Sean Sogliano potrebbe aver realizzato un nuovo capolavoro. Livramento e Mosquera hanno segnato, Belayane ha le stimmate del grande centrocampista. Giusto essere cauti, specie sull’attaccante colombiano, che rimane comunque una scommessa (per quanto non si comprano mai calciatori a scatola chiusa, ma in base a delle qualità potenziali che s’intravedono). Si rafforza però la mia impressione: il Verona tecnicamente è squadra competitiva e anche abbastanza completa. A centrocampo siamo forti, lo eravamo l’anno scorso e adesso abbiamo perfino più alternative. Attenzione, non è scontato resti Suslov, dipenderà dal valore dell’offerta, ma in quel caso arriverebbe un cursore offensivo di fisico e corsa alla Folorunsho. E comunque in mediana e sulla trequarti abbiamo giocatori bravi e alternative all’altezza. Tengstedt è un attaccante vero, ieri non ha brillato ma Sogliano e Zanetti puntano molto sul danese. E certamente lì arriverà un altro titolare, con Bozenik c’è già l’accordo, ma il diesse ha pronte almeno due alternative. Credo che qualcosa si muoverà anche in difesa sugli esterni, più di qualcosa se il sacrificato fosse Tchatchoua e non Suslov (sia chiaro, potrebbe essere anche che non si venda più, c’è una dialettica in corso in società, Sogliano vorrebbe tenere tutti e aspettare semmai gennaio per qualche cessione eccellente).
Ma grosso modo la squadra c’è. E Zanetti sul piano tattico non si discute, è preparatissimo. Il suo punto debole potrebbe essere nella gestione degli uomini, l’ho sottolineato qui il 12 agosto, nel senso che la sua esuberanza e il suo entusiasmo da allenatore rampante, che si traducono in ossessività motivazionale coi giocatori, non ammettono vie di mezzo: in casi del genere fai benissimo o malissimo. Ieri con il Napoli è stato tutto fantastico, il tempo ci dirà se hanno inciso anche i problemi di coesione e ambientali degli avversari. Voglio vedere il Verona contro squadre che la mettono sul ritmo e più unite. Però ieri mi è piaciuta la compattezza difensiva del primo tempo, è il segnale che tatticamente siamo a buon punto e che sul piano morale (Zanetti alla vigilia si era soffermato su questo termine) abbiamo voglia di strappare il risultato, non siamo indolenti, c’è concentrazione e la voglia di fare il passo in più per non subire. Credo che da questo punto di vista abbia inciso anche la scoppola rimediata col Cesena.
Il Verona è un piccolo club, Setti deve tenere la rotta sul piccolo cabotaggio e guadagnarci. Per lui è un business e si è capito da anni, quindi inutile star qui a discutere del sesso degli angeli o delle solite cose. Lui non ha il potere negoziale e le possibilità di alzare l’asticella. Altrimenti lo farebbe. Il meccanismo finanziario e anche “politico” funziona se rimane minimale, senza sovraccarichi. Altrimenti potrebbe saltare, lo si è intuito con la crisi finanziaria di gennaio. Però, a differenza del passato, Setti è tornato a fare calcio con criterio. Nel suo business adesso c’è anche un contenuto calcistico. Sarà sempre così? Troppi chiari di luna in questi anni per avere certezze, che nel calcio attuale peraltro hanno in pochi – si va sempre di più verso i fondi d’investimento e i processi storici non li fermi. Le alternative? Può andarti meglio, ma anche peggio. Può venire un fondo serio (vedi Parma), o uno che fa mera speculazione finanziaria. Setti invece, nel bene o nel male, lo conosciamo. Al momento va bene così, in attesa degli eventi e della storia.