20
mag 2017
AUTORE Mario Poli
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 11 Commenti
VISUALIZZAZIONI

1.448

OGNUNO FACCIA LA SUA PARTE

“I can accept failure, everyone fails at something. But I can’t accept not trying – Posso accettare la sconfitta, tutti falliscono in qualcosa. Ma non posso accettare di rinunciare a provarci” (Michael Jordan)

Dopo le lacrime (di emozione) viste a Biella, le lacrime (di delusione) sul volto di Marco Portannese alla fine di gara-3.
A chi si lamenta per l’eliminazione subita per mano di Ravenna, considerata “meno forte di Biella e molto più alla portata di Verona” forse è sfuggito che dall’inizio di gennaio (dopo l’editto di Dalmonte a Roseto sulla merda, giorno dell’Epifania) la Tezenis ha sempre giocato a tutta, senza mai staccare dall’acceleratore.
Poi sono arrivati i playoff, e quando giochi una partita ogni due giorni il serbatoio delle energie psico-fisoche presenta il conto ed è evidente che i giganti gialloblù si sono presentati a questa serie con Ravenna con la luce della riserva già abbondantemente accesa. Per contro i romagnoli, che hanno disputato un campionato straordinario (che non è ancora finito) hanno potuto gestire senza affanni qualche passo falso in regular season, mantenendosi costentemente al quarto posto, con le spalle piuttosto coperte. Poi la serie con Roma, di tutt’altra intensità rispetto a quella tra Biella e Verona, per di più chiusa in anticipo.
Ciò non toglie che la Scaligera abbia avuto in mano il break in gara-2, ma se l’è lasciata colpevolmente strappare di mano. Una sconfitta che è equivalsa ad una mazzata, mentre Ravenna al contrario si è caricata ulteriormente, con il vantaggio di poter giocare senza ansia e pressioni, sebbene prima di un americano. Però la Tezenis ci ha provato, fino alla fine.

Un epilogo che tuttavia non pregiudica la stagione della Tezenis, dopo aver allestito la squadra per ultima, visto che al 15 luglio in casa c’era solo il contratto di Boscagin. Vi ricordate da quanto tempo la Scaligera non passava un turno dei playoff? Tre anni. 2014: eliminata Veroli 3-2 nei quarti vincendo le ultime due partite al supplementare. Il campionato si chiamava “Divisione A Gold”, c’erano ancora solo 16 squadre e fu promossa Trento, che è già andata in Europa ed ora sfida Milano nella semifinale scudetti. Poi ci fu la sanguinosa eliminazione per mano di Agrigento (un po’ quello che è capitato quest’anno a Biella…) e lo 0-3 con Scafati l’anno scorso nella disgraziata stagione con Crespi.

Adesso è il momento di guardare avanti, ripartendo proprio dall’impresa di Biella, che ha riportato grande euforia attorno alla Verona dei canestri, integrando la squadra con la città, come ha dimostrato anche la bella partecipazione di Pini, DiLiegro, Portannese, Basile in piazza la sera del ritorno in serie A dell’Hellas.
Il club si sta consolidando e deve assolutamente ripartire dall’accoppiata Dalmonte-Della Fiori. Il coach è lusingato dalla speranza di un ritorno in serie A, è stato contattato da Cremona appena retrocessa in A2, ma il progetto triennale della famiglia Pedrollo dovrebbe continuare con lui e con il dirigente canturino, che merita di lavorare da g.m., con le mani libere per occuparsi non solo di mercato. La proprietà ha investito dopo avere sistemato un assetto societario che si era incrinato, è l’ora che ognuno faccia concretamente e realmente la sua parte: l’owner faccia il proprietario (come avviene in tutti i grandi club) e lo staff tecnico-dirigenziale lavori per costruire la nuova squadra e poi guidarla sul campo. Con l’auspicio, condiviso da tutti, che i cambiamenti siano limitati. Di rivedere altre nove facce nuove accanto al Bosca non se ne può più.

11
mag 2017
AUTORE Mario Poli
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 12 Commenti
VISUALIZZAZIONI

2.910

CAPOLAVORO DALMONTE

“Alcune squadre sono costruite per la stagione e alcunE per i playoff. La squadra con più fame, più concentrata, più dura e più cattiva ha vinto. Complimenti a Verona…squadra, tifosi, e città…hai meritato di vincere. Vai avanti e vinci tutto!” (Mike Hall, su Twitter, Facebook e Instagram)

Ho visto gente piangere. Tifosi in lacrime per l’emozione vissuta al Biella Forum. L’inviolato fortino dell’Angelico sventrato dalla Tezenis con una prova superlativa di agonismo, coraggio, determinazione, forza e durezza mentale. Tutte qualità di cui per un’intera stagione si è detto che i giganti gialloblù difettassero, invece nel momento topico sono emerse tutte e la Verona dei canestri ha prevalso con la sua panchina più profonda, ma soprattutto con il cuore. Il cuore che ha permesso a Dane DiLiegro di tornare in campo a tempo di record, grazie al lavoro stupefacente dello staff medico della Scaligera (a volte le partite si vincono anche in ambulatorio…), segnando 10 punti fondamentali. Il cuore che ha gonfiato l’immenso talento di Micheal Frazier, 32 punti, dei quali 5 di fila che hanno affossato i lanieri nell’overtime. Il cuore che ha caricato Andrea Amato, chirurgico con le sue triple, in particolare quella del controsorpasso che ha spianato la strada al parzialone 12-0 gialloblù nel supplementare. Il cuore di capitan Bosca, collante dello spogliatoio, giocatore che risponde sempre “presente!”.
Il cuore di Marco Portannese, un mix di talento e “ignoranza” agonistica che fa impazzire i tifosi. Il cuore che ha trascinato Dawan Robinson, il play-pivot scaligero, miglior difensore del campionato, pur con il deprecabile “incidente” sui titoli di coda. E poi il capolavoro di Luca Dalmonte, un capolavoro tattico e agonistico, forgiato dal coach specialiste delle rimonte impossibili, giacché si contano sulle dita di una mano quelle dallo 0-2 al 3-2 e Dalmonte fu l’artefice di un’impresa simile anche con Pesaro contro Cantù. Infine il popolo gialloblù: 322 persone nella magica sera di Biella, arrivate con 4 pullman e tante auto private, per rivivere emozioni come nell’epoca più gloriosa, consapevoli che il basket può essere meraviglioso o crudele (come due anni fa, a ruoli invertiti, nella serie con Agrigento). Così ‘a nuttata è passata, e adesso sotto con Ravenna, ne vedremo ancora delle belle.

03
mag 2017
AUTORE Mario Poli
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 6 Commenti
VISUALIZZAZIONI

1.715

HA DA PASSA’ ‘A NUTTATA

“Ha da passà ‘a nuttata” (Napoli milionaria! – Eduardo De Filippo)

La nottata è passata, e pure tutta la giornata, consumata tra comunicati, controcomunicati, smentite, precisazioni. Su quello che è successo a Biella c’è poco da dire: Mike Hall ha perso la brocca e Daniele Della Fiori è stato aggredito e malmenato. Le immagini parlano chiaro e non possono essere interpretate. E meno male che il nostro operatore Emanuele Zantedeschi ha documentato nei dettagli il parapiglia scatenatosi mezz’ora dopo la fine di gara-2.
Dicono che è stato DiLiegro a insultare Hall. Anzi, no, Della Fiori ha aggredito Hall. Dicono che la Tezenis rosica perché è sotto 2-0 nella serie. Dicono che quelli di Verona hanno picchiato come fabbri, comprese gomitate in faccia e botte nei coglioni dei malcapitati giocatori di Biella. Dicono che la tensione è stata creata ad arte per caricare la squadra di Dalmonte che non può sbagliare gara-3. Dicono che i tifosi veronesi sputavano come fossero dei lama.
Ne hanno dette e scritte tante. Di tutto e di più. Ma le immagini non si commentano, perché parlano da sole. Audio compreso. Tutto il resto è aria fritta, aria per i ‘boccaloni’  e far agitare un po’ i fenomeni da tastiera sui social.
Una cosa è chiara e incontrovertibile: un soggetto colpito da Daspo non può stare in un palazzetto poco dopo la fine di una partita. E’ il custode? Peggio per lui. E per chi gli ha affidato l’incarico.
Un’altra cosa è altrettanto evidente: troppe persone sono rimaste indifferenti a guardare quello che succedeva al d.s. gialloblù e nessuno ha mosso un dito per fermare i deliri di Hall, nell’infuocato partita e anche su twitter.
Infine certe piazzate in gara, adatte più alla sceneggiata napoletana, hanno tutta l’aria di provocazioni belle e buone. E nessuno dovrebbe cascarci, né gli arbitri, né i giocatori della Tezenis.
Infine meritano di essere sottolineate le parole del patron Angelico: “Auspico che per il prosieguo della serie playoff, venerdì le squadre si affrontino con la stessa intensità mostrata in gara 1 e gara 2 e che sia il campo a decretare quale delle due meriti di continuare. Qualora si dovesse disputare gara 5, invito la tifoseria veronese al Biella Forum per sostenere la propria squadra in un contesto sereno e senza alcun timore”.

23
apr 2017
AUTORE Mario Poli
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 6 Commenti
VISUALIZZAZIONI

1.737

RICORDANDO IL 2015

“Faber est suae quisque fortunae” (“Ognuno è padrone del proprio destino” - Sallustio, Epistulae ad Caesarem senem de re pubblica)

Bello e crudele il basket. Vinci una partita e peggiori la posizione in classifica. Ieri mi sono prodigato fino a notte fonda a spiegare ad amici e conoscenti non molto avvezzi di classifiche avulse come mai la Tezenis è scivolata all’ottavo posto in classifica. Così sarà Biella l’avversaria dei giganti gialloblù negli ottavi dei playoff, colpa della sconfitta, prevedibile, di Roseto sul campo della Virtus Bologna e della vittoria, meno pronosticabile, di Mantova in gran rimonta a Ravenna.

Sembra destino che debba esserci sempre qualche ravennate a far discutere lo sport gialloblù, l’insinuazione del “biscotto”, tuttavia, non ha senso: i romagnoli si giocavano il quarto posto, consegnato peraltro in anticipo dalla sconfitta della Fortitudo. Mentre i virgiliani puntavano appunto al “sorpasso” per evitare la capolista del girone Ovest e affrontare Tortona.
Nota a margine. Le “imprese straordinarie” sono altre. Con queste squadra, che ha goduto del cambio immediato di un americano e delle addizioni (non a budget) di Brkic e Amato, il traguardo dei playoff può essere considerato quasi il minimo sindacale. Un applauso a tutto il gruppo e a coach Dalmonte che ha cambiato la mentalità della squadra, ma se è vero che dopo Roseto c’erano cattivi pensieri, è sacrosanto pensare che questo obiettivo dovesse essere legittimamente centrato.

E allora Biella sia. Unica squadra imbattuta in casa in tutto il campionato di A2. Ma le cabale, si sa, sono fatte per essere sovvertite; così come il primo posto non assicura nessuna garanzia: il 2015 e Agrigento vi ricordano qualcosa?

02
apr 2017
AUTORE Mario Poli
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 12 Commenti
VISUALIZZAZIONI

2.040

IL FUTURO E’ GIA’ DOMANI

“Dice il saggio: ‘Tutto è bene quel che finisce bene’-E l’ultimo chiuda la porta!” (Ten-Patsy, “Nick Carter” – Bonvi-Guido De Maria)
Trasferta lunga, la più lunga della regular season. C’è tempo di pensare, di meditare sul pericolo scampato dalla Tezenis e sulla capacità di portare a casa due punti da un campo tutt’altro che facile, in una partita affatto semplice, dopo aver corso il rischio di fare come la famosa mucca di Aza Nikolić che con un calcio rovesciava il secchio pieno di latte appena munto.
Questa squadra, come ha ricordato coach Dalmonte parlando alle aziende partner durante l’incontro B2B, aveva tutti giocatori nuovi, compreso l’unico confermato Boscagin che si è ritrovato attorno undici nuovi compagni. Quei 12 giocatori poi appaiono all’allenatore e devono diventare una squadra che funzioni nel più breve tempo possibile e nel migliore modo possibile.
Ecco perché c’è stata la Tezenis di Roseto e Ancona, ma anche la Tezenis delle 8 vittorie su 8 in casa con Dalmonte e pure la Tezenis dell’incredibile “up and down” di Chieti.
Tutto è bene quel che finisce bene e l’ultimo chiuda la porta. Anzi, la lasci aperta per far entrare l’aria dei playoff e soprattutto per cominciare a guardare al futuro. Se c’è davvero la volontà di portare avanti un programma pluriennale è già ora di pensare a come muoversi in proiezione della prossima stagione.
Per questo in Scaligera dovrebbero fare in modo di tenersi stretto il d.s. Della Fiori, lasciandolo lavorare con ampi spazi di manovra. O vogliamo ricominciare tutto da capo per l’ennesima volta?

13
mar 2017
AUTORE Mario Poli
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 9 Commenti
VISUALIZZAZIONI

2.525

LE EMOZIONI E LA STORIA

“Capire tu non puoi, tu chiamale se vuoi emozioni…” (“Emozioni” Mogol-Battisti)

La settimana che ha preceduto la sfida con la Virtus è stata accompagnata da un bel po’ di amarcord, tra il nostalgico e la fierezza di una tradizione che è ancora forte e ben radicata. E la risposta del pubblico è stata adeguata al ritorno della Virtus Bologna dopo 15 anni di attesa: Agsm Forum quasi esaurito, ma soprattutto il pubblico che ha spinto i giganti gialloblù di Luca Dalmonte come non accadeva da tanto tempo.
Tu chiamale, se vuoi, emozioni…e che emozioni! D’altronde la storia ci racconta che i supplementari al Palaolimpia erano quasi di casa quando arrivavano le V nere, così come le rimonte per mano della Scaligera: 20 anni fa i bolognesi allenati da Ettore Messina (tanto per capirci) subirono uno 0-9 nei 39” secondi finali, questa volta la risalita della Tezenis è stata una progressione lenta, quanto inesorabile ed esaltante. Fino al ribaltone nel primo overtime, quando la squadra di Ramagli (tornato per la prima volta da avversario a Verona) sembrava avere messo nuovamente la mani sulla partita. Never. Never say never again; never never never give up! Così si fa la storia, almeno per noi della palla a spicchi. Tutto il resto, come recita un noto proverbio napoletano, “ogne scarrafone è bell’ a mamma soja”.

01
mar 2017
AUTORE Mario Poli
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 6 Commenti
VISUALIZZAZIONI

2.086

PETRUCCI, SE CI SEI BATTI UN COLPO

“Lo dico da tempo, in Italia ci sono troppi stranieri. E per di più spesso sono meno bravi degli italiani che potremmo impiegare”. (Giovanni Petrucci, presidente FIP – “Il Sole 24 Ore” 23 settembre 2014 – Mattia Losi) 

Il campionato si ferma per le Finali di Coppa Italia e la Tezenis si ritrova con tutti e due i piedi in zona playoff. Dopo la sosta si ricomincerà con la sfida alla Virtus capolista, il ritorno di Alessandro Ramagli a Verona. Prima di sette partite che decideranno il destino dei giganti di Dalmonte.
Ma questa volta voglio dedicare un po’ di spazio alla Federazione Italiana Pallacanestro. Avete presente? E’ la Federazione che gestisce il secondo sport più praticato in Italia.
Alle recenti elezioni sembrava di essere in Bulgaria (con tutto il rispetto per i bulgari): Gianni Petrucci candidato unico per la riconferma alla presidenza ed un numero di candidati giusto giusto per ogni singolo settore. Gli allenatori ne avevano due, ma uno ha pensato bene di ritirarsi prima del voto, vuoi mettere la suspence?
Petrucci prima e dopo le elezioni si è battuto per la difesa degli italiani nel massimo campionato e, di conseguenza, per non consentire l’aumento di stranieri anche in A2. Tuttavia guida una Federazione che specifica nell’acronimo di essere “Italiana”, ma consente impunemente a decine di giocatori extracomunitari di giocare nelle “minors” senza permesso di soggiorno.
Il caso più eclatante è quello di David Hawkins, ex stella di Roma, Siena, Milano e in Turchia, tesserato da Sustinente nella C Silver lombarda; tesseramento bloccato dopo che l’americano aveva già esordito con la squadra mantovana. Il regolamento consente di tesserare anche nei campionati regionali giocatori extracomunitari, purché in possesso del permesso di soggiorno per motivi di studio o lavoro extrasportivo, al contrario del campionato di A2, dove il visto è sportivo. Hawkins è tornato in Italia per provare con Reggio Calabria, che poi non lo ha tesserato, perciò non ha spesp un visto. Quindi il giocatore sarebbe dovuto rientrare negli Stati Uniti, invece è andato ad allenarsi con Mantova ed è stato tesserato da Sustinente. Con quale permesso di soggiorno? La FIP si è ridestata dal torpore che ammanta gli uffici romani congelando il tesseramento (intanto però una partita l’ha giocata), ma cosa fa per le altre decine di extracomunitari “pseudoprofessonisti” che affollano i campionati minori, anche in serie D, soprattutto al Sud? Solo nella C Silver in Puglia i primi 19 realizzatori sono extracomunitari: hanno tutti il permesso di soggiorno? Non credo proprio. Finora la FIP se n’è praticamente lavata le mani, visto che a fronte di un ricorso la Corte Federale aveva già stabilito che eventuali irregolarità non erano di pertinenza del Giudice sportivo regionale ma della Procura Federale.
Adesso che è arrivato il giocatore “famoso” qualcosa si è mosso, ma come la mettiamo per tutte le altre presunte posizioni farlocche? Perché la Federazione non attiva controlli preventivi? Per tesserare un 12enne nato all’estero (magari italianissimo figlio di italiani) bisogna sborsare 100 euro, balzello per le verifiche degli Uffici federali, che poi invece nulla fanno per accertare la posizione delle orde di stranieri nei campionati senior. Caro Presidente, se ci sei batti un colpo.

13
feb 2017
AUTORE Mario Poli
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 9 Commenti
VISUALIZZAZIONI

2.342

IL PUGNO E LA CICATRICE

“E il naufragar m’è dolce in questo mare” (L’Infinito – Giacomo Leopardi).

Il naufragio contro Recanati, a dire il vero, è stato tutt’altro che dolce. Un passo indietro dopo un ciclo convincente, con quattro vittorie incardinate nella prova comunque positiva a Trieste. La fame del leopardiani ha fatto la differenza e la Tezenis ha dovuto soccombere, pagando pasticci in attacco e amnesie difensive (rimbalzi compresi).
Dare la croce addosso ad un singolo giocatore non ha senso, tutti possono incappare in una serata sciagurata, com’è successo a Gio Pini, la cosa fondamentale è attendersi il riscatto, come dopo la débâcle di Roseto.
Allora Luca Dalmonte venne fuori con il celebre proclama delle “mani nella merda”, al Palarossini di Ancona il coach gialloblù ha parlato di un pugno in faccia, che ha lasciato una profonda cicatrice sulla sua squadra.
Insomma una lezione che, si spera, possa essere salutare per affrontare con la bava alla bocca tutte le ultime 9 partite della regular season. Contro Recanati, penultima e in formazione largamente rimaneggiata, la Tezenis ha buttato via una ghiottissima occasione per agganciare il treno dei playoff, senza tralasciare un occhio alle spalle, dove le squadre pericolanti hanno il sangue alle bocca. E’ stato l’ultimo bonus, d’ora in avanti i giganti gialloblù non potranno più concedersi il minimo errore, per fare in modo che la Scaligera non resti un’eterna incompiuta.

23
gen 2017
AUTORE Mario Poli
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 5 Commenti
VISUALIZZAZIONI

2.540

QUALCOSA E’ CAMBIATO

Ma che bontà, ma che bontà, ma che cos’è questa robina qua? (“Ma che bontà”, Mina – testo di Enrico Riccardi)

Tre partite tre vittorie. Quello che doveva essere il mese terribile si sta trasformando nel mese del rilancio della Tezenis. Una rinascita cominciata a Treviso, rifilando alla De’ Longhi la prima sconfitta in casa, continuata nell’emozionante sfida contro la Fortitudo, premiata dal record di pubblico stagionale all’Agsm Forum, e proseguita a Piacenza.
Se una rondine non fa primavera, tre perle possono sicuramente contribuire a riscaldare questo gennaio gelato, i cui prodromi nell’Epifania di Roseto non promettevano nulla di buono. Qualcosa è cambiato, decisamente in meglio.
Non è affatto un caso che la riscossa sia seguita all’appello “della merda” lanciato da coach Dalmonte dopo il k.o. nell’Abruzzo già sotto la neve. Forse la squadra si è sentita con le spalle al muro, forse è scattata la scintilla che ha portato alla consapevolezza di dover cambiare radicalmente l’atteggiamento mentale. Quel sacro fuoco che negli anni d’oro è stato spesso l’arma in più per la Verona dei canestri.
Ed è arrivata anche la riposta alle critiche più trancianti a Dawan Robinson, senza dubbio l’Mvp nelle ultime due vittorie. Poi la Scaligera butta lo stesso un occhio al mercato, ma per eventuali altri ritocchi.
Adesso sarà fondamentale non montarsi la testa (evento alquanto improbabile), evitando i toni trionfalistici e continuando a stare sul pezzo, sperando che la società consenta a Daniele Della Fiori di poter cominciare a sviluppare il programma triennale, senza dover ricominciare tutto da capo, come è capitato negli ultimi anni.
In chiusura ringrazio tutti gli amici del basket che mi hanno manifestato affetto e vicinanza in questo periodo. Sono tornato in pista, anzi, on the court!

07
gen 2017
AUTORE Mario Poli
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 15 Commenti
VISUALIZZAZIONI

3.374

LE MANI NELLA MERDA

“Siamo nella merda fino al collo, ma è per questo che camminiamo a testa alta”. (Dario Fo)

Riflessioni a 24 ore di distanza dalla sconfitta di Roseto. Se il ritorno da Jesi è stato accompagnato dalla fitta nebbia, quello dall’Abruzzo è avvenuto sotto una bufera di neve. Brutto segno.
Il secondo tempo al PalaMaggetti è stata la peggior prestazione dei giganti gialloblù in questa stagione, assieme alla ripresa con Udine che segnò l’esonero di Frates.
E’ cambiato l’allenatore, ma non è cambiata la mentalità della squadra. Luca Dalmonte ha tutte le ragioni del mondo dicendo che bisogna lasciare da parte gli egoismi e rimboccarsi le maniche avendo il coraggio di mettere le mani nella merda.
Parole forti in un momento in cui i segnali di scollamento del gruppo devono preoccupare. Una squadra capace di riemergere in fretta dall’agghiacciante 0-11 all’avvio, ma di sciogliersi nella ripresa come la neve portata dall’esterno del palazzo di Roseto, scordandosi di difendere sul lato debole e restando a secco per 5 minuti nell’ultimo quarto.
Sui social i tifosi si dividono tra sostenere la squadra e cominciare a far sentire il peso dell’ambiente (ammesso che ci sia), un ambiente che peraltro sembra “trasformare” parecchi giocatori che arrivano a Verona.
La negatività in questo momento è la cosa di cui ha meno bisogno questa Tezenis, fragile psicologicamente. Il talento, reale o presunto, non basta da solo per uscire da una situazione di evidente affanno, che deve preoccupare tutti. Ma se ne esce solo facendo quadrato, dando chiari e precisi segnali di sostegno e ovviamente di sprone alla squadra, a cominciare dalla società, che non deve lasciarsi prendere dall’indifferenza o dalla depressione. Lasciando lavorare in serenità e con ampi margini di azione chi, come Della Fiori, è stato chiamato a Verona per avviare questo progetto triennale. Il d.s. avrà anche lui qualche responsabilità, ma il lamento continuo non porta da nessuna parte, né tantomeno i processi a gennaio.
I playout non sono lontani e finirci dentro sarebbe pericolosissimo. Per questo è opportuno tirarsi su le maniche fino ai gomiti e prepararsi ad affondare le mani in quella benedetta merda, perché il mese di gennaio non promette nulla di buono e quello di febbraio si aprirà con la sfida al Palaolimpia contro Imola, che sarà già un primo scontro diretto. Con la consapevolezza che il progetto pluriennale può passare anche dalla salvezza, non c’è nulla di strano e non c’è niente da vergognarsi. Soprattutto se l’alternativa, con il clima che girava ancora a metà luglio, era il rischio di vedere la C Silver, invece dell’A2.

P.S. Per motivi personali dovrò staccare un paio di settimane, telecronache e “Mariobasket” compresi. Buon basket a tutti.