E’ sempre più evidente che lo scontro tra Berlusconi e i magistrati è la madre di tutte le battaglie, dal cui esito dipende la sopravvivenza stessa dell’attuale governo e del Cavaliere in quanto leader politico. Partendo da questa premessa, e a seconda che si tifi per la caduta o per la vittoria di Berlusconi, dovrebbero essere chiare le tattiche contrapposte. Mentre mi sembra ci sia una certa confusione, in entrambi i campi.
L’esortazione rivolta dal ministro Alfano ai magistrati – a non andare in televisione, a non partecipare a convegni o addirittura ad iniziative di partito, e a lavorare invece nei tribunali in modo serio e riservato – è infatti un’esortazione perfetta. Perchè non c’è dubbio che chi amministra la giustizia risulta tanto più credibile agli occhi dei cittadini quanto più adotta uno stile di vita diverso da quello di noi cittadini comuni (che siamo, appunto, soliti schierarci politicamente, partecipare a incontri e manifestazioni di piazza; che sbaviamo all’idea di esibirci in tivvù).
Per i magistrati vale (dovrebbe valere) una regola simile a quella dei sacerdoti. Sono patetici i tanti pretini che hanno rinunciato perfino a vestirsi da preti, che non portano più nemmeno una croce all’occhiello della giacca, che indossano jeans e maglioni per apparire oltre che per essere in tutto identici ai laici, che hanno vizi e passatempi uguali ai nostri, che ti esortano a dargli del “tu”…Patetici perchè loro per primi hanno rinunciato alla sacralità del proprio ruolo: con un prete in jeans e maglione, cui dai del “tu”, puoi andare a giocare assieme a briscola al bar…Ma non ti passa nemmeno per l’anticamera del cervello che possa essere il tramite a Dio, quello che ti amministra dei Sacramenti che siano veri Sacramenti. Dopo aver visto un don Mazzi superstar in tivvù come si fa a prendere da lui l’Eucarestia?…Ed infatti la credibilità della fede è crollata agli occhi della larga maggioranza degli italiani, proprio grazie al comportamento di quelli che avrebbero dovuto essere i primi “promoter” della fede.
Esattamente come la credibilità di una giustizia con la g maiuscola, cioè “cieca” e al di sopra delle ideologie, è crollata quando i vari magistrati hanno cominciato ad andare in televisione a lanciare i loro programmi politici di parte; quando un Antonio Ingroia – per venire ad uno dei casi recentissimi – partecipa ai convegni dell’Idv di Di Pietro e dice quello che ha detto di Berlusconi. Quando ci sono toghe presenti perfino alle manifestazioni dei no global.
Ma torniamo alla questioni delle tattiche. L’entourage di Berlusconi, ministro Alfano in testa, non ha alcun interesse a cercare di riportare i magistrati sulla retta via, a fargli riconquistare credibilità. Ha anzi l’interesse di sputtanarli ulteriormente agli occhi dei cittadini. E quindi il ministro della giustizia dovrebbe dire l’opposto di cioè che ha detto: andate in tivvù, mostratevi tutte le sere e su tutte le reti, parlate ai cittadini, impegnatevi a tenere alta la tensione sulla legalità! Al contrario chi ha a cuore la sacralità della Giustizia – il presidente Napolitano in testa, Di Pietro, Travaglio, Santoro…Silvestro e Federico – dovrebbero usare le parole di Alfano e dire ai magistrati: non esibitevi inutilmente, lavorate in silenzio, mostratevi il più possibile diversi dalle persone comuni che operano in balia delle passioni ideologiche!

