I numeri sono impietosi: otto gol subiti nelle ultime tre partite. A girarla, la statistica, vengono i brividi: nonostante I cinque gol realizzati con Lazio, Torino e Como non abbiamo preso un punto. Si sta discutendo tanto, giustamente, di questo aspetto, però non condivido la vulgata generale che vorrebbe addebitare tutto agli errori individuali (vulgata rilanciata dallo stesso allenatore prima di Como). Certo, all’occhio del profano balzano gli svarioni più clamorosi, ma poi se ci si addentra in un’analisi più attenta si scorge una fase difensiva non all’altezza. Zanetti venerdì affermava che con Lazio e Torino avevamo subito gol a difesa schierata (sottointeso: sul piano tattico non ci sono problemi). A mio avviso è un’aggravante, perché significa che siamo schierati male, nelle distanze tra i reparti e tra i giocatori dei reparti medesimi. In effetti ci infilano con facilità.
In questo fragile contesto, permettetemi, non aiuta il rendimento di Montipò, portiere dalle grandi doti acrobatiche e dagli ottimi riflessi, ma non impeccabile nel posizionamento e nella lettura delle azioni (e sofferente nelle uscite). Ne abbiamo avuto conferma con Lazio e Torino, ma la partita di ieri è esemplare di ciò che è (e soprattutto non è) il nostro portiere. Quattro parate spettacolari nel primo tempo – ecco, spettacolari (per i fotografi, si diceva una volta) più che difficili perché, a parte la seconda molto istintiva su Paz, le altre sono su tiri centrali (Montipò tende a tuffarsi molto, anche sulle traiettorie non angolate) – ma nella ripresa i soliti decisivi errori tecnici che hanno causato il secondo e terzo gol del Como: sul raddoppio di Crutone Montipo’ è leggermente fuori posizione, il 3-1 di Belotti nasce dalla sua goffa respinta con i piedi.
Non possiamo pensare di andare lontano con questi numeri. Ma per fortuna è tutto risolvibile e credo che il rientro a tempo pieno del miglior Duda e (speriamo presto) di Serdar (che possono giocare con il bravissimo Belahyane in un centrocampo a 3) aiuterà a dare più equilibrio alla squadra. Nel frattempo bisogna prendere qualche accorgimento tattico perché i Magnani, i Coppola e i Dawidovicz, che chiaramente non sono Maldini e Nesta, restano però difensori di categoria sufficientemente competitivi per un club che deve salvarsi.
Nel prossimo mese incontriamo Venezia, Monza e Lecce (e Atalanta). Dopo questo mini-ciclo capiremo il reale valore del Verona. Rosa piena di talento (Lambourde può essere un altra rivelazione), ma ancora da registrare. Compito che spetta a Zanetti.

