginho, lasciato andare via per due noccioline. Spettacolare!!!

TUTINO 6.5 Addirittura migliore la sua prestazione a Lecce, rispetto alla gara contro il Bologna. E se qualcuno si fosse ripreso solo ora da un lungo sonno, lo ricordiamo, non è una punta centrale. Tante spizzate di testa per uno che non è certo un colosso. Ma la paura non sa cosa sia. Esce dal campo col naso malmesso, forse rotto, come rivelato da Juric nella conferenza stampa di fine gara.

VERRE (dal 14′ s.t.) 6.5 Fondamentale nell’azione del gol: il suo velo spalanca la porta a Pessina, che batte Gabriel. Tanto basta per beccarsi la piena promozione.

JURIC 7.5 Con questa squadra, che non ha valori tecnici da stropicciarsi gli occhi, Pecchia o Grosso sarebbero forse usciti dallo stadio di via del Mare tra le pernacchie. Lui, invece, schianta il collega Liverani, tatticamente lo ribalta. Le mosse vincenti sono la pressione di massa sulla trequarti del Lecce e Henderson a uomo su Tachtsidis. Lì l’ha vinta Juric, che si sta dimostrando Allenatore con la A maiuscola non a caso. Uno che parla di calcio in conferenza stampa e non ci sfianca con mille e infinite super cazzole. Erano anni che non si vedeva un Verona così motivato e affamato. Adesso, per favore, Setti e D’Amico gli regalino la punta che manca a questa squadra. Non farlo sarebbe un peccato mortale.

26
ago 2019
AUTORE giovanni.vitacchio
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IL PAGELLONE DI VERONA-BOLOGNA

SILVESTRI 6.5 Serie B o serie A, a quanto pare, per lui non c’è alcuna differenza. Un paio di paratone da riflessi felini, una in particolare su Orsolini. Poi, come sempre, grande sicurezza nelle uscite, che siano alte o a terra. Imperitura certezza.

RRAHMANI 6.5 E’ un bel bestione e dalle sue parti il Bologna fatica a passare.  Tenta anche qualche sortita in avanti, quando la gara glielo consente. E non ha paura a tirare robuste scarpate agli avversari quando serve. Ah, salva sulla linea il gol dell’1-2 per il Bologna. Per carità, i piedi non è che siano educatissimi, ma contribuisce alla grande nel dare solidità al reparto.

KUMBULLA 7 Avere 19 anni e non sentirli. Perché a guardarlo giocare, sto ragazzino, al debutto assoluto in serie A, ti sembra di vedere un senior, alla 500^ da professionista. Gioca con piglio e sicurezza da veterano, punta spesso sull’anticipo e, ovviamente, sulla forza fisica. Evidentemente Juric ci ha visto bene, sin dal ritiro estivo. Avanti tutta, Marash.

DAWIDOWICZ 5 Butta giù Orsolini in area: rigore ed espulsione. La sua prima serie A con la maglia del Verona dura appena tredici minuti.

FARAONI 6 Disciplinato e mai fuori posto. Juric gli “consiglia” di badare più alla fase difensiva, piuttosto che andare alla ricerca di gloria in avanti. E lui lo fa con precisione. Sacrifica la spinta, ma è sempre lucido, soprattutto nei minuti finale, quando le gambe sono due piloni di cemento armato.

HENDERSON 6- Tanto lavoro di sacrificio in mezzo al campo, dove, quando il lavoro si fa sporco, lui è sempre presente. Aiuta a schermare la difesa e in più di un’occasione spazza l’area. Manca però nella metà campo del Bologna, dove comunque, in generale, il Verona fatica a costruire vista l’inferiorità numerica.

VELOSO 6.5 Basterebbe la sua pennellata, da quella che fu la mattonella di Adailton, a garantirgli la sufficienza abbondante. Oltre a questa, qualità in mezzo al campo, senso della posizione e del gioco di prima. Non è un fulmine di guerra, ma i pensieri viaggiano alla velocità della luce quando ha il pallone tra i piedi.

LAZOVIC 6- E’ vero, è uno abituato a spostarsi anche a sinistra, ma la sua posizione è la corsia di destra. Quella è casa sua. Quindi contro il Bologna si ritrova in una zona che non lo mette eccessivamente a suo agio, eppure riesce a regalare qualche spunto interessante e qualche accelerazione promettente. Juric, in questo momento, deve fare di necessità virtù ed è lì che è costretto a piazzarlo.

ZACCAGNI s.v la sua partita finisce con l’espulsione di Dawidowicz. Il sacrificato è lui.

BOCCHETTI 6+ (dal 14′ p.t.) Entra a freddo, non è al 100% per reggere praticamente tutta la partita, ma quando ha esperienza e qualità, sai sempre come venirne fuori. E lui lo fa a puntino. Destinato a diventare un punto fermo della difesa.

VERRE 6- Una sua bella conclusione di destro, alta non di molto, solletica la fantasia dei tifosi gialloblù che sognano una gara all’arrembaggio. Ma anche lui è in un ruolo non proprio suo, quindi cerca di adattarsi alla bene meglio. Le gambe non girano ancora al 100% e infatti Juric lo toglie subito all’inizio del secondo tempo.

AMRABAT (dal 3′ s.t.) 6.5 Wow. Il marocchino entra in campo carico come una molla e va rompere le scatole a tutti i giocatori del Bologna, uno ad uno. Ha fisico e “ignoranza” calcistica. Non tira indietro la gamba e corre a quattro polmoni. Che poi, in fondo, è quello che da sempre vogliono vedere i tifosi del Verona.

TUTINO 6+ Santo cielo quante mazzate si è preso il giovanotto. Si sbatte come un dannato, da falso “nueve”, che poi di falso non ha nulla, perché si muove come un vero centravanti. Grande sacrificio e voglia di dare tutto per il Verona. Esce tra gli applausi, assolutamente meritati. Bravo.

GUNTER (dal 42′ s.t.) s.v.

JURIC 6.5 L’espulsione di Dawidowicz certifica una scelta non proprio azzeccata dal primo minuto, ma magari è stata solo “sfiga” e il rigore lo avrebbe causato anche Empereur. Questa squadra ha un’anima che fino a qualche mese fa non aveva e il merito è tutto suo. Perché sta lavorando con materiale tecnico non di primo livello, eppure ne sta ricavando il più possibile. Il Verona, per forza di cose, costruisce una diga davanti a Silvestri, ma quando può cerca di sorprendere il Bologna, senza piangersi addosso dopo l’espulsione del polacco. Certo, qualcosa se lo aspetta dal mercato. E sarebbe un delitto non accontentarlo.

MIHAJLOVIC 10 Al di là di ogni più banale retorica, il serbo ha dato una grande dimostrazione: quella voglia di normalità che spesso ci annoia, ma che invece è un inno alla vita. Dai che ce la fai, Mister!!!

03
giu 2019
AUTORE giovanni.vitacchio
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IL PAGELLONE DI VERONA-CITTADELLA

SILVESTRI 6 Passa una serata da spettatore, per merito dei compagni che lo proteggono alla grande e per demerito di un Cittadella capace di tirare per la prima volta verso la porta, manco nello specchio, solo nei minuti finali del primo tempo. Sempre prezioso nelle situazioni di mischia, quando protende le braccia verso il cielo per prendere ogni pallone che passi dalle sue parti.

FARAONI 6.5 Beneficia della serata magica di Laribi, col quale si trova alla perfezione. Corre come un matto su quella fascia destra e per i giocatori del Cittadella sembrano non esserci contromisure all’altezza. Polmoni a mantice per un finale di stagione che fa ben sperare per il prossimo campionato di A.

DAWIDOWICZ 7 Oggi una sicurezza. Impossibile passare dalle sue parti. Ingaggia un duello rusticano con Diaw, fatto anche di qualche colpo sporco e ne esce trionfalmente. Ottima l’intesa con Bianchetti, dall’inizio alla fine.

BIANCHETTI 7 In tanti avrebbero voluto vederlo dal primo minuto anche a Cittadella, nella partita di andata della finalissima. E lui ha fatto capire il perché. Calma olimpica ad ogni pallone che gli arrivi tra i piedi. Un grande segno di crescita questo, per uno che ha sempre dimostrato qualche incertezza nelle fasi di gestione dell’azione. Ma le vicende del campo e della vita (alla voce infortuni), evidentemente, gli hanno dato qualcosa in più, che prima non aveva.

VITALE 8 Semplicemente esaltante, un’opera d’arte. Avesse trovato anche il gol sarebbe stato di gran lunga il migliore in campo. Avrà messo dentro una cinquantina di cross, uno più bello dell’altro. Peccato che non sempre i compagni ci siano arrivati. Bravo anche a puntare verso la porta, mandando in confusione i padovani. Monumentale.

HENDERSON 6+ E’ quello che si sobbarca il lavoro sporco, quello che magari non vedi, quello che pare inutile, ma che invece aiuta chi sta meglio fisicamente a esprimersi come si deve. Si sacrifica per portare sugli scudi i compagni di reparto, su tutti Zaccagni.

PAZZINI (dal 66°) 7 Entra come una forza della natura, sospinto dall’urlo di più di 20 mila tifosi gialloblù. Con la voglia che aveva, sono sicuro che gli scocci non poco non aver messo il suo nome tra i marcatori. Ma confeziona un assist al bacio per Laribi che dà al Verona il gol della sicurezza. E poi tante sportellate e tanto mestiere contro i quali il Cittadella non sa proprio cosa fare.

GUSTAFSON 6.5 Ordinato, preciso, fa le cose giuste, al momento giusto. Non si ritrova anche questa volta Schenetti sul groppone ed è quindi più tranquillo nel gestire il “cervello” del Verona. Esce dal campo prima della fine, stremato, dopo aver dato tutto.

MUNARI (dal 76°) 6 E’ un vecchio volpone e sa come si gestiscono certi momenti. Porta tutta la sua esperienza alla causa di questo Verona.

ZACCAGNI 8 Qualità, quantità, intelligenza tattica, capacità di inserimento, fiuto per il gol. C’è da aggiungere altro? Aglietti non lo ha rischiato nella gara di andata e ha avuto ragione perché oggi questo ragazzo ha tirato fuori la sua partita migliore in stagione. Bellissimo il gol, da vedere e rivedere. Mi auguro che non sia frettoloso quest’estate e che decida di vivere la prima vera serie A da protagonista col Verona.

LARIBI 7.5 Uno di quelli nei quali Grosso non aveva più alcuna fiducia e che Aglietti ha restituito al calcio. E meno male, perché questo finale di stagione è stato un piacere vederlo giocare, un calciatore assolutamente irriconoscibile in positivo rispetto al “fantasma” dei mesi precedenti. Tanta qualità nelle scelte, nelle giocate, e poi il gol che fa impazzire il Bentegodi, che può finalmente mettersi tranquillo e aspettare solo il triplice fischio finale.

DI CARMINE 8 Gioca una partita sporca, tante spizzate, qualche corsa a vuoto. Non sempre puntuale sui cross dei compagni. E poi cosa fa? Si inventa un capolavoro, un gol di fattura sublime, che diventa di diritto uno dei più belli visti dai tifosi dell’Hellas. Con un peso specifico, tra l’altro, di non poco conto: vale la serie A. Poca roba eh. Bravissimo.

DI GAUDIO 6 Non ha i 90 minuti nelle gambe, ma fino a che ha benzina, non si risparmia. Quando va in riserva, con i muscoli che cominciano a tirare, Aglietti non può fare altro che chiamarlo in panchina.

MATOS (dal 57°) 6 Partecipa alla festa, quando ormai il Cittadella non ha più la forza di reagire. Non deve fare i miracoli.

AGLIETTI 7.5 Questa promozione è soprattutto sua, capace, con quell’aspetto che a volte sembra dimesso, di rendere di nuovo bello il Verona. Nella gara di andata non ha dato sicurezza e tranquillità a suoi. Cosa che gli è riuscita alla grande in questa serata che diventa l’acuto della sua carriera da allenatore. Un tecnico intelligente, un uomo ancora di più che ha capito come anche l’empatia e il dialogo vero possano rimettere le cose al loro posto.

31
mag 2019
AUTORE giovanni.vitacchio
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IL PAGELLONE DI CITTADELLA-VERONA

SILVESTRI 5.5 Incerto sul primo gol di Diaw: il pallone sorvola il limite dell’area piccola e quello è territorio suo. Invece rimane nella terra di mezzo ed è costretto a raccogliere la boccia dalla rete. Anche sul secondo gol non mi è parso impeccabile. Domenica c’è disperato bisogno del miglior Silvestri.

FARAONI 5.5 Un passo indietro deciso rispetto a Pescara. Tanti palloni scialacquati malamente, soprattutto in fase di costruzione. Non scatta la magia con Matos, seppur sarebbero quelli con più gamba, raffrontando le due fasce. A conti fatti, pare assurdo, ma ha fatto vedere le cose migliori da centrocampista, sotto la gestione Grosso.

DAWIDOWICZ 5.5 Colpevole come il suo più vicino compagno di reparto sul primo gol di Diaw. Va in sofferenza nei primi minuti di partita, così come tutta la squadra e solo alla distanza cerca di limitare i danni. Ma a ben vedere non è che gli sia riuscito al meglio.

EMPEREUR 5 Ancora più in difficoltà rispetto a Dawidowicz. Nei primi venti minuti di gara, in evidente confusione, mette in fila un fallo dietro l’altro, anche con la palla lontanissima dalla porta di Silvestri. L’arbitro lo grazia in più di un’occasione: un giallo non sarebbe stato scandaloso.

VITALE 6 Intraprendente in fase offensiva, beneficia della discreta vena di Laribi, col quale fraseggia con disinvoltura. Mette dentro tantissimi cross, non tutti impeccabili, ma non trova compagni capaci di sfruttarli, a cominciare da Di Carmine. Fisicamente sta bene, ma ora serve qualcosa di più.

HENDERSON 5.5 Mi spiace ma da uno come lui è lecito aspettarsi di più, dal punto di visto qualitativo, ma anche quantitativo. Corre in maniera arruffata, goffa, non è certamente un velocista ma capita che si lanci in sgroppate che non sono nelle sue corde. Statico in un centrocampo che va a due all’ora.

DI GAUDIO (dall’84°) s.v.

GUSTAFSON 5.5 Veloce non lo è mai stato. Si è sempre salvato con l’agilità di pensiero. Se pure quello non va oltre la seconda marcia, campa cavallo che l’erba cresce. Non ricordo nulla di memorabile, se non la marcatura a uomo di Schenetti che fa di tutto per non lasciarlo mai ragionare in impostazione.

COLOMBATTO 6 Una delle poche note positive di serata. Primo tempo così, così. Secondo tempo in crescita, a dimostrazione di una buona condizione fisica. Si becca un giallo ingiustissimo che lo costringerà a saltare la finalissima di ritorno. Vista la poca scelta a centrocampo, un’assenza che si farà sentire e non poco.

MATOS 5 Se va avanti così, gli cambiamo il cognome e iniziamo a chiamarlo “Malos”. Un maalox servirebbe invece ai tifosi gialloblù e a noi cronisti che dobbiamo raccontare le sue partite. Non riesce più a ritrovarsi dopo l’infortunio muscolare. Ma di mesi ne sono passati tanti da quello stop. Direi che le scuse sono finite da un pezzo.

DI CARMINE 5- Sembrava finalmente aver spiccato il volo e il sangue freddo di Pescara poteva finalmente aver consegnato un nuovo giocatore al Verona. Ma dal primo round di Cittadella esce con gli stessi occhi gonfi di Rocky dopo essere stato “investito” da Apollo Creed. Ha una grande occasione al 61° quando solo davanti a Paleari tenta un pallonetto che si trasforma nel nulla. Io voglio credere nella sua voglia di rivincita, perché ce n’è bisogno. Ma domenica penso sia giusto che sia lui a partire dalla panchina.

PAZZINI (dal 77°) 6+ Non solo entra in campo a tredici minuti dalla fine, quando la squadra è in calo e non riesce più ad attaccare, ma gli si chiede anche di fare i miracoli. In una manciata di secondi riesce a combinare più lui rispetto a tutti i compagni. Centra la traversa con una bella girata di destro, sfiorando un gol che sarebbe stato bellissimo. Una bestemmia lasciarlo a marcire in panchina per 77 minuti.

LARIBI 6+ Come Pazzini prende un palo pieno, a Paleari battuto, con un bellissimo destro dritto per dritto. Ha qualità per confezionare buone giocate, che con un pizzico più di lucidità potevano essere finalizzate meglio. Ancora una volta viene sostituito, per me inspiegabilmente, al posto di Matos. Stanchezza, dirà Aglietti a fine partita.

LEE (dal 73°) 5.5 Si mette in mostra per un tiro di punta, neutralizzato da Paleari. Un’occasione sprecata malamente, visto che la stoccata, stile calcetto, è la conseguenza di un primo controllo fatto a caso. Ancora una volta non riesce a sfruttare fino in fondo la sua velocità, di fronte ad un Cittadella che ha finito con i crampi.

AGLIETTI 5 Sciagurato l’approccio alla partita, con la squadra, nei minuti iniziali, in balia totale del Cittadella. “Tafaziana” la gestione di Pazzini. Farlo entrare a 13 minuti dalla fine significa martellarsi gli zebedei, e provare anche piacere. Il capitano deve giocare dal primo minuto, lasciarlo in panchina è una bestemmia tecnica in questo momento. Altrimenti ci dica che non è al 100%, sennò non si spiega. Mi auguro che il mister non si incaponisca negli stessi errori di Pecchia e Grosso e che domenica Pazzini sia in campo dal primo minuto. Per carità, oggi c’è stata anche sfortuna. Ma tirare in ballo la sfiga è segnale di debolezza. Non una buona premessa per tentare l’impresa al Bentegodi.

27
mag 2019
AUTORE giovanni.vitacchio
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IL PAGELLONE DI PESCARA-VERONA

SILVESTRI 7.5 Lo guardi fare anche le cose più semplici e ti domandi come sia possibile che l’anno scorso, in una stagione disgraziata, abbia fatto la riserva di Nicolas. Anche a Pescara, una sicurezza, qualsiasi cosa faccia. Ti credo che c’è la fila in serie A per prenderlo. Sarebbe uno scempio farselo scappare, dopo anni di portieri mai convincenti fino in fondo

FARAONI 6.5 Si è rivisto il bel giocatore di un paio di mesi fa: diligente dietro, prezioso in fase di arrembaggio. Anche la condizione fisica è in decisa ripresa e questo non può che far contento mister Aglietti. Dalle sue parti non si passa e anzi, chi se lo trova di fronte ha poco da stare allegro.

DAWIDOWICZ 7+ Decide di fare l’imperatore della difesa nella partita finora più importante della stagione. Domina l’area con facilità, concedendo pochissimo se non nulla ai pescaresi. Strepitoso il salvataggio all’83° quando in scivolata protegge Silvestri e lo 0-1 a due passi dalla linea di porta. Finalmente.

EMPEREUR s.v. Costretto ad uscire per un problema al flessore della coscia destra. Difficile rivederlo in campo nel doppio scontro col Cittadella.

BIANCHETTI (dal 22° p.t.) 7 Entra a freddo per l’infortunio di Empereur, ma trova il calore dentro di sé per non farsi trovare impreparato. Attento e concentrato su ogni pallone che gli arrivi a tiro, prova, come sempre, anche a pizzicare in avanti, in occasione dei tanti calci piazzati. Si prende la finalissima che, probabilmente, giocherà da titolare.

VITALE 6.5 Tanti cross dal suo piede, molti calibrati con intelligenza, ma non sfruttati bene dagli attaccanti. Si trova bene con Laribi e i due confezionano sovrapposizioni che creano spesso superiorità a sinistra. Rispetto alle ultime uscite, un bel passo avanti anche dal punto di vista atletico.

HENDERSON 6 Tanta legna per lui, che corre con spirito di sacrificio in un centrocampo non certo brillante per dinamismo. Si sbatte con volontà, perdendo un po’ di lucidità sotto l’aspetto della qualità. Ma i suoi compagni sanno che possono contare sulla sua corsa quando il fiato si fa corto.

GUSTAFSON 7 Come all’andata del Bentegodi, anche all’Adriatico domina il centrocampo con fare spigliato. Controlla un numero innumerevole di palloni, quasi tutti dispensati con saggezza. Magari lento di gambe, è però velocissimo di pensiero e fa sempre la cosa giusta al momento giusto.

COLOMBATTO 7 Un fantasma sotto la gestione Grosso, finito ai margini della squadra e spesso lasciato ad ammuffire in panchina. Con Aglietti rinasce e si riprende il centrocampo nella partita più calda della stagione. Piedi sempre educati e grande senso della posizione. Viene graziato da Abbattista che gli risparmia il secondo giallo. Ci pensa Aglietti a spegnerne i bollori sostituendolo.

PAZZINI (dal 23° s.t.) 7 Ma che ve lo dico a fare… Metà rigore è merito suo, vista la bellissima sponda per Di Carmine. Ma non è solo quello. Tiene tanti palloni, fa respirare la squadra, si prende scarpate a destra e sinistra, sfodera tutta l’esperienza dei suoi 34 anni. Quando Pillon lo vede entrare in campo, se la fa sotto, mette un difensore per un attaccante e forse è proprio lì che perde la partita, cambiando l’equilibrio dei suoi. Pazzini è anche questo, elemento di disturbo psicologico che toglie certezze agli avversari.

MATOS 6 Gira e rigira, questo è Matos. Tante puntate a testa bassa, ma la concretezza è un’altra cosa. Per carità, in alcuni frangenti riesce anche a scappare ai difensori del Pescara, ma poi, nove su dieci, sbaglia l’ultimo passaggio.

DI CARMINE 7.5 E’ un altro giocatore, non ci sono dubbi. Fisicamente, ma soprattutto di testa. La sensazione è che si sia tolto dalle spalle uno zaino con cento chili di mattoni. E’ il terminale di ogni azione gialloblù e lo scatto che fa sull’assist di Pazzini, in occasione del rigore concesso da Abbattista, è da vero cobra. Glaciale di fronte a Fiorillo quando mette dentro il penalty che regala una finale che tutti noi, fino ad un mese fa, pensavamo ipotesi ridicola.

LARIBI 6.5 Tante belle giocate a sinistra, bravo a sgusciare in area di rigore abruzzese. Non sempre preciso nell’ultimo passaggio. Anche lui, però, come Colombatto e Di Carmine, è decisamente rigenerato dall’avvento di Aglietti. Esce per fare posto a Lee.

LEE (dall’11° s.t.) 5.5 Non entra bene in partita e non riesce a dare la velocità che gli sarebbe richiesta, soprattutto davanti ad avversari spompati.

AGLIETTI 7 Dopo la batosta di Cittadella, in pochi credevano che il suo Verona potesse trovare le forze per tentare l’impresa. E invece lui ce la sta facendo. Ha dato un’anima ad un gruppo da elettroencefalogramma piatto, ha rimesso le cose al loro posto, con semplicità, senza formule magiche da piccolo chimico. Da due partite la sua squadra non prende gol. Centra un successo clamoroso e tutto ora torna dove per lui è cominciato: a Cittadella. Obbligatorio cancellare quella figuraccia che ha dato il via alla rinascita dell’Hellas.

23
mag 2019
AUTORE giovanni.vitacchio
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IL PAGELLONE DI VERONA-PESCARA

SILVESTRI 7 Quando ha le mani ancora intirizzite dall’umidità, al 2° minuto, ci pensa Mancuso a scaldargliele, con un bel colpo di testa che il portierone gialloblù mette in angolo. Si fa sempre trovare pronto e regala parate gradite anche ai fotografi. Dove non può arrivare lui, ad aiutarlo c’è il palo. Tornato sui suoi livelli.

FARAONI 5.5 Le consegne di Aglietti sembrano piuttosto chiare: stai bloccato dietro, prima difendi, poi riparti. Benino nella prima fase, e infatti in più di un’occasione rimedia anche a qualche errore di posizionamento dei centrali. Ma in avanti non ha la stessa lucidità e fatica a trovare lo spunto. Sarà che deve riabituarsi a riprendersi il suo ruolo, dopo mesi buttato allo sbaraglio da Grosso.

DAWIDOWICZ 6- E’ il solito arruffone, non bellissimo da vedere, dinoccolato, per non dire scoordinato. Sorpreso qualche volta fuori posizione, mette il fisico in bacheca e non concede grandi puntate in area ai tre avanti del Pescara, che cercano il gol più che altro con giocate da fuori.

EMPEREUR 6.5 Preciso e con piedi educati quando si tratta di chiudere e impostare, tenta anche la fortuna in attacco con un bel tiro da fuori, ma Fiorillo dice “no”. E’ lui a guidare la difesa, non certo Dawidowicz.

VITALE 5.5 Dalle sue parti c’è Marras che sembra il piccolo diavolo. Non è così semplice stargli dietro e infatti non sempre ci riesce. Qualche cross buono, ma altrettanti un po’ sbilenchi. Sembra finire un po’ in debito di ossigeno.

DANZI 5.5 Oddio, non è che sia chiamato a sostituire uno qualsiasi. E infatti la mancanza di Zaccagni si fa sentire. Sono due giocatori molto diversi e lui non riesce a trovare il passo giusto per fare quello che di solito fa “Zac”. Se sarà chiamato a giocare a Pescara, dovrà fare molto di più e aspettarsi un clima infernale. Si prepari mentalmente.

GUSTAFSON 7 Tocca un numero infinito di palloni, il più dei quali finisce in cassaforte. Ha visione e finalmente sembra anche tornato un certo dinamismo, soprattutto di testa, perché pensa velocemente a ciò che deve fare. Si ritrova sui piedi una delle occasioni più clamorose per il Verona, ma Fiorillo (è proprio un vizio eh) dice “no”.

HENDERSON 5.5 Tanta corsa, ma poca sostanza. Non entra mai veramente in partita e infatti è il primo che Aglietti “sacrifica” nella speranza di dare una svolta alla gara.

COLOMBATTO (dal 62° s.t.) 6 Entra molto bene in campo ed è una cosa che si ripete da un po’ di tempo a questa parte. Qualche giocata illuminante e tanta corsa a servizio di qualche suo compagno che finisce spompato.

MATOS 6 Come spesso successo nelle ultime partite, è croce e delizia, va a corrente alternata. Si accende improvvisamente, per poi spegnersi con la stessa velocità. Può fare di più, deve fare di più a Pescara per dare finalmente un senso alla sua stagione, a dire il vero condizionata da un lungo infortunio.

TUPTA (dal 79° s.t.) 6+ In più di un’occasione ho “bastonato” questo ragazzino per la leggerezza con la quale entrava in campo. Questa volta è sul pezzo, determinato a giocarsi bene le carte in mano. E quasi cala il poker quando raccoglie un pallone delizioso che arriva da sinistra, ma è il solito Fiorillo a fare il “guastafeste”.

DI CARMINE 6 E’ un altro giocatore rispetto a quello visto sotto la gestione Grosso. Ovviamente i gol aiutano a trovare fiducia e lui sente anche meno la pressione del Bentegodi. Si sbatte e ci prova a segnare, ma questa volta non gli va bene. Mi sarebbe piaciuto vederlo affiancato a Pazzini negli ultimi venti minuti. Chissà che non succeda a Pescara.

PAZZINI (dal 68° s.t.) 5.5 Entra con la voglia di spaccare il mondo, spinto da uno stadio che urla il suo nome. Ma non gli arrivano tanti palloni giocabili e si ritrova schiacciato nella morsa della difesa pescarese. Certo, la sua sola presenza condiziona la squadra di Pillon. Ecco perché a Pescara, parere mio, deve esserci dal primo minuto.

LARIBI 6.5 E’ un finale di stagione in crescendo il suo, soprattutto dal punto di vista fisico. Forse tra i gialloblù è quello che sta meglio. Corre tanto e corre bene, dialoga con qualità insieme ai compagni, cerca il gol, ma anche a lui va male. Rigenerato da Aglietti.

AGLIETTI 6.5 Il più grande merito del mister è quello di aver tolto l’alone di depressione che aleggiava sul popolo del Verona. E la dimostrazione sono stati i cori e gli applausi di fine partita. La squadra ora c’è. Chiaro, non è con l’empatia che si va in serie A, ma l’ex attaccante ha imboccato la strada giusta, togliendo inutili orpelli al gioco dei suoi ragazzi, che finalmente sono ognuno al proprio posto. A Pescara cercherà la partita della vita. Non si può più sbagliare.

11
mag 2019
AUTORE giovanni.vitacchio
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IL PAGELLONE VERONA-FOGGIA

SILVESTRI 8 Per lui almeno tre miracoli, di cui uno su Kragl e un altro su Galano. Spalle larghe e sguardo imperturbabile, si è scrollato di dosso quanto di brutto aveva fatto vedere nelle ultime gare e ha dimostrato di essere una delle poche certezze di questa squadra così fragile.

ALMICI 5.5 Buttato nella mischia per la squalifica di Faraoni, fatica a trovare il ritmo e sbaglia tantissimo, soprattutto quando il Verona prova a costruire. Si becca il giallo già nei primi minuti. Se ne becca un altro sul finire della partita, per un rosso che gli spalanca le porte dello spogliatoio.

DAWIDOWICZ 5 Lento, lentissimo, quasi fermo. E’ lui a tenere imperdonabilmente in gioco Iemmello nell’azione che porterà al vantaggio del Foggia. Ma al di là dell’episodio, non è mai sicuro di sé stesso e non è in grado di dare sicurezza a tutto il reparto difensivo. E’ costretto a giocare d’anticipo. Altrimenti sono dolori.

EMPEREUR 6 E’ vero, c’è lui su Iemmello in occasione del gol e lo marca tutt’altro che da mastino incarognito. Ma la frittata è mezza fatta per l’errore di Dawidowicz. In generale a me non è dispiaciuto e, per posizione e capacità di recuperare eventuali sbavature, ha detto la sua. Poi, ovvio, non è che stiamo parlando di Beckenbauer.

VITALE 5.5 Nel finale, con un rilancio a capocchia in area di rigore, rischia di distruggere quanto fatto con fatica da questo Verona. Tantissimi i cross sbagliati, da uno che sembra giocare con paura, incapace ancora di lasciare libere le gambe e soprattutto la testa.

ZACCAGNI 6- Lo smalto non è quello dei giorni migliori e se fino a qualche mese fa era l’unico a salvarsi veramente con Silvestri, ora le cose vanno diversamente. Perde una miriade di palloni, che però spreca cercando di costruire qualcosa in avanti. Credo che sia comunque imprescindibile per questa squadra, perché dai suoi piedi ti aspetti sempre che possa arrivare qualcosa. Ora di tempo per aspettare non ce n’è più però, eh.

GUSTAFSON 5.5 Fare peggio di Cittadella era francamente troppo. Ma anche quello visto oggi non ha dato grandissime indicazioni. La sensazione, ancora una volta, è che sia la condizione fisica a mancargli e questo preoccupa più del resto perché siamo al momento clou della stagione. O ci sei, o è meglio che fai di tutto per ritrovarti, al più presto.

HENDERSON 6- La mette sulla fisicità, che certo non gli manca. E’ furbo perché tende qualche tranello ai foggiani, mettendo sui rossoneri tanta pressione psicologica. Difende la posizione e dialoga bene con Laribi in avanti. Esce senza più benzina nelle gambe.

MATOS 5 Un bel tiro a giro, che sfiora l’incrocio alla sinistra di Leali. Per il resto, un errore dietro l’altro, cross sbilenchi, controlli facili facili sbagliati goffamente, corsa un po’ senza logica. Il Verona ha bisogno del miglior Matos per questo rusch finale. Occorre trovarlo subito. C’è anche l’opzione “Chi l’ha visto?”.

DI CARMINE 7.5 Un eurogol e un rigore sotto quella Curva Sud che per tutta la stagione è stato il suo peso, non il suo slancio. Ha gli occhi gentili, Di Carmine, forse troppo per un palcoscenico come questo. Gli manca “l’ignoranza” per buttarsi alle spalle critiche, insulti e 4 in pagella. Ma visto che, come dice Rocky Balboa: “non è finita finché non è finita”, magari la sua stagione può prendere una nuova piega. Alla buonora eh…

LARIBI 6.5 Per lui un finale di campionato in crescendo. Fin da subito fa vedere di essere tirato a lucido e di stare bene soprattutto fisicamente, cosa che non si può dire per tutti i suoi compagni. Mette spesso in difficoltà i difensori del Foggia e prova a rendersi pericoloso sottoporta. Deve credere di più in ciò che fa. Allora potrà davvero dire la sua fino alla fine. Bravo Karim.

LEE 5.5 Entra nei minuti finali quando il Foggia si riversa disperato alla ricerca del pareggio e gli spazi lasciati dai pugliesi dovrebbero essere la sua cifra. Invece, manco per niente. Corre a destra e sinistra senza logica, perdendo quei pochi pallone che riesce a toccare. Non sarà mai un fenomeno, come detto da qualcuno. Ma almeno un discreto pedatore, sarebbe anche lecito aspettarselo.

COLOMBATTO 6 Prende il posto di Henderson e lo spirito è quello giusto, quello che ci aveva fatto vedere a inizio stagione. Su un rimpallo prende d’anticipo Martinelli che lo stende. Rigore netto come una casa, che Di Carmine è freddo a trasformare.

BIANCHETTI s.v.

AGLIETTI 6 Doveva portare il Verona ai play off e questo è riuscito a farlo. Costretto a lavorare sulle macerie lasciate da Grosso, per ora, non ha potuto più di tanto. Ma il tempo può essere dalla sua parte, visto che il sempre più probabile slittamento della post season potrebbe dargli più giorni per lavorare con la squadra e ricostruirla anche psicologicamente. Sicuramente l’empatia l’ha portata. Stato dell’animo assolutamente sconosciuto a chi lo ha preceduto. Ma con la sola empatia non si va in serie A. Servono idee.

04
mag 2019
AUTORE giovanni.vitacchio
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IL PAGELLONE DI CITTADELLA-VERONA

SILVESTRI 5. Sembra aver smarrito quella sicurezza che per tanti mesi lo aveva fatto emergere in questa squadra. E’ mia, è tua, è sua: rischia di rovinare quanto di buono fatto fino ad oggi.

FARAONI 3. La più brutta gara da quando è a Verona. Semplicemente irriconoscibile. Scambia la garra con falli inutili e viene giustamente espulso.

EMPEREUR 4. Scherzato in ogni frangente, sbaglia praticamente tutto quello che c’è da sbagliare.

BIANCHETTI 4. Sembra quello timido e impacciato di qualche anno fa. Finisce inghiottito dentro la mediocrità del Verona e contribuisce in maniera fondamentale all’imbarazzante fase difensiva gialloblù.

BALKOVEC 4. Sembra che giochi ad 1,2,3 stella. Il problema è che quando si gira è sempre in ritardo. E quelli del Cittadella lo fanno fesso quando vogliono.

DANZI 4. Un pesce fuor d’acqua. Francamente così si rischia di rovinare un buon giovane che non è un fuoriclasse. Una delle mosse sbagliate di Aglietti.

COLOMBATTO 4. Un fantasma. Impalpabile in cabina di regia, nullo nelle coperture preventive. La cura Grosso lo ha completamente svuotato. dal 9′st Matos 5. Almeno ci prova. Con scarsi risultati, ma ci prova.

HENDERSON 4. Pareva un buon giocatore, invece era un calesse. Assolutamente inutile è una delle più grandi delusioni di questa stagione. E senza papà Grosso rischia di essere ancora peggio… dal 9′st Gustafson 4: é come mangiare la ricotta. Non sa di niente.

LEE 3: piazzato trequartista vince l’oscar dell’indisponenza. Continua a correre a vanvera, non è mai concreto, sbaglia gol facili. Per favore, pietà!

PAZZINI 5.5. L’unico ad avere qualche sprazzo di orgoglio nella putrida giornata del Tombolato. Ma non strappa la sufficienza nemmeno lui.

DI CARMINE 3. Affonda miseramente senza nemmeno un sussulto. Inutile anche al fianco del Pazzo, è l’emblema del mercato di D’Amico. dal 14′st Almici 5: toh chi si rivede! Torna a giocare e per poco non segna sbagliando un traversone

AGLIETTI 4. Ovviamente il voto è più per Grosso che per lui. Ma in panchina c’era lui ed è stato lui a dire che questa squadra è forte. Quindi gli va chiesto conto. Non convincono le scelte a centrocampo, ci prova, giustamente e con coraggio con Pazzini e Di Carmine, è rimasto attonito per la prova senza carattere di questa squadra. Conoscendolo proverà qualche terapia shock in settimana…

01
mag 2019
AUTORE giovanni.vitacchio
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IL PAGELLONE DI VERONA-LIVORNO

SILVESTRI 4.5 Eh già, questa volta nemmeno lui riesce a salvarsi da questa figuraccia, solo l’ultima di una lunga serie rimediata da questa “armata Brancaleone”. Condivide con Dawidowicz la papera sul gol dell’1-3 di Murilo. Un errore che distrugge i piani di rimonta del Verona, cominciati a fine primo tempo proprio col gol del polacco. E’ forse la sua unica partita sbagliata in stagione e arriva nel momento meno opportuno.

FARAONI 5 Grosso lo rimette a fare il terzino destro e tutto sommato inizia con intraprendenza, cercando gloria più che altro in fase offensiva. Ma lo slancio dura ben poco perché finisce risucchiato nell’apatia di questa squadra, mai in grado di creare qualcosa di positivo.

DAWIDOWICZ 4 Due dei tre gol subiti dal Verona sono colpa sua. E questa basterebbe per chiudere qui ogni discorso. Sullo 0-2 si fa “uccellare” da Raicevic, che gli sguscia da sotto al naso manco fosse un’anguilla. A fine primo tempo prova a farsi perdonare accorciando le distanze. Ma appena rientrati in campo, dopo l’intervallo, confeziona il più comico dei patatrac, in condivisione con Silvestri, che spiana la strada a Murilo e al Livorno. Per favore, pietà.

EMPEREUR 4 Non ha direttamente sulla coscienza i gol del Livorno, ma gioca comunque tutta la partita in apnea, eccezione fatta per un salvataggio pochi secondi dopo l’avvio della gara. I tre davanti del Livorno sembrano trenta e lui non ha alcun mezzo valido per fermarli. Roba da incubi per almeno qualche notte.

VITALE 4.5 Inaugura una delle giornate più disgraziate nella storia recente del Verona regalando il colpo di testa a Giannetti (non certo un gigante), che ringrazia e porta a casa lo 0-1. Poi, il nulla. Dalle sue parti “nonnetto” Valiani se lo rimbalza a piacimento e lui non riesce nemmeno ad essere propositivo in fase offensiva. Ha una buona occasione per regalare il pari al Verona, ma spara in curva. Da quando è arrivato in gialloblù non è mai riuscito a far vedere le sue qualità. Cominciano a venirmi dei dubbi.

MUNARI 4 Ricordo Munari come un grande combattente, uno che quando ha vestito la maglia del Verona l’ha sempre inzuppata di sudore. Ma gli anni passano per tutti. Rientra dopo tantissimo tempo e dopo un infortunio al ginocchio. Praticamente non pervenuto. Al punto che Grosso lo manda sotto la doccia già a fine primo tempo. Ma non è certo lui il colpevole di questa figuraccia.

GUSTAFSON 4 Il gioco del Verona è alla moviola, lento che più lento non si può. Lui si muove addirittura in slow motion. Una cosa impensabile per una categoria come la serie B: se non corri ti divorano. Ha corricchiato nel primo tempo, nella seconda frazione si è piantato, ciondolando mestamente, in preda ad una condizione fisica preoccupante. O si sveglia, o è il caso di trovare un’alternativa. Perché in discussione non possono ogni volta esserci solo gli allenatori.

HENDERSON 4 Ci si domandava per quale motivo non riuscisse a trovare continuità. Abbiamo ottenuto la risposta che non speravamo. Inesistente.

LARIBI 5.5 Oltre al gol del 2-3 che regala un seppur impercettibile sussulto al Verona, è il meno peggio della giornata, per voglia e corsa. Forse la fascia di capitano lo inorgoglisce e quindi vuole dimostrare di meritarla. La sufficienza è un’altra cosa, ma se non altro l’impegno non è mancato. In tante altre partite, però, nemmeno quello c’è stato.

DI CARMINE 4 L’unica cosa degna di nota arriva al 22° del secondo tempo: un bel colpo di testa che mette in difficoltà Zima. Il resto è da dimenticare. Non vede palla, scortato a dovere da una vecchia volpe come Dainelli. Non ha la personalità per prendersi la squadra sul groppone e forse è stato anche troppo chiedergli di farlo. Il “tafaziano” dualismo creato con Pazzini non ha fatto altro che peggiorare le cose.

MATOS 4 E’ suo l’assist nel gol della speranza gialloblù, a fine primo tempo. Evidentemente ha pensato che potesse bastare perché altro non ha fatto. Lontani i tempi in cui era diventato imprescindibile per questa squadra. Sembra di rivedere lo stesso giocatore spaesato arrivato nel gennaio del 2018 a Verona.

ZACCAGNI 5 Grosso lo fa partire dalla panchina, forse anche per via delle ultime prove non altezza. Entra a inizio secondo tempo, ma il suo impatto non è incisivo e tutt’altro che utile. Tanti gli errori e poca la comprensione nelle giocate con i compagni.

DI GAUDIO 5 Da uno veloce come lui ti aspetti la giocata capace di rianimare la squadra e di riaccendere l’entusiasmo del Bentegodi. Ma te la aspetti per niente, perché non arriva. Non riesce a cambiare il corso di una partita maledetta. Purtroppo ancora un altro flop.

PAZZINI 6 Sono sicuro che ci sarà qualche tifoso che si scandalizzerà per questo voto, come se a me  fregasse qualcosa promuovere o bocciare un giocatore. Ma sapete cosa vi dico, contano i fatti, non le chiacchiere: entra in campo e riesce a fare più lui in venticinque minuti rispetto ai compagni. Prende anche un palo, a Miza battuto. E si spacca il culo per salvare almeno la faccia di una squadra che l’ha persa da tanto, troppo tempo. Prova a spronare i compagni, ma senza successo, incredulo quasi della mancata risposta della squadra.

GROSSO 3 Probabilmente anche oggi il Verona ha perso per colpa dell’ambiente, dei giornalisti non allineati, degli  “scettici, ma anche di quelli non scettici – diceva il mister prima di Verona-Benevento – che in malafede cercano di trasportare dietro di sé le persone deluse dall’annata passata”. Probabilmente il Verona ha perso perché c’era caldo… Caro Fabio, si può parlare di fine di un amore, se questo non è mai sbocciato? Per mesi ti sei arroccato dietro la tua maschera imperscrutabile, cercando colpevoli laddove non ce n’erano, evitando anche solo un pizzico di auto critica. Infinite formazioni cambiate, giocatori fuori ruolo, conferenze stampa tutte uguali. La storia dice che sei stato un eccellente calciatore. Ma dice anche che come allenatore devi mettere un po’ in ordine le tue idee. Paghi per colpe tue, ma non solo. Perché io non dimentico chi ti ha messo in mano questa squadra, dal presidente, al signor D’Amico, che mai una volta ci ha messo la faccia per difendere il tuo lavoro. In bocca al lupo per il futuro. Magari non nella serie B giapponese come Pecchia.

SETTI 4 Non parlava da tempo immemore e si presenta in conferenza stampa per un flusso di coscienza durante il quale comunica l’esonero di Grosso, che solo qualche giorno fa aveva blindato. Vietate le domande dei giornalisti. Per grazia me ne viene concessa una, senza microfono, se non altro per dare risposte ai tifosi. Fine. Il numero uno del Verona non spiega quando verrà comunicato il nome del nuovo allenatore, se verrà adottata una soluzione interna. Non possiamo chiedere cosa possa servire ora un cambio di allenatore, a due giornate dalla fine della stagione regolare. Non possiamo domandare se oltre a Grosso se ne andrà anche D’Amico. Ormai il rapporto tra Setti e la stampa è un monologo al quale giornali e tv possono solo assistere, passivamente. Spettacolo che, credetemi, mi eviterei molto volentieri.