Juric sta superando se stesso. Il suo calcio, antico, che ripropone la tradizione dei duelli individuali e del gioco verticale, è in realtà la cosa più moderna che oggi esista in Italia. Re Mida trasforma in oro ciò che tocca, ergo rigenera giocatori (Barak) e ne lancia di nuovi (Zaccagni e ora Tamezé). Il Verona che schiaccia il Napoli è una macchina perfetta, gira a 30 punti (erano 26 lo scorso anno), a soli quattro dall’Europa. Può ambirci? Molto dipenderà dal mercato, e Lasagna in tal senso sarebbe un innesto importantissimo.
Un anno fa, sul più bello (vittoria casalinga con la Juventus), ci fu il Covid a rubare il ritmo all’Hellas, che alla ripresa post lockdown non fu più lo stesso . “Senza la pausa con questa squadra saremmo arrivati in Europa” disse a fine stagione Juric. Chissà, certamente quel nono posto è bugiardissimo. Questo campionato è diverso: c’è una spaccatura tra le prime nove e le altre, ciò significa che per conquistare il sesto posto potrebbero servire più punti dei 66 del Milan nel 2019-20.
Ora siamo in corsa e pare averlo capito anche la società, che se dovesse concludere l’operazione Lasagna a 9,5 milioni di riscatto lancerebbe un segnale preciso. Saremmo di fronte per la prima volta nell’era Setti a un investimento per un ottimo giocatore nel pieno della carriera. Certo, non fanno piacere (e Juric lo ha rimarcato) le continue dichiarazioni dei procuratori che offrono i nostri migliori giocatori a destra e a manca. Non fa piacere sentire un noto agente che sostiene che il Verona non può tenere Zaccagni, così, a prescindere. Sembriamo la vittima sacrificale, segno di una società che – a differenza della squadra – è ancora piccola e deve crescere se vuole farsi rispettare.
E’ questo il punto dirimente: capire se si può alzare il monte ingaggi in modo che i Zaccagni di turno si possano tenere e, casomai, dopo, rivendere a cifre nettamente più alte con più forza in sede di trattativa. Capire se i giocatori più bravi si possono confermare, oppure se si dovrà ancora una volta ricominciare daccapo. Capire se Juric può essere “solo” il valore aggiunto di un ingranaggio che si sviluppa, oppure l’uomo a cui continueremo a votarci totalmente (ammesso che rimanga in quelle condizioni).
La seconda strada sarebbe comprensibile, ma sbagliata. E’ una scorciatoia, tra l’altro, demagogica, accontenterebbe i tifosi, ma ti lascerebbe al palo. Juric certamente va accontentato, lo abbiamo scritto e lo ribadiamo, perché lui oggi è il dominus che va protetto e coccolato. Ma va fatto all’interno di una strategia più a lungo termine, che possa sopravvivere un giorno allo stesso Juric. Insomma il metallaro di Spalato deve essere un “cavallo di Troia”, non il Messia.

