Quarant’anni fa il Verona vinceva lo scudetto. Volpati allora disse: “Ci accorgeremo di quello che abbiamo fatto tra qualche anno”. Ce ne siamo accorti. Ogni anno quella vittoria, quel successo diventa sempre più leggendario e impossibile da raccontare nelle proporzioni. Il Verona vinse il campionato quando la serie A era davvero il torneo più importante del mondo e quando in Italia giocavano i più forti calciatori del pianeta. In mezzo a questi 40 anni c’è stato di tutto. Ancora qualche gioia ma soprattutto tantissimi dolori. Il Verona è fallito nel ’91, ha rischiato di scomparire, è tornato, è sprofondato in B, poi in C, sembrava destinato un’altra volta a fallire, nella migliore delle ipotesi a fondersi con l’altra squadra della città che nel frattempo aveva preso lo scettro del comando sia dal punto di vista “politico” che delle prestazioni sportive.
Negli ultimi anni il Verona è tornato. Non ai fasti dello scudetto, ma almeno al centro del Villaggio. A credere nel Verona, che ci piaccia o meno, non sono stati i veronesi che continuano a ritenerlo inutile o quantomeno una seccatura ma un imprenditore che arriva da una provincia limitrofa. Da dodici anni questo personaggio guida il timone del Verona, per nove anni ci ha tenuto in serie A, per tre volte è stato promosso dalla B. Questo è il suo sesto campionato di serie A, un filotto che prima di lui è riuscito solo al presidentissimo Garonzi e appunto nella magica parentesi degli anni ’80.
Tra alti e bassi, errori e redenzioni, Setti ha dato al Verona una continuità che per quasi quarant’anni era sconosciuta. Sia dal punto di vista aziendale, sia da quello sportivo. In mezzo ci sono state anche annate bellissime come la prima di Mandorlini in serie A, la prima di Juric, quella di Tudor. Ma la cifra del Verona di Setti è la sofferenza. Una sofferenza che appartiene proprio al dna della squadra e che permette di superare il gap tecnico-finanziario con le avversarie.
Setti però deve capire che non è possibile fare ogni stagione le nozze con i fichi secchi. Il rischio è altissimo e non sempre ti può andare bene. Accanto alla (giusta) coerenza finanziaria è necessario che il Verona trovi una coerenza tecnica e sportiva. Cedere ad ogni mercato i migliori della squadra e prendere sostituti a costo zero non può sempre riuscire. Leggere che un attaccante da tre milioni di euro come Bozenik diventa un impossibile investimento è sconfortante. Non solo per i tifosi ma anche per gli stessi giocatori e l’allenatore. Tra il prendere Ilic a 14 milioni (una follia vista con gli occhi attuali) o Lasagna a 11 (pazzia totale) e il prendere lo slovacco a 3, c’è di mezzo il mare. Setti deve coniugare questi due aspetti ed è il suo compito più difficile. Inoltre, nemmeno per un secondo, deve pensare di poter condurre da solo il Verona ancora per molto. Non deve smettere mai di cercare un acquirente (che possa essere anche un socio) che rafforzi l’Hellas da questo punto di vista. L’illusione di essere invincibile non lo deve sfiorare. Viceversa rischia di essere travolto da una frana inarrestabile non appena le cose dovessero girare (e nel calcio sappiamo con che velocità girano).
Ci apprestiamo a vivere un’altra annata di durissima sofferenza. L’avvisaglia arrivata alla prima sconcertante partita persa in Coppa Italia contro il Cesena ha spazzato via quel filo di ottimismo che si stava creando nelle nostre menti da tifosi. E l’arrivo di una corazzata come il Napoli ci fa tremare. Se il Verona giocherà come col Cesena sarà sicuramente massacrato dalla squadra di Conte.
E’ necessario quanto prima trovare un minimo di “quadra” tattica e di forza morale nello spogliatoio. I vecchi, i senatori, invece di incarnare lo spirito di questa squadra, appaiono quelli più stanchi, più intristiti. L’allenatore Zanetti, arrivato con la valigia piena di voglia di rivalsa personale e onorato che il Verona l’abbia scelto non è ancora riuscito a entrare nell’anima di questi ragazzi. La speranza è che questa settimana sia servita per un primo serio confronto tra tutti: società, allenatore, ds, giocatori. E che domenica vada in campo il Verona che amiamo di più. Il Verona che santifichi la maglia che indossa, i suoi tifosi e anche quello scudetto vinto 40 anni fa. Perché giocare nell’Hellas Verona, cari ragazzi, è un onore che non vi ricapiterà la seconda volta nella vostra vita da calciatori.