SE LA PRESIDE CHIEDE IL PERMESSO

 

Se la preside chiede il permesso…succede il finimondo! Perchè il permesso in questione è il permesso di soggiorno. Lo ha chiesto agli studenti stranieri dell’ultimo anno, prossimi all’esame di maturità, la preside dell’istituto Leonardo da Vinci di Padova ed è appunto successo il finimondo; è nato un caso nazionale: con i cobas che hanno presentato un esposto in procura; l’associazione Razzismo stop che denuncia la discriminazione degli immigrati; i dirigenti scolastici regionali che parlano di “errore molto grave”. Si invoca l’intervento chiarificatore del ministro Gelmini; la preside non sa più come cavarsela e cerca di spiegare che non intendeva “ledere i diritti degli stranieri”.

La legge garantisce il diritto all’istruzione ai minori stranieri a prescindere dal fatto che siano o meno regolari. E’ tutto da vedere se i maturandi siano ancora minori, a occhio direi che sono tutti già maggiorenni. Diamo comunque per scontato che la preside abbia sbagliato, che abbia richiesto a sproposito di mostrare il permesso di soggiorno. Ma vi pare giustificato tutto il pandemonio che ne è nato? Ha forse compiuto un reato? Ha discriminato gli studenti stranieri come avveniva con gli ebrei durante il nazismo? E’ più grave una preside che chiede di esibire il permesso di soggiorno a chi non è tenuto a farlo oppure un governo e uno Stato che chiudono gli occhi, che fingono di non vedere centinaia di migliaia di clandestini che bivaccano senza permesso alcuno nelle nostre città? Quale dei due è il caso e lo scandalo nazionale?

Alla fine bisogna arrivare al dunque. L’immigrato finché studia, anche se maggiorenne e clandestino, ha diritto a farlo; se ha bisogno di cure è sacrosanto dargliele a prescindere che sia regolare o meno. Giustissimo. Ma dopo c’è o no un momento in cui andiamo a verificare se è regolare o meno? Possiamo chiedergli di mostrare questo benedetto permesso di soggiorno? Oppure, chiedendoglielo, violiamo quello che troppi ritengono essere il suo vero “diritto”: restarsene da clandestino nel nostro Paese.

Anche perchè alla preside è vietato chiedere il permesso agli studenti stranieri, mentre i vigili hanno l’obbligo di chiedere ai vu cumprà il permesso di controllarli. E sto parlando dei vigili del sindaco filosofo di Venezia Massimo Cacciari (vigili progressisti, si presume) non di quelli del sindaco leghista di Verona Flavio Tosi (vigili fascisti, si presume). Questo sì che meritava di diventare un caso nazionale, mentre è finito in prima pagina solo sul Gazzettino di Venezia: centinaia di vu cumprà sfilati per ponti e campielli, una manifestazione di protesta contro i troppi controlli cui vengono sottoposti dalla polizia municipale veneziana! Si arriva a questo: non puoi controllare se hanno le licenze commerciali, se vendono merce contraffatta, se sono regolari, perchè se lo fai li perseguiti. Mi sembra chiaro anche quale sarà il passo successivo: vietato cercare di prevenire i furti perchè non possiamo tormentare e discriminare i ladri. Altro che violazione dei diritti degli immigrati; ormai è vietato il diritto al buon senso.

(So che è superfluo, ma avrei una replica da suggerire a Silvestro, dubbioso, Frenk e qualche altro: in un Paese in cui il presidente del consiglio è libero di corrompere i testimoni, si può forse vietare ai vu cumprà di vendere merce contraffatta?! O si può sottilizzare se uno ha o meno il permesso di soggiorno quando al Cavaliere Nero tutto è permesso?!)


LA VERA MENZOGNA DI BERLUSCONI

 

 

La camera da letto è l’ultima risorsa rimasta a chi vuole mandare a casa Berlusconi, non con la via maestra della sconfitta alle elezioni, ma con la via traversa della sue frequentazioni sessuali. E così si continua ad insistere sui rapporti che il premier avrebbe avuto o avrebbe con Noemi Letizia piuttosto che con sua madre, con la Carfagna piuttosto che con la schiera delle veline; mentre incombe la domanda di Repubblica sul numero di minorenni che, oltre a Noemi, lo stesso Berlusconi starebbe “allevando”. Ma le anime belle dell’antiberlusconismo sentono un certo imbarazzo: diventa infatti troppo da bigotti questo continuo spiare dal buco della serratura della sua camera da letto. E così sono diventati tutti americani, Berlusca come Bill Clinton: inaccettabile non era il “servizietto” fattogli dalla Lewinsky, ma il fatto che il presidente Usa avesse negato l’accaduto, cioè che avesse mentito.

Quindi è arrivata la virata: anche con Silvio il problema non è più la scopata ma la menzogna. Tutti a dire che Berlusconi ha mentito, che deve andare a casa perchè è inaccettabile che un premier menta ai cittadini. Ha mentito e tanto basta, a casa, eliminato dalla scena politica! Ma mentito su cosa? Possiamo domandarcelo? Non si sarà mica inventato un’intervista di sana pianta come ha fatto l’autorevole inviato Richard Owen dell’autorevolissimo Times? Non avrà mica scambiato il signore per il Signore? (se volete divertirvi andate a leggere cosa racconta sul Giornale di oggi Stefano Lorenzetto di questo Richard Owen).

Tornando a Berlusconi le terribili menzogne del premier non riguardano neppure un rapporto sessuale (che resta tutto da dimostrare) ma le circostanze in cui ha conosciuto il padre di Noemi, Elio; da quanto tempo frequenta l’intera famiglia; improvvisata o premeditata la sua partecipazione alla festa di compleanno?…

Come si vede tutte questioni cruciali per il futuro del nostro Paese, in cui la verità o la menzogna fanno una differenza abissale: possono salvare gli italiani o precipitarli nell’abisso…Ci fosse ancora l’abitudine di occuparsi di politica, invece che spiare dal buco della serratura (sperando di cogliere Berlusconi in fallo, possibilmente con una minorenne), ci sarebbero diverse menzogne da rinfacciare al premier. Menzogne davvero cruciali per il destino del nostro Paese.

Ricordo quella più clamorosa e gravida di conseguenze mortifere: l’impegno di fissare l’aliquota massima dell’irpef al 33%. Una promessa solenne che Berlusconi ha lasciato cadere (dando la colpa a Casini e agli alleati del suo secondo governo) senza che nessuno lo inchiodasse ad un volta faccia così clamoroso (oggi l’aliquota massima è sopra il 43%, più alta di quella del “vampiro” Vincenzo Visco) che ha segnato il tradimento della rivoluzione liberale; che ci condanna a restare il Paese più sovietico dell’Occidente, cioè quello col più alto numero di pubblici dipendenti in rapporto agli abitanti; quello col più alto numero di enti e consigli di amministrazione inutili; un Paese dove perfino la riforma federalista si svuota come un pallone sgonfiato: cosa mi cambia se (ben che vada) pago le stesse tasse di prima e non vengono ridotti gli apparati pubblici ma rischiano anzi di moltiplicarsi come metastasi?

Questa è la vera menzogna su cui inchiodare Berlusconi e mandarlo a casa facendogli perdere le elezioni: Altro che Elio, Noemi, il regalino di compleanno e le pugnette neoclintoniane.

10 DOMANDE A SILVIO, QUANTE A SIRCANA?

 

Come noto Repubblica nel modo più autorevole (con un editoriale firmato dal vicedirettore Giuseppe D’Avanzo) ha rivolto a Berlusconi dieci domande “cruciali” per il futuro del nostro Paese. Del tipo : “Come e quando ha conosciuto il padre di Noemi Letizia, Elio?”, “Quante volte si sono incontrati (col padre) e dove e in quale occasione?”, “Quando Berlusconi ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia?”,”Quante volte ha avuto modo di incontrare Noemi e dove?”,”Al di là di Noemi ci sono altre minorenni che il premier incontra o alleva?”. Dopo di che D’Avanzo sottolinea che i “comportamenti ossessivi nei confronti del sesso potrebbero essere l’esito di una degenerazione psicopatologica di tratti narcisistici della personalità” e conclude con l’ultima domanda:”Quali sono le condizioni di salute del presidente del consiglio?”

Repubblica non dubita di avere pieno diritto d’intrusione nella vita privata di Berlusconi perchè lui è un uomo pubblico; e quindi gli italiani hanno diritto di sapere se a capo del governo c’è un satiro assatanato di sesso, possibilmente minorenne.

Era un uomo pubblico anche un altro Silvio, Sircana, braccio destro e portavoce dell’allora premier Romano Prodi. Sircana che fu fotografato mentre discuteva la tariffa con un transessuale nei viali di Roma. Che conoscesse anche suo padre e dove e in quale occasione? Lo frequantava saltuariamente o abitualmente? Aveva controllato se era o no maggiorenne? Aveva un allevamento di trans? Non è che d’estate Sircana andasse in vacanza in Thailandia? Qualche volta a “distrarsi” in questi viali di Roma aveva forse portato anche il suo premier?…

Quanto sarebbe stato facile rivolgere decine di autorevoli domande anche al Silvio di Prodi. Ma non si poteva assecondare la becera manovra della destra che aveva proditoriamente pubblicato foto attinenti alla sfera privata di Sircana, e quindi prive di rilevanza politica. Così come sempre fin’ora era stato considerato, magari riprovevole, ma privo di rilevanza politica il fatto che Mariano Roumor passasse per gay, che si discutesse della “potenza” sessuale di Spadolini, delle scorribande notturne di Gianni De Michelis, della striminzita sufficienza che Moana Pozzi aveva rilasciato al Bettino Craxi amatore, o del fatto che il grande John Kennedy avesse trasformato la Casa Bianca in una casa di tolleranza. Fin’ora gli eccessi, le tendenze o le debacle sessuali di un leader restavano una questione privata. Con Berlusconi diventano invece pubblica e politica.

Non solo. Assumono un atteggiamento sdegnato e bacchettone proprio giornali come Repubblica che normalmente accolgono le scelte più trasgressive: i diritti dei gay e dei transessuali, le coppie di fatto, i pacs o i dico. Improvvisamente diventa riprovevole che Berlusconi abbia rapporti sessuali (pare frequenti e vivaci) al di fuori del matrimonio. Ma è Repubblica o l’Osservatore Romano a porre le dieci domande a Berlusconi?

Non sarà, per caso, che l’obiettivo del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari sia tanto evidente quanto stantio: cioè eliminare l’avversario politico per via giudiziaria? Magari cambia solo l’ipotesi, la ricerca, di reato: non più evasione fiscale o corruzione di magistrato, ma pedofilia e violenza sessuale su minore. L’importante è riuscire ad eliminare, finalmente Berlusconi dalla scena politica…

Ma allora ha ragione Riccardo Barenghi, alias la Jena, che nella sua rubrica su La Stampa suggeriva a D’Avanzo di porre anche un’undicesima domanda al premier, quella che tutte le altre riessume e arriva dritta al nocciolo della questione: Berlusconi, perchè esisti?

 

ASILO POLITICO E CAVALIERE PADANO

 

 

L’argomento principe con cui l’opposizione e la Chiesa criticano i “respingimenti” di Maroni è che tra i clandestini riportati in Libia possono essercene alcuni o molti in condizione di chiedere asilo politico. A sostegno di questa tesi Gian Antonio Stella sul Corriere di sabato ricordava che il diritto d’asilo è solennemente sancito dall’articolo 10 della nostra Costituzione e che la stessa Convenzione di Ginevra ribadisce che va garantito a chi scappa per il timore di essere perseguitato “per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza ad un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche”. Quindi Maroni e il governo Berlusconi sarebbero dei barbari che violano sia la Costituzione che la Convenzione di Ginevra.

C’è però un piccolo problema di date. La nostra Carta è del 1946 e quella ginevrina del 1951. All’epoca si pensava ai perseguitati politici come ad una pattuglia di oppositori, numericamente simile ai nostri antifascisti che negli anni Trenta chiesero asilo in Francia. Nessuno immaginava di dover dare una riposta a fenomeni biblici come le moderne migrazioni; con decine e decine di milioni di persone che, nella sola Africa, sono in fuga tanto dalla persecuzione politica e religiosa quanto dalla miseria e dalla morte per fame. Se ragioniamo in termini umanitari non si capisce proprio perchè dovremmo dare asilo ai primi ed essere liberi di respingere i secondi: forse fa più pena un adulto perseguitato politico di un bambino che muore di fame? In termini umanitari dovremmo farci carico di tutti. Ma, oltre alla buona volontà, ci vogliono le risorse.

Di fronte a fenomeni di questa portata sarà la comunità internazionale, sarà l’Onu con il suo alto commissariato ai rifugiati politici che, invece di bacchettare il governo italiano, tenterà di dare una risposta adeguata, ripartendo gli oneri tra tutti i Paesi economicamente in grado di sostenerli. D’accordo che, geograficamente, siamo il ponte tra l’Europa e l’Africa; ma nessuno può ritenerla una ragione sufficiente perchè sia il solo nostro Paese a farsi carico della fame e della persecuzione dell’intero Continente Nero.

La colpe, se colpe ci sono, sono dell’intero Occidente e vanno appunto ripartite equamente. Anche ricordando che il colonialismo è finito ed è finita l’occupazione militare. Oggi le risorse dell’Africa sono nella piena disponibilità dei governi africani; governi tutt’altro che democratici ma assolutamente padroni e delle risorse e del destino dei loro popoli. Se poi questi governi continuano a scatenare guerre tribali e religiose, se non mettono le risorse a profitto per favorire la crescita economica e sociale dei loro popoli, l’Occidente cosa dovrebbe fare? Distribuire aiuti che continuano a incamerarsi i vari “signori della guerra” e non arrivano a chi ne ha bisogno? Intervenire militarmente con una “guerra giusta” che instauri o riporti la democrazia? La quadratura del cerchio è tutt’altro che semplice.

E il nostro Paese cosa dovrebbe fare in attesa che arrivi questa soluzione planetaria? Viola la Costituzione se tenta di limitare l’eccesso di ingressi? Deve lasciare le porte aperte per continuare ad essere cattolico e democratico? La risposta è già arrivata con il plebiscito di consensi a Maroni. Così tanti da spaventare anche Berlusconi e spingerlo, come mai prima d’ora, a diventare un…Cavaliere padano.

LEGGI RAZZIALI E NUOVA VERGOGNA

 Si dice: la vergogna delle leggi razziali. Ed è poco. Nel 1938 furono non solo una vergogna; furono un’ignominia, una macchia indelebile nella storia del nostro Paese. Appunto per questo, perché sono state qualcosa di terribilmente serio, vanno “maneggiate” con cura. Non si può cioè evocarle con leggerezza, in modo strumentale, come ha fatto il segretario del Pd Dario Franceschini. Perché altrimenti questa è la nuova vergogna delle leggi razziali: usare la tragedia della persecuzione contro gli ebrei per criticare i provvedimenti adottati nel 2009 dal governo Berlusconi nel contrasto ai clandestini.

Provvedimenti che Franceschini avrebbe potuto criticare e bollare con qualunque termine: repressivi, autoritari, antidemocratici, inefficaci, demagogici. Qualunque termine, ma non razzismo né leggi razziali, per un motivo evidente: i clandestini non sono una razza, sono tutte le razze che – violando le leggi sull’immigrazione (compresa la Turco-Napolitano) – entrano ugualmente nel nostro Paese. Se Maroni e il governo dicessero: intendiamo chiudere le porte agli africani perchè sono neri e inferiori ma lasciarle invece aperte agli slavi perchè sono bianchi e ariani. Se dicessero questo Franceschini avrebbe tutte le ragioni di evocare quelle leggi razziali che discriminarono gli ebrei e solo gli ebrei nell’accesso all’insegnamento e ad altre professioni.

I ladri, tanto intenderci, sono un altra categoria che viola, non le leggi sull’immigrazione, ma le leggi sulla proprietà. Chi mai si sognerebbe di definire i tentativi di contrastare i furti delle “leggi razziali”? Nessuno, nemmeno Franceschini. Anche in questo caso potremmo definire e criticare in mille modi e con mille termini i provvedimenti anti-ladri, ma sarebbe un delirio evocare il razzismo e la tragedia degli ebrei.

Possiamo capire Franceschini, ma non giustificarlo. Comprendiamo che è incalzato da “l’urlatore” Di Pietro, e che cerca di impedirgli di fare il pieno a sinistra urlando come lui e più di lui. Però non è giustificata la vergogna di aver evocato a casaccio le leggi razziali. Per non dire che lo stesso risultato elettorale rimane quantomeno incerto: è così che tampona l’emorragia di voti un moderno partito della sinistra riformista?

QUAL E’ IL VERO KNOW HOW FIAT

 

 

Per cercare di capire cosa abbia combinato la Fiat con Chrysler e cosa tenti (credo invano) di combinare con Opel, per cercar di capirlo bisogna partire dal suo know how. Si può forse sostenere che la capacità, la competenza dell’industria torinese, sia l’innovazione tecnologica? Si, in parte: il diesel common rail è un suo brevetto; ma è un ricordo degli anni Ottanta e la capacità di innovazione di Toyota o Audi negli anni è stata infinitamente superiore. La Fiat spicca forse per capacità di contenere i costi di produzione? Vi pare che abbia saputo mettere sul mercato auto competitive nel rapporto qualità prezzo? Nemmeno i suoi apologeti osano sostenerlo . L’autentico know how Fiat, sviluppato e affinato nei decenni, è un altro: arraffare denaro pubblico. In questo l’azienda torinese è maestra insuperata in Europa e nel mondo.

Sono stati anch’io fuorviato dai toni entusiasti con cui i giornali (con la Fiat sì proprio di regime) hanno salutato l’impresa americana del prode Marchionni: Davide che, generosamente, salva Golia. La rivincita del piccolo Paese, con le sue aziende piccole ma geniali, nei confronti del colosso americano; revanscismo e nazionalismo a palate. Sembrava quasi che avessimo rivinto i campionati del mondo di calcio. Ma come possiamo dimenticare, come potete dimenticare colleghi menestrelli della Fiat, che questo cadavere di azienda è rimasta in piedi solo grazie alle continue iniezioni di denaro dei contribuenti?

Era anch’io confuso e fuorviato finchè non ho letto questa dichiarazione del premier tedesco Angela Merkel la quale ha puntualizzato che il suo governo, per cercare una via d’uscita alla crisi Opel, “non intende spingersi in avventure finanziarie con i soldi dei contribuenti”. Chiarissimo: la Fiat in Germania non troverà denaro pubblico da arraffare, mentre lo ha trovato in America dove il presidente Obama proprio questo ha fatto, “si è spinto in avventure finanziarie con i soldi dei contribuenti”: cioè ha stanziato ingenti finanziamenti federali sia diretti che indiretti (intervenendo sulle banche usa perchè rinunciassero a riscuotere i crediti chrysel) mentre la Fiat non ha tirato fuori una lira. Esattamente come non l’ha mai tirata fuori qui in Italia, incassando contributi per aprire stabilimenti al Sud e rottamazioni varie sempre pagati dai soldi dei contribuenti.

Secondo il suo autentico know how, la Fiat intanto incassa poi si vedrà: nella fattispecie la scommessa punterebbe sul fatto che gli americani – con le loro strade, la loro dimensione e, se vogliamo, anche la loro megalomania – abbandonino i macchinoni per macchinette come la Cinquecento (che i colleghi menestrelli sono arrivati a chiamare “la nostra bambina di latta”). Quando vedrò i cow boy in sella agli asinelli sardi comincerò a crederci.

Ma intanto la Fiat incassa, arraffa, e non sborsa una lira. E anche per l’operazione Opel, fermo restando che la Merkel è molto più scettica di Obama e non da finanziamenti, dovremmo pensarci noi risparmiatori e fornire il carburante. Vi segnalo infatti il titolo di oggi su Repubblica: ”Un gigante a caccia di soldi in Borsa per piegare le resistenze di Berlino”. Le pecore sono avvisate, se poi si prestano all’ennesima tosatura Fiat, scelta e affari loro.

 

LA VERONICA DESNUDA, VELINA INGRATA?

 

 

Qualche spunto per chi resta davanti al computer nel ponte del Primo Maggio. Veronica Lario ce ne ha offerti più di uno.Siete d’accordo con Vittorio Feltri che l’ha definita una “velina ingrata”, mostrandocela per giunta desnuda nella prima pagina di Libero?

C’è anche un caso Feltri oltre ad un caso Veronica? Che Feltri sia libero di nome (del suo quotidiano) e di fatto o che abbia concordato tutto con il Cavaliere che qujesta volta non intende perdonare “signora”?

Ci credete alla motivazione politica – preoccupazione per i criteri “pettoruti” di selezione delle candidature Pdl – addotta da Lady Berlusconi o pensate che i veri motivi dei periodici contrasti con il marito siano di natura patrimoniale? O magari anche sentimentali per colpa di questo presidente così farfallone? L’equiparazione veline-puttanelle-che fan carriera dandola via, equiparazione fatta da Veronica Lario, e non solo da lei, come la giudicate? Non vi sembra un po’ becero-maschilista?

In fine: che differenza c’è tra mettere in lista una gran gnocca oppure un olimpionico oppure un giornalista oppure un rettore dell’università? Non vi pare che facciano tutti un mestiere diverso da quello del politico?


FESTA DELLA LIBERAZIONE…DEI CLANDESTINI

 

 

C’è chi ha festeggiato la Liberazione in un modo, molto concreto, letterale: sono gli oltre mille clandestini che proprio in questi giorni hanno potuto lasciare i centri di identificazione ed espulsione, dopo che è stata affossata dal parlamento la norma che prolungava da due a sei mesi la loro permanenza nei centri stessi. Tutti liberi con un foglio di espulsione in mano che vale quanto la carta straccia e dunque liberi di restarsene da clandestini nel nostro Paese.

Il dibattito che ha caratterizzato questo primo 25 Aprile con la presenza di Berlusconi – deve essere la festa di tutti e non di una sola parte, i partigiani non vanno equiparati ai repubblichini – questo dibattito interessa gli storici, i pochi reduci di entrambe le parti, chi ha avuto il nonno nella Resistenza o nella repubblica di Salò, i fanatici dell’ideologia (magari anche i frequentatori di questo blog); ma la maggioranza dei cittadini, i giovani, le persone che lavorano sono sensibili a ben altri problemi. Perchè la sicurezza nelle nostre città e gli stessi equilibri del mercato del lavoro non sono messi in crisi né dai partigiani né dai repubblichini, ma dall’incapacità della nostra classe politica di governare i flussi migratori.

Voglio ribadirlo al di là di ogni equivoco: la responsabilità non è degli immigrati ma della nostra classe politica che non sa governare il fenomeno (Ed è inutile invocare Sant’Europa, perchè ognuno deve saper togliere le castagne dal suo fuoco): gli stranieri che da noi hanno fatto saltare gli equilibri sociali della convivenza, sia con la pratiche criminali che con il lavoro nero sottopagato, nei Paesi seri come Francia, Germania e Austria, lavorano in regola, mediamente si inseriscono, se serve vengono espulsi con rapidità e determinazione.

Il fulcro di ogni politica dell’immigrazione è la capacità di governare i flussi, di porci un freno, di espellere i clandestini. Rinunciare a farlo equivale a calare le braghe. Aprire le porte dei Cei equivale ad aprire le porte del Paese; e gli effetti sono devastanti. Il Giornale ha tentato di attribuire la prima responsabilità di questa festa di liberazione dei clandestini al Pd di Dario Franceschini che ha presentato l’emendamento al decreto sicurezza. Idiozia totale. L’opposizione, ovviamente, fa il suo mestiere che è quello di cercare di mettere in crisi il governo. Ma è il governo Berlusconi che è caduto nella trappola facendo emergere le proprie contraddizioni su un tema tanto cruciale per il centrodestra.

Per il centrodestra e per la Lega in particolare che da sempre ha fatto del contrasto all’immigrazione clandestina il fulcro delle sue politiche. Maroni non può limitarsi a denunciare il nuovo “indulto” a favore dei clandestini. Doveva impedirlo dimettendosi. Sia lui che gli altri ministri leghisti. Come fa infatti la Lega a minacciare la crisi di governo su un tema secondario ed incomprensibile, quale quello della data del referendum sulla legge elettorale, salvo poi limitarsi a sterili proteste sulla questione ben più pregnante per il proprio elettorato della clandestinità impunita?…

Quanto a Berlusconi vorrebbe cambiare il nome al 25 Aprile e chiamarlo Festa della Libertà. Ma dovrebbe sapere che la libertà, prima ancora che libertà politica, economica, culturale, è libertà dalla paura. E’ libertà di girare per le nostre città senza timore di subire aggressioni, libertà per le coppie di andare nei parchi senza il terrore degli stupri, libertà di abitare dove più ci piace senza far la fine dei coniugi Pellicciardi o Ambrosio. Senza sicurezza non c’è libertà. E oggi sicurezza vuol dire anzitutto capacità di dimostrare agli stranieri che non siamo il Bengodi del crimine e del lavoro nero. Quindi non possiamo celebrare alcuna Festa della Libertà.

 

I GEMELLI SIAMESI E IL 25 APRILE

 

 

Le celebrazioni del 25 Aprile nel nostro Paese hanno avuto l’obiettivo primario, la parola d’ordine, di negare l’esistenza dei gemelli siamesi. Negare ciò che tutta la storiografia del resto d’Europa da per scontato: cioè appunto l’esistenza dei gemelli siamesi, nazifascismo e comunismo, del tutto equiparati quanto a nefandezze. Tutti gli storici (tranne quelli italiani ancora preda de “l’egemonia culturale”) parlano dei due totalitarismi che hanno funestato la storia del Novecento, provocando stragi e devastazioni mai conosciute prima nella storia dell’umanità. Decine e decine di milioni di morti: questa è l’eredità lasciata tanto dal nazifascismo quanto dal comunismo.

Da noi, col fatto che un gemello aveva dato un contributo a seppellire l’altro, si è negato e tutt’ora si nega che fossero gemelli. Lo si fa contro ogni evidenza. In Spagna, tanto per fare un esempio, il gemello fascista franchista seppellì la dittatura che i comunisti stavano instaurando. Ma non per questo portò la democrazia: semplicemente sostituì ad un totalitarismo l’altro. Altrettanto avrebbero fatto i comunisti in Italia se non ci fossero stati gli americani e quegli accordi internazionali che assegnarono il nostro Paese al campo dell’Occidente e delle libertà democratiche.

Fin’ora il 25 Aprile ha cercato, appunto, di negare l’esistenza dei gemelli siamesi. Ed ha potuto farlo appellandosi ad una Costituzione che è fondata sull’identica negazione. Una Costituzione che è antifascista e non anche anticomunista, che chiude tutti e due gli occhi sull’altro totalitarismo. Che giustamente vieta la ricostituzione del partito fascista e ignobilmente permette le varie rifondazioni comuniste giunte fino ai giorni nostri. Ovviamente non sbaglia la storia che – cifre e documenti alla mano – condanna senza appello entrambi i totalitarismi. E’ strabica la nostra Costituzione che ne ignora uno perché l’aveva rappresentato tra i suoi Padri costituenti. (Così come dei costituenti nazifascisti costretti alla convivenza democratica avrebbero stilato una Carta solo anticomunista).

Lo strabismo della nostra Costituzione ha fatto sì che solo gli eredi del fascismo dovessero compiere un’abiura completa per rientrare nel gioco democratico, come successo con Gianfranco Fini che è arrivato a definire il fascismo “male assoluto”. Mentre gli eredi del comunismo, gli eredi di quel Togliatti che fu consapevole e complice dei crimini staliniani, sono sempre rimasti in gioco senza dover compiere nessuna abiura; ed anzi continuando ad alimentare la favola del gemello unico.

Può darsi che oggi il “partigiano Silvio”, scendendo in piazza questo 25 Aprile, ristabilisca una volta per tutte la verità storica dei gemelli siamesi. Ma ormai, appunto, interessa solo agli storici. Poco agli italiani del 2009. Siamo in ritardo di oltre 60 anni

IL RAZZISMO SPIEGATO AL BAGAGLINO

 Il presidente iraniano Ahmadinejad, che da perfetto razzista predica e pratica (tramite Hezbollah) la distruzione della razza ebraica ritenuta inferiore, proprio lui può tranquillamente accusare Israele di essere razzista. Col che diventa chiaro che l’accusa di razzismo è puramente strumentale, non ha più un significato intrinseco e chiuque può usarla contro l’avversario. Lo spiega molto bene Gian Enrico Rusconi che oggi su La Stampa scrive: “Il razzismo è diventato l’indicatore più potente e comodo per stigmatizzare ciò che si considera il male, il nemico. Anzi il proprio nemico. Ma in questo modo la definizione di cosa sia il razzismo è politicizzata” Ognuno cioè la usa a piacimento.

Rusconi ci scuserà ma, più chiaro ancora di lui, era stato…Il Bagaglino che l’altro sabato ha messo in scena questo sketch: due comici litigano su tutto come galletti, ad un certo punto uno lancia all’altro l’accusa “razzista!” e l’altro domanda “Cosa centra?” risposta “Niente. Ma è una parola magica: chi la dice vince, chi la riceve è fregato…”. Perfetto. Non ci fossero tutte quelle donnine scollacciate, direi che Ahmadinejad ha visto il Bagaglino e imparato come si fa.

L’importante è lanciare per primo l’accusa di razzismo. Così è razzista Israele se difende i suoi cittadini dagli attacchi terroristici. Sono razzisti i cittadini del Nord Italia se si lamentano per le troppe erogazioni di denaro pubblico al Sud. Se non soccorriamo e accogliamo ogni barcone di profughi africani siamo razzisti. Non arriviamo nemmeno a domandarci perché, se siamo così intolleranti e xenofobi, tanti stranieri (non solo dall’Africa ma anche dall’Europa dell’Est) vengono proprio da noi e non scelgono invece le grandi democrazie europee – Spagna, Francia, Germania – così avanzate per quanto concerne l’accoglienza e il rispetto dei diritti umani…

Se riportiamo i profughi, rifocillati e curati, sulla costa libica, siamo noi i razzisti e non quel beduino di Gheddafi che si fa pagare tanto a cranio dai mecanti di carne umana per lasciargliela imbarcare nel porto di al Zuwara. Distratti come siamo dalla disputa con Malta, per decidere chi dovesse accoglierli, se noi o i maltesi, ci dimentichiamo infatti che anche quest’ultima carretta del mare è partita da questo porto libico. Berlusconi e Maroni fingono di ignorare l’ovvio: cioè che, se costruiremo a nostre spese la nuova autostrada litoranea libica, questa servirà anzitutto ai trafficcanti di uomini aumentando così gli introiti che a Gheddafi derivano dal flusso di clandestini verso l’Italia. Dovremmo invece riportarglieli indietro scortati dagli incrociatori della marina militare. L’unico linguaggio che il leader libico capisce, ma non si può perchè Gheddafi per primo ci griderebbe “razzisti!”, “colonialisti!”, “imperialisti!”

Sono razzisti i cori da stadio contro Mario Balotelli (che, essendo nero, non può nemmeno essere definito un figlio di buona donna per i suoi atteggiamenti arroganti da bulletto, come si fa abitualmente con i giocatori bianchi). Cori che mi sembrano più manifestazioni di ignoranza e inciviltà. Mentre il razzista autentico, quello che non solo teorizza l’inferiorità della razza ebraica ma ne predica e pratica l’eliminazione, di lui, Ahmadinejad, si dice solamente (cito da l’Unità di oggi) che lancia “insulti a Israele”…Ma, come ci ha spiegato Il Bagaglino, razzismo è una parola magica: chi la dice vince, chi la riceve è fregato.