09
giu 2018
AUTORE Mariobasket
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DIECI ANNI

“Eh già, sembrava la fine del mondo, ma sono ancora qua, ci vuole abilità…Col cuore che batte più forte, la vita che va e non va” (Vasco Rossi – Eh già)

“La Verona dei canestri, la Nazionale, la serie A e il palato fine”. Era il titolo del primo blog pubblicato sul nostro portale, 9 giugno 2008.
Sono passati 10 anni. La Scaligera Basket era in B2 e non era ancora tornata pienamente Scaligera attraverso il percorso Sanzeno-Scaligero.
C’era appena stato il 1° Memorial Mario Vicenzi per ricordare un grande dirigente e appassionato che ha contribuito assieme al fratello Giuseppe al boom della Verona dei canestri.
Dopo 10 anni siamo ancora qua. La Tezenis è in A2 e si prepara a disputare la nona stagione consecutiva nel secondo campionato italiano. Le ambizioni restano, assieme alle speranze dei tifosi. E assieme a noi, che cercheremo di raccontarvi le imprese, le gioie e i dolori della Verona dei canestri. Con la stessa passione di 10 anni fa e naturalmente con il prezioso contributo dei vostri commenti.

22
mag 2018
AUTORE Mariobasket
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A TESTA ALTA

“Chi non è soddisfatto di ciò che ha non sarebbe soddisfatto neppure se avesse ciò che desidera”. (Socrate)
Sono state belle giornate, niente da dire. Era tanto tempo che al Palaolimpia (per una volta chiamiamolo ancora così) non si respirava un clima da grandi eventi. Tipo serie A, direbbe mia figlia nello slang dei millennials.
Abbiamo applaudito il Gallo (inteso come stella Nba dei Clippers, non la mascotte gialloblù), abbiamo riabbracciato vecchi amici come Andrea Mazzon, Pippo Faina e Bruno Arrigoni; ci siamo emozionati con i giganti gialloblù.
La Tezenis ha superato l’esame, migliorando non solo tutti i risultati della stagione precedente, ma consolidando il legame con il pubblico. I ripetuti sold-out (con il record contro Jesi, a 16 anni dalla sfida con il Barcellona in Eurolega) testimoniano che il progetto della Scaligera Basket procede bene.
Resta da vedere chi la dice giusta tra il vicepresidente Giorgio Pedrollo, che ha indicato la prossima stagione come il culmine del programma triennale che vorrebbe puntare a riportare Verona in serie A, e coach Luca Dalmonte, che ha parlato di “anno zero”.
Una cosa è sicura. Nel campionato 2018/2019 ci saranno tre promozioni: la prima classificata dei due gironi e la vincente della finale dei playoff. E ad Est due squadre tra Fortitudo, Treviso e Trieste (addirittura tre nel caso di promozione di Casale) si ripresenteranno con rinnovate ambizioni, Udine vuole affidarsi a Menetti, artefice degli exploit di Reggio Emilia, per puntare al massimo campionato. Insomma anche la prossima stagione si annuncia dura e crudele. Ma intanto la Verona dei canestri è uscita a testa altissima.

20
mag 2018
AUTORE Mariobasket
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QUANDO IL GIOCO SI FA DURO…

“Non finisce proprio niente, se non lo abbiamo deciso noi. E qui non finisce, perché quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare!” (John “Bluto” Blutarsky – John Belushi – “Animal House” di John Landis)

Il mitico Aldo Giordani, maestro di tutti i giornalisti di basket della mia generazione, aveva una fissa: detestava il tiro da tre. Ero seduto vicino a lui ai Mondiali Juniores di Bormio, nel 1987, quando Toni Kucoc con la Jugoslavia fece 11/12 da 3. Da allora su Superbasket (il settimanale fondato e diretto da Giordani) partì il ritornello “Kosarska-Kukkozia-Sparakkazia”. Un modo irriverente di manifestare scarso entusiasmo per il gioco slavo e per una pallacanestro troppo sbilanciata sul tiro da fuori.
Magari anche il Maestro prendeva una cantonata (con Kukoc parliamo di uno che ha vinto 3 anelli con Chicago, giocando quasi 850 partite Nba con poco meno di 10mila punti), però il celebre editto di giordaniana memoria è tornato d’attualità dopo la vittoria della Tezenis in gara-3 con la Fortitudo.
Lesson 1 – Se tiri oltre il 50% nelle triple, è molto probabile portare a casa la partita. Nel primo quarto la Tezenis ha stabilito un record: zero canestri segnati da 2 (un solo tentativo), a fronte di 7/14 da 3. L’ultimo tiro da metà campo sulla sirena non lo conto.
Lesson 2 – Se hai percentuali di tiro così alte, puoi anche allegramente sbattertene del gioco bilanciato. Finché dura, perché cambiare?
Lesson 3 – La Tezenis non ha vinto solo perché ha tirato molto meglio e di più dal perimetro (19/42 contro il 6/16 da 2), ma anche perché ha difeso alla morte, concedendo solo 68 punti alla Fortitudo (10 meno delle prime due partite), limitando le palle perse (6 contro le 10 dei felsinei) e controllando con sicurezza la gara. Alla fine 3 tiri in più per Verona, con 3 liberi a crescere per Bologna e anche 3 rimbalzi offensivi di differenza.
Lesson 4 – La Tezenis è stata più coesa, un gruppo unito che ha risposto colpo su colpo ad una Fortitudo eccessivamente nervosa che ha finito per crollare.
Lesson 5 – Bellissima cornice all’Agsm Forum gremito dall’onda gialla. E adesso andiamoci a prendere gara-5…

06
mag 2018
AUTORE Mariobasket
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TESTA E CUORE

“Se era grande quello che hai superato, sarà immenso quello che raggiungerai” (Anonimo)
Un anno fa ottavo posto (sesto a pari merito) con 34 punti, quest’anno sesto (quarto assieme ad altre due squadre) con 36 punti. Un anno fa passaggio del primo turno dei playoff in gara-5, con l’esaltante impresa a Biella. Quest’anno ottavi vinti 3-0, sempre con il fattore campo contro.
Finora la Tezenis si è migliorata in ogni passo della sua stagione. Senza trascurare l’incremento di pubblico con i sold-out registrati anche in partite tutt’altro che di cartello, come quella contro Jesi una sera di fine dicembre. Energia, durezza mentale e “garra” oltre ogni previsione sono state le armi, anche inattese, nel percorso netto contro Legnano.
Adesso la strada della Verona dei canestri incrocerà quella della Fortitudo: destinazione Bologna. Un anno fa l’avventura dei giganti gialloblù finì 0-3 contro Ravenna. C’è un altro traguardo da superare. Mollare mai!

16
apr 2018
AUTORE Mariobasket
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REPETITA JUVANT

“…che sarà della mia vita chi lo sa, so far tutto o forse niente, da domani si vedrà e sarà sarà quel che sarà” (Jimmy Fontana, Franco Migliacci, Carlo Pes – José Feliciano – Ricchi e Poveri”)

Traguardo raggiunto, con una settimana di anticipo, esattamente come un anno fa. Ma rispetto alla scorsa stagione, la Tezenis può migliorare di almeno due posizioni il suo piazzamento (nel 2017 chiuse all’ottavo posto) e di superare la quota 34 punti.
Non male per una squadra che si era posta come obiettivo l’ottavo posto, l’ultimo valido per i playoff. A Forlì i giganti gialloblù non hanno solo staccato il biglietto per la post season, dalla Romagna arriva un segnale importante di coesione del gruppo e di forza mentali. Proprio le qualità necessarie per affrontare al meglio i playoff. Poi se toccherà incrociare di nuovo la sfida con Biella…”repetita juvant”, se invece la truppa di Dalmonte troverà Legnano o Tortona trionfatrice in Coppa Italia, sarà quel che sarà.

25
mar 2018
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CUORE, COGLIONI, ANIMA

“L’uomo è dove è il suo cuore, non dove è il suo corpo”. (Mahatma Gandhi)

In queste ore in cui il mondo del basket piange l’improvvisa e prematura scomparsa di Marco Solfrini, c’è stato chi ha ricordato il Julius Erving italiano (paragone ovviamente con le debite e rispettose proporzioni) con tre parole: cuore, coglioni, anima. Tre qualità fuse in una che sono mancate a Ferrara come a Imola, le due “Caporetto” della Tezenis che lontano da Verona sta confermando un preoccupante trend.
Vulnerabili, ha detto coach Dalmonte, che all’evidente irritazione di Imola ha fatto subentrare una sorta di rassegnazione. Per vincere in trasferta nel momento-clou della stagione, quando anche le ultime della classe danno fondo a tutto per uscire dalla palude (per usare un eufemismo…), bisogna fare doppia fatica, occorre spirito di sacrificio. E ci vuole personalità.
Perché non è solo un problema di attacco. Nel girone di ritorno la Tezenis ha vinto fuori casa solo a Mantova (dopo un supplementare), perdendo a Piacenza, a Udine (all’overtime) e negli ultimi due viaggi a Imola e Ferrara con due sconcertanti prestazioni-fotocopia: praticamente mai in partita. Subito all’inseguimento, sempre in affanno.
Nella seconda parte della stagione i giganti gialloblù hanno tirato da 3 con il 30,2% in trasferta e con il 41,9% in casa. Ma la questione non si può liquidare con la spinta del pubblico veronese. Lontano dall’Agsm Forum stiamo vedendo una squadra arrendevole, che concede troppo in difesa e subisce a rimbalzo.
Urge un’inversione di tendenza, senza arrovellarsi nei calcoli e nelle due presunte partite “facili” in casa. Perché la Tezenis resta aggrappata al sesto posto, ma dietro spingono in tante e la differenza-canestri non sorride a Verona.

14
mar 2018
AUTORE Mariobasket
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DIO E CANESTRI

“Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro”. (Karol Wojtyla – Papa Giovanni Paolo II)

La mia figlia più giovane, che studia in Germania, mi ha scritto chiedendomi di Henry Williams. Lei è nata nel 2000 e non ha avuto il privilegio di vedere giocare “Hi-Fly”. Henry Williams assieme a Mike Iuzzolino è stato l’artefice del boom della Verona dei canestri ed il simbolo per un’intera generazione di appassionati.
E’ sufficiente guardare i messaggi di cordoglio sui social per capire quanto Williams sia entrato nei cuori di chi lo ha conosciuto, lo ha amato, a maggior ragione chi, come me, ha avuto il dono di frequentarlo e di godere della sua amicizia.
Amato e apprezzato da tutti, anche dagli avversari. Le parole di Jeff Mullins, suo coach ai tempi del college, disegnano alla perfezione l’uomo e il giocatore: “Abbiamo perso una grande persona. Non era solo quel tiro micidiale e il suo modo di giocare. Era un leader, una persona di grande carattere, aveva tutte le qualità che un giovane deve possedere, alle quali aggiungeva un notevole talento come giocatore di basket”.
Un campione, dotato di un’elevazione straordinaria, di un crossover al fulmicotone e di un tiro mortifero, potremmo dire “la mano sinistra di Dio”, mutuando una celebre frase dedicata a Diego Armando Maradona. E se vogliamo citare altri due celebri mancini, ecco Mc Enroe e Paganini. Classe e talento allo stato puro.
Tanti ricordano ancora l’emozione per il suo ritorno a Verona dopo i 4 anni a Treviso e la stagione a Roma, per giocare l’Eurolega, onusto di uno scudetto, una Saporta e due Supercoppe. E non si potrà mai dimenticare il favoloso rush che trascinò la Muller all’esaltante vittoria sul Barcellona.
Quando ha smesso di giocare, dopo 10 stagioni in Italia (chiudendo con la promozione in serie A con Napoli), è tornato a Charlotte per fare il predicatore, l’altra grande passione assieme al basket. Dio e canestri.
La vita non è stata tenera con lui. Qualche anno fa il medico che lo aveva in cura gli disse che aveva “i valori di un uomo morto”. Per Henry rimanevano solo due soluzioni, o il trapianto o la dialisi. I tentativi di trapianto non ebbero buona fine, la notte scorsa è suonata l’ultima sirena per un uomo dal fisico minato, a soli 47 anni.
E dopo il dolore, la commozione, il lutto, resterà solo una cosa da fare: ritirare la maglia numero 14. Ti sia lieve la terra, amico mio, adesso puoi volare ancora più alto. Un abbraccio a Katrina, Kristen, Lauren e Brice.

11
mar 2018
AUTORE Mariobasket
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LA GIOSTRA GIALLOBLU’

“Si fa solo un giro, sulla giostra. La vita è degli audaci”. (Charles Bukowski)

Benvenuti sulla giostra siore e siori! L’A2 è così: la Tezenis alla ripresa del campionato si è ripresentata in campo pallida e tremebonda, cadendo malamente a Imola. Ma se Atene piange, Sparta non ride: Montegranaro è finita k.o. in casa con Bergamo ultima in classifica, Trieste l’ha spuntata alla fine a Roseto. E chi se ne frega di Montegranaro e Trieste, penseranno i tifosi, ma non c’è bisogno di ricordare che in questo momento della stagione ogni squadra moltiplica gli sforzi per guadagnare punti preziosi per la classifica, che siano in chiave playoff o per la salvezza.
Così i giganti gialloblù sono finiti sull’altalena, dall’esaltante vittoria in rimonta con Treviso al più pesante k.o. della stagione. Incomprensibile. Coach Dalmonte, che ha trattenuto l’irritazione, si è assunto tutta la responsabilità del crollo al Palaruggi, che non può essere liquidato solo con l’inesperienza del giovane gruppo veronese.
Siamo allo sprint decisivo del campionato e da qui in avanti l’aspetto mentale sarà sempre più importante. E a Imola, purtroppo, si è già visto.

11
feb 2018
AUTORE Mariobasket
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ESAME DA GRANDE

Pensavo di scrivere dopo la sconfitta di Piacenza, ma poteva sembrare di fare i criticoni al primo scivolone dopo sei vittorie di fila.
Potevo scrivere dopo la sofferta vittoria con Bergamo, ma ho aspettato. Potevo scrivere in seguito alla “canestrata” con Montegranaro, ma incombeva la trasferta a Mantova ed eccoci qua.
La Tezenis è stata rimandata all’esame da grande, ma se quest’estate ci avessero detto che dopo 21 giornate la Tezenis sarebbe stata terza in classifica non sarebbero mancati i lazzi, le sghignazzate e magari anche qualcuno pronto a invocare la camicia di forza.
Ha ragione Dalmonte quando dice che contro la sua squadra contro la Fortitudo è stata troppo congelata, intestardita a giocare sempre nello stesso modo. Del resto se praticamente tutti i giochi prevedono solo il p&r, non è semplice trovare delle variazioni in corso d’opera. E pensare che il coach della Tezenis ha sorpreso tutti sparigliando le carte con uno starting-five inedito, con Nwohuocha e Totè. Bologna, priva di uno straniero e senza il capoallenatore (che nei miei deliri ho pure citato in telecronaca…), ha impartito una lezione alla giovane Scaligera.
Del resto se dalla panchina esce gente come Mancinelli, Rosselli (che vanno entrambi per i 35 anni), McCamey e lo stesso Pini, si capisce la profondità del roster bolognese e la qualità delle rotazioni. E in quintetto l’asse Fultz-Cinciarini assicura altra esperienza da vendere (36 e 35 anni rispettivamente).
Il mese febbraio darà molte indicazioni sulle reali potenzialità di questa Tezenis, che ha ancora margini di miglioramento. Certo se tiri col 70% vinci contro chiunque e la bravura della Fortitudo è stata proprio di mettere in campo una durezza mentale che ha raddoppiato sul pick and roll fino a metà campo per 40 minuti. Poi restano ancora alcuni enigmi da sciogliere: Toté (una partita buona ogni tre), Visconti e il suo utilizzo a singhiozzo, anche dopo prestazioni positive.
Post scriptum. La diretta con la Fortitudo è stata forse la mia peggiore telecronaca. Nella foga mi è anche scappata una critica pesante ed esagerata per le proteste di Mancinelli (così le ho interpretate io, come gli arbitri), punito con un fallo tecnico. Non mi riferivo affatto ai tifosi bolognesi. In ogni caso dopo averlo fatto in diretta mi scuso ancora con il Mancio e con la Fortitudo. Non succederà più.

13
gen 2018
AUTORE Mariobasket
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GRAZIE DOTTORE

“Take care of all your memories…For you can non relive them – Abbi cura di tutti i tuoi ricordi perché non puoi viverli di nuovo”. (Bob Dylan)

Se la Scaligera Basket è diventata la Verona dei canestri, sei i giganti gialloblù ci hanno regalato emozioni indimenticabili e trionfi esaltanti, se siamo ancora qui a divertirci e a sperare in grande lo dobbiamo soprattutto e sopra a tutti a due persone: Giuseppe Vicenzi (che assieme al fratello Mario rilevò la Scaligera da Andrea Piotto nel 1972) e Mario Fertonani.
La luce si è spenta sull’illuminato manager che trasformò la passione per il basket (mantovano di origine, giocò – manco a dirlo – sotto Piotto con la Vini Sartori) in mecenatismo di eccellenza assoluta e da presidente di Glaxo Italia portò in dote una sontuosa sponsorizzazione, con tanto di compartecipazione societaria, che condizionò con un lungo contratto la multinazionale farmaceutica a sostenere la Scaligera Basket anche quando Fertonani lasciò la Glaxo, creando i primi grattacapi ai fratelli Vicenzi nella gestione della società ad alto livello.
C’era lui ad alzare sul parquet di piazza Azzarita a Bologna la Coppa Italia vinta nel 1991 e il marchio Glaxo era presente anche nel 1996, quando la Mash conquistò la Supercoppa. Sotto la sponsorizzazione Citrosil e Glaxo la Scaligera è salita due volte in A2 e due volte in A1, nella stagione del trionfo in Coppa Italia, con quella che non noi veronesi, ma la “Gazzetta dello sport” ribattezzò “diciassettesima squadra di A1”.
L’ultima volta che ho scambiato due parole con il dottor Fertonani fu in occasione della rimpatriata organizzata una sera con la squadra che conquistò la Coppa Italia, c’erano già i primi segni della lunga malattia, ma era chiaramente felice di aver contribuito, in modo determinante, a quella memorabile e irripetibile impresa.
Fra le sue tante dichiarazioni ne ricordo una in particolare: “Io sono un imprenditore di spettacolo. Allestisco una squadra che gioca, il tifoso paga il biglietto e deve vedere bel gioco e la squadra vincere”. Aggiungiamo due parole: se possibile. Infatti Mario Fertonani era convinto che chi più spendeva doveva vincere per forza e per questo pretendeva la vittoria. Gli sia lieve la terra dottore, è stato un Grande.