25
giu 2017
AUTORE Mariobasket
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2.210

EMMENTAL E CANNOLI

“Chi si loda, s’imbroda” (proverbio popolare)

E’ un’estate di sfoghi. Prima quello, legittimo, di capitan Boscagin. Poi quello, meno comprensibile, di Marco Portannese. Il siciliano-rossocrociato, fresco di convocazione nella nazionale elvetica, ha scelto la pagina ufficiale di Facebook (quella di atleta, non la sua personale) per togliersi qualche sassolino dalla scarpa.
Libero di esprimere la sua opinione, se non avesse tirato in ballo il ventilato taglio (“manifestato quasi subito”), la stima di molti suoi compagni e l’affetto dei tifosi.
Sarebbe opportuno lasciar dire agli altri gli attestati di stima, altrimenti si corre il rischio di autoincensarsi, per non parlare delle lamentele a scoppio ritardato. E bisogna distinguere il bravo ragazzo dal buon giocatore, visto e considerato che, fino a prova contraria, cuore e altruismo dovrebbero sempre far parte delle qualità di un atleta, senza la necessità di tirare il ballo il contratto.
Poi ci sono i tifosi e tanti hanno osannato il ragazzo di Agrigento (e adesso pure un po’ di Berna…). Giustissimo. Però veder paventare, come ho letto sui social, il mancato rinnovo dell’abbonamento o lo sciopero del tifo, invita a una domanda molto semplice: ma si tifa per la squadra o per un giocatore? Altrimenti suggerisco di trasferirsi a Treviso, o a Scafati o dove sarà la prossima destinazione dell’ultimo numero 8 gialloblù, che sicuramente rispetterà la tradizione degli ex in gran spolvero quanto ritrovano Verona da avversari .
La seconda domanda invece è un po’ più intrigante: nessuno si è mai chiesto perché Portannese, escluso il biennio a Capo d’Orlando, ogni anno cambia squadra? E perché dopo essere approdato in serie A alla Virtus Bologna è finito a Latina, in A2 Silver? Magari si potrebbe chiederlo ai suoi compagni…

17
giu 2017
AUTORE Mariobasket
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2.370

LE RAGIONI DEL CUORE

“Non piangere per chi non merita il tuo sorriso”. (Jim Morrison)

Adesso che è tutto finito, che tutto è stato affidato alle parole dei comunicati ufficiali e delle dichiarazioni di rito, l’addio a Giorgio Boscagin (o meglio, la rinuncia unilaterale) è la sublimazione del nuovo corso della Verona dei canestri.
Come spesso accade quando si prende una decisione dolorosa, subentra un problema di metodo e uno di merito.
Il primo è legato alle ragioni del cuore, il secondo alle ragioni della testa. Non bisogna essere ipocriti: la logica dice che il progetto tecnico della Scaligera Basket che vedrà la sua graduale crescita e realizzazione nelle prossime stagioni, prevede un percorso senza Giorgio Boscagin.
Il cuore tuttavia dice esattamente il contrario. E siamo alla questione di metodo. Il Capitano, bandiera di questi sei anni di “alti e bassi” (lo ha ammesso il Bosca, con grande onestà intellettuale) non ha avuto la possibilità di salutare ed essere salutato come si deve dalla sua gente. Ma non era prevedibile la piega che poi hanno preso gli eventi.
Fin qui questa commedia dal triste epilogo, perché io appartengo ad una generazione un po’ nostalgica, che crede ancora nelle bandiere, anche se le bandiere non ci sono più. Bisogna farsene una ragione.
Poi i fenomeni da tastiera che hanno parlato di soldi (riferendosi a uno che un anno fa ha rinegoziato il contratto) o di età avanzata dovrebbero provare vergogna. Giorgio Boscagin merita solo rispetto. E a chi parla di un giocatore in declino, ricordo che è sempre stato l’ago nella bilancia dello spogliatoio, e che nella stagione disgraziata di Crespi ha sempre dato tutto quando chiunque altro, al posto suo, avrebbe preso armi e bagagli e se ne sarebbe andato. Stiamo parlando del giocatore veronese con più presenze in Nazionale. Ci mancheranno soprattutto la sua carica umana e professionale. Adesso la “veronesità” della Tezenis sarà tutta sulle spalle di Leonardo Totè.
Quest’anno il Capitano ha firmato una delle vittoria più belle, all’imbattuto Palaverde. Io quella sera ero in ospedale e a fine partita mi ha salutato. Non potrò dimenticarlo. Mai. Grazie Bosca, in alto i cuori. E goditi Leonardo, il tuo canestro più bello.

13
giu 2017
AUTORE Mariobasket
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1.323

FAME E VOGLIA DI MIGLIORARE

“Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare” (Sir Winston Churchill).

Fame e motivazioni. Sono le qualità sulle quali punta la Tezenis del futuro. Guardate la magnifica parabola di Trento: squadra corta, un roster certamente con meno talento degli avversari, eppure ha fatto fuori la leziosa Milano e poi ha cucinato anche la Reyer al debutto nella storica finale scudetto.
Guardate la scalata di Trento: 15 anni fa giocava in C2 contro San Bonifacio, adesso si gioca il titolo di Campione d’Italia. Dietro a tutto questo c’è una parola, semplice e al tempo stesso difficile da applicare: programmazione. Quella programmazione che sta dando solidità alla Scaligera Basket. Un anno fa la Verona dei canestri stava vivendo giornate tempestose, adesso ci sono idee molto più chiare per portare avanti il progetto avviato con Della Fiori e implementato dopo l’arrivo di coach Dalmonte.
La linea è precisa: ai giocatori di “nome” o di pedigree saranno preferiti quelli con “fame”, che si sono costruiti una carriera partendo dal basso, spinti da una forte motivazione. Ecco allora il profilo di squadra che si sta delineando, con le conferme di Amato, Totè, capitan Boscagin e, si spera, di Frazier.
I nuovi arrivi avranno tutti il marchio di fabbrica preferito da Dalmonte, voglia di lottare, cattiveria, agonismo, tenacia. Poi il talento certo non mancherà; l’importante sarà la capacità di combattere. Fino alla fine, forza Verona.

20
mag 2017
AUTORE Mariobasket
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OGNUNO FACCIA LA SUA PARTE

“I can accept failure, everyone fails at something. But I can’t accept not trying – Posso accettare la sconfitta, tutti falliscono in qualcosa. Ma non posso accettare di rinunciare a provarci” (Michael Jordan)

Dopo le lacrime (di emozione) viste a Biella, le lacrime (di delusione) sul volto di Marco Portannese alla fine di gara-3.
A chi si lamenta per l’eliminazione subita per mano di Ravenna, considerata “meno forte di Biella e molto più alla portata di Verona” forse è sfuggito che dall’inizio di gennaio (dopo l’editto di Dalmonte a Roseto sulla merda, giorno dell’Epifania) la Tezenis ha sempre giocato a tutta, senza mai staccare dall’acceleratore.
Poi sono arrivati i playoff, e quando giochi una partita ogni due giorni il serbatoio delle energie psico-fisoche presenta il conto ed è evidente che i giganti gialloblù si sono presentati a questa serie con Ravenna con la luce della riserva già abbondantemente accesa. Per contro i romagnoli, che hanno disputato un campionato straordinario (che non è ancora finito) hanno potuto gestire senza affanni qualche passo falso in regular season, mantenendosi costentemente al quarto posto, con le spalle piuttosto coperte. Poi la serie con Roma, di tutt’altra intensità rispetto a quella tra Biella e Verona, per di più chiusa in anticipo.
Ciò non toglie che la Scaligera abbia avuto in mano il break in gara-2, ma se l’è lasciata colpevolmente strappare di mano. Una sconfitta che è equivalsa ad una mazzata, mentre Ravenna al contrario si è caricata ulteriormente, con il vantaggio di poter giocare senza ansia e pressioni, sebbene prima di un americano. Però la Tezenis ci ha provato, fino alla fine.

Un epilogo che tuttavia non pregiudica la stagione della Tezenis, dopo aver allestito la squadra per ultima, visto che al 15 luglio in casa c’era solo il contratto di Boscagin. Vi ricordate da quanto tempo la Scaligera non passava un turno dei playoff? Tre anni. 2014: eliminata Veroli 3-2 nei quarti vincendo le ultime due partite al supplementare. Il campionato si chiamava “Divisione A Gold”, c’erano ancora solo 16 squadre e fu promossa Trento, che è già andata in Europa ed ora sfida Milano nella semifinale scudetti. Poi ci fu la sanguinosa eliminazione per mano di Agrigento (un po’ quello che è capitato quest’anno a Biella…) e lo 0-3 con Scafati l’anno scorso nella disgraziata stagione con Crespi.

Adesso è il momento di guardare avanti, ripartendo proprio dall’impresa di Biella, che ha riportato grande euforia attorno alla Verona dei canestri, integrando la squadra con la città, come ha dimostrato anche la bella partecipazione di Pini, DiLiegro, Portannese, Basile in piazza la sera del ritorno in serie A dell’Hellas.
Il club si sta consolidando e deve assolutamente ripartire dall’accoppiata Dalmonte-Della Fiori. Il coach è lusingato dalla speranza di un ritorno in serie A, è stato contattato da Cremona appena retrocessa in A2, ma il progetto triennale della famiglia Pedrollo dovrebbe continuare con lui e con il dirigente canturino, che merita di lavorare da g.m., con le mani libere per occuparsi non solo di mercato. La proprietà ha investito dopo avere sistemato un assetto societario che si era incrinato, è l’ora che ognuno faccia concretamente e realmente la sua parte: l’owner faccia il proprietario (come avviene in tutti i grandi club) e lo staff tecnico-dirigenziale lavori per costruire la nuova squadra e poi guidarla sul campo. Con l’auspicio, condiviso da tutti, che i cambiamenti siano limitati. Di rivedere altre nove facce nuove accanto al Bosca non se ne può più.

11
mag 2017
AUTORE Mariobasket
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3.304

CAPOLAVORO DALMONTE

“Alcune squadre sono costruite per la stagione e alcunE per i playoff. La squadra con più fame, più concentrata, più dura e più cattiva ha vinto. Complimenti a Verona…squadra, tifosi, e città…hai meritato di vincere. Vai avanti e vinci tutto!” (Mike Hall, su Twitter, Facebook e Instagram)

Ho visto gente piangere. Tifosi in lacrime per l’emozione vissuta al Biella Forum. L’inviolato fortino dell’Angelico sventrato dalla Tezenis con una prova superlativa di agonismo, coraggio, determinazione, forza e durezza mentale. Tutte qualità di cui per un’intera stagione si è detto che i giganti gialloblù difettassero, invece nel momento topico sono emerse tutte e la Verona dei canestri ha prevalso con la sua panchina più profonda, ma soprattutto con il cuore. Il cuore che ha permesso a Dane DiLiegro di tornare in campo a tempo di record, grazie al lavoro stupefacente dello staff medico della Scaligera (a volte le partite si vincono anche in ambulatorio…), segnando 10 punti fondamentali. Il cuore che ha gonfiato l’immenso talento di Micheal Frazier, 32 punti, dei quali 5 di fila che hanno affossato i lanieri nell’overtime. Il cuore che ha caricato Andrea Amato, chirurgico con le sue triple, in particolare quella del controsorpasso che ha spianato la strada al parzialone 12-0 gialloblù nel supplementare. Il cuore di capitan Bosca, collante dello spogliatoio, giocatore che risponde sempre “presente!”.
Il cuore di Marco Portannese, un mix di talento e “ignoranza” agonistica che fa impazzire i tifosi. Il cuore che ha trascinato Dawan Robinson, il play-pivot scaligero, miglior difensore del campionato, pur con il deprecabile “incidente” sui titoli di coda. E poi il capolavoro di Luca Dalmonte, un capolavoro tattico e agonistico, forgiato dal coach specialiste delle rimonte impossibili, giacché si contano sulle dita di una mano quelle dallo 0-2 al 3-2 e Dalmonte fu l’artefice di un’impresa simile anche con Pesaro contro Cantù. Infine il popolo gialloblù: 322 persone nella magica sera di Biella, arrivate con 4 pullman e tante auto private, per rivivere emozioni come nell’epoca più gloriosa, consapevoli che il basket può essere meraviglioso o crudele (come due anni fa, a ruoli invertiti, nella serie con Agrigento). Così ‘a nuttata è passata, e adesso sotto con Ravenna, ne vedremo ancora delle belle.

03
mag 2017
AUTORE Mariobasket
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2.025

HA DA PASSA’ ‘A NUTTATA

“Ha da passà ‘a nuttata” (Napoli milionaria! – Eduardo De Filippo)

La nottata è passata, e pure tutta la giornata, consumata tra comunicati, controcomunicati, smentite, precisazioni. Su quello che è successo a Biella c’è poco da dire: Mike Hall ha perso la brocca e Daniele Della Fiori è stato aggredito e malmenato. Le immagini parlano chiaro e non possono essere interpretate. E meno male che il nostro operatore Emanuele Zantedeschi ha documentato nei dettagli il parapiglia scatenatosi mezz’ora dopo la fine di gara-2.
Dicono che è stato DiLiegro a insultare Hall. Anzi, no, Della Fiori ha aggredito Hall. Dicono che la Tezenis rosica perché è sotto 2-0 nella serie. Dicono che quelli di Verona hanno picchiato come fabbri, comprese gomitate in faccia e botte nei coglioni dei malcapitati giocatori di Biella. Dicono che la tensione è stata creata ad arte per caricare la squadra di Dalmonte che non può sbagliare gara-3. Dicono che i tifosi veronesi sputavano come fossero dei lama.
Ne hanno dette e scritte tante. Di tutto e di più. Ma le immagini non si commentano, perché parlano da sole. Audio compreso. Tutto il resto è aria fritta, aria per i ‘boccaloni’  e far agitare un po’ i fenomeni da tastiera sui social.
Una cosa è chiara e incontrovertibile: un soggetto colpito da Daspo non può stare in un palazzetto poco dopo la fine di una partita. E’ il custode? Peggio per lui. E per chi gli ha affidato l’incarico.
Un’altra cosa è altrettanto evidente: troppe persone sono rimaste indifferenti a guardare quello che succedeva al d.s. gialloblù e nessuno ha mosso un dito per fermare i deliri di Hall, nell’infuocato partita e anche su twitter.
Infine certe piazzate in gara, adatte più alla sceneggiata napoletana, hanno tutta l’aria di provocazioni belle e buone. E nessuno dovrebbe cascarci, né gli arbitri, né i giocatori della Tezenis.
Infine meritano di essere sottolineate le parole del patron Angelico: “Auspico che per il prosieguo della serie playoff, venerdì le squadre si affrontino con la stessa intensità mostrata in gara 1 e gara 2 e che sia il campo a decretare quale delle due meriti di continuare. Qualora si dovesse disputare gara 5, invito la tifoseria veronese al Biella Forum per sostenere la propria squadra in un contesto sereno e senza alcun timore”.

23
apr 2017
AUTORE Mariobasket
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1.979

RICORDANDO IL 2015

“Faber est suae quisque fortunae” (“Ognuno è padrone del proprio destino” - Sallustio, Epistulae ad Caesarem senem de re pubblica)

Bello e crudele il basket. Vinci una partita e peggiori la posizione in classifica. Ieri mi sono prodigato fino a notte fonda a spiegare ad amici e conoscenti non molto avvezzi di classifiche avulse come mai la Tezenis è scivolata all’ottavo posto in classifica. Così sarà Biella l’avversaria dei giganti gialloblù negli ottavi dei playoff, colpa della sconfitta, prevedibile, di Roseto sul campo della Virtus Bologna e della vittoria, meno pronosticabile, di Mantova in gran rimonta a Ravenna.

Sembra destino che debba esserci sempre qualche ravennate a far discutere lo sport gialloblù, l’insinuazione del “biscotto”, tuttavia, non ha senso: i romagnoli si giocavano il quarto posto, consegnato peraltro in anticipo dalla sconfitta della Fortitudo. Mentre i virgiliani puntavano appunto al “sorpasso” per evitare la capolista del girone Ovest e affrontare Tortona.
Nota a margine. Le “imprese straordinarie” sono altre. Con queste squadra, che ha goduto del cambio immediato di un americano e delle addizioni (non a budget) di Brkic e Amato, il traguardo dei playoff può essere considerato quasi il minimo sindacale. Un applauso a tutto il gruppo e a coach Dalmonte che ha cambiato la mentalità della squadra, ma se è vero che dopo Roseto c’erano cattivi pensieri, è sacrosanto pensare che questo obiettivo dovesse essere legittimamente centrato.

E allora Biella sia. Unica squadra imbattuta in casa in tutto il campionato di A2. Ma le cabale, si sa, sono fatte per essere sovvertite; così come il primo posto non assicura nessuna garanzia: il 2015 e Agrigento vi ricordano qualcosa?

02
apr 2017
AUTORE Mariobasket
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2.393

IL FUTURO E’ GIA’ DOMANI

“Dice il saggio: ‘Tutto è bene quel che finisce bene’-E l’ultimo chiuda la porta!” (Ten-Patsy, “Nick Carter” – Bonvi-Guido De Maria)
Trasferta lunga, la più lunga della regular season. C’è tempo di pensare, di meditare sul pericolo scampato dalla Tezenis e sulla capacità di portare a casa due punti da un campo tutt’altro che facile, in una partita affatto semplice, dopo aver corso il rischio di fare come la famosa mucca di Aza Nikolić che con un calcio rovesciava il secchio pieno di latte appena munto.
Questa squadra, come ha ricordato coach Dalmonte parlando alle aziende partner durante l’incontro B2B, aveva tutti giocatori nuovi, compreso l’unico confermato Boscagin che si è ritrovato attorno undici nuovi compagni. Quei 12 giocatori poi appaiono all’allenatore e devono diventare una squadra che funzioni nel più breve tempo possibile e nel migliore modo possibile.
Ecco perché c’è stata la Tezenis di Roseto e Ancona, ma anche la Tezenis delle 8 vittorie su 8 in casa con Dalmonte e pure la Tezenis dell’incredibile “up and down” di Chieti.
Tutto è bene quel che finisce bene e l’ultimo chiuda la porta. Anzi, la lasci aperta per far entrare l’aria dei playoff e soprattutto per cominciare a guardare al futuro. Se c’è davvero la volontà di portare avanti un programma pluriennale è già ora di pensare a come muoversi in proiezione della prossima stagione.
Per questo in Scaligera dovrebbero fare in modo di tenersi stretto il d.s. Della Fiori, lasciandolo lavorare con ampi spazi di manovra. O vogliamo ricominciare tutto da capo per l’ennesima volta?

13
mar 2017
AUTORE Mariobasket
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2.775

LE EMOZIONI E LA STORIA

“Capire tu non puoi, tu chiamale se vuoi emozioni…” (“Emozioni” Mogol-Battisti)

La settimana che ha preceduto la sfida con la Virtus è stata accompagnata da un bel po’ di amarcord, tra il nostalgico e la fierezza di una tradizione che è ancora forte e ben radicata. E la risposta del pubblico è stata adeguata al ritorno della Virtus Bologna dopo 15 anni di attesa: Agsm Forum quasi esaurito, ma soprattutto il pubblico che ha spinto i giganti gialloblù di Luca Dalmonte come non accadeva da tanto tempo.
Tu chiamale, se vuoi, emozioni…e che emozioni! D’altronde la storia ci racconta che i supplementari al Palaolimpia erano quasi di casa quando arrivavano le V nere, così come le rimonte per mano della Scaligera: 20 anni fa i bolognesi allenati da Ettore Messina (tanto per capirci) subirono uno 0-9 nei 39” secondi finali, questa volta la risalita della Tezenis è stata una progressione lenta, quanto inesorabile ed esaltante. Fino al ribaltone nel primo overtime, quando la squadra di Ramagli (tornato per la prima volta da avversario a Verona) sembrava avere messo nuovamente la mani sulla partita. Never. Never say never again; never never never give up! Così si fa la storia, almeno per noi della palla a spicchi. Tutto il resto, come recita un noto proverbio napoletano, “ogne scarrafone è bell’ a mamma soja”.

01
mar 2017
AUTORE Mariobasket
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2.279

PETRUCCI, SE CI SEI BATTI UN COLPO

“Lo dico da tempo, in Italia ci sono troppi stranieri. E per di più spesso sono meno bravi degli italiani che potremmo impiegare”. (Giovanni Petrucci, presidente FIP – “Il Sole 24 Ore” 23 settembre 2014 – Mattia Losi) 

Il campionato si ferma per le Finali di Coppa Italia e la Tezenis si ritrova con tutti e due i piedi in zona playoff. Dopo la sosta si ricomincerà con la sfida alla Virtus capolista, il ritorno di Alessandro Ramagli a Verona. Prima di sette partite che decideranno il destino dei giganti di Dalmonte.
Ma questa volta voglio dedicare un po’ di spazio alla Federazione Italiana Pallacanestro. Avete presente? E’ la Federazione che gestisce il secondo sport più praticato in Italia.
Alle recenti elezioni sembrava di essere in Bulgaria (con tutto il rispetto per i bulgari): Gianni Petrucci candidato unico per la riconferma alla presidenza ed un numero di candidati giusto giusto per ogni singolo settore. Gli allenatori ne avevano due, ma uno ha pensato bene di ritirarsi prima del voto, vuoi mettere la suspence?
Petrucci prima e dopo le elezioni si è battuto per la difesa degli italiani nel massimo campionato e, di conseguenza, per non consentire l’aumento di stranieri anche in A2. Tuttavia guida una Federazione che specifica nell’acronimo di essere “Italiana”, ma consente impunemente a decine di giocatori extracomunitari di giocare nelle “minors” senza permesso di soggiorno.
Il caso più eclatante è quello di David Hawkins, ex stella di Roma, Siena, Milano e in Turchia, tesserato da Sustinente nella C Silver lombarda; tesseramento bloccato dopo che l’americano aveva già esordito con la squadra mantovana. Il regolamento consente di tesserare anche nei campionati regionali giocatori extracomunitari, purché in possesso del permesso di soggiorno per motivi di studio o lavoro extrasportivo, al contrario del campionato di A2, dove il visto è sportivo. Hawkins è tornato in Italia per provare con Reggio Calabria, che poi non lo ha tesserato, perciò non ha spesp un visto. Quindi il giocatore sarebbe dovuto rientrare negli Stati Uniti, invece è andato ad allenarsi con Mantova ed è stato tesserato da Sustinente. Con quale permesso di soggiorno? La FIP si è ridestata dal torpore che ammanta gli uffici romani congelando il tesseramento (intanto però una partita l’ha giocata), ma cosa fa per le altre decine di extracomunitari “pseudoprofessonisti” che affollano i campionati minori, anche in serie D, soprattutto al Sud? Solo nella C Silver in Puglia i primi 19 realizzatori sono extracomunitari: hanno tutti il permesso di soggiorno? Non credo proprio. Finora la FIP se n’è praticamente lavata le mani, visto che a fronte di un ricorso la Corte Federale aveva già stabilito che eventuali irregolarità non erano di pertinenza del Giudice sportivo regionale ma della Procura Federale.
Adesso che è arrivato il giocatore “famoso” qualcosa si è mosso, ma come la mettiamo per tutte le altre presunte posizioni farlocche? Perché la Federazione non attiva controlli preventivi? Per tesserare un 12enne nato all’estero (magari italianissimo figlio di italiani) bisogna sborsare 100 euro, balzello per le verifiche degli Uffici federali, che poi invece nulla fanno per accertare la posizione delle orde di stranieri nei campionati senior. Caro Presidente, se ci sei batti un colpo.