Sono giorni per me frenetici e felici. Sono diventato papà di una splendida bambina e ho seguito un po’ marginalmente le ultime vicende del Verona.
Sull’addio di Tudor dedicherei poche righe: ho scritto di recente che di prammatica meritava la conferma e Setti gli ha dato giustamente la priorità, ma non è un divorzio doloroso e importante come quello con Juric. Tudor ci ha messo del suo nel Verona 2021-22 e gli è stato riconosciuto, ma è stato anche molto bravo a vivere di rendita del lavoro del predecessore. Quel ciclo iniziato nel 2019 però ora si è chiuso, tra partenze e veterani ormai un po’ spremuti. Non so se Tudor sarebbe stato in grado di ricominciarne uno nuovo. Lo ha capito lui stesso e infatti e se n’è andato. Non è un caso se l’ex Juve ha cambiato nove squadre in dieci anni.
Non c’entra nulla la sua partenza con l’addio di D’Amico. Sono due fatti separati. Anzi, se Tony fosse rimasto è probabile che si sarebbe indirizzato verso altri allenatori. La separazione con il diesse non è cosa banale. Detto che è Setti che fa il mercato che conta, quello dove girano soldi e operazioni di prim’ordine, deve però arrivare un sostituto che abbia voglia di fare calcio, non un amico dei “soliti” procuratori. Non vorrei rimbalzare con la macchina del tempo ai giorni dei Bigon o Gardini (Fusco è un capitolo a parte, venne come esecutore della spending review). Giusto per capirci: Marroccu del Brescia non mi convince, Accardi dell’Empoli sì.
L’allenatore Cioffi invece è un profilo interessante, emergente ma già sufficientemente esperto di serie A. Non lo conosco sul piano caratteriale e quindi sospendo il giudizio: a Verona hanno avuto successo sempre e solo i tecnici di forte temperamento e non i “teorici”. Da Bagnoli a Prandelli, passando per Mandorlini e Juric. Tradotto: conterà molto l’adattamento psicologico di Cioffi alla piazza.
Infine, il futuro di Setti a Verona. Entro il 2024 deve scegliere tra Hellas e Mantova, evidentemente è il Verona l’affare vero. Venderlo vorrebbe dire per lui fare il business della vita. Gli avverbi chiave (e interconnessi) sono “a quanto” e “quando”. Lui lo ha detto chiaro e tondo: “Il Verona vale più di 130 milioni”. Significa che ancora vuole temporeggiare. Se lo può permettere.

