In principio fu il gioco offensivo e spregiudicato di Caneo. Il progetto che puntava sull’allenatore emergente e su un gruppo di giocatori, soprattutto giovani, adatti a interpretare la sua idea di calcio. Fu spettacolo puro, divertimento, fatto di piedi che premono forte sull’acceleratore e di un entusiasmo che era dirompente, inondante, avvolgente, rassicurante.
Pareva fosse l’anno buono per smettere di vivere di patemi d’animo e di dispiaceri continui alle latitudini biancoscudate, invece, è bastato davvero poco per smantellare tutto, ancora una volta. Il primo scricchiolio a Crema, con quella sconfitta per 5-0 che all’improvviso calò ombre su quel che sembrava fino a quel momento essere solo luce. La progressiva perdita di fiducia, le prestazioni belle solo a metà, le sconfitte inaspettate, l’incapacità di reagire e di tornare a sentirsi forti. La consapevolezza appena acquisita che si trasforma all’improvviso in paura di non farcela.
E allora via con l’ennesima “capovolta” di metà stagione. Esonerato Caneo, ecco Torrente, con un calcio più solido e redditizio. Ecco il pari col Mantova, il primo successo della sua era contro la Pro Vercelli, il pareggio a Vicenza al termine di una sfida giocata su alti livelli al cospetto di una pretendente al primo posto finale per più di un’ora. 5 punti in 3 partite. Ecco i tifosi che tornano a muoversi in più di mille per la trasferta più sentita dell’anno, a gioire dopo tanta amarezza e a guardare avanti. Consapevoli di ritrovarsi a dover vivere per l’ennesima volta due campionati in uno, due allenatori nella stessa stagione e due modi di concepire il calcio completamente diversi, ma fiduciosi che il secondo potrà essere migliore del primo.
Soprattutto se la società sul mercato riuscirà a fare quello che quest’estate non ha fatto fino in fondo per Bruno Caneo, ovvero mettere a disposizione del nuovo tecnico quei 3-4 elementi in più che portino numericamente e qualitativamente la rosa ad essere più competitiva.
Il primo acquisto del mercato di gennaio, Roberto Crivello, ha raccontato nel giorno della sua presentazione che il suo Palermo, l’anno scorso, fino a febbraio/marzo non era mica ancora salito sul treno giusto. Non aveva ancora trovato la quadra. Poi è arrivato in finale playoff battendo proprio il Padova e approdando in serie B. E’ prematuro sognare un epilogo così felice anche per il Biancoscudo, per carità, ma augurarsi di avere le capacità per risalire dall’attuale decimo posto ci sembra, almeno adesso, il minimo sindacale.

