GIOCHI SEMPRE APERTI

Tra vincere e pareggiare é  meglio vincere. Ma tra pareggiare e perdere é meglio pareggiare. Lo so che alla fine di Verona-Livorno é il sapore amaro quello che ci resta in bocca. Anche perché, pur con un’ottima prestazione, il Verona ha ancora una volta evidenziato i soliti limiti in fase realizzativa. Credo che il problema sia tutto lí. Davanti ad una superioritá a tratti imbarazzante il Verona non riesce a concretizzare. Perché? É facile addossare la colpa e la responsabilitá a Cacia che in questo momento si é bloccato. Ma mi metto nei panni di Mandorlini. Come fai a tenere fuori Cacia col rischio di perderlo dal pumto di vista psicologico da qui alla fine? É evidente che il mister cerca di recuperare il giocatore sperando nella miglior medicina per un bomber in crisi. Il gol. La soluzione potrebbe essere concedere a Cacia qualche turno di riposo, per esempio nelle gare infrasettimanali, per ricaricare le pile, sperando magari in una sua zampata nel corso del match.

Per quanto riguarda il big-match penso che il vero dramma sarebbe stato perdere. Allora sí che potevamo davvero salutare ogni speranza di sorpasso. Cosí invece non cambia nulla. Abbiamo undici gare ancora davanti. Facciamole tutte a testa bassa senza star lí tanto a meditarci sopra. Poi vediamo cosa succede. Ma i giochi sono aperti. anzi, apertissimi. (altro…)

DIALOGHI

Dai Vigo scrivi un bel blog su questa partita…

E cosa scrivo…?

Bah, scrivi  che se spetemo una grande partia, che i devi meterghela tuta, che i le deve far par la Curva,  par i butei, par Verona…

Sì si, bello, sacrosanto. Ma poi non c’è il rischio di caricarla troppo? Sai queste partite bisogna essere bravi a giocarle anche fuori dal campo.

Beh, Vigo, dighe che semo stufi e dighe a Mandorlini che el cambia. L’è troppo zucon…

Sì, ma lo zuccone è quello che ci ha tirato fuori dalla melma. E se non fosse stato zuccone magari non si sarebbe inventato Ferrari centravanti quando a noi Ferrari faceva schifo.

Ma guarda Vigo che mi sto con Mandorlini. Però a olte…

A volte il calcio è strano. Meriti di stravincere una partita e perdi due a zero. Guarda con il Padova e con il Vicenza…

Si ma adesso non ghe n’è banane. Col Livorno dovemo vinzar…

Ma lo sanno anche loro che è importante….

‘Scolta Vigo ma par ti andemo in serie A?

Non lo so… E come faccio a saperlo? Siamo forti, questo sì, ma poi ci sono un sacco di variabili.

E Scion?

Scion cosa?

Scion cosa dizelo?

Che dobbiamo giocare da outsider. Che se non c’è la grinta non andiamo da nessuna parte. Che non è sufficiente giocare bene.

Insomma el dize quel che l’ha dito la settimana scorsa…

Esattamente. E credo che lo dirà anche la prossima.

Va ben, ho capio. Scolta Vigo, par staolta non sta a scriver niente. E vedemo come la va…

Era quello che volevo fare. Tanto lo sanno anche loro che questa partita non si può sbagliare. Ma anche se la sbagliamo non succede niente. E guarda che in serie A ci possiamo anche andare via play-off. Non è mica un delitto. Basta pensare alla Sampdoria o al Verona di due anni fa.

Te ghè razon. Ciao Vigo. E forsa Hellassss…

PARTITA DA SQUADRA AUZZAIDER…

Alzi la mano a chi non ha ripensato alla parola più gettonata della settimana… Auzzaider… Cioè Outsider, che nello slang di Sogliano è diventato “Auzzaider”. Cioè, la squadra sfavorita, quella che deve giocare senza i fari puntati addosso e a fanali spenti. Il Verona non è un “Auzzaider”. Eppure deve diventarlo. Ed oggi, a Grosseto, un po’ lo è diventato. Giocare da “Auzzaider”, vuol dire essere meno belli e più pratici. Oggi a Grosseto, udite udite, per la prima volta, credo dall’inizio del campionato, l’Hellas non ha avuto nelle statistiche la palma del possesso palla. Eppure ha vinto 2-0. Ha vinto soffrendo, giocando un secondo tempo umile, trascinata dal carattere di Iron Nick, giocatore preziosissimo per questa volata finale, prezioso perchè capace di far ritrovare al Verona quello spirito operaio che gli agi e le comodità della rosa ampia e, sulla carta, con più valore avevano fatto dimenticare.

Ha vinto anche perchè in questo momento in porta c’è un portiere eccezionale, un altro di questa squadra che conosce benissimo da dove viene il Verona, anzi, lo sa meglio di tutti, visto che lui c’era persino contro la Pro Patria, a Busto Arsizio, quando la C2 era uno spettro più vero di quanto ora ci ricordiamo.

E ha vinto anche non giocando benissimo, ma con quella praticità che fa andare lontano. E non mi è sfuggito che oggi in panchina sia andato anche il presidente Setti a dimostrare che quell’apparente freddezza con cui ha caratterizzato questa prima parte della sua presidenza, in realtà è appunto solo apparenza. Setti deve essere un bel fumantino e anche molto appassionato e il fatto che oggi sia andato in panchina ha avuto il significato di dire a tutti che su questa barca c’è anche lui. E che solo uniti si può andare in serie A.

Sempre per dirla alla Sogliano. A ME questo MI va proprio bene.

OTTIMISMO GHE N’E’?

In quanto tifoso dell’Hellas Verona tendo sempre a pensare al peggio. Ho preso male, malissimo la sconfitta con il Padova. Ma come? Proprio sul più bello quando credevamo di aver trovato un miniimo di continuità ecco cosa vanno a combinare… Passo indietro, nel gioco, nello spirito, in tutto. E non mi ha confortato, dico con sincerità, quel Mandorlini così abbacchiato di fine gara, quasi rassegnato, che si è affidato ad una formula sterile come il “siamo stati puniti dagli episodi” per spiegarmi/ci la terza sconfitta in fotocopia.

Immediatamente nella mia testa sono comparsi i soliti nuvoloni neri. Ne abbiamo passate troppe per essere ottimisti. E troppe squadre hanno festeggiato al Bentegodi. Abbiamo passato undici, dodici anni di merda, in cui la speranza non ci ha mai abbandonato, ma in cui la sofferenza l’ha fatta da padrona.

Avventurieri di ogni tipo si sono avvicendati al Bentegodi e ogni volta ci hanno rubato l’anima con le loro promesse e i loro progetti mai decollati.

Ogni volta il barile è stato raschiato. Ogni volta il fondo del pozzo è aumentato.

Abbiamo visto il Verona perdere un vantaggio abissale e poi perdere anche ai play-off. Abbiamo visto lo Spezia festeggiare in casa nostra.

Come fai ad essere ottimista, dopo questa sconfitta con il Padova? Logico che il pensiero va subito a quelle delusioni, a quelle sconfitte. Per questo, avremo bisogno di una parola rassicurante del nostro condottiero (Setti?). Per questo abbiamo bisogno di un sorriso. Per questo serve una scossa.

A cosa aggrapparci? A Mandorlini, certo. Anche se questo mister mi pare meno sicuro, meno brillante, meno sereno rispetto a quello che ci portò in serie B. C’è poco da fare: l’umiliazione della squalifica e la necessità di diventare politically correct hanno depotenziato il nostro allenatore. Io spero solo che sia un’apparenza. E che Mandorlini, là, nel chiuso dei suoi allenamenti di Sandrà, sia sempre una furia, che sappia spronare la sua spenta truppa verso il rush finale.

Ah proposito: sai che bene farebbe adesso allenarsi all’antistadio davanti a centinaia di tifosi appassionati? Altro che pressione… A Sandrà si sta che è una meraviglia. Tutto ovattato, tutto soft. Come troppo spesso è il Verona di questa stagione.

 

VERONA, DOVE SEI?

Giá visto. Come un dejavú. Con il solito amarissimo retrogusto della beffa. Giochi bene, non segni, sbagli l’impossibile, poi ti spegni come un’esangue candela. Black-out. Finish. The end. Il Verona butta nel cesso l’ennesima occasione di dare un senso ad un campionato che rischia l’anonimato e se va avanti cosí, anche il fallimento. Ormai non é più un caso e attaccarsi solo agli episodi é un esercizio inutile. Si tratta di capire, anche se si fa fatica. Come mai tre squadre mediocri, facendo lo stesso tipo di gara, hanno vinto? Il perché é da ricercarsi dentro il dna di questa squadra che non ha il sacro fuoco della rabbia, dell’orgoglio, nemmeno quello della cattiveria. É una squadra “ina” nel senso di “bellina”, “bravina”, “fortina”. La cosa incredibile é che il Verona non ricalca più l’indomito carattere del suo allenatore, quello guerriero e pugnace che abbiamo conosciuto, e, alla prima difficoltà, si scioglie come neve al sole, forse di testa, ma forse (e qui é piú preoccupante…) di gambe. La birra finisce, il titic titoc rimbomba nell’aria innocuo e l’irritante Cutolo del momento ci va dentro a nozze.
A proposito di Cutolo: perché farlo diventare un eroe, cadendo nella sua trappola? Perché non lasciarlo nella sua mediocritá, invece di costruirgli uno stadio che alla lunga é diventato una molla per loro? Era nessuno, l’abbiamo fatto diventare qualcuno.

MENO UNO

Adesso siamo a meno uno dal Livorno. Vuol dire tutto e non vuol dire niente. Vuol dire soprattutto che sei nel momento più duro del torneo. Il momento in cui devi solo vincere e non guardarti indietro. Bisogna stare concentrati, dosare bene le forze, essere cinici. Il Verona di Bari lo è stato. Anche se potevo esserlo di più e ammazzare prima la partita.

Il sontuoso Martinho ha dimostrato di essere da serie A, quando ha questo stato di forma. In questo momento possiamo tollerare persino lo scadimento di condizione di Cacia. Ma sono convinto che anche lui tornerà al cento per cento.

A Bari ho visto un Verona meno lezioso, sempre pronto alla profondità e alla verticalizzazione. Molto più furbo rispetto alle gare con Vicenza e Novara, dove ha fatto la partita ed è stato fregato. Stavolta abbiamo lasciato a loro, apparentemente, l’iniziativa, li abbiamo fatti alzare e negli spazi siamo andati a nozze. Questo Verona mi ha ricordato per certi versi quello della scorsa stagione. Con più qualità ovvio. Ma disposto al sacrificio e anche alla sofferenza.

Ho letto che qualcuno ha storto il naso per la qualità del gioco. Beh, mettiamoci d’accordo. E’ chiaro che il massimo è avere “ovo, galina e cul caldo”. Ma non sempre è così. Col Vicenza abbiamo giocato benissimo e abbiamo perso. Ieri sera abbiamo fatto un’altra partita (non è giusto dire che si è giocato male…) e abbiamo vinto. Ditemi voi cosa preferite.

La cosa più importante adesso è accelerare. Il Livorno è in difficoltà e le cose per loro peggioreranno perché sentiranno il nostro fiato sul collo. Col Padova è un’altra gara determinante. Andiamoli a prendere.

UN TURNO DI RIPOSO PER CACIA?

Credo che Daniele Cacia sia un giocatore importante del Verona. Importantissimo. Ma non indispensabile. Non me ne voglia Daniele, che ammiro e che stimo enormemente. Ma credo che in questo momento abbia bisogno di “respirare” un po’ e di ritrovare forma e lucidità. Nelle ultime gare Cacia ha sbagliato gol semplici, più in generale mi è sembrato leggermente opaco, meno lucido del solito, meno pronto a rubare il tempo agli avversari. Colpa di quel fastisdioso malanno al pube (non si parla ufficialmente di pubalgia, ma ci siamo vicino…) che condiziona i movimenti di qualsiasi giocatore.

Nella rosa del Verona, per fortuna, ci sono valide alternative. Per esempio Cocco, che fino ad oggi è andato a corrente alternata, facendo vedere cose ottime (gol di Palermo) a gare inguardabili.

E’ tempo di verificare se Cocco può giocare una partita dall’inizio prendendosi tutte le responsabilità del caso. L’anno scorso Cocco segnava anche quando si soffiava il naso. A Verona può dare di più. E Bari può essere la sua occasione.

Non parlo nemmeno di Nicola Ferrari. Lui ha motivazioni in abbondanza, credo ormai anche la gamba. Nicola è un pugnace giocatore, l’unico ostacolo vero che incontra nella sua vita è il viaggio aereo di cui ha il terrore. Ormai però ha superato anche questo “impasse”. Credo che Ferrari abbia in parte “sprecato” la sua carriera, sull’altare dell’altruismo. E’ un ragazzo generoso, nella vita come in campo. Fosse un po’ più egoista, il suo bottino di gol avrebbe avuto un’altra consistenza.

Mandorlini ha l’occasione di cambiare qualcosa nel suo Verona, forse anche il modo di giocare. Vediamo a Bari che cosa succederà.

 

UNITI SI VINCE

Non esisterebbero i bar sport e probabilmente le trasmissioni televisive che ne ricalcano lo spirito se il calcio non fosse materia opinabile e su cui si può discutere. Alla fine, tanto, è il risultato che fa la differenza, sommo giudice, comunque si sia giocata la partita, a mettere fine ad ogni discussione. Così, se contro il Vicenza il Verona aveva giocato una buona gara e perso, oggi con il Varese era indispensabile vincere per mantenere le distanze dalla quarta e non perdere terreno dalle prime, a prescindere dalla qualità del gioco espresso.

A me il Verona è piaciuto molto nel primo tempo, meno nella ripresa, ma credo anche che spesso ci dimentichiamo nella nostra analisi dell’avversario che abbiamo davanti. Il Varese è una buona squadra che rende sempre difficoltose le partite e il fatto che il Verona abbia vinto 2-0 è sintomo di una forza superiore, anche nel gioco, perchè no.

Mi auguro, ma credo invano, che questo successo sia il momento in cui tifosi, società, squadra e tecnico si siano ritrovati e compattati. Quando a Verona siamo riusciti a creare questo clima, molto di rado in verità, siamo riusciti a ottenere dei successi importanti. A Verona però ci sono sempre delle componenti che mancano affinchè l’ambiente sia sempre unito e compatto. A volte manca la società, a volte la squadra, a volte il tecnico, a volte sono i tifosi che si dividono, chi schierandosi con la squadra, chi con la società, chi con il tecnico e chi con la squadra. E’ un errore madornale: non fa bene al Verona, non fa bene a noi che a volte assomigliamo più a Tafazzi che non a una vera tifoseria. Ci martelliamo da soli gli zebedei, ricavando in cambio un perverso e sottile godimento, come quelli che amano farsi legare e imbavagliare nella loro intimità, magari mentre si fanno pure frustare dai loro partner.

A me francamente ha pure stufato la discussione su Mandorlini. Mi pare che sia diventata una fissazione che sconfina piú nello psichiatrico di qualcuno che non un vero problema. Vi dirò: non sempre condivido quello che fa Mandorlini, ad esempio la formazione del primo tempo a Novara, ma vorrei che la discussione vertesse leggera su temi tattici e tecnici e non mettesse a soqquadro l’intero progetto ogni volta. Mi dà un fastidio tremendo, poi, chi nella critica, fa di ogni erba un fascio e parlando del nostro tecnico gli imputa il coro contro la Salernitana e mille altre nefandezze.

Si può star qui a discutere mille anni su quel coro, ma la verità è semplice: senza le dichiarazioni di Mandorlini alla vigilia della gara con la Salernitana il Verona non avrebbe trovato lo slancio per andare in serie B. E la canzone degli Skiantos, era innocua, strumentalmente usata da un giornale politico che nel filmato riconobbe il sindaco di Verona Tosi. Mandorlini e il “ti amo terrone” venne usato strumentalmente per attaccare Verona, Tosi, e quindi la squadra che rappresenta la città e i veronesi. Quel giornale era ancora in debito di scuse con Verona dopo l’incredibile vicenda di Marsiglia, scuse che si arrivarono, ma a fatica e comunque piccate.

A questo si aggiungono altri giornalisti che tifano per squadre del Sud e che se la sono legata al dito dopo che la Salernitana è fallita pronti ogni volta a mettere in subbuglio Verona, Mandorlini, e l’Hellas. Il problema è che ogni volta abbocchiamo come polli a questo giochetto, rilanciando notizie che non hanno mai trovato conferma e ampliando i problemi. Mentre loro omettono circostanze inquietanti nei loro reportage a distanza sul Verona: tipo che a Mandorlini fu spedita alla vigilia della gara con la Salernitana una busta con un proiettile. Insomma facciamo il loro gioco.

Girassimo la testa verso il nostro passato e guardassimo indietro alla nostra storia, ci accorgeremo che proprio dal passato arriva la lezione migliore. O forse non fu un capolavoro quel volantino “Soli contro tutti” che unì la tifoseria dell’Hellas alla squadra e a Bagnoli nell’anno dello scudetto quando il Palazzo si accorse (in ritardo) che il Verona non era un bluff, cominciando a seminare zizzania e dubbi sulla reale consistenza della squadra del Magnifico Osvaldo? Se ci ripensate un attimo, quello è davvero il senso che dobbiamo dare al nostro essere tifosi e non lasciarci andare a critiche fuori ruolo che minano la sicurezza di tutto l’ambiente, anche del mister, che è umano come tutti noi e quindi soggetto a pressioni e anche a errori. Se dopo Varese stiamo uniti attorno a Mandorlini, Sogliano, Setti, la squadra, per me non ci ferma nessuno.

 

 

INFORMAZIONE ALLA ORWELL

Benvenuti nel 1984. Anche se siamo nel 2013 e il genio visionario di Orwell aveva sbagliato solo per difetto. Ricordate? Dice Orwell: “La menzogna diventa verità e passa alla storia”, “Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato”.

Tre episodi di questi giorni mi fanno dire che Orwell aveva ragione.

Il primo: un sito di Novara s’inventa di sana pianta una notizia: parla di contestazioni della tifoseria del Verona durante il ricordo di Carmelo Imbriani. La notizia è falsa, ma non c’è nessuna verifica. Decine di siti la riprendono. Senza verificare. Lo chiamano effetto virale della rete. Per me è merda e scarsa deontologia professionale. Naturalmente c’è anche si lascia prendere la mano. E non solo non verifica. Ma invoca addirittura la radiazione del Verona dal calcio. Incredibile. Per fortuna i tifosi del Verona reagiscono. Il sito Tggialloblu scrive per primo che la notizia è falsa. Alla sera lo fa anche la società. Incredibilmente uno dopo l’altro gli articoli incriminati spariscono dai siti. Come in 1984, si riscrive la Storia, cancellando la memoria. Solo un sito, Canale Juve, fino ad oggi ha chiesto scusa ai tifosi del Verona. Chapeau a loro, ma per il resto non s’è letto una riga…

Il secondo: il Livorno è stato deferito per i cori sulle foibe. Ora: le foibe sono una tragedia nascosta di questo paese. Negli ultimi anni c’è stato un tentativo di riportare alla ribalta questa strage, che ha la stessa gravità delle stragi naziste. Invocare alle foibe in uno stadio è una cosa gravissima e assurda. Tanto quanto un coro vile su Morosini o una canzone che invoca alle camera a gas. Avete letto qualcosa? Beh, ieri mattina la Gazzetta dello sport in effetti dava la notizia. In una riga. Alla fine di un articolo sul Livorno. Senza citare le foibe. Senza un commento. E dopo aver ricordato che il sindaco di Livorno è pronto a dedicare un settore dello stadio a Morosini. Forse per lavarsi un po’ la coscienza.

Il terzo: lunedì è circolata la notizia che il Verona voleva sostituire Mandorlini con Mangia. Chi l’ha detto? I soliti siti. C’è stata una verifica? No. Qualcuno (Mangia, il Verona, Sogliano) ha detto che la notizia era vera? No. Tutto parte dal fatto che Sogliano è amico di Mangia. Che Setti a Milano è stato fotografato a tavola con Mangia durante il mercato (pare che sia stato casuale l’incontro). Indizi sufficienti per accostare Mangia al Verona in un momento in cui Mandorlini è in difficoltà. Conta qualcosa che Mandorlini è rimasto? No. Che Sogliano abbia detto che ha la sua fiducia? No. Le notizie che io ritengo strumentali (so perfettamente che Mandorlini per certa stampa rappresenta un problema perchè rappresenta i veronesi e perchè non lecca il culo come benissimo sanno fare altri nel suo ambito lavorativo…) e false (fino a prova contraria) sono più forti della verità oggettiva. E cioè che Mandorlini resta il tecnico del Verona. Loro malgrado…

CREDERCI SEMPRE

Ogni volta che vado a pisciare vicino alla tazza c’é un giornale che qualcuno dei miei figli ha portato dallo stadio. Sulla copertina c’é Rafael proteso in tuffo e il titolo che campeggia dice: Crederci sempre. Ogni volta che vado in bagno leggo distrattamente quel titolo vuoto che mi suona di vana retorica. Crederci sempre… Quante volte in questi anni in cui faccio il giornalista ho letto e sentito queste parole… Crederci sempre… Furono le prime parole che mi disse Giovanni Galli, assieme all’altra parola, altrettanto abusata, che starebbe benissimo anch’essa vicino alla tazza del mio cesso: progetto. Il conte Arvedi aveva un progetto. Un giorno nella sua camera da letto me lo fece vedere. Il progetto. Un foglio due per due per costruire uno stadio in un’area vicino ad una cava, che… gliel’aveva detto l’amico Pavesi, mi pare fosse la Speziala, e di mezzo c’erano pure i preti, forse il vescovo… Povero Piero…
Almeno Pastorello aveva il buongusto di non usare la parola “progetto”. Ma lui fu il primo a dire di “crederci sempre”. In B, dopo la retrocessione, il giorno dopo che vendette anche Frick e Seric.
Poi venne Cannella. Cacciò Ficcadenti e disse che bisognava crederci. Me lo disse anche Ventura, una sera, chiamandomi a casa, quando aveva capito che le speranze di salvezza erano ormai al lumicino. Lui non ci credeva più, eppure noi dovevamo crederci sempre.
E poi Bonato. Altro giro, altro progetto. Anche lui ci impose di crederci. Sempre, naturalmente. E vennero Siciliano, Gibellini e Giannini. E noi sempre che dovevamo crederci.
A ripensarci bene, uno che non mi ha mai chiesto di crederci é quello che alla fine ha ottenuto l’unico risultato in questi anni. Uno, che lo dico per davvero, all’inizio manco mi stava simpatico. Venuto a Verona per caso, forse per riannodare i fili di una carriera che stava per finire. Uno che era stato portato da un broker calabrese e un ds disoccupato. Uno che non mi pareva che fregasse qualcosa di Verona e del Verona. Uno che i miei colleghi di Padova amavano. E siccome penso che a Padova non capiscano nulla di calcio, credevo fosse l’ennesima volta in cui da lí a poco mi avrebbero chiesto di crederci. Invece nulla. Non me lo chiesero. E dopo tanti anni di promesse vuote e inutili atti di fede, andammo in serie B. Contro tutti. Contro tutto. Quell’uomo era Andrea Mandorlini.
Questo lo dico per la storia che non serve a nulla nel calcio. Il calcio é presente e oggi il Verona non mi piace. Il Verona di Novara men che meno. Peró rilevo che ancora una volta Mandorlini non mi ha chiesto di crederci. Ha detto solo: non sono e non sarò mai un problema per il Verona. Almeno ci ha risparmiato della vuota retorica. Posso tirare l’acqua più sollevato.