IL TEMPO E’ GALANTUOMO

Chi vince festeggia, chi perde spiega” (Julio Velasco, ex c.t. Nazionale volley maschile) 

“L’esonero sbagliato”. “Il Piccolo” di Trieste titolò così in prima pagina la notizia del licenziamento di Attilio Tesser, allenatore della Triestina di serie C. Eravamo a inizio febbraio ed il coach della squadra di basket, Jamion Christian, si trovava nella bufera della contestazione per i risultati deludenti dei giuliani. 

Adesso Trieste è tornata in serie A. Un anno dopo la retrocessione, come Cremona nella scorsa stagione. Il tempo è (quasi) sempre galantuomo.

Ed è sempre facile parlare con il senno dei poi. Certamente Trieste è arrivata al top della forma nel momento-clou della stagione, dopo aver recuperato un giocatore cruciale come Reyes, ma anche “evitando” quel famigerato quarto posto che ha portato ad incrociare la corazzata Trapani. Sebbene parlare dopo è un esercizio facile come sollevare un bilanciere senza pesi.

Chi vince ha ragione. La proprietà americana, con il g.m. Micheal Arcieri, ha fatto centro. Dimenticate le critiche al coach e al board, ritrovato il pubblico che – per un periodo – si era in parte allontanato. 

E’ stato bello vedere ancora la bandiera di Verona accanto allo striscione che celebrava il ritorno in A1. 

La Scaligera Basket invece ha affidato le chiavi del bus a Salvatore Trainotti. Dirigente di grande preparazione e competenza (è stato anche allenatore), ha portato Trento dalla C2 alla finale scudetto e all’Europa. Quando è arrivato a Verona non ha nascosto che in gioventù veniva al Palaolimpia per vedere il grande basket. Adesso la situazione si è rovesciata e la Verona dei canestri avvia un nuovo ciclo. L’ennesimo.

La prossima stagione si annuncia lunga e complessa, con tanti competitors ambiziosi: Brindisi e Pesaro (ultimamente una squadra risale subito, come abbiamo visto…), Cantù e Udine (ancora), Forlì, Fortitudo, Rieti. Tornano in A2 piazze di grande tradizione come Livorno e Avellino. Sarà un campionato con 38 partite, più playoff per chi non arriva primo (e verrà promosso diretto), con play-in dalla 9ª alla 13ª. 

Un piatto ricco, insomma. Intanto, avviata un’altra rivoluzione tecnico-societaria, alla Scaligera stanno cominciando ad apparecchiare la tavola. Sperando di non trovare il cibo troppo freddo.

In chiusura una preghiera ai colleghi, in particolare delle innumerevoli testate web: vi imploro, finiamola con il riportare e dare risalto a qualsiasi sproloquio del patron di Trapani, compresi g.m., sindaco, assessori. Complimenti per la promozione, auguri per l’ambizioso progetto di puntare allo scudetto e all’Eurolega. Il tempo è galantuomo. 

ASPETTANDO UNA NUOVA RIVOLUZIONE

“Ecco, la musica è finita, gli amici se ne vanno, che inutile serata Amore mio, ho aspettato tanto per vederti ma non è servito a niente”. (“La musica è finita” di Franco Califano e Nisa)

E’ finita come doveva finire, a testa alta, lottando, ma con la consapevolezza che con Trapani non c’era storia. Molto più che nella serie di semifinale di tre anni fa con Torino, chiusa sempre 0-3 e sempre dopo aver eliminato Milano. Questa volta il quarto di finale è stato molto più tirato e sofferto, ma questa stagione non lascia più di tanto l’amaro in bocca. Troppo infortuni hanno condizionato il campionato sull’ottovolante della Tezenis che poi ha pescato il jolly di Ivan Buva, salvo poi perderlo nelle sfide-clou dei playoff. 

La famiglia Pedrollo ha deciso di ripartire da Ramagli, contratto biennale per il coach livornese che ha già superato il record di panchine con la Scaligera. E da Salvatore Trainotti. E’ in fase di definizione un accordio pluriennale da direttore generale con il dirigente trentino artefice della scalata di Trento, poi passato al Settore squadre nazionali della FIP, dove continuerà ad operare con un contratto part time. 

La “rivoluzione” passa dal manager trentino, che così si avvicinerà a casa, ma sarà necessario un uomo mercato. Sia il g.m. Alessandro Frosini, sia il d.s. Eugenio Agostinelli sono in scadenza. Frosini ha avuto qualche contatto con Milano, ma è evidente che preferisce restare a Verona, dove vive la famiglia. Agostinelli non ha il pedigree di Frosini, ma è un profondo conoscitore dei giocatori, con apprezzate qualità di scouting. 

Se la Scaligera vuole allestire una struttura in grado di essere poi pronta per il salto di categoria una sola figura dirigenziale di questo tipo non sarà sufficiente. Dall’inizio di questa stagione il club di via Cristofoli ha visto andarsene il responsabile marketing, Andrea Sordelli, sostituito da Nicola Tolomei, durato due mesi e poi finito a Rieti a fare il gm. Anche il responsabile della comunicazione, Giampaolo Zaffani, ha passato la mano a stagione in corso, lasciando il testimone a Matteo Ardit. E alla fine di questa stagione lascerà anche il responsabile della biglietteria e dell’Academy, Fabio Crivellaro. 

La proprietà non si é mai tirata indietro, rispettando tuttavia rigorosamente il budget. L’anno scorso in serie A era sui 3 milioni e mezzo, saliti a 3,8 per i soliti imprevisti. Pistoia quest’anno è andata ai playoff spendendo anche meno? Bravi, ma i paragoni non portano da nessuna parte.

E’ necessario guardare avanti e avere da subito le idee chiare. Perché anche nel roster si annuncia una mezza rivoluzione. Via sicuramente DeVoe, anche Buva non resterà e su Murphy sono in corso ragionamenti. Giusto puntare sui giovani e sulla crescita progressiva, come è stato fatto con Udom, ma per il salto di qualità occorrono anche giocatori fanno concretamente e costantemente la differenza nella categoria. Vien troppo facile fare i nomi degli ultimi giocatori visti: Notae, Horton e Alibegović. E non va dimenticato che il campionato a girone unico proporrà 38 partite, i playoff con le migliori che dovranno aspettare il primo turno e secondo turno con partita secca. L’ennesima follia della premiata coppia Fip-Lnp. E la Tezenis troverà sul suo cammino squadre come Pesaro e Brindisi, fresche di retrocessione.

L’ultimo pensiero è per i tifosi della Verona dei canestri. Presenza e sostegno non sono mai mancati, dal Palaolimpia fino a Lecce e Trapani. Si meritano un piatto più gustoso.

Buona vacanze e buon basket a tutti. 

DUBBIO AMLETICO, MA NON TROPPO…

“Essere, o non essere, questo è il dilemma: se sia più nobile nella mente soffrire colpi di fionda e dardi d’oltraggiosa fortuna o prender armi contro un mare d’affanni e, opponendosi, por loro fine? Morire, dormire…” (Amleto – William Shakespeare)

L’ultima finestra di mercato si è chiusa senza che entrasse aria nuova in casa Scaligera. La proprietà non poteva certo piegarsi a richieste esagerate di buy-out (tipo quello che piacciono al munifico patron di Trapani), né puntare la pistola alla tempia alle società intenzionate a non lasciare andare un proprio giocatore.
Così manca un palleggiatore, dopo l’addio di Massone, accompagnato da malumori per una scelta che è apparsa unilaterale, anche in verità se un play in più la Tezenis in casa ce l’aveva già: Saverio Bartoli, ingaggiato con il primo slot di mercato proprio per sopperire al precedente infortunio di Massone.
E dopo l’inserimento più che positivo di Ivan Buva, due domande sono legittime.
Prima domanda: se e quando Murphy tornerà a disposizione (e con lui Stefanelli, il cui rientro è imminente), sarà davvero necessario mantenere l’assetto con la coppia di stranieri guardia-lungo?
Seconda domanda: è davvero producente per la squadra un esterno americano che nelle ultime settimane è involuto e in cabina di regia combina più pasticci che cose buone e – esclusi i momenti ormai meno frequenti quando s’accende – da realizzatore non assicura un contributo costante e redditizio per la squadra?
A voi le risposte, con o senza la tessera di allenatore. Di sicuro una prestazione così non la meritavano soprattutto i “magnifici 9” tifosi gialloblù scesi fino a Cisterna per vedere una prestazione così mediocre, con tutto il rispetto per Latina. Ma nella fase a orologio la Tezenis ha vinto d’un soffio con Treviglio, perso in casa con Vigevano e Milano, l’ha spuntata all’ultimo secondo a Casale Monferrato (con DeVoe), ha faticato con Roma, Però la bizzarra teoria del quinto posto inseguito per evitare Trapani nei playoff vale come il 2 di bastoni quando c’è denari a briscola: sarebbe vantaggioso andare a giocare a Rieti con il fattore campo contro?

CHIAMIAMOLE EMOZIONI

“Capire tu non puoi, tu chiamale se vuoi emozioni…” (Emozioni – Lucio Battisti, Mogol)

“Il candidato vada alla lavagna ed esprima in sintesi il concetto del gioco della pallacanestro, con particolare riferimento agli aspetti difensivi e alle conseguenze offensive che ne derivano”.
Potrebbe essere un tema da proporre al prossimo esame da allenatore, che rischierebbe di avere esiti infausti per molti appassionati dediti a dare giudizi trancianti e talvolta sprezzanti sui giocatori.
Mi riferisco in particolare al trio Murphy-Udom-Gajic. C’è chi ritiene inconsistente il centro arrivato dalla Polonia, dove ha incrociato la strada con Aric Holman (quello sì impalpabile!). Le cifre sono oggettive: 13,2 punti, 7,8 rimbalzi e 15,5 di valutazione media nella 1ª fase. Tra i centri più redditizi del girone. Poi ci sono cifre meno oggettive, come quelle difensive. Ma criticare un giocatore dopo la prestazione con la Fortitudo, appare più assurdo che opinabile. Al netto che le opinioni sono in libertà, soprattutto sui social, come è noto.
Liam Udom sempre essere finalmente uscito da tunnel in cui si era cacciato nella prima parte della stagione, un problema più di testa che tecnico, che ora pare in via di soluzione. Del resto, forte di un contratto quadriennale, è stato l’unico giocatore confermato dopo l’amara stagione in serie A.
Nemanja Gajic (ingaggiato con un triennale) è finito indubbiamente ai margini delle rotazioni di Ramagli, che ha dato l’impressione di vederlo molto meno rispetto ad inizio stagione. Però quando è stato chiesto il suo apporto ha risposto con determinazione, utile alla causa anche quando è stato impiegato fuori ruolo per far fronte ai problemi di roster. Una situazione che fa il paio con Saverio Bartoli, prezioso e carico della “garra” necessaria nella manciata di minuti in cui è stato in campo contro la Fortitudo, tra i protagonisti dell’avvio della rimonta decisiva.
Quando rientrerà anche il fratello Vittorio, Ramagli sarà alle prese con il “turnover”, dovrà cioè sacrificare ad ogni partita uno degli 11 giocatori senior. Il coach saprà sicuramente valutare di volta in volta in base alle esigenze e alla contingenza del momento.
Intanto la Verona dei canestri, chiusa la 1ª fase centrando l’obiettivo del quarto posto, ha iniziato la Fase a orologio con un’altra vittoria in rimonta. Il pubblico si diverte, magari non si vedrà sempre una pallacanestro di altissima qualità, ma le emozioni non mancano.
Aspettando i playoff.

P.S. La “remuntada” con la F ricorda quella di due anni fa contro Scafati (allora addirittura da -21). Poi si sa come finì la stagione…

L’ALFABETO DEL 2023

A (Serie, categoria di campionato) – Cominciamo come un anno fa. E un solo anno è durata l’avventura della Scaligera nel Paradiso dei canestri. Ovviamente l’auspicio è che non si debbano aspettare altri 20 anni per ritornarci.

BARTOLI (Vittorio e Saverio, giocatori) – Due fratelli in maglia gialloblù nella Scaligera non si erano mai visti. A dire il vero per vederli giocare insieme bisognerà attendere il recupero di Vittorio (il lungo, più giovane), intanto di rincorsa è arrivato Saverio (il play, più vecchio). 

CANNAS E VITTONE (Paolo ed Enrico, medici) – Lo staff sanitario più longevo della pallacanestro italiana e più professionale del campionato di A2.

DEVOE (Gabe, giocatore) – A Piacenza è stato il capocannoniere del girone, a Verona la situazione è diversa. I numeri da leader li ha, responsabilità se ne prende, a volte troppe.

ESPOSITO (Ethan, giocatore) – La mossa di mercato più azzeccata, finora. Mezzi fisici devastanti, pericoloso dal perimetro e nel pitturato, presente a rimbalzo. Teniamocelo stretto.

FLOP (sostantivo) – Non c’è altro termine per definire la prima stagione in serie A dopo 20 anni. Ma c’è tempo per rimediare, speriamo non fino al 2029 (leggere alla lettera “I”).

GAZZOTTI (Giulio, giocatore) – Scuola Virtus, prodotto del fenomenale gruppo che stritolò anche Siena nella finale scudetto juniores. Con lui, tanto per capirci, Vitali, Baldi Rossi, Tommasini, Spizzichini, Moraschini e Fontecchio (due anni più giovane della categoria). Emblema dell’utilità. 

HAPPY END (sostantivo) – Speriamo che lo sia il finale di questa stagione.

IPSE DIXIT (frase in latino) – “Se non arrivano si rafforza la base economica, la serie A rischiamo di rivederla nel 2029”. Così il presidente Pedrollo parlando agli sponsor nel tradizionale evento al Palaolimpia. 

JOTA (Minestra tradizionale triestina) – Ai veronesi il 30 aprile è risultata alquanto indigesta, ma una settimana dopo è andata di traverso anche agli amici muli.

KAMARI (Murphy, giocatore) – Ha sciorinato doppie doppie in serie e giocate da “show-time”. E’ stato il più continuo in attacco, in calo nelle ultime due uscite. In difesa ogni tanto ha qualche passaggio a vuoto.

LIAM – (Udom, giocatore) – Unico confermato della squadra retrocessa dalla serie A, Ramagli e la società hanno puntato su di lui lanciandolo da titolare. Senza i risultati sperati. La stagione è ancora lunga.

MASSONE (Federico, giocatore) – QI cestistico che va di pari passo con l’intelligenza fuori dal campo, non a caso viene da una famiglia di “geni”. Bloccato dall’infortunio proprio quando il suo apporto era in crescita.

NEMANJA (Gajic, giocatore) – Cambio dell’ala piccola, quando è stato chiamato a giocare da “4” (come a Orzinuovi) si è battuto. Ma nelle ultime settimane, al netto di un problema fisico che lo aveva limitato, è finito ai margini delle rotazioni.

ONESTA’ INTELLETTUALE (Qualità) – Non è mai mancata a coach Ramagli.

PENNA (Lorenzo, giocatore) – Tornato in gialloblù dopo la stagione a Forlì (finale playoff persa contro Cremona), con una sorta di debito di riconoscenza reciproco la Scaligera gli ha affidato i gradi di capitano e lui sta rispondendo da leader.

QUADRATO (forma geometrica) – Come recita il proverbio: chi nasce quadrato non muore tondo. Ossia, non dipingiamo come fenomeni 

RAMAGLI (Alessandro, allenatore) – La Scaligera l’ha confermato dopo una retrocessione, lui è rimasto. Se il club avesse fatto la stessa scelta nel 2015 dopo la sciagura con Agrigento forse la storia avrebbe preso una piega diversa. 

STEFANELLI (Francesco, giocatore) – Inizio in salita, poi si è sbloccato, sia pure con qualche passaggio a vuoto. Ma un tiratore quando è in campo deve tirare, anche se viene da una striscia negativa. 

TRAPANI (Squadra del girone Verde) – Complimenti per la meritata promozione.

UDINE (Squadra del girone Rosso) – Idem come alla lettera precedente, per la pari opportunità di colori e di gironi.

VIGILE (aggettivo) – L’attesa vanamente sbandierata nella disgraziata scorsa stagione. Le cause sono molteplici: il budget da rispettare rigorosamente, qualche rifiuto (incrociato), pure un po’ di sfortuna. Di sicuro non è mai mancata la presenza del pubblico, che avrebbe meritato di più. E di meglio.

WATUSSO (sostantivo) – Magari uno potrebbe essere utile per dare centimetri in più alla Tezenis.

X (social media) – L’ex Twitter ha avuto un crollo da quando è stata rilevata da Elon Musk. Il basket italiano non ha subito un crollo del genere, ma sicuramente nel suo complesso non è in salute. Tuttavia Gianni Petrucci è intenzionato a ricandidarsi per il quartai mandato consecutivo (il sesto in totale). Luca Zaia gli fa un baffo.

YOGA (Pratica e disciplina finisca e mentale) – Insieme delle tecniche che consentono il congiungimento del corpo, della mente e dell’anima con Dio. Forse sarebbe utile anche a coach Ramagli, per scacciare energie negative e avverse. Da suggerire anche all’Ecodent Alpo del presidente Renzo Soave all’ennesimo assalto dell’A1 femminile. 

ZAPPALA’ (Matteo, allenatore) – Chiusura identica all’anno scorso, ma doverosa. Il coach-avvocato con San Bonifacio ha centrato la terza promozione consecutiva portando il club Orange in serie B. Three-peat, o – se vogliamo essere più forbiti – repetita iuvant.

LA LEZIONE DELLA SERIE A

“Dentro un ring o fuori, non c’è niente di male a cadere. È sbagliato rimanere a terra.” (Muhammad Ali)

Per la prima volta in tanti anni di A2 per la Tezenis è stato costruito un roster con dieci giocatori. Mai in passato Ramagli aveva potuto contare su una panchina così profonda, che però si è via via accorciata.
Prima l’infortunio Gazzotti, poi quello a Bartoli, adesso a Massone. Con tempi non brevi per il cambio dei lunghi (lo rivedremo in campo a fine gennaio) e un mesetto, si prevede, per il sostituto del play titolare.
Una situazione che, di parallelo, ha visto calare l’utilizzo di Gajic (in campo 5 minuti a Chiusi e con Forlì dopo il picco di 30’ a Orzinuovi, giocando da 4 e quindi fuori ruolo) e la ritardata esplosione di Udom.
Ramagli ha puntato sull’unico giocatore confermato dalla rosa della serie A, ma finora le aspettative sono state inferiori alle attese: solo 3 volte in doppia cifra, 8 punti di media con il 23% da 3 e atteggiamenti difensivi da rivedere.
Premessa per chiedersi se non sia opportuno un intervento, almeno temporaneo, sul mercato. Ramagli si ritrova con la squadra corta proprio quando l’intesa fra tanti giocatori nuovi sembrava consolidarsi, sebbene non vada trascurato il fatto che a Orzinuovi s’è rischiato grosso e a Chiusi pure.
La lezione della scorsa stagione, con la “vigile attesa” e le eccessive esitazioni ad intervenire con addizioni adeguate, dovrebbe essere servita.
Resta la consapevolezza che Kamari Murphy si è rivelato il leader che invece Gabe DeVoe è stato finora solo a rari sprazzi. E la coppia Usa ha regalato giocate come non se ne vedevano da tempo. Ma non basta.
E’ vero che il campionato è lungo e sarà fondamentale arrivare al top della condizione e dell’organico nei playoff, ma questa prima parte della stagione ha già offerto indicazioni utili e significative. Nella buona e nella cattiva sorte.
E il girone d’andata ormai è quasi terminato.

LA PAURA FA…CENTO

“L’emergenza insegna a pregare, si dice: per impararlo si vada in Italia!” (Johann Wolfgang Goeghe – Friedrich Schiller – Epigrammi Xenia).

Debutto casalingo-flop. Non per il pubblico, checché ne pensi chi si aspettava una grande cornice, 2.500 spettatori contro una squadra non di forte appeal, dopo una stagione disgraziata e in una domenica praticamente estiva sono una risposta apprezzabile per la nuova Tezenis.
Decisamente meno bene la prova dei giganti di Ramagli, accartocciati in un gioco ancora alla ricerca della giusta identità. E soprattutto di un leader. Contro Cento non lo è stato, finora, DeVoe (come forse ci si attenderebbe), non lo è Kamari Murphy, che tuttavia pur senza dare l’impressione di fare sfracelli ha chiuso da top scorer gialloblù con 17 punti.
La muscolarità di Esposito resta per ora la nota più confortante, accompagnata dalla doppia doppia contro Cento che ha trovato nella guardia tascabile Mussini il giocatore che ha spaccato la partita, poi completata dalle giocate di Benvenuti vicino a canestro.
Se mancano i punti di tutte le altre guardie, a cominciare da Stefanelli, e con capitan Penna ancora non ripresosi fisicamente, il gioco diventa confusionario e pasticciato, come è apparso nel momento del break decisivo. Ed è mancato anche quel pizzico di coraggio per fare scelte magari un po’ più coraggiose. E la paura al momento è solo un gioco di parole buono per il titolo.
Non siamo certo in emergenza, perché il campionato è lunghissimo, l’anno scorso le sconfitte talvolta venivano un po’ “mitigate” dallo spettacolo, vedendo all’opera squadre di livello come Milano, Virtus Bologna, Reyer Venezia, Tortona. Però il pubblico della Verona dei canestri, tanto o poco che sia, anche in A2 merita uno spettacolo migliore.

FEMO FINTA DE NIENTE

“Sei solo chiacchiere e distintivo” (Al Capone-Robert De Niro, Gli Intoccabili – 1987)

Tutto sotto controllo, o quasi.
La vittoria a Cividale, con una Tezenis priva di Lollo Penna (ma con i friulani senza un americano e con il gaucho Redivo costretto a fare i bambini con i baffi) ha confermato, se ce n’era bisogno, che ogni trasferta sarà delicata, ma anche che le squadre più accreditate potrebbero riuscire a scavare un solco nella classifica.
Il campionato è lungo, la Supercoppa ha assegnato allo squalo di Trapani (uno solo, senza la “s” del plurale…come uno solo era l’americano per i siciliani) dell’ambizioso e munifico patron Antonini i gradi di superfavorita dell’A2. Poi chi vivrà, vedrà: le promozioni sono due, gli incroci nei tabelloni dei playoff potrebbero risultare determinanti.
Buona la novità della diretta settimanale su Rai Sport, innalzando la qualità di un prodotto che spesso resta ancorato ai bassifondi del web.
E a proposito di promozione della pallacanestro, va ribadito il fallimento ormai prolungato del movimento gestito dalla Federbasket, come è stato evidenziato da “Spicchi d’arancia”, preziosa newsletter (completamente gratuita) che sovente dà anticipazioni e offre cifre e statistiche accurate anche delle Minors.
La riforma della FIP ha stabilito che le squadre dei campionati nazionali sono solo 76 (gestite da LBA e LNP), nel 2007 erano 310.
Le conseguenze della pandemia non sono sufficienti per giustificare una crisi conclamata e acuita dalle richieste in costante aumento della Federazione.
Volete qualche esempio?
La Scaligera Basket dopo la retrocessione ha dovuto modificare la ragione sociale, tornando nello status dilettantistico. Ebbene, per aggiunge un “Dil” ha dovuto sborsare 1.100 euro alla FIP.
I parametri della serie B Interregionale (che rimane il quarto campionato com’era prima la C Gold) per tesserare ogni giocatore non formato dal proprio settore giovanile sono passati da 2.500 a 4.000 euro. Le tasse gara da 190 a 380 euro, a partita, per ciascuna società.
Tutto questo mentre gli arbitri ricevono rimborsi ridicoli, per forza poi c’è carenza di direttori di gara.Ma, come na ben sottolineato “Spicchi”, la riforma dei campionati ha portato al lancio di FIP Stats, una app che offre in tempo reale gli aggiornamenti e tutte le cifre delle partite dei campionati di serie B Interregionale, C Unica e Divisione Regionale 1 (l’ex serie D che adesso hanno ribattezzato come un’auto: DR1).
Per poter accedere a tutti i dati forniti dalla app (escluso il mero risultato) bisogna pagare un abbonamento: 1,99 euro alla settimana, 3,99 al mese e 29,99 per un anno.
La FIP ha precisato che non incassa nemmeno un euro da questo progetto e invece ha investito una cifra consistente (senza specificare quale) per garantire che tutti questi campionati siano dotati del referto elettronico, che si ”compila” con un tablet, ovviamente acquistato dalle Società che in alcuni casi hanno usufruito di un contributo federale.
La digitalizzazione è un bellissimo progetto, ma forse sta diventando una scusa per fare ulteriore cassa. E aspettando la app gratuita, resto convinto che un qualunque ragazzo delle tante squadre giovanili, un genitore, un semplice appassionato debbano accedere ai risultati e alle statistiche dei campionati più importanti in modo completamente libero.
Questa è la vera promozione, il resto sono chiacchiere. E allora intanto facciamo finta di niente.

MANCA POCO

“Tu sei buono e ti tirano le pietre, sei cattivo e ti tirano le pietre. Qualunque cosa fai, dovunque te ne vai, tu sempre pietre in faccia prenderai”. (“Pietre”, Antoine – di Gian Pieretti e Ricky Gianco)

Squadra fatta per nove decimi. Una rivoluzione, con un solo giocatore confermato: Liam Udom, che Ramagli vuole lanciare in quintetto. Un cambio radicale. E non poteva essere diversamente, dopo la disgraziata ultima stagione costellata da troppe incertezze, scelte discutibili e pure parecchia sfortuna. La proprietà ha deciso di confermare in blocco staff tecnico e management.

Ora manca solo il centro americano, posizione che nei giorni scorsi pareva ormai sistemata con un lungo reduce dall’esperienza in serie A. Ma un serio problema personale legato alla famiglia, che sarebbe rimasta negli States, ha indotto il giocatore a comunicare la sua rinuncia. Così dal mondo dei procuratori che fa trapelare qualche dritta anche quando sei in ferie e molto lontano da casa. Un comportamento, quello del centro Usa, che denota grande serietà professionale, rispetto del club e della piazza.

E allora continua la caccia al centone americano per completare un roster che in passato la Tezenis non ha mai avuto così profondo: 10-giocatori-10. 

Il “piano B” prevede di virare su un altro profilo di giocatore che dovrebbe essere definito entro fine mese, anche se era rimasta in sospeso l’affascinante l’ipotesi del ritorno di Taylor Smith, che tutti vorrebbero.

Sembra invece tramontata l’ipotesi del ritorno di Taylor Smith, legata all’incognita sulla piena ripresa dell’attività del centro bonsai, che comunque sta recuperando a tempi di record dopo l’intervento eseguito dal prof. Rocchi a Reggio Emilia. In A2 sono concessi solo due visti, perciò la valutazione delle condizioni di Smith era prioritaria. Sebbene un “piano C” avrebbe potuto portare all’ingaggio di un giocatore comunitario a gettone, in attesa del completo recupero di Taylor Smith. 

Intanto il campionato che scatterà ad ottobre si annuncia assai competitivo.  Verona se la vedrà con Trieste (animata dal pronto ritorno in serie A), Udine (che insegue per l’ennesima volta il salto di categoria), Fortitudo Bologna, la recente finalista Forlì. E nel girone Verde si potrà incrociare la strada con Cantù, Treviglio, Torino e la nuova Trapani del patron Antonini, che appena entrato nel “salotto” dell’A2 si sta muovendo come un elefante nella cristalleria, sventolando a destra e a manca le mazzette di euro.

Ultima annotazione. Il Consiglio Federale ha finalmente deciso lo stop alla pagliacciata dei trasferimento di giocatori dalla serie A in A2 alla vigilia dei playoff. Durante il girone di andata si potranno tesserare due giocatori senior; altri due potranno essere inseriti nel girone di ritorno fino alla vigilia della terzultima giornata della fase ad orologio.

P.S. In questo blog c’è spazio per tutti, ovviamente anche per chi critica. Non c’è spazio invece per la maleducazione e per chi si diletta in offese ai giocatori e allo staff, avventurandosi anche in scomposte considerazioni personali sul piano professionale. A maggior ragione godendo dell’anonimato.

Aggiornamento ore 11 lunedì 24 luglio. Nella notte la Tezenis ha chiuso l’accordo con Kamari Murphy, 29 anni a dicembre, centrone che non ha mai giocato in Italia ma in Europa ha esperienze in Germania, Estonia e Polonia (come DeVoe). Peccato per Smith, ma ora non manca niente.

RICOMINCIARE

“Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.” (José Saramago)

Volete mettere una trasferta a Nardò (con una deviazione sul magnifico barocco di Lecce), la doppietta Udine-Cividale (tra prosciutto di San Daniele, brovada, musetto e frico), tornare nell’amata Trieste, le metropoli Roma e Milano, il clima infuocato del Paladozza di Bologna, la nobile decaduta Cantù, Rimini con il mare d’inverno che mette sempre un po’ di malinconia, Torino tra auto, sindone e bicerìn, Cremona con le 3T, Vigevano (la “Salonicco d’Italia) e Mantova, magari capita un altro sbrocco del presidente o chi per lui? Peccato che Chieti sia retrocessa, un giretto al centro commerciale accanto al Palatricalle avrebbe fatto piacere.
I gironi della prossima A2 sono ancora ignoti, quindi non sappiamo se l’Italia sarà divisa in orizzontale con l’aggiunta delle pugliesi e l’esclusione delle friulane (come la stagione della promozione) o in verticale. Se Verona dovrà sorbirsi un paio di viaggi in Sicilia (Trapani e Agrigento) e soprattutto – con due gironi da 12 squadre – che formula partorirà la Federbasket con la complicità di LNP.
E’ probabile che sarà difficile fare peggio di quest’anno, con il picco raggiunto nell’ultima giornata del concentramento degli spareggi di serie B, a Ferrara.
Le due partite non si potevano giocare in contemporanea (come sarebbe stato opportuno, ma c’era solo un campo), Vigevano già promossa e Orzinuovi che per ritornare in A2 avrebbe dovuto vincere almeno di 11 contro la Luiss Roma. Così nel minuto finale, sul 78-79 per i bresciani, è andata in scena una farsa: autocanestro di Orzinuovi (annullato e punito con il tecnico), tiri liberi sbagliati volutamente dai romani, i bresciani che passano apposta la palla agli avversari. Tutto per cercare (o evitare) i supplementari.
Speriamo che si possa far meglio, immagini comprese. Quanto alla squadra, in casa Tezenis sembrano aver chiarito che si punterà sull’asse Usa play-centro. Ma cominciando dagli italiani, poi si penserà alla coppia americana.