03
giu 2019
AUTORE giovanni.vitacchio
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 9 Commenti
VISUALIZZAZIONI

2.815

IL PAGELLONE DI VERONA-CITTADELLA

SILVESTRI 6 Passa una serata da spettatore, per merito dei compagni che lo proteggono alla grande e per demerito di un Cittadella capace di tirare per la prima volta verso la porta, manco nello specchio, solo nei minuti finali del primo tempo. Sempre prezioso nelle situazioni di mischia, quando protende le braccia verso il cielo per prendere ogni pallone che passi dalle sue parti.

FARAONI 6.5 Beneficia della serata magica di Laribi, col quale si trova alla perfezione. Corre come un matto su quella fascia destra e per i giocatori del Cittadella sembrano non esserci contromisure all’altezza. Polmoni a mantice per un finale di stagione che fa ben sperare per il prossimo campionato di A.

DAWIDOWICZ 7 Oggi una sicurezza. Impossibile passare dalle sue parti. Ingaggia un duello rusticano con Diaw, fatto anche di qualche colpo sporco e ne esce trionfalmente. Ottima l’intesa con Bianchetti, dall’inizio alla fine.

BIANCHETTI 7 In tanti avrebbero voluto vederlo dal primo minuto anche a Cittadella, nella partita di andata della finalissima. E lui ha fatto capire il perché. Calma olimpica ad ogni pallone che gli arrivi tra i piedi. Un grande segno di crescita questo, per uno che ha sempre dimostrato qualche incertezza nelle fasi di gestione dell’azione. Ma le vicende del campo e della vita (alla voce infortuni), evidentemente, gli hanno dato qualcosa in più, che prima non aveva.

VITALE 8 Semplicemente esaltante, un’opera d’arte. Avesse trovato anche il gol sarebbe stato di gran lunga il migliore in campo. Avrà messo dentro una cinquantina di cross, uno più bello dell’altro. Peccato che non sempre i compagni ci siano arrivati. Bravo anche a puntare verso la porta, mandando in confusione i padovani. Monumentale.

HENDERSON 6+ E’ quello che si sobbarca il lavoro sporco, quello che magari non vedi, quello che pare inutile, ma che invece aiuta chi sta meglio fisicamente a esprimersi come si deve. Si sacrifica per portare sugli scudi i compagni di reparto, su tutti Zaccagni.

PAZZINI (dal 66°) 7 Entra come una forza della natura, sospinto dall’urlo di più di 20 mila tifosi gialloblù. Con la voglia che aveva, sono sicuro che gli scocci non poco non aver messo il suo nome tra i marcatori. Ma confeziona un assist al bacio per Laribi che dà al Verona il gol della sicurezza. E poi tante sportellate e tanto mestiere contro i quali il Cittadella non sa proprio cosa fare.

GUSTAFSON 6.5 Ordinato, preciso, fa le cose giuste, al momento giusto. Non si ritrova anche questa volta Schenetti sul groppone ed è quindi più tranquillo nel gestire il “cervello” del Verona. Esce dal campo prima della fine, stremato, dopo aver dato tutto.

MUNARI (dal 76°) 6 E’ un vecchio volpone e sa come si gestiscono certi momenti. Porta tutta la sua esperienza alla causa di questo Verona.

ZACCAGNI 8 Qualità, quantità, intelligenza tattica, capacità di inserimento, fiuto per il gol. C’è da aggiungere altro? Aglietti non lo ha rischiato nella gara di andata e ha avuto ragione perché oggi questo ragazzo ha tirato fuori la sua partita migliore in stagione. Bellissimo il gol, da vedere e rivedere. Mi auguro che non sia frettoloso quest’estate e che decida di vivere la prima vera serie A da protagonista col Verona.

LARIBI 7.5 Uno di quelli nei quali Grosso non aveva più alcuna fiducia e che Aglietti ha restituito al calcio. E meno male, perché questo finale di stagione è stato un piacere vederlo giocare, un calciatore assolutamente irriconoscibile in positivo rispetto al “fantasma” dei mesi precedenti. Tanta qualità nelle scelte, nelle giocate, e poi il gol che fa impazzire il Bentegodi, che può finalmente mettersi tranquillo e aspettare solo il triplice fischio finale.

DI CARMINE 8 Gioca una partita sporca, tante spizzate, qualche corsa a vuoto. Non sempre puntuale sui cross dei compagni. E poi cosa fa? Si inventa un capolavoro, un gol di fattura sublime, che diventa di diritto uno dei più belli visti dai tifosi dell’Hellas. Con un peso specifico, tra l’altro, di non poco conto: vale la serie A. Poca roba eh. Bravissimo.

DI GAUDIO 6 Non ha i 90 minuti nelle gambe, ma fino a che ha benzina, non si risparmia. Quando va in riserva, con i muscoli che cominciano a tirare, Aglietti non può fare altro che chiamarlo in panchina.

MATOS (dal 57°) 6 Partecipa alla festa, quando ormai il Cittadella non ha più la forza di reagire. Non deve fare i miracoli.

AGLIETTI 7.5 Questa promozione è soprattutto sua, capace, con quell’aspetto che a volte sembra dimesso, di rendere di nuovo bello il Verona. Nella gara di andata non ha dato sicurezza e tranquillità a suoi. Cosa che gli è riuscita alla grande in questa serata che diventa l’acuto della sua carriera da allenatore. Un tecnico intelligente, un uomo ancora di più che ha capito come anche l’empatia e il dialogo vero possano rimettere le cose al loro posto.

31
mag 2019
AUTORE giovanni.vitacchio
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 8 Commenti
VISUALIZZAZIONI

1.323

IL PAGELLONE DI CITTADELLA-VERONA

SILVESTRI 5.5 Incerto sul primo gol di Diaw: il pallone sorvola il limite dell’area piccola e quello è territorio suo. Invece rimane nella terra di mezzo ed è costretto a raccogliere la boccia dalla rete. Anche sul secondo gol non mi è parso impeccabile. Domenica c’è disperato bisogno del miglior Silvestri.

FARAONI 5.5 Un passo indietro deciso rispetto a Pescara. Tanti palloni scialacquati malamente, soprattutto in fase di costruzione. Non scatta la magia con Matos, seppur sarebbero quelli con più gamba, raffrontando le due fasce. A conti fatti, pare assurdo, ma ha fatto vedere le cose migliori da centrocampista, sotto la gestione Grosso.

DAWIDOWICZ 5.5 Colpevole come il suo più vicino compagno di reparto sul primo gol di Diaw. Va in sofferenza nei primi minuti di partita, così come tutta la squadra e solo alla distanza cerca di limitare i danni. Ma a ben vedere non è che gli sia riuscito al meglio.

EMPEREUR 5 Ancora più in difficoltà rispetto a Dawidowicz. Nei primi venti minuti di gara, in evidente confusione, mette in fila un fallo dietro l’altro, anche con la palla lontanissima dalla porta di Silvestri. L’arbitro lo grazia in più di un’occasione: un giallo non sarebbe stato scandaloso.

VITALE 6 Intraprendente in fase offensiva, beneficia della discreta vena di Laribi, col quale fraseggia con disinvoltura. Mette dentro tantissimi cross, non tutti impeccabili, ma non trova compagni capaci di sfruttarli, a cominciare da Di Carmine. Fisicamente sta bene, ma ora serve qualcosa di più.

HENDERSON 5.5 Mi spiace ma da uno come lui è lecito aspettarsi di più, dal punto di visto qualitativo, ma anche quantitativo. Corre in maniera arruffata, goffa, non è certamente un velocista ma capita che si lanci in sgroppate che non sono nelle sue corde. Statico in un centrocampo che va a due all’ora.

DI GAUDIO (dall’84°) s.v.

GUSTAFSON 5.5 Veloce non lo è mai stato. Si è sempre salvato con l’agilità di pensiero. Se pure quello non va oltre la seconda marcia, campa cavallo che l’erba cresce. Non ricordo nulla di memorabile, se non la marcatura a uomo di Schenetti che fa di tutto per non lasciarlo mai ragionare in impostazione.

COLOMBATTO 6 Una delle poche note positive di serata. Primo tempo così, così. Secondo tempo in crescita, a dimostrazione di una buona condizione fisica. Si becca un giallo ingiustissimo che lo costringerà a saltare la finalissima di ritorno. Vista la poca scelta a centrocampo, un’assenza che si farà sentire e non poco.

MATOS 5 Se va avanti così, gli cambiamo il cognome e iniziamo a chiamarlo “Malos”. Un maalox servirebbe invece ai tifosi gialloblù e a noi cronisti che dobbiamo raccontare le sue partite. Non riesce più a ritrovarsi dopo l’infortunio muscolare. Ma di mesi ne sono passati tanti da quello stop. Direi che le scuse sono finite da un pezzo.

DI CARMINE 5- Sembrava finalmente aver spiccato il volo e il sangue freddo di Pescara poteva finalmente aver consegnato un nuovo giocatore al Verona. Ma dal primo round di Cittadella esce con gli stessi occhi gonfi di Rocky dopo essere stato “investito” da Apollo Creed. Ha una grande occasione al 61° quando solo davanti a Paleari tenta un pallonetto che si trasforma nel nulla. Io voglio credere nella sua voglia di rivincita, perché ce n’è bisogno. Ma domenica penso sia giusto che sia lui a partire dalla panchina.

PAZZINI (dal 77°) 6+ Non solo entra in campo a tredici minuti dalla fine, quando la squadra è in calo e non riesce più ad attaccare, ma gli si chiede anche di fare i miracoli. In una manciata di secondi riesce a combinare più lui rispetto a tutti i compagni. Centra la traversa con una bella girata di destro, sfiorando un gol che sarebbe stato bellissimo. Una bestemmia lasciarlo a marcire in panchina per 77 minuti.

LARIBI 6+ Come Pazzini prende un palo pieno, a Paleari battuto, con un bellissimo destro dritto per dritto. Ha qualità per confezionare buone giocate, che con un pizzico più di lucidità potevano essere finalizzate meglio. Ancora una volta viene sostituito, per me inspiegabilmente, al posto di Matos. Stanchezza, dirà Aglietti a fine partita.

LEE (dal 73°) 5.5 Si mette in mostra per un tiro di punta, neutralizzato da Paleari. Un’occasione sprecata malamente, visto che la stoccata, stile calcetto, è la conseguenza di un primo controllo fatto a caso. Ancora una volta non riesce a sfruttare fino in fondo la sua velocità, di fronte ad un Cittadella che ha finito con i crampi.

AGLIETTI 5 Sciagurato l’approccio alla partita, con la squadra, nei minuti iniziali, in balia totale del Cittadella. “Tafaziana” la gestione di Pazzini. Farlo entrare a 13 minuti dalla fine significa martellarsi gli zebedei, e provare anche piacere. Il capitano deve giocare dal primo minuto, lasciarlo in panchina è una bestemmia tecnica in questo momento. Altrimenti ci dica che non è al 100%, sennò non si spiega. Mi auguro che il mister non si incaponisca negli stessi errori di Pecchia e Grosso e che domenica Pazzini sia in campo dal primo minuto. Per carità, oggi c’è stata anche sfortuna. Ma tirare in ballo la sfiga è segnale di debolezza. Non una buona premessa per tentare l’impresa al Bentegodi.

27
mag 2019
AUTORE giovanni.vitacchio
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 18 Commenti
VISUALIZZAZIONI

1.850

IL PAGELLONE DI PESCARA-VERONA

SILVESTRI 7.5 Lo guardi fare anche le cose più semplici e ti domandi come sia possibile che l’anno scorso, in una stagione disgraziata, abbia fatto la riserva di Nicolas. Anche a Pescara, una sicurezza, qualsiasi cosa faccia. Ti credo che c’è la fila in serie A per prenderlo. Sarebbe uno scempio farselo scappare, dopo anni di portieri mai convincenti fino in fondo

FARAONI 6.5 Si è rivisto il bel giocatore di un paio di mesi fa: diligente dietro, prezioso in fase di arrembaggio. Anche la condizione fisica è in decisa ripresa e questo non può che far contento mister Aglietti. Dalle sue parti non si passa e anzi, chi se lo trova di fronte ha poco da stare allegro.

DAWIDOWICZ 7+ Decide di fare l’imperatore della difesa nella partita finora più importante della stagione. Domina l’area con facilità, concedendo pochissimo se non nulla ai pescaresi. Strepitoso il salvataggio all’83° quando in scivolata protegge Silvestri e lo 0-1 a due passi dalla linea di porta. Finalmente.

EMPEREUR s.v. Costretto ad uscire per un problema al flessore della coscia destra. Difficile rivederlo in campo nel doppio scontro col Cittadella.

BIANCHETTI (dal 22° p.t.) 7 Entra a freddo per l’infortunio di Empereur, ma trova il calore dentro di sé per non farsi trovare impreparato. Attento e concentrato su ogni pallone che gli arrivi a tiro, prova, come sempre, anche a pizzicare in avanti, in occasione dei tanti calci piazzati. Si prende la finalissima che, probabilmente, giocherà da titolare.

VITALE 6.5 Tanti cross dal suo piede, molti calibrati con intelligenza, ma non sfruttati bene dagli attaccanti. Si trova bene con Laribi e i due confezionano sovrapposizioni che creano spesso superiorità a sinistra. Rispetto alle ultime uscite, un bel passo avanti anche dal punto di vista atletico.

HENDERSON 6 Tanta legna per lui, che corre con spirito di sacrificio in un centrocampo non certo brillante per dinamismo. Si sbatte con volontà, perdendo un po’ di lucidità sotto l’aspetto della qualità. Ma i suoi compagni sanno che possono contare sulla sua corsa quando il fiato si fa corto.

GUSTAFSON 7 Come all’andata del Bentegodi, anche all’Adriatico domina il centrocampo con fare spigliato. Controlla un numero innumerevole di palloni, quasi tutti dispensati con saggezza. Magari lento di gambe, è però velocissimo di pensiero e fa sempre la cosa giusta al momento giusto.

COLOMBATTO 7 Un fantasma sotto la gestione Grosso, finito ai margini della squadra e spesso lasciato ad ammuffire in panchina. Con Aglietti rinasce e si riprende il centrocampo nella partita più calda della stagione. Piedi sempre educati e grande senso della posizione. Viene graziato da Abbattista che gli risparmia il secondo giallo. Ci pensa Aglietti a spegnerne i bollori sostituendolo.

PAZZINI (dal 23° s.t.) 7 Ma che ve lo dico a fare… Metà rigore è merito suo, vista la bellissima sponda per Di Carmine. Ma non è solo quello. Tiene tanti palloni, fa respirare la squadra, si prende scarpate a destra e sinistra, sfodera tutta l’esperienza dei suoi 34 anni. Quando Pillon lo vede entrare in campo, se la fa sotto, mette un difensore per un attaccante e forse è proprio lì che perde la partita, cambiando l’equilibrio dei suoi. Pazzini è anche questo, elemento di disturbo psicologico che toglie certezze agli avversari.

MATOS 6 Gira e rigira, questo è Matos. Tante puntate a testa bassa, ma la concretezza è un’altra cosa. Per carità, in alcuni frangenti riesce anche a scappare ai difensori del Pescara, ma poi, nove su dieci, sbaglia l’ultimo passaggio.

DI CARMINE 7.5 E’ un altro giocatore, non ci sono dubbi. Fisicamente, ma soprattutto di testa. La sensazione è che si sia tolto dalle spalle uno zaino con cento chili di mattoni. E’ il terminale di ogni azione gialloblù e lo scatto che fa sull’assist di Pazzini, in occasione del rigore concesso da Abbattista, è da vero cobra. Glaciale di fronte a Fiorillo quando mette dentro il penalty che regala una finale che tutti noi, fino ad un mese fa, pensavamo ipotesi ridicola.

LARIBI 6.5 Tante belle giocate a sinistra, bravo a sgusciare in area di rigore abruzzese. Non sempre preciso nell’ultimo passaggio. Anche lui, però, come Colombatto e Di Carmine, è decisamente rigenerato dall’avvento di Aglietti. Esce per fare posto a Lee.

LEE (dall’11° s.t.) 5.5 Non entra bene in partita e non riesce a dare la velocità che gli sarebbe richiesta, soprattutto davanti ad avversari spompati.

AGLIETTI 7 Dopo la batosta di Cittadella, in pochi credevano che il suo Verona potesse trovare le forze per tentare l’impresa. E invece lui ce la sta facendo. Ha dato un’anima ad un gruppo da elettroencefalogramma piatto, ha rimesso le cose al loro posto, con semplicità, senza formule magiche da piccolo chimico. Da due partite la sua squadra non prende gol. Centra un successo clamoroso e tutto ora torna dove per lui è cominciato: a Cittadella. Obbligatorio cancellare quella figuraccia che ha dato il via alla rinascita dell’Hellas.

23
mag 2019
AUTORE giovanni.vitacchio
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 1 Commento
VISUALIZZAZIONI

1.235

IL PAGELLONE DI VERONA-PESCARA

SILVESTRI 7 Quando ha le mani ancora intirizzite dall’umidità, al 2° minuto, ci pensa Mancuso a scaldargliele, con un bel colpo di testa che il portierone gialloblù mette in angolo. Si fa sempre trovare pronto e regala parate gradite anche ai fotografi. Dove non può arrivare lui, ad aiutarlo c’è il palo. Tornato sui suoi livelli.

FARAONI 5.5 Le consegne di Aglietti sembrano piuttosto chiare: stai bloccato dietro, prima difendi, poi riparti. Benino nella prima fase, e infatti in più di un’occasione rimedia anche a qualche errore di posizionamento dei centrali. Ma in avanti non ha la stessa lucidità e fatica a trovare lo spunto. Sarà che deve riabituarsi a riprendersi il suo ruolo, dopo mesi buttato allo sbaraglio da Grosso.

DAWIDOWICZ 6- E’ il solito arruffone, non bellissimo da vedere, dinoccolato, per non dire scoordinato. Sorpreso qualche volta fuori posizione, mette il fisico in bacheca e non concede grandi puntate in area ai tre avanti del Pescara, che cercano il gol più che altro con giocate da fuori.

EMPEREUR 6.5 Preciso e con piedi educati quando si tratta di chiudere e impostare, tenta anche la fortuna in attacco con un bel tiro da fuori, ma Fiorillo dice “no”. E’ lui a guidare la difesa, non certo Dawidowicz.

VITALE 5.5 Dalle sue parti c’è Marras che sembra il piccolo diavolo. Non è così semplice stargli dietro e infatti non sempre ci riesce. Qualche cross buono, ma altrettanti un po’ sbilenchi. Sembra finire un po’ in debito di ossigeno.

DANZI 5.5 Oddio, non è che sia chiamato a sostituire uno qualsiasi. E infatti la mancanza di Zaccagni si fa sentire. Sono due giocatori molto diversi e lui non riesce a trovare il passo giusto per fare quello che di solito fa “Zac”. Se sarà chiamato a giocare a Pescara, dovrà fare molto di più e aspettarsi un clima infernale. Si prepari mentalmente.

GUSTAFSON 7 Tocca un numero infinito di palloni, il più dei quali finisce in cassaforte. Ha visione e finalmente sembra anche tornato un certo dinamismo, soprattutto di testa, perché pensa velocemente a ciò che deve fare. Si ritrova sui piedi una delle occasioni più clamorose per il Verona, ma Fiorillo (è proprio un vizio eh) dice “no”.

HENDERSON 5.5 Tanta corsa, ma poca sostanza. Non entra mai veramente in partita e infatti è il primo che Aglietti “sacrifica” nella speranza di dare una svolta alla gara.

COLOMBATTO (dal 62° s.t.) 6 Entra molto bene in campo ed è una cosa che si ripete da un po’ di tempo a questa parte. Qualche giocata illuminante e tanta corsa a servizio di qualche suo compagno che finisce spompato.

MATOS 6 Come spesso successo nelle ultime partite, è croce e delizia, va a corrente alternata. Si accende improvvisamente, per poi spegnersi con la stessa velocità. Può fare di più, deve fare di più a Pescara per dare finalmente un senso alla sua stagione, a dire il vero condizionata da un lungo infortunio.

TUPTA (dal 79° s.t.) 6+ In più di un’occasione ho “bastonato” questo ragazzino per la leggerezza con la quale entrava in campo. Questa volta è sul pezzo, determinato a giocarsi bene le carte in mano. E quasi cala il poker quando raccoglie un pallone delizioso che arriva da sinistra, ma è il solito Fiorillo a fare il “guastafeste”.

DI CARMINE 6 E’ un altro giocatore rispetto a quello visto sotto la gestione Grosso. Ovviamente i gol aiutano a trovare fiducia e lui sente anche meno la pressione del Bentegodi. Si sbatte e ci prova a segnare, ma questa volta non gli va bene. Mi sarebbe piaciuto vederlo affiancato a Pazzini negli ultimi venti minuti. Chissà che non succeda a Pescara.

PAZZINI (dal 68° s.t.) 5.5 Entra con la voglia di spaccare il mondo, spinto da uno stadio che urla il suo nome. Ma non gli arrivano tanti palloni giocabili e si ritrova schiacciato nella morsa della difesa pescarese. Certo, la sua sola presenza condiziona la squadra di Pillon. Ecco perché a Pescara, parere mio, deve esserci dal primo minuto.

LARIBI 6.5 E’ un finale di stagione in crescendo il suo, soprattutto dal punto di vista fisico. Forse tra i gialloblù è quello che sta meglio. Corre tanto e corre bene, dialoga con qualità insieme ai compagni, cerca il gol, ma anche a lui va male. Rigenerato da Aglietti.

AGLIETTI 6.5 Il più grande merito del mister è quello di aver tolto l’alone di depressione che aleggiava sul popolo del Verona. E la dimostrazione sono stati i cori e gli applausi di fine partita. La squadra ora c’è. Chiaro, non è con l’empatia che si va in serie A, ma l’ex attaccante ha imboccato la strada giusta, togliendo inutili orpelli al gioco dei suoi ragazzi, che finalmente sono ognuno al proprio posto. A Pescara cercherà la partita della vita. Non si può più sbagliare.

11
mag 2019
AUTORE giovanni.vitacchio
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 6 Commenti
VISUALIZZAZIONI

1.912

IL PAGELLONE VERONA-FOGGIA

SILVESTRI 8 Per lui almeno tre miracoli, di cui uno su Kragl e un altro su Galano. Spalle larghe e sguardo imperturbabile, si è scrollato di dosso quanto di brutto aveva fatto vedere nelle ultime gare e ha dimostrato di essere una delle poche certezze di questa squadra così fragile.

ALMICI 5.5 Buttato nella mischia per la squalifica di Faraoni, fatica a trovare il ritmo e sbaglia tantissimo, soprattutto quando il Verona prova a costruire. Si becca il giallo già nei primi minuti. Se ne becca un altro sul finire della partita, per un rosso che gli spalanca le porte dello spogliatoio.

DAWIDOWICZ 5 Lento, lentissimo, quasi fermo. E’ lui a tenere imperdonabilmente in gioco Iemmello nell’azione che porterà al vantaggio del Foggia. Ma al di là dell’episodio, non è mai sicuro di sé stesso e non è in grado di dare sicurezza a tutto il reparto difensivo. E’ costretto a giocare d’anticipo. Altrimenti sono dolori.

EMPEREUR 6 E’ vero, c’è lui su Iemmello in occasione del gol e lo marca tutt’altro che da mastino incarognito. Ma la frittata è mezza fatta per l’errore di Dawidowicz. In generale a me non è dispiaciuto e, per posizione e capacità di recuperare eventuali sbavature, ha detto la sua. Poi, ovvio, non è che stiamo parlando di Beckenbauer.

VITALE 5.5 Nel finale, con un rilancio a capocchia in area di rigore, rischia di distruggere quanto fatto con fatica da questo Verona. Tantissimi i cross sbagliati, da uno che sembra giocare con paura, incapace ancora di lasciare libere le gambe e soprattutto la testa.

ZACCAGNI 6- Lo smalto non è quello dei giorni migliori e se fino a qualche mese fa era l’unico a salvarsi veramente con Silvestri, ora le cose vanno diversamente. Perde una miriade di palloni, che però spreca cercando di costruire qualcosa in avanti. Credo che sia comunque imprescindibile per questa squadra, perché dai suoi piedi ti aspetti sempre che possa arrivare qualcosa. Ora di tempo per aspettare non ce n’è più però, eh.

GUSTAFSON 5.5 Fare peggio di Cittadella era francamente troppo. Ma anche quello visto oggi non ha dato grandissime indicazioni. La sensazione, ancora una volta, è che sia la condizione fisica a mancargli e questo preoccupa più del resto perché siamo al momento clou della stagione. O ci sei, o è meglio che fai di tutto per ritrovarti, al più presto.

HENDERSON 6- La mette sulla fisicità, che certo non gli manca. E’ furbo perché tende qualche tranello ai foggiani, mettendo sui rossoneri tanta pressione psicologica. Difende la posizione e dialoga bene con Laribi in avanti. Esce senza più benzina nelle gambe.

MATOS 5 Un bel tiro a giro, che sfiora l’incrocio alla sinistra di Leali. Per il resto, un errore dietro l’altro, cross sbilenchi, controlli facili facili sbagliati goffamente, corsa un po’ senza logica. Il Verona ha bisogno del miglior Matos per questo rusch finale. Occorre trovarlo subito. C’è anche l’opzione “Chi l’ha visto?”.

DI CARMINE 7.5 Un eurogol e un rigore sotto quella Curva Sud che per tutta la stagione è stato il suo peso, non il suo slancio. Ha gli occhi gentili, Di Carmine, forse troppo per un palcoscenico come questo. Gli manca “l’ignoranza” per buttarsi alle spalle critiche, insulti e 4 in pagella. Ma visto che, come dice Rocky Balboa: “non è finita finché non è finita”, magari la sua stagione può prendere una nuova piega. Alla buonora eh…

LARIBI 6.5 Per lui un finale di campionato in crescendo. Fin da subito fa vedere di essere tirato a lucido e di stare bene soprattutto fisicamente, cosa che non si può dire per tutti i suoi compagni. Mette spesso in difficoltà i difensori del Foggia e prova a rendersi pericoloso sottoporta. Deve credere di più in ciò che fa. Allora potrà davvero dire la sua fino alla fine. Bravo Karim.

LEE 5.5 Entra nei minuti finali quando il Foggia si riversa disperato alla ricerca del pareggio e gli spazi lasciati dai pugliesi dovrebbero essere la sua cifra. Invece, manco per niente. Corre a destra e sinistra senza logica, perdendo quei pochi pallone che riesce a toccare. Non sarà mai un fenomeno, come detto da qualcuno. Ma almeno un discreto pedatore, sarebbe anche lecito aspettarselo.

COLOMBATTO 6 Prende il posto di Henderson e lo spirito è quello giusto, quello che ci aveva fatto vedere a inizio stagione. Su un rimpallo prende d’anticipo Martinelli che lo stende. Rigore netto come una casa, che Di Carmine è freddo a trasformare.

BIANCHETTI s.v.

AGLIETTI 6 Doveva portare il Verona ai play off e questo è riuscito a farlo. Costretto a lavorare sulle macerie lasciate da Grosso, per ora, non ha potuto più di tanto. Ma il tempo può essere dalla sua parte, visto che il sempre più probabile slittamento della post season potrebbe dargli più giorni per lavorare con la squadra e ricostruirla anche psicologicamente. Sicuramente l’empatia l’ha portata. Stato dell’animo assolutamente sconosciuto a chi lo ha preceduto. Ma con la sola empatia non si va in serie A. Servono idee.

04
mag 2019
AUTORE giovanni.vitacchio
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 30 Commenti
VISUALIZZAZIONI

1.798

IL PAGELLONE DI CITTADELLA-VERONA

SILVESTRI 5. Sembra aver smarrito quella sicurezza che per tanti mesi lo aveva fatto emergere in questa squadra. E’ mia, è tua, è sua: rischia di rovinare quanto di buono fatto fino ad oggi.

FARAONI 3. La più brutta gara da quando è a Verona. Semplicemente irriconoscibile. Scambia la garra con falli inutili e viene giustamente espulso.

EMPEREUR 4. Scherzato in ogni frangente, sbaglia praticamente tutto quello che c’è da sbagliare.

BIANCHETTI 4. Sembra quello timido e impacciato di qualche anno fa. Finisce inghiottito dentro la mediocrità del Verona e contribuisce in maniera fondamentale all’imbarazzante fase difensiva gialloblù.

BALKOVEC 4. Sembra che giochi ad 1,2,3 stella. Il problema è che quando si gira è sempre in ritardo. E quelli del Cittadella lo fanno fesso quando vogliono.

DANZI 4. Un pesce fuor d’acqua. Francamente così si rischia di rovinare un buon giovane che non è un fuoriclasse. Una delle mosse sbagliate di Aglietti.

COLOMBATTO 4. Un fantasma. Impalpabile in cabina di regia, nullo nelle coperture preventive. La cura Grosso lo ha completamente svuotato. dal 9′st Matos 5. Almeno ci prova. Con scarsi risultati, ma ci prova.

HENDERSON 4. Pareva un buon giocatore, invece era un calesse. Assolutamente inutile è una delle più grandi delusioni di questa stagione. E senza papà Grosso rischia di essere ancora peggio… dal 9′st Gustafson 4: é come mangiare la ricotta. Non sa di niente.

LEE 3: piazzato trequartista vince l’oscar dell’indisponenza. Continua a correre a vanvera, non è mai concreto, sbaglia gol facili. Per favore, pietà!

PAZZINI 5.5. L’unico ad avere qualche sprazzo di orgoglio nella putrida giornata del Tombolato. Ma non strappa la sufficienza nemmeno lui.

DI CARMINE 3. Affonda miseramente senza nemmeno un sussulto. Inutile anche al fianco del Pazzo, è l’emblema del mercato di D’Amico. dal 14′st Almici 5: toh chi si rivede! Torna a giocare e per poco non segna sbagliando un traversone

AGLIETTI 4. Ovviamente il voto è più per Grosso che per lui. Ma in panchina c’era lui ed è stato lui a dire che questa squadra è forte. Quindi gli va chiesto conto. Non convincono le scelte a centrocampo, ci prova, giustamente e con coraggio con Pazzini e Di Carmine, è rimasto attonito per la prova senza carattere di questa squadra. Conoscendolo proverà qualche terapia shock in settimana…

01
mag 2019
AUTORE giovanni.vitacchio
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 29 Commenti
VISUALIZZAZIONI

1.924

IL PAGELLONE DI VERONA-LIVORNO

SILVESTRI 4.5 Eh già, questa volta nemmeno lui riesce a salvarsi da questa figuraccia, solo l’ultima di una lunga serie rimediata da questa “armata Brancaleone”. Condivide con Dawidowicz la papera sul gol dell’1-3 di Murilo. Un errore che distrugge i piani di rimonta del Verona, cominciati a fine primo tempo proprio col gol del polacco. E’ forse la sua unica partita sbagliata in stagione e arriva nel momento meno opportuno.

FARAONI 5 Grosso lo rimette a fare il terzino destro e tutto sommato inizia con intraprendenza, cercando gloria più che altro in fase offensiva. Ma lo slancio dura ben poco perché finisce risucchiato nell’apatia di questa squadra, mai in grado di creare qualcosa di positivo.

DAWIDOWICZ 4 Due dei tre gol subiti dal Verona sono colpa sua. E questa basterebbe per chiudere qui ogni discorso. Sullo 0-2 si fa “uccellare” da Raicevic, che gli sguscia da sotto al naso manco fosse un’anguilla. A fine primo tempo prova a farsi perdonare accorciando le distanze. Ma appena rientrati in campo, dopo l’intervallo, confeziona il più comico dei patatrac, in condivisione con Silvestri, che spiana la strada a Murilo e al Livorno. Per favore, pietà.

EMPEREUR 4 Non ha direttamente sulla coscienza i gol del Livorno, ma gioca comunque tutta la partita in apnea, eccezione fatta per un salvataggio pochi secondi dopo l’avvio della gara. I tre davanti del Livorno sembrano trenta e lui non ha alcun mezzo valido per fermarli. Roba da incubi per almeno qualche notte.

VITALE 4.5 Inaugura una delle giornate più disgraziate nella storia recente del Verona regalando il colpo di testa a Giannetti (non certo un gigante), che ringrazia e porta a casa lo 0-1. Poi, il nulla. Dalle sue parti “nonnetto” Valiani se lo rimbalza a piacimento e lui non riesce nemmeno ad essere propositivo in fase offensiva. Ha una buona occasione per regalare il pari al Verona, ma spara in curva. Da quando è arrivato in gialloblù non è mai riuscito a far vedere le sue qualità. Cominciano a venirmi dei dubbi.

MUNARI 4 Ricordo Munari come un grande combattente, uno che quando ha vestito la maglia del Verona l’ha sempre inzuppata di sudore. Ma gli anni passano per tutti. Rientra dopo tantissimo tempo e dopo un infortunio al ginocchio. Praticamente non pervenuto. Al punto che Grosso lo manda sotto la doccia già a fine primo tempo. Ma non è certo lui il colpevole di questa figuraccia.

GUSTAFSON 4 Il gioco del Verona è alla moviola, lento che più lento non si può. Lui si muove addirittura in slow motion. Una cosa impensabile per una categoria come la serie B: se non corri ti divorano. Ha corricchiato nel primo tempo, nella seconda frazione si è piantato, ciondolando mestamente, in preda ad una condizione fisica preoccupante. O si sveglia, o è il caso di trovare un’alternativa. Perché in discussione non possono ogni volta esserci solo gli allenatori.

HENDERSON 4 Ci si domandava per quale motivo non riuscisse a trovare continuità. Abbiamo ottenuto la risposta che non speravamo. Inesistente.

LARIBI 5.5 Oltre al gol del 2-3 che regala un seppur impercettibile sussulto al Verona, è il meno peggio della giornata, per voglia e corsa. Forse la fascia di capitano lo inorgoglisce e quindi vuole dimostrare di meritarla. La sufficienza è un’altra cosa, ma se non altro l’impegno non è mancato. In tante altre partite, però, nemmeno quello c’è stato.

DI CARMINE 4 L’unica cosa degna di nota arriva al 22° del secondo tempo: un bel colpo di testa che mette in difficoltà Zima. Il resto è da dimenticare. Non vede palla, scortato a dovere da una vecchia volpe come Dainelli. Non ha la personalità per prendersi la squadra sul groppone e forse è stato anche troppo chiedergli di farlo. Il “tafaziano” dualismo creato con Pazzini non ha fatto altro che peggiorare le cose.

MATOS 4 E’ suo l’assist nel gol della speranza gialloblù, a fine primo tempo. Evidentemente ha pensato che potesse bastare perché altro non ha fatto. Lontani i tempi in cui era diventato imprescindibile per questa squadra. Sembra di rivedere lo stesso giocatore spaesato arrivato nel gennaio del 2018 a Verona.

ZACCAGNI 5 Grosso lo fa partire dalla panchina, forse anche per via delle ultime prove non altezza. Entra a inizio secondo tempo, ma il suo impatto non è incisivo e tutt’altro che utile. Tanti gli errori e poca la comprensione nelle giocate con i compagni.

DI GAUDIO 5 Da uno veloce come lui ti aspetti la giocata capace di rianimare la squadra e di riaccendere l’entusiasmo del Bentegodi. Ma te la aspetti per niente, perché non arriva. Non riesce a cambiare il corso di una partita maledetta. Purtroppo ancora un altro flop.

PAZZINI 6 Sono sicuro che ci sarà qualche tifoso che si scandalizzerà per questo voto, come se a me  fregasse qualcosa promuovere o bocciare un giocatore. Ma sapete cosa vi dico, contano i fatti, non le chiacchiere: entra in campo e riesce a fare più lui in venticinque minuti rispetto ai compagni. Prende anche un palo, a Miza battuto. E si spacca il culo per salvare almeno la faccia di una squadra che l’ha persa da tanto, troppo tempo. Prova a spronare i compagni, ma senza successo, incredulo quasi della mancata risposta della squadra.

GROSSO 3 Probabilmente anche oggi il Verona ha perso per colpa dell’ambiente, dei giornalisti non allineati, degli  “scettici, ma anche di quelli non scettici – diceva il mister prima di Verona-Benevento – che in malafede cercano di trasportare dietro di sé le persone deluse dall’annata passata”. Probabilmente il Verona ha perso perché c’era caldo… Caro Fabio, si può parlare di fine di un amore, se questo non è mai sbocciato? Per mesi ti sei arroccato dietro la tua maschera imperscrutabile, cercando colpevoli laddove non ce n’erano, evitando anche solo un pizzico di auto critica. Infinite formazioni cambiate, giocatori fuori ruolo, conferenze stampa tutte uguali. La storia dice che sei stato un eccellente calciatore. Ma dice anche che come allenatore devi mettere un po’ in ordine le tue idee. Paghi per colpe tue, ma non solo. Perché io non dimentico chi ti ha messo in mano questa squadra, dal presidente, al signor D’Amico, che mai una volta ci ha messo la faccia per difendere il tuo lavoro. In bocca al lupo per il futuro. Magari non nella serie B giapponese come Pecchia.

SETTI 4 Non parlava da tempo immemore e si presenta in conferenza stampa per un flusso di coscienza durante il quale comunica l’esonero di Grosso, che solo qualche giorno fa aveva blindato. Vietate le domande dei giornalisti. Per grazia me ne viene concessa una, senza microfono, se non altro per dare risposte ai tifosi. Fine. Il numero uno del Verona non spiega quando verrà comunicato il nome del nuovo allenatore, se verrà adottata una soluzione interna. Non possiamo chiedere cosa possa servire ora un cambio di allenatore, a due giornate dalla fine della stagione regolare. Non possiamo domandare se oltre a Grosso se ne andrà anche D’Amico. Ormai il rapporto tra Setti e la stampa è un monologo al quale giornali e tv possono solo assistere, passivamente. Spettacolo che, credetemi, mi eviterei molto volentieri.

27
apr 2019
AUTORE giovanni.vitacchio
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 20 Commenti
VISUALIZZAZIONI

1.493

IL PAGELLONE DI PESCARA-VERONA

SILVESTRI 6 Nulla può sul gol di Sottil: se lo trova davanti e soccombe. In realtà, durante gli altri ottantacinque minuti di partita non è chiamato a fare gli straordinari, grazie ad un Pescara che dopo averla sbloccata si guarda bene dall’affondare i colpi. Se la cava con l’ordinaria amministrazione, facendosi trovare al posto giusto, nel momento giusto.

BIANCHETTI 5 Sempre relegato a terzino destro, parte bene mettendo una pezza su un’imbucata dei ragazzi di Pillon che vanno vicino al gol, nei primi minuti. Ma si perde clamorosamente Sottil, al 6°, che in solitaria si invola verso la porta del Verona e batte Silvestri. Non si riprende più e va spesso in difficoltà, in tante occasioni anticipato dagli avversari. Finisce la partita in quello che, è bene ricordarlo, è il suo ruolo naturale: centrale E anche lì ci sarebbe qualcosa da ridire oggi.

MARRONE 5.5 Lo si vede in più di un’occasione parlare con i compagni di reparto con fare interrogativo. Ancora qualche incertezza, soprattutto dopo un paio di rilanci avventati. Fortunatamente dopo il vantaggio, il Pescara rinuncia ad attaccare e quindi i danni vengono parzialmente limitati.

DAWIDOWICZ 6 Più autoritario rispetto alle ultime prestazione un po’ così. Qualche chiusura degna di nota, anche se forse qualcosina in più poteva farla in occasione del vantaggio pescarese. Per esigenze tattiche gioca l’ultimo spezzone a centrocampo, cercando di dare un po’ di peso ad un reparto alquanto leggerino.

VITALE 5.5 Al 10° ha sul sinistro un’occasione ghiotta per rimettere il Verona in linea di galleggiamento, ma il tiro è da dimenticare. Meglio in fase di spinta che di contenimento e infatti da un suo bel cross arriva il gol del pareggio. Faraoni ringrazia.

DANZI 5 Soffre dannatamente la fisicità del centrocampo pescarese e non riesce mai a trovare ritmo e spunto. Non è facile per lui, in un momento delicato per il Verona, trovare fiducia e aiutare i compagni a venire fuori da una situazione scomodissima. Si limita al giropalla. Il solito giropalla, soprattutto nel primo tempo, a due all’ora del Verona.

GUSTAFSON 5 Poca roba, onestamente. Non ricordo grandi giocate e grandi imbeccate verso i suoi attaccanti. Ricordo invece un tiraccio al 34°. Soffre gli omologhi di casa che sembrano avere più corsa e voglia di arrivare per primi sul pallone.

ZACCAGNI 5.5 Entra nelle azioni più pericolose (?) del Verona e dimostra, come nelle giornate migliori, capacità di inserimento e vivacità nella corsa. Sbaglia però un’ottima occasione in area di rigore, che avrebbe riaperto molto prima la partita. Viene sostituito per fare spazio a Faraoni, e sembra non gradire quella che ormai sta diventando una consuetudine nel copione strategico di Grosso.

MATOS 5 Le premesse della sua partita fanno pensare a 90 minuti da protagonista. Pronti e via e ha sul destro un bel pallone servito da Zaccagni, ma è bravo Fiorillo a mettere in angolo. Imperdonabile, però, l’errore “calloniano”, solo davanti alla porta del Pescara, al 48°. Il classico gol più facile da segnare che da sbagliare. Evidentemente deve ancora ritrovarsi dopo l’infortunio che lo ha costretto ai box parecchie settimane.

TUPTA 5 In una partita per gente scafata, dimostra tutta la sua giovane età non riuscendo a portare sulle spalle il peso dell’attacco. La sua colpa principale è non riuscire a dare ai compagni il classico riferimento centrale, ostinandosi in alcune circostanze a giocare un po’ da solo. Anche lui si mangia un gol non così proibitivo da mettere dentro.

DI GAUDIO 5 E’ protagonista, al 10°, di una bella triangolazione in area del Pescara con Tupta. Prova il tiro a giro, ma ne esce una mezza “telefonata” per Fiorillo. Da lì doveva assolutamente fare meglio. Poi tanta buona volontà, ma la concretezza è un’altra cosa. Si becca il giallo per una simulazione in area che invece per lui era rigore. Vallo a spiegare al signor Abbattista. Lascia il posto a Lee.

FARAONI 6.5 Per qualcuno sarà il lampo di genio di Grosso, visto che entra in campo e segna subito. Io mi domando, invece, perché sia rimasto in panchina per settanta minuti uno di quelli più positivi in questo Verona. Non deve essere certo lui a rispondere. Oltre al gol, tanta corsa e voglia di ribaltare la partita. Pare ispirato in fase offensiva ma viene costretto dall’allenatore a finire la gara da terzino destro. Che, è vero, sarebbe il suo ruolo. Quasi mai fatto però in gialloblù.

PAZZINI 6- Sarà il nome, sarà quello che volete, fatto sta che quando entra in campo, i difensori del Pescara sembrano un attimo intimorirsi. E ne hanno i motivi, visto che dal suo piede passa un gran bel pallone che avrebbe probabilmente messo ko i padroni di casa. Forse gli rimbalza male e non riesce a centrare la porta. Però lotta, come sempre.

LEE s.v.

GROSSO 5 Riesce a risolvere lo stucchevole dualismo tra Pazzini e Di Carmine mettendo in campo dal primo minuto Tupta. Faraoni rimane in panca, per poi entrare e riacciuffare la gara. Intuizione del mister o errore lasciarlo fuori per settanta minuti? Gli si chiedeva la partita della vita e ne viene fuori un brodino tiepido che non serve a curare questa squadra. I gialloblù partono bene nei primi cinque minuti, ma poi, dopo il gol del Pescara, si sciolgono, come fatto altre volte. Meglio nel secondo tempo, ma non mi pare che ci sia tanto da stare allegri. Di sicuro ha ottenuto ciò che voleva, ossia salvare la panchina. Ma, mi domando: quanto è utile questo punticino? E secondo voi, lo è veramente?

22
apr 2019
AUTORE giovanni.vitacchio
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 6 Commenti
VISUALIZZAZIONI

1.674

IL PAGELLONE DI VERONA-BENEVENTO

SILVESTRI 6.5 Posticipa di una mezz’ora il vantaggio del Benevento, ipnotizzando Armenteros che, al 12°, da due passi, non trova di meglio da fare che centrare in pieno il portiere gialloblù. Nel secondo tempo un paio di belle parate su Viola e Tello. Come spesso accaduto quest’anno, l’unica nota positiva in una giornata disgraziata.

BIANCHETTI 5 L’emblema della sua partita è un cross, all’80°, che finisce praticamente nel settore dei tifosi del Benevento. Impalpabile sia in avanti, sia in difesa. Lo abbiamo detto anche in aramaico, quello non è il suo ruolo. In qualche intervista aveva confessato di divertirsi a fare il terzino destro. Evidentemente ha un concetto di divertimento tutto suo.

DAWIDOWICZ 5 In un difesa che sembra essere colpita da labirintite acuta, lui è il meno peggio. Non il meglio, ma il meno peggio, lo ripeto. Non ha la personalità per prendersi i compagni di reparto sul groppone e la sua lentezza cronica lo costringe, a partita di fatto congelata, a stendere Bonaiuto per il calcio di rigore che Coda trasformerà nello 0-3.

MARRONE 4 Rientra in campo dal primo minuto in quel ruolo tanto discusso e che tante figuracce gli ha fatto rimediare quest’anno. Manco a farlo apposta, i primi due gol del Benevento arrivano proprio dalla sua parte. Per carità, Vitale non ci pensa nemmeno di striscio ad aiutarlo, ma lui ci mette del suo. Con quale criterio, nella seconda rete dei giallorossi, va su Armenteros, già marcato da Dawidowicz, per lasciare tutto solo Coda? Che poi si incazzano se gli dai 4, ma non è che possiamo girare la testa dall’altra parte e fare finta di nulla.

VITALE 4 Bucchi, bravo allenatore del Benevento, lo ammette in conferenza stampa: i suoi ragazzi sapevano di poter far male proprio nei suoi paraggi. Perché sarà anche discreto in fase offensiva (?), ma la difesa… questa sconosciuta. Ennesimo esempio di giocatore preso senza una logica, impiegato in un ruolo non suo che, a mio parere, sarebbe il quinto di sinistra in un 3-5-2. Ma il direttore sportivo illustrissimo è Tony D’Amico, non io.

FARAONI 5 Continua l’involuzione di quello che sembrava, con Zaccagni, poter fare la differenza in questa squadra. Magari non per tecnica pura, ma per grande corsa e intuizioni di gioco, soprattutto in fase di inserimento. Corre a vuoto, in un centrocampo che non ha forza e ancora meno velocità. Tenta la conclusione tra gli sbadigli e l’indifferenza dello stadio.

DANZI 5 Grosso gli affida la regia, in una partita decisiva per il cammino del Verona. Il contesto che si trova attorno è desolante e finisce per essere fagocitato dalla pochezza dei gialloblù. Non ha passo, è troppo timido e non costruisce un’azione degna di questo nome anche perché è costretto a trasformarsi nell’ombra del talentino del Benevento, Ricci.

ZACCAGNI 5 Al 27° del secondo tempo si divora un gol già fatto che avrebbe potuto rianimare lo zombie-Verona. Un errore imperdonabile per un ragazzo con le sue qualità. Ci prova anche a trovare lo spunto e qualche giocata gli riesce pure. Ma nulla di nemmeno lontanamente vicino a ciò che di bello ci aveva fatto vedere fino ad un paio di settimane fa. Carretta lo toglie prestissimo dal campo. Evidentemente la benzina sta finendo. E pensare che siamo nella parte decisiva del campionato. Preoccupante.

MATOS 5.5 L’infortunio patito è ciò che sta facendo la differenza nella sua stagione. Perché prima di farsi male sembrava il Garrincha gialloblù. Dopo il crac le cose non stanno tornando al loro posto. E’ vero, un paio di volte sembra di rivedere qualche movimento interessante e qualche seppur flebile colpo di genio, ma manca sempre l’ultimo passaggio e non concretizza mai. Anche lui esce antitempo in debito d’ossigeno, per fare spazio a Di Gaudio.

PAZZINI 5 Al 39° gli arriva sul testone l’unico bel cross messo da Bianchetti. Vola in tuffo e la spara alta, ma la sensazione è che fosse più facile segnarlo che sbagliarlo. Per il resto, poca roba. Un rigore reclamato che però l’arbitro Nasca non ritiene tale. Visto che nell’assurdo dualismo con Di Carmine ho sempre scelto lui, mi aspetto che, da capitano, faccia qualcosa in più per questa squadra e per questa stagione che rischia di trasformarsi nell’ennesimo fallimento della gestione Setti.

LEE 4 Ha sbagliato tutto quello che c’era da sbagliare. Tutto. Anche le cose più banali, gli stop, i passaggi a due metri. Qua e là un paio di tiracci inutili. E anche lui sotto la doccia prima degli altri. Mah.

DI GAUDIO s.v.

HENDERSON s.v.

LARIBI s.v.

GROSSO/CARRETTA 4 Due pareggi e due sconfitte nelle ultime quattro partite, che facevo parte delle ultime otto da giocare come finalissime. La squadra rispecchia il suo allenatore. Monocorde, monotona, apatica e incapace di reagire nelle difficoltà. Ma d’altra parte, se alla vigilia di quello che è una sorta di spareggio, ti affanni a dire che non sei obbligato a vincere, quale messaggio pensi che possa arrivare alla tua squadra? E alla tifoseria? Al di la delle tante supercazzole e al netto di conferenze stampa tutte uguali, si sta delineando un fallimento clamoroso. Col Verona lontano anni luce dal secondo posto, e per nulla sicuro di arrivare ai play off, obiettivo minimo. Ma il problema sono quelli che criticano, che si permettono di fare domande, quelli che da inizio anno “rompono il cazzo”, come detto dal buon D’Amico, che dopo quella sfuriata senza senso, è tornato nell’anonimato. Giusto dietro il silenzio stampa si possono nascondere adesso.

LEGA SERIE B 4 Con tutta la serie B che gioca alle 21, eccezion fatta per una partita alle 18, considerato il fatto che quest’anno il Verona, in casa, ha praticamente sempre giocato di sera, scegliere questo orario il giorno di Pasquetta sembra una presa in giro. Una decisione che non ha logica e che si palesa in un Bentegodi semi deserto. Perché la volontà, dicono, è riportare la gente allo stadio. Geniali.

TIFOSI VERONA (PRESENTI ALLO STADIO) 10 Nonostante una società, una squadra, un allenatore che hanno creato una spaccatura con l’ambiente, nonostante una serie di partite dove i gialloblù sono stati presi a pallate, loro sono ancora lì. Il giorno di Pasquetta, a sorbirsi l’ennesima delusione, incassata con la solita irriverenza scanzonata. Bravi ad esserci stati. Anche se uno 0-3 di questo tipo, forse, dico forse, imporrebbe una presa di posizione diversa.

09
apr 2019
AUTORE giovanni.vitacchio
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 4 Commenti
VISUALIZZAZIONI

1.560

IL PAGELLONE DI PALERMO-VERONA

SILVESTRI 6.5 E’ lui il motivo di un risultato fin troppo bugiardo. A svantaggio del Palermo, sia chiaro. Un paio di parate fondamentali danno al Verona l’illusione di rimanere in partita fino all’ultimo secondo. Ma illusione era e illusione è rimasta.

BIANCHETTI 5 Male in fase difensiva, inesistente in quella offensiva. Sbaglia tantissimi posizionamenti quando il Palermo attacca ed è dalla sua parte che arrivano le giocate più pericolose dei siciliani. E’ in calo anche fisicamente, visto che già al 60° le impietose telecamere di Dazn lo beccano a boccheggiare, in debito di ossigeno.

DAWIDOWICZ 5.5 Nel primo tempo, nonostante i tanti tiri da fuori del Palermo, non soffre più di tanto, perché i siciliani entrano poco in area. Nei secondi 45 minuti va in bambola e confeziona un paio di giocate horror. Una su tutte un tentato stop di petto con pallone praticamente rasoterra. Si becca anche un giallo del tutto inutile su altrettanto inutile ripartenza dei rosanero.

EMPEREUR 5 Come per il compagno di reparto, il primo tempo riesce quantomeno a tenere fuori dall’area “pericolosa” gli attaccanti del Palermo. Ma pronti e via e al 46° si dimentica che in campo ci sia anche Nestorovski che si infila tra lui e Balkovec per il più facile dei gol. Troppo nervoso.

BALKOVEC 5 Un paio di cross interessanti e poco altro. Quanto al gol che decide la partita, leggere qui sopra.

FARAONI 5 Si capisce subito che non viva la sua miglior serata, perché gli mancano spunto, corsa e quei tempi di inserimento che ultimamente ci aveva fatto vedere. Per carità, ci sta, dopo aver tirato la carretta per un paio di mesi. Certo, se manca lui, che è uno dei migliori, sono “volatili per diabetici”, come diceva Lino Banfi in “Fracchia la Belva umana”.

GUSTAFSON 5 Da lui dovrebbe passare il gioco del Verona. Dovrebbe, ma non succede e se succede nessuno se ne accorge. Lento, lento, lento, non tanto di gambe, ma di testa. Anche lui pare essere in preoccupante debito d’ossigeno.

ZACCAGNI 5 Per lui vale lo stesso discorso fatto per Faraoni, non è serata. Manca di precisione e lucidità nei momenti decisivi e non riesce mai a trovare l’ultimo passaggio, per quanto non è che davanti si sgomitino per dettare il passaggio. Prova la botta da fuori solo in un’occasione e il risultato è disastroso. Gli si perdona una battuta d’arresto. Perché confidiamo che sia solo quello, ovviamente.

LEE 4.5 Indisponente come poche altre volte. Vagabonda per il campo senza una logica e per lunghi tratti non ci si accorge nemmeno che sia in campo. Non c’è veramente altro da aggiungere se non che c’è anche chi, non molto tempo addietro, lo ha addirittura definito “genio”. Maddeché.

DI CARMINE 4.5 Al secondo minuto, dopo una bella combinazione con Faraoni, riesce a farsi largo in area di rigore ma, braccato da Bellusci, stramazza al suolo. Reclama il calcio di rigore, ma riguardando il replay sembra semmai più colpevole per non aver provato a tirare da posizione invidiabile. Il rigore non ci sta, mentre l’occasione sprecata è colossale. Per il resto ancora una prova non degna di quello che doveva essere l’acquisto di lusso dell’estate gialloblù 2018.

DI GAUDIO 4.5 Arrivato a gennaio (per sostituire l’infortunato Ragusa) doveva dare quella vivacità fino a quel momento sconosciuta al Verona. Ebbene, siamo ad aprile e finora i risultati non gli danno ragione perché non è mai in grado di far “svoltare” la partita. Inoltre, si mangia un gol clamoroso, solo davanti a Brignoli, sparando in curva.

HENDERSON 5.5 Entra in campo troppo nervoso, forse arrabbiato per essere nuovamente tornato ai margini della squadra. Si becca in più di un’occasione con gli avversari e questo gli impedisce di essere lucido. Se ci aggiungiamo il fatto che i compagni sono già sull’orlo di una crisi di nervi…

PAZZINI 5.5 Sostituisce Di Carmine e dopo trenta secondi si becca un cartellino giallo per una gomitata su Bellusci. Anche lui, come Henderson, non entra tranquillo e si vede. Trova una buona occasione in area di rigore, a dieci dalla fine, ma spara alla luna.

MATOS 6 Entra bene e va anche vicino al gol. E’ sicuramente mancato a questa squadra, ma ora sembra tardi perché anche lui possa svegliare dal torpore i suoi compagni.

GROSSO 4 Dovevano essere otto partite da giocare come delle finalissime. Il Verona ne pareggia due e ne perde una e buonanotte alle illusioni, alle speranze che solo da tifosi rincoglioniti dal troppo amore ci eravamo fatti. I suoi giocano bene i primi sei minuti (SEI MINUTI), poi spariscono dal campo. Assurdo che Pazzini finisca ancora una volta in panca a intristirsi. I play off sono sempre più vicini e il minimo che si possa raggiungere, per poter poi fare qualche calcolo a proprio favore, è il terzo posto. Così magari, poi, qualcuno in società penserà anche di aver fatto una figata e centrato l’impresa del decennio.