Questione di nervi. Qua basta pizzicarsi appena e parte la scossa. Non va bene. Perché una maratona (e la corsa salvezza, ribadisco, lo è) si corre anche con la testa. Capisco la tensione dell’ambiente, l’emotività che spinge agli alti e bassi d’umore, ma ha ragione Zaffaroni, uomo di equilibrio e di senso pratico: il percorso è ancora lungo. Ergo: certi pareggi sono da prendere senza troppi snobismi. Aggiungo: pensate al pari mancato con la Fiorentina, ora saremmo a due punti dallo Spezia e non a tre. Fa tutta la differenza del mondo: a due basterebbe una partita vinta (e una persa dai liguri) per essere salvi, a tre vai allo spareggio – è cambiato il regolamento, in caso di arrivo a pari punti tra due squadre non influisce più la classifica avulsa.
Diciamocela tutta. Il Verona ha enormi limiti, fuori dal politicamente corretto possiamo affermare senza ombra di smentite che è scarso. Ma è scadente il livello generale del campionato, figuriamoci quello delle squadre coinvolte nella bassa classifica, in primis lo stesso Spezia. E quando non si è brillanti bisogna badare al sodo e non darsi grandi aspettative. Uscire perciò dalla narrazione tossica del “si va in campo sempre per vincere”, che per esempio con la Fiorentina ha creato aspettative e tensioni ulteriori che ci hanno mangiato l’anima.
Ragionevolmente ti salvi a 35-36 punti, ne dobbiamo raccogliere 17-18 in 13 partite. So bene anch’io, dunque, che qualche colpo da tre punti lo devi mettere in saccoccia. Ma se dai continuità (lo predico da due mesi) magari te ne bastano 3-4 di vittorie e non 5-6. Quando lotti per ogni respiro, non sono dettagli.