Milioni e milioni di italiani sulla soglia di povertà. Milioni e milioni di italiani tatuati: senza nessuna differenza di sesso, d’età, di reddito. Non che costi poco farseli; poi c’è anche il buonsenso di chi spende per cancellare i tatuaggi fatti, come ha scelto una mia cara amica giornalista.
Ai miei tempi si andava di alcol e Maria Giovanna. I tatuaggi erano sconosciuti.
Oggi come si spiega questa scelta di massa a farseli? E’ un cambiamento “culturale”? Originalità o conformismo? Vuoi lasciare un segno indelebile anche dopo la tua morte?
Nei cimiteri, al posto della croce e del nome del defunto, ci metteremo un suo tatuaggio?
Voi come spiegate questa corsa a tatuarsi che, ripeto, non ha limiti né di sesso, né di età, né di censo?
Non è che siamo di fronte ad un autolesionismo di massa (legato al fine vita della cultura)?

