“Il calcio è un mistero senza fine bello” amava dire Gianni Brera, trasponendo al pallone una frase di Guido Gozzano sul fascino femminile. E in effetti, tornando alle nostre piccole cose, non c’è logica o ragione che possa spiegare la vittoria dello scalcagnato, e per lunghi tratti abulico, Verona contro il Sassuolo. Ma del resto il calcio è lo sport che per vocazione risponde meno alla logica e alla ragione. E così sono bastati cinque minuti con la bava alla bocca e una gentile concessione di Consigli (bravo però Gaich a calciare istintivamente verso la porta), per sovvertire l’andazzo di una partita a senso unico. Del resto il Paron Rocco sublimava l’irregolarità del football con una frase rimasta ai posteri: “Vinca il migliore? Ciò, speremo de no”.
Teniamo viva la fiammella, ma come ha scritto Vighini per salvarsi servono le prestazioni, che ancora non si vedono. E quattro punti da recuperare restano tanti: con 9 partite da disputare, tra cui Napoli, Milan e Atalanta fuori casa e Inter al Bentegodi, significa che il margine di errore è quasi inesistente. Però la classifica si è accorciata e non c’è solo lo Spezia: ora anche il Lecce e perfino la Salernitana non possono dirsi fuori dalla bagarre. Questo potrebbe abbassare la quota salvezza, che però – ribadisco – oggi è complicato pensare sotto ai 35-36 punti. Significa che l’Hellas deve vincere 4 partite e rosicchiare un punto in altre due.
Oggi il Verona, per una serie di motivi (rosa, allenatori ecc), sembra la meno dotata tra quelle ancora in corsa. Del resto la Salernitana, per investimenti e parco giocatori, è squadra di fascia media, il Lecce fino a poco tempo fa era una delle sorprese e lo Spezia ha un allenatore solido e navigato.
E noi? Restiamo ancorati al fascino misterioso e irregolare del calcio e ci votiamo con cieca fede al pensiero del Paron Rocco…

