E CI RISIAMO…

Era prevedibile che al fischio finale di Giana Erminio-Padova sugli spalti occupati dai tifosi padovani si scatenasse l’inferno. I supporters biancoscudati hanno infatti assistito alla terza partita contro l’ultima in classifica in cui Ronaldo e compagni non sono riusciti ad andare oltre un deludente pareggio. Era successo a Sesto San Giovanni contro la “Pro”, in cui il Padova aveva incassato il 2-2 nei minuti finali, era successo a Mantova, dove all’iniziale vantaggio di Ceravolo, aveva risposto Bertini su punizione, è successo al “Città di Gorgonzola” dove la truppa di Massimo Pavanel si è ritrovata addirittura a dover recuperare un gol di svantaggio, preso in maniera clamorosa, con Tremolada libero di farsi tutta la fascia e di mettere in mezzo il più invitante dei palloni senza che nessuno sia riuscito minimamente a contrastarlo. Non Ronaldo, non Germano, non i difensori centrali, desaparecidi. Era normale, dicevamo, che il pubblico di fede padovana non avrebbe nascosto il suo disappunto e avrebbe innanzitutto invitato, come è stato, i giocatori a tirare fuori gli attributi. E’ difficile infatti trovare le parole di fronte ad un primo tempo letteralmente regalato, a una ripresa in cui ci si è svegliati solo dopo il gol del pari di Della Latta e, in generale, davanti a una squadra apparsa eccessivamente nervosa e inconcludente. Dopo che nelle ultime uscite, a Piacenza, con la Pro Vercelli e contro la Juventus Under 23, si era finalmente rivisto il Padova combattivo e sul pezzo di inizio stagione.
I giocatori sono andati sotto la curva e si sono giustamente presi le critiche, ma i primi a farsi avanti, quasi a scavalcare la squadra per metterci la faccia a muso duro, sono stati il direttore sportivo Sean Sogliano e l’allenatore, Massimo Pavanel, come a dire: se non li avessimo tirati fuori gli attributi questa partita l’avremmo persa. Si è subito capito che Pavanel, pur riconoscendo che la sua squadra nell’approccio è stata irriconoscibile, non accetta di sentirsi dire che deve mettersi da parte, anzi. Il tecnico vuole continuare a lavorare, a impegnarsi, a volere il bene di una piazza che ama e che vuole portare in B.
E’ però indubbio che qualche problema questa squadra ce l’abbia. E’ troppo ondivaga, non è costante, alterna prestazioni con approcci devastanti a partite in cui si fa devastare dall’avversario, specialmente quando è di bassa classifica e e sa dare fastidio. La società si è affrettata a dire che Pavanel non è in discussione e ci mancherebbe ma domenica prossima contro il Sudtirol, nell’attesissimo e accesissimo scontro diretto, il Padova non può sbagliare, visto che gli altoatesini sono volati nuovamente a +6. E da lì in poi non ci si potranno più permettere passi falsi non tanto nel risultato quanto nell’atteggiamento. Continuità, stabilità, equilibrio, chiamiamo quel che è mancato a Gorgonzola e in altri campi con qualunque nome, l’importante è ritrovarlo, subito, senza riperderlo più.

L’INNO ALLA GIOIA

La domanda mi è sorta spontanea e forse era la più scontata che potessi fare a Massimo Pavanel al termine della sfida che ha sancito il ritorno alla vittoria in casa contro la Pro Vercelli dopo il successo di Piacenza della domenica precedente. “Cosa è cambiato nella vostra testa nelle due settimane in cui vi siete ritrovati a non poter giocare per via del rinvio della sfida contro la Juventus Under 23?”. La risposta dell’allenatore del Padova però è stata tutt’altro che scontata, così come non erano state scontate le frasi che aveva usato il giorno prima per caricare squadra e ambiente prima della partita con la “Pro”, dicendo “Siamo il Padova: ce la dobbiamo giocare contro tutto e contro tutti!”. Mi ha profondamente colpito e per questo la riporto qui: “Ai giocatori ho semplicemente fatto presente che devono essere consapevoli di giocare in una piazza importante e affamata di calcio, che è pronta a spingerci se noi le diamo gli input giusti. Spetta proprio a noi dare i giusti segnali. Dobbiamo rinforzare lo spirito di squadra, sapere di essere il Padova ed essere orgogliosi di scendere in campo per vincere. Non dobbiamo sentire la pressione: le pressioni sono altre nella vita, sono quelle di un operaio che si sveglia alle 5 del mattino per andare a lavorare in miniera. Scendere in campo per giocare a calcio per noi deve essere un inno alla gioia, un inno alla vita. Vivendola così, ho detto ai ragazzi, vedrete che si farà molto più leggera la cosa…”.
Inno alla gioia. Inno alla vita. Musica per le mie orecchie. E anche, spero, per quelle dei tifosi. Ecco quali sono le corde toccate dall’allenatore nel momento di crisi della squadra dopo il pari di Mantova e il momentaneo -9 dal Sudtirol. Le corde del cuore. Le corde del senso di appartenenza a una città che è sì esigente con la sua squadra, specialmente dopo la doppia mancata promozione della passata stagione, ma che è pronta a dare il massimo sostegno se viene “solleticata” dai giusti input. Se si trova di fronte un gruppo che non fa mai venire meno la prestazione, che tiene duro, che non molla fino al 97esimo e oltre. Certo il Sudtirol continua a volare, a non perdere, a non subire gol, ma in questo momento davvero meglio non guardare in casa d’altri e perseverare in questo percorso di crescita mentale e interiore che può portare lontano, anche e anzi soprattutto in termini di classifica.

REAZIONE DA GRANDE SQUADRA, ORA EQUILIBRIO

Dopo due settimane di sosta (forzata perché contro la Juventus Under 23 non si è potuto giocare per via del rinvio chiesto dai bianconeri mica perché si sono fermati tutti!) il Padova ha lanciato il segnale che doveva lanciare in terra piacentina. Lo dico subito a scanso di equivoci o di (apparenti) facili entusiasmi: il Piacenza visto all’opera al “Garilli” domenica scorsa ha fatto davvero poco per provare a tirare dalla sua parte l’inerzia della partita. Ma il Padova ha comunque disputato fin dal primo minuto la partita che doveva disputare, stroncando sul nascere qualunque velleità dell’avversario, comportandosi da squadra con gli attributi. Da squadra che, nel momento della critica feroce, non si è indebolita piegandosi ulteriormente su sé stessa ma ha invece sollevato la testa mostrando che sì, qualche problemino c’è stato e c’è ancora da risolvere, ma che la qualità è quella della squadra che merita di sostare nei piani alti della classifica.
Il ciclo di partite che mancano da qui al 21 dicembre (Pro Vercelli in casa, Giana Erminio fuori, Sudtirol all’Euganeo, Virtus Verona al Gavagnin Nocini e Renate all’Euganeo il 21 dicembre) dirà molto (ma non ancora tutto) sulla posizione in classifica che potrà essere occupata dai biancoscudati a fine stagione. Bisogna però affrontarlo con equilibrio. Senza esaltarsi quando si vince, senza deprimersi se si perde, senza intristirsi se arriva un pareggio in una gara in cui ci si aspettava di vincere. Non è facile a Padova far proprio questo concetto, ma bisogna provarci (ed evidentemente lo dico a me stessa per prima!). A fine 2021 poi tireremo le prime somme della stagione.

PADOVA, ORA L’OUTSIDER SEI TU

La corsa del Sudtirol nel girone A di serie C non si ferma. La squadra altoatesina ha vinto anche questa domenica, battendo 2-1 il Seregno in trasferta e conquistando il successo numero 11 in stagione, con soli 3 gol al passivo. Ora è prima con 36 punti, a +7 dal Renate secondo e a +9 dal Padova, costretto a rimanere alla finestra per il rinvio della sfida contro la Juventus Under 23 e scivolato addirittura al quarto posto.
A guardare la classifica è normale provare un po’ di scoramento, visto che fino a poche settimane fa in alto c’erano i biancoscudati, primi a punteggio pieno in seguito alle 6 vittorie nelle prime 6 giornate di campionato e comunque davanti a tutti fino alla nona giornata, quella della vittoria sul Trento, ma non è ancora arrivato il momento di demoralizzarsi del tutto. Sarebbe l’errore più grave. Innanzitutto perché siamo appena alla 14esima giornata e non ha proprio senso pensare che il destino della stagione sia già scritto: i campionati si vincono in primavera e questo il Padova lo sa benissimo perché è stato proprio nell’ultima parte del torneo che l’anno scorso se lo è fatto sfuggire, dilapidando un vantaggio di 7 punti in poche giornate. C’è poi da dire che il Sudtirol visto nel recupero contro il Legnago e nella sfida al Seregno non è squadra irresistibile: è vero che ha vinto entrambe le partite e che mister Javorcic è riuscito in questi primi mesi di lavoro a dare certezze e solidità alla squadra, ma il Padova, questo Padova, il Padova di Donnarumma, Ronaldo, Chiricò, Della Latta, Saber, Ceravolo e di tutti gli altri, davvero non deve temerlo o pensare di essere da meno. Nemmeno per un secondo. C’è poi da dire che, insieme al Padova, anche il Sudtirol l’anno scorso si è divorato il campionato all’ultimo miglio e nello stesso campo in cui la squadra biancoscudata ha perso la sua promozione diretta a causa del gol di mano di Gomez, ovvero Trieste. Perdendo 3-2 lì gli altoatesini hanno favorito l’ascesa del Perugia che poi è volato in serie B con 79 punti, gli stessi del Padova ma con due gol di vantaggio nello scontro diretto. Quindi? La conclusione non può che essere quella che vede il Padova assolutamente in corsa e a portata di obiettivo. Con un’aggiunta che non è cosa da poco visto lo stato d’animo perennemente negativo dell’ambiente: ora sono gli uomini di Pavanel ad essere l’outsider di turno. Non sono più lì primi costretti a vincere per non farsi prendere. Sono quarti (con una partita in meno però) con la necessità di inseguire. La situazione storicamente ideale dalle nostre parti per tirare fuori il meglio e rimettersi in carreggiata, tosti più che mai. Ora, caro Sudtirol, sei tu che devi tenere la distanza, che devi dimostrare di non perdere colpi, di non inciampare, di essere forte aldilà di ogni diretta concorrente e di ogni imprevisto. Non avrai nemmeno tu vita facile, la serie C lo insegna da sempre.

UNA SQUADRA DA 8 CHE GIOCA DA 5,5

“Sono incazzato e molto, ma non con la squadra bensì per la squadra. Mi piacerebbe che quando i giocatori si creano le condizioni per portare a casa una vittoria non facessero rientrare in partita l’avversario vanificando l’importantissimo lavoro che loro stessi fanno in settimana con tanto impegno”. E’ più che normale che l’allenatore del Padova, al termine della sfida pareggiata a Mantova per l’ennesima volta con la consapevolezza di aver lasciato per strada 2 punti assolutamente alla portata, abbia difeso i suoi uomini pur non riuscendo a nascondere la rabbia e il conseguente travaso di bile. Quello che non è normale è che invece la squadra continui a cadere nei soliti errori, in ingenuità francamente evitabili, e a incappare in alti e bassi, tattici e umorali, non da squadra che vuole vincere il campionato ed è stata costruita per centrare l’obiettivo. E’ su questo secondo aspetto che, a mio avviso, va focalizzata l’attenzione in questo lunedì 8 novembre 2021. L’allenatore ha evidentemente le sue responsabilità (che non smette mai di prendersi in pubblico così come in privato) perché è oggettivo che non riesca a far rendere al meglio con continuità il potenziale incredibile messo a sua disposizione, ma questo enorme “potenziale” deve darsi una svegliata e pure alla svelta. Non si può andare a vedere una squadra da 8 e assistere a gare in cui si esprime da 5,5. Quando andavo a scuola e mi capitava di prendere 5,5 in un compito in classe o in un’interrogazione quella santa donna di mia madre si incazzava con me in modo molto più vigoroso rispetto a quando prendevo 4 perché era evidente che col 4 non ci avevo capito niente e avevo sbagliato tutto dall’inizio mentre col 5,5 invece non mi ero impegnata abbastanza. Ecco, è questo che dà fastidio al tifoso: avere l’impressione e a tratti la certezza che questo gruppo sa di essere una spanna sopra agli avversari ma non mette in campo abbastanza carattere e determinazione per dimostrarlo coi fatti e con le prestazioni. Ripeto: il tecnico ha le sue responsabilità e deve trovare al più presto una quadra che garantisca continuità di risultati e di rendimento ma non può succedere ogni anno, da queste parti, che sia sempre e solo colpa di chi siede in panchina se le cose a un certo punto iniziano a girare male. I giocatori devono guardarsi negli occhi e, come è successo contro l’AlbinoLeffe, mettersi a disposizione l’uno dell’altro, fare la corsa in più uno per l’altro, recuperare un pallone in più l’uno per l’altro per crescere insieme e diventare così una squadra in grado di far fronte allo strapotere del Sudtirol e alla concorrenza delle altre che ambiscono alla parte alta della classifica. Scene in cui si rimproverano a vicenda smontandosi anziché caricarsi non ne vorremmo vedere più.

I FAMOSI SEGNALI

La vittoria contro l’AlbinoLeffe in campionato, seguita dal successo in Coppa Italia contro l’Entella, ha restituito al Padova la serenità che aveva perduto dopo il mezzo passo falso di Sesto San Giovanni e il passo falso intero di Salò. Non sono solo i 3 punti ad aver rimesso i biancoscudati in riga dopo il primo sbandamento di stagione, quanto l’atteggiamento. I famosi segnali positivi che tutti volevano vedere ed in effetti hanno visto. A me personalmente ha colpito la corsa di Cosimo Chiricò verso la panchina a braccia allargate subito dopo che aveva incastonato la prima perla di giornata sotto l’incrocio dei pali: l’esterno brindisino ha voluto dimostrare che la voglia di essere gruppo, di fare la corsa in più per il compagno, di sacrificarsi, di correre c’è in lui come in tutti gli altri e che tutta la squadra è in sintonia con il suo allenatore.
Già, Massimo Pavanel. Non deve aver dormito molte ore nelle due settimane che hanno preceduto la sfida all’AlbinoLeffe. Gli è cascata addosso la prima crisi da gestire (ed è normale che capiti, nell’arco di un campionato lungo 38 giornate, un momento no, anzi pure più di uno) ma non solo quella: l’allenatore del Padova si è ritrovato a dover gestire anche la negatività e le critiche della piazza ancora figlie dell’amaro epilogo della passata stagione più che del momento attuale. Devo dire che questo primo esame l’ha superato bene, ritrovando immediatamente l’equilibrio e la coerenza che di lui ci hanno colpito fin dal suo primo giorno all’ombra del Santo.
“Io vivo il mio lavoro con passione – ha detto – più che andare a letto pensando al Padova e risvegliarmi pensando al Padova non so cosa potrei fare”. Un messaggio che rasenta la dichiarazione d’amore, direi. Ecco, questo mi piacerebbe che la Padova del pallone lo recepisse, scrollandosi di dosso i fantasmi della passata stagione che ancora aleggiano. Questo allenatore e questi giocatori davvero ci stanno mettendo anima e cuore perché loro per primi vogliono cancellare dalla memoria e dal cuore quello che è successo l’anno scorso e raggiungere il traguardo della serie B mancato per ben due volte.
Capiterà ancora che sbagliamo una partita, che ne leggiamo male un’altra, che Pavanel fa giocare uno piuttosto che un altro, magari in quel momento più in forma, che pareggiamo invece che vincere, che perdiamo invece che pareggiare. Ma non dobbiamo commettere l’errore di arrivare subito alle conclusioni più affrettate, chiedendo decisioni drastiche e improvvisi cambi di rotta della società. Non adesso perlomeno. E’ ancora tempo di lasciare tempo. E serenità soprattutto a chi sta lavorando per raggiungere l’obiettivo massimo.

PADOVA NON FARE DRAMMI: ALZATI E RIPARTI!

Lo sapevamo fin dall’inizio. Fin dal primo giorno di ritiro. Sì lo sapevamo che i tempi duri ci sarebbero stati. Che le avversarie che castigano sarebbero arrivate. Che qualche tunnel da attraversare prima di rivedere la luce si sarebbe posto dinanzi al cammino del Padova. Solo che, dopo le 6 vittorie nelle prime 6 giornate, ammirati dal poker di Legnago, dal 2-0 in scioltezza contro la Triestina all’Euganeo e dalle rimonte contro Pergolettese, Pro Patria e Fiorenzuola, ci eravamo, diciamo così, un po’ alleggeriti dal pensiero.
Ovviamente ci ha pensato il campionato a farci tornare coi piedi per terra e le prestazioni tutt’altro che impeccabili del Padova contro Pro Sesto prima, col pari preso scioccamente a una manciata di secondi dalla fine della partita, e Feralpi poi, con una sconfitta incredibile. Dopo un inizio spettacolare, insomma, è arrivata la prima crisi stagionale.
Come in ogni crisi, l’unico errore che a mio avviso non va fatto è quello di voler per forza trovare subito uno o più colpevoli o, peggio ancora, un capro espiatorio o un nemico da abbattere. La situazione che sta vivendo la squadra non è piacevole, certo, ma non si può già puntare il dito contro questo o quel giocatore o, peggio ancora, contro l’allenatore. Massimo Pavanel in questo momento è in difficoltà e si vede: a Salò ha messo in campo nel primo tempo una squadra senza i suoi principali punti di riferimento, ha spostato di nuovo a centrocampo Ronaldo dopo aver detto più volte che sulla trequarti esprimeva meglio il suo grandissimo potenziale, ha cambiato molto anche in difesa laddove fino a questo momento non aveva toccato quasi nulla al netto di assenze e squalifiche di qualche singolo elemento. Nella ripresa poi la sua squadra non è riuscita mai a essere determinante negli ultimi metri nonostante un assalto in 11 contro 10 praticamente costante. Che si fa in questi casi? Vien da chiedersi. Ebbene in questi casi ci si siede tutti insieme, ci si guarda negli occhi, ci si confronta serenamente e si deve cercare di recuperare lucidità. La lucidità che è stata tolta al Padova dai risultati che non sono più arrivati e dall’ambiente che alle prime avvisaglie negative si è agitato, memore di quanto successo l’anno scorso in campionato e ai playoff.
E’ ora che il Padova deve dimostrare di non essere forte solo sulla carta. Ma di esserlo anche dentro. Di essere consapevole che le avversarie faranno di tutto per metterlo in difficoltà ma che lui può batterle tutte, se solo non perde la testa e recupera appunto la lucidità. Il primo a fare questa operazione dovrà peraltro essere proprio Pavanel: a Salò era giustamente affranto, abbattuto, ha faticato a trovare le parole per spiegare la prestazione. Ora passato il primo comprensibile momento di scoramento deve riprendere il toro per le corna con decisioni e scelte che siano chiare e coerenti. Come lo sono state nelle prime giornate di campionato.

LE FRAGILITA’ DEL PADOVA

Avvio un po’ leggero. Il primo gol preso alla maledetta. La reazione veemente. La rimonta. Il sorpasso. Il rigore della possibile tranquillità sbagliato. La beffa finale. Tutto in 95′. Un campionario di episodi così ampio (e sfortunato) di solito si spalma in più partite, al Padova invece a Sesto San Giovanni è caduto addosso per intero in un unico match, con una pesantezza da mettere alla prova, a durissima prova, per la prima volta dall’inizio della stagione, la stima smisurata dell’ambiente nei confronti della squadra. Il primo ad alzare la mano e a dire: sì, abbiamo buttato via due punti e sbagliato tanto, troppo, è stato l’allenatore Massimo Pavanel, visibilmente provato a fine gara. Anche i tifosi, però, sono in questo momento toccati nel profondo dalle fragilità di una squadra che nelle prime giornate sembrava una corazzata inarrestabile e dalle certezze incrollabili. Il problema non è il pareggio in sé, che magari a fine anno potrebbe pure fare la differenza in positivo se questo punto sarà determinante per arrivare primi davanti a tutti gli altri, ma la dinamica assurda con cui è arrivato. Una squadra esperta e di qualità come il Padova non può permettersi di inanellare nella stessa gara una serie così lunga di cavolate. Non può prendere un gol come quello di Gattoni nel primo tempo, in cui due giocatori non chiudono sul cross e a centro area uno dei due centrali e il terzino sinistro fanno le belle statuine. Non può ribaltare il risultato a suo favore con determinazione, lasciando perfino per strada altre palle gol importanti, e poi farsi sfuggire l’occasione di chiudere la gara su calcio di rigore. Non può amministrare con fatica il 2-1 fino a una manciata di minuti dalla fine e poi incassare il 2-2 così. Facendosi infilare da un giocatore che arriva a tirare dopo aver ricevuto palla dal lancio lungo del suo portiere, superando senza affanno due biancoscudati e con Donnarumma in porta praticamente immobile. Troppi i difetti sfoderati tutti insieme in una trasferta che voleva dire molto dal punto di vista della continuità di risultati dopo il ritorno alla vittoria contro il Trento.
Il Sudtirol, la vera grande antagonista di questo campionato, non aspetta. Ha vinto contro il Piacenza 2-0 e si è portata a meno due dalla vetta con una partita ancora da recuperare, quella sospesa per impraticabilità di campo contro il Legnago. Il primato del Padova vacilla ed è arrivato il momento di difenderlo con le unghie e con i denti, di tenerselo stretto, a qualunque costo. Se il Padova fa il Padova il porto sarà sempre al sicuro. Ma occorre intervenire subito per apporre i correttivi che servono, per tornare ad esprimersi ai livelli che si addicono a una squadra che vuole vincere il campionato. Ora però. Subito. Perché poi non sia troppo tardi.

VITTORIA COL BRIVIDO

Ritorno alla vittoria doveva essere e ritorno alla vittoria è stato. Non importa come, non importa se si è sofferto un po’ troppo nel finale, quando il Trento non solo ha accorciato ma ha anche sfiorato la mezza impresa andando vicino al pareggio con Simonti. Il Padova veniva dal pari contro il Seregno all’Euganeo che aveva lasciato l’amaro in bocca perché per la prima volta la squadra biancoscudata si era fatta rimontare e dalla sconfitta contro il Lecco ancora più difficile da digerire perché sotto di due gol il Padova l’aveva rimessa in piedi e se l’era poi lasciata sfuggire di mano. Era più che mai necessario tornare a fare i 3 punti e così è stato contro un Trento che si è dimostrato matricola davvero terribile. Certo poi il Padova dovrà in queste poche ore che lo separano dalla prima di due trasferte consecutive, quella di mercoledì a Sesto San Giovanni contro la Pro, guardarsi un po’ dentro e capire cosa è successo in quegli ultimi frangenti della sfida di domenica. Qual è stato lo stato d’animo che si è impadronito dei giocatori al punto da far loro rischiare di buttare via due punti. Probabilmente ad un certo punto è subentrata un po’ di paura di non riuscire a portarla a casa, poi la stanchezza, fisica e mentale, ha fatto il resto. Sarà Massimo Pavanel a provare a trovare le risposte confrontandosi in spogliatoio con la squadra. Di sicuro c’è da dire che non è facile essere il Padova e giocare sempre da Padova. Tutti si aspettano che la squadra asfalti l’avversario, che vinca facile, che sia prima in classifica a distanza di sicurezza dalle dirette inseguitrici. E invece non potrà sempre essere così: anzi, tutte le avversarie daranno filo da torcere ai biancoscudati, così come ha fatto il Trento, messo benissimo in campo da Carmine Parlato. L’allenatore ha inoltre a disposizione una rosa di altissima qualità, con la quale potrebbe schierare in campo due squadre in grado di essere prime in classifica nel girone A: non è sempre facile fare la scelta giusta. Nel mezzo si giocano tre posti elementi del calibro di Settembrini, Della Latta, Busellato e Saber, con capitan Ronaldo spostato sulla trequarti alle spalle della punta, davanti insieme a Ceravolo, vero punto fermo del reparto avanzato in questo momento, ci sono Santini, Bifulco, Nicastro, Chiricò, Jelenic e Terrani di fatto per due sole maglie. Creare l’impasto in grado di lievitare ogni volta nel modo giusto non sarà mai semplice, aldilà della scelta degli ingredienti che sono tutti di prima qualità. Quindi di volta in volta il tecnico dovrà saper valutare chi è in grado di dargli quel mezzo grammo in più in grado di fare la differenza sul risultato finale.
Sotto con la Pro Sesto, altra gara che sarà determinante per capire a che punto di amalgama è questo Padova e se sarà in grado di guardare tutte le altre dall’alto fino alla fine.

E’ SEMPRE LA PARTITA DELLA VITA

La sconfitta di Lecco, la prima dopo sette giornate di un campionato in cui il Padova è ancora capolista da solo, porta con sé un grande insegnamento che la squadra di Pavanel deve fare suo immediatamente: contro i biancoscudati tutti gli avversari, in qualunque posizione in classifica, faranno la partita della vita, esultando come avessero portato a casa la Coppa dei Campioni al fischio finale se avranno vinto. Capiterà altre volte che si perda nell’arco di una stagione in cui le partite sono 38, ma Ronaldo e compagni dovranno cercare di non commettere più l’errore di sbagliare l’approccio alla gara come è successo appunto a Lecco. Non è stata leggerezza la loro o, peggio ancora, superbia, perché l’allenatore durante la settimana li aveva istruiti a dovere sulle insidie che nascondeva questa trasferta, sulle caratteristiche del campo (sintetico), sul “calore” del pubblico e dell’ambiente in generale. Purtroppo però sono stati errori evitabilissimi del Padova a far fare al Lecco il doppio balzo in avanti nel primo tempo: non può succedere che, subito dopo aver fatto fallo appena fuori dalla tua area di rigore, non ti metti davanti al pallone per impedire all’avversario di battere immediatamente la punizione da una posizione così vantaggiosa. Così come non può essere che un giocatore esperto come Ronaldo sbagli un passaggio in orizzontale a centrocampo dando il la all’azione che porta al 2-0 (in dubbio fuorigioco). Distrazioni così costano care e il Lecco ha infatti subito presentato un conto salato. Peraltro, una volta raggiunto il 2-2, una squadra che vuole vincere il campionato fa di tutto per portarsi a casa il punto così difficilmente conquistato e non prende il terzo gol, neanche in 10 contro 11. Sono tutti aspetti sui quali Pavanel sa che deve lavorare e sicuramente già domenica prossima contro il Trento la rabbia per aver perso la gara del “Rigamonti Ceppi” si trasformerà in prestazione per tornare a fare i tre punti all’Euganeo, dove l’ultima volta col Seregno è uscita la X. L’importante è recuperare subito lo spirito delle prime sei giornate e la consapevolezza che, se da un lato bisogna ancora crescere, lavorare e limare i difetti, dall’altro la squadra è forte, anzi fortissima. E deve dimostrarlo ogni volta che scende in campo senza risparmiarsi.