Ma davvero siete delusi? Forse avete perso il senso della realtà. Credevate che il redivivo Verona del nuovo anno potesse come d’incanto prendersi punti ovunque e salvarsi con agio? Siete fuori strada. E poi ci sono sconfitte e sconfitte. Se quella con l’Inter a San Siro aveva rappresentato un passo indietro rispetto al trend cominciato con Torino e Cremonese; quella di ieri all’Olimpico ci dà due conferme. La prima: il Verona sta bene, è squadra, ha solidità, solo che la Roma è troppo più forte per i nostri limiti che, ca va sans dire, ci porteremo dietro fino alla fine. Scontato affermare: con il ritmo impresso nel secondo tempo, avessimo una punta l’avremmo pareggiata. Ma la punta non c’è ed è inutile star lì a rimuginare. La seconda certezza: sarà bagarre, lotta dura, apnea fino all’ultima giornata.
Ed è per questo che continuo a battere sullo stesso tasto: ragionare non sulla partita singola, evitare la smania del tutto e subito, ma guardare orizzonti di medio raggio, consapevoli che qui si sta correndo la mezza maratona e non i cento metri. Tradotto: di per sé nemmeno la partita di lunedì prossimo con la Fiorentina sarà decisiva, men che meno il successivo scontro diretto di Spezia. Piuttosto meglio guardare nel complesso il miniciclo che comprende anche Monza in casa e la trasferta contro la derelitta Sampdoria. Sono le prossime quattro partite nel loro complesso il nuovo step da affrontare, il micro-campionato che ci condurrà alla volata finale. Obiettivo? Raggranellare almeno sei punti. E’ sempre valido il motto manzoniano: adelante, Pedro, con juicio, si puedes.
P.S. Credo che, in attesa di Faraoni, Terracciano possa essere più utile di De Paoli sulla fascia destra.
P.S.S. Nella vita, a parte la morte, vi è una sola certezza: Lazovic, in questo Verona, deve andare in doccia solo quando l’arbitro fischia tre volte.

