08
feb 2016
AUTORE Mario Poli
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SENSE OF EMERGENCY

L’emergenza fa la forza. Possiamo rimodulare così l’antico detto, adattandolo alla Tezenis che nel momento di maggiore criticità sul fronte degli infortuni ha risposto con due vittorie del gruppo. Vittorie costruite in difesa, magari contro avversari non di prima fascia, ma va assolutamente sottolineato il merito proprio dei giganti gialloblù di avere ridotto ai minimi termini il potenziale offensivo avversario, a Legnano, come al Palaolimpia contro Ravenna, arrivata pur sempre con la chance di agganciare Verona in classifica.
Invece la squadra di Crespi si è rilanciata, grazie alla prestazione del collettivo, dimostrando una crescita nella tenuta mentale e trovando nell’emergenza nuove rotazioni con Petronio (a Legnano) e Bernardi (contro Ravenna). Giovani che forse non segneranno il canestro decisivo, ma comunque possono dare un contributo prezioso nel momento del bisogno.
Quanto al mercato, i 20 minuti d’impiego di Lollo D’Ercole nella vittoria di Sassari contro Varese (segnando i suoi 8 punti già nella prima parte della gara) appaiono come un segnale preciso che la partita su questo fronte sia chiusa. Prima la società lo avrebbe liberato volentieri, ma il giocatore ha tirato la corda lasciando cadere la proposta di Verona. Adesso il club campione d’Italia cambia indirizzo, dopo una lunga serie di n.e. per il play pistoiese. E in ogni caso, con quali motivazioni sarebbe arrivato in gialloblù?
Il problema è che la Tezenis sul mercato può cercare solo quello che invece non c’è: un giocatore italiano da quintetto, in grado di essere il sostituto di Spanghero. E soprattutto in grado di entrare nei meccanismi del gioco di Crespi, che necessitano di tempo. Per questo l’opzione di un “gettonaro” non ha senso, anche perché in giro non c’è davvero nulla. A meno che di far arrivare ciccioni, ex giocatori o rompicoglioni dei quali in Scaligera vogliono decisamente fare a meno.

25
gen 2016
AUTORE Mario Poli
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TROVA LE DIFFERENZE

La sconfitta con la Tezenis ha lasciato il segno. I giocatori hanno dato tutto quello che avevano, finché non è finita la benzina. Non tutti però. Così l’atteggiamento sconcertante e inaccettabile di Ricky Cortese ha scatenato il putiferio, mandando su tutte le furie Pedrollo jr. L’impressione, tuttavia, è che in questo momento così delicato si stia cercando il capro espiatorio, come – per diversi motivi – un po’ lo sono stati in precedenza Chikoko e Spanghero.
Se fossi un compagno di squadra di Cortese sarei il primo a incazzarmi di brutto con lui, perché in una squadra ci si esalta e si va a fondo tutti assieme. Ma sono altrettanto convinto che il Presidente non sia della stessa idea e preferirebbe, se lo volesse, prendere decisioni più drastiche. E forse Cortese non soffre di attacchi influenzali, ma di allergia al coach.
Il figlio Giorgio ha ribadito che l’allenatore non è in discussione e non dubitiamo che continui fortemente a credere nel progetto avviato la scorsa estate. Un progetto che puntando dichiaratamente alla promozione ha portato la società, per le pretese economiche di qualche giocatore e per scelte tecniche, a rivoluzionare completamente la squadra che aveva dominato la regular season, venendo però buttata fuori da Agrigento al primo turno dei playoff. Nove giocatori nuovi, con l’unica conferma di Boscagin (ci mancherebbe altro), una panchina più profonda e maggiori rotazioni a disposizione.
Allora vi propongo una specie di gioco, come quello che troviamo sulla “Settimana Enigmistica” e potremmo chiamarlo “Trova le differenze”.
- L’anno scorso 4 partite perse in tutta la regular season; quest’anno siamo già a 8 sconfitte dopo 18 giornate.
- L’anno scorso 1 sconfitta in casa in regular season; quest’anno finora 4 sconfitte al Palaolimpia.
- L’anno scorso vittoria in Coppa Italia; quest’anno fuori dalla Final Eight.
- L’anno scorso campionato con 16 squadre di Gold (due poi si sono perse per strada); quest’anno girone con 5 squadre di Gold (4 + Verona) e una neopromossa dalla serie B, anche se pur sempre la Fortitudo.
- L’anno scorso una rosa di 8 giocatori da minutaggio, quest’anno di 9 giocatori.
- L’anno scorso (capitano a parte) 2 giocatori con esperienza seria in serie A De Nicolao e Ndoja); quest’anno 4 giocatori scesi dal campionato superiore: Spanghero, Cortese, Chikoko e Michelori.
- L’anno scorso miglior allenatore e giocatore Mvp del campionato, però squadra eliminata al primo turno dei playoff; quest’anno vedremo.

18
gen 2016
AUTORE Mario Poli
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I BICCHIERI E LA DAMIGIANA

A Roseto la Tezenis ha rischiato di perdere anche la cospicua differenza canestri accumulata all’andata, quando gli abruzzesi erano incompleti. E questo fa un po’ il paio con la situazione della Scaligera, che senza Rice ha vinto una partita e ne ha perse tre. L’ultima davvero in malo modo.
Ma l’assenza della guardia americana e le condizioni di Da Ros, al rientro dopo uno stop di un mese, non bastano per giustificare uno scivolone troppo pesante per le ambizioni della Verona dei canestri.
In precedenza non ho lesinato critiche alla gestione Crespi, ma è bene tenere ben presente che o si crede in questo progetto oppure è meglio rinunciarci. Dopo tutto il campionato è ancora lungo e l’anno scorso Agrigento da ottava fece il gran colpo, giocandosi poi la promozione fino all’ultimo con Torino, salita in serie A dopo aver chiuso la regular season con 10 sconfitte.
Dall’inizio della stagione i tifosi s’interrogano se questo quintetto sia più forte di quello dell’ultima versione di Ramagli, quello che è certo è che sono arrivati giocatori dal piano superiore (Cortese, Spanghero, Chikoko, Michelori), ma la leadership e la capacità di reggere la responsabilità non si pesano con le statistiche. E la pazienza di veder sbocciare il”centro verticale” preferito a Monroe non può prolungarsi all’infinito. Come le difficoltà di affrontare il pressing senza un playmaker puro. La società può giocare ancora la carta del comunitario, ma la costruzione della rosa è stata fatta in stretta sinergia con l’allenatore.

La squadra è stata plasmata sul gioco e sulla mentalità del coach bustocco, ovvero il famoso trittico emozione, appartenenza, urgenza. La partita con Trieste aveva offerto l’impressione proprio di un senso di appartenenza, la trasferta a Roseto ha palesato invece un preoccupante passo indietro. Marco Crespi analizzando la sconfitta in Abruzzo ha spiegato che la squadra si è persa in 4-5 bicchieri d’acqua. L’impressione è che in realtà sia finita dentro una damigiana.

28
dic 2015
AUTORE Mario Poli
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BUON ANNO GIALLOBLU’

Quello che non torna nel cammino della Tezenis targata Crespi in questo 2015 che va in archivio sono le due sconfitte al Palaolimpia con Legnano e Treviglio, soprattutto la seconda, ma nemmeno troppo, visto che Legnano ha espugnato il Palaverde e Treviglio ha fermato la corsa di Brescia. L’ultima partita dell’anno, invece, fa storia a sè.
E se escludiamo la sfida ad armi impari con Imola, la Tezenis ha vinto in modo netto tutti gli scontri diretti con le squadre che la precedono in classifica o che occupano la stessa posizione, e ha perso d’un soffio (sprecando un’occasione) sul campo della capolista Brescia.
Un dato che deve far riflettere sulle potenzialità della Scaligera. La filosofia spicciola ci dice che è meglio vincere sempre o il più possibile, il sano pragmatismo invece insegna che bisogna vincere quando conta.
Buon anno, rigorosamente gialloblù.

07
dic 2015
AUTORE Mario Poli
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GRAZIE SILVIO

Il ricordo più netto che ho di Silvio Bertacchi, il coach – scomparso sabato a 73 anni – che portò la Citrosil in A2 e tenne a battesimo il Palaolimpia, non è legato ad un campo di basket. Trasferta a Trieste, nella stagione che sarebbe finita con la retrocessione per ambedue le squadre: il pullman è sulla camionale che porta in città, dall’alto si scorge l’ippodromo di Montebello con una corsa in svolgimento. Bertacchi riconosce cavallo e fantino al comando. Nel frattempo Diego Arrigoni, suo scudiero in campo e sodale in sala corse, sfogliando “Trotto Sportsman” con un bestemmione fa presente al suo coach l’imperdonabile dimenticanza di non aver puntato su un cavallo di nome Stecchino.
La passione per l’ippica e la relativa competenza di Bertacchi erano superiori anche al basket, che lo aveva portato a diventare assistente di Pippo Faina all’Olimpia Milano, nella stagione dell’Innocenti. E fu lui a convincere i gemelli Boselli a lasciare il nuoto per i canestri.
Allenatore (tessera n° 231) e al tempo stesso insegnante di Educazione fisica negli istituti superiori milanesi, come ha scritto Marco Crespi, tracciando su Facebook un bel ricordo del suo “maestro”, che ogni martedì preferiva alle lezioni di Giurisprudenza, trascorrendo quattro ore in palestra a parlare con lui di basket, prima di essere accompagnato in stazione per tornare a Busto Arsizio.
Già, perché Silvio Bertacchi, il professor Silvio Bertacchi, non è stato solo il principe di Novate e il guru di Busto. A lui si deve il primo boom della Verona dei canestri. La sua Citrosil, dopo la promozione conquistata battendo nei playoff Pescara (e agli occhi dei veronesi questo è un merito in più), lasciato il Coni per il palasport non ancora Palaolimpia, perdeva quasi sempre: 9-21 il bilancio finale con ultimo posto e retrocessione. Però, sarà stata la novità, sarà stato il nuovo palasport atteso per anni, la gente veniva. Fino ai cinquemila e passa spettatori nella sfortunata partita con la Corsa Tris Rieti che sancì il ritorno in serie B.
Era la Citrosil di Jay Bilas (anche per quello c’erano tante donne al palazzo) e Scott Meents, e poi di Leo Rautins. Di Zamberlan e Dalla Vecchia. Ma il debutto assoluto a Verona in serie A fu con il botto. 21 settembre 1986: 93-69 su Forlì di “mr. 34 rimbalzi” Mark Landsberger, con un parziale 53-22 nella ripresa. Niente male.
L’addio da Verona fu accompagnato da una specie di esonero a campionato già finito e da uno scontro con l’allora g.m. Ferdinando Torresani. Difficile dar torto a Bertacchi, un gentiluomo, una persona perbene. Fu lui a portare Marco Lamperti a Verona, ricevendo ingratitudine la stagione seguente. E sempre lui gestì con delicatezza il male oscuro di Ugo Govoni.
Aveva smesso di allenare nel 1994, a Legnano, gli Knights che gli hanno dedicato la vittoria a Treviso. Anche la Tezenis saprà onorare la sua memoria. Intanto lo piangono gli amici del mitico Canaglia Club.
Invece non smise certo di frequentare sale corse e l’ippodromo di Siro, che gli ha dedicato una targa emblematica: “Grazie Silvio per il contributo che hai versato all’U.n.i.r.e. (Unione nazionale incremento razze equine) in tutti questi decenni”.
Chiudo con un ricordo molto personale: per il mio matrimonio (due anni dopo la fine dell’esperienza a Verona), mi spedì un telegramma: “E’ la tua telecronaca migliore”. Come ci hai preso! Una tris piena coach. Riposa in pace.

24
nov 2015
AUTORE Mario Poli
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MANTOVA CHI?

Se la sfida con Mantova doveva essere l’esame della verità per la Tezenis e per Marco Crespi, la risposta è stata una sola e categorica: Verona c’è. La risposta della squadra dopo la sconfitta casalinga con Treviglio e a conclusione della settimana più lunga – caratterizzata dalla fiducia incondizionata rinnovata dalla società al progetto e a Crespi – è coincisa con la miglior Tezenis della stagione.
E’ noto che se giochi male e fai tanta fatica in attacco, difendendo bene puoi solo migliorare. E contro Mantova è stato così. Conforta che Verona abbia schiantato la capolista con il centro titolare ancora poco concreto e troppo falloso, ma la difesa non ha concesso nulla, e ogni vittoria parte da lì. E dal lavoro in allenamento, curato con attenzione maniacale in ogni dettaglio. Poi le buone percentuali aiutano molto. Ed anche la conduzione dalla panchina è sembrata più lucida, favorendo la serenità mentale della squadra.
Così, se la Tezenis ha asfaltato Mantova (mai in partita fin dalla palla a due) ed ha sbagliato il tiro per andare al supplementare in casa di Brescia, si può guardare con più fiducia, restando però sempre sul pezzo. E’ vero che adesso il calendario dovrebbe aiutare, ma i precedenti con Legnano e Treviglio bastano e avanzano.

16
nov 2015
AUTORE Mario Poli
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SENSO DELLA RESPONSABILITA’

Matteo Da Ros si prese una caterva d’insulti per aver scritto ironicamente un tweet, dopo l’eliminazione della Tezenis contro Agrigento, che queta volta era stata colpa del custode.
Emanuele Rossi non ha mai giocato a Verona, è stato allenato da Crespi a Casale nella prima parte della stagione 2007/2008, poi se ne andò a Treviglio. Dove è tornato l’anno scorso dopo due stagioni a Omegna e altrettante a Chieti. Ha aspettato otto anni per ritrovare Crespi, vincere e attaccarlo su facebook.
Se volete leggere cosa ha scritto lo trovate sul sito.
Al di là della correttezza o meno di rendere pubblico uno sfogo del genere (dopo otto anni lascia il tempo che trova), l’intervento di Rossi tuttavia alimenta le perplessità sul clima dello spogliatoio veronese e sulla tenuta mentale della Tezenis.
Nessuno mette in discussione la competenza di Crespi (lo ha ammesso perfino Rossi), però sono emerse criticità che sembrano imputabili anche dell’accessiva agitazione del tecnico, dietro la quale potrebbe nascondersi una sostanziale insicurezza.
Ecco qualche cambio di giocatori che avevano appena segnato, ma “colpevoli” di un errore difensivo. Ecco la mancanza di lucidità necessaria per gestire finali punto a punto.
Marco Crespi sostene giustamente che la valutazione della performance di un atleta professionista ha tre livelli: un quoziente di energia, uno di responsabilità e quello di saper riconoscere il proprio ruolo. È il quoziente di responsabilità che dobbiamo migliorare.
E dal suo punto di vista Giorgio Pedrollo ha ragione nel credere “ciecamente” nel sostenere il progetto affidato a Crespi. La squadra è stata costruita ad immagine e somiglianza del suo allenatore, cambiare potrebbe essere complicato.
Ma è anche vero che ci sono dei segnali che non vanno ignorati. Pedrollo jr. lo ha capito e ritiene che saranno superati. Il campionato è lungo. Resta da vedere se il tempo sarà galantuomo. Dopo tutto c’è chi ha aspettato otto anni…

07
nov 2015
AUTORE Mario Poli
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AI VERONESI STA A CUORE IL BASKET?

Un mio breve video postato su facebook per mostrare il “desolante deserto” del Palaolimpia durante la partita con Ferrara ha sollevato vari commenti. Li riassumo sinteticamente: i veronesi vanno al basket solo quando vince e fa figo andare al palasport, l’anno scorso ha lasciato un pesante segno, la partita il giovedì sera taglia una parte di pubblico, quest’anno c’è poco entusiasmo, la Tezenis non uccide il campionato come la scorsa stagione, ci sono pochi soldi e non distribuiscono biglietti omaggio, ai veronesi del basket non gliene può fregare di meno, un conto è essere tifosi ma se uno ama il basket preferisce fare allenamento o guardare l’Eurolega in tivù, è sempre stato così, i veronesi sono dormiglioni.
Tante opinioni, qualcuna condivisibile, altre decisamente meno. Ma la domanda resta sospesa e legittima.
La Calzedonia di volley contro Modena ha richiamato quattromila spettatori al Palaolimpia. Certo, una partita di cartello in A1 non è paragonabile a una partita infrasettimanale contro una squadra arrivata dalla “Silver”, ma condivido il disappunto (e anche lo sconforto, credo) del patròn Pedrollo. La Scaligera Basket ha una struttura già da serie superiore, sta cercando di investire sul marketing e nella promozione sul territorio coinvolgendo le scuole e le società (magari se lo avesse fatto anche sul settore giovanile fin da quattro anni fa sarebbe stato meglio…) e mediamente ogni domenica arrivano circa 400-500 ragazzi delle varie società veronesi con i genitori, grazie alla campagna promozionale “I like Scaligera”, affidata a Fabio Crivellaro.
E allora cosa manca? Ho l’impressione che lo “zoccolo duro” si sia ridotto un po’, probabilmente -come sostiene la nobile speaker Massimilla – la conferma si potrà avere lunedì 23 novembre, quando al Palaolimpia si sarà il big-match con Mantova. Ahi ahi, un’altra partita infrasettimanale, e di sera…

25
ott 2015
AUTORE Mario Poli
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1.602

IL SENSO DELL’URGENZA, DI VINCERE

Palermo, Navarini, Marini, Sacchettini e Allodi. Un americano che giocava in Svizzera (capocannoniere, però), uno che nelle ultime due stagioni è stato in Ungheria e Matteo Frassineti: ve lo ricordate? Sei partite all’inizio della prima stagione di Ramagli. L’anno scorso era finito alla derelitta Forlì. Sono i giocatori di Legnano che hanno confezionato la sconfitta casalinga della Tezenis. Caduta contro una squadra ordinata, umile, arrivata al Palaolimpia con due pullmini.
Pochi fronzoli, insomma, e tanta concretezza e serenità. Quelle doti che sembrano improvvisamente sparite in casa Scaligera. Le due vittorie facili a Trieste e con Roseto forse hanno fatto calare la tensione, perché l’impressione è che sia venuta meno la tenuta mentale. La difesa regge, ma il calo finale in attacco ha mostrato segni evidenti di ansia: le ultime rimesse e le successive gestioni dei possessi sono sotto gli occhi di tutti. C’era paura di sbagliare.
Giocare con i favori del pronostico non è facile, ma la squadra di Crespi non deve pagare dazio per talento ed esperienza. E il senso dell’urgenza è quello della vittoria. Perché un passo falso ci può stare, il secondo forse, ma in casa Pedrollo la parola sconfitta non è gradita.

19
ott 2015
AUTORE Mario Poli
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MEGLIO ADESSO CHE NEI PLAYOFF

Mai dire mai. Il basket è uno sport euclideo, come amava dire il coach-gentleman Mario Blasone, ossia chi è nettamente più forte vince, non come nel calcio dove una squadra nettamente più scarsa si chiude in difesa per 90 minuti e magari riesce a portare a casa lo 0-0.
La sconfitta subita dalla Tezenis a Rimini contro la Fortitudo dimostra che la superiorità della squadra di Crespi decantata a destra e manca (compreso il sottoscritto) in realtà è stata spazzata via al primo esame ostico, sebbene in campo neutro, sebbene contro un’avversaria ancora al palo, sebbene guidata da un 18enne, ma pur sempre capace di raddrizzare una partita fino a quel momento comandata dai giganti gialloblù
Nulla cambia riguardo alle potenzialità di Verona, e con un po’ di filosofia spicciola si può affermare che è sicuramente meglio perdere qualche colpo adesso, piuttosto che nei playoff. Il campionato si dimostra bizzarro: Trieste ridicolizzata dalla Tezenis, dopo due settimane travolge Imola; Roseto ancora incompleta, dopo il netto k.o. al Palaolimpia schianta Brescia, una delle squadre considerate al top. E nel girone Ovest la ripescata Agropoli è ancora a punteggio pieno.
Tutto questo per dire che probabilmente ne vedremo ancora delle belle, ma il break suicida di Rimini e la conseguente sconfitta con la Fortitudo sono una lezione utile per i giganti di Crespi.
Sbagliare è umano, perseverare è diabolico.