21
lug 2018
AUTORE Mariobasket
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 7 Commenti
VISUALIZZAZIONI

3.233

SEGHE MENTALI E ARIA FRITTA

“Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina, e trattare allo stesso modo questi due impostori” (Se – Rudyard Kypling) 

Squadra fatta. Della nuova Tezenis intriga soprattutto la coppia Usa, completamente rinnovata dopo la rinuncia a Jones e la decisione di Filippo Verde Quarto di inseguire il dream Nba. La Scaligera è corsa ai ripari in fretta, il vicepresidente Giorgio Pedrollo e il g.m. Daniele Della Fiori non hanno perso tempo individuando in Jazz Ferguson il sostituto; poi Della Fiori è volato alla Summer League di Las Vegas, dove ha scelto Terry Henderson.

La vera notizia è che Jazz partirà dalla panchina con l’asse play-centro Amato-Candussi, assicurando quindi qualità nelle rotazioni di un roster profondo, considerato che coach Dalmonte potrà contare su un pacchetto di lunghi senza precedenti. La Tezenis infatti con lungimiranza si è tutelata ingaggiando anche Quarisa in attesa del completo recupero del “Mago” Maganza.

Le scelte, come sempre, possono essere opinabili, tuttavia riesce difficile criticare l’opzione che il secondo miglior realizzatore del girone Ovest possa uscire dalla panchina, per essere – in linea teorica – un cambio devastante. Poi che giochi 33 minuti più o meno filati, o 30 o 27 è aria fritta. Così come appare un esercizio di onanismo mentale la critica a priori su questo disegno tecnico o sul fatto che serviva di più un vero 3 e che Henderson è un 2 e mezzo.

La Tezenis ha compiuto una scelta coraggiosa decidendo di lanciare Omar Dieng (convocato, 18enne, agli Europei con la Nazionale Under 20), perché i giovani talenti per crescere ed affermarsi hanno bisogno di giocare, e giocando anche di sbagliare. E visto che un talento Verona ce l’ha in casa…Senza dimenticare le capacità difensive di un giocatore multitasking come Severini e le possibilità di crescita di Ikangi.

P.S. L’incipit del post è la frase che compare sulla porta dello spogliatoio dei giocatori che si sfidano nella finale di Wimbledon.

16
giu 2018
AUTORE Mariobasket
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 5 Commenti
VISUALIZZAZIONI

3.035

BRAVA TRIESTE, POVERA ITALIA

“La mia anima è a Trieste”. (James Joyce) 

Trieste è in serie A. Dopo 14 anni la squadra giuliana torna dove ha dimostrato di meritare di stare, al termine di una stagione corsa sempre ai vertici. Una sola sconfitta in casa (al supplementare con Udine) tra regular season e playoff inquadra il magnifico campionato della squadra di Eugenio Dalmasson. Dal 2011, stagione del ritorno in A2 della Scaligera, è sempre salita una squadra del Nord o del Centro, e da quando è stata attuata la divisione Est-Ovest ha sempre conquistato la promozione una squadra dell’Est. Un applauso a Casale che ha onorato fino alla fine la serie, come Trento nella finale scudetto. Quell’Aquila che nel 2014 era ancora in A2 ed è arrivata alla seconda finale tricolore di fila. Un esempio emblematico che la programmazione, unita alla disponibilità economica, porta risultati. Aggiungiao anche un g.m. con pieni poteri come Salvatore Trainotti, sulle cui orme si sta muovendo Daniele Dalla Fiori.

A proposito di finale scudetto. Nelle 6 partite gli italiani, a parte Cinciarini, hanno fornito un contributo pressoché insignificante. Milano neocampione d’Italia ha concesso un minutaggio irrisorio a Pascolo, Abass e Cusin, tutta gente che gioca in Nazionale. Per Trento, con Flaccadori infortunato, il solo Lechtaler ha messo il piede in campo in rarissime occasioni. Non è certo un buon biglietto da visita per l’Italbasket. Ed ecco perché il vero campionato italiano è più che mai la serie A2.

11
giu 2018
AUTORE Mariobasket
CATEGORIA

Sport

COMMENTI No Comments
VISUALIZZAZIONI

2.278

CIAO ROBERTO

“Gli angeli dei nostri tempi sono tutti coloro che si interessano agli altri prima di interessarsi a se stessi”. (Wim Wenders)

“Cazzo, porca boia! Ma cosa siete venuti a fare?”. Avrebbe detto così Roberto Leoni, per 20 anni presidente del Comitato Provinciale della Federazione Pallacanestro, scomparso la sera di venerdì dopo avere lottato contro un male bastardo. Nove anni di battaglia, con la grinta e la tempra da vero romagnolo, prestato dalla sua Forlì a Castel d’Azzano, dove aveva fondato una società, nel 1988.
Ci siamo ritrovati in tanti a Beccacivetta per l’ultimo viaggio. Dirigenti della Fip e presidenti di società, i giocatori delle giovanili della Tezenis ordinatamente in divisa, allenatori, arbitri ed ex arbitri, categoria speciale per Leoni, che ha sempre difeso e che avrebbe voluto più numerosa.
Sognava di rivedere la Scaligera Basket in serie A, dopo avere goduto il trionfo in Coppa Korac. Pochi giorni fa, quando le forze ormai si stavano spegnendo, si era interessato alle elezioni del Comitato provinciale, che sabato ha eletto come successore Roberto Bevilacqua, suo vice fino alle dimissioni per motivi di salute.
Al basket veronese mancheranno la sua grande passione e lo spirito di servizio, che speriamo possano continuare nel nuovo direttivo. La dinastia comunque va avanti con il nipote, che gioca a minibasket con la Gemini.
Buon viaggio Roberto, ti sia lieve la terra.

09
giu 2018
AUTORE Mariobasket
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 4 Commenti
VISUALIZZAZIONI

2.229

DIECI ANNI

“Eh già, sembrava la fine del mondo, ma sono ancora qua, ci vuole abilità…Col cuore che batte più forte, la vita che va e non va” (Vasco Rossi – Eh già)

“La Verona dei canestri, la Nazionale, la serie A e il palato fine”. Era il titolo del primo blog pubblicato sul nostro portale, 9 giugno 2008.
Sono passati 10 anni. La Scaligera Basket era in B2 e non era ancora tornata pienamente Scaligera attraverso il percorso Sanzeno-Scaligero.
C’era appena stato il 1° Memorial Mario Vicenzi per ricordare un grande dirigente e appassionato che ha contribuito assieme al fratello Giuseppe al boom della Verona dei canestri.
Dopo 10 anni siamo ancora qua. La Tezenis è in A2 e si prepara a disputare la nona stagione consecutiva nel secondo campionato italiano. Le ambizioni restano, assieme alle speranze dei tifosi. E assieme a noi, che cercheremo di raccontarvi le imprese, le gioie e i dolori della Verona dei canestri. Con la stessa passione di 10 anni fa e naturalmente con il prezioso contributo dei vostri commenti.

22
mag 2018
AUTORE Mariobasket
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 10 Commenti
VISUALIZZAZIONI

1.965

A TESTA ALTA

“Chi non è soddisfatto di ciò che ha non sarebbe soddisfatto neppure se avesse ciò che desidera”. (Socrate)
Sono state belle giornate, niente da dire. Era tanto tempo che al Palaolimpia (per una volta chiamiamolo ancora così) non si respirava un clima da grandi eventi. Tipo serie A, direbbe mia figlia nello slang dei millennials.
Abbiamo applaudito il Gallo (inteso come stella Nba dei Clippers, non la mascotte gialloblù), abbiamo riabbracciato vecchi amici come Andrea Mazzon, Pippo Faina e Bruno Arrigoni; ci siamo emozionati con i giganti gialloblù.
La Tezenis ha superato l’esame, migliorando non solo tutti i risultati della stagione precedente, ma consolidando il legame con il pubblico. I ripetuti sold-out (con il record contro Jesi, a 16 anni dalla sfida con il Barcellona in Eurolega) testimoniano che il progetto della Scaligera Basket procede bene.
Resta da vedere chi la dice giusta tra il vicepresidente Giorgio Pedrollo, che ha indicato la prossima stagione come il culmine del programma triennale che vorrebbe puntare a riportare Verona in serie A, e coach Luca Dalmonte, che ha parlato di “anno zero”.
Una cosa è sicura. Nel campionato 2018/2019 ci saranno tre promozioni: la prima classificata dei due gironi e la vincente della finale dei playoff. E ad Est due squadre tra Fortitudo, Treviso e Trieste (addirittura tre nel caso di promozione di Casale) si ripresenteranno con rinnovate ambizioni, Udine vuole affidarsi a Menetti, artefice degli exploit di Reggio Emilia, per puntare al massimo campionato. Insomma anche la prossima stagione si annuncia dura e crudele. Ma intanto la Verona dei canestri è uscita a testa altissima.

20
mag 2018
AUTORE Mariobasket
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 9 Commenti
VISUALIZZAZIONI

1.707

QUANDO IL GIOCO SI FA DURO…

“Non finisce proprio niente, se non lo abbiamo deciso noi. E qui non finisce, perché quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare!” (John “Bluto” Blutarsky – John Belushi – “Animal House” di John Landis)

Il mitico Aldo Giordani, maestro di tutti i giornalisti di basket della mia generazione, aveva una fissa: detestava il tiro da tre. Ero seduto vicino a lui ai Mondiali Juniores di Bormio, nel 1987, quando Toni Kucoc con la Jugoslavia fece 11/12 da 3. Da allora su Superbasket (il settimanale fondato e diretto da Giordani) partì il ritornello “Kosarska-Kukkozia-Sparakkazia”. Un modo irriverente di manifestare scarso entusiasmo per il gioco slavo e per una pallacanestro troppo sbilanciata sul tiro da fuori.
Magari anche il Maestro prendeva una cantonata (con Kukoc parliamo di uno che ha vinto 3 anelli con Chicago, giocando quasi 850 partite Nba con poco meno di 10mila punti), però il celebre editto di giordaniana memoria è tornato d’attualità dopo la vittoria della Tezenis in gara-3 con la Fortitudo.
Lesson 1 – Se tiri oltre il 50% nelle triple, è molto probabile portare a casa la partita. Nel primo quarto la Tezenis ha stabilito un record: zero canestri segnati da 2 (un solo tentativo), a fronte di 7/14 da 3. L’ultimo tiro da metà campo sulla sirena non lo conto.
Lesson 2 – Se hai percentuali di tiro così alte, puoi anche allegramente sbattertene del gioco bilanciato. Finché dura, perché cambiare?
Lesson 3 – La Tezenis non ha vinto solo perché ha tirato molto meglio e di più dal perimetro (19/42 contro il 6/16 da 2), ma anche perché ha difeso alla morte, concedendo solo 68 punti alla Fortitudo (10 meno delle prime due partite), limitando le palle perse (6 contro le 10 dei felsinei) e controllando con sicurezza la gara. Alla fine 3 tiri in più per Verona, con 3 liberi a crescere per Bologna e anche 3 rimbalzi offensivi di differenza.
Lesson 4 – La Tezenis è stata più coesa, un gruppo unito che ha risposto colpo su colpo ad una Fortitudo eccessivamente nervosa che ha finito per crollare.
Lesson 5 – Bellissima cornice all’Agsm Forum gremito dall’onda gialla. E adesso andiamoci a prendere gara-5…

06
mag 2018
AUTORE Mariobasket
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 6 Commenti
VISUALIZZAZIONI

1.724

TESTA E CUORE

“Se era grande quello che hai superato, sarà immenso quello che raggiungerai” (Anonimo)
Un anno fa ottavo posto (sesto a pari merito) con 34 punti, quest’anno sesto (quarto assieme ad altre due squadre) con 36 punti. Un anno fa passaggio del primo turno dei playoff in gara-5, con l’esaltante impresa a Biella. Quest’anno ottavi vinti 3-0, sempre con il fattore campo contro.
Finora la Tezenis si è migliorata in ogni passo della sua stagione. Senza trascurare l’incremento di pubblico con i sold-out registrati anche in partite tutt’altro che di cartello, come quella contro Jesi una sera di fine dicembre. Energia, durezza mentale e “garra” oltre ogni previsione sono state le armi, anche inattese, nel percorso netto contro Legnano.
Adesso la strada della Verona dei canestri incrocerà quella della Fortitudo: destinazione Bologna. Un anno fa l’avventura dei giganti gialloblù finì 0-3 contro Ravenna. C’è un altro traguardo da superare. Mollare mai!

16
apr 2018
AUTORE Mariobasket
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 3 Commenti
VISUALIZZAZIONI

2.330

REPETITA JUVANT

“…che sarà della mia vita chi lo sa, so far tutto o forse niente, da domani si vedrà e sarà sarà quel che sarà” (Jimmy Fontana, Franco Migliacci, Carlo Pes – José Feliciano – Ricchi e Poveri”)

Traguardo raggiunto, con una settimana di anticipo, esattamente come un anno fa. Ma rispetto alla scorsa stagione, la Tezenis può migliorare di almeno due posizioni il suo piazzamento (nel 2017 chiuse all’ottavo posto) e di superare la quota 34 punti.
Non male per una squadra che si era posta come obiettivo l’ottavo posto, l’ultimo valido per i playoff. A Forlì i giganti gialloblù non hanno solo staccato il biglietto per la post season, dalla Romagna arriva un segnale importante di coesione del gruppo e di forza mentali. Proprio le qualità necessarie per affrontare al meglio i playoff. Poi se toccherà incrociare di nuovo la sfida con Biella…”repetita juvant”, se invece la truppa di Dalmonte troverà Legnano o Tortona trionfatrice in Coppa Italia, sarà quel che sarà.

25
mar 2018
AUTORE Mariobasket
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 5 Commenti
VISUALIZZAZIONI

3.310

CUORE, COGLIONI, ANIMA

“L’uomo è dove è il suo cuore, non dove è il suo corpo”. (Mahatma Gandhi)

In queste ore in cui il mondo del basket piange l’improvvisa e prematura scomparsa di Marco Solfrini, c’è stato chi ha ricordato il Julius Erving italiano (paragone ovviamente con le debite e rispettose proporzioni) con tre parole: cuore, coglioni, anima. Tre qualità fuse in una che sono mancate a Ferrara come a Imola, le due “Caporetto” della Tezenis che lontano da Verona sta confermando un preoccupante trend.
Vulnerabili, ha detto coach Dalmonte, che all’evidente irritazione di Imola ha fatto subentrare una sorta di rassegnazione. Per vincere in trasferta nel momento-clou della stagione, quando anche le ultime della classe danno fondo a tutto per uscire dalla palude (per usare un eufemismo…), bisogna fare doppia fatica, occorre spirito di sacrificio. E ci vuole personalità.
Perché non è solo un problema di attacco. Nel girone di ritorno la Tezenis ha vinto fuori casa solo a Mantova (dopo un supplementare), perdendo a Piacenza, a Udine (all’overtime) e negli ultimi due viaggi a Imola e Ferrara con due sconcertanti prestazioni-fotocopia: praticamente mai in partita. Subito all’inseguimento, sempre in affanno.
Nella seconda parte della stagione i giganti gialloblù hanno tirato da 3 con il 30,2% in trasferta e con il 41,9% in casa. Ma la questione non si può liquidare con la spinta del pubblico veronese. Lontano dall’Agsm Forum stiamo vedendo una squadra arrendevole, che concede troppo in difesa e subisce a rimbalzo.
Urge un’inversione di tendenza, senza arrovellarsi nei calcoli e nelle due presunte partite “facili” in casa. Perché la Tezenis resta aggrappata al sesto posto, ma dietro spingono in tante e la differenza-canestri non sorride a Verona.

14
mar 2018
AUTORE Mariobasket
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 14 Commenti
VISUALIZZAZIONI

3.384

DIO E CANESTRI

“Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro”. (Karol Wojtyla – Papa Giovanni Paolo II)

La mia figlia più giovane, che studia in Germania, mi ha scritto chiedendomi di Henry Williams. Lei è nata nel 2000 e non ha avuto il privilegio di vedere giocare “Hi-Fly”. Henry Williams assieme a Mike Iuzzolino è stato l’artefice del boom della Verona dei canestri ed il simbolo per un’intera generazione di appassionati.
E’ sufficiente guardare i messaggi di cordoglio sui social per capire quanto Williams sia entrato nei cuori di chi lo ha conosciuto, lo ha amato, a maggior ragione chi, come me, ha avuto il dono di frequentarlo e di godere della sua amicizia.
Amato e apprezzato da tutti, anche dagli avversari. Le parole di Jeff Mullins, suo coach ai tempi del college, disegnano alla perfezione l’uomo e il giocatore: “Abbiamo perso una grande persona. Non era solo quel tiro micidiale e il suo modo di giocare. Era un leader, una persona di grande carattere, aveva tutte le qualità che un giovane deve possedere, alle quali aggiungeva un notevole talento come giocatore di basket”.
Un campione, dotato di un’elevazione straordinaria, di un crossover al fulmicotone e di un tiro mortifero, potremmo dire “la mano sinistra di Dio”, mutuando una celebre frase dedicata a Diego Armando Maradona. E se vogliamo citare altri due celebri mancini, ecco Mc Enroe e Paganini. Classe e talento allo stato puro.
Tanti ricordano ancora l’emozione per il suo ritorno a Verona dopo i 4 anni a Treviso e la stagione a Roma, per giocare l’Eurolega, onusto di uno scudetto, una Saporta e due Supercoppe. E non si potrà mai dimenticare il favoloso rush che trascinò la Muller all’esaltante vittoria sul Barcellona.
Quando ha smesso di giocare, dopo 10 stagioni in Italia (chiudendo con la promozione in serie A con Napoli), è tornato a Charlotte per fare il predicatore, l’altra grande passione assieme al basket. Dio e canestri.
La vita non è stata tenera con lui. Qualche anno fa il medico che lo aveva in cura gli disse che aveva “i valori di un uomo morto”. Per Henry rimanevano solo due soluzioni, o il trapianto o la dialisi. I tentativi di trapianto non ebbero buona fine, la notte scorsa è suonata l’ultima sirena per un uomo dal fisico minato, a soli 47 anni.
E dopo il dolore, la commozione, il lutto, resterà solo una cosa da fare: ritirare la maglia numero 14. Ti sia lieve la terra, amico mio, adesso puoi volare ancora più alto. Un abbraccio a Katrina, Kristen, Lauren e Brice.