Il Mantova si sta davvero dimostrando un’autentica e (fin qui) indistruttibile macchina da guerra. Qualche colpo lo ha pure preso lungo il cammino il carrarmato virgiliano (il più recente con l’AlbinoLeffe, sconfitta 2-1 a Zanica) ma ha sempre saputo rimettersi in pista, riparando agevolmente gli ingranaggi manomessi dall’avversario di turno.
Come ha sottolineato, da scafato uomo di calcio, Massimo Paci, l’allenatore della Pro Sesto al termine del match perso con il Padova all’Euganeo, la squadra allenata da Possanzini “ha qualcosa in più, non tanto dal punto di vista della qualità della rosa ma sotto il profilo dell’idea di gioco. Un’idea che negli ultimi anni in Lega Pro si è vista poco”. L’analisi del tecnico è assolutamente condivisibile: i mantovani, riammessi in C dopo essere retrocessi ai playout al termine della scorsa stagione, stanno dimostrando sul campo di meritare la serie B diretta, grazie a numeri da capogiro: 21 vittorie, 3 pareggi e 3 sole sconfitte in 27 gare sono un bottino incredibile, una marcia da categoria superiore, non c’è dubbio alcuno.
Fatta la doverosa premessa però anche Paci ha ammesso che il calcio è strano e che quindi finché la matematica non conforta i verdetti finali tutto può succedere. Considerazione altrettanto condivisibile e peraltro tanto cara alle nostre latitudini. E’ proprio su questo “terreno” che il Padova deve inserirsi. Si tratta di un terreno in cui i biancoscudati storicamente hanno sempre dimostrato di sapersi muovere e destreggiare bene. Se vogliono sovvertire una sentenza che sembra già pronunciata, è l’unico percorribile in questo momento.
E’ tipico del Padova, quando le cose si fanno complicate e difficilmente raggiungibili, estrarre dal cilindro prestazioni, coraggio, continuità di risultati e un’insopprimibile voglia di non mollare mai. E’ quando il percorso può essere lineare e affrontato con una normale gestione che, chissà perché, gli uomini di Torrente hanno alti e bassi e cadono magari contro avversarie sulla carta più deboli.
Proprio per questo, perché conosce troppo bene il suo “pollo”, il popolo biancoscudato ci crede ancora. Eccome se ci crede. Pur sbandierando ai quattro venti che il Mantova è più forte, più continuo e ormai troppo lontano per essere raggiunto, i tifosi sotto sotto coltivano la speranza di essere smentiti, di essere stupiti dai loro beniamini, di doversi prima o poi ricredere su quanto oggi come oggi sembra già scritto. 11 partite sono poche, ma non troppo poche per rinunciare al sogno. Almeno per qualche settimana ancora, facciamoli andare a letto col sorriso.