10
mar 2019
AUTORE Mariobasket
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 2 Commenti
VISUALIZZAZIONI

2.003

CIAO ALBERTONE

“Quello per cui ho sempre ammirato Alberto Bucci era la straordinaria sintesi che aveva raggiunto tra la sua esperienza umana e la sua professione di coach. L’uomo era il coach, con lo stesso coraggio contro le avversità, la stessa incrollabile fede che lo spirito avrà sempre la supremazia sulla fragilità del corpo, l’impegno di condividere con i suoi la sua passione per la vita. I suoi giocatori hanno avuto da lui il più importante schema per la vittoria, quella su se stessi”. (Valerio Bianchini)

Il ricordo di Alberto Bucci resterà sempre legato in modo indissolubile al trionfo in Coppa Italia. Un mese dopo il coach bolognese avrebbe guidato Verona alla prima promozione in A1, ma l’impresa del 21 febbraio 1991 a Bologna è rimasta unica e irripetibile: nessuno potrà mai eguagliarla. Di quella serata magica mi è rimasta impressa l’immagine di Alberto che – mentre tutta la squadra è in preda all’esaltazione – si avvia con la sua andatura caracollante ad abbracciare un amico nel parterre del Paladozza.

Ma ci sono anche ricordi più intimi. Bucci aveva firmato con la Scaligera ben prima di sfiorare lo scudetto 1989 con Livorno: contratto triennale da 300 milioni all’anno. Nella prima stagione la Glaxo, dopo il doppio cambio di americano Bailey-Michael Henderson-Stokes, chiuse al terzo posto, lasciando la promozione diretta a Torino e Trieste. Poi nei play-out si sarebbe arresa nello scontro decisivo al Palaverde con la Benetton. All’ultima giornata della regular season a Brescia, ininfluente perché i giochi per la promozione erano già fatti, nel dopo gara Albertone, già irritato per il risultato, ci chiese i risultati delle altre partite. Lì per lì non fummo in grado di darglieli, così lui ci apostrofò “che grezzoni che siete a Verona!”. Da allora, con il mio vezzo di dare un soprannome a tutti, Bucci diventò “il Grezzone”, ovviamente in modo affettuoso, utilizzato anche da qualcuno con cui avevo più confidenza nello staff, anche naturalmente se mi guardai bene dall’utilizzare il nickname nelle telecronache…

Chi ha conosciuto bene Alberto Bucci sa che era più severo e duro, con se stesso e con gli altri, dell’immagine che dava all’esterno, ma ovunque dove ha lavorato ha lasciato un profondo segno umano. A Verona pensava – un po’ come il suo predecessore Dado Lombardi – che dovessimo essere “educati”, cestisticamente parlando, a maggior ragione da uno che arrivava da Basket City. Perciò si lasciava andare in lunghi sermoni con i giornalisti. Finché, forse per stemperare la tensione della prima stagione che non andava al massimo, decise che a tavola i rapporti si sarebbero chiariti meglio. Così, con Stefano Alfonsi e me, andammo a pranzo. Quando toccò pagare a noi due, scegliemmo una buona ma normale trattoria del centro. Quando toccò a lui e ci disse di prenotare dove volevamo, un po’ perfidamente puntammo su un ristorante stellato che gli costò un occhio della testa.

Nella stagione trionfale, quando la Glaxo fu definita “la diciassettesima squadra di A1” (e senza l’infortunio a Russel Schoene nei playoff probabilmente ci sarebbero state delle sorprese), decise di chiudere con un anno di anticipo il rapporto con la Scaligera. Aveva capito subito che la Glaxo, con l’uscita di scena di Mario Fertonani, avrebbe ridimensionato l’impegno. Un giorno mi arriva la soffiata che Bucci sta trattando con Pesaro. Mi sembra impossibile, Verona aveva appena vinto la Coppa e stava dominando il campionato, però, fatte le opportune verifiche, diamo la notizia. Il giorno dopo all’allenamento (beati i tempi in cui tutti i giorni andavamo al palazzo…), appena mi vede Alberto dice: “Socmel, non si può neanche andare da Scavolini per comprare una cucina e subito lo sa mezzo mondo!”. Una bugia che confermava tutto.

A Verona lo abbiamo rivisto da presidente della Virtus, già segnato dalla malattia contro la quale ha lottato con la proverbiale tenacia. E’ stato l’allenatore della stella della Virtus, a Bologna ha vinto altri due scudetti. Ha allenato la Nazionale Over, vincendo anche lì. In queste ore non si contano i messaggi di ex giocatori, colleghi (su tutti quello magistrale di Valerio Bianchini), dirigenti, tifosi, anche avversari. Perché Alberto Bucci si era guadagnato soprattutto il rispetto di tutti. Ti sia lieve la terra.

28
feb 2019
AUTORE Mariobasket
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 21 Commenti
VISUALIZZAZIONI

2.412

THE MACHINE

“Il vino prepara i cuori e li rende più pronti alla passione”. (Ovidio) 

Nemmeno nei tempi d’oro della Verona dei canestri era mai arrivato a vestire la maglia gialloblù un giocatore con il palmarès di Saša Vujačić. Stiamo parlando di un vincitore di due anelli Nba con i Lakers, che l’anno dopo il secondo titolo passando ai NJ Nets ha tenuto oltre 11 punti di media in 28,5 minuti di utilizzo. Un tipo da 10 stagioni nei pro con 581 partite giocate e una media di oltre 15 minuti.

Un regalo senza precedenti che il patron Gianluigi Pedrollo – legittimamente soddisfatto nonostante questo ennesimo extrabudget – ha fatto ai tifosi gialloblù giusto alla vigilia delle Final Eight di Coppa Italia, quella Coppa Italia che la stella slovena ha vinto l’anno scorso in serie A con Torino, tenendo 12,7 punti di media con la squadra targata Fiat.

Ai Lakers lui e Kobe Bryant erano subito entrati in sintonia perché condividevano la lingua italiana (si narra che il Black Mamba lo abbia più volte insultato in partita nella nostra lingua) e la stessa voglia ossessiva di lavorare in palestra, trovandosi anche per sessioni di allenamento all’alba. Ecco quindi il nickname “The Machine”, la macchina, perchè Vujačić è un professionista ineccepibile quando si tratta di pallacanestro.

Un colpo straordinario anche sotto l’aspetto mediatico, che sorpassa in un amen il precedente arrivo di Logan a Treviso e quello recentissimo di Carlos Delfino alla Fortitudo. Adesso dal pubblico dovrà arrivare una risposta all’altezza degli sforzi della proprietà della Scaligera Basket, giacché con un incasso come quello di sabato scorso contro la Bakery si arriva a malapena a coprire le spese per gli stewards.

Il vicepresidente Giorgio Pedrollo e il g.m. Daniele Della Fiori hanno portato avanti la trattativa con pazienza e tenacia, grazie anche ai buoni uffici del manager veronese Zeno Pisani, che da anni vive a Los Angeles.

E il ruolo di Verona città del vino ha avuto un’influenza determinante, considerata l’attività extracestistica che Vujačić ha avviato nella Napa Valley a Paso Robles con il brand Alexander Wine. E allora brindiamo, rigorosamente con l’Amarone. Dobrodošli Sasha.

 

24
feb 2019
AUTORE Mariobasket
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 5 Commenti
VISUALIZZAZIONI

1.480

MAI UNA GIOIA

“Siamo nati piangendo, viviamo lamentandoci, e moriamo delusi”. (Thomas Fuller)

La gente è strana, ma davvero. La Tezenis batte la Bakery con la vittoria più larga della stagione, c’è gloria per tutti, anche per i 18enni Oboe (lanciato a partita ancora aperta) e il debuttante assoluto Mirco Cacciatori, ma c’è chi storce il naso. “Di fronte non c’era nessuno”, “avversario di una pochezza imbarazzante”, “non se ne può più di questo bombardamento”, “Quarisa non ha fatto neanche un tiro”.

Quello che è veramente imbarazzante è il livello demenziale di certi ragionamenti. Un risultato così limpido, ricordando ancora con l’assenza di Henderson e Udom, dovrebbe avere reazioni a senso unico: bravi, applausi.  Invece sui social resiste il partitino di chi pretende di avere la botte piena (magari di ottimo vino) e la moglie ubriaca (magari anche avvenente).

Vero è che Verona è la squadra che tira più triple di tutti, l’unica che tira più da 3 che da 2, che contro Piacenza è stato toccato il record di 42 tiri da 3, ma bisogna anche guardare a come si sviluppa una partita. Contro una zona “bulgara” non è sempre semplice far arrivare palloni in continuazione nel pitturato e se le percentuali ti sorreggono, sbilanciarsi con il gioco perimetrale non è uno scandalo.

Così va il basket di oggi. Può piacere o no, senza peraltro dimenticare che a Piacenza la Fortitudo ci ha lasciato le penne e che nella vittoria con Treviso la Tezenis ha tirato più da 2 e gli avversari hanno avuto un tentativo in più da 3 (30 a 29). Quindi ai lamentoni e agli incontentabili diventa quasi inevitabile rispondere “che palle!”. E godetevele le vittorie! Dalla prima all’ultima. Tant’è tutti gli altri se ne fanno una ragione e se ne fanno pure un baffo. Il maestro Aldo Giordani avrebbe detto “freguntubo”. E adesso sotto con la Coppa Italia.

11
feb 2019
AUTORE Mariobasket
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 5 Commenti
VISUALIZZAZIONI

2.566

GODURIA

“La stampa è al servizio di chi è governato, non di chi governa” (Corte Suprema Usa, sentenza Presidente Nixon vs Washington Post)

La perfezione non esiste, ma la Tezenis nel derby con Treviso ha sfoderato una partita al limite della perfezione. Coach LDM, inguaribile incontentabile, ovviamente non sarà d’accordo, ma la prova a doppia dimensione fornita dai giganti gialloblù, è stata davvero sontuosa. Attenzione e intensità difensiva straordinarie: dieci giorni dopo aver concesso 62 punti a Imola in 20’, la Scaligera ha tenuto Treviso a 70 nell’intera gara. Scelte offensive equilibrate e ben selezionate, anche se non è mancata qualche inevitabile passaggio a vuoto. Quelle “onde” che l’allenatore gialloblù cita ripetutamente nelle sue analisti post partita.  E poi, last but not least, l’energia mentale; quel coraggio invocato da Dalmonte alla vigilia del derby, che ha permesso di scacciare la depressione delle 5 sconfitte consecutive.

La voglia di riscatto gialloblù ha un doppio emblema: Iris Ikangi, che dopo 57 partite è andato per la prima volta in doppia cifra facendo un grande lavoro anche in difesa, e Andrea Quarisa, con 8 rimbalzi e 6 punti in 13’ e la forza di trascinare il popolo dell’Agsm Forum.

Che cos’è cambiato rispetto al patatrac con Imola e alla trasferta inconsistente di Piacenza? La voglia di superare un momento molto critico. La consapevolezza che il gruppo ha la forza di reagire e di rialzare la testa. Insomma, la squadra. Coach compreso, che ha incassato la fiducia della proprietà, ovvero il vicepresidente Giorgio Pedrollo. Per chiudere con i tifosi che la vigilia della partita hanno tributato una magnifica attestazione di sostegno. Intanto e bello godere, e avanti così.

Nota off topic - Poche ore dopo l’impresa della Verona dei canestri, l’Hellas prima è inciampato sul campo del Bentegodi contro il Crotone (in 10), poi in sala stampa con la volgare sclerata del d.s. che qualifica in modo inequivocabile i toni (in minuscolo e senza y) che ha raggiunto il modus operandi della dirigenza. Nella Nba piovono multe da decine di migliaia di dollari se un allenatore non si presenta ai giornalisti a fine partita. Nessuno verrebbe mai sfiorato dall’idea di mandare un altro al suo posto, nemmeno se fosse l’owner della franchigia. E qualsiasi giocatore richiesto dai media è tenuto a farsi intervistare. Figuriamoci se si dovesse arrivare alle offese e ai toni (sempre tutto minuscolo) minacciosi. Così dai nemici ci guardiamo noi e dai d’amico (sempre minuscolo) ci guardi Dio. E magari anche da qualche collega stile Bugs Bunny.

04
feb 2019
AUTORE Mariobasket
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 6 Commenti
VISUALIZZAZIONI

1.745

DEPRESSIONE

“Un alto e un basso fa un gualivo” (antica espressione popolare).

I 59 punti segnati a Piacenza contro l’Assigeco sono la terza peggior prestazione offensiva dell’era Dalmonte. La Tezenis si fermò a 54 punti l’anno scorso in regular season sul campo della Fortitudo, mentre il record negativo è rappresentato dai 48 punti contro Treviso nel 2017 al Palaolimpia.
Nelle ultime partite dei giganti gialloblù è sempre mancato il classico centesimo per fare un euro. Contro Imola la difesa ha concesso di tutto e di più, quattro giorni dopo a Piacenza l’attacco è stato un pianto. Insomma, uno o l’altro pari sono.
L’impressione è che la sconfitta in volata a Mantova abbia lasciato un segno più profondo del previsto nella testa della squadra. Il linguaggio del corpo, che non sempre va interpretato a tutti i costi ma talvolta lancia segnali da non trascurare, è eloquente: troppe teste basse, troppa rassegnazione, troppo sguardo spento, troppi pasticci. In due parole: confusione e rassegnazione.
Una squadra depressa. Anche l’infortunio a Henderson sta portando degli effetti devastanti. Il giocatore americano – spesso ingenerosamente criticato – oltre ad essere il miglior tiratore da 3 e anche di liberi della squadra, assicurava equilibrio e la sua assenza ha ingarbugliato soprattutto la convivenza tra Amato e Ferguson. Inoltre, coincidenza non casuale, Severini si è ritrovato oberato di responsabilità e nelle ultime tre partite la sua media è crollata a 4,6 punti.
E sul banco degli accusati è salito Jazz Ferguson, che al PalaBanca è incappato nella peggior prestazione stagionale. Proprio contro l’Assigeco sono venuti alla luce i limiti in regia e più in generale si è accentuata quella fragilità a cui ho fatto riferimento nel precedente post.
Dalmonte nella conferenza stampa del dopo-partita ha parlato di “equilibri molto precari, di Dna: equilibri tecnici, morali ed emotivi”. In sostanza la Tezenis ha cavalcato un’onda, infilando una magnifica serie nonostante l’incapacità di chiudere in anticipo tante partite.
Ma gli equilibri precari diventano un problema assai pesante nel momento topico della stagione, quando la “garra” e la durezza mentale fanno la differenza. E questa squadra, forse nata un po’ storta durante l’estate cercando una sorta di compromesso tra le varie anime – tecniche e manageriali – della Scaligera, adesso paga dazio, anche e soprattutto per le assenze pesantissime di Udom e Henderson. Aspettando la guarigione e che arrivi primavera.

31
gen 2019
AUTORE Mariobasket
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 8 Commenti
VISUALIZZAZIONI

1.536

FISCHI E FIASCHI

“End is not the end. END means Effort Never Dies” (Anonimo coach – segnalato da Luca Dalmonte) 

In 9 anni di A2 la Scaligera non aveva mai perso in casa subendo più di 100 punti. Anzi, nemmeno in trasferta. L’unica volta con un centello incassato coincise con una grande vittoria al Palaolimpia: 113-105 contro la Virtus di Alessandro Ramagli che poi sarebbe salita in serie A, ma allora fini all’overtime (parziale 26-18). Sulla panchina di Verona c’era già Luca Dalmonte.

Il k.o. con Imola fa male, doppiamente male, ha portato i primi fischi di una parte del pubblico (nella ripesa capitan Amato ha invitato la tribuna a sostenere la squadra in rimonta, trovando in verità scarsa reazione) e porta anche delle sinistre coincidenze. Sulla pagina social dell’Andrea Costa c’è chi si è lasciato andare alla battuta che ha vinto il Dalmonte giusto (Lorenzo, figlio del coach gialloblù e assistente di Di Paolantonio), ma è indubbiamente curioso che questo record negativo sia arrivato per mano della squadra della città di LDM.

Coincidenze a parte e infortunio di Henderson a parte, l’impressione è che si sia rotto qualcosa nel delicato equilibrio della squadra; un gruppo che sembrava avere trovato coesione e compattezza, ma evidentemente le 9 vittorie consecutive sono proliferate su un confine molto sottile e precario, che ha permesso di strappare vittorie sofferte o in clamorosa rimonta come nel trittico Ferrara-Jesi-Montegranaro, poi di piegare Roseto dopo tre supplementari e di sudare un po’ anche sul campo di Cento.

In questo poker di sconfitte pesa soprattutto il sostanziale dominio in tre partite: nella tana della Fortitudo ci poteva stare, ma in casa con Forlì (priva di un americano) e contro Imola, no. E in mezzo la beffa di Mantova.

Il campanello si è acceso per segnalare un allarme, che è nella testa dei giganti gialloblù. Hai voglia di pretendere di resettare una sconfitta bruciante, se 72 ore dopo concedi il 100% da 2 agli avversari nel primo quarto (10/10, mai visto), 14/15 all’intervallo e 10/14 nelle triple. Se subisci più del 70% da 3 forse devi chiamare LBJ per vincere. Eppure nella ripresa la Tezenis è risalita fino a due possessi di distanza, ricadendo però sempre nei soliti errori. A cominciare da una difesa che talvolta si è rivelata in fiasco, concedendo sul p&r centrale reiteratamente e pervicacemente un numero esagerato di scarichi in area, in particolare sul back-door.

Da quello bisogna ripartire per ricompattare una squadra che sembra avere smarrito la fiducia in se stessa. Lasciando da parte l’angoscia e cercando con pazienza le scelte migliori. Ma c’è sempre il rischio che la pazienza del presidente Pedrollo sia arrivata al limite.

28
gen 2019
AUTORE Mariobasket
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 11 Commenti
VISUALIZZAZIONI

1.431

PASTICCI E FETICCI

“Ofelè fa el to mesté” (detto popolare milanese) 

“Dopo 9 vittorie consecutive non è che adesso ne perdiamo 9 di fila?”. Battuta colta a Mantova nell’immediato dopo partita del beffardo k.o. nella terra di Virgilio. Della serie: non ci facciamo mancare niente. La sconfitta al Palabam ricorda per certi versi quella a Forlì, con la differenza che questa volta i padroni di casa erano stati al comando per quasi tutto il primo tempo. L’incapacità di tenere il controllo della partita nella ripresa, dilapidando in un amen il +6: sconcertante, per quanto fortunoso, il canestro al volo dell’aggancio di Visconti alla fine del terzo quarto, ma si sa, la fortuna bisogna andarsela a cercare. Poi avanti di 4, la Tezenis ha subito due “1vs1” in un amen che hanno lasciato il segno. E in totale sono stati addirittura 35 i punti concessi a Mantova in quel modo. Fino all’episodio della tripla decisiva di Ferrara, lasciato completamente libero (a Forlì almeno Marini aveva l’uomo addosso), per poi pasticciare sui possessi che avrebbero potuto dare il controsorpasso.

Fin qui l‘analisi della terza sconfitta consecutiva, aggiungendo che nelle settimane precedenti, anche per problemi di allenamento, la squadra aveva molto e a Mantova è mancata la lucidità nel momento topico, e anche un po’ di garra.

Intanto la Tezenis è riuscita a coronare il lungo corteggiamento e a riportare in gialloblù Mitch Poletti, diventato una sorta di “feticcio” per le ambizioni della Verona dei canestri. E DiLiegro é rimasto deluso, sperava di tornare in una delle città più belle del mondo (parole sue), dicendo di non voler avere a che fare con “questi serpenti” (sempre parole sue). Ma i tifosi hanno ringraziato il presidente Pedrollo con tanto di striscione per questo sforzo economico tutt’altro che indifferente e l’accordo biennale rende chiara la programmazione della Scaligera, sebbene le squadre ambiziose saranno sempre in compagnia. I tifosi, si sa, sperano e sognano sempre, del resto – questa è una citazione osvaldobagnoliana – i tifosi fanno i tifosi, l’allenatore fa l’allenatore, i giocatori fanno i giocatori, i dirigenti fanno i dirigenti, i giornalisti fanno i giornalisti. E i pasticceri fanno il loro mestiere.

14
gen 2019
AUTORE Mariobasket
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 4 Commenti
VISUALIZZAZIONI

2.495

LA PAROLA D’ORDINE E’ UNA SOLA

“Io i giocatori li metto bene in campo, ma dopo loro si muovono” (Bruno Pesaola, allenatore di calcio)

La sfida con la Fortitudo ha illuso i tifosi gialloblù per pochi minuti poi ha confermato che i bolognesi stanno giocando un campionato a parte, un po’ come quello che sta succedendo con la Juventus nella serie A di calcio.
Il punteggio finale è stato però ingeneroso per la Tezenis che alla fine del terzo quarto era sotto ancora di 9, di 11 a 8 minuti dalla fine, prima di sprofondare al -25 della sirena.
La superiorità della capolista di fatto apre un campionato a parte e Verona ha dimostrato di avere le carte in regola per lottare per la piazza d’onore, quel secondo posto che garantirebbe il miglior schieramento nella griglia dei playoff.
Intanto una cosa è certa, il k.o. del Paladozza con può lasciare il segno sul morale dei giganti gialloblù: “La parola perdere deve essere è sconosciuta” ha detto LDM.
E’ vero che la difesa della coppia Amato-Ferguson ha lasciato molto a desiderare, Dalmonte ha cercato di seminare trappole partendo con la box and one su Hasbrouck, ma è stato Cinciarini – uscendo dalla panchina – a marchiare la prima fuga. Nella ripresa Hasbrouck e Venuto hanno segnato ogni volta che hanno alzato la mano, mentre nella Tezenis nessuno – a parte Candussi – ha giocato una partita almeno sufficiente.
E mai come al Paladozza si è sentita l’assenza di Udom, che resterà fuori dai giochi almeno fino a dopo le Final eight di Coppa Italia. Il sogno di riportare in gialloblù Mitch Poletti cozza contro la ferma volontà della Mens Sana Siena di non liberare il giocatore, nonostante i problemi economici del club toscano.
Per un innesto italiano c’è tempo fino al 28 febbraio, ma è evidente che è necessario andare sul mercato prima possibile, fino all’ultima opzione in ordine di priorità: il ritorno di Dane DiLiegro, fermo dopo la stagione a Forlì.

07
gen 2019
AUTORE Mariobasket
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 16 Commenti
VISUALIZZAZIONI

2.604

PACTA SUNT SERVANDA

“Conterò poco, è vero. Disse l’Uno ar Zero. Ma tu che vali? Gnente, propio gnente. Sia ne l’azzione come ner penziero, rimani un coso vòto e inconcrudente. Io, invece, si me metto a capofila de cinque zeri tali e quali a te, lo sai quanto divento? Centomila. E’ questione de nummeri…” (“Nummeri” – Trilussa)

Il filotto, anzi, il filnove, è cosa fatta. La Tezenis di Luca Dalmonte ha eguagliato il record di vittorie consecutive nella nuova era dell’A2. Già, perché nella stagione 1990/91, quella della cavalcata in A1 e del trionfo in Coppa Italia, la Glaxo di Alberto Bucci aprì la stagione con 11 successi di fila: dalla vittoria all’esordio contro Pavia di Oscar fino al colpo a Trapani, prima di fermarsi al Palaolimpia contro la Pallacanestro Livorno.  Solidità e forza mentale sono state le armi che hanno permesso ai giganti gialloblù di costruire questa striscia vincente che eguaglia quella con cui la Tezenis di Alessandro Ramagli inaugurò il campionato 2014/2015.

E adesso possiamo dire che la Verona dei canestri, dopo tre anni e mezzo, può togliersi la scimmia dalla spalla. Ma non finisce qua, ne vedremo ancora delle belle. Intanto il carro (dei vincitori) si affolla e la promessa a coach Dalmonte in occasione del mio vaticinio naturalmente sarà rispettata.

10
dic 2018
AUTORE Mariobasket
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 20 Commenti
VISUALIZZAZIONI

3.311

IL BELLO DEL BASKET

“Dedicato a chi capisce quando il gioco finisce e non si butta giù, ai miei pensieri, a come ero ieri e anche per me” (Ivano Fossati – Loredana Bertè)

Dedicato a chi è convinto che Henderson sia il peggior americano venuto a giocare a Verona. Dedicato a chi non accetta che Ferguson parta dalla panchina. Dedicato a chi pensa che da sesto uomo sia un valore aggiunto. Dedicato a chi sostiene che con i Pedrollo non si va da nessuna parte. Dedicato a chi considera la panchina della Tezenis non è all’altezza. Dedicato a chi ritiene che DDF abbia messo in piedi una squadra debole. Dedicato a chi non va più al palazzo perché il gioco di LDM non si può vedere. Dedicato a chi ama i pick and roll. Dedicato a chi li odia. Dedicato a chi detesta 15” di palleggi prima di un tiro. Dedicato a chi non vede grandi passatori in questa Tezenis. Dedicato a chi aspetta ogni settimana che arrivi un rinforzo. Dedicato a chi aveva detto fin da subito che Dieng in quintetto non ci poteva stare. Dedicato a chi pensa che Omar sia stato “bruciato”. Dedicato a chi è convinto che quest’anno si debba salire per forza. Dedicato a chi ama cani, gatti e criceti. Dedicato ai tifosi, che ci hanno creduto, fino alla fine. Dedicato ai ragazzi di Dalmonte e Gandini. Dedicato a chi ama godere. Dedicato al basket.