Sempre a rimorchio, nel cono d’ombra. Igor Tudor, mediaticamente e nell’opinione comune, sembra condannato a vivere di luce riflessa. Arriva a Verona, con la squadra a zero e depressa, ti fa 45 punti in 28 partite, eppure ancora oggi il suo Verona non ha l’allure del Verona di Juric.
Se Ivan ha fatto scuola e storia, pare quasi che Tudor sia qui per caso, un comprimario. Se con il Verona di Juric si parlava…di Juric, che monopolizzava e accentrava tutto, come se i giocatori fossero dei modesti mestieranti (e invece avevamo Kumbulla, Pessina, Zaccagni, Rhamani, Barak, Amrabat, Lazovic eccetera), con il Verona di Tudor si parla e scrive (giustamente) di Simeone, Barak, Tamezé, Caprari e persino della crescita dirigenziale di D’Amico (con Juric quasi un pària per i giornali), ma poco o nulla dell’allenatore. Addirittura si sussurra, ma non si dice apertis verbis, che Tudor viva di rendita del lavoro del predecessore.
Lo stesso Tudor, qualche mese fa, nella sala stampa del Bentegodi dopo la vittoria con la Juventus (ero lì presente), alla domanda di un collega della stampa nazionale che gli rinfacciava la sua carriera da tecnico non all’altezza della sua (sottovalutata) bravura, ammise tra le righe di non sentirsi considerato come meriterebbe.
Ha ragione. Chi scrive ha ammirato e stima Juric, maestro del gioco difensivo e delle fulminanti ripartenze verticali, ma ho sottolineato più volte gli ottimi giocatori che aveva a disposizione. Tudor forse ha una squadra ancora più forte (siamo più deboli dietro, ma molto più qualitativi davanti), ma ci ha messo decisamente la sua impronta, psicologica e di gestione ancor prima che tattica. Tudor sul piano dell’organizzazione è meno bravo di Juric (ma pochi in Europa sono superiori al nostro ex allenatore), ma è migliore nella gestione dello spogliatoio e pure nella valorizzazione del singolo talento. Tudor è stato un grande calciatore e si vede: ha un rapporto più liberale ed empatico con i ragazzi, ogni tanto lascia correre e si gira dall’altra parte; Juric invece era un martello, esasperava, portava al limite ognuno. Sono due metodi entrambi vincenti, ma differenti. Juric, in tal senso, potremmo paragonarlo a Conte o al Mourinho di una volta, Tudor è un Ancellotti.
Credo quindi sia ora di dare a Tudor e al Verona di Tudor un suo volto e una sua cifra anche sul piano mediatico. L’Hellas attuale è una squadra molto diversa da quelle precedenti. Tudor e Juric sono amici e giocano con lo stesso modulo, ma le similitudini finiscono qua. Smettiamola di paragonarli e di considerare Igor il successore (sbiadito) di Ivan.

