Ma chi è veramente Maurizio Setti? Sono anni che me lo chiedo e francamente non so darvi una risposta. La prima volta che lo intervistai nella vecchia sede, sedeva sulla sedia che era stata di Martinelli. Dissi al mio cameraman che mi aveva colpito per la sua freddezza. Non notai nessuna emozione in lui, nemmeno la scintilla per aver comperato l’Hellas Verona. E’ però un presidente capace e che lascia completa autonomia. Persino chi ha avuto screzi con lui (anche pesanti) glielo riconosce. Con Setti si lavora bene. La filiera è corta, i rapporti sono chiari. Ed è chiaro anche quando parla delle possibilità del Verona. Anche Juric, per esempio, gliel’ha sempre riconosciuto. Setti non vende fumo e non promette avventure europee. Parla di salvezza come del traguardo principale della società. Negli anni è cambiato. E’ arrivato a Verona come se arrivasse da New York e con la spocchia di cambiare la mentalità provinciale dei veronesi. Pian piano e mai sufficientemente rimarcandolo è cambiato lui. Oggi Verona è la sua città, ancora più di Carpi. Quest’anno ha sofferto le pene dell’inferno. Non si aspettava un campionato simile, come a volte fa, ha sottostimato la portata del cambiamento in atto, ritenendo di aver costruito comunque una squadra che potesse salvarsi facilmente.
La mia impressione è che si sia affidato/fidato troppo di qualche procuratore abile nel fargli credere di essere suo alleato ma che nel momento del bisogno è evaporato. Un errore che altri presidenti hanno commesso quando pensano di aver capito tutto del mondo del calcio. Un’altra cosa che so di Setti è che è intelligente. Ha un’intelligenza veloce, ragiona in fretta. Pur non ammettendo mai i propri errori (vi ricordate la famosa sindrome di Fonzie?), in realtà è bravissimo a riconoscere dove ha sbagliato e a cambiare rotta. E’ così veloce nel farlo che a volte si dimentica di essere stato lui a commettere l’errore. Esempio: lui sceglie Cioffi, capisce di aver sbagliato, cambia rotta, e dà la colpa di questo errore a chi difende Cioffi, non tanto come allenatore ma come scelta societaria.
Ma l’errore cruciale di questa stagione, sennò non si capisce di cosa stia parlando, è stato il riscatto di Simeone senza avere la minima intenzione di tenerlo qui. E’ un’operazione che fai solo ed esclusivamente se hai già una società alle spalle che ti “copre” o se hai una sufficiente forza finanziaria cosa che Setti purtroppo non ha. Esempio Iturbe, quando c’era già l’accordo con la Roma. Setti invece ha speso 10 milioni sull’unghia, fidandosi di chi gli aveva garantito che avrebbe comunque fatto un’ottima plusvalenza. Più passavano i giorni più gli bruciava la terra sotto i piedi. Ad un certo punto è stato colto dal panico. Ha iniziato a vendere tutti quelli che poteva vendere, palesando una debolezza finanziaria che per i pescecani che stanno nell’oceano del pallone, era come una preda sanguinante. Alla fine, ma proprio alla fine, ha ceduto anche Simeone, guadagnandoci troppo poco. Sono convinto che se avesse preso 20 milioni da Simeone e 10 da Barak, Caprari sarebbe rimasto qui e tre quarti dei problemi del Verona non ci sarebbero stati.
Ma torniamo a Setti e alla sua capacità di risolvere i problemi. Con Sogliano, dobbiamo ammetterlo, ha fatto un capolavoro. Con Sean i rapporti erano tornati buoni da tempo. Già quest’estate prima di prendere Marroccu, c’era stato un abboccamento con Sogliano. I due si conoscono perfettamente, lo abbiamo già scritto e ognuno sa dell’altro pregi e difetti. In più il tempo ha smussato le asperità. Setti stima Sogliano e il suo modo di gestire la squadra, Sogliano stima Setti per l’autonomia e la chiarezza. Sogliano ha fatto un miracolo, una clamorosa impresa sportiva, con la squadra sprofondata in B a novembre. Setti ne gode i frutti perchè la B era una mazzata finanziaria forse letale.
Il prossimo sarà il quinto campionato consecutivo di Setti in serie A. Pur tenendo presente che oggi un presidente di serie A ha delle entrate che in passato non erano minimamente ipotizzabili (bisognerebbe giudicare Arvedi, Martinelli e anche Pastorello con quasi 40 milioni di diritti garantiti), Setti è nettamente il miglior presidente post scudetto. Non è un giudizio, sono i numeri a dirlo. Nei suoi undici anni di presidenza ne ha vissuti nove (con il prossimo) nella massima serie. Ci sono stati campionati bellissimi, grandi giocatori e un paio di anni veramente pessimi. Quello appena chiuso poteva essere annoverato tra questi, ma comunque già il fatto che la squadra aveva tenuto aperti i giochi fino alla fine era una consolazione. Setti dimostra ai veronesi che avevano isolato Martinelli che non solo il Verona è una meravigliosa realtà sportiva, la più importante di gran lunga in questa città (per favore non facciamo nessun paragone con nessun altro sport perché è offensivo persino) ma che può anche diventare un ottimo business. Vogliamo rimproverarlo di questo? Io non me la sento, per quanto mi sforzi. Mi arrabbio molto di più con chi teorizzava fusioni e che giustifica il mancato impegno nel calcio con la “terribile tifoseria del Verona”, così terribile da applaudire quando si va in C. Ma per favore…
Ora Setti dovrebbe fare un serio esame di coscienza. Non con noi, ma prima di tutto con se stesso: è ancora in grado di garantire un futuro a questa società? Si può ipotizzare una crescita o si deve solo ed esclusivamente pensare a cortissimo raggio? Vi dico subito che a me sta roba degli americani, di ‘sti fondi che arrivano con chissà quali scopi, con gente che non ha nemmeno l’idea di cosa sia il calcio, non è chi mi faccia così impazzire. Credo che qualcosa ci sia stato e che per qualche motivo sia saltato. Ecco: se Setti ritiene di avere ancora benzina, io, ve lo dico con la consueta franchezza mi tengo Setti. Se invece siamo ormai alla “frutta” allora s’impone che il presidente metta il Verona sul mercato e fissi un prezzo congruo. Nel frattempo prepariamoci ad un altro campionato con l’elmetto in testa. Ma non è che ci spaventa dopo tutto quello che abbiamo passato…