12
ago 2019
AUTORE Mariobasket
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MEO E MARAMEO

“L’amor che move il sole e l’altre stelle.” (Dante Alighieri, “Divina Commedia” – Paradiso, XXXIII, v. 145)

Pensieri in libertà dopo la tre giorni azzurra a Verona. Tante cose positive: l’entusiasmo degli appassionati che hanno abbracciato la Nazionale anche durante i giorni di allenamento, la disponibilità dei giocatori e dello staff azzurro, l’organizzazione di Master Group.
Altre cose sono andate meno bene. Soldout solo nella giornata-clou per la sfida con la Russia e pur tenendo conto che si era in pieno agosto qualcosa non è funzionato nella promozione, soprattutto tra le società del territorio. Bisognava cominciare molto prima, invece la vendita dei biglietti è stata lanciata quasi a ridosso dell’evento.

Poi è opportuno lasciare ai boccaloni da tastiera le critiche a Meo Sacchetti per i primi tagli operati. Escluso Moraschini (Mvp italiano del campionato, però mai schierato in tre partite), per non parlare delle rinunce fin dall’inizio a Tonut e Polonara (quest’ultimo peraltro ignorato anche dai precedessori di Sacchetti)…tutto questo per preferire Brian Sacchetti (tra l’altro un ruolo diverso da quello di Moraschini). Chi sostiene che il c.t. faccia giocare Brian solo perché è suo figlio dimostra di non conoscere Meo e soprattutto di capire ben poco di pallacanestro.

Infine parecchi hanno notato l’assenza dell’amministrazione comunale durante le tre giornate della Verona Basketball Cup: erano giorni di ferie, d’accordo, però c’era la Nazionale di basket (che tornava dopo 11 anni) e mandare un assessore con la fascia tricolore almeno una sera avrebbe evitato questa brutta figura. Nei primi due giorni è stato avvistato il presidente della Commissione Sport, Stefano Bianchini, che era presente a titolo personale, tra l’altro avendo messo per primo in contatto Master Group con Palazzo Barbieri, che poi ha concesso l’uso gratuito del palasport. Ma la giunta non pervenuta.
Insomma, da Meo a…Marameo cucù il passo è breve.

21
lug 2019
AUTORE Mariobasket
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PREMI E NOMINATION

“Tanto più una cosa è difficile, tanto più grande è il premio finale”. (Edward Bloom – Big Fish, le storie di una vita incredibile) 

Squadra fatta, capo ha.  Dal 19 agosto la nuova Tezenis si metterà al lavoro e già agli inizi di settembre ci saranno le prime indicazioni. Quelle in Supercoppa (tre sfide con Mantova, Ferrara e la competitor Udine) saranno partite vere e non semplice amichevoli. Mi spiego meglio: perdere malamente proprio con Udine, ad esempio, non avrà lo stesso valore di una brutta figura in amichevole a Imola o nel torneo di Parma.

Verona è indicata da molti, se non da tutti, come la principale favorita per il primo nel girone Est, ma alle nomination, questo è noto, non sempre segue la conquista dell’Oscar (LDM cit.).

Il premio agognato, che permetterebbe di centrare l’obiettivo previsto nel progetto triennale avviato dalla famiglia Pedrollo, i giganti gialloblù dovranno sudarselo attraverso le 26 partite di regular season, le 6 della bizzarra fase ad orologio (incrociando con il girone Ovest) e infine nei playoff, nelle serie di partite che conteranno veramente, questa volta contro le avversarie del proprio girone.  Così se un anno fa avevo considerato un esercizio di onanismo mentale le critiche alla squadra ancor prima di vederla all’opera, anche questa volta prima di giudicare sarà opportuno attendere le prime risposte dal campo.

Udine di coach Ramagli è ancora più forte? Vedremo. Di sicuro conta molto anche la difesa, qualità in cui non sembra eccellere molto il roster friulano, e si gioca con un pallone solo. Con due o tre non è consentito. Così come è difficile gestire nelle rotazioni più di otto giocatori.

Nota a margine. La passione resta grande e la Verona dei canestri lo ha dimostrato salendo anche quest’anno sul podio del pubblico più numeroso. E la conferma è arrivata dall’ennesimo successo del Torneo di Bure, che si è chiuso sabato sera con un bel ricordo, non solo affettivo ma tangibile, dedicato a Tommy Moschini.

Adesso vado in ferie, tradendo l’amato Conero per il fresco islandese. Arrivederci al quadrangolare con la Nazionale che dopo 11 anni torna a Verona dall’8 al 10 agosto.

30
giu 2019
AUTORE Mariobasket
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IL MAESTRO E IL PROFESSORE

“Ball don’t Lie!” (Rasheed Wallace, campione NBA 2004 con i Detroit Pistons) 

Le quattro conferme per la stagione 2020 rappresentano un record dopo le costanti “rivoluzioni” che hanno accompagnato la Scaligera Basket dopo la famigerata disfatta con Agrigento. In quel campionato, l’ultimo del triennio Ramagli, erano stati confermati tre giocatori (Boscagin, Reati e Gandini), la stagione successiva, con Crespi, l’unico sopravvissuto fu proprio il Bosca, superstite anche nell’annata seguente, la prima conclusa da Luca Dalmonte. Poi un anno fa era toccato al tandem Amato-Totè e nell’ultima stagione ancora al capitano in coppia con Udom.

Questa volta un poker di conferme attorniato da un mercato sontuoso che porterà a Verona Guido Rosselli (per il Maestro di Empoli è pronto addirittura un biennale: che coppia con il Professore di Macerata!), Tomassini come cambio in regia e una coppia di americani sull’asse play-guardia che si affida alla solidità difensiva e al talento offensivo di Kenny Hasbrouck e, forse, a Jermaine Love.  Un’ipotesi, quest’ultima, affascinante: non fosse altro per quel “nomen omen” che ha già fatto entusiasmare i tifosi della Verona dei canestri. Sappiamo quanto Andrea Amato (che ha preso la strada di Udine) fosse nei cuori gialloblù, ma intriga molto il salto da un participio passato ad un infinito…

Luca Dalmonte, che ha condiviso con il g.m. Giuliani tutti le scelte di mercato, dunque sgombrando all’origine quelle vocine fastidiose, alimentate soprattutto nella parte finale dell’ultima stagione, su dissapori e tensioni con Della Fiori e con l’assistente Gandini, non necessariamente per gli stessi motivi. La risposta è sotto gli occhi di tutti, la parola poi arriverò dal campo, perché è noto che la palla non mente.

Due pensierini finali. Il primo è rivolto a Franco Marcelletti,  il grande impegno profuso in questi tre anni non deve andare disperso. La Scaligera lancerà il progetto dell’Academy, proprio in coincidenza con il 20° anniversario del primo (e unico) scudetto giovanile vinto nel 1999 a Pesaro dagli Allievi di Guadagnini con l’annata ’84 + ’85. Il secondo è diretto a chi ha lapidato il Presidente per lo sfogo dopo gara-4 con Treviglio e a quelli che hanno censurato la proprietà per l’ennesimo flop: la famiglia Pedrollo ha tappato la bocca a tutti.

30
mag 2019
AUTORE Mariobasket
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LA MEGLIO GIOVENTU’

”Non attendere la felicità. Inseguila e se vuoi essere felice, comincia ad essere felice.” (Lev Tolstoj)

Mattia Palumbo, classe 2000, uno dei giustizieri della Tezenis nella serie con Treviglio, è in procinto di salire al piano superiore, destinazione Trento.
Penso a Palumbo e penso ai nostri 2000. Va bene Francesco Oboe, invocato da qualche tifoso durante l’infortunio di Amato nella disgraziata serie dei quarti, ma onestamente ancora acerbo e assai poco impiegato in RS (16’ totali), ma resta l’enigma Dieng. Omar, suo malgrado, può essere considerato il simbolo della squadra di quest’anno, nata un po’ storta, con diverse opinioni tra il g.m. e il coach, per dirla con le parole del presidente.
Lanciato puntualmente in quintetto nelle prime giornate dei campionato, poi finito ai margini o completamente al di fuori delle rotazioni, rivisto in campo in una manciata di partite e poi definitivamente confinato sui legni: 17’ nelle ultime 15 partite, playoff compresi, con 1’ nella prima partita con Treviglio e 2’ in gara-4, il tempo per mettere un airball.
Gestire una rotazione a 10 non è facile (anche Quarisa, gran lottatore e con la carica adatta ai playoff nelle 9 partite di postseason ha raccolto 21’) e un allenatore sa bene come si sono allenati i suoi giocatori durante la settimana.
Fatta questa doverosa premessa, bisogna tener conto anche della congiuntura, favorevole o contraria. Così Vertemati, ed esempio, ha gettato nella mischia il 17enne Belotti nel pieno di gara-2 della semifinale con Treviso. Parliamo di un ragazzo che in tutta la stagione regolare aveva giocato un minuto (uno!), e uno lo ha raccolto al Palaverde, prendendo in mano Treviglio sul -1 e riconsegnandola a Reati sul 53-53.
Chiamatelo, se volete, coraggio. Quello che forse è un un po’ mancato nella lunga sfida con Treviglio.
Omar Dieng – annunciato all’arrivo a Verona come un “crack” e “il miglior 2000 italiano” – andrà a fare esperienza in qualche club di A2 e speriamo per lui che possa raccogliere le stesse soddisfazioni di Visconti a Mantova.
Alla Scaligera si ripartirà da LDM che sarà pronto ad onorare al massimo, come del resto ha sempre fatto, il suo ultimo anno di contratto, facendo leva sullo zoccolo duro di questa stagione appena conclusa.
E se è scontato che in campo ci vanno i giocatori, è altrettanto ovvio che dipende dal manico quello che combinano sul parquet.
Poi se Giorgio Pedrollo darà le garanzie richieste, il ritorno di Alessandro Giuliani sarà un’assicurazione per la Verona dei canestri.
Buon vento a lui o a chi verrà, buon vento a coach Dalmonte e buon vento a Daniele Della Fiori, che se ne va con un anno di anticipo, pagando anche per colpe non sue.

23
mag 2019
AUTORE Mariobasket
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MINIMO SINDACALE

“Ci potrebbe essere un uomo libero con uno spirito da schiavo, e ci potrebbe essere uno schiavo con uno spirito pieno di libertà; ma chi è fedele a se stesso – quello è davvero un uomo libero, e chi si riempie la vita solo con ciò che è buono e bello agli occhi degli altri – quello è uno schiavo” (Abraham Isaac Kook)

Adesso è proprio finita. Scrivo a caldo, a poca distanza dal game over di questa stagione. Autogrill Valtrompia Sud. Unica consolazione di questa amara serie: non vedremo più per un po’ il barista diversamente alto che fa sempre il turno di notte e i suoi bufalini diversamente caldi,  tre volte in dieci giorni bastano e avanzano.
La delusione è legittima. Hai voglia a sentire LDM che parla di obiettivo raggiunto con il quarto posto in regular season e l’eliminazione dai playoff per un possesso e mezzo. Diciamo la verità: raggiungere la semifinale era il minimo sindacale per questa Tezenis che negli ottavi ha trovato Casale con Martinoni malmesso e nei quarti Treviglio con Pecchia appena uscito dall’intervento al menisco e Borra con due microfratture alla mano. La Scaligera, altrettanto vero, ha dovuto gestire uno stoico Poletti con una caviglia in condizioni proibitive e l’infortunio ad Amato che ha tolto di mezzo il capitano in tre partite della serie.
Ma se vogliamo dirla tutta: quando Vertemati si girava in panchina trovava un 2000 (Palumbo), un 2001 (D’Almeida) e non aveva uno straccio di cambio per il centro (Tiberti è stato utilizzato 14 minuti in tutta la serie), ma ha avuto la forza e il coraggio di lasciare in campo Caroti (1/19 al tiro, 0/7 nelle triple) che poi ha risolto il match. Mentre Dalmonte poteva pescare dai legni giocatori come Udom o lo stesso Ferguson, quando Amato non era k.o. Peccato però che nella decisiva “bella” il coach abbia sostanzialmente dovuto lasciare in panchina il centro per cui si era tanto battuto in estate, con l’acciaccato Borra a sua volta seduto a sostenere i compagni a bordo campo.
Come già in gara-3 è stato Ferguson, mollando un po’ le briglie, a trascinare la Tezenis alla rimonta dal -9 con 15 punti di fila, 24 tra ultimo quarto e supplementare, ma non è bastato. Non poteva bastare.
La serie dice che Treviglio ha cavalcato meglio l’onda, ha avuto più garra, già fantasia, più energia e brio. Qualità fondamentali nei playoff. Verona è rimasta prigioniera nel suo gioco talvolta noioso (il post sulla mezzaruota del Colonnello mi è testimone), spumeggiante quando è stata sorretta da buone percentuali di tiro (bella forza…), ma capace anche di difendere alla morte 72 ore dopo la pessima prestazione nella quarta partita.
Penso alla Tezenis appena eliminata e mi viene in mente la metafora di Aza Nikolić, coach della grande Ignis e maestro di tanti allenatori della scuola slava: “Noi come mucca di Erzegovina, prima fa secchio di latte e poi dà calcio a secchio”. Ecco, non vorrei che questa eliminazione producesse l’ennesima rivoluzione in casa Scaligera rovinando il lavoro impostato finora o, peggio ancora, inducesse il presidente Pedrollo a mettere in atto il suo durissimo sfogo dopo gara-4.

P.S. Lascio perdere il conto dei chilometri. In questa stagione vi abbiamo raccontato in diretta tutte le 15 trasferte di regular season (Cagliari compresa, e vi assicuro che in quel viaggio stavo male, ma davvero) e 5 dei playoff, anche quest’ultima, in sofferta coabitazione con i playoff dell’Hellas. Oltre naturalmente a 19 partite in casa per LNP Pass.
Ringrazio il Direttore-Editore Luigi Vinco per questa magnifica avventura. La Scaligera Basket, in particolare il responsabile della comunicazione, Gianpaolo Zaffani, per la puntuale collaborazione. E i miei compagni di viaggio: Emanuele Zantedeschi, Nicola Rigoni, Alessandro Zamboni, Massimo Ferro. Lo staff in regia a Verona. E naturalmente tutti quelli che ci hanno seguito con affetto e passione. Alla prossima.

19
mag 2019
AUTORE Mariobasket
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2.005

NON E’ FINITA

“Così, aprendo l’anima così, lasciando uscire quello che ognuno ha dentro, ognuno ha in fondo a se stesso. Che per miracolo adesso sembra persino più sincero nel cantare, nel cantare insieme” (“Questione di feeling” – Riccardo Cocciante)

L’avvisaglia del patatrac si era già avuta in gara-3. Nelle ultime due partite della serie con Treviglio la Tezenis si è trovata ad inseguire per quasi metà partita in gara-3 e dal primo all’ultimo minuto (escluso l’effimero 2-2 dopo 41”) in gara-4.  Ma anche nella seconda partita al PalaFacchetti, quella che di fatto ha girato la serie, gli orobici hanno comandato per circa 21’. E’ stato là che Verona ha compromesso la serie, lasciando a una Remer incerottata – benché l’assenza di Amato abbia pesato – di tornare in corsa. Un errore imperdonabile, acuito dalla sconcertante prestazione difensiva all’Agsm Forum.

Ma non è finita, per fortuna. E giganti gialloblù avranno l’occasione di mostrare di essere in grado di reagire. Lo devono ai tifosi, già presenti numerosi nei primi due viaggi al PalaFacchetti (sebbene poi in gara-4 si siano fatti sentire di più i supporter orobici), lo devono alla società.

Al netto della comprensibile incazzatura del presidente Pedrollo, che si è lasciato andare a uno sfogo che sicuramente sarà smorzato dopo un confronto con il figlio e vicepresidente Giorgio, che vive quotidianamente gli onori e gli oneri della Scaligera Basket. Con un appunto: anche dopo una batosta sarebbe opportuno restare fino alla fine, senza lasciarsi prendere dallo sconforto abbandonando il Palazzo in anticipo. Si vince e si perde tutti assieme, poi se questa squadra non riuscirà  a decollare fino alla semifinale le responsabilità saranno individuate, ma non giustifica di dover mandare tutto a remengo.

Tant’è, ora è il momento che tutti diano fondo a tutte le forze e tirino fuori gli attributi. La reazione passa dall’orgoglio di non sprecare un’altra chance, dalla consapevolezza che la semifinale si può ancora conquistare, ma anche dalla necessità di evitare che il gioco appiattisca troppo i suoi protagonisti, com’è capitato talvolta. E adeguarsi esageratamente agli avversari può rivelarsi un pericoloso un segnale di debolezza.

Poi nei playoff la differenza la fa la testa, la mentalità. Come sempre. E un feeling nel gruppo che le ultime prestazioni danno l’impressione di essere un po’ appannato nella Verona dei canestri. Ma non è finita, e non lo sarà neanche dopo gara-5 a Treviglio.

15
mag 2019
AUTORE Mariobasket
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1.916

MANI ADDOSSO

“Eros colpisce come il fabbro con il martello sprizzando scintille dalla sfida. Hai spento il mio cuore tra lacrime e lamenti, come si spegne un fuoco incandescente del ruscello“. (Karen Blixen – Out of Africa)

Due cifre spiegano meglio di ogni altra interpretazione il k.o. della Tezenis in gara-2 al Palafacchetti: 0/12 da tre nella ripresa, 42 punti dalla panchina di Treviglio contro 4 di Verona. Così la situazione di è clamorosamente capovolta rispetto a gara-1 (28 punti dalla panchina gialloblu, 12 per quella orobica) con la Scaligera che ha pagato oltremisura l’aggressività dei padroni di casa.
Poi se ti viene permesso di menare, quasi ai livelli di un fabbro ferraio del parquet, chi lo fa ne approffitta alzando ancora l’aggressività, mentre chi subisce dovrebbe reagire ripagando gli avversari della stessa moneta.
Ma l’arbitraggio – sincaramente imbarazzante – è sempre la scusa dei deboli e anche l’assenza di Amato non deve costituire un alibi: Treviglio ha Borra con la mano fratturata e Pecchia al rientro dopo l’intervento al ginocchio.
La serie si sposta a Verona dove ci vorrà l’urlo dell’Agsm Forum gremito per tutti gli 80’ (e al Palafacchetti la spinta del pubblico ha condizionato un po’ anche la terna arbitrale) e la garra da parte di tutti i giganti gialloblù. Senza se e senza ma.

06
mag 2019
AUTORE Mariobasket
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EQUILIBRI E SQUILIBRATI

“Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso”. (Ernesto “Che” Guevara) 

Adesso che il primo traguardo è stato superato e la Tezenis si gode la meritata qualificazione, salta subito all’attenzione di tutti che Verona è la prima squadra del girone Est che ha staccato il biglietto per i quarti di finale. Treviso e Montegranaro sono state costrette a gara-5, i marchigiani addirittura rimontando da una sconfitta casalinga. La Scaligera ha fatto ancora meglio, infilando due vittorie consecutive a Casale, dove in precedenza aveva sempre perso, compresa la regular season dominante l’ultimo anno di Ramagli.

Non è un caso che questi due successi siano coincisi con scelte molto più equilibrate in attacco, tirando più da due che da tre. Com’era accaduto già sul campo di Montegranaro, per ricordare il precedente il RS. Aggiungiamo una difesa da manuale che in gara-4 ha tenuto la Novipiù a 56 punti, un’impresa, contro una squadra che dall’arrivo di Dalton Pepper (andato in doppia cifra solo al quarto round) aveva tenuto quasi 91 punti di media nelle ultime 7 partite della stagione regolare. Poi LDM nell’ultimo atto ha gestito 10-giocatori-10 e tutti hanno iscritto punti a referto, pur in una partita chiusa a 61 punti.

Così i giganti di Dalmonte si sono tolti immediatamente di dosso l’immondizia e qualcuno si è già seduto sulla riva del fiume, in risposta a chi aveva vaticinato la fine della serie sul 3-1 per Casale. E magari anche per fare uno sberleffo a chi si è spinto incautamente a dare del “bollito” a Sasha Vujačić, dimostrando scarsa o inesistente capacità di lettura al di là delle mere percentuali di tiro. A parte i 5 assist serviti ai compagni (e nell’ultima partita anche 4 recuperi), andate a guardarvi la rapidità con cui The Machine passa la palla…guardare solo i “gol” è da squilibrati dei canestri.

E adesso sotto con il prossimo giro, c’è una semifinale da conquistare.

01
mag 2019
AUTORE Mariobasket
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2.365

COACH “SGAUJA”

“Dobbiamo toglierci tutta l’immondizia che ci circola in testa, perchè è normale che sia così. Ma è doveroso pulirci immediatamente”. (Luca Dalmonte dopo gara-2 con Casale)

Proviamo a sorridere, per non piangere. La battuta più spiritosa è circolata dopo la conferenza stampa di Dalmonte e la dichiarazione sull’”immondizia da togliersi addosso”: “coach sgauja”.  Battute a parte, riesce difficile capire come la Tezenis possa aver perso una partita come gara-2. Casale ha impartito una severa lezione di garra, cuore, personalità, compattezza e spirito di squadra; la Scaligera indubbiamente ci ha messo abbondantemente del suo, facendosi rimontare in un amen 18 i punti di vantaggio in avvio di ripresa: doppio break 0-11 in 3 minuti nel terzo e nell’ultimo quarto e giganti gialloblù si sono ritrovati sotto di 6.

L’immondizia citata da LDM assomiglia molto alla celebre merda di Roseto all’Epifania di due anni fa, ma resta lo stupore per il clamoroso suicidio compiuto in gara-2, che peraltro fa il paio con la rimonta concessa ai monferrini 48 ore prima, quando la Novipiù ha tirato tre volte (non una, tre!) per vincere o acciuffare il supplementare dopo essere stata sotto di 10 a meno di 3 minuti dalla fine.  La gestione di alcuni giocatori ha destato perplessità: Amato troppo in panca in entrambe le partite, Candussi scomparso nella ripresa di gara-2 dopo aver dominato fino all’intervallo, Vujačić  che oltre a incidere poco in attacco a tratti ha dato l’impressione di avere attriti con qualche compagno. Solo un’impressione, che vogliamo scacciar via, ma è stata notata anche dai tifosi.

Detto questo sconcerta tanto quanto la sconfitta il coro di critiche, finanche di insulti piovuti in queste ore su Dalmonte e la Scaligera.  Vorrei far notare che il coach per il quale adesso c’è chi invoca il licenziamento immediato è lo stesso che stava guidando la Tezenis nel primo tempo, in panchina non c’era un sosia mentre in difesa e in attacco i giganti gialloblù davano il meglio contro Casale. E anche i giocatori erano gli stessi. E se è scontato che l’allenatore si prenda le colpe anche per i crolli mentali della squadra, è altrettanto vero che la serie è 1-1 e bisogna ancora andare a Casale. Campo tabù, il PalaFerraris, dove la Tezenis non ha mai vinto. Ma anche Biella due anni fa era imbattuta in casa…

Infine due precisazioni sulle bizzarre proposte lanciate sui social: non è possibile giocare con il trio Ferguson-Vujačić-Henderson. Il regolamento consente di schierare due stranieri e uno sloveno (The Machine) vale come un americano. Franco Marcelletti non può fare il capo allenatore, essendo responsabile del settore giovanile. Nei playoff sono cadute in casa altre squadre che avevano il fattore-campo: Montegranaro, Treviglio, Udine e Bergamo, quindi se venite all’Agsm Forum per lanciare insulti dopo una sconfitta, per quanto sanguinosa, potete starvene pure a casa. Anche se esiste una categoria peggiore: il tifoso-allenatore-general manager da tastiera. Riempite il Palazzo, per Dio! E poi alla fine tireremo le somme.

23
apr 2019
AUTORE Mariobasket
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2.196

I PLAYOFF E TAFAZZI

 “Ofelè fa el to mesté” (vecchio detto milanese).

Quarto posto con 38 punti, il terzo miglior risultato nei 9 anni della nuova era della Scaligera Basket, dopo i 44 nella disgraziata stagione 2015 e i 40 punti l’anno precedente.  Meglio ancora, anzi praticamente doveroso, migliorare anche il cammino nei playoff: dopo due eliminazioni consecutive ai quarti di finale, la Tezenis può provare a inseguire la semifinale, ma prima di puntare alla sfida con la vincente fra Treviglio e Roseto (e, nel caso, i precedenti con la baby-band abruzzese invitano alla massima allerta), prima bisogna superare l’ostacolo superare l’ostacolo Casale, pratica tutt’altro che semplice.

La squadra monferrina è ben allenata da Mattia Ferrari (che l’anno scorso ha già incrociato la strada di Verona alla guida di Legnano) e prima del derby perso d’un soffio a Biella aveva infilato una striscia di 6 vittorie di fila.  L’innesto di Dalton Pepper (seguito anche dalla Tezenis) è stato un valore aggiunto, Kruize Pinkins timbra una doppia doppia per partita, Niccolò Martinoni assicura solidità ed esperienza assieme all’argentino Bernardo Musso, ex Treviso; viaggia in doppia cifra anche Davide Denegri, uno dell’annata d’oro del ’98. Cesana e Valentini garantiscono qualità nelle rotazioni.

Quelle rotazioni che coach Dalmonte ha cercato di aumentare contro Cento nell’ultima partita di regular season, che la Tezenis ha chiuso a testa alta, senza fare sconti. E chissà a chi si riferiva Sasha Vujačić, quando, durante la rimonta finale della Tezenis, si è rivolto al vicepresidente Giorgio Pedrollo ruotando la mano, come dire “siamo cambiati da così a così”…

Da LDM e DDF. Nelle ultime ore si sono rinnovate le voci, rimbalzate da Bologna, su un possibile approdo Verona di Marco Martelli, già responsabile dell’area tecnica della Virtus, come direttore sportivo.  Ma anche dell’ex gialloblu Ale Frosini, in uscita da Reggio Emilia. Premesso che una doppia figura manageriale avrebbe senso solo in serie A, il presidente Pedrollo ha subito chiarito di non avere parlato con nessuno e invece di essere stato contattato da procuratori che offrono figure dirigenziali.

E’ bene anche precisare che le voci di un ritorno di Daniele Della Fiori a Cantù sono prive di fondamento. Queste indiscrezioni nel momento-clou della stagione possono rivelarsi pericolose e la sindrome da Tafazzi rischia di portare solo guai.