17
mag 2020
AUTORE Mariobasket
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IL CIRCO DEI CANESTRI

“Si riprenderà soltanto quando tutti saranno nelle condizioni di svolgere il proprio compito” (Adam Silver, commissioner NBA)

Venghino siore e siori, il circo dei canestri è cominciato…
Ma partiamo dal calcio. Durante tutta la quarantena abbiamo assistito ad un balletto indecente tra Lega Serie A, Federcalcio e politica sulla ripresa del massimo campionato. In nome del Dio denaro bisogna ripartire. Senza pubblico e con le squadre blindate in una specie di 41bis. Con rare eccezioni (l’Udinese, ad esempio), i club premono sulla ripartenza perché in caso contrario ci sarebbe un taglio dei contributi delle pay-tv, con il rischio di default per parecchi bilanci societari.
Il basket si è distinto per avere deciso per primo di fermare tutto, senza le proteste urlate sentite nel volley, ma con l’ondivago presidente Petrucci che tra un’intervista ed un Consiglio Federale è saltato dalla ripresa a ottobre ai campi all’aperto per culminare con le mascherine per i giocatori.
Mascherine, attenzione, affidate a uno studio del Politecnico di Torino, assurto a fama controversa per il report che aveva inizialmente indicato la pallavolo come sport più a rischio di contagio e per il suggerimento di sottoporre a tampone tutti i giocatori (minors e giovanili comprese) 48 ore prima di ogni partita.
Per non parlare dei protocolli che impongono il distanziamento di almeno due metri, rendendo di fatto gli allenamenti una cosa piuttosto lontana dal concetto di pallacanestro.
Ma il teatrino più sconcertante è andato in scena con la Lega Basket di serie A. Che ha deliberato all’unanimità che il prossimo campionato di serie A sarà a 18 squadre, con l’ammissione di Torino. Promossa quindi anche con il voto di Sassari, club di Stefano Sardara che è proprietario anche di Torino.
E’ facile cogliere qualche lieve conflitto di interessi. Sardara ha annunciato che cederà la società, ma a chi? E comunque la cessione sarebbe dovuta avvenire prima che LBA comunicasse il ripescaggio di Torino. Per capirci: un conto è cedere un club di A2, ben diverso un club che ha i diritti per la serie A.
Tutto è avvenuto in base ad un fantomatico ranking che nessuno conosce, né ha mai visto. Nei criteri per l’ammissione al campionato superiore è corretto tenere conto non solo del risultato sportivo (Ravenna, per esempio, aveva vinto più partite di Torino), ma anche del palasport, del bacino d’utenza e della solidità economica della società. Tutto teorico però, perché il ranking ufficiale non è mai stato reso pubblico.
Neanche il tempo che Ravenna alzasse la voce, ed ecco che il patron della Virtus Roma, Claudio Toti, annuncia la messa in vendita della società. E il futuro del grande basket nella capitale è fortemente a rischio.
Tutto questo mentre Verona si è ben guardata dall’avanzare pretese o candidature. La certezza del budget viene prima di ogni cosa e la proprietà deve innanzitutto trattare il rinnovo con gli sponsor, in una fase economica decisamente sfavorevole. Nel frattempo LNP è pronta a ripartire con il campionato a ottobre, purché si giochi a porte aperte. E intanto il canestro più bello lo hanno segnato tutti i tifosi che hanno rinunciato al rimborso della parte di abbonamento non goduta. La passione non ha prezzo e i piccoli gesti talvolta sono i più belli.

29
mar 2020
AUTORE Mariobasket
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INEVITABILE

“Io credo, risorgerò, questo mio corpo vedrà il Salvatore” (canto religioso molto in voga tra i tifosi dell’Hellas Verona)

Annullamento del campionato. Una scelta dolorosa, ma inevitabile. Non ci sono i margini per una ripresa dell’attività e per terminare in tempi accettabili la regular season e i playoff.
Altri sport hanno già alzato bandiera bianca: il rugby per primo ha cancellato tutti i campionati, il ciclismo ha rinviato il Giro d’Italia, la F1 ha annullato sette Gran Premi, fino alle Olimpiadi, evento sportivo per eccellenza, posticipate di un anno.
E il basket? Il presidente Petrucci ha cercato ad ogni costo di far concludere la serie A. LNP non più tardi di giovedì sera diramava l’ennesimo comunicato con l’ipotesi di far ripartire l’attività entro metà maggio, ponendo ancora la scellerata condizione di far giocare le partite a porte aperte. Un segnale di perdita della realtà in un Paese che vive blindato da due settimane e chissà ancora per quanto, e dove la conta delle vittime pesa per un terzo dell’intero pianeta.
Così alla fine anche Petrucci si è arreso. Il primo segnale è stato una lettera diffusa nella serata sempre del 26 marzo (orario “modalità Conte”, per capirci), annunciando la decisione di annullare tutti i campionati regionali senior e giovanili. Nel passo successivo toccherà ai campionati nazionali e tutte le classifiche saranno annullate. Nessuna promozione, nessuna retrocessione. L’ultima parola spetterà al Governo e al CONI, mentre LNP e LBA si sono date metà aprile come deadline.
E’ giusto che chi magari ha vinto una partita si ritrovi nella prossima stagione con chi invece le ha vinte quasi tutte? Però nemmeno lo scudetto verrà assegnato. Come ai tempi di guerra. Perché è una guerra quella che stiamo combattendo. Per vincerla. E la quarantena si sta trasformando, purtroppo, nei playoff di questa stagione. La Verona dei canestri risorgerà, la famiglia Pedrollo è pronta e carica. Alla prossima.

 

01
mar 2020
AUTORE Mariobasket
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IL BASKET AL TEMPO DEL VIRUS

Il basket è l’unico sport che tende al cielo. Per questo è una rivoluzione per chi è abituato a guardare sempre a terra. (Bill Russell)

Terza settimana senza basket. La prima per il rinvio legato agli impegni di Candussi con la Nazionale, la seconda e, adesso, la terza per la forzata sospensione di tutte le manifestazioni sportive a causa dell’emergenza Coronavirus.
Ormai siamo al delirio. E’ scontato che le precauzioni per tutelare la collettività vengono prima di tutto e nessuno si sognerebbe di dare ragione alle dichiarazioni un po’ squinternate del coach di Ravenna che pur criticando legittimamente la paranoia generale generata dal Covid-19 si è spinto a dire che per lui “il basket viene prima della salute”. Evidentemente si è spiegato male.
Detto questo, il campionato di A2 è nel caos. La finale di Coppa Italia è stata rinviata, ci sono squadre che devono recuperare solo l’ultima giornate ed altre, come la Tezenis, con due gare in meno.
La fase ad orologio slitterà e verosimilmente saranno inseriti due turni infrasettimanali per rispettare il cronoprogamma, considerato che poi nei playoff si giocherà ogni due giorni e non ci saranno altre date disponibili.
Nelle Minors e nei campionati giovanili va ancora peggio: tre turni da recuperare e un disagio pesantissimo per le società, che saranno costrette a trasferte – talvolta anche disagevoli – in un giorno feriale.
Domanda legittima: giocare a porte chiuse, almeno nel prossimo fine settimana, come consentiva la nuova ordinanza della Presidenza del Consiglio, era così complicato?

P.S. Rispondo anche a qualche richiesta di chiarimento sulla formula della discussa fase ad orologio che deciderà la griglia dei playoff.

Ogni squadra incontra in casa le 3 squadre dell’altro girone che sono nelle posizioni a seguire di classifica (es. 4ª dell’Est gioca in casa con 5ª, 6ª e 7ª dell’Ovest) e incontra in trasferta quelle che la precedono (4ª dell’Est gioca fuori con 1ª, 2ª e 3ª dell’Ovest).
La classifica dell’Est e quella dell’Ovest formano due tabelloni dei playoff che si incrociano: es. 1ª dell’Est vs 8ª dell’Ovest e così via.
Le vincenti delle due finali sono promosse in serie A.

26
gen 2020
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CIAO KOBE

“Se non credi in te stesso, chi ci crederà?” (Kobe Bryant)

Di fronte alla tragedia che è successa stasera vicino a Los Angeles passa tutto in secondo, terzo e ultimo piano. La sconfitta della Tezenis, le polemiche sull’arbitraggio indecente, il rammarico per l’ennesima occasione mancata.
Il ricordo più nitido che ho di Kobe Bryant non sono i suoi anelli Nba, la partita da 81 punti, le giocate da extraterrestre. David Londero nel periodo in cui giocava a Verona mi raccontò di Kobe bambino, il figlio del grande Joe Bryant che chiuse la carriera giocando due stagioni a Reggio Emilia. Londero all’epoca si era affacciato in prima squadra e svelò un curioso e simpatico retroscena: Kobe Bryant, ragazzino già molto talentoso e dotato, “stella” della squadra Esordienti e poi Under 13 delle Cantine Riunite, chiedeva a Londero non ancora 18enne ma promettente, di fargli vedere come si schiaccia. E David accettava di buon grado, senza immaginare di avere a che fare con un futuro 5 volte campione NBA e  bi-campione olimpico.
Probabilmente il piccolo Kobe sarà venuto anche a Verona a vedere il babbo giocare, forse già negli anni precedenti, quando Bryant sr. giocava a Pistoia. Mi piace pensare che abbia calcato il parquet del Palaolimpia per qualcuno di quei tiri che i bambini amano fare a fine partita, sul campo che si è liberato dai “grandi” e il pubblico se n’è andato.
Kobe che considerava l’Italia, legittimamente, la sua seconda patria. Kobe che parlava perfettamente italiano e dopo tanti anni nella Nba, diventando una leggenda, non lo aveva dimenticato. Adesso anche chi gioca nel nostro campionato per tanti anni non spiaccica una parola dell’italico idioma…
Kobe che non si stancò mai di ringraziare l’Italia e la pallacanestro italiana per avere imparato quei fondamentali che lo hanno aiutato a diventare così forte, il simbolo di una generazione di appassionati e non solo. Una leggenda. Spezzata da un destino che sembra essere riservato in modo assurdo ai più grandi. Da Elvis a Jim Morrison, dal Grande Torino a Fausto Coppi, da Drazen Petrovic a Black Mamba. Ti sia lieve la terra e insegna le giravolte agli angeli.

16
gen 2020
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BICCHIERE MEZZO PIENO

“Chi si accontenta gode” (antico proverbio popolare)

In pizzeria, dopo la vittoria a Roseto. Tifoso 1: “Hanno mandato via un americano che ha fatto due punti per prendere uno che non ne ha segnato nemmeno uno e non ha combinato niente. E Ferguson ha segnato 50 punti!”.
In pizzeria, dopo il successo contro Orzinuovi. Tifoso 1 (non lo stesso di domenica): “Con Bobby Jones abbiamo cambiato sicuramente in meglio, ha mostrato quello che vale. E segna punti”.
Di nuovo la pizzeria dopo Roseto. Tifoso 2: “Certo che passare da Amato a Love per finire a…Loschi…”.
Ancora con le gambe sotto il tavolo mercoledì sera. Tifoso 2 (sempre un altro): “Meno male che c’è anche Loschi. Ha messo triple importanti e difende pure bene!”.
Pareri in libertà dopo la partita a Roseto e il sudatissimo successo strappato contro Orzinuovi all’Agsm Forum che hanno segnato il sospirato ritorno alla vittoria della Tezenis, anche in casa. I tifosi, si sa, sono sempre sul pezzo. Dalle insistenti sollecitazioni per la cacciata di Dalmonte alle prime contestazioni a Diana, dalle lamentele sul preparatore atletico alle ripetute critiche a Love. Finché Germano ha pagato, forse anche per altri, soprattutto per la necessità di modificare l’assetto della squadra dopo la sciagurata serie di infortuni. Servivano centimetri e l’esperienza di Bobby Jones potrà essere utile, al di là della virgola all’esordio in gialloblù. Contro i bresciani si è già visto. E Loschi è un giocatore solido ed esperto.
Insomma, tenuto conto di come sono maturate le precedenti sconfitte, il bicchiere gialloblù resta mezzo pieno, perfino il presidente Pedrollo era soddisfatto (moderatamente). Di questi tempi bisogna sapersi accontentare.
Queste due vittorie sono importanti non solo per muovere la classifica e tornare in zona playoff, ma per il morale. Francesco Candussi con grande onesta intellettuale ha ammesso che forse 10 giorni fa la Tezenis avrebbe perso anche la partita con Orzinuovi, dilapidando 18 punti di margine per subire poi un parziale 0-19 quando era avanti di 13. Alla fine della fiera i giganti gialloblù hanno fatto quello che serviva in un momento complicato, alla ricerca di identità e di nuovi equilibri: portare a casa 2 punti. Lo stesso compito che li attende contro San Severo, a chiudere il ciclo di tre partite in una settimana contro le ultime della classifica.
Poi resta da sciogliere il nodo dei paurosi black-out che puntualmente permettono agli avversari di ricucire gap anche significativi. Il lavoro di Diana dovrà essere dedicato soprattutto a questo, per trovare quei rimedi che finora ha faticato a mettere in campo.

05
gen 2020
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ASPETTANDO I PLAYOFF

“Houston abbiamo avuto un problema” (Jack Swigert, pilota modulo di comando Apollo 13 – aprile 1970)

La mia squadra Under 13 nell’ultima partita dell’anno ha fatto 3/11 ai liberi ed il coach si lamentava, nonostante la vittoria. Questo per dire che con 3/15 dalla lunetta è impresa assai improba vincere in casa della capolista, per di più imbattuta. La Tezenis è al quarto k.o. di fila e nelle ultime sette partite ha vinto solo una volta.
Punto secondo: se sbagli 10 liberi di fila, ad ogni errore devi ricominciare a giocare con la bava alla bocca e non con la testa bassa, in preda alla depressione.
Punto terzo: se l’americano lo fa uno che, suo malgrado, sta per andare sotto i ferri e da settimane gioca imbottito di antidolorifici è opportuno farsi qualche domanda.
Punto quarto (e prima domanda): la squadra e la società sono entrate in un tunnel e faticano a trovare la luce? Insomma, si ha la piena percezione di quello che sta succedendo e delle soluzioni possibili?
Punto quinto (e seconda domanda): è necessario intervenire con urgenza sul mercato, magari a costo di cambiare assetto alla squadra?
Punto sesto (e terza domanda): siamo sicuri che sia solo un problema mentale?
Penultimo punto: Ravenna ha ipotecato il primo posto. Da inguaribile ottimista dico che se la Tezenis ha mancato di poco il colpaccio in casa della capolista, potrebbe capitare nei playoff. Perché il fattore campo conta fino ad un certo punto.
Ultimo punto: però ai playoff bisogna arrivarci.

23
dic 2019
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LETTERA A BABBO NATALE

“Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi” (il replicante Roy Batty in “Blade Runner”)

Caro Babbo Natale,
per il 2020 vorrei che cominciassi portando un po’ meno infortuni in casa Tezenis, poi così potremo vedere se la squadra ricomincerà a vincere.
Vorrei che ci fosse anche una bella striscia di vittorie, così aspetteremo i commenti dei tifosi da tastiera. Sai, Babbo Natale, sono quelli che hanno massacrato per mesi Dalmonte, hanno esultato al suo esonero, adesso criticano Diana e invocano la cacciata del preparatore atletico.
Spero che tu possa dare la carica a coach Diana, non vorrei che pensasse di essere finito in un manicomio. A questo proposito vorrei che dessi più grinta, più garra, più benzina ai giganti gialloblù, che da un po’ di tempo si dissolvono nella ripresa e restano a secco. Va bene che è un problema mentale, ma non sarà ancora tutta colpa di LDM? E mica ci vorrà di nuovo la figura della “motivatrice”?
Devi sapere che hanno criticato a lungo anche Ramagli, l’unico che peraltro ci fece vincere qualcosa, una coppetta…, per poi a farci chiudere al primo posto la regular season, anche se poi sappiamo bene come andò a finire.
Babbo caro, vorrei che ci spiegassi com’è che fior di giocatori arrivano a Verona e fanno una fatica boia, e che ci facessi capire come mai le giovani promesse appena cambiano squadra diventano fenomeni.
Babbo amato (con la a minuscola…), vorrei che dessi forza al g.m. Giuliani che sarà costretto a tornare sul mercato e che facessi capire ai fans del lamento che da anni non esistono più gli stranieri a gettone. E magari che in Società non ripetessero gli stessi errori. Infine, Babbo mio, vorrei che sostenessi la famiglia Pedrollo, perché ne ha bisogno in questo momento balordo e il presidente ha buoni motivi per essere alquanto irritato. Non è opportuno bestemmiare proprio nei giorni del Santo Natale.

Buone Feste a tutti e Forza Scaligera Basket.

P.S. La citazione vale per Caserta-Tezenis.
3° quarto: 6 punti
4° quarto 8 punti
Intera ripresa: 14 punti con 3/18 da 2, 0/14 da 3, 3/32 totale dal campo.

16
dic 2019
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I SOGNI NEL CUORE

“Un corridore deve correre con i sogni nel cuore, non con i soldi nel portafogli” (Emil Zatopek)

Meglio essere fuori dalla Coppa Italia, evitando tre ipotetiche partite in tre giorni, oppure siamo alle prese con un altro flop?
La Tezenis ha mancato il primo obiettivo di questa stagione, inutile nasconderlo. Che poi questo obiettivo fosse davvero essenziale è un’altra questione. (In ogni caso potete andare a guardarvi il blog del 9 settembre sulla “Volpe e l’uva”).
La famiglia voleva questa qualificazione, ma sfido chiunque a dire che si aspettava di sentir dire che alla Scaligera non fregava nulla della Coppa.
Il problema è un altro. Nessuno poteva immaginarsi che la Tezenis avrebbe virato la boa del girone di ritorno con un bilancio di 8 vinte e 5 perse, con ben 3 sconfitte in casa e un k.o. pure con la cenerentola Orzinuovi.
Contro Mantova i giganti gialloblù sono crollati nella ripresa: 19 punti segnati, 8 nell’ultimo quarto con un solo canestro dal campo, messo a segno da Tomassini, l’unico che ha lottato con intensità dall’inizio alla fine.
Proprio l’intensità ha fatto la differenza. Mantova correva, Verona camminava. I problemi fisici che hanno condizionato la qualità degli allenamenti (non ultima la situazione di Severini, in attesa di finire sotto i ferri) e l’assenza di Hasbrouck giustificano fino ad un certo punto la prova dei giganti gialloblù. Già contro Montegranaro la Tezenis aveva rischiato grosso, pagando un calo nel secondo tempo, con Mantova la flessione è stata ancora più evidente e le percentuali di tiro (1/11 nei 10 minuti finali) sono eloquenti.
Evidentemente la squadra deve ancora liberarsi delle scorie accumulate in questi mesi e abituarsi ad una filosofia di gioco ben diversa. E’ sufficiente guardare le statistiche: 38 tiri da 2 contro 17 da 3. Una reazione è doverosa, si sa che il lavoro paga, ma la Tezenis deve tornare a correre. In tutti i sensi.

04
dic 2019
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ZERO ALIBI 2

“Aspettare che gli altri facciano il loro dovere è il miglior alibi per non fare il nostro”. (Roberto Gervaso)

“Si vince e si perde insieme. Non ci sarà mai un responsabile con nome e cognome, il responsabile è la squadra”. Così parlò Luca Dalmonte il giorno del suo insediamento alla Tezenis. Era stato chiamato al capezzale della Scaligera dopo l’esonero di Fabrizio Frates e sconfitta in casa con Udine “allucinante, uno spettacolo indegno”, per usare le parole dello stesso coach licenziato.
3 anni e 9 giorni dopo è toccato al tecnico di Imola. Il cambio era nell’aria, non solo per le 4 sconfitte in 11 partite, culminate con i minori fischi alla fine del k.o. casalingo con Milano, ma per la netta sensazione che la squadra avesse “girato le spalle” all’allenatore.
Il vicepresidente Giorgio Pedrollo è stato netto: “Le situazioni erano ben chiare e non potevamo proseguire nella direzione che si pensava inizialmente”.
Dalmonte, come sempre in queste circostanze, paga per tutti. Un cambio di guida tecnica che probabilmente sarebbe stato più opportuno dopo gli ultimi playoff e l’eliminazione per mani di Treviglio. Ma la proprietà aveva deciso di dare ancora fiducia a LDM, peraltro sotto contratto per un’altra stagione.
Andrea Diana arriva a Verona carico dei risultati in crescendo ottenuti a Brescia: semifinale playoff in A2, promozione in serie A, playoff nel massimo campionato, semifinale scudetto, qualificazione all’Eurocup.
Un palmarés che lo ha indicato fin da subito come il prescelto per la successione a Dalmonte. Va detto che Brescia è anche l’unica piazza dove il coach livornese ha lavorato da capo allenatore, però la sua filosofia di gioco e soprattutto la gestione “semplice” dei rapporti umani con i giocatori al momento rappresentano un valore aggiunto per questo nuovo corso della Verona dei canestri. E con la doverosa premessa che la qualificazione alle Final eight di Coppa Italia non può minimamente essere in discussione, la speranza di tutti è che la palla a spicchi per i giganti gialloblù rotolerà fino a giugno.
Nel blog del 14 settembre (a campionato ancora da iniziare), scrivevo: “Siamo solo all’inizio ed è vero che i campionati si vincono a maggio (o a giugno), ma si sa già a chi verrebbe presentato il conto se le cose dovessero prendere la piega sbagliata.
La scossa è arrivata, adesso non ci sono più alibi.

01
dic 2019
AUTORE Mariobasket
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2.023

QUESTIONE DI FEELING

“Mi prendo tutte le responsabilità: questo deve fare un allenatore, uno che comanda il gruppo, con grande senso del dovere”. (Luca Dalmonte dopo la sconfitta con l’Urania Milano)

La saggezza di Donna Anna, first lady della Scaligera Basket, ha protetto il presidente Pedrollo da un legittimo sfogo dopo questa figuraccia con Milano, che avrebbe fatto il paio con quello clamoroso seguito alla sconfitta casalinga con Treviglio negli ultimi playoff.
Dopo tanto tempo sulla sirena finale sono partiti i fischi del pubblico, esclusi i tifosi della Locura che hanno sostenuto i giganti gialloblù dal primo all’ultimo secondo. Ed è ripartito immediatamente il ritornello preferito dai più critici, rilanciato puntualmente ad ogni sconfitta della Tezenis: “Dalmonte vattene”.
Il problema è che la Tezenis ha già perso 4 partite. Troppe. Anche se un altro ritornello continua a ripetere che il campionato si vince a maggio e che conta essere al top ad aprile. Ma andando avanti così come e dove arriverà la Scaligera in primavera?
E’ difficile scacciare l’impressione che l’allenatore parli una lingua e i giocatori un’altra. E il linguaggio del corpo è eloquente.
Una partita può essere il paradigma della vita che, si sa, è fatta di episodi. Talvolta ne basta uno per cambiare il corso degli eventi e nella mente di tutti i tifosi credo che rimasta impressa la schiacciata sbagliata da Jermaine Love nel contropiede 1vs0 che avrebbe portato la Tezenis sul -2 nel secondo quarto. In un amen Milano è tornata avanti di 9 con l’ennesima tripla di Benevelli e un canestro di Sabatini. Con Germano che andava in attacco palleggiando a testa bassa. Ha chiuso con virgola una partita disastrosa, sebbene nell’ultimo, disperato tentativo di rimonta forse avrebbe meritato un’altra chance.
Il secondo episodio chiave a 3’ dalla fine, dopo la tripla di Hasbrouck che aveva riacceso le speranze gialloblu sul 72-74. Tripla di Montano, poi la palla persa e il successivo fallo antisportivo di Rosselli.
Se la sconfitta a Forlì era maturata contro una squadra di livello e con legittime ambizioni, questo k.o. con la matricola milanese certifica una crisi di identità, non solo fisica.
Dalmonte aveva detto che gli si era aperto un nuovo mondo e sperava che i giocatori capissero la lezione, evidentemente non è stato così. E’ ovvio che i vari acciacchi abbiano influito e la squadra si sia allenata male, però c’è un limite se poi in difesa non tieni nessuno e subisci da qualunque giocatore.
Urge una scossa e in questi casi chi paga è l’allenatore. Resta da vedere se la società (che tra l’altro era già intervenuta con un extrabugdet per l’addizione di Bobo Prandin) riterrà opportuno attendere che la squadra ritrovi la migliore forma fisica di tutti i giocatori o se deciderà di correre subito ai ripari. E’ una questione di feeling, e di risultati.