02
lug 2021
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NEL SEGNO DELLA CONTINUITA’

Il Padova riparte da una società forte, solida. Una proprietà che, dopo aver giustamente versato lacrime amare per un traguardo solo sfiorato per ben due volte all’interno della stessa stagione, ha ora deciso di rialzare la testa e di tenere comunque alta l’asticella degli investimenti per ritentare il salto di categoria l’anno prossimo.

Il Padova riparte da Joseph Oughourlian, Alessandra Bianchi e Daniele Boscolo Meneguolo. Il Padova riparte dal suo direttore sportivo, Sean Sogliano.

In queste ore i dirigenti hanno parlato di razionalizzazione dei costi: giusto, giustissimo, perché si viene da un anno e mezzo in cui a farla da padrona è stata una pandemia, con un protocollo sanitario strettissimo da seguire, gli stadi vuoti e gli sponsor sempre più in difficoltà. Ma in cuor suo il tifoso può stare certo che questa società non lascerà nulla di intentato nemmeno nel torneo che inizierà il prossimo 29 agosto per raggiungere finalmente la tanto sognata (e meritata) serie B.

Sono contenta che si vada avanti nel segno della continuità. Anche io ero per la riconferma di Sean Sogliano. Onesta e sincera, non per quella di Mandorlini. E così è andata.

Spero che siano tanti, aldilà dei contratti ancora in essere, i giocatori dell’anno scorso che accettino di rimanere. Non mi immagino un Padova senza Ronaldo, senza Della Latta, senza Saber. E mi auguro vivamente che ci siano i margini (seppur al momento stretti) per riportare qui anche Mino Chiricò. Non tanto e non solo per i 10 gol e le prestazioni superlative, quanto per l’abbraccio che gli ho visto dare a Ronaldo a Meda dopo il primo gol segnato al Renate nella prima dei playoff. Questo gruppo, aldilà degli alti e bassi, mi ha convinto. E smantellare tutto sarebbe un grave errore, a mio avviso.

Non si dovrà tenere nessuno controvoglia, ma so per certo che, per ripartire, non c’è miglior benzina della rabbia trasformata in voglia di rivalsa, della delusione che diventa desiderio di riprovarci, della volontà di dimostrare di non essere quelli che ad Alessandria hanno pianto, sconfitti, ma quelli che in tante altre occasioni hanno festeggiato insieme una vittoria, ben sapendo di avere un conto in sospeso con un destino che prima o poi deve decidersi a mostrarci il pollice alzato.

Ecco, l’allenatore che verrà dovrà essere quello che cura queste ferite e le trasforma in nuove opportunità. Uno bravo sul campo, ma soprattutto nello spogliatoio, a guardare negli occhi questi ragazzi e ritrovarvi dentro il sacro fuoco della voglia di vincere. Di cancellare quel che è stato con un campionato che, partendo da zero, torni a regalare gioia e soddisfazione alla piazza così come a ciascuno di coloro che torneranno a scendere in campo con la maglia bianca e lo scudo cucito sul petto.

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12 risposte a “NEL SEGNO DELLA CONTINUITA’”

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  1. Crestaaltal scrive:

    Martina scrivi qualche cosa te, perchè qui sembra un cimitero quando chiudono i cancelli.

    1. Crestaaltal scrive:

      Prima amichevole, con una serie A, momenti si vince…. se questo è l’inizio…. !

      1. acp scrive:

        c’è qualche giornalista che può aggiornarci sullo stato dei lavori della nuova curva o siete ancora tutti impegnati nel dirci quanto era bravo candotti? fatto che peraltro al sottoscritto interessa meno di 0.

        • Marcantonio scrive:

          Sulla curva è stato scritto anche su FB, pure con esauriente corredo fotografico!
          Bene hanno fatto a ringraziare Candotti che se ne va dopo ben 18 anni, mica uno. Piuttosto di lamentarti dei ringraziamenti nei suoi confronti, guarda invece all’atteggiamento della società. Quando arrivarono Bonetto e Bergamin, nella rifondazione, la prima cosa che fecero fu trattenere in società tutta la struttura del personale, loro sapevano bene che era importante…anche perchè fosse riconosciuta la continuità .

        1. Marcantonio scrive:

          Kresic al Rijeka la squadra di fiume milita in prima divisione Croata. Intanto un pezzo della difesa se n’è andato…

          1. tifoso ignoto scrive:

            Lo vedo proprio Pavanel che scruta negli occhi la voglia
            di vincere, mi è bastato vedere l’ultima della Feralpi contro
            il Perugia sembravano tanti cani bastonati.
            Siamo al revival, Sogliano pesca sempre nel suo glorioso passato
            col Verona con Mandorlini allenatore della prima squadra e
            Pavanel allenatore degli under, cambia il film ma gli attori
            son sempre quelli, sembra che non si capisca che la storia
            soprattutto nel calcio non si ripete mai. I remake sono sempre
            peggio dell’originale

            • RobyVR scrive:

              Volendo podì sostituir Sogliano con Fusco e dopo torve Pecchia o Grosso, o magari in tandem :D

            • Principe scrive:

              l’ultima della feralpi contro il perugia è stata partita vera, l’ho guardata risparmiandomi l’oscenità di padova sambenedettese e posso dire che il peggiore in campo è stato il guardialinee.
              sul resto non metto bocca. interessa quasi zero per questo calciomercato, sappiamo già che ripetere una stagione da 79 punti con miglior attacco e miglior difesa sarà impossibile. speriamo che le avversarie non siano di livello

            1. Maurizio C scrive:

              Intanto sono contento che quel pallone gonfiato e piccolo uomo di pillon (minuscolo) abbia avuto quel che si meritava. Vai a casa e restaci bauco.

              1. Martina Moscato scrive:

                @Massimo: comprendo lo scoramento. E’ verissimo: ho definito il sodalizio Sogliano-Mandorlini come tanta, anzi tantissima roba. Mandorlini ha fatto a tratti molto bene, ma quando ha fatto male, ha fatto molto male. Nei playoff ha recuperato lucidità e mentalità ma non è bastato, anche perché con l’Alessandria nella gara di ritorno ha fatto scelte che non ho capito. Non c’era margine per farlo rimanere secondo me. Ma credimi che smantellare tutto sarebbe un errore. Ci saranno anche giocatori più forti in alcuni ruoli in giro per la serie C ma ricominciare da zero ci farebbe disperdere un patrimonio che comunque si è creato in quest’ultimo disgraziato campionato. Un patrimonio tecnico-tattico ma anche emotivo, caratteriale. Mi viene in mente il campionato 2002-2003 quando perdemmo ai playoff contro l’AlbinoLeffe con il capocannoniere (Ginestra 22 reti). Succi (11 gol) e Sotgia (7 gol). L’anno dopo smantellammo tutto con l’arrivo di Glerean: andarono via tutti i pilastri del Padova dell’anno prima. Il risultato te lo ricordi vero? Un caro saluto Martina

                1. massimo scrive:

                  Mi ricordo che al sodalizio Sogliano-Mandorlini è stata definita “tanta roba” che poi si è verificata “poca roba”.
                  Sperare che rimangano in tanti non so sino a che punto sia un bene, del resto con questi giocatori non si è vinto nulla né il campionato né i playoff , e la colpa non è soltanto di Mandorlini, in campo non ci andava lui, e francamente ho visto tanti giorcatori avversari, nei vari ruoli, ben superiori per determinazione e freschezza agonistica ( che alla fine è quella che serve) a certe “prime donne” con poca umiltà. Quindi quando si vince si vince tutti e viceversa quando si perde si perde tutti , pertanto ….
                  I campionati non si vincono con i nomi , e penso che quest’anno, molto più degli altri, ci sia stata la dimostrazione ma non so se qui a Padova ciò si sia ancora capito.
                  Certo prima o dopo si andrà in B, anche perché nel prossimo torneo non vedo nessuna squadra di un certo livello.
                  Per quanto riguarda la Società vero che da continuità ma non basta solo quella, ci vuole ben altro oltre ai soldi.
                  E comunque molti tifosi si sono allontanati,forse a ragione, troppa serie C, troppe batoste e troppo derisi dalle altre Venete.
                  Massimo

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