Non è lo sport che preferisco quello di mettere pressione ad un allenatore. Sono convinto che il calcio sia una scienza inesatta solo per chi lo fa diventare difficile. Penso che un tecnico abbia bisogno di tempo per creare una squadra. Anni di frequentazioni con i migliori tecnici italiani che sono passati al Bentegodi mi hanno fatto anche capire che però la crescita di una squadra si vede eccome. Prandelli aveva finito il rodaggio del suo primo Verona dopo una terribile scoppola interna con la Reggiana. Malesani partì subito benissimo con il pareggio con la Roma, Ficcadenti dopo tre gare così così, iniziò la sua scalata in casa contro l’Arezzo. Anche il Bagnoli della serie B fece vedere costanti progressi.
Remondina e il suo Verona sfugge per ora a questo andamento.
Up and down, su e giù, buone partite alternate ad altre disastrose, errori che parevano archiviati che improvvisamente rispuntano fuori, certezze acquisite che diventano improvvise debacle.
Ecco, non si vede ancora nel lavoro di Remondina quella crescita che pure il tempo a sua disposizione avrebbe dovuto portare.
Ora, dunque, il tempo massimo sta per scadere. C’è una partita alle porte che dovrà dire di che pasta è fatto il Verona. Poi credo che anche Previdi dovrà tirare le somme sul lavoro del tecnico da lui scelto. Remondina insomma è arrivato ad un bivio.
PRIMO TEMPO: TUTTI FUORI. SECONDO TEMPO: TUTTI DENTRO
La prossima gara in casa del Verona sarà con il Lecco.
Vorrei umilmente fare una proposta ai tifosi del Verona, per superare ogni divisione, per essere di nuovo uniti, per il bene dell’Hellas.
La proposta è semplice.
Primo tempo: tutti fuori. Tutti fuori perché?
1) Perché Arvedi e Previdi devono capire che ai programmi a parole vanno seguiti i fatti.
2) Perché il vuoto dello stadio deve far capire che senza tifosi non c’è Hellas Verona.
3) Perché nessuno può impunemente giocare con il nome del Verona. Nessuno può strumentalmente mettere in giro notizie false per arrivare ad obiettivi mai dichiarati.
4) Perché l’Hellas Verona non è mutuabile con nessuna altra squadra.
5) Perché l’Hellas Verona non deve essere un trampolino politico.
6) Perché è necessario che la città si confronti finalmente con questa realtà pensando ad un serio rilancio, senza attuare contorte soluzioni che mai potranno essere accettate.
7) Perché il Verona non è business.
8) Perché ormai solo con fatti concreti, con acquisti ambiziosi, con una squadra all’altezza, si può ancora credere in un progetto.
9) Perché non possiamo essere ostaggio di nessuno.
10) Perché l’Hellas siamo anche e soprattutto noi.
Poi, nel secondo tempo tutti dentro. Tutti dentro perché?
1) Perché la squadra ha bisogno di noi e del nostro sostegno.
2) Perché solo facendo capire il nostro amore possiamo essere una barriera ad ogni "gioco sporco".
3) Perché abbiamo bisogno di punti in classifica e il baby Verona deve essere aiutato.
4) Perché "Noi saremo sempre qua…"
5) Perché "Passeranno i giocatori, il presidente e l’allenator…"
6) Perché "In Italia Hellas, in Europa Hellas e a Busto Hellas"
7) Perché il calcio non è una play-station che si fa senza i tifosi
8) Perché il Verona non è di Arvedi e Previdi. Ma di tutta la città.
9) Perché vogliamo sentire Tosi dire che la "fusione non ci sarà mai".
10) Perché l’Hellas siamo anche e soprattutto noi.
BASTA PRESE IN GIRO
Sarò durissimo. Perchè si può tollerare tutto ma non il secondo tempo di oggi con il Ravenna. Si può tollerare la pochezza tecnica, si può tollerare l’errore di inesperienza, si possono tollerare gli errori del mister ma non si può tollerare l’assoluta assenza di personalità, l’incapacità di lottare, il vuoto alla voce "furore agonistico".
"Non mancherà mai l’impegno" aveva detto Previdi in sede di presentazione. Si veda (ri-veda) le immagini del secondo tempo il vecchio dirigente e tragga le sue conclusioni.
Se questo è il Verona che dopo quattro mesi gioca in Lega Pro Prima Divisione siamo messi male. C’è un deficit di personalità preoccupante, nessuna idea tattica, incapacità di superare le difficoltà. Un punto in quattro gare è andamento da retrocessione ma in quel senso abbiamo già dato, per carità. Per fortuna le due vittorie e un campionato di basso livello ci permettono di stazionare ancora lì a meta classifica ma non può bastare.
Un serio discorso va fatto per Girardi. Oggi come oggi assomiglia più a Morante che ad un attaccante decisivo, ormai anche per lui gli alibi sono finiti. E’ arrivato il momento caro mister di far giocare quelli che se la sentono, quelli con le palle sotto. Nomi? Tiboni, Scapini, proviamo anche Loseto là dietro perchè ormai Moracci sembra un timido balbuziente.
I vecchi del gruppo si facciano sentire (e non solo nelle interviste…). Corrent, Garzon, Bellavista: adesso tocca anche a loro. Perchè, veramente, di prese in giro qui dalle parti del Bentegodi non ne possiamo più.
Infine Remondina: il mister sa che questa di Verona è una panchina importante e che possiamo dargli tutto (amore, passione, entusiasmo) ma non possiamo avere pazienza. Nel nostro dizionario la parola ci è stata rubata da almeno tre o quattro personaggi che sono stati alla guida dell’Hellas in questi anni.
Faccia vedere anche lui di essere un condottiero con gli attributi. E non si faccia mettere i piedi in testa da nessuno, nemmeno dalla società nelle sue scelte. E’ il momento di reagire, vediamo chi ce la fa.
LA CRISI FINANZIARIA PUO’ ABBATTERSI ANCHE SUL VERONA
Mi chiedevo ieri se la crisi finanziaria che sta investendo i mercati mondiali potesse in qualche modo toccare le società calcistiche. Poi mi sono imbattuto in una notizia di Repubblica che era una prima risposta alle mie curiosità.
Secondo Repubblica, infatti la Roma, controllata dai Sensi ed espostissima nei confronti di Unicredit (365 milioni la cifra imponente) non avrebbe più avuto nessuna dilazione nel piano di rientro previsto dalla banca. Italpetroli che è la controllante della Roma, società del gruppo Sensi, secondo Repubblica dovrà pagare la prima tranche del rientro entro il 31 dicembre di quest’anno. Inderogabilmente. Un alto funzionario di Unicredit avrebbe spiegato ai Sensi che non si poteva più pensare di spostare in avanti questa scadenza. E ciò proprio per la situazione in cui Unicredit versa in questi giorni.
Questo innesca una situazione di estrema difficoltà nei Sensi. Per avere liquidità immediata, infatti, la famiglia romana dovrà cedere un terreno del valore di 100 milioni di euro. Valore di mercato, che non significa necessariamente avere denaro contante in mano. Infatti ora pare che i Sensi abbiano notevoli difficoltà a cedere il bene anche perchè chi lo voleva, sapendo dell’ultimatum di Unicredit, sta prendendo tempo con l’intenzione evidente di far calare il prezzo.
Mi sono dilungato nella spiegazione di questa situazione anche perchè mi pare che si possa fare un parallelo molto simile (a parte le cifre che sono in proporzione) con l’Hellas Verona.
Anche a Verona esiste una società controllante (l’Arilicense srl) che come l’ItalPetroli potrebbe essere chiamata ad un immediato rientro. Anche per il Verona Unicredit, oggi scossa sui mercati finanziari, potrebbe decidere che non è più possibile una perenne esposizione bancaria a fronte di garanzie immobiliari.
E dunque mi chiedo: cosa succederà in quel momento? Arvedi avrà la forza di cedere i suoi beni per pagare il debito bancario? E troverà il conte gente disposta a pagargli i terreni con soldi in contanti sapendo il suo stato di bisogno? Può darsi che Unicredit ritenga di lasciare la situazione com’è in questo momento, ma difficilmente ad Arvedi verranno elargiti ulteriori finanziamenti per potenziare la squadra.
UN CAMPIONATO ANONIMO NON BASTA AL VERONA
Sei gare sono passate, ne mancano ancora quattro per dare un giudizio, come spiegava un mese fa Nardino Previdi. Ma dopo sei partite qualche considerazione va fatta. La prima pare evidente. Il Verona non è una squadra di primo livello. Troppo ingenua, troppo debole in alcuni reparti, poco convinta dei propri mezzi.
La seconda: Previdi aveva promesso un Verona da battaglia e fino ad oggi questo aspetto non è mancato. Il Verona, anche quando va sotto, è formazione gagliarda che ha un sacco di carattere ed è capace di rimediare anche ad errori banali.
La terza: che tipo di allenatore è Remondina? E qui il punto di domanda si fa enorme. Perchè fino ad oggi è stato proprio il tecnico a deludere di più. Mi spiego meglio: Remondina, cultore del lavoro è partito con il Verona in ritiro l’11 luglio.
Da tre mesi lavora con questa squadra che è stata completamente rivoluzionata. Ma dopo tre mesi parla ancora dell’Hellas come di un cantiere aperto. Le sue scelte sono state equivoche. Prima il 4-3-3 poi il 4-3-1-2, infine ancora il 4-3-3. E non è solo questione di moduli.
Ormai dopo novanta giorni di lavoro il tecnico dovrebbe aver capito chi è pronto per giocare in questa squadra e chi no (non parliamo di qualità che è un’altra cosa). Ha fatto due buone scelte in difesa (Bergamelli e Conti) ma ha creato un sacco di casino in attacco. Tiboni è stato spostato come un birillo, immolato sull’altare del modulo. Parolo idem. I terzini non vanno in avanti, non spingono. I tempi di gioco sono approssimativi. E poi c’è la lettura della partita. Assolutamente deficitaria. Sembra quasi che Remondina debba decidere durante la settimana i cambi da fare. E che si senta più sicuro, quando come ieri, inserisce dalla panca Tiboni e Parolo e non Da Dalt e Gomez.
Infine quarta considerazione: tra quattro partite anche Previdi e Arvedi dovranno trarre le loro conclusioni. Giusto fare piazza pulita del lerciume dello spogliatoio, giusto ripartire con un monte ingaggi adeguato, giusto dare spazio ai giovani. Ma è sufficiente tutto questo per il Verona?
Sicuramente non basta, perchè da adesso in poi è bene dirlo (se non lo dicono loro pubblicamente, glielo diciamo noi): l’obiettivo minimo per Verona deve essere i play-off. Gennaio si avvicina e se i due e non sono in grado di farci fare il salto di qualità, allora resta sempre l’invito dello striscione…
CONVINCIAMO MAZZI A RIPRENDERSI IL VERONA
A.A.A cercasi disperatamente imprenditore veronese interessato all’Hellas Verona. Possibilmente ricco, intelligente, ben inserito nel tessuto politico e finanziario della città, appassionato di calcio. Detta così sembra una missione impossibile. Il problema è che l’imprenditore in questione, esattamente quello che corrisponde a questo identikit, Verona ce lo aveva. E non mille anni fa. Qualche anno fa. Pochi anni fa. Giusto prima che arrivasse l’ondata di locuste vicentine. Il suo nome? Alberto Mazzi, referente della famiglia Mazzi, costruttori edili veronesi, una delle poche famiglie in cui si è tifato veramente Verona. Ora credo che la domanda, la madre di tutte le domande, è semplice: perchè l’Hellas Verona non è riuscita a tenere Mazzi? Le risposte sono ovvie. Mazzi se n’è andato lasciando il Verona con un patrimonio giocatori invidiabile, con due miliardi in contanti in banca, con un futuro davanti. Gli hanno fatto difetto in qualche momento i risultati e per questo è stato massacrato oltremisura.Credo però che oggi non si possa trovare un veronese che sia uno d’accordo con quella critica (contestazione?) esagerata. Questo è il passato, certo, ma come dico sempre: capire la storia è importante per comprendere anche il presente. E se oggi c’è una Verona-connection è anche perchè Mazzi ha ceduto allora il Verona.
Mi chiedo comunque e mi riprometto di chiederlo anche ad Alberto: è possibile oggi riannodare i fili di questa storia? Perchè Mazzi non torna nel Verona? Forse (dico forse, non fate dietrologia, non lo so è solo una supposizione) sta aspettando qualcuno che vada da lui e dica: ci siamo sbagliati, vogliamo che lei torni. Poi si potrà parlare dello stadio nuovo (immagina Alberto quanto sarebbe più facile costruirlo se lui acquistasse di nuovo l’Hellas?), di business e di tutto il resto. Ma il Verona con i Mazzi tornerebbe davvero ad essere "qualcosa" della città e non "qualcosa" di avulso. Per me questa è una strada maestra, perfino un’ovvietà. Ma, si sa, far notare che il re è nudo è la cosa più scandalosa che esista al mondo.
IL MEA-CULPA DI REMONDINA
Ne ho sentiti pochi di allenatori che hanno recitato il mea-culpa e dire a fine gara "ho sbagliato". Anzi: prima di oggi mi era successo una volta sola con Salvioni che dopo aver sbagliato un cambio (mi pare con l’Avellino), quasi in lacrime, disse: "Scusatemi, ho sbagliato io".
Remondina oggi, con grande onestà, ha ripetuto praticamente le stesse parole. La sconfitta contro il Padova è stata colpa sua e dei suoi cambi incomprensibili. Fuori Tiboni (inguardabile) dentro Da Dalt (fuori gara e fuori partita). Poi fuori Girardi e dentro Scapini, privando il Verona dell’unico vero attaccante che fin lì aveva creato qualcosa. Infine dentro anche Gomez con cambio conseguente di modulo. Insomma un casino senza confini.
Mi pare chiaro che l’allenatore si sia assunto responsabilità anche non sue per "riparare" la squadra e i giovani della rosa da inevitabili critiche. Ma secondo me ha sbagliato. Verona non è Sassuolo e se Da Dalt non se la sente di giocare al Bentegodi cambi mestiere.
L’abbiamo sempre sostenuto: Verona è una grande piazza e questi ragazzi si devono abituare in fretta. Si devono abituare anche a fare vita da professionisti. Che vanno a letto presto e tolgono Piazza Erbe e i suoi bar dalle proprie frequentazioni serali…
L’allenatore ha dato l’impressione di non avere le idee chiare e la sua dichiarazione altro non ha fatto che aumentare questa sensazione, sia dentro sia fuori dallo spogliatoio. Ora tocca a lui riprendere in mano la situazione. Prima che sia troppo tardi.
TUTTA LA VERITA’ SUL NUOVO STADIO
La questione stadio resta una questione fondamentale nella vicenda dell’Hellas Verona. Tra poco il problema esploderà in maniera deflagrante. Il Bentegodi è infatti uno stadio vecchio e ormai bisognoso di pesanti (dal punto di vista finanziario) ristrutturazioni.
Voci di Palazzo, dicono che non si può ormai più rimandare il rifacimento completo degli impianti (elettrico ed idraulico) e che tra poco bisognerà affrontare seriamente anche il problema della copertura che richiede un profondo maquillage. Non è ancora quantificato il costo di questi interventi ma è certo che si parla di cifre milionarie.
Tornerà quindi di estrema attualità la proposta di costruire un nuovo Bentegodi. Spinge in questa direzione l’amministrazione comunale guidata dal leghista Tosi, che intravvede una nuova forma di business. Stadio nuovo, infatti, uguale spazi e cubature (in termini di cemento) lasciati liberi nell’attuale zona. Tosi (o qualcuno vicino a lui…) avrebbe addirittura pensato di fare qui il nuovo polo finanziario, dopo aver bocciato l’ubicazione agli ex magazzini.
Lo stadio è fortemente voluto da Luca Campedelli assieme alla famiglia Mazzi, titolari dell’omonima impresa di costruzioni, che già aveva realizzato l’attuale impianto. Progetti che sono già sui tavoli dell’amministrazione comunale. Anche il Verona faceva parte di una società costruita ad hoc che avrebbe dovuto partecipare a questo business. Lo aveva voluto Pastorello che aveva usato come "cavallo di Troia" per arrivare in questo "salotto" Arvedi e il suo progetto che prevedeva il nuovo stadio "Arena" di proprietà esclusiva dell’Hellas, a S. Massimo nei terreni attigui all’ex seminario.
Anche "ingolosito" da questo possibile affare, Piero Arvedi aveva sbaragliato il campo da ogni concorrente, offrendo per la società di calcio cifre che altrimenti sarebbero state completamente fuori mercato, visto l’altissimo indebitamento creato da Pastorello.
In breve però Arvedi ha ricevuto una serie di no. Il primo proprio da Tosi, sebbene il conte avesse informalmente appoggiato la sua elezione a Palazzo Barbieri. Resta in piedi dunque l’idea Mazzi-Campedelli. Demolizione dell’attuale stadio e nuovo impianto nell’area verde che sta tra l’attuale antistadio, il campo di via Sogare e il Palasport.
Tutti però devono essere d’accordo. Senza il Verona (e quindi Arvedi) è durissima dare vita ad un nuovo stadio. Arvedi lo sa be
BOCCIATI, MA NIENTE DRAMMI. E NESSUN ALIBI
Sofferenza? Sì come sempre. Ma non basta questo per spiegare la sconfitta contro la Cremonese. Si parlava di esame da grande, di esame da maturità e l’impietoso responso del campo parla di un Verona bocciato. Ma sarebbe ingeneroso liquidare la questione in questa maniera. Perchè ci sono sconfitte e sconfitte. E quella di Cremona è una batosta ingiusta. Il Verona del primo tempo ha regalato una lezione di calcio. Il gol di Pesaresi ha condizionato la gara. Secondo me Rafael ha delle responsabilità, ma non ho la controprova. Poi c’è da meditare. Il secondo gol è un gol che non devi prendere. La terza rete non fa testo. Ho sentito le interviste. Si recrimina per il rigore (sacrosanto) su Girardi. Giusto da un certo punto di vista, sbagliato per altri. Giusto se la recriminazione resta nello spogliatoio dello Zini a commento della partita. Sbagliato se martedì si tirerà fuori ancora la storia. Per maturare e crescere non bisogna trovare alibi e chiedersi come mai, pur giocando peggio, la Cremonese ha vinto 3-1. Questa è la domanda che il Verona oggi si deve fare.
ESAME DA GRANDE
Una volta, non molto tempo fa, dire "incontrare una grande" per il Verona voleva dire giocare contro Milan, Juve e Inter. Nemmeno la Roma, qualche tempo fa, era considerata una "grande".
Domenica l’Hellas, affronterà la Cremonese. Una GRANDE del campionato di Lega Pro Prima divisione. "O tempora o mores", mi pare dicessero i latini. Che aggiungevano anche: "mala tempora currunt". Comunque sia: la Cremonese, è la prima grande del campionato che il Verona va ad affrontare.
Va da sè che l’Hellas, al confronto della Cremonese dell’Arvedi dell’acciaio, dovrebbe essere una corazzata. Ma bisogna sapersi accontentare, soprattutto dopo aver rischiato di sparire in fondo al mare con quella corazzata.
La squadretta allestita da Previdi e Prisciantelli all’insegna del risparmio, non è poi così male come poteva sembrare ai più critici. In un modo o nell’altro ha portato a casa sette punti nelle prime tre partite e ora si trova al secondo posto in classifica. Ha dato, in più, l’idea di essere una squadra vera, capace di reagire, di fare la partita e anche di soffrire.
Ora, dunque, il match con la città delle tre T (torrone, torrazzo e… non ricordo più la terza…) capita a proposito. E’ una sfida che per il Verona di Remondina è un primo importante esame. Se l’Hellas lo supererà, allora potremo già trarre qualche spunto positivo per il resto del torneo. Sbagliare gara vuol dire gettare alle ortiche quanto di buono è stato fatto in questo primo scorcio di campionato.
Intanto abituiamoci alla nostra nuova realtà. Siamo un piccolo vascello da incursione, pronti a fare del male alle grandi del campionato. E vi dirò che in fondo la cosa non mi dispiace affatto… Nella nostra storia le cose più belle le abbiamo ottenute proprio in questi panni…