Aggettivi finiti: abbiamo definito la squadra di Juric in questi mesi nell’ordine: straordinaria, miracolosa, incredibile, fantastica, eccezionale, generosa, superlativa. Ora però non c’è più nessun vocabolo che possa adeguatamente dipingere la qualità di questo gruppo.
Juric ha tirato fuori il sangue dalla rape, ha spremuto oltremisura questo gruppo che per quanto si faccia spremere riesce sempre a tirare fuori qualcosa di più, andando sempre oltre a quello che pareva un limite invalicabile.
Ha ragione Juric: non ci fosse stato questo maledetto lockdown causato dal maledetto covid, il Verona sarebbe finito dentro i libri di storia. L’Europa non ci sarebbe sfuggita se le gare si fossero giocate con normalità e se fosse continuato quel meraviglioso stato di grazia che faceva seguito a quella settimana perfetta che si chiuse con la vittoria contro la Juventus.
Che altro si può aggiungere, dunque, che altro si può dire che non sia già stato detto? Vedere giocare questo Verona è una bellezza, non solo estetica, ma anche un inno alla moralità, allo spirito di sacrificio, un elogio della normalità che diventa “straordinario” quando ci sono giocatori che si fondono con le idee dell’allenatore fino a diventarne ingranaggi perfetti.
La sfida che attende Juric è riuscire a ricreare questo meccanismo il prossimo anno, cambiando interpreti, tenendo la stessa filosofia. Già pensare di fare a meno di Amrabat diventerà un esercizio che dovrà impegnare a fondo la società e lo stesso allenatore alla ricerca di un adeguato sostituto. Ma l’unico insostituibile credo lo abbiate capito, così come lo ha capito il presidente Setti che tutto è meno che scemo, è Ivan Juric che bisognerà rendere capo indiscusso di un progetto che lo ha visto assoluto protagonista. Juric come Gasperini a Bergamo è imprescindibile. La società deve solo metterlo nelle condizioni di lavorare bene assecondando i suoi pensieri. Che come abbiamo visto producono risultati e plusvalenze milionarie.

