Ci è mancato il coraggio, non la fortuna. E il coraggio, diceva il Manzoni, se uno non ce l’ha mica se lo può dare. Il Verona ha perso contro la Juventus perchè è mancato questo coraggio. Che non è essere sprovveduti o pazzi. E’ una piccola scintilla che accende le squadre svantaggiate nella classe e nella tecnica come quella veronese. Sono tanti piccoli dettagli che mancano a questa squadra. Dettagli che, mi dispiace dirlo, devono arrivare dalla panchina.
Baroni non ha coraggio, ha altre doti, ma non quella. Ormai l’abbiamo capito. L’ossessione dell’equilibrio impedisce alla squadra di dispiegare le ali, di evolvere. Tutti fanno bene il loro compitino e stop. Rivedere i minuti finali della partita con la Juventus ti fa venire voglia di spaccare il televisore.
C’è un fallo laterale a 30 secondi dalla fine in zona offensiva a nostro favore. Non esiste, ma proprio non esiste che la palla venga riconsegnata alla Juventus come ha fatto il Verona più preoccupato di tornare indietro a difendersi dall’ultimo assalto che tenere il pallone avanti. Lì la partita è finita. Ma chi è che deve trasmettere questo coraggio, questi atteggiamenti? A sentire Baroni a fine gara, e questo della comunicazione sta diventando un altro problema, lui assiste a tutto ciò come se fosse uno spettatore. Anche lui come noi vede queste cose, anche lui come noi si arrabbia. Ma lui è l’allenatore non un tifoso. E’ lui che dopo 10 partite e mille allenamenti deve dare l’atteggiamento è lui che deve trasmettere il coraggio dalla panchina.
Baroni ha più risorse e qualità nella rosa di quelle che stiamo vedendo in questo Verona. Che non è una grande squadra, che è stato costruito al risparmio, ma di certo ha una rosa che se la può giocare per la salvezza.Ormai è chiaro anche questo e non faremo il bene del Verona a non dirlo.
I cambi ieri sera sono stati quantomeno tardivi. E sapere a fine partita che sono stati “forzati” a causa delle condizioni di chi stava giocando mi lascia perplesso, molto. Chi è entrato ha fatto benissimo, persino un bambino se ne sarebbe accorto. Suslov è un signor giocatore, Tchatchoua ha gamba, Lazovic il migliore del Verona per qualità. Cosa aspettavamo a metterli dentro?
C’è poi quel terribile segnale del cambio di Serdar con Bonazzoli che a mio avviso è stato devastante. Un centrocampista per un attaccante, l’unico che poteva portare su il pallone, alleggerire la pressione. Mosse da Trapattoni anni ’80, calcio vecchio e superato. É proprio il messaggio che dai alla squadra la conseguenza. Allora ci difendiamo. Allora rinunciamo completamente al contropiede. Stiamo indietro e speriamo. No, mister non va bene. Non va proprio bene. Mi dispiace ma non è questo il Verona che vogliamo. Ci sono in panchina Saponara, Ngonge, Mboula. Vedi tu chi mettere dentro, ma non si può dare quel segnale di resa.
Perdere punti in questa maniera è doloroso. Provoca ferite profonde dell’autostima, preoccupa. Preoccupa finire sempre la partita recriminando, preoccupa questa mancanza di lucidità dalla panchina, preoccupa anche la classifica perché è chiaro che al primo risultato positivo di una di quelle che ora vanno piano dietro saremo risucchiati e allora anche questa piccola tranquillità che ci arriva dal tesoretto delle prima due giornate finirà
Ed è probabilmente già finita perché adesso arrivano due gare che non si possono sbagliare. Due partite da cui dipenderà il futuro del Verona in questo campionato. Monza e Genoa: Baroni deve trovare il suo Verona. Il “nostro” Verona.